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Editoriali

Patient Gamer: l’arte di saper attendere

Una nicchia è diventata un atto di ribellione fatto di attesa di cali di prezzo e lettura di recensioni prima di acquistare un videogioco

In un momento storico in cui il mercato videoludico spinge con sempre maggiore intensità verso il preordine, l’acquisto al Day One e più in generale, l’acquisto affrettato e compulsivo dell’ultimo titolo AAA, attendere cali di prezzo, recensioni ed opinioni prima di acquistare un titolo è diventato un atto di ribellione così necessario da far nascere anche l’appellativo di Patient Gamer.

Un’industria fagocitatrice di tempo

I bonus preordine non sono l’unico incentivo per acquistare un titolo anzitempo. La vera spinta, invece, arriva direttamente dai consumatori che anelano la fatidica chiacchiera attorno all’ultima colossale fatica di questa o quella Major.

Chiacchiera che ha purtroppo, vita sempre più breve all’interno di un mercato quantomai saturo e affollato. Diventa necessario allora affrettarsi a terminare l’ultimo titolo prima di procedere ad acquistare il prossimo o, come avviene più soventemente, non terminarlo del tutto. Per essere videogiocatori oggi non è più sufficiente essere appassionati, è richiesta anche un’attiva partecipazione in una discussione che si aggira per i locali del web, al videogiocatore è demandato l’onere di essere sempre attivo e sul pezzo, di tenersi perennemente aggiornati su tutte le principali uscite nel medium.

In questo ambiente tanto ostile a chi il videogioco desidera viverlo con i propri tempi, cresce di giorno in giorno il gruppo di patientgamers, una nicchia ormai stufa di doversi precipitare ad acquistare l’ultima uscita prima che questa non interessi più a nessuno.

Persino i servizi in abbonamento, che si presentano almeno in teoria come antitesi di queste logiche anti-consumatore, acquistano prestigio non tanto per la qualità dei titoli presenti nel catalogo, opere dal valore storico ed artistico indiscutibile, bensì dalla quantità di titoli presenti sin dal Day One all’interno del propria selezione.

Da un’osservazione fredda e analitica di qualcuno completamente esterno al mondo del videogioco si potrebbe dedurre dunque che la qualità di un titolo venga dettata esclusivamente da quanto recente sia la sua data di uscita rispetto al momento in cui lo si giochi.

Il ruolo della community

Il videogiocatore moderno allora da una parte si lamenta di come nelle iterazioni moderne si punti solo alla grafica come elemento di innovazione rispetto ai precursori, dall’altra si disdegnano a piè pari titoli anziani di “appena” 3 o 4 anni, che appaiono moltissimi in un mondo informatico, ma che risultano incredibilmente brevi dal punto di vista sociale: molti videogiochi di epoche ormai scomparse risultano ancora incisivi e significati dal punto di vista artistico e ludico; pur che ciò si riferisca anche solo all’articolazione di una trama ben strutturata.

Non è obiettivo di questo articolo, tuttavia, condannare il discorso attorno al videogioco, sarebbe ipocrita visti i pomeriggi trascorsi a redarre testi simili a questo in cui discutere in compagnia.

Questo non vuole essere un invito al silenzio, né tantomeno una condanna a chi gioisce nel sentirsi parte di una community, al contrario si tratta di un invito a unirsi a community durature e affezionate, pronte ad accogliere nuovi membri non solo appena dopo l’uscita dell’ultimo titolo, ma in momenti sparsi nell’arco del naturale ciclo di vita di un gioco, pur mantenendo il sempre gradita discussione che si crea attorno all’uscita.

Un invito dunque alla ponderatezza e all’arte di saper attendere.

I vantaggi dell’attesa

I giocatori PC si sono accorti già da tempo delle pessime condizioni in cui i videogiochi sono stati rilasciati nel mercato recentemente. Titoli funestati da bugs, glitches e problemi di ogni sorta rilasciati a prezzo pieno sono all’ordine del giorno, lasciando che sia l’acquirente a fungere da beta tester e dovendosi accollare giga e giga di aggiornamenti mirati a risolvere (almeno in parte) problemi di prodotti altrimenti prossimi all’ingiocabilità.

L’utenza ha già accettato da tempo le patch del Day One, consapevole che la crescente mole di contenuti di un videogioco comporti un conseguente aumento di problematiche del software.
Il problema sorge qualora – e non si tratta affatto di un evento raro – qualora la suddetta patch non sia in grado che di “mettere una pezza” sulle varie problematiche e si finisce col dover attendere giorni, se non settimane e mesi prima di poter usufruire di un prodotto rassomigliante al progetto ideato dagli sviluppatori.

Alla luce di ciò l’invito diventa più che mai attuale: attendete! Quale fretta può mai spingere così impudentemente ad acquistare prodotti completi solo in parte, per di più a prezzo pieno?

Perché, naturalmente il vantaggio dell’attesa è anche di natura puramente economica.

Il preordine di The last of Us Part 1 offre degli strumenti per rendere il gioco più facile durante le prime fasi di gameplay.

L’attesa è risparmio

Tutti i videogiocatori con alle spalle qualche anno di esperienza nel medium, sanno quante volte capiti che un gioco annunciato in pompa magna, massivamente spinto da campagne marketing onnipresenti finisce per essere accolto solo tiepidamente da critica e pubblico.

A quel punto, generalmente, basta poco tempo affinché il gioco affolli gli scaffali di store fisici e digitali invenduto, finendo per dimezzare rapidamente il proprio prezzo di partenza dopo giusto alcune settimane.

Ma non è affatto necessario che si tratti di un gioco mediocre. A prescindere dalla qualità generale dell’esperienza, è un dato di fatto: i videogiochi mutano il loro prezzo rapidamente (eccezion fatta per le esclusive di casa Nintendo, che optano per una politica di prezzo nettamente differente), andando incontro a sconti e black friday di ogni sorta, eventualmente persino ribassamenti di prezzo voluti dal singolo rivenditore.

È certo comunque che quando si decide di acquistare “in ritardo” lo si fa con maggiore cognizione di causa, dal momento che il titolo a quel punto sarà stato ampiamente analizzato e documentato in ogni sua parte da altri appassionati e testate specializzate. Farsi un’idea più precisa del prodotto è a questo punto semplicissimo, rimosso il costante rumore di fondo dato da trailers, campagne marketing e dichiarazioni da parte degli sviluppatori (che, per quanto genuine, sono per propria natura filtrate dalla passione per il gioco, o da banali ma non meno valide questioni economiche) che spingono l’utenza ad acquistare un prodotto ancora prima che quest’ultimo abbia veramente compreso di cosa si tratti.

Semplicemente, acquistare un titolo uscito già da qualche tempo non solo prevede un risparmio di tipo economico, ma anche un’incrementata igiene mentale nell’approccio con l’opera, in quanto una volta liberati dalla pressione mediatica ci si può ritenere effettivamente consci del prodotto di cui si sta venendo in possesso, consapevoli del tipo di esperienza che si ci accinge a sperimentare.

Non è una condanna

Fraintendere è semplice, ma è comprensibilissimo che un utente si sia fidelizzato a un’IP, una software house o, ancora meglio, uno specifico autore e decida di sua spontanea volontà di riporre la propria fiducia in questo o quell’entità preordinando un titolo o acquistandolo al Day one.

Non bisogna sorprendersi, però quando il prodotto acquistato si riveli essere il Cyberpunk o il Death Stranding di turno, che per indole non possono soddisfare un pubblico dalle aspettative incontentabili, fondate non sulla base di quello che il software finale vuole essere, bensì maturate all’interno della propria immaginazione, accresciuta dallo scalpitio degli altri appassionati su internet nella perenne attesa della next big thing, che finisce puntualmente o per non arrivare mai, o per arrivare solo in parte (com’è naturale che sia visti i numeri spropositati di cui è composta l’industria del gaming “tradizionale”) accontentando una nicchia più ricettiva a un certo tipo di gameplay, trama o esperienza.

Di Simone Giammarinaro

Ciao! Mi chiamo Simone Giammarinaro, ho 23 anni e studio Modellazione, texturing ed animazione 3D.
Amo la musica, il fumetto, ed il cinema, ma la mia passione più grande è senza ombra di dubbio il mondo videoludico.
Recentemente, ho cominciato ad interessarmi particolarmente al mondo dei giochi indie, che tendono a carpire maggiormente il mio interesse.

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