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Letteratura in pixel: quando il videogame diventa racconto

Una traduttrice di videogiochi indaga il confine tra leggere e giocare: Letteratura in pixel, da The Witcher a Disco Elysium, è disponibile in libreria.

È arrivato in libreria Letteratura in pixel: il videogame come nuova frontiera della narrazione, il saggio con cui Susanna Celotti, traduttrice con una lunga carriera nel settore videoludico, prova a mappare la zona di confine tra pagina e schermo. Pubblicato da Edizioni Neverend nella collana Argomenti e uscito lo scorso 17 settembre, il volume osserva tanto ciò che i videogiochi hanno ereditato dalla letteratura quanto il modo in cui l’esperienza videoludica sta cambiando la maniera di costruire e interpretare le storie.

New Game+: dalla pagina allo schermo, e ritorno

Il caso simbolo è The Witcher: un universo nato nei racconti e nei romanzi di Andrzej Sapkowski, esploso a livello globale con la trilogia di CD Projekt RED e approdato poi alla serialità televisiva. Un attraversamento continuo di linguaggi e pubblici che fotografa una contaminazione ormai bidirezionale: la letteratura entra nei videogiochi, ma i videogiochi tornano a loro volta sulla pagina, generando nuove forme narrative.

Il percorso tracciato da Celotti, però, va ben oltre lo strigo di Rivia. Tra le opere al centro dell’analisi figurano anche Assassin’s Creed, Elden Ring, Baldur’s Gate 3 e Disco Elysium, titoli che hanno dimostrato come la scrittura videoludica possa reggere il confronto con la narrativa più ambiziosa. Non a caso Baldur’s Gate 3 affonda le radici nel GDR cartaceo di Dungeons & Dragons: il ponte tra analogico e digitale, nel racconto interattivo, passa da sempre dal tavolo da gioco.

Player One: il lettore prende il controllo

Al centro del libro c’è una domanda che accompagna il medium fin dai tempi delle avventure testuali e dei librogame: cosa accade quando il lettore smette di essere spettatore e diventa parte attiva della storia? L’agency, la possibilità di compiere scelte e percorsi dentro un sistema di regole, è il punto esatto in cui leggere e giocare smettono di essere attività separate. Un tema che abbiamo esplorato anche nel nostro approfondimento su come i romanzi hanno cambiato la narrazione videoludica.

Lost in translation? Mai più

Celotti quei mondi li conosce dall’interno: oltre ai videogiochi ha tradotto romanzi, racconti, fumetti e manualistica, lavorando su franchise come Star Wars, World of Warcraft e Assassin’s Creed. Un punto di osservazione privilegiato, perché chi traduce un videogioco sa bene quanto la localizzazione sia una cosa seria e, a tutti gli effetti, un atto narrativo.

Letteratura in pixel è disponibile in libreria, sugli store online e su Amazon, in edizione cartacea ed ebook, quest’ultima anche su Kindle Unlimited. Che un saggio del genere porti la firma di chi i videogiochi li ha riscritti parola per parola dice molto di quanto sia cambiata la percezione del medium: non più intrattenimento da difendere, ma un linguaggio da studiare con gli strumenti della narratologia. La pagina e il pixel, in fondo, inseguono la stessa cosa da sempre: storie che chiedono di essere vissute, non soltanto ascoltate.

Di Antonino Savalli

Nato con Nintendo, cresciuto con PlayStation e formato con il PC, ho sempre trovato nella scrittura il legame per apprezzare tutte le esperienze videoludiche (e non) vissute.

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