C’è una casa di sviluppo che più di ogni altra ha ridefinito il concetto di difficoltà nei videogiochi. Non la difficoltà che abbiamo visto fino alla metà degli anni 90, quella funzionale alla longevità. Mi riferisco a una difficoltà onesta, che diventa un patto tra il videogioco e il videogiocatore. La software house è FromSoftware. E in vent’anni di soulslike – o per meglio dire soulsborne – ha prodotto alcuni dei titoli più importanti, discussi e amati della storia del medium. Ho scelto quindi i 7 giochi FromSoftware che ogni appassionato dovrebbe giocare almeno una volta e che ritengo i migliori. Non solo i più difficili e non solo soulslike, ma quelli che meglio rappresentano cosa questo studio sa fare quando è al massimo della forma.
Quasi certamente non sarai d’accordo con la classifica. Ed è esattamente per questo che devi leggerla.
7. Dark Souls 2 (2014)

Dark Souls 2 è il capitolo più controverso della saga. Sviluppato da un team interno diverso rispetto agli altri titoli, con Miyazaki in un ruolo di supervisione e non di direzione creativa, è un gioco che divide ancora oggi la community in modo netto.
Da un lato ha i suoi difetti strutturali: la hitbox non sempre precisa, la penalità alla salute massima ad ogni morte, alcune scelte di level design che tradiscono la coerenza del primo capitolo. Dall’altro ha alcune delle ambientazioni più evocative dell’intera saga: Shulva, la Città Sacra di Dio, e il DLC Crown of the Sunken King sono tra i momenti più alti dell’intera trilogia.
Dark Souls 2 è un gioco imperfetto. Ma è un’imperfezione interessante, quella che genera dibattito, che costringe a prendere posizione. E questo, in fondo, è già un merito.
Perché vale la pena giocarlo? Ha il contenuto più abbondante dell’intera trilogia e alcuni DLC sono semplicemente straordinari.
6. Armored Core 6: Fires of Rubicon (2023)

Armored Core 6 è la risposta di FromSoftware a chi pensava che lo studio sapesse fare solo soulslike. Dopo anni di assenza, il ritorno della serie mecha di Miyazaki è stato una sorpresa, non solo per i fan storici, ma per chiunque ami il game design fatto con intelligenza.
Il sistema di costruzione del mech è il cuore del gioco: ogni missione è un problema da risolvere, e la soluzione dipende da come configuri il tuo Armored Core. Velocità o resistenza, corpo a corpo o distanza, fuoco rapido o devastante: le variabili sono infinite e ogni build apre approcci diversi. Il tutto in un mondo industriale e distopico che FromSoftware racconta con la sua solita maestria narrativa, senza mai spiegarsi troppo.
Perché vale la pena giocarlo? Dimostra che FromSoftware è uno studio, non una formula.
5. Dark Souls (2011)

Il primo Dark Souls non è il gioco più rifinito di FromSoftware. Ha una seconda metà che cala vistosamente, con zone come Izalith che mostrano i segni di uno sviluppo travagliato e affrettato. Eppure è uno dei giochi più importanti della storia del medium.
Lordran è il motivo. Il mondo di Dark Souls è costruito come un’unica struttura interconnessa, dove ogni area si collega alle altre in modo organico e sorprendente. Scoprire che il Santuario del Vincolo è il centro gravitazionale di tutto, che il Borgo dei Non Morti porta alla Chiesa dei Non Morti, e così via a creare continui legami che rendono la sensazione di scoperta ancora oggi insuperata.
Perché vale la pena giocarlo? Ha inventato un genere. Tutto quello che è venuto dopo, sia in questa classifica che in tanti altri videogiochi che stanno uscendo ancora adesso, devono qualcosa a questa opera.
4. Dark Souls 3 (2016)

Dark Souls 3 è la conclusione della trilogia. È un gioco che guarda indietro, che cita, che omaggia, che chiude cerchi aperti cinque anni prima. Per chi ha giocato i capitoli precedenti è un’esperienza emotivamente densa. Per chi inizia da qui è comunque uno dei soulslike più accessibili e tecnicamente rifiniti della saga.
Il combat system raggiunge il suo apice: veloce, preciso, letale. I boss sono tra i più memorabili dell’intera saga: il Principe Lothric e Lorian, Aldrich, il Re Senza Nome. Ogni scontro è una coreografia studiata al millimetro. E il DLC La Città ad Anelli offre uno dei finali più malinconici e poetici che un videogioco abbia mai osato.
Perché vale la pena giocarlo? Ha il combat system più rifinito della trilogia e alcuni dei boss più belli di sempre.
3. Sekiro: Shadows Die Twice (2019)

Sekiro è il gioco di FromSoftware più difficile da approcciare e il più soddisfacente da padroneggiare. Dimentica tutto quello che sai sui soulslike: niente level grinding, niente build, niente scorciatoie costruite sullo stat management. Sekiro ti chiede una cosa sola: imparare il ritmo.
Il sistema di postura è una delle idee più originali nella storia del combat system. Non si tratta di ridurre la salute del nemico, ma di spezzarne la guardia, di trovare il momento giusto. Ogni scontro è una conversazione ad alta velocità, e quando finalmente ne capisci le dinmache, la soddisfazione è indescrivibile.
Il Giappone feudale di Sekiro è tra i mondi più belli che FromSoftware abbia mai costruito: architetture in legno, ciliegi in fiore, castelli sul ciglio di abissi vertiginosi.
Perché vale la pena giocarlo? Sekiro insegna cosa significa davvero padroneggiare un combat system.
2. Bloodborne (2015)

Bloodborne è l’opera più personale di Miyazaki. Dimenticati i cavalieri medievali e i mondi fantasy di Dark Souls: qui sei a Yharnam, una città vittoriana avvolta nella nebbia, dove la caccia è un rito e la follia è una porta verso qualcosa di indicibile.
Il passaggio dalla difesa all’attacco è la rivoluzione meccanica di Bloodborne: non puoi parare, non puoi nasconderti dietro uno scudo. Puoi solo attaccare, schivare, recuperare salute colpendo i nemici nell’istante successivo alla ferita. È un sistema che trasforma ogni scontro in qualcosa di viscerale, frenetico, quasi lirico.
Ma Bloodborne è grande soprattutto per la sua atmosfera. Il gotico vittoriano che cede al cosmic horror di Lovecraft, la narrazione che si fa sempre più densa e indecifrabile man mano che scendi negli strati più profondi di Yharnam: è un’esperienza indimenticabile che rende omaggio a Kentaro Miura e al suo Berserk.
Perché vale la pena giocarlo? Bloodborne è il gioco FromSoftware con l’identità artistica più forte. Non assomiglia a niente altro.
1. Elden Ring (2022)

Elden Ring è il videogioco più ambizioso che FromSoftware abbia mai realizzato. Un open world costruito con la stessa densità e cura dei livelli di Dark Souls, scritto con la collaborazione di George R.R. Martin, capace di vendere 25 milioni di copie e di portare il soulslike a un’audience che non aveva mai considerato il genere.
Le Terre dell’Interregno hanno una propria vita. Ogni collina nasconde una cripta, ogni castello racconta una storia di cadute e tradimenti, ogni boss è un capitolo di una mitologia frammentata che il giocatore ricostruisce pezzo per pezzo. La libertà di esplorazione non è mai a scapito della coerenza, anzi è lo strumento con cui FromSoftware ti racconta il suo mondo.
Elden Ring non è solo il miglior gioco FromSoftware. È uno dei giochi più importanti dell’ultimo decennio.
Perché vale la pena giocarlo? Elden Ring è il punto di arrivo di vent’anni di evoluzione. Il posto migliore per iniziare, e il posto migliore dove tornare.
Conclusione
Sette giochi, uno studio, una visione coerente portata all’estremo in modi sempre diversi. FromSoftware non ha mai fatto lo stesso gioco due volte e questa è la sua forza più grande.
Sei d’accordo con la classifica? Dark Souls 2 al settimo posto ti ha fatto arrabbiare? Bloodborne davanti a Sekiro ti sembra un errore imperdonabile? Scrivilo nei commenti: voglio sapere qual è il tuo FromSoftware preferito e perché.








































































