Il 6 luglio 2026 resterà una data scomoda nella timeline di Xbox. Il CEO Asha Sharma, succeduta a Phil Spencer all’inizio dell’anno, ha comunicato ai dipendenti l’avvio di quella che ha definito, senza giri di parole, la restructure più significativa nella storia della divisione. Sul tavolo ci sono fino a 3.200 posti di lavoro, circa il 20% dell’intero organico Xbox, e la cessione di quattro studi first party. Un taglio che si inserisce in un piano più ampio da 4.800 licenziamenti annunciati lo stesso giorno da Microsoft.
Nella memo interna, Sharma non nasconde la gravità della situazione: i margini di Xbox sarebbero da 3 a 10 volte inferiori rispetto a piattaforme e publisher comparabili. Una diagnosi impietosa che arriva dopo anni di scommesse su Game Pass, multipiattaforma e crescita del portfolio, scommesse che, nelle parole del CEO, non hanno reso quanto sperato.
Quattro studi, quattro destini diversi
La parte più dolorosa dell’annuncio riguarda gli studi. Double Fine Productions, fondata nel 2000 da Tim Schafer e da sempre sinonimo di autorialità nel panorama indie, torna indipendente dopo essere entrata nell’orbita Xbox nel 2019. Stessa sorte per Compulsion Games, il team di Montreal dietro We Happy Few e il più recente South of Midnight, che ritrova l’indipendenza sotto la guida di Guillaume Provost.
Destino diverso per Ninja Theory e Undead Labs, entrambe cedute a nuova proprietà. Per lo studio di Cambridge, autore della saga di Hellblade, la notizia arriva a pochi giorni dall’annuncio di un nuovo capitolo dedicato a Senua durante l’Xbox Games Showcase, un cortocircuito temporale che ha lasciato la community senza parole. Undead Labs, impegnata sullo sviluppo di State of Decay 3, resta invece sotto osservazione, con l’obiettivo dichiarato di garantire comunque l’uscita del gioco.
A completare il quadro, secondo diverse fonti del settore, ci sarebbe anche Arkane Lyon, lo studio di Dishonored e Deathloop, attualmente in fase di “consultazione” e con il progetto Marvel’s Blade in bilico dopo un rinvio già annunciato al 2027.

Minecraft ed Elder Scrolls: la mappa dei superstiti
Se alcuni franchise perdono terreno, altri vengono indicati come priorità assoluta. Minecraft e The Elder Scrolls, quest’ultimo fermo dal 2011 sul fronte dei capitoli principali, vengono citati come le aree di crescita su cui Xbox intende concentrare risorse e team. Non è un dettaglio da poco per una fanbase che aspetta notizie concrete sul futuro della saga di Tamriel da oltre un decennio.
Cambia anche la governance interna: Mojang e King, gli studi rispettivamente dietro Minecraft e Candy Crush, riporteranno ora direttamente a Sharma, segno di quanto questi due franchise siano considerati centrali nella nuova strategia.
Non è la prima volta: l’ombra di Tango Gameworks
Per chi segue Xbox da tempo, lo scenario ha un retrogusto familiare. Nel 2024 la chiusura di Tango Gameworks, reduce dal successo critico di Hi-Fi Rush, e di Arkane Austin, autrice del contestato Redfall, aveva già scosso la fiducia della community verso la gestione dei first party Xbox. Oggi quella ferita si riapre, con una scala però ben più ampia: non più singoli studi, ma un intero riassetto che tocca Activision, Bethesda, Blizzard, King, Mojang e Xbox Game Studios.
Sullo sfondo, una crisi hardware definita tra le più severe nella storia del settore, con i costi dei componenti DRAM lievitati per la domanda legata all’intelligenza artificiale e vendite di console in calo del 33%.

Riflessione editoriale
C’è qualcosa di profondamente simbolico nel vedere Double Fine e Compulsion Games tornare indipendenti proprio mentre altri studi, come Ninja Theory, passano di mano senza poter scegliere. È il paradosso di un’industria che negli ultimi anni ha inseguito la scala a ogni costo, salvo poi accorgersi che la scala, da sola, non basta a garantire sostenibilità. Xbox nasce come piattaforma costruita sull’idea di raccogliere sotto lo stesso tetto studi diversissimi tra loro, da BioWare a Bethesda, fino a Activision Blizzard. Oggi quella filosofia mostra le crepe, e la domanda che la community si porrà nei prossimi mesi non riguarda solo il destino di Senua o di State of Decay, ma il senso stesso di cosa significhi, nel 2026, essere un first party. La storia del medium ha già insegnato che i cicli di espansione e contrazione fanno parte del gioco. Resta da vedere se questa volta il reset sarà davvero l’inizio di qualcosa, o soltanto l’ennesimo game over rimandato.

