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Xbox Series X annuncia la fine della console war

Il 23 Luglio 2020, durante l’Xbox Games Showcase, Microsoft ha presentato la line-up che ci condurrà verso la prossima generazione di console. Mentre la stampa italiana fa le prove generali per istigare lo scontro tra PlayStation 5 e Xbox Series X, Microsoft mantiene la sua promessa, si allontana dalla console war e porta tutti i suoi titoli su più piattaforme, rafforzando il fulcro della strategia, il Game Pass.

Alla fine vince sempre il PC. A primo acchito, questo è stato il mio primo pensiero. Del resto, sembra che tutti, o quasi, i giochi per Xbox Series X presentati, saranno disponibili anche per PC. Però, pensandoci meglio, la vittoria non è solo dei PC gamer. Il tema è più profondo, perché con questa presentazione si è voluto porre fine alla console war.

Le strategie

Le tre piattaforme principali hanno tre idee diverse su come condurre la propria strategia. Il fulcro è non entrare in conflitto.

PlayStation 5 continuerà la sua marcia verso le esclusive che le hanno fornito il monopolio del mercato delle console casalinghe. Titoli come Horizon Forbidden West, Gran Turismo 7 e Marvel’s Spider-Man: Miles Morales tuonano nelle orecchie dei casual gamer. Sony cavalcherà l’onda dei titoli esclusivi, anche con il rischio che domani qualcosa possa arrivare anche su altri device. Come ha sempre fatto.

Nintendo Switch combatte in un terreno differente. In questo momento, fa uscire Paper Mario: The Origami King e conta il denaro incassato con Animal Crossing: New Horizons. A breve, sgancerà un paio di bombe per affrontare al meglio il lancio delle console della prossima generazione, magari con titoli di cui si è già parlato all’E3 2019 come The Legend of Zelda: Breath of the Wild 2. Una strategia trasversale che non affronta il nemico faccia a faccia, ma colpisce un mercato che la rende necessaria ma non sufficiente.

Chi si rinnova è il marchio Xbox. Microsoft non è interessata a fare il record di vendite con Xbox Series X. Il suo obiettivo è avere quanti più iscritti al Game Pass. Per farlo ha ben tre piattaforme diverse che permettono a tutti di giocare.

L’ecosistema Microsoft

La prima è chiaramente Xbox Series X, una console per chi va al sodo, per chi vuole soltanto premere un tasto per cominciare a giocare. La seconda è il PC, perché tutti, o quasi, i giochi presenti sulla nuova Xbox saranno presenti anche per computer. I PC gamer non possono essere più contenti. La terza è Project xCloud, per chi è sempre in movimento e per chi non può spendere una fortuna sul del nuovo hardware, ma vuole provare i principali titoli della line-up Microsoft. Un’ecosistema fatto da tre realtà diverse che sono unite da un unico concetto, l’Xbox Game Pass.

Definito anche come il “Netflix per i videogiochi”, il Game Pass è un abbonamento mensile che permette di giocare scegliendo da un catalogo aggiornato periodicamente. A fine Aprile 2020, Microsoft ha dichiarato che il servizio conta dieci milioni di abbonati.

I piani di abbonamento del servizio Microsoft sono tre: PC, Console e Ultimate. Quest’ultima opzione fornisce la possibilità di giocare sia su PC che sulle piattaforme Xbox, ma la vera bomba è l’inclusione di Project xCloud al lancio sul mercato.

Questa scelta implica che, nelle sue strategie future, Microsoft terrà conto di chi comprerà Xbox Series X, dei PC gamer e di chi non ha una piattaforma da gioco, ma possiede una buona connessione internet che gli permette di giocare in cloud senza acquistare alcun hardware. Di conseguenza, con un unico abbonamento si avrà un catalogo di videogame e una piattaforma su cui poterli giocare.

Le esclusive temporali

Su una noto sito italiano del settore, la dicitura “Console Launch Exclusive” è stata definita becera. Io invece sono felice che l’esclusività sia solo temporale.

Finalmente, i riflettori si sono allontanati dalla console war e l’epicentro diventa il videogiocatore. Per anni, la community videoludica è stata intossicata da confronti tra videogiochi non paragonabili per il solo gusto di dire, parafrasando Phil Spencer, vicedirettore di Microsoft Gaming, che “il mio pezzo di plastica è migliore del tuo pezzo di plastica”.

Pazienza se il nuovo Fable è stato presentato solo con un teaser, se Halo Infinite delude perché subisce la cross-generation o se Avowed, il nuovo RPG di Obsidian, è ancora tutto da sviluppare. Come dice Luca Tremolada de ilSole24Ore:

Per gli osservatori del mondo videoludico quella operata è una piccola rivoluzione copernicana che va ancora compresa ma potrebbe cambiare gli equilibri di questo settore.

Luca Tremolada

L’industria

L’industria dei videogiochi sposta tanto denaro. Ci lavorano artisti, sviluppatori, localizzatori, ingegneri, senza contare aree marketing e risorse umane. Nel 2018, il mercato dei videogiochi valeva 130 miliardi e le stime ipotizzano che raggiungerà i 300 miliardi nel 2025. In un’industria del genere, servono idee innovative e Microsoft ha fatto un passo avanti verso la rivoluzione.

Non ho la certezza che questa strategia funzionerà, ma la prova di forza della casa di Redmond è evidente. Microsoft ci sta dicendo che Xbox Series X è solo una delle tre piattaforme che compone il suo ecosistema. Il suo obbiettivo principale non è vendere console, perché anche il PC è casa sua. Non ha la necessità di Sony di sbancare nel mercato delle console casalinghe.

La Community

Microsoft vuole creare una community fatta da giocatori provenienti da tante piattaforme diverse, per rivoluzionare un mercato che ormai da troppo tempo si avvelena il sangue in una stupida guerra che ha reso invivibile l’industria dei videogiochi.

La nuova generazione ci porterà un’esperienza ben diversa da quella dell’ultimo decennio e, finalmente, il merito non è dovuto a una nuova veste grafica da urlo, ma a una competizione diversa tra i maggiori player.

Non ho ancora scelto con quale piattaforma abbraccerò l’idea Microsoft, ma so che voglio fare parte di questa community, che vuole scardinare le catene di conversazioni basate solo su chi ha il pezzo di plastica migliore. E voi?

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PlayStation 5 ci ricorda che la next-gen la pagheranno i dipendenti di GameStop

La conferenza di PlayStation 5 è stato un evento mediatico che ha fatto il giro del mondo. Tutte le maggiori testate internazionali hanno dedicato dello spazio alla nuova console giapponese. Di conseguenza, si può parlare di successo in casa Sony.

In questo momento, chi lavora nell’editoria videoludica sta probabilmente guardando e riguardando il video di presentazione di PlayStation 5 alla ricerca di qualche dettaglio, che possa permettere di ipotizzare e sognare. Purtroppo, non sempre le novità portano buone notizie. I player probabilmente sono molto contenti, ma i dipendenti di GameStop, che non sono solo comuni videogiocatori, lo sono sicuramente molto meno.

Rivoluzione digitale

PlayStation 5 è stata presentata in due versioni. La versione fisica includerà un lettore per il supporto ai videogiochi fisici, mentre la versione digitale permetterà il solo acquisto di videogame sugli store online.

I più attenti sanno che non è una totale novità. Una console bianca in versione digitale esiste già e prende il nome di Xbox One S All-Digital Edition. Però, il clamore della PlayStation 5 digitale nasce da due concetti. Il primo è che si tratta di un evento che ha avuto un risalto medicato eccezionale. Il secondo è che questo evento riguarda il lancio di PlayStation 5, che si può leggere tra le righe come l’idea che ha il maggior player del settore delle console casalinghe sulla next-gen.

Personalmente, non ho visto niente di particolarmente innovativo nella presentazione di PlayStation 5. L’idea del caricamenti istantanei di Ratchet & Clank sono sicuramente molto interessanti, ma ad oggi ci sono dei dubbi sul fatto che sia una feature identificativa della prossima generazione. L’unica cosa che ci porta realmente nel futuro è la visione che Sony ci ha dato del mercato fisico dei videogiochi, con il conseguente rischio di disoccupazione per molti ragazzi e ragazze che lavorano nelle grandi catene di vendita al dettaglio di videogiochi come GameStop.

I problemi di GameStop

Certo, il problema di GameStop non nasce oggi. L’azienda statunitense vive da tempo due grandi problemi ancora irrisolti.

Il primo è l’evoluzione del mercato digitale dei videogame. Come Blockbuster a suo tempo, GameStop non ha preso le contromisure a un mercato digitale in grande espansione e le perdite sono consistenti ormai da qualche anno. Non può risultare una novità quanto detto da Jim Ryan, capo di PlayStation, in questi giorni:

Stiamo solo riconoscendo che con il passare del tempo la nostra community sta diventando più orientata al digitale.

Jim Ryan

Inoltre, il Covid-19 ci ha fatto capire che la gente è disposta a fare acquisti sugli store online. Nel primo trimestre del 2020, il 66% dei giochi PlayStation sono stati venduti in digitale. Un bel problema per il nuovo direttore di GameStop, Reggie Fils-Aime, ex presidente di Nintendo Of America.

La catena di videogiochi è consapevole della situazione e i primi rumor parlavano di una trasformazione della catena in un punto d’incontro per tutti i videogiocatori. Un cambio di visione assolutamente necessario in questo momento, ma difficile da applicare in un mondo colpito dalla pandemia coronavirus, che tra le altre cose, ha fatto precipitare le vendite totali di GameStop del 30% in questa prima parte dell’anno.

Il secondo problema, ben più radicato, è la pessima reputazione che ha la catena. I player vedono GameStop spesso come un male necessario, quando vogliono risparmiare qualcosa restituendo i proprio giochi. In altre parole, l’idea generale è che la catena applichi prezzi troppo alti sull’usato. Questa concezione ha dato spazio ai competitor come CeX, che vendono videogiochi usati a prezzi di gran lunga più bassi e non si portano dietro la nomea di strozzini del settore.

La conferma di PlayStation 5

In questo marasma generale, l’annuncio della versione digitale di PlayStation 5 al lancio è solo una conferma. I dipendenti di GameStop devono seriamente prendere in considerazione l’idea di rivalutare le prospettive di lavoro future, perché saranno i primi a pagare l’importanza del digitale nella prossima generazione.

La situazione non è positiva già da qualche tempo. Infatti, già lo scorso anno GameStop ha dichiarato che chiuderà circa 200 negozi in tutto il mondo per provare a colmare il buco da oltre 400 milioni.

Incrociando i due problemi, si ottengono senior manager che aizzano i propri dipendenti ad utilizzare condotte aggressive nei confronti dei clienti per colmare il negativo di 27,9% di vendite ottenute nel 2019, rispetto all’anno precedente.

Una crisi annunciata quella della vendita fisica al dettaglio dei videogame, che non è frutto del periodo di transizione che stiamo vivendo. La conferma è arrivata dalla conferenza di PlayStation 5 e dallo stesso Jim Ryan. GameStop, e tutti gli altri player del settore, devono cambiare strategia su due fronti. La prima è economica, cercando di entrare nel mercato digitale o cambiando il mondo di concepire i proprio negozi.

La seconda è sociale. In un mondo della comunicazione in cui si prendono giustamente le distanze dal razzismo, anche con idee grottesche come la rimozione dal catalogo di HBO di Via col vento, GameStop non ha preso alcuna posizione e continua a non curare la propria immagine, probabilmente perché le brutte sensazioni che i giocatori hanno nei confronti della catena, rispecchiano l’importanza che i direttori di GameStop danno alla community, e soprattutto ai loro dipendenti.

Conclusione

Chiunque lavori per GameStop probabilmente è consapevole di quanto sto per dire, ma è assolutamente necessario prendere coscienza che la prossima generazione è già arrivata e a pagarne le prime conseguenze saranno loro. I player sono disposti a fare a meno della loro vena collezionistica per abbracciare l’idea di Sony del digitale. Un concetto che è già stato sposato da Microsoft con il suo Game Pass e da Nintendo, che vede nel digitale un mondo per aumentare gli introiti provenienti dalla vendita di giochi nuovi a prezzo pieno.

La nuova generazione probabilmente porterà delle novità che ci faranno apprezzare i videogame ancora di più, ma i dipendenti delle catene di vendita di videogiochi al dettaglio rischiano di avere la conferma che la next-gen sarà pagata con il denaro che proviene dalle proprie tasche, perché quando un’azienda fallisce, i manager vanno via con i conti correnti pieni e la promessa di un lavoro in un’altra corporazione, mentre chi ci mette la faccia dentro i negozi paga due volte. Infatti, pagano prima con la reputazione, e poi con la disoccupazione, scelte che provengono dall’alto, probabilmente in collina, in una casa con giardino da svariati metri quadrati.

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Console war 2020, non fate la guerra ma la community

Sono state annunciate le console della prossima generazione e i media del settore videoludico si stanno concentrando sui paragoni tecnici. Gli utenti di internet sono bombardati di notizie e video su specifiche video, audio e dischi di memoria. In questo momento siamo inondati da tutti gli scoop sul nuovo controller DualSense di PlayStation 5 di cui non abbiamo bisogno. La console war 2020 è iniziata e la stampa non vuole fare prigionieri.

Console wars

Le console wars furono raccontate da Blake J. Harris nell’omonimo libro, che narra della guerra tra Sega e Nintendo in cui in gioco c’era la sopravvivenza delle aziende e tutti i dipendenti che ci lavoravano. La guerra attuale è un capriccio delle stampa per invogliare i lettori a schierarsi per una squadra e portarne la bandiera, così da riempire le loro notizie di commenti.

Console Wars di Blake J. Harris
Console Wars di Blake J. Harris

La guerra tra Nintendo e Sega avvenne tra la fine degli anni ’80 e gli inizi degli anni ’90. In quel frangente era importante vincere ogni battaglia, perché si era appena usciti dalla crisi dei videogiochi del 1983, ma oggi perché abbiamo bisogno di scegliere una fede videoludica? Viviamo in un periodo molto florido per i videogame. I videogiocatori non sono più una nicchia mal vista, oggi giocare è cool.

I dati parlano di una popolazione di videogiocatori e videogiocatrici al 50/50. In altre parole, le cose vanno bene e dovremmo pensare a fare community piuttosto che la console war. Non ha alcun senso odiare un titolo, una console o un’azienda solamente perché non ci piace o perché non l’abbiamo scelta.

Esperienze uniche

Non tutti si possono permettere diversi dispositivi, ma chi può farlo dovrebbe godere di tutte le esclusive che può, perché ogni grande gioco che sia per Xbox, PlayStation, Switch, PC o Stadia può avere qualcosa in più da offrire che non conosciamo e che vorremmo scoprire. Ogni device ha la sua caratteristica e nessuno di questi dovrebbe essere sminuito, perché paragonare il Nintendo Switch a un PC è come paragonare un portiere a un attaccante.

Il mondo dei videogiochi del 2020 è molto variegato, offre prodotti diversi e chi è lungimirante può godere di più esperienze uniche. Giocare a Ori and the blind forest su PC non è come giocarlo su Nintendo Switch. Sono due sensazioni diverse.

La console Nintendo è un ibrido che permette di giocare in movimento, ma anche quando sei steso sul letto e non vuoi arrivare in salotto. Se non fosse così, non si spiega il successo della console giapponese durante questo periodo di quarantena.

D’altro canto, il computer permette di godere di un’esperienza di gioco totale grazie a un’immersione mostruosa data da un comparto tecnico inarrivabile. Un’esperienza unica dovuta anche dal vecchio stile mouse e tastiera.

Prima di arrivare alla next-gen, non dimentichiamoci dei dispositivi mobili Android e iOS, che hanno permesso a miliardi di ragazzini di resistere alle rimpatriate di famiglie durante le festività. E il cloud gaming. Per adesso capitanato da Google Stadia può dare tanto a chi non vuole comprarsi una console, ma ha puntato solo pochi titoli. Se disponibile, un’ottima fibra ottica non costa molto ed il suo costo è ammortizzato nel tempo dalla sua utilità.

Non vogliamo la console war 2020, ma la console peace
Console peace

La guerra è finita

Infine, arriviamo alla next-gen console war 2020 che nessuno vuole. Xbox Series X e PlayStation 5 sono due console che possono sembrare molto diverse quando leggiamo gli articoli del settore, ma in fondo vedono il futuro del gaming allo stesso modo, un bazooka di qualità audio e video da sparare in faccia all’utente per immergerlo completamente.

L’idea non è troppo diversa da quella del PC, con la differenza che i costi e la facilità di utilizzo non sono per nulla trascurabili in un settore come quello videoludico. Possiamo stare ore a parlare del pulsante del microfono del DualSense, ma non avrebbe alcun senso, perché entrambe le console possono offrire una grande esperienza completamente unica.

Se da un lato ci sono titoli esclusivi in abbondanza, dall’altra parte c’è un’intera infrastruttura che solo la Microsoft può dare e che probabilmente ci stupirà.

La community di videogiocatori è abbastanza matura per poter provare della sana invidia per quello che non può giocare o per acquistare più device diversi, essendo consapevoli che possono portare esperienze completamente diverse.

La console war 2020 è morta ancor prima di iniziare, ma spetta a noi dare vita a una nuova era in cui la community possa parlare di videogame come si parla di libri. Non possiamo leggerli tutti, ma possiamo amarli per l’esperienza che hanno dato a coloro che ce li stanno raccontando.