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Editoriali

Game of The Year: 3 vincitori che hanno cambiato per sempre il settore videoludico

Un vero GOTY è solo il gioco migliore dell’anno o quello che osa cambiare il modo di videogiocare?

A un mese dai Game Awards 2025, la corsa al prossimo Game of the Year è più aperta che mai. Ma prima di speculare sul futuro, è giusto chiedersi: cosa rende davvero un videogioco degno di questo titolo? È la perfezione tecnica o la capacità di spingere il medium un passo oltre?,

In attesa di scoprire chi verrà premiato con l’ambito riconoscimento, vale la pena guardare al passato e osservare i videogiochi che, più di altri, hanno lasciato un segno indelebile nella storia del medium – non solo per la qualità tecnica, ma per la capacità di imporsi come pionieri di un cambiamento nei rispettivi generi.

Nel corso degli anni, alcuni vincitori non si sono limitati a primeggiare: sono diventati casi di studio, punti di svolta che hanno ispirato un nuovo modo di concepire i videogiochi.

In questo articolo analizziamo i tre Game of the Year che hanno riscritto il linguaggio del videogioco moderno: The Legend of Zelda: Breath of the Wild, It Takes Two e Baldur’s Gate 3.

Breath Of The Wild: Il GOTY dei nuovi open world

Vincitore del Game of the Year 2017, Breath of the Wild è un esempio perfetto di fusione tra videogioco ottimamente realizzato e novità creativa. Non solo ha rappresentato un miracolo tecnico spettacolare su un hardware limitato come Nintendo Switch, ma ha ridefinito l’intero genere open world. Se dal 2012 in poi molti titoli avevano seguito un modello sempre più prevedibile, fatto di mondi vuoti, mappe sature di icone e attività ripetitive, BOTW ha scelto un approccio strutturale più libero, creando un mondo meritevole di essere esplorato a fondo.

La verticalità della mappa è uno degli elementi che più ha rivoluzionato l’esperienza di gioco. The Legend of Zelda: Breath of the Wild introduce un modo completamente nuovo di pensare lo spazio. La mappa diviene ambiente tridimensionale che stimola la curiosità. Questo sviluppo verso l’alto modifica la percezione del movimento: il videogiocatore non si limita a seguire sentieri, ma proietta il proprio tragitto sfruttando l’arrampicata, il volo con la paravela e le interazioni fisiche e ambientali.

Il suo impatto è stato talmente forte da cambiare per sempre la percezione del genere. Da Genshin Impact a Elden Ring, molti dei successi degli anni successivi hanno preso ispirazione diretta dalle intuizioni di Nintendo. Breath of the Wild è stato un nuovo punto zero per l’open world moderno, dando vita a un filone successivo strettamente influenzato dalla sua filosofia di design.

It Takes Two: il GOTY che ci riporta sul divano

Nel 2021, in un panorama dominato da blockbuster sempre più grandi e solitari, It Takes Two si è imposto come una ventata d’aria fresca, conquistando il Game of the Year e riportando al centro quella forma di gioco cooperativo più pura con cui molti di noi sono cresciuti: una partita condivisa sul divano, tra amici, fratelli o partner. Ma quali sono le ragioni del suo successo?

La prima è la ridefinizione del co-op. It Takes Two è interamente costruito per essere giocato in coppia. La collaborazione è la base strutturale del gameplay. Senza dialogo, sincronizzazione e fiducia reciproca, l’avventura non procede. Accanto a questo, una narrazione semplice ma funzionale racconta la storia di una coppia in crisi costretta a ritrovare l’equilibrio lavorando insieme.

Uno degli elementi più rivoluzionari è l’estrema varietà di meccaniche. Ogni livello introduce gimmick nuove, spesso completamente diverse dalle precedenti, al punto da far sembrare il titolo diviso in piccoli giochi a sé stanti. Platforming, puzzle, azioni, momenti musicali, minigiochi e tributi ad altri generi: It Takes Two non si ferma mai, non si ripete e punta tutto sulla sorpresa costante. Questa sperimentazione continua lo rende un titolo dinamico, variegato e soprattutto incapace di annoiare.

Hazelight Studios e Josef Fares hanno costruito un’esperienza in cui ogni meccanica è un dialogo. Il titolo vive nelle dinamiche tra i due videogiocatori. La cooperazione da narrativa diventa ludica. Le difficoltà dei due personaggi diventano le nostre.

It takes two
It takes two

Baldur’s Gate 3: il GOTY senza catene

Arriviamo al GOTY 2023, Baldur’s Gate 3. Larian Studios ha riportato in vita il CRPG classico, ma lo ha fatto con un approccio moderno: dare priorità assoluta alla libertà del giocatore.

Baldur’s Gate 3 è, di fatto, Dungeons & Dragons sotto forma di videogioco nella maniera più fedele mai realizzata. Riesce a offrire quella stessa libertà totale che un gioco di ruolo cartaceo concede ai suoi partecipanti, costruendo un mondo di possibilità praticamente infinite, tanto vaste quanto l’immaginazione dei giocatori. Viene spontaneo chiedersi quanto sia stato complesso pianificare un titolo del genere: la quantità di elementi, scenari e personaggi con cui il giocatore può interagire è impressionante, quasi fuori scala per un videogioco moderno.

A questo si aggiunge la variabilità delle scelte: ogni percorso, dialogo, battaglia o semplice interazione ambientale può prendere direzioni completamente diverse. Non esiste una run identica a un’altra. Questa è la vera ridefinizione del genere: prendere un CRPG e portarlo alla sua estensione massima, creando un gioco vastissimo, rigiocabile all’infinito e soprattutto rivoluzionario.
Rivoluzionario perché dimostra che un titolo complesso, profondo, ricco di sistemi e basato sulla più pura libertà del giocatore può esistere.

Il successo di Baldur’s Gate 3 risiede nel coraggio di affidarsi a questa complessità. È un titolo che tratta il giocatore come colui che scrive, non. In un’industria spesso orientata alla semplificazione, BG3 ha dimostrato che il pubblico ama esplorare nuove possibilità.

La sua eredità è già evidente: ha elevato le aspettative su narrativa, reattività e libertà nei giochi di ruolo occidentali.

Verso il GOTY 2025

Guardando a questi tre titoli, emerge un dato importante: rivoluzionare un genere non nasce da un singolo elemento tecnico, ma dalla capacità di ripensare un linguaggio, un rapporto con il giocatore e il modo stesso di offrire un’esperienza videoludica. Una rivoluzione avviene quando il giocatore percepisce qualcosa di nuovo, quando prova una soddisfazione diversa da ciò a cui era abituato. Che si tratti di un open world libero, di una cooperazione creativa o di una narrativa reattiva, nel mercato videoludico odierno c’è bisogno di osare — e, soprattutto, di restare videogiocatori che creano per altri videogiocatori.

Con un parco titoli annuale estremamente variegato, viene spontaneo chiedersi chi, quest’anno, sia riuscito davvero a rivoluzionare il proprio genere. Sarà lui a vincere? Oppure prevarrà il gioco tecnicamente meglio realizzato? O, forse, la combinazione perfetta delle due cose?

Di Lorenzo Claudio Lacorte

Appassionato di videogiochi fin dall'infanzia, ritengo che il medium videoludico abbia bisogno di essere messo sullo stesso piano delle altre forme d'arte come esperienza portatrice di cultura.

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