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Windrose, diario da un early access che forse ce la fa

Non è ancora il grande survival piratesco che vorrebbe essere. Ma tra build soulslike, navi, ciurma e isole da esplorare, Windrose ha già qualcosa che molti giochi finiti non hanno: un’idea.

La prima ora con Windrose è strana. Non nel senso “wow, capolavoro”. Più nel senso: ok, qui dentro c’è qualcosa, ma bisogna scavare parecchio per trovarlo.

Ti muovi, raccogli, crafti, cerchi materiali, costruisci, migliori l’equipaggiamento. Insomma: il solito rituale survival. Quello che ormai conosciamo a memoria da ARK: Survival Evolved, Valheim e compagnia bella. E fin qui, niente di nuovo.

Poi prendi un’arma. E cambia tutto

Perché sotto la scorza da survival piratesco c’è un combat che guarda chiaramente ai soulslike.

E no, non nel modo pigro in cui ormai qualsiasi gioco con schivata e stamina viene definito “soulslike”. Qui l’influenza si sente davvero: armi con scaling sulle statistiche e progressione ragionata (o almeno un embrione di quello che potrebbe essere).

E soprattutto online la gente ha già iniziato a discutere di build ottimali. Questa cosa è importantissima. Perché quando una community comincia a ragionare sulle build, vuol dire che sotto il cofano il sistema ha abbastanza profondità da far nascere teoriacrafting. E non succede quasi mai per caso.

Il problema? È ancora acerbo

Ogni singolo aspetto dell’intero comparto, ad oggi non è abbastanza rifinito, come è normale che sia: il titolo di Kraken Express è ancora in early access. Le animazioni a volte sembrano incomplete. Alcuni colpi non hanno il peso che dovrebbero avere. Le hitbox ogni tanto convincono poco. Il mondo sembra ancora troppo vuoto.

Eppure continua ad attirarti. Insomma, senti continuamente il potenziale del sistema… senza vedere ancora la sua forma definitiva.

La domanda quindi diventa inevitabile: questa sensazione “grezza” è temporanea? O resterà così anche dopo l’early access (come troppo spesso accade)?

Quando entri in mare, Windrose trova finalmente personalità

La vera svolta arriva con le navi. Ed è qui che il gioco smette di sembrare “un altro survival” e inizia davvero a costruirsi una propria identità.

Gestire la ciurma. Navigare tra isole. Attraccare in città come Tortuga. Vendere merci agli NPC. Esplorare rovine. All’improvviso il gioco acquista respiro.

E soprattutto funzionano sorprendentemente bene i combattimenti navali, che oggi sono probabilmente una delle parti migliori dell’intero pacchetto.

Hanno caos, peso, ritmo. Ti danno davvero quella sensazione da avventura piratesca che tanti giochi promettono e pochissimi riescono a trasmettere.

E sì, si può giocare anche in coop

Altro punto da non sottovalutare: Windrose è giocabile anche in cooperativa, ma resta comunque un’esperienza PvE.

E questa è una scelta interessante, perché evita di trasformare tutto nell’ennesimo survival dove, dopo due ore, il vero pericolo non sono i mostri o il mare aperto, ma il tizio nudo con una mazza che vuole rubarti tutto mentre stai ancora cercando di capire come si crafta una porta.

Qui il focus sembra diverso: esplorare, costruire, combattere e navigare insieme, senza necessariamente buttare il giocatore dentro una guerra continua tra clan.

Ed è una direzione che potrebbe funzionare molto bene, soprattutto se il gioco riuscirà a valorizzare davvero la gestione della ciurma, le spedizioni tra isole e i combattimenti navali in gruppo.

Perché in un survival piratesco, diciamolo, andare da soli ha il suo fascino.
Ma salpare con altri giocatori, coordinarsi durante una battaglia navale, dividersi i compiti e tornare al porto con la stiva piena… è esattamente il tipo di fantasia che Windrose dovrebbe spingere fino in fondo.

Windrose vive continuamente tra due estremi

Ed è questa la sensazione dominante dell’early access. Un momento pensi: “ok, questo potrebbe diventare enorme”. Quello dopo ti ritrovi davanti a: cutscene acerbe, animazioni legnose, momenti narrativi ancora deboli.

Poi però il gioco ti tira fuori una scena illustrata bellissima, un panorama riuscito, un viaggio in mare con un’atmosfera incredibile… e torni immediatamente a crederci. È un gioco pieno di contraddizioni.

Il punto vero è uno solo

Se Windrose dovesse restare così, allora sarebbe semplicemente una grande idea che non ha trovato la sua applicazione. Uno di quei giochi pieni di intuizioni brillanti che però non riescono mai davvero a diventare “quel gioco lì”.

Ma se questo early access è davvero solo una versione acerba, allora il discorso cambia completamente. Perché le basi ci sono: il combat ha personalità, il sistema di build potrebbe funzionare, il mare è un’idea che premia, l’esplorazione incuriosisce.

E soprattutto: la gente ci crede. Due milioni di copie vendute in un mese non sono un dettaglio. Sono un segnale enorme.

Dare oggi un voto a Windrose è complicato, perché più che un gioco completo sembra ancora un’idea in costruzione. Insomma, è una scommessa.

Se dovessimo giudicare solo lo stato attuale dell’early access, probabilmente saremmo intorno al 6: ci sono parecchie cose da rifinire e momenti in cui il gioco mostra chiaramente tutti i limiti di una produzione ancora acerba. Ma sarebbe anche un voto ingiusto se preso da solo.

Perché Windrose non sta cercando semplicemente di copiare il survival moderno. Sta provando a mischiare più generi e soprattutto sta cercando di far convivere tutto questo dentro un’unica identità.

Ed è qui che entra in gioco il vero voto: quello “sulla fiducia”. Perché oggi Windrose è tranquillamente un 8 come idea, ma solo a patto che riesca davvero a maturare. Che trovi equilibrio. Che trasformi intuizioni molto interessanti in sistemi solidi, rifiniti e coerenti.

Dettagli e Modus Operandi
  • Piattaforme: PC (Steam – Epic Games)
  • Data uscita: 14 aprile 2026
  • Prezzo: 29,99 euro (39.98 euro Supporter Bundle)

Ho giocato il gioco su PC (Steam)

Di Jacopo Peruzzo

Giornalista professionista (che è sempre meglio che lavorare), musicista a tempo perso, giocatore di ruolo e videogiocatore a tempo pieno. Redattore per il quotidiano Latina Oggi, cercavo un luogo in cui potessi sfogare la mia voglia di parlare di videogame. Ed eccomi qui.

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