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Brave New Wonders: ecco quando arriva su PC

City From Naught porta su PC il suo automation sim post apocalittico, tra automi programmabili in linguaggio naturale e Wonders da costruire.

Brave New Wonders, il factory automation e base building sim sviluppato e pubblicato da City From Naught, uscirà su PC il 21 settembre 2026. Lo studio indipendente di Toronto, già autore dell’avventura cyberpunk Keyword 2: Nightfall e del puzzle game Keyword: A Spider’s Thread, porta così a compimento uno sviluppo seguito passo passo dalla sua community fin dalle prime demo pubbliche.

L’ambientazione è quella, ormai familiare al genere ma qui rivisitata con gusto, di un futuro post apocalittico: l’umanità è scomparsa, le sue città sono rovine silenziose e le macchine che un tempo le animavano attendono solo di essere rimesse in moto. Il giocatore veste i panni di chi quella civiltà la deve ricostruire, comandando eserciti di automatons tra esplorazione, combattimento e produzione industriale su vasta scala.

Niente conveyor belt, si parla direttamente ai robot

La vera Golden Rule di Brave New Wonders, per usare le parole dello studio, è il suo sistema di comando: niente nastri trasportatori da incastrare a mano né linguaggi di programmazione da imparare, ma istruzioni scritte in linguaggio naturale, nella propria lingua. Si tratta di un salto rispetto alla scuola di Factorio e Satisfactory, che negli ultimi anni ha reso l’automation genre uno dei più fedeli e appassionati dell’intero panorama indie: qui il giocatore non compone circuiti logici con l’interfaccia, ma scrive un vero e proprio comando, e l’automatone lo interpreta e lo esegue. Chi preferisce l’approccio classico può comunque assemblare i comportamenti a mano, componendo manualmente il grafo delle azioni senza passare dal testo.

Il risultato, secondo chi ha già provato le build precedenti in closed beta e ai vari Steam Next Fest, è un ibrido convincente tra city builder e simulazione logistica: le fabbriche crescono, i segnali ambientali (temperatura, umidità, energia) vanno gestiti in tempo reale e ogni isola del mondo di gioco pone problemi di automazione diversi dalla precedente.

Un’aeronave come base, un mondo intero da esplorare

A muoversi tra le rovine non sono solo gli automatons: anche la base del giocatore vola. L’aeronave che funge da quartier generale è essa stessa una flotta di fabbriche mobili, capace di portare l’intera operazione industriale da un continente all’altro, dalle isole innevate a biomi dal design che mescola estetica steampunk e architetture di ispirazione asiatica. Esplorando si sbloccano relitti, risorse rare e un tech tree non lineare che plasma le proprie scelte di sviluppo partita dopo partita, mentre la trama, distillata con parsimonia, rivela poco alla volta perché il mondo sia finito in quello stato.

Al lancio del 21 settembre, Brave New Wonders arriva in un momento in cui il genere dell’automazione industriale non è mai stato così centrale nel discorso indie, eppure pochi titoli hanno provato a farlo dialogare con il linguaggio naturale invece che con la logica dei circuiti. Se l’esperimento reggerà nel lungo periodo, a giudicare da un progetto che ha coinvolto la propria community fin dalle prime playtest, lo si scoprirà tra qualche settimana. Per chi vuole farsi un’idea prima del lancio, la pagina Steam del gioco ospita ancora la demo con salvataggio compatibile con la versione completa.

Di Antonino Savalli

Nato con Nintendo, cresciuto con PlayStation e formato con il PC, ho sempre trovato nella scrittura il legame per apprezzare tutte le esperienze videoludiche (e non) vissute.

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