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Perché GTA 6 è il gioco più atteso di sempre

Tredici anni dopo GTA V, GTA 6 arriva il 19 novembre. Perché è il gioco più atteso di sempre? Non solo per Netflix, Miami e i record dei trailer: Rockstar è l’unico studio che vende come un fenomeno pop e viene votato come un capolavoro. Dati verificati, GTA Online e il peso delle aspettative.

La notte del 17 settembre 2013 molti negozi hanno rialzato le saracinesche a mezzanotte. Chi era in fila ricorda il cellophane strappato già in macchina, la console accesa di corsa, il primo giro in auto per le strade di Los Santos. Nessuno, quella notte, avrebbe scommesso che il capitolo successivo sarebbe arrivato tredici anni dopo.

Il 19 novembre 2026 quell’attesa finisce. Grand Theft Auto VI arriva su PS5 e Xbox Series X|S dopo due rinvii, un trailer trasmesso in esclusiva su Netflix e un’intera città americana ridipinta con i colori di Vice City.

I numeri dell’hype, però, raccontano solo metà della storia. L’altra metà è più interessante: GTA 6 occupa un incrocio che nessun altro titolo del medium riesce a tenere, quello tra il fenomeno pop e il capolavoro della critica. Ed è proprio lì che si nasconde anche il suo rischio più grande.

Tredici anni dopo GTA V: un’attesa senza precedenti

Tredici anni, nel medium, sono un’era geologica. Quando GTA V debuttò su PS3 e Xbox 360, PS4 non era ancora nei negozi.

Il confronto con il passato della serie rende la misura dello strappo. Tra GTA IV e GTA V erano trascorsi poco più di cinque anni (aprile 2008, settembre 2013), già percepiti come un’eternità all’epoca. Tra GTA V e GTA 6 ne passano tredici e due mesi: più del doppio. Nessuna serie capace di vendere quanto Grand Theft Auto è rimasta ferma così a lungo.

A complicare il quadro ci hanno pensato i rinvii: dall’autunno 2025 al 26 maggio 2026, poi, con l’annuncio del 6 novembre 2025, al 19 novembre 2026, accompagnato dalle scuse di Rockstar per aver allungato un’attesa già estenuante.

Per chi ha vissuto quella notte del 2013, il conto è quasi personale: chi aveva vent’anni al lancio di GTA V ne ha trentatré quando impugna il pad per GTA 6. Nel frattempo un’altra generazione si è appassionata al medium senza aver mai visto uscire un Grand Theft Auto.

Uno scorcio di Vice City, la città di GTA 6 ispirata a Miami

Il raro incrocio tra mainstream e capolavoro

Nel medium esistono due classifiche che quasi mai si incontrano. Quella delle vendite è dominata da titoli che chiunque può prendere in mano senza istruzioni: Minecraft guida con 350 milioni di copie secondo il Guinness World Records. Quella della critica premia capolavori che spesso restano di nicchia, amati dai veterani e ignorati dal grande pubblico.

Rockstar è l’eccezione che rompe lo schema. GTA IV ha raggiunto una media di 98 nei voti della critica internazionale, il punteggio più alto mai ottenuto dallo studio. GTA V e Red Dead Redemption 2 condividono, con 97, il primato di giochi più votati della generazione PS4 e Xbox One, come certificato dal Guinness. E nella classifica dei voti medi del decennio 2010-2019 i primi cinque posti se li spartiscono due soli editori: Nintendo e Rockstar.

Ora il lato delle vendite. GTA V ha superato i 230 milioni di unità distribuite, e per Take-Two è il titolo più venduto dell’ultimo decennio tanto per unità quanto per incassi. L’intera serie sfiora i 475 milioni. Il paragone con Minecraft dice tutto: un gioco classificato PEGI 18 si avvicina ai due terzi delle vendite del titolo più trasversale mai esistito.

Nintendo è l’unico altro editore che tiene insieme pubblico enorme e voti altissimi, ma lo fa con opere pensate per tutta la famiglia. Rockstar ci riesce con storie per adulti, violente, satiriche, spesso scomode. È la stessa cura che ha reso iconico Max Payne e che attraversa tutta la classifica dei migliori giochi Rockstar.

Lucia Caminos, protagonista di GTA 6, in uno screenshot ufficiale

Ecco perché GTA 6 è atteso tanto da chi compra due giochi l’anno quanto da chi ne recensisce duecento. Il marketing dimostra il primo lato della medaglia, il lavoro artigianale il secondo.

Una campagna da evento culturale: Netflix, Miami, South Park

Il 27 agosto, alle 21 italiane, milioni di persone hanno aperto Netflix per guardare qualcuno giocare. In palinsesto c’era Grand Theft Auto VI: An Extended Look: 27 minuti di gameplay girati su PS5, in esclusiva sulla piattaforma per sei ore prima di approdare su YouTube.

Strauss Zelnick, CEO di Take-Two, ha definito la partnership la prima del suo genere. Secondo Jason Schreier di Bloomberg, il bersaglio non erano i fan con il preordine già in tasca, ma gli spettatori che un video di gameplay non l’avrebbero mai cercato. Il risultato: 31,1 milioni di visualizzazioni in quattro giorni e vetta della classifica in 87 Paesi su 93, contro i 23,2 milioni del secondo titolo della settimana, The Whisper Man.

Jason e Lucia in una scena di gameplay di GTA 6

Poi è arrivata Miami. Il 22 settembre, sul tetto del Kaseya Center, è comparsa l’insegna “Welcome to Vice City”: circa 440 metri quadrati di lettere portate in quota con un elicottero, visibili dagli aerei in atterraggio. L’accordo vale circa 975.000 dollari ed è confluito nel pacchetto da circa 3,9 milioni annunciato dalla contea di Miami-Dade il 28 ottobre, con luci a tema all’aeroporto e al porto.

Miami Beach, città distinta da Miami e con un consiglio comunale tutto suo, ha scelto con il margine più stretto possibile. Il 10 settembre la proposta è passata con quattro voti favorevoli e tre contrari, dopo un dibattito acceso sulla violenza della serie. Dal 15 ottobre al 31 dicembre sdraio e ombrelloni sfoggiano il marchio Vice City, per un valore stimato tra 3 e 4 milioni di dollari. Il dettaglio più curioso: le parole “Grand Theft Auto” non compaiono mai.

I Miami Heat giocheranno “A Night in Vice City” il 18 novembre contro i Bucks, in diretta ESPN, con parquet e divise creati per una sola partita.

Vice City in uno screenshot ufficiale di GTA 6

Le stazioni radio sono parte dell’anima di Grand Theft Auto. Con GTA 6 la musica esce dall’autoradio e diventa un prodotto a sé: il 17 settembre Rockstar e Atlantic Records hanno annunciato Grand Theft Auto VI: The Album, 34 brani originali firmati tra gli altri da Travis Scott, Keith Richards e Morgan Wallen, in uscita lo stesso giorno del gioco. L’edizione limitata in vinile è andata esaurita in pochi minuti.

Infine la cultura pop. Nella ventinovesima stagione di South Park GTA 6 è diventato una gag ricorrente, fino all’episodio del 28 ottobre che include vero gameplay fornito da Rockstar. La narratrice è Tish Hicks, la stessa voce del video di gameplay di GTA V del 2013: un omaggio che i veterani hanno colto al volo.

Il confronto con il 2013 chiude il cerchio. La campagna di GTA V durò 22 mesi, tra spot televisivi, riviste, radio e cinque trailer. Quella di GTA 6 si concentra in circa cinque mesi e, per scelta dichiarata di Zelnick, rinuncia agli acquisti massicci sulla TV generalista per inseguire il pubblico dove si trova oggi. L’evento Netflix, nelle sue parole, era solo “uno degli antipasti”.

Jason Duval, protagonista di GTA 6, in uno screenshot ufficiale

I numeri di contorno confermano la portata. Il trailer di lancio ha superato i 51 milioni in quattro giorni, contro i circa 34 milioni raccolti in tredici anni da quello di GTA V. Secondo le stime di Newzoo, la prima settimana di preordini ha generato circa 180 milioni di dollari tra Stati Uniti e cinque mercati europei, Italia compresa: la campagna più forte mai registrata nei loro dati.

GTA Online: il gioco che non è mai finito e quello che deve ancora iniziare

Una parte del merito di questi tredici anni, e una parte della colpa, ha un nome preciso. GTA Online è arrivato il 1° ottobre 2013, due settimane dopo GTA V, e da allora non si è più fermato: rapine, aggiornamenti, un abbonamento, una comunità che non ha mai smesso di popolare Los Santos.

I bilanci spiegano perché. Nell’anno fiscale chiuso al 31 marzo 2026 Take-Two ha registrato 6,66 miliardi di dollari di ricavi netti, di cui il 78,1% da spesa ricorrente: microtransazioni, abbonamenti, contenuti aggiuntivi. Il dato riguarda tutto il gruppo, ma GTA ne è il motore: a fine 2025 la sua spesa ricorrente è cresciuta del 27%, spinta dal ritorno di Michael De Santa.

Qui sta il paradosso. Il vecchio online ha tenuto viva l’attesa, offrendo ai videogiocatori un motivo per restare. Ma un titolo che continua a generare ricavi per oltre un decennio toglie anche ogni urgenza a chi deve progettarne il successore.

La zona di Ambrosia, nello stato di Leonida, in uno screenshot ufficiale di GTA 6

Del nuovo online, ufficialmente, Rockstar non ha detto quasi nulla. Nel post dedicato ai preordini descrive GTA 6 come un’esperienza single player. Un dettaglio genera confusione: il mese di GTA+ incluso nei preordini vale per il GTA Online attuale, non per GTA 6, che Take-Two continuerà a supportare anche dopo il lancio.

Sulla data esistono solo indizi. A settembre il CEO di Twitch Dan Clancy ha raccontato a Bloomberg di aspettarsi un picco con GTA 6 e uno ancora più grande l’anno successivo, con l’arrivo del multiplayer. Resta una previsione, non un annuncio.

Le aspettative degli appassionati, intanto, corrono. Nel 2023 Rockstar ha acquisito Cfx.re, il gruppo dietro FiveM, dopo anni di contrasto a quella piattaforma: un segnale che molti leggono come la promessa di un roleplay ufficiale e di strumenti per i creatori. Per GTA 6, però, nulla di tutto questo è confermato.

Il precedente che preoccupa i veterani si chiama Red Dead Online. Nel luglio 2022 Rockstar ha fermato gli aggiornamenti di rilievo per spostare risorse sul nuovo GTA, e i giocatori hanno risposto organizzando funerali dentro il gioco. Il nuovo GTA Online dovrà convincere tanto chi ha speso dieci anni a Los Santos quanto chi ha visto spegnersi il West online.

Ritorno a Vice City, con Jason e Lucia

Vice City non è un’ambientazione qualunque per la serie. Nel 2002 GTA: Vice City aveva trasformato la Miami degli anni Ottanta in un’icona fatta di neon, synth e camicie hawaiane. Ventiquattro anni dopo la città ritorna, contemporanea, dentro Leonida, lo stato immaginario che Rockstar ha modellato sulla Florida.

Al centro ci sono Jason Duval e Lucia Caminos, una coppia legata tanto dal crimine quanto dai sentimenti. È una scelta che cambia l’impianto narrativo rispetto ai tre protagonisti di GTA V: meno mosaico, più racconto a due voci.

I dati sul lavoro dietro il gioco spiegano il lato qualità della tesi. Secondo il New York Times, GTA 6 conta oltre 600.000 animazioni, contro le 55.000 di GTA V e le 300.000 di Red Dead Redemption 2: undici volte il predecessore diretto, il doppio del western che aveva già ridefinito lo standard. A Los Angeles è nato persino un team dedicato soltanto ai personaggi non giocanti, curati uno per uno.

Port Gellhorn, una delle località di Leonida, in uno screenshot ufficiale di GTA 6

Rob Nelson descrive il gioco come un’evoluzione di Red Dead Redemption II, e il paragone pesa: quell’opera aveva fissato l’asticella della simulazione di un mondo vivo. Nelson ha anche dichiarato che lo sviluppo non ha fatto uso di IA generativa e che al lancio non ci saranno acquisti con denaro reale. Nella sua partita di prova di febbraio ha contato circa 80 ore tra storia e obiettivi facoltativi.

L’effetto GTA 6 sull’industria

Il gioco più atteso di sempre pesa anche su chi non lo sviluppa. Da quando Rockstar ha fissato il 19 novembre, il calendario 2026 si è riorganizzato attorno a quella data come un sistema di pianeti attorno alla propria stella.

Molti editori hanno spostato le proprie uscite per non finire nella scia di GTA 6, e il risultato è stato un settembre insolitamente affollato. Uscirgli a ridosso significa rischiare l’invisibilità, a prescindere dalla qualità.

Dan Clancy è arrivato a consigliare pubblicamente agli studi di evitare il vortice d’attenzione che GTA 6 genererà al lancio. Detto dal capo della piattaforma che più beneficerà di quel vortice, il consiglio suona quasi come un bollettino meteo. Per un quadro delle uscite che hanno resistito c’è la panoramica sui videogiochi più attesi del 2026.

Uno screenshot ufficiale di GTA 6 pubblicato in esclusiva da Game Informer

Il peso delle aspettative: può davvero mantenerle?

Nel dicembre 2020 un altro titolo arrivava sugli scaffali con la promessa di cambiare tutto. Cyberpunk 2077 era stato atteso per otto anni e, al lancio, si è schiantato contro le proprie ambizioni. Su queste pagine Cyberpunk 2077 è diventato la prova che i voti dei videogiochi sono troppo alti.

GTA 6 corre un rischio diverso, e più grande. Più un gioco diventa evento, più deve reggere aspettative che non appartengono soltanto ai videogiocatori: ci sono gli abbonati Netflix, i residenti di Miami, gli spettatori che hanno visto un trailer senza aver mai preso in mano un pad. Il mainstream amplifica il successo, ma amplifica anche la delusione.

Le prime crepe del modello sono già visibili. Game Developer ha contestato la scelta di chiudere per sei ore un contenuto promozionale dietro un abbonamento a pagamento. A Miami il commissario JC Bermudez e la sceriffa Rosie Cordero-Stutz si sono opposti alla trasformazione degli spazi della contea in Vice City, citando la violenza della serie.

Resta poi la domanda più concreta: la monetizzazione. Al lancio non ci saranno acquisti con denaro reale, ma sul futuro online Rockstar non ha preso impegni. Con oltre tre quarti dei ricavi di Take-Two legati alla spesa ricorrente, è difficile immaginare un nuovo GTA Online immune da ogni tentazione.

Uno screenshot ufficiale di GTA 6 pubblicato in esclusiva da Love Magazine

Il verdetto, alla vigilia, è netto: l’attesa è giustificata. Non per i numeri della campagna, ma per il curriculum di chi lo firma. GTA IV, GTA V e Red Dead Redemption 2 hanno centrato insieme il pubblico e la critica, e i dati sul lavoro artigianale dicono che GTA 6 nasce con la stessa ossessione per il dettaglio.

Il rischio vero non abita il 19 novembre, ma i mesi successivi, quando Rockstar dovrà decidere quanto far pagare il mondo che ha costruito. Sul single player la scommessa è solida: tredici anni di attesa hanno trovato l’unico studio in grado di ripagarli. Sull’online, il credito andrà guadagnato da capo.

Di Antonino Savalli

Nato con Nintendo, cresciuto con PlayStation e formato con il PC, ho sempre trovato nella scrittura il legame per apprezzare tutte le esperienze videoludiche (e non) vissute.

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