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Editoriali

Tomb Raider: perché la trilogia originale è così importante per i videogiochi

In attesa dei nuovi capitoli della saga, riscopriamo insieme la trilogia originale di Tomb Raider.

Tra i progetti legati alle future uscite videoludiche uno di quelli che ha attirato il maggior interesse è stato certamente l’annuncio dell’arrivo di ben due nuovi giochi dedicati al franchise di Tomb Raider. Se ancora poco o nulla si sa su Tomb Raider: Catalyst, nuovo episodio della saga, qualche informazione in più si ha su Tomb Raider: Legacy of Atlantis. Si tratterebbe infatti di una riproposizione in chiave moderna del primissimo episodio della saga.

In questo articolo abbiamo pensato di cogliere l’occasione per proporvi una retrospettiva della trilogia originale di Tomb Raider. Sebbene questa saga, nel corso degli anni, abbia indubbiamente perso gran parte della sua popolarità, resta certamente un franchise molto importante nel mondo dei videogiochi, anche grazie al carisma della sua protagonista, Lara Croft.

In attesa di scoprire se i nuovi giochi riusciranno a rilanciare totalmente la saga, partiamo insieme alla riscoperta dei tre giochi che sono stati l’origine della leggenda di Lara Croft. Sebbene il primo Tomb Raider sia uscito prima su Sega Saturn, si tratta di gioco legati a filo doppio al ciclo vitale della prima Playstation. Torniamo quindi alla fine dei mitici anni 90 e riscopriamo le prime avventure di Lara.

Il primo Tomb Raider

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Il primo Tomb Raider uscì nel 1996 per Playstation, Sega Saturn e PC. Il gioco fu sviluppato dall’inglese Core e distribuito da Eidos. Si trattava di un’avventura tridimensionale in cui il giocatore aveva il compito di raggiungere la fine dei vari livelli superando ostacoli, risolvendo enigmi e liberandosi dei vari nemici, prevalentemente animali feroci.

La trama vedeva la protagonista, la celebre archeologa Lara Croft, venire assoldata dalla misteriosa Natla per ritrovare lo Scion, misterioso artefatto nascosto in un’antica città fortificata dell’America Centrale. La ricerca condurrà Lara in diverse parti del mondo attraverso intricati labirinti e antiche tombe, fino a portarla ad una scoperta incredibile legata al passato della civiltà di Atlantide.

Il gioco ottenne un successo enorme. Tomb Raider proponeva infatti una grafica assolutamente all’avanguardia e un gameplay profondo e coinvolgente. Si trattava infatti di una delle prime vere avventure 3d, in cui il giocatore aveva la possibilità di muoversi liberamente all’interno dello scenario per esplorare liberamente l’ambiente circostante. Questa sensazione di libertà e profondità era amplificata dall’incredibile design dei livelli. Ogni location era infatti caratterizzata benissimo e ricchissima di segreti e particolari nascosti.

Per trovare l’uscita di livelli era necessario esplorare in maniera attenta e precisa. Uno dei punti salienti dell’esperienza era la ricerca dei save point, che apparivano come cristalli luminosi (anche se nella versione PC era possibile salvare in ogni momento).

Anche i combattimenti, in cui Lara poteva contare sulle sue fide pistole, a cui andavano poi aggiungendosi altre 3 armi, erano dinamici e divertenti. Lara puntava automaticamente i nemici, lasciando al giocatore il compito di evitare i loro attacchi muovendosi e saltando in ogni direzione.

Parlando di salti, anche le azioni a disposizione di Lara erano davvero molte. La nostra eroina poteva infatti camminare, correre, spostarsi lateralmente, saltare in ogni direzione ed effettuare una capriola per voltarsi istantaneamente. Tutte queste possibilità rendevano il movimento e l’esplorazione molto piacevoli e dinamici e offrivano possibilità di movimento molto maggiori rispetto ad altri giochi, come ad esempio Resident Evil, ancora ancorati ad un sistema di movimento più limitato.

Unico aspetto del gioco a destare qualche perplessità era il sonoro. Le musiche del gioco erano estremamente curate e d’atmosfera, tuttavia la maggior parte del tempo Lara procedeva nell’esplorazione avvolta dal silenzio. Una scelta particolare, ma sicuramente d’atmosfera, dal momento che le musiche iniziavano di solito al raggiungimento di particolari sezioni di gioco particolarmente evocative o pericolose.

Tutti questi elementi fecero di Tomb Raider un successo davvero esplosivo. Non solo il gioco vendette un numero esorbitante di copie, ma rese Lara Croft una vera e propria icona. Lara era davvero ovunque. Basti ricordare le sue apparizioni su numerose riviste di moda e persino in alcuni concerti degli U2. Senza esagerare, si può tranquillamente affermare che il primo Tomb Raider è stato il gioco più importante in assoluto in quel particolare periodo storico. Per un ulteriore approfondimento sul primo Tomb Raider vi consigliamo questo articolo.

Tomb Raider 2

Visti gli incredibili risultati ottenuti dal primo Tomb Raider, un sequel era più che scontato. Nell’ottobre del 1997 uscì dunque Tomb Raider 2. Il gioco riproponeva sostanzialmente la stessa struttura del primo capitolo, con pochissime novità dal punto di vista del gameplay. Le uniche reali novità erano la presenza di alcuni veicoli pilotabili (motoscafo e motoslitta) e la nuova abilità di Lara di scalare alcuni parteti. Ora Lara aveva anche la capacità di ruotare su se stessa nel corso di un salto all’indietro (manovra essenziale per superare alcuni ostacoli). Infine, Lara disponeva di una serie di bengala, utili per illuminare le aree buie.

Tuttavia, pur non presentando novità radicali, Tomb Raider 2 potenziava praticamente ogni aspetto del gioco originale. La grafica, anzitutto, era ora molto più pulita e dettagliata. La stessa Lara sfoggiava anche durante il gioco la sua treccia, che nel primo titolo veniva raccolta e mostrata solo nei filmati. Anche i livelli apparivano molto più vari, con numerose sezioni all’aperto e una maggior differenziazione nelle location.

La storia vedeva la nostra Lara alla ricerca della daga di Xian, antico manufatto cinese in grado di donare al suo possessore i poteri del drago. A sbarrarle la strada la bella avventuriera trova Marco Bartoli, criminale italiano a capo di una misteriosa setta. Il suo viaggio condurrà Lara a Venezia, su una piattaforma petrolifera, in un relitto marino e nelle montagne del Tibet.

La differenza più sensibile rispetto al primo capitolo fu certamente la maggior enfasi data dal gioco alle sequenze action. A differenza del gioco originale, infatti, ora Lara deve vedersela soprattutto con nemici umani, spesso dotati di armi da fuoco. Dunque combattimenti e sparatorie hanno molto più spazio rispetto al passato, sebbene l’ esplorazione e la risoluzione degli enigmi restino fondamentali.

In generale, Tomb Raider 2 risultava decisamente più ostico e difficile del primo gioco, sebbene gli enigmi dell’avventura originale fossero, nel complesso, più articolati e difficili. In compenso, ora anche i giocatori console potevano usufruire della funzione di salvataggio in ogni momento dell’avventura.

Pur ottenendo un ottimo successo e pur essendo tutt’oggi considerato da molti il miglior capitolo della saga, non mancò chi già ai tempi criticò la sostanziale mancanza di innovazione portata da Tomb Raider 2. Il gioco era sì più bello da vedere (anche se non di molto), più rifinito e con un gameplay più dinamico (soprattutto su Playstation), ma restava sostanzialmente invariato nella sostanza. Sarà proprio questa mancanza di reali innovazioni ad iniziare il declino della serie.

Tomb Raider 3: Adventures of Lara Croft

Vista l’ottima accoglienza riservata a Tomb Raider 2, Core ed Eidos decisero di continuare a battere il ferro finché restava caldo. Ecco dunque arrivare, nel dicembre 1998, Tomb Raider III: Adventures of Lara Croft.

Anche in questo caso, gli sviluppatori decisero di non stravolgere la struttura di gioco. Rispetto al secondo capitolo, tuttavia, le differenze furono maggiori. Lara infatti ora era in grado di gattonare e di effettuare un potente scatto per un periodo di tempo limitato.

Inoltre, il numero di armi a disposizione venne molto aumentato, così come il numero di veicoli, che ora includevano quad, kayak e un piccolo dispositivo subacqueo. Tutte queste innovazioni furono implementate in maniera efficacie nella struttura dei livelli, che ora si mostravano molto più vasti ed articolati. Diversi livelli proponevano addirittura percorsi alternativi per essere completati.

La trama vedeva la nostra Lara impegnata nella ricerca di alcuni frammenti di meteorite in grado di donare poteri sovrannaturali ai loro possessori. Lara è guidata nella sua missione dal dottor Willard, uno strambo scienziato che mostrerà presto di avere diversi fini nascosti.

In questa avventura, dopo una serie di livelli ambientati in India, il giocatore ha la possibilità di scegliere l’ordine con cui affrontare le missioni. Lara infatti dovrà recuperare i frammenti di meteorite nascosti a Londra, in un’isola del Pacifico e persino nell’Area 51. La scelta dell’ordine non influenza la trama del gioco, ma consente al giocatore di organizzare al meglio le proprie risorse.

Questa volta il gioco, nonostante le critiche positive, non fu bene accolto. Tomb Raider III vendette circa 6 milioni di copie e ottenne anche un discreto successo di critica. Tuttavia molte testate stroncarono il gioco ritenendolo davvero troppo simile ai due predecessori. Sebbene, come già detto, i livelli fossero decisamente più ampli e complessi, la sensazione di deja-vu che permeava l’avventura era davvero palpabile e non fu apprezzata da molti.

Dopo Tomb Raider III la saga di Lara continuò tra alti e bassi. Dopo due episodi per PXX abbastanza irrilevanti e il pessimo Angel of Darkness per PS2, la serie visse ben due nuove trilogie, oltre a diversi episodi Spin off. Non è questa, tuttavia, la sede per approfondire questi giochi. Vedremo se la tanto attesa svolta positiva arriverà proprio con Legacy of Atlantis.

Di Marco Gioletta

Appassionato di videogiochi fin da bambino, tramite il commodore 64 del mio papà. Grande fan sia di Sony che di Nintendo, con una grande passione per le avventure ed i picchiaduro. Laureato in lettere e amante di lettura e scrittura.

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