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Cosa ci ha raccontato i Game Awards 2025 sul presente e sul futuro dei videogiochi

I The Game Awards 2025 si sono chiusi lasciando una sensazione piuttosto netta: non è stata solo una serata di premi, ma una dichiarazione d’intenti su dove sta andando l’industria. Da una parte un titolo che ha dominato senza discussioni, dall’altra una line-up di annunci che guarda con decisione al 2026 e oltre, tra ritorni storici, nuove IP e qualche sorpresa inattesa.

Cerchiamo di dare una lettura ordinata e ragionata di ciò che è successo nella lunga notte (in Italia): prima i vincitori, raccontati uno per uno, poi i giochi mostrati allo show con le date di uscita quando comunicate.

Il grande protagonista della serata

Se c’è un nome che riassume i The Game Awards 2025, è Clair Obscur: Expedition 33. Il gioco ha vinto il Game of the Year e una quantità impressionante di premi collaterali, diventando di fatto il simbolo di questa edizione. Non è solo una vittoria numerica, ma concettuale: parliamo di un titolo che ha messo al centro l’identità artistica, la narrazione e una direzione creativa fortissima, dimostrando che non servono per forza budget titanici per lasciare il segno.

Il premio come Game of the Year riconosce un’esperienza che riesce a essere personale e universale allo stesso tempo. La storia, intimista ma mai autoreferenziale, è sostenuta da una regia che sa quando rallentare e quando colpire duro. Non stupisce quindi che lo stesso gioco abbia conquistato anche il premio per la miglior direzione, per la miglior narrazione e per la miglior direzione artistica: sono tutte facce della stessa medaglia.

A completare il quadro arrivano i riconoscimenti per la miglior colonna sonora, firmata da Lorien Testard, e per la miglior interpretazione, vinta da Jennifer English. Qui il giudizio è semplice: musica e recitazione non accompagnano il gioco, lo definiscono. È uno di quei casi in cui togliere anche solo uno di questi elementi farebbe crollare l’equilibrio complessivo.

Non meno significativo è il fatto che Clair Obscur: Expedition 33 abbia vinto anche come miglior gioco indipendente e miglior debutto indie. È il segnale più chiaro possibile: il confine tra “indie” e “tripla A” è ormai una questione di approccio, non di ambizione.

Gli altri vincitori

Al di là del dominio di Clair Obscur, i Game Awards 2025 hanno premiato una varietà di esperienze molto interessante. Battlefield 6 ha vinto per il miglior design audio, ricordandoci quanto il suono sia fondamentale negli sparatutto moderni, soprattutto quando si parla di immersione e lettura del campo di battaglia.

Hades II si è imposto come miglior action, confermando che Supergiant Games sa evolvere una formula senza snaturarla, mentre Hollow Knight: Silksong ha conquistato il premio come miglior action-adventure, un riconoscimento che pesa considerando l’attesa quasi mitologica che circonda il gioco.

Nel multiplayer ha vinto Arc Raiders, scelta interessante perché premia un’idea di cooperazione e tensione condivisa più che il solito competitivo puro. Sul fronte accessibilità, il premio a DOOM: The Dark Ages dimostra come anche i giochi più “duri” possano e debbano aprirsi a un pubblico più ampio.

Tra i titoli più leggeri, Donkey Kong Bananza ha vinto come miglior gioco per famiglie, mentre Mario Kart World si è portato a casa il premio per miglior sport/racing, confermando che Nintendo, quando decide di colpire, raramente sbaglia bersaglio.

Da segnalare anche No Man’s Sky come miglior gioco “ongoing”, un premio che ormai racconta una vera storia di redenzione, e Baldur’s Gate 3 per il miglior supporto alla community, quasi una conferma più che una sorpresa.

Il premio per il gioco più atteso è andato a Grand Theft Auto VI, scelta prevedibile ma inevitabile: l’hype che circonda il titolo Rockstar è semplicemente su un altro livello.

Cosa giocheremo

Sul fronte annunci, i The Game Awards 2025 non hanno deluso. Alcuni titoli hanno già una data precisa: Highguard, sparatutto in prima persona sviluppato da un team di veterani, arriverà il 26 gennaio 2026; Phantom Blade Zero, action spettacolare dal taglio “kung-fu punk”, ha fissato la sua uscita al 9 settembre; Saros, nuovo progetto Housemarque, ha invece una data al 30 aprile.

Il grosso degli annunci guarda però al 2026. 007: First Light promette di raccontare le origini di James Bond in forma videoludica, mentre Tomb Raider: Legacy of Atlantis riporta Lara Croft alle origini con un remake ambizioso, affiancato dal più distante Tomb Raider Catalyst, previsto per il 2027. Anche Ace Combat 8 ha confermato il suo arrivo nel 2026, segnando il ritorno di una serie amatissima.

Tra gli annunci senza data precisa spiccano Star Wars: Fate of the Old Republic, che punta chiaramente a raccogliere l’eredità di KOTOR, il nuovo progetto Divinity di Larian Studios e Total War: Warhammer 40.000, che potrebbe cambiare le regole del gioco per la serie strategica di Creative Assembly.

Conclusioni

I The Game Awards 2025 hanno raccontato un’industria in equilibrio tra ambizione e identità. Il trionfo di Clair Obscur: Expedition 33 è forse il messaggio più forte: oggi vincono i giochi che hanno qualcosa da dire, non solo da mostrare. Allo stesso tempo, gli annunci confermano che il calendario dei prossimi anni sarà densissimo e, almeno sulla carta, molto vario.

Non tutto arriverà nei tempi promessi, questo è certo, ormai siamo giocatori abituati a ripensamenti, cancellazioni o rimandi. Ma se anche solo una parte di quanto visto manterrà le promesse, il futuro videoludico ha parecchi motivi per essere interessante.

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Game of The Year: 3 vincitori che hanno cambiato per sempre il settore videoludico

A un mese dai Game Awards 2025, la corsa al prossimo Game of the Year è più aperta che mai. Ma prima di speculare sul futuro, è giusto chiedersi: cosa rende davvero un videogioco degno di questo titolo? È la perfezione tecnica o la capacità di spingere il medium un passo oltre?,

In attesa di scoprire chi verrà premiato con l’ambito riconoscimento, vale la pena guardare al passato e osservare i videogiochi che, più di altri, hanno lasciato un segno indelebile nella storia del medium – non solo per la qualità tecnica, ma per la capacità di imporsi come pionieri di un cambiamento nei rispettivi generi.

Nel corso degli anni, alcuni vincitori non si sono limitati a primeggiare: sono diventati casi di studio, punti di svolta che hanno ispirato un nuovo modo di concepire i videogiochi.

In questo articolo analizziamo i tre Game of the Year che hanno riscritto il linguaggio del videogioco moderno: The Legend of Zelda: Breath of the Wild, It Takes Two e Baldur’s Gate 3.

Breath Of The Wild: Il GOTY dei nuovi open world

Vincitore del Game of the Year 2017, Breath of the Wild è un esempio perfetto di fusione tra videogioco ottimamente realizzato e novità creativa. Non solo ha rappresentato un miracolo tecnico spettacolare su un hardware limitato come Nintendo Switch, ma ha ridefinito l’intero genere open world. Se dal 2012 in poi molti titoli avevano seguito un modello sempre più prevedibile, fatto di mondi vuoti, mappe sature di icone e attività ripetitive, BOTW ha scelto un approccio strutturale più libero, creando un mondo meritevole di essere esplorato a fondo.

La verticalità della mappa è uno degli elementi che più ha rivoluzionato l’esperienza di gioco. The Legend of Zelda: Breath of the Wild introduce un modo completamente nuovo di pensare lo spazio. La mappa diviene ambiente tridimensionale che stimola la curiosità. Questo sviluppo verso l’alto modifica la percezione del movimento: il videogiocatore non si limita a seguire sentieri, ma proietta il proprio tragitto sfruttando l’arrampicata, il volo con la paravela e le interazioni fisiche e ambientali.

Il suo impatto è stato talmente forte da cambiare per sempre la percezione del genere. Da Genshin Impact a Elden Ring, molti dei successi degli anni successivi hanno preso ispirazione diretta dalle intuizioni di Nintendo. Breath of the Wild è stato un nuovo punto zero per l’open world moderno, dando vita a un filone successivo strettamente influenzato dalla sua filosofia di design.

It Takes Two: il GOTY che ci riporta sul divano

Nel 2021, in un panorama dominato da blockbuster sempre più grandi e solitari, It Takes Two si è imposto come una ventata d’aria fresca, conquistando il Game of the Year e riportando al centro quella forma di gioco cooperativo più pura con cui molti di noi sono cresciuti: una partita condivisa sul divano, tra amici, fratelli o partner. Ma quali sono le ragioni del suo successo?

La prima è la ridefinizione del co-op. It Takes Two è interamente costruito per essere giocato in coppia. La collaborazione è la base strutturale del gameplay. Senza dialogo, sincronizzazione e fiducia reciproca, l’avventura non procede. Accanto a questo, una narrazione semplice ma funzionale racconta la storia di una coppia in crisi costretta a ritrovare l’equilibrio lavorando insieme.

Uno degli elementi più rivoluzionari è l’estrema varietà di meccaniche. Ogni livello introduce gimmick nuove, spesso completamente diverse dalle precedenti, al punto da far sembrare il titolo diviso in piccoli giochi a sé stanti. Platforming, puzzle, azioni, momenti musicali, minigiochi e tributi ad altri generi: It Takes Two non si ferma mai, non si ripete e punta tutto sulla sorpresa costante. Questa sperimentazione continua lo rende un titolo dinamico, variegato e soprattutto incapace di annoiare.

Hazelight Studios e Josef Fares hanno costruito un’esperienza in cui ogni meccanica è un dialogo. Il titolo vive nelle dinamiche tra i due videogiocatori. La cooperazione da narrativa diventa ludica. Le difficoltà dei due personaggi diventano le nostre.

It takes two
It takes two

Baldur’s Gate 3: il GOTY senza catene

Arriviamo al GOTY 2023, Baldur’s Gate 3. Larian Studios ha riportato in vita il CRPG classico, ma lo ha fatto con un approccio moderno: dare priorità assoluta alla libertà del giocatore.

Baldur’s Gate 3 è, di fatto, Dungeons & Dragons sotto forma di videogioco nella maniera più fedele mai realizzata. Riesce a offrire quella stessa libertà totale che un gioco di ruolo cartaceo concede ai suoi partecipanti, costruendo un mondo di possibilità praticamente infinite, tanto vaste quanto l’immaginazione dei giocatori. Viene spontaneo chiedersi quanto sia stato complesso pianificare un titolo del genere: la quantità di elementi, scenari e personaggi con cui il giocatore può interagire è impressionante, quasi fuori scala per un videogioco moderno.

A questo si aggiunge la variabilità delle scelte: ogni percorso, dialogo, battaglia o semplice interazione ambientale può prendere direzioni completamente diverse. Non esiste una run identica a un’altra. Questa è la vera ridefinizione del genere: prendere un CRPG e portarlo alla sua estensione massima, creando un gioco vastissimo, rigiocabile all’infinito e soprattutto rivoluzionario.
Rivoluzionario perché dimostra che un titolo complesso, profondo, ricco di sistemi e basato sulla più pura libertà del giocatore può esistere.

Il successo di Baldur’s Gate 3 risiede nel coraggio di affidarsi a questa complessità. È un titolo che tratta il giocatore come colui che scrive, non. In un’industria spesso orientata alla semplificazione, BG3 ha dimostrato che il pubblico ama esplorare nuove possibilità.

La sua eredità è già evidente: ha elevato le aspettative su narrativa, reattività e libertà nei giochi di ruolo occidentali.

Verso il GOTY 2025

Guardando a questi tre titoli, emerge un dato importante: rivoluzionare un genere non nasce da un singolo elemento tecnico, ma dalla capacità di ripensare un linguaggio, un rapporto con il giocatore e il modo stesso di offrire un’esperienza videoludica. Una rivoluzione avviene quando il giocatore percepisce qualcosa di nuovo, quando prova una soddisfazione diversa da ciò a cui era abituato. Che si tratti di un open world libero, di una cooperazione creativa o di una narrativa reattiva, nel mercato videoludico odierno c’è bisogno di osare — e, soprattutto, di restare videogiocatori che creano per altri videogiocatori.

Con un parco titoli annuale estremamente variegato, viene spontaneo chiedersi chi, quest’anno, sia riuscito davvero a rivoluzionare il proprio genere. Sarà lui a vincere? Oppure prevarrà il gioco tecnicamente meglio realizzato? O, forse, la combinazione perfetta delle due cose?

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Astro Bot è il GOTY 2024: il videogioco platform ha conquistato i Game Awards

Astro Bot è il GOTY 2024. Alla cerimonia dei Game Awards, il platform targato Sony ha vinto la statuetta di Game of the Year, lasciandosi alle spalle concorrenti del calibro di Balatro, Black Myth: Wukong, Elden Ring Shadow of the Erdtree, Final Fantasy VII Rebirth e Metaphor: ReFantazio. Il successo ha confermato la qualità e l’impatto del titolo, capace di combinare gameplay intuitivo, grafica eccellente e un design di livello assoluto.

La serata è stata un trionfo totale per il piccolo robot di casa Sony. Astro Bot ha infatti conquistato anche i premi per Best Direction Game, Best Action/Adventure Game e Best Family Game, dimostrando la sua versatilità e il suo valore come esperienza di gioco universale.

Il platform del momento

Astro Bot non è semplicemente un gioco: è una celebrazione del genere platform, capace di unire innovazione e tradizione in un equilibrio perfetto. Con meccaniche raffinate e una cura nei dettagli che non lascia nulla al caso, il titolo si è affermato come uno dei giochi più memorabili degli ultimi anni.

Il team di sviluppo ha saputo reinterpretare il genere, mantenendone gli elementi classici e introducendo al contempo nuove idee che hanno reso il gameplay fresco e sorprendente. La varietà dei livelli, l’interazione con l’ambiente e l’iconico protagonista hanno catturato l’attenzione di giocatori di tutte le età.

Il GOTY 2024 non è solo un riconoscimento per Astro Bot, ma anche una dichiarazione d’intenti per l’intera industria videoludica. In un’epoca dominata da open world e RPG monumentali, Astro Bot dimostra che il platform può ancora competere al massimo livello, offrendo esperienze che rimangono nel cuore dei giocatori.

Con questo trionfo, Astro Bot si consacra come uno dei simboli del gaming contemporaneo, pronto a ispirare una nuova generazione di sviluppatori e appassionati.

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Game Awards 2024: ecco i 6 contendenti al titolo di GOTY

Il GOTY del Game Awards 2024 si preannuncia come una competizione serrata tra sei videogiochi che rappresentano il meglio del panorama videoludico attuale. Dalle avventure platform agli RPG giapponesi, passando per esperienze indie e titoli di grande richiamo, i candidati di quest’anno promettono di sorprendere.

I sei contendenti per il titolo di Game of the Year sono:

  • Astro Bot, l’amatissimo platform che ha conquistato milioni di giocatori su PlayStation 5.
  • Balatro, un gioco di carte indie che combina strategia e umorismo in modo unico;
  • Black Myth: Wukong, il soulslike ispirato alla mitologia cinese che sta facendo parlare di sé per la sua grafica spettacolare;
  • Shadow of the Erdtree, l’attesissima espansione del pluripremiato Elden Ring;
  • Final Fantasy VII Rebirth, la seconda parte dell’ambizioso progetto di Square Enix;
  • Metaphor: Refantazio, un sontuoso RPG giapponese dai creatori della serie Persona.

Una sfida tra generi e stili

La competizione tra questi titoli mette in evidenza la varietà dell’industria videoludica. Da un lato, troviamo due RPG giapponesi che puntano su storie complesse e mondi affascinanti. Dall’altro, due soulslike che mettono alla prova le abilità dei giocatori con sfide impegnative. Chiude la lista un platform innovativo e un indie che sperimenta con le regole del genere.

Secondo alcuni analisti, il favorito potrebbe essere Astro Bot, grazie al suo mix di creatività e accessibilità. Tuttavia, Black Myth: Wukong e Shadow of the Erdtree non sono da sottovalutare, soprattutto considerando l’approvazione che hanno ricevuto dalla community, a differenza di titoli di alto livello ma meno “protetti” come Final Fantasy VII Rebirth.

L’annuncio del vincitore avverrà questa notte, quando in Italia sarà già il 13 dicembre con orario di inizio impostato all’01:30. Il pubblico potrà anche votare, influenzando il risultato finale. Chi si aggiudicherà il prestigioso titolo di Game Awards 2024 GOTY? Restate sintonizzati per scoprire chi lascerà il segno nella storia del gaming.

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Nomination Game of the Year 2023: tutti i candidati

I Game Awards 2023 sono ufficialmente iniziati: Geoff Keighley ha aperto le votazioni per la decima edizione degli oscar dei videogiochi. Le categorie presenti quest’anno sono trentuno, ognuna con cinque nomination. L’unica eccezione è per la categoria più importante: il Game of the Year 2023 presenta sei nomination.

I sei candidati per il Game of the Year 2023 sono:

  • Alan Wake 2 (Remedy Entertainment)
  • Baldur’s Gate 3 (Larian Studios)
  • Marvel’s Spider-Man 2 (Insomniac Games)
  • Resident Evil 4 (Capcom)
  • Super Mario Bros. Wonder (Nintendo)
  • The Legend of Zelda: Tears of the Kingdom (Nintendo)

Rispetto agli ultimi anni, ci sentiamo di dire che il livello è decisamente più elevato, ma non possiamo nemmeno far notare la mancanza di un importante nome: Starfield non rientra tra Game of the Year scelti dai giudici e ha ricevuto un’unica candidatura come Best RPG.

D’altro canto, Nintendo porta in finale due sue esclusive tra i sei titoli nominati.

I The Game Awards 2023 si terrano il 7 dicembre – per noi italiani nella notte tra il sette e l’otto dicembre intorno all’1:30 – nell’ex Microsoft Theater, oggi Peacock Theater, di Los Angeles. Lo show, come ogni anno, mostrerà nuovi videogiochi in arrivo con video trailer in prima assoluta. Potete votare i vostri titoli preferiti e leggere le nomination per tutte le altre categorie sul sito ufficiale.

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