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Editoriali

Super Nintendo fu il mio migliore errore

Era troppo tardi per comprare un Super Nintendo, ma questo errore mi ha fatto amare i videogiochi

L’11 aprile 1992, il Super Nintendo debuttava in Europa. La console giapponese, con le sue 49.10 milioni di unità vendute in tutto il mondo, ha rivoluzionato l’intrattenimento degli attuali trentenni; me incluso, nonostante i tempi di acquisto possono essere considerati da molti un errore.

L’informazione videoludica della prima metà degli anni ’90 era scarna, a tratti inesistente. Internet non era ancora così comune e l’edicola era l’unico modo per rimanere aggiornato sui videogame. Le riviste di settore nascevano e morivano nel giro di pochissimi anni; la maggior parte trattavano di videogiochi per PC. In particolare, tra la fine del ’95 e ’96, le riviste attive erano appena due (Consolemania e Super console).

Ovviamente, nessun genitore avrebbe concesso al proprio figlio di acquistare una rivista di videogiochi per console, senza la possessione di quest’ultima; di conseguenza, l’unica fonte attendibile era il negoziante. In quegli anni, le console, almeno nelle piccole città, erano vendute nei negozi di giocattoli, che si giostravano tra la vendita di action figure, giochi di tavolo, biciclette e anche videogame. Non saprò mai se colui che consigliò i miei genitori, e me, nell’acquisto di un Super Nintendo, alla fine del 1995, lo avesse fatto in malafede, ma avere uno SNES ha cambiato il mio modo di percepire e amare i videogiochi.

Fonte: Ebay

Il 29 settembre 1995, PlayStation arrivava sul mercato europeo; io iniziavo la mia avventure console con il Super Nintendo.

Il mio primo gioco in assoluto fu Super Mario World, che detiene il record di videogame più venduto per SNES con 20.60 milioni di copie. Dalla copertina sino alla grafica, Super Mario World faceva presupporre che il titolo fosse un’opera dedicata ai bambini, ma la sua difficoltà non mi ha mai permesso di finirlo, nemmeno in età adulta. D’altro canto, l’ampia quantità di inutili tentativi di battere il gioco, mi hanno permesso di amare l’icona Nintendo e soprattutto il suo fido dinosauro Yoshi.

Dopo aver deciso di abbandonare Super Mario World per manifesta inferiorità, il mio successivo acquisto fu uno dei miei giochi fisicamente più dolorosi: Super Soccer. Pubblicato nel 1992 da Human Entertainment, Super Soccer era semplicemente un gioco di calcio brutto e ingiusto; per questo motivo lo giocai per mesi, adorandolo. Il titolo non prevedeva il movimento in diagonale, che però era necessario per dribblare, e soprattutto, calciare in porta. La conseguenza è stata una lenta agonia delle mie dita sulla croce direzionale di SNES, che durò fino a quando capii che Super Soccer era nato per non poter mai essere terminato; infatti, in alcune partite era semplicemente impossibile segnare. L’unico modo era vincere ai calci di rigore, che credo fossero palesemente pilotati. Provare per credere, visto che Super Soccer è disponibile su Nintendo Switch Online.

Arrivati a metà del 1996, il mio successivo acquisto porta il nome di una delle serie più ridicole e amate dai bambini italiani l’anno precedente: Power Rangers. Per qualche inspiegabile motivo, ero attratto dall’insensato modo in cui i nemici balzano via dopo un colpo di spada, che causava assurde scintille. Era tutto quello di cui avevo bisogno, fino a quando non scoprii che Bandai aveva pubblicato, durante la fine del 1994, un videogioco sulla serie anche per Super Nintendo. Devo subito smentire i comprensibili dubbi: Power Rangers per SNES era un bel gioco; forse troppo semplice per gli esperti, ma decisamente a misura di bambino. Lo terminai così tante volte, che ora odio tutto quello che abbia a che fare con Mighty Morphin Power Rangers.

Siamo nel natale del 1996 e i videogiocatori di tutto il mondo hanno la possibilità di impersonare Lara Croft nel primo capitolo di Tomb Raider. Tranne me, che decisi di comprare, completamente a caso, un picchiaduro del 1994. Nonostante Super Soccer potrebbe farvi pensare il contrario, credo che quel giorno il mio sesto senso per i videogiochi abbia ricevuto un level up. Il titolo in questione era Killer Instinct di Rare: un vero e proprio capolavoro, che riuscii a comprare probabilmente solo perché l’inglese era ignoto ai miei genitori e a colui che me lo ha venduto.

Killer Instinct mi fece capire quanto fossi scarso nei fighting game sin dalla tenera età, ma anche di quanto i videogiochi possano offrire sorprese, se solo si ha voglia di cercarle. Il picchiaduro di Rare aveva una grafica mozzafiato, ideata per sembrare, con successo, 3D; il gameplay era così all’avanguardia per l’epoca, che fu apprezzato anche nella sua versione del 2013. In altre parole, il mio primo Tomb Raider è stato il secondo capitolo e se tornassi indietro ricomprerei Killer Instinct e SNES.

Il Super Nintendo è stata una console che probabilmente non avrei dovuto possedere; doveva essere un’esclusiva per chi è nato durante gli anni ’80, ma sono debitore al qui pro quo che mi ha consentito di innamorarmi di Nintendo. Senza questo errore economico, non avrei avuto l’ardore di acquistare il Game Boy Color, amare la serie Pokémon sin dalla sua versione Blu; non avrei conosciuto The Legend of Zelda: A Link to the Past; e soprattutto, non avrei commesso il mio secondo miglior errore: acquistare un Nintendo GameCube.

Di Antonino Savalli

Nato con Nintendo, cresciuto con PlayStation e formato con il PC, ho sempre trovato nella scrittura il legame per apprezzare tutte le esperienze videoludiche (e non) vissute.

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