Se è l’arte sa prendere spunto dal passato e rinnovarsi per fornire un prodotto ispirato da tempi lontani, ma animato da un contesto contemporaneo, allora uno degli esperimenti più riusciti dell’ultimo decennio è stato Cuphead, che ha riportato in auge lo stile cartoon dei rubber hose aggiungendoci una sana dose di cattiveria. Nel 2026, ci prova anche Mouse: P.I. for Hire, un boomer shooter che mi ha stupito per tanti motivi, tutti diversi.
L’opera di Fumi Games è uno sparatutto in prima persona che ricalca la frenesia di Doom, la mischia con i già citati rubber hose e la serve in un mondo noir. Il risultato? Scopriamolo in questa recensione di Mouse: P.I. for Hire.
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Anni ruggenti
Mouse: P.I. for Hire sfrutta i famosi sette secondi per fornire di sé un’opinione impeccabile. Sin dal primo trailer, Fumi Games ha mostrato un’opera carismatica e questo stile non ha deluso nemmeno ad opera completata.Il gioco si basa su quello che hanno reso gli anni venti del Novecento memorabili: i rubber hose, i cartoni animati in cui i protagonisti sembravano dei “tubi di gomma” e il noir, quel genere letterario in cui il protagonista è disilluso e i suoi incontri hanno sempre a che fare con una femme fatale.
Fondere le due cose significa immergersi in un mondo in cui il protagonista è un topo investigatore impegnato nel suo caso più complesso. E sullo stile Mouse: P.I. for Hire eccelle: non solo il protagonista, ma anche i diversi personaggi secondari sono estremamente carismatici e capaci di portarci all’interno di un’opera noir che rimane sempre leggera pur sfiorando tematiche dure.

Tributo al Noir
La trama è incentrata sulla sparizione di un famoso illusionista, che sin dall’inizio sembra aver avuto un passato in comune con Jack Pepper, il nostro protagonista. Una volta conclusa la prima missione, vero e proprio tutorial, il cupo mondo di Mouseburg ci si apre davanti. Jack ha un proprio ufficio come tutti gli investigatori degni di nota e una propria bacheca delle indagini, dove unirà letteralmente gli indizi per dare un senso a tutta la trama.
Già da questo preambolo è chiaro quanto i creatori abbiano voluto cospargere l’intera opera di citazioni. I riferimenti a Houdini e Mad Men sono solo la superficie di una sequela di tante altre citazioni da tutti i medium, compreso quello videoludico. In generale, la trama di Mouse: P.I. for Hire non vuole esser quella di L.A. Noire, ma più un tributo all’universo noir che ancora oggi ci appassiona. Il risultato è un un contesto cupo, ma allo stesso tempo leggero: assolutamente riuscito.

Un mondo in bianco e nero
Tutto parte e finisce in un quartieri di Mouseburg, il nostro hub centrale, mentre tutte le indagini sono divise in aree-livello da visitare attraverso una mappa con vista dall’alto dell’intera città. L’hub permette di andare avanti con la storia principale, potenziare le armi di Jack e acquistare munizioni e collezionabili. Un simpatico gioco di carte basato sul baseball fornisce un divertente filler tra una missione e l’altra.
Dai primi trailer avevo intuito che il gameplay di Mouse: P.I. for Hire fosse frenetico, ma non così tanto. La componente gunplay è sempre sembrata importante, ma ritenevo che il gioco potesseo essere più una sorta di Bioshock. Non è così: Mouse: P.I. for Hire è un boomer shooter, che si ispira al titolo più famoso del genere: Doom. E più si va avanti nella storia principale, più questa affermazione diventa vera.
Il level design è un vero e proprio crescendo di complessità, anche se per i veterani risulterà probabilmente troppo semplice a difficoltà normale.

Fantasiose avversità
Jack Pepper inizia la sua avventura con una pistola per ritrovarsi un arsenale di tutto rispetto già dopo pochissime ore. Ai grandi classici come la doppietta e la mitragliatrice Thompson, si aggiungeranno nel tempo anche una serie di armi non convenzionali tipici degli Arena FPS a cavallo tra gli anni 90 e i primi anni duemila. In sintonia con le armi, anche la storia si dilungherà all’interno di laboratori segreti, fogne con coccodrilli, traffici illeciti e accenni di temi più crudi come molestie sul lavoro e razzismo. Su quest’ultimo punto va fatto un particolare plauso a Fumi Games, perché è riuscita a portare all’interno della propria opera quello stile assurdo e crudo che ho letto nell’opera di George Orwell, La Fattoria degli Animali.
In aggiunta allo stile shooter, Fumi Games ha voluto portare qualche elemento tipico del nuovo modo di concepire i first person shooter. Ho iniziato la mia avventura con l’essere un comune investigatore e sono presto diventato una versione semplificata di Samus Aran. Come in Metroid Prime, Jack Pepper avrà nuove abilità livello dopo livello: dal doppio salto all’elica in stile Ispettore Gadget, Mouse: P.I. for Hire aggiunge diversi puzzle game ambientali che completano l’opera senza appesantirla.
Grazie a queste caratteristiche, Mouse: P.I. for Hire risulta essere un ottimo entry-level dei boomer shooter, con tutte le carte in regola per far appassionare tante nuove leve a un genere pilastro dell’universo videoludico portandolo per mano nella gestione di level design e difficoltà sempre maggiori.

Un mondo di carta
Mi sento di estendere il mio plauso allo stile anche alla realizzazione puramente tecnica. La grafica di Mouse: P.I. for Hire in stile Paper Mario è bella da vedere e da vivere. Le colonne sonore mischiano il jazz e charleston anni venti e mostrano la dicotomia del periodo, tra la voglia di spensieratezza del post-guerra e le difficotà di una società ancora schiava del suo recente passato. Il tutto condito da un doppiaggio inglese eccellente capeggiato dall’ormai noto Troy Baker.
Per concludere la recensione di Mouse: P.I. for Hire bisogna chiedersi: c’è qualcosa che non funziona? La risposta è: no, tutta l’opera gira perfettamente. Il gioco di Fumi Games è divertente, carismatico ed è stato capace di tenermi incollato allo scherma per quasi 15 ore.
È un titolo che consiglio, ma che non innova. Non siamo quindi nell’Olimpo dei videogiochi. La trama sfiora solo alcune delle tematiche più dure nel noir. Il gameplay è solido, ma non aggiungere nulla di nuovo nemmeno sul level design. Lo stile artistico è di altissimo livello, ma nel recente passato abbiamo già visto tante opere simili come il già citato Cuphead. Mouse: P.I. for Hire è quindi l’inizio perfetto per un eccellente futuro nel settore videoludico. Fumi Games: ne vogliamo ancora!
Mouse: P.I. for Hire è un boomer shooter, in stile Doom, ricco di stile e carisma. L’ambientazione anni venti, che prende a piene mani dai cartoon rubber house e dal gener e noir è deliziosa. Il gameplay cresce scenario dopo scenario mostrando degli ottimi picchi di level design. In definitiva, l’opera è un ottimo entry-level per chi vuole addentrarsi nel mondo degli FPS frenetici, ma anche per Fumi Games, che ha creato un videogioco che ci fa ben sperare tanto per il presente quanto per il futuro di questa affascinante software house.
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Dettagli e Modus Operandi
- Piattaforme: PlayStation 5, Nintendo Switch 2, Nintendo Switch, Xbox One, PlayStation 4, Xbox Series X|S, PC
- Data uscita: 16 aprile 2025
- Prezzo: 29,99 euro
Ho giocato e completato il gioco su Xbox Series X, a partire dal day one, grazie a un codice gentilmente offerto dal publisher

