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GAMM: il nostro viaggio al Museo del Videogioco

Vi raccontiamo la nostra visita al GAMM, il Museo del Videogioco più importante di Roma.

“Raro è trovare una cosa speciale, nelle vetrine di una strada centrale. Per ogni cosa c’è un posto, ma quello della meraviglia è solo un pò più nascosto”. Così cantava Niccolò Fabi nella sua hit “Il negozio di antiquariato” e queste sono le parole che mi sono venute in mente durante la nostra visita al GAMM, Museo del videogioco

Si perché varcare la soglia del GAMM  Game Museum di Roma significa entrare in un luogo in cui la memoria del videogioco prende forma concreta, respirabile, tangibile. Non si tratta di un semplice museo, ma di un archivio vivo, un viaggio sensoriale attraverso cinquant’anni di storia che hanno trasformato un passatempo da bar in un fenomeno culturale globale. 

La nascita di un tempio del videogioco

Situato a pochi passi da Piazza della Repubblica, il GAMM si estende su circa 700 metri quadrati distribuiti su due livelli, offrendo un percorso che unisce ricerca storica, esperienza immersiva e passione. Ogni sala è concepita come una porta temporale: si passa dai primi esperimenti digitali a transistor alle console moderne, attraversando decenni di evoluzioni tecnologiche, artistiche e sociali. Il Museo consta essenzialmente di tre sezioni.

Il Gammdome: l’immersione nella storia

Il viaggio inizia nel GAMMDOME, un ambiente dove luci, suoni e immagini si intrecciano per raccontare l’origine e la crescita del medium. Pannelli interattivi, installazioni audiovisive e contributi di protagonisti del settore accompagnano il visitatore attraverso la genesi del videogioco: dai primi esperimenti degli anni Sessanta alle rivoluzioni grafiche e narrative dei giorni nostri.

Qui si possono trovare pezzi di storia, a volte anche unici, ad esempio l’oscilloscopio che fu usato per il primo gioco di tennis: Tennis for two. O ancora i dischi (ancora da 5 pollici) del primo Doom. Un paradiso per collezionisti ed appassionati. I monitor lungo tutta l’esposizione poi ci accompagnano lungo il cammino con interviste ai protagonisti del media nei momenti topici della storia del videogioco.

Infine due maxi schermi collegati ad una Switch e ad una Switch 2 consentono di rilassarsi con alcuni giochi, nello specifico su Switch 2 girava Mario Kart World. 

PARC Path of Arcadia: la sala giochi che rivive

Una porta poi, neanche tanto vistosa, quasi anonima della sala del Gammdome nasconde un vero e proprio tesoro: PARC  Path of Arcadia, forse la sezione più emozionante per chi ha conosciuto l’epoca delle sale giochi. Qui i cabinati arcade originali, restaurati e funzionanti, invitano non solo a guardare ma a giocare.

 Il clic dei pulsanti, il ronzio dei monitor a tubo catodico, la sfida di un joystick consumato dal tempo riportano indietro a un’epoca in cui il videogioco era un’esperienza collettiva: luci soffuse, competizioni improvvisate e la sensazione che il tempo si fermasse davanti a Pac-Man o Space Invaders. 

Hip Historical Playground: il grande archivio giocabile

Il percorso culmina con l’HIP – Historical Playground, dove il videogioco viene mostrato come linguaggio e arte in continua trasformazione. Qui si trovano centinaia di console, computer e sistemi portatili, affiancati da postazioni che permettono di provare oltre 2.000 titoli storici.

È una sala che non si limita a esporre, ma invita a toccare, a scoprire, a giocare. Atari, Commodore, Zx Spectrum, console moderne e meno moderne, realtà virtuale, ogni aspetto del mondo videoludico è sapientemente rappresentato in questa oasi per i videogiocatori. 

Tra le chicche spiccano le donazioni di importanti software house italiane, come Milestone, che ha affidato al GAMM bozzetti originali, concept art e materiali di sviluppo dei suoi titoli più iconici. Sono pezzi unici, che permettono di intravedere il lato umano e creativo dietro la macchina: schizzi a matita di circuiti, storyboard di corse virtuali, idee che da carta e penna sono diventate emozioni interattive. 

Un archivio di emozioni

La forza del GAMM Museum non sta solo nella quantità dei pezzi raccolti, ma nella capacità di raccontare il videogioco come specchio del nostro tempo. Ogni sala è un invito a rivivere emozioni sopite: la meraviglia di una grafica nuova, l’attesa di una partita in sala giochi, la scoperta di mondi che hanno plasmato generazioni. 

Il GAMM non si limita a conservare: restituisce dignità culturale a un medium che troppo spesso è stato ridotto a semplice intrattenimento. Qui il videogioco diventa storia, arte, tecnologia, memoria. E soprattutto diventa emozione condivisa. 

Di Corrado Fermariello

Primo computer? Commodore 64...ne è passata di acqua sotto i ponti, e io con lei, ritrovandomi oggi, superati gli anta ad amare ancora il videogioco come forma di intrattenimento

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