Categorie
Approfondimenti

I migliori giochi Rockstar Games di sempre (2026)

Da Manhunt a Red Dead Redemption 2, passando per San Andreas, Vice City e GTA V: la classifica completa dei migliori giochi Rockstar Games.

Due dei tre videogiochi più venduti nella storia del medium portano la stessa firma. Non è un episodio isolato, è un pattern che si ripete da quasi trent’anni.

Il primo si chiama Grand Theft Auto V, oltre 225 milioni di copie piazzate in tutto il mondo, seconda posizione assoluta dietro il solo Minecraft. Il secondo è Red Dead Redemption 2, che a quasi otto anni dal lancio continua a vendere come un titolo appena uscito e ha da poco superato Wii Sports diventando il terzo gioco più venduto di sempre. Stessa etichetta, Rockstar Games, lo studio newyorkese che ha trasformato il crimine organizzato, il vecchio West e persino un collegio scolastico in alcuni dei mondi videoludici più imitati della storia.

Stilare una classifica dei giochi Rockstar significa quindi scegliere non tra il buono e il meno buono, ma tra un pugno di titoli che, quasi tutti, hanno finito per ridefinire un genere. Si parte dal gradino più basso per arrivare, senza troppe sorprese ma con qualche piazzamento che farà discutere, al vertice assoluto.

11. Manhunt: l’horror che ha spaccato la critica (2003)

Manhunt arriva su PlayStation 2 nel novembre 2003, sviluppato da Rockstar North a due anni di distanza da GTA III. Il giocatore veste i panni di James Earl Cash, condannato a morte e costretto a sopravvivere in una città allo sbando per le riprese di uno snuff movie orchestrato da un regista senza scrupoli. La componente stealth è tra le più elaborate della sua generazione, al punto da guadagnarsi paragoni con Metal Gear Solid e Splinter Cell da parte della stampa specializzata dell’epoca.

Il vero problema del gioco, però, non riguarda il gameplay, ma oltrepassa lo schemo. Nel luglio 2004 la stampa britannica collega il titolo all’omicidio del quattordicenne Stefan Pakeerah, ucciso dal diciassettenne Warren Leblanc: una copia di Manhunt viene trovata nella stanza del killer, e alcune grandi catene di vendita come GAME e Dixons ritirano il gioco dagli scaffali del Regno Unito. Le indagini della polizia britannica non troveranno mai un nesso causale diretto tra il delitto e il videogioco, ma il danno d’immagine segna per anni il rapporto tra Rockstar e la stampa generalista. Il sequel, Manhunt 2, paga il conto più salato: nel 2007 il British Board of Film Classification lo bandisce del tutto dal territorio britannico, primo caso del genere dopo dieci anni.

Resta, al netto della controversia, uno degli esperimenti più radicali mai tentati da Rockstar: un gioco che chiede al videogiocatore di essere complice, non eroe.

10. L.A. Noire: il poliziesco che Rockstar non ha sviluppato (ma possiede) (2011)

L.A. Noire

L.A. Noire nasce negli studi di Team Bondi, a Sydney, dopo un ciclo di sviluppo lunghissimo (circa sette anni) e arriva sul mercato nel maggio 2011: tempi dilatati persino per gli standard dell’epoca. Rockstar ne cura il publishing, non lo sviluppo, ma la tecnologia MotionScan (le espressioni facciali degli attori catturate da decine di telecamere contemporaneamente) diventa il vero biglietto da visita del gioco, capace di rendere gli interrogatori nei panni del detective Cole Phelps più vicini a un film noir che a un action in terza persona.

Il successo commerciale e critico non basta a salvare Team Bondi. Poche settimane dopo l’uscita, alcuni ex sviluppatori denunciano turni fino a cento ore settimanali e un clima interno insostenibile: la vicenda finisce sotto la lente della International Game Developers Association, e il rapporto con Rockstar si rompe definitivamente. Lo studio australiano chiude i battenti nell’ottobre 2011, mentre Rockstar trattiene per sé l’intera proprietà intellettuale. Non un dettaglio da poco: nel 2025 buona parte degli ex sviluppatori di Team Bondi, confluiti nel frattempo nello studio Video Games Deluxe, viene ufficialmente assorbita e rinominata Rockstar Australia, chiudendo di fatto il cerchio aperto quindici anni prima.

È per questo che L.A. Noire compare in questa classifica nonostante non sia un titolo sviluppato internamente: Rockstar ne possiede il marchio, la sceneggiatura e, oggi, anche buona parte delle persone che lo hanno reso possibile.

9. Max Payne 3: l’addio (imperfetto) al bullet time (2012)

Quando Remedy Entertainment lascia la saga di Max Payne dopo il secondo capitolo, Rockstar decide di prenderne in mano lo sviluppo in prima persona: Max Payne 3, uscito nel maggio 2012, è il primo episodio realizzato internamente, per la precisione da Rockstar Vancouver in collaborazione con altri studi del gruppo. La scelta narrativa più divisiva riguarda l’ambientazione: l’ex detective newyorkese, ormai invecchiato e alcolizzato, lavora come guardia del corpo privata a San Paolo, lontano dai vicoli innevati che avevano reso iconico il personaggio.

Il gunplay resta il vero punto di forza del gioco, con il bullet time rivisitato e reso ancora più cinematografico grazie all’uso ostentato della fisica sui corpi e sugli scenari distruttibili. La nota stonata riguarda semmai il ritmo: la trama, che omaggia apertamente il cinema di Tony Scott, si dilata per una durata che alcuni giocatori dell’epoca giudicarono eccessiva rispetto al genere.

Il gioco compie internamente il salto tecnico che porterà, l’anno successivo, alla realizzazione di Grand Theft Auto V: molte delle soluzioni di gunplay e fisica testate qui torneranno, perfezionate, nel capitolo open world più venduto della storia di Rockstar.

8. Bully: la scuola secondo Rockstar (2006)

Bully esce nell’ottobre 2006, sviluppato da Rockstar Vancouver al suo debutto assoluto come studio. Il giocatore veste i panni di Jimmy Hopkins, adolescente ribelle spedito alla Bullworth Academy, in un open world in scala ridotta che applica la formula Grand Theft Auto alla vita da collegio: cricche rivali, compiti in classe sotto forma di minigiochi, prime cotte e scherzi da cortile al posto di rapine e sparatorie.

Ancora prima dell’uscita, l’avvocato Jack Thompson, storico accusatore di Rockstar già ai tempi di GTA, tenta di bloccarne la vendita in Florida definendolo un “simulatore di Columbine” davanti a un tribunale di Miami. Il giudice Ronald Friedman respinge il ricorso pochi giorni prima del lancio, osservando che il gioco espone il giocatore a una violenza inferiore a quella di un normale programma televisivo. La causa si rivela, con il senno di poi, la miglior pubblicità possibile: Bully diventa uno dei titoli più apprezzati del catalogo Rockstar proprio per l’equilibrio che i suoi critici gli negavano, con la scuola raccontata come un ecosistema di soprusi in cui il bullismo va combattuto, non imitato.

L’unica riserva sull’esperimento riguarda il seguito mai realizzato: Rockstar non ha mai prodotto un secondo capitolo, nonostante i fan lo chiedano da quasi vent’anni.

7. Grand Theft Auto III: il gioco che ha inventato un genere (2001)

Prima di Grand Theft Auto III, uscito nell’ottobre 2001, il crimine organizzato su schermo si guardava dall’alto: i primi due capitoli della serie erano ambientati su una mappa vista dall’alto, quasi un gioco da tavolo digitale. Il terzo capitolo cambia prospettiva sul serio, portando Liberty City in una vera città tridimensionale che il videogiocatore può percorrere, ignorare, distruggere secondo la propria volontà, senza che la trama principale ne risenta.

L’impatto culturale supera quello ludico. GTA III introduce nel mainstream un livello di libertà d’azione che fino ad allora appariva riservato a produzioni PC di nicchia, e apre la strada a un’intera generazione di sandbox urbani (da True Crime a Saints Row) che ne ricalcheranno, più o meno apertamente, la struttura. Compie venticinque anni nel 2026, e resta uno dei pochi giochi della sua epoca il cui impatto storico, più che il gameplay in sé, giustifica ancora oggi una rigiocata.

Il rovescio della medaglia, oggi evidente, riguarda l’invecchiamento tecnico: la guida rigida e la mira imprecisa, che nel 2001 non avevano termini di paragone, oggi mostrano tutto il peso dei venticinque anni sulle spalle.

6. Grand Theft Auto: San Andreas: uno stato intero su un disco PS2 (2004)

San Andreas, uscito nell’ottobre 2004, prende la formula di Vice City e la moltiplica su una scala che nessuno, a quel tempo, credeva possibile su PlayStation 2: non più una sola città, ma un intero Stato immaginario che ricalca la California e il Nevada, con Los Santos, San Fierro e Las Venturas a fare da poli di un’unica mappa gigantesca collegata da autostrade, campagne e deserti.

Carl “CJ” Johnson, il protagonista, torna nel proprio quartiere dopo la morte della madre e si ritrova invischiato nelle guerre tra gang che affliggono Grove Street: un racconto debitore del cinema sulla Los Angeles dei primi anni Novanta, reso ancora più personale dalla possibilità di modellare fisicamente CJ, dal taglio di capelli alla forma fisica, allenandolo in palestra o rimpinzandolo di cibo spazzatura.

Il punto debole del gioco, con il senno di poi, riguarda proprio l’ambizione: tra minigiochi, missioni secondarie e sistemi gestionali, San Andreas rischia più volte di disperdere l’attenzione del videogiocatore rispetto alla trama principale. Un compromesso che milioni di persone, ancora oggi, sono felici di accettare.

5. Grand Theft Auto: Vice City: l’impero di Tommy Vercetti (2002)

A un anno esatto da GTA III, Rockstar North pubblica Vice City, che raccoglie tutte le premesse del predecessore e le colora di rosa neon e giacche di lino: una Miami degli anni Ottanta esplicitamente ispirata a Scarface e Miami Vice, dove Tommy Vercetti, appena uscito di prigione, costruisce un impero criminale acquistando concessionarie, studi cinematografici e compagnie di taxi.

La differenza sostanziale con GTA III sta nella scrittura. Dove Claude, il protagonista muto del capitolo precedente, non parlava mai, Ray Liotta presta la voce a un Vercetti sopra le righe, capace di reggere da solo un cast di personaggi altrettanto memorabili, dall’avvocato codardo Ken Rosenberg al fotografo pornografo Steve Scott. La colonna sonora, con oltre novanta brani su undici stazioni radio, resta ancora oggi tra le più citate della storia del medium.

La crepa più evidente riguarda, semmai, l’intelligenza artificiale di nemici e passanti, che risente ancora della gioventù del motore grafico ereditato da GTA III: un dettaglio compensato però da uno stile che, ventiquattro anni dopo, continua a definire l’estetica dell’intero franchise.

4. Grand Theft Auto IV: il capitolo più controverso (e più rivalutato) della saga (2008)

Grand Theft Auto IV, uscito nell’aprile 2008 su PlayStation 3 e Xbox 360, segna il salto generazionale della serie: Niko Bellic, immigrato dell’Europa dell’Est in cerca di un futuro migliore, sbarca a Liberty City e scopre che il sogno americano promesso dal cugino Roman è fatto soprattutto di debiti, criminalità organizzata e disillusione. È il capitolo più cupo, sia visivamente (con una fotografia grigia e piovosa lontanissima dal sole di Vice City) sia narrativamente, con un finale che secondo le scelte del giocatore può concludersi in tragedia.

Le due espansioni standalone, The Lost and Damned e The Ballad of Gay Tony, ampliano Liberty City con protagonisti e toni diversi (una gang di motociclisti la prima, un impresario della vita notturna la seconda) e vengono ricordate dalla critica come alcuni dei migliori contenuti aggiuntivi mai realizzati per la serie.

Ciò che non convince, secondo una parte consistente del pubblico dell’epoca, riguarda proprio l’atmosfera: dopo il calore di San Andreas, la malinconia di Niko Bellic spiazza più di un fan storico. È anche per questo che GTA IV, con il tempo, si guadagna una rivalutazione critica superiore a quella ottenuta al debutto: la scrittura, oggi, regge il confronto meglio di quanto la nostalgia per Vice City e San Andreas voglia far credere.

3. Red Dead Redemption: il western che nessuno si aspettava (2010)

Prima di Red Dead Redemption, uscito nel maggio 2010, il genere western nei videogiochi si era fermato quasi ovunque a esperimenti minori: Rockstar San Diego decide di scommetterci un intero studio e un budget da tripla A, e il risultato ribalta ogni previsione. John Marston, ex fuorilegge costretto dal governo a dare la caccia ai vecchi complici per salvare la propria famiglia, diventa uno dei protagonisti più amati della storia recente del medium.

Il finale, che sposta il punto di vista sul figlio di Marston in un epilogo di tre ore, viene indicato da più di un critico internazionale come una delle chiusure più coraggiose mai scritte per un gioco tripla A: una scelta narrativa rara per l’epoca, che antepone la coerenza del racconto alla soddisfazione immediata del giocatore.

Il difetto più evidente, oggi, riguarda il comparto tecnico: gunplay e movimento, solidissimi nel 2010, mostrano il fianco al confronto diretto con il sequel uscito otto anni più tardi. Un paragone, va detto, sleale quanto pochi altri nella storia dei videogiochi.

2. Grand Theft Auto V: a quasi tredici anni dal debutto, ancora il gioco più venduto di Rockstar (2013)

Grand Theft Auto V esce nel settembre 2013 e, a quasi tredici anni di distanza, non ha ancora smesso di vendere: secondo i dati più recenti diffusi da Take-Two Interactive, ha superato quota 225 milioni di copie in tutto il mondo, seconda posizione assoluta nella classifica dei videogiochi più venduti di sempre dietro il solo Minecraft. Un risultato che nessun altro prodotto di intrattenimento, cinema incluso, è riuscito a eguagliare nello stesso lasso di tempo.

La struttura a tre protagonisti (Michael, il criminale in pensione con problemi di famiglia, Franklin, giovane rapinatore in cerca di una via d’uscita, e Trevor, imprevedibile e violento) permette a Rockstar di raccontare Los Santos da tre prospettive diverse all’interno della stessa trama, con missioni di rapina che il giocatore può pianificare e rigiocare secondo approcci differenti.

Il vero motore della longevità del gioco, però, non è la campagna, ma GTA Online, la componente multigiocatore lanciata poche settimane dopo il debutto: da sola genera ancora oggi la parte più consistente dei ricavi ricorrenti di Take-Two, oltre un decennio dopo il lancio. L’ombra più lunga sul capitolo resta proprio questa: la modalità storia, pur solidissima, non ha mai ricevuto un solo contenuto aggiuntivo, schiacciata dal successo commerciale del suo stesso spin-off online.

1. Red Dead Redemption 2: il capolavoro che ha ridefinito lo standard (2018)

Red Dead Redemption 2 esce nell’ottobre 2018 e, invece del sequel diretto atteso da milioni di fan, Rockstar Games consegna un prequel ambientato alcuni anni prima degli eventi del primo capitolo, con Arthur Morgan al posto di John Marston nei panni del protagonista. Una scelta rischiosa, ripagata da una delle scritture più mature mai viste in un open world: il rapporto tra Arthur e il resto della banda di Dutch van der Linde, in bilico costante tra lealtà e disillusione, regge da solo l’intera architettura narrativa del gioco.

Sul piano tecnico, il gioco stabilisce ancora oggi un termine di paragone quasi imbattuto: NPC con routine quotidiane autonome, un ecosistema animale che reagisce in modo credibile alla presenza del giocatore, un livello di dettaglio ambientale che nessun open world successivo è riuscito del tutto a eguagliare. Per approfondire quanto questo mondo continui a reggere il confronto con le uscite più recenti, vale la pena leggere la retrospettiva dedicata a Red Dead Redemption II pubblicata su questo sito.

I numeri confermano il giudizio della critica: a quasi otto anni dal lancio, e nonostante non abbia mai ricevuto una versione nativa PlayStation 5 o Xbox Series, RDR2 ha superato quota 85 milioni di copie vendute, scavalcando Wii Sports e diventando il terzo videogioco più venduto della storia, dietro soltanto a Minecraft e allo stesso GTA V. Un traguardo raggiunto senza il supporto di un comparto online paragonabile a GTA Online: la sola qualità della campagna, otto anni dopo, continua a portare nuovi giocatori a bordo.

L’incrinatura più evidente, semmai, riguarda il ritmo delle prime ore: i capitoli iniziali, deliberatamente lenti, hanno scoraggiato più di un giocatore prima che la storia entrasse davvero nel vivo. Chi ha avuto la pazienza di superarli, quasi sempre, lo considera il miglior gioco mai realizzato da Rockstar.

I titoli Rockstar più di nicchia

Fuori da questa classifica restano diversi titoli sviluppati internamente da Rockstar che meritano comunque una menzione, per quanto lontani dal grande pubblico generalista. La serie Midnight Club (in particolare Midnight Club: Los Angeles e Midnight Club III), sviluppata da Rockstar San Diego, resta uno dei migliori franchise di guida arcade mai realizzati, capace di reggere il confronto con Need for Speed negli anni della sua uscita. The Warriors, trasposizione del film cult del 1979 diretto da Walter Hill, è un beat ‘em up a scorrimento sorprendentemente fedele al materiale originale. Rockstar Games Presents Table Tennis, uscito nel 2006, resta invece la stranezza più curiosa del catalogo: un simulatore di tennistavolo nato per testare il motore grafico RAGE, poi utilizzato per Grand Theft Auto IV e tutti i capitoli successivi della serie.

A questi si aggiungono gli episodi portatili della saga GTA (Chinatown Wars, Vice City Stories, Liberty City Stories), apprezzati dalla critica internazionale ma pensati per un pubblico più circoscritto, quello dei possessori di PSP e Nintendo DS.

I giochi pubblicati, ma non sviluppati, da Rockstar

Una parte del catalogo che porta il logo Rockstar Games non è mai passata dalle mani degli studi interni del gruppo. È il caso di Max Payne e Max Payne 2: The Fall of Max Payne, entrambi sviluppati dalla finlandese Remedy Entertainment (oggi nota soprattutto per Alan Wake e Control) e solo distribuiti da Rockstar, che ne cura anche i porting console. Rockstar si impossessa della saga in senso pieno solo a partire da Max Payne 3, sviluppato internamente e presente in questa classifica.

Stesso discorso per due titoli minori degli anni Duemila: Smuggler’s Run, sviluppato da Angel Studios (poi diventata Rockstar San Diego) ancora prima della sua acquisizione formale, e State of Emergency, realizzato dalla britannica VIS Entertainment. In entrambi i casi Rockstar ha curato solo l’etichetta editoriale, non la produzione.

L.A. Noire, discusso in classifica alla decima posizione, occupa una zona intermedia tra questi casi e i titoli sviluppati internamente: nato da uno studio esterno, Team Bondi, oggi confluito, dopo un percorso lungo e travagliato, in quella che dal 2025 è ufficialmente Rockstar Australia. Un’eccezione che conferma, più che smentire, quanto la linea tra “pubblicato” e “sviluppato” da Rockstar sia stata, nel tempo, tutt’altro che netta.

Il verdetto finale

Undici giochi, quasi tre decenni di storia del medium, e un solo studio capace di restare rilevante lungo tutto questo arco temporale senza mai ripetersi davvero. Red Dead Redemption 2 resta, con i numeri e con la critica dalla propria parte, il vertice assoluto del catalogo: un gioco che ha alzato lo standard dell’intero settore, non solo quello della sua etichetta. Ma la vera forza di Rockstar Games, prima ancora dei singoli capolavori, sta nella costanza con cui ha saputo reinventare la propria formula restando sempre riconoscibile: dalla fondazione dello studio nel 1998 al kolossal narrativo di Red Dead Redemption 2, il filo conduttore non si è mai spezzato. E sicuramente anche Grand Theft Auto VI sarà in grado di stupire ancora una volta.

Di Antonino Savalli

Nato con Nintendo, cresciuto con PlayStation e formato con il PC, ho sempre trovato nella scrittura il legame per apprezzare tutte le esperienze videoludiche (e non) vissute.

Iscriviti alla nostra newsletter!

Ricevi settimanalmente aggiornamenti sugli ultimi approfondimenti direttamente sulla tua email. Potrai disiscriverti quando vorrai.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Panoramica privacy

Questo sito web usa Cookie al fine di fornire la migliore esperienza possibile. Le informazioni Cookie sono conservate sul tuo browser e hanno il compito di riconoscerti quando torni sul nostro sito web. Inoltre, sono utili al nostro team per capire quali seizioni del sito web sono maggiormente utili e interessanti.