Chiunque abbia giocato a Hollow Knight ha ben presente la sensazione di averlo finito. Una grafica spettacolare, un art style inconfondibile, una colonna sonora memorabile: un viaggio intenso che sembra giungere naturalmente alla sua conclusione. I titoli di coda scorrono e tutto lascia intendere che l’esperienza sia completa.
Eppure, come ben sappiamo, esistono diversi tipi di videogiocatori.C’è chi si ferma alla punta dell’iceberg, soddisfatto di ciò che ha visto. C’è chi decide di scendere un po’ più in profondità, ma senza rischiare di congelarsi. E poi ci sono i più temerari, quelli che non temono l’ipotermia e che, pur di completare un videogioco, sarebbero pronti a spingersi fino allo sfinimento. È proprio su questi ultimi due tipi di giocatori che voglio concentrarmi, cercando di capire cosa significhi davvero raggiungere il 112% di Hollow Knight o, perché no, andare anche oltre.
Il 112% di Hollow Knight: cosa significa davvero
Il 112% è il completamento massimo ufficiale di Hollow Knight. Non è un numero casuale: indica che hai esplorato quasi ogni angolo del mondo, affrontato quasi tutti i boss, raccolto tutti gli oggetti collezionabili e completato la maggior parte dei contenuti opzionali. Non è necessario arrivare a questo traguardo per vedere la storia principale, ma raggiungerlo significa aver visto praticamente tutto ciò che Hallownest ha da offrire.
Hollow Knight è una delle esperienze videoludiche più belle che si possano provare per chi ama il genere ed è uno dei pochi titoli in cui l’espressione “Git Gud” non suona come una provocazione, ma come una semplice constatazione.
Giocando, il titolo ti mette davanti a una sorta di selezione naturale: per andare avanti devi imparare a padroneggiare i movimenti, il combat system, l’esplorazione e il platforming. Non ci sono scorciatoie. Devi imparare a viverlo nella sua interezza, a riuscire a orientarti anche quando ti senti completamente sperduto.
Questo processo non rappresenta solo ciò che hai visto, ma soprattutto quanto sei cambiato come giocatore. E anche una volta raggiunto il 112%, Hollow Knight continua comunque a offrirti contenuti che vanno oltre il completamento “ufficiale”.
Una mappa completa e tutto ciò che serve al completamento del 112% di Hollow Knight. (Da Reddit)
I Pantheon di Hollow Knight: le prime vere sfide
Il vero spartiacque arriva con i Pantheon, delle vere e proprie boss rush. In ogni Pantheon affronti una serie di nemici consecutivi. I primi quattro Pantheon fanno parte del completamento al 112% e rappresentano sfide significative.
Alcuni momenti, come il quarto Pantheon e lo scontro con Pure Vessel, richiedono precisione e sangue freddo. Restano però sfide gestibili: impegnative, ma non ancora il vero test di tutto ciò che hai imparato.
Per il 112% è sufficiente completare i primi quattro Pantheon. Una volta terminati, se ne sblocca un quinto.
L’ingresso del Pantheon di Hallownest, con relativa selezione dei binding (Da Reddit).
Il Pantheon di Hallownest: l’ipotetico 113%
Il quinto Pantheon, a differenza dei precedenti, si colloca su quella che mi piace chiamare una soglia immaginaria: l’ipotetico 113%. Superarlo, sbloccare l’ultimo finale e sconfiggere tutti i boss, comprese le loro varianti, nel Pantheon di Hallownest è ciò che mi ha permesso di sentirmi davvero in pace con il gioco.
Si tratta di 42 scontri uno dietro l’altro, con qualche breve pausa nel mezzo, in cui riaffronterai tutti i boss precedentemente incontrati nel gioco base.
Nel Pantheon di Hallownest un try fortunato non basta più: ogni errore pesa e ogni mossa deve essere calcolata. Devi essere freddo, preciso, costante. Non si tratta più di fortuna o di un colpo riuscito al pelo: qui la vittoria è il risultato di ciò che hai imparato macinando ore e ore su Hollow Knight.
Per arrivare preparati al 113%, la Sala degli Dei ci viene in aiuto. In questo luogo ogni boss ha una statua davanti a sé che ti permette di ripetere lo scontro. Durante il mio playthrough mi è capitato più volte di riprovare alcuni combattimenti non per necessità, ma semplicemente perché li trovavo emozionanti e adrenalinici. Altre volte, invece, è stato indispensabile affinare lo scontro per migliorare la conoscenza del boss in questione e non avere difficoltà quando lo si affronta nel Pantheon.
La sala degli dei, con checklist di ogni boss e la relativa difficoltà di completamento (Da Reddit).
Un piccolo dramma personale
Personalmente, ho vissuto un episodio abbastanza tedioso. Arrivato all’ultimo boss del Pantheon, ho premuto ALT+F4 dopo la sconfitta, chiudendo il gioco. Quando raggiungi un certo boss nel Pantheon viene sbloccata la sua statua, che ti permette di esercitarti e riaffrontarlo.
Tuttavia, avendo chiuso il gioco in quel modo, il mio progresso non si è salvato, lasciandomi senza la statua del boss finale da poter riprovare. Un errore minuscolo, ma sufficiente a ricordarmi che la strada era ancora molto lunga.
Oltre questa personale soglia immaginaria, Hollow Knight continua a offrire nuove sfide e motivi per giocare: achievement opzionali, quest alternative, completare il Pantheon in full binding (con handicap su vita, anime, scudo e amuleti), speedrun complesse o la modalità Steel Soul senza mai morire. Ogni giocatore può trovare qualcosa che lo stimoli personalmente. La scelta di cosa affrontare e come è, ancora una volta, totalmente soggettiva: il Pantheon di Hallownest segna un traguardo, ma non l’ultima avventura che Hallownest ha da offrire.
Conclusione
Il 112% di Hollow Knight è quindi un viaggio o una perdizione? La risposta, probabilmente, dipende da chi ha il controller in mano e da quanto è disposto a spingersi oltre.
A un certo punto il gioco smette di chiederti qualcosa: sei tu che continui a chiedere a lui. Ma la vera soddisfazione, quella che ti rende davvero consapevole delle tue capacità, arriva solo superando quella soglia invisibile che separa il completamento dalla padronanza.
Il 113% non è segnato da un numero sullo schermo. È quel momento in cui, dopo l’ultimo colpo, resti immobile davanti allo schermo e sai di aver davvero completato tutto ciò che Hollow Knight aveva da offrirti. O almeno, così è stato per me.
Ognuno sceglie da sé qual è il proprio 113: per me è stato il completamento del Pantheon di Hallownest, per altri saranno le speedrun o tutti gli achievement. Ed è proprio qui che Hollow Knight mostra una delle sue caratteristiche più interessanti: a un certo punto non ti chiede più nulla, ma sei tu a chiedergli di giocare e di sfidarti ancora, di proporti una nuova competizione capace di darti soddisfazione e adrenalina.
Ecco perché la soglia è soggettiva. Tutto vale, oltre il 112.
Dopo un attesa durata ben otto anni, l’ormai leggendario Hollow Knight ha finalmente un sequel! Negli scorsi giorni, infatti, Hollow Knight: Silksong è stato reso disponibile per il download su praticamente tutti i sistemi di gioco principali.
L’originale Hollow Knight, il metroidvania targato Team Sherry, lanciato come titolo indy finanziato su Kickstarter, è infatti riuscito ad ottenere attorno a se un enorme consenso e ha generato una community numerosa ed attivissima. Nonostante ciò, Team Cherry ha scelto di non realizzare alcun sequel per le avventure del Cavaliere. Almeno fino ad ora.
Il viaggio della principessa
Come ampiamente anticipato, in Silksong il giocatore veste i panni di Hornet, la principessa protettrice di Nidosacro. Il personaggio era già ben noto ai giocatori dell’originale Hollow Knight, dove rivestiva i panni prima di avversario e poi di guida.
La letale spadaccina all’inizio dell’avventura viene fatta prigioniera da alcuni misteriosi personaggi dal volto bendato e condotta in un regno sconosciuto, chiamato Lungitela. Il regno sembra essere dominato da una sorta di strano culto religioso e Hornet decide di indagare, dirigendosi verso la misteriosa vetta della Cittadella, meta di pellegrinaggio per gli abitanti del regno.
Come nel titolo originale, anche in Silksong la trama non viene sviluppata in modo esplicito, ma principalmente attraverso i vari indizi disseminati nell’ambientazione e soprattutto tramite i dialoghi coi vari personaggi. Rispetto ad Hollow Knight, tuttavia, la storia qui sembra avere uno sviluppo meno ermetico, soprattutto in virtù del fatto che Hornet, a differenza del cavaliere, è in grado di parlare. Di conseguenza, durante i dialoghi potremo leggere anche le sue battute e comprendere la sua visione degli eventi.
Il gameplay di Silksong
Per quanto concerne il gameplay, Silksong ripropone quasi in toto la formula vincente del gioco originale. Per chi non avesse mai giocato ad Hollow Knight, si tratta di un metroidvania che combina elementi platform e hack and slash. Al comando di hornet, il giocatore deve esplorare le aree di gioco, che formano un unico enorme labirinto che compone il regno di Lungitela.
Naturalmente, il regno risulta diviso in numerose aree, ognuna con un ambientazione ben definita e nemici unici. Per difendersi dagli avversari, Hornet dispone del suo fido ago, che può utilizzare per eseguire attacchi frontali, affondi verso l’alto ed attacchi in salto. Rispetto al cavaliere, Hornet dispone di un attacco in picchiata eseguibile premendo il pulsante di attacco mentre si preme il pulsante direzionale verso il basso.
Inizialmente, Hornet si trova ad esplorare il regno di Lungitela praticamente priva di qualsiasi aiuto. Non si dispone né di mappe, né di equipaggiamenti particolari né di abilità speciali. Hornet è armata solo del suo ago e della capacità di recuperare un po’ di energia, sfruttando le riserve di seta. Tuttavia, fin dalle prime battute, Hornet incontra vari personaggi che le offrono la possibilità di acquistare vari oggetti in grado di aiutarla nella sua avventura. Altre abilità vengono sbloccate recuperando altari o artefatti sparsi per tutto il mondo del gioco.
Tra i vari comprimari spicca per carisma e caratterizzazione la guerriera Shakra, che ha il duplice compito di vendere ad Hornet le mappe delle varie aree e di supportarla in alcune battaglie. Oppure Merletta, misteriosa combattente che sembra avere un ruolo analogo a quello di Hornet nel primo gioco. Nel corso del viaggio Hornet ha la possibilità di interagire con numerosi altri personaggi, che sfoggiano quasi sempre un design accattivante.
Un ruolo molto importante è svolto dagli emblemi. Si tratta di veri e propri assetti in grado di modificare non solo il tipo di potenziamenti che Hornet può portare con sé, ma persino le sue abilità di base. Ci sono emblemi che donano attacchi più potenti e la possibilità di utilizzare più armi offensive, sacrificando però la possibilità di curarsi. Altri invece migliorano la mobilità e la gittata degli attacchi della nostra protagonista. Sta al giocatore trovare l’assetto più adatto al suo stile di gioco e a fronteggiare le situazioni che si va via via ad incontrare.
Il mondo di Silksong
Uno dei punti di forza di Silksong è certamente la struttura del mondo di gioco. Ognuno dei reami che andremo a visitare presenta una mappa estremamente complessa e ben strutturata. L’avanzamento nelle aree di gioco non è quasi mai lineare. Per riuscire ad accedere a nuove aree il giocatore è costretto ad esplorare letteralmente ogni angolo della mappa di gioco e spesso e volentieri è costretto a tornare sui suoi passi in cerca della direzione giusta.
Come in ogni buon metroidvania, infatti, fin dall’inizio il giocatore deve fare i contin con numerose zone della mappa che risultano inaccessibili. Per poterle visitare il giocatore deve ottenere nuove abilità. Queste ultime vengono donate ad Hornet da altri personaggi oppure possono essere sbloccate tramite speciali altari o altri artefatti.
I punti di salvataggio invece sono rappresentati, ancora una volta, dalle panchine, che consentono anche di ripristinare la propria vita e di aggiornare la mappa con i luoghi che Hornet ha già visitato. In generale, abbiamo molto apprezzato l’esplorazione in Silksong. Il senso di scoperta e mistero è sempre molto forte e riuscire ad orientarsi e trovare la giusta via rappresenta sempre una sfida stimolante e impegnativa.
Sono ancora presenti anche le stazioni, che, una volta sbloccate, fungono da warp room per velocizzare i nostri spostamenti. A patto, naturalmente, di aver sconfitto la Bestiacampana, il boss che si trasformerà nel nostro mezzo di trasporto.
Rispetto ad Hollow Knight, il gioco si presenta subito più arduo e dinamico. Non esistono veri e propri tutorial e già le prime aree di gioco appaiono vaste e complesse. Come se non bastasse, le aree di gioco sono disseminate di trappole ed ostacoli, che mettono a dura prova fin da subito l’abilità del giocatore e la sua capacità di sfruttare la varie abilità di Hornet. Anche questa scelta incontra il nostro favore, anche se la difficoltà elevata del gioco può costituire un ostacolo per eventuali neofiti.
C’è inoltre un aspetto di Silksong che rappresenta un deciso passo avanti rispetto al predecessore. Il mondo di Lungitela, nel corso dell’avventura subisce diversi cambiamenti. Vedremo personaggi cambiare posizione, scenari cambiare totalmente in seguito a determinati eventi, villaggi spopolarsi per la partenza dei pellegrini e numerose altre evoluzioni che non stiamo ad anticiparvi.
Grazie a questa innovazione l’avventura guadagna moltissimo in termini di varietà e coinvolgimento. Persino un’azione tediosa come ritornare in aree già esplorate può riservare sempre gradite sorprese e addirittura sbloccare intere nuove aree di gioco o missioni secondarie in grado di portare via diverse ore.
Battaglie mortali
Naturalmente, oltre all’esplorazione, l’altro pilastro di Silksong è costituito dai combattimenti. Inutile girarci attorno: come abbiamo anticipato, Silksong è un gioco difficile. I nemici che incontriamo, salvo i primissimi avversari, sono in generale molto aggressivi ed ostici. Abbatterli richiede quasi da subito un discreto numero di colpi e i loro schemi di attacco sono tutt’altro che banali e semplici da contrastare.
Ovviamente, questo discorso è ancor più valido quando si parla dei boss. Questi temibili avversari, fin dalle prime battute, possono diventare dei veri incubi. Oltre ad incassare un numero molto elevato di attacchi, possiedono quasi sempre la capacità di causare ad Hornet danni doppi, che portano inevitabilmente ad una rapida dipartita.
A proposito di morte, Silksong ripropone la meccanica vista in Hollow Knight, a sua volta mutuata dal genere soulslike. Quando hornet muore, il suo corpo viene teletrasportato all’ultima panchina, o comunque all’ultimo luogo di riposo che ha incontrato. La nostra guerriera in questo modo perde anche tutti i gusci raccolti fino a quel momento. L’unica maniera per ripristinarli è recuperare il bozzolo lasciato da Hornet nel luogo della sua sconfitta. Inutile specificare che una seconda morte lungo il tragitto causa la perdita definitiva di quanto raccolto.
Nonostante tutto, però, il divertimento offerto da Silksong supera di gran lunga la frustrazione causata dalle tante morti. I nemici, per quanto ostici, non offrono (quasi) mai una sfida sleale. Ogni attacco può essere contrastato grazie ad abilità, riflessi e uso sapiente delle capacità di Hornet e talvolta anche dell’ambiente circostante. La soddisfazione che la caduta di ogni boss regala è semplicemente unica. A patto, naturalmente, che il giocatore abbia molta pazienza e voglia di migliorarsi.
Direzione artistica
Per quanto riguarda il comparto tecnico, Silksong è una vera perla. La grafica del gioco è pulitissima e presenta personaggi realizzati e animati splendidamente. Sia i nemici che i personaggi principali dell’avventura presentano un design accattivante e sempre molto coerente con la linea artistica della saga. Anche gli sfondi sono realizzati magnificamente. Ogni diversa area di Lungitela ha una sua identità precisa ed è splendidamente realizzata. Questo rende ogni nuova scoperta una vera gioia e spinge il giocatore ad impegnarsi sempre di più per scoprire nuove aree.
Anche la colonna sonora è davvero un capolavoro. Le musiche sono sempre molto azzeccate e d’atmosfera e accompagnano il cammino di Hornet sottolineando in maniera efficace ogni svolta importante. Spesso i momenti più ricchi di tensione sono accompagnati da lunghe pause di silenzio, con la musica che irrompe accompagnando l’apparizione di un boss o di una scoperta particolarmente importante.
In alcuni momenti particolarmente importanti Silksong propone anche alcuni brevi filmati, anch’essi di fattura molto pregevole. Il motore grafico del gioco mantiene l’azione sempre estremamente fluida e veloce, anche quando lo schermo è letteralmente invaso dai nemici. Inutile specificare che le sequenze più spettacolari sono senz’altro le battaglie coi boss, i quali spesso hanno dimensioni davvero notevoli.
Quanto dura Silksong?
Anche per quanto concerne la longevità, Silksong non delude le aspettative. Completare la storia principale, divisa in due atti, richiederà dalle 15 alle 25 ore, in base all’abilità del giocatore. Tuttavia, esattamente come in Silksong, il completamente del gioco al 100 per cento moltiplica in maniera esponenziale il numero di ore necessarie (una settantina circa).
Nel gioco è presente un terzo atto segreto, ottenibile raggiungendo tutta una serie di requisiti prima dello scontro con il boss del secondo atto, tra cui ad esempio l’ottenimento di tutte le abilità e le canzoni di Hornet. Il terzo atto sblocca una porzione enorme della mappa di gioco, riservando ancora moltissimo divertimento e sorprese dopo l’ottenimento. Silksong, esattamente come Hollow Knight, propone anche ben cinque finali differenti, ognuno sbloccabile rispettando una differente condizione.
Insomma, per tutti quelli che desiderano concludere degnamente l’avventura di Hornet, Silksong offre un’esperienza di gioco davvero vasta, impegnativa e completa, che sicuramente non fa rimpiangere la lunga attesa che i fan di Hollow Knight hanno dovuto sopportare.
Un gioco perfetto?
In queste settimane Silksong ha fatto davvero parlare di sé. Inizialmente a tener banco sono state le discussioni sul prezzo, da molti ritenuto troppo basso. Poi c’è stato il numero esorbitante di download, che ha mandato in tilt diversi store virtuali. Infine le prime recensioni, con un buon numero di punteggi perfetti e la candidatura immediata a gioco dell’anno.
Silksong è davvero un gioco perfetto? La risposta a questa domanda non è semplice. Da un lato, Silksong non ha difetti evidenti. Il gameplay è estremamente solido ed appagante, la direzione artistica raggiunge livelli di eccellenza ed il gioco propone una sfida sicuramente ardua ma anche appagante e stimolante.
Tuttavia, i limiti del gioco stanno proprio nella sua natura. Un metroidvania a due dimensioni con una difficoltà così elevata ed una narrazione spesso criptica e impegnativa da decifrare difficilmente può essere apprezzato da un pubblico di giocatori occasionali. Ci sono, inoltre, alcuni passaggi di gioco dove la difficoltà viene gonfiata in maniera artificiosa. Per esempio alcune panchine sono posizionate ad una distanza eccessiva dai boss, obbligando il giocatore a superare lunghi corridoi pieni di trappole e nemici per poter nuovamente impratichirsi col nemico di turno.
Inoltre, a nostro giudizio, ogni gioco va collocato all’interno del suo contesto. Silksong è un piccolo gioiello, ma è davvero troppo in controtendenza rispetto al panorama videoludico moderno. Sia chiaro, non si tratta di reali difetti. Sono tuttavia dei limiti strutturali di cui occorre tenere conto in sede di recensione, dal momento che ogni gioco ha come obiettivo anche l’essere conosciuto e giocato il più possibile. Di conseguenza, pur riconoscendo l’eccellenza di Silksong, non ce la siamo sentita di assegnargli un perfect score.
Conclusione
Silksong è un vero capolavoro. Team Cherry ha saputo confezionare un’avventura vastissima, meravigliosa da guardare e divertente e intensa da giocare. Il sequel di Hollow Knight migliora e potenzia letteralmente ogni aspetto del predecessore, rimanendo nel contempo totalmente fedele allo spirito e ai canoni del capitolo originale. Un gioco da provare assolutamente, a meno che non siate refrattari al genere dei metroidvania o non amiate i giochi troppo difficili.
9,5
Dettagli e Modus Operandi
Piattaforme: Playstation 5
Data uscita: 4 settembre 2025
Prezzo: 19,99 euro
Ho giocato e completato il gioco su Playstation 5.