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The Walking Dead: Streets of Survival – Recensione

Il rapporto fra The Walking Dead e i videogiochi somiglia a quello fra un sopravvissuto e un branco di vaganti: ogni tanto si salva qualcuno, ma la maggior parte delle volte finisce male. E dopo Survival Instinct, Overkill’s The Walking Dead e Destinies (titoli che i fan preferirebbero dimenticare), l’annuncio di Streets of Survival, firmato da Odaclick Game Studio (gli stessi di The Karate Kid: Street Rumble), ci aveva lasciati cautamente curiosi.

Un picchiaduro a scorrimento in pixel art ispirato alla serie che poteva essere la formula giusta per fare qualcosa di diverso, leggero e senza pretese. Poteva.

Guerra totale in miniatura

La campagna riprende l’arco narrativo della Guerra Totale, lo scontro fra il gruppo di Rick Grimes e i Salvatori di Negan. Si attraversano luoghi noti a chiunque abbia visto la serie, come Alexandria, Hilltop e il Sanctuary, e si vestono i panni di Rick, Daryl e Michonne, con Negan sbloccabile solo dopo aver completato la prima partita.

Sulla carta il tema è azzeccato e lo diciamo subito: è uno dei momenti più drammatici e iconici dello show, perfetto per un titolo che vuole strizzare l’occhio ai fan. Il problema è che qui la trama non viene raccontata, viene riassunta. Chi la conosce riconoscerà i passaggi, chi non l’ha vista non troverà alcun motivo per interessarsi. Siamo di fronte a una scaletta di eventi, non a un racconto, e la tensione che ha reso grande quel capitolo della serie rimane fuori dallo schermo.

Una scena della campagna di The Walking Dead: Streets of Survival ispirata alla Guerra Totale

Viva la pixel art!

Siamo onesti, e lo facciamo volentieri: la pixel art è la parte migliore del gioco. I protagonisti sono riconoscibili al primo sguardo senza inseguire la somiglianza fotografica con gli attori, gli scenari conservano la loro identità e quelle animazioni di respiro retrò, tanto care ai fan di Metal Slug, funzionano. Il passaggio a una grafica stilizzata riesce a rendere il mondo della serie in una forma adatta al genere.

Chi gioca su Switch o Switch 2 (come noi nella prova del titolo) o comunque su schermi piccoli, noterà anche una resa migliore di quanto lascino pensare le polemiche sulla “troppa pixelazione” nate attorno alla demo. Non siamo davanti a un capolavoro estetico, ma a un lavoro curato, fatto con l’intenzione giusta.

Se dovessimo fermarci qui, daremmo la piena sufficienza. Purtroppo un videogioco non è un’illustrazione.

La pixel art di The Walking Dead: Streets of Survival in una schermata di gameplay

Combattimenti? Dove, scusa?

Il cuore di un beat ‘em up è il combattimento, e qui il cuore batte a fatica. Il parco movimenti dei protagonisti è limitato, le combo lasciano pochissimo spazio alla sperimentazione e cambiare personaggio sembra indifferente. La katana di Michonne e la balestra di Daryl caratterizzano i protagonisti sul piano estetico certamente, ma al pad le differenze spariscono quasi. Il risultato è che non c’è alcun incentivo a rigiocare con un altro sopravvissuto.

Il sistema, poi, non sembra mai davvero intuitivo. Gli attacchi arrivano spesso da fuori schermo e sono difficili da prevedere, mentre i colpi che interrompono l’azione o buttano a terra il personaggio rendono complicato riprendere il controllo. Anche a difficoltà normale, l’aggressività dei nemici pesa parecchio, e a questo si aggiungono punti da colpire poco precisi, sia per i nemici che per noi. Chi sceglie la difficoltà “inferno” cerca una sfida, e la trova, ma più per le difficoltà e pecche del sistema che per una vera profondità tattica.

Le armi da fuoco, infine, abbondano e generano frustrazione più che soluzioni. Per un franchise nato sull’idea di risorse scarse, trovarsi con un arsenale così generoso fa storcere il naso più di una volta.

Buone idee, ma mal sviluppate

La cosa che ci dispiace di più è che qualche spunto interessante c’era. I vaganti possono attaccare anche i nemici umani, e il gioco permette di attirare le orde contro i Salvatori o di far saltare le difese ambientali per aprirsi un varco. Un’idea ottima, in perfetto stile The Walking Dead, che avrebbe potuto trasformare ogni scontro in un piccolo rompicapo strategico. Il problema è che gli scontri sono maledettamente lineari e lasciano pochissime occasioni per sfruttare davvero questa meccanica, che rimane un’ottima intuizione sprecata.

Stesso discorso per la progressione. Spendendo i punti conoscenza si migliora la resistenza o la capacità dell’inventario, ma il gioco chiede di ripetere gli scontri per far crescere i personaggi senza offrire motivi per averne voglia. E quando la ripetizione diventa la ricompensa, vuol dire che qualcosa nel design non funziona.

Vaganti e Salvatori in uno scontro di The Walking Dead: Streets of Survival

Longevità e varietà: nulla cosmico

La campagna è breve, e la sensazione dopo un paio d’ore è di aver già visto tutto. La varietà dei nemici è scarsa. I boss come Well Walker e Winslow e i duelli multi-fase (cioè scontri con un boss che cambia comportamento man mano che gli togli energia, con nuovi attacchi, schemi diversi o a volte persino un’altra arena, così da costringerti a rivedere la strategia a ogni fase) con Negan e Simon sono le uniche vere parentesi di profondità nel gioco, ma non bastano a reggere l’intera esperienza.

Come modalità secondaria troviamo solo la Fossa dei Vaganti (inclusa nella Deluxe Edition), che non aggiunge nulla, se non altra ripetizione.

E poi c’è il single player a tutti i costi. Un beat ‘em up può funzionare benissimo anche da soli, a patto che gli incontri siano di qualità, ma qui il combattimento varia così poco che l’assenza di una cooperativa pesa come un macigno. Avremmo giocato volentieri in due, se non altro per dividere la noia (chi ha detto Double Dragon?!).

The Walking Dead: Streets of Survival, duole dirlo, è uno dei giochi più noiosi e ingessati che abbiamo mai giocato, incapace di offrire un motivo valido per andare avanti. Classico tie-in che si regge su una licenza prestigiosa e su una veste grafica riuscita, dimenticando che sotto ci vuole un gioco. Il tema è quello giusto e la pixel art funziona, e a questi due elementi concediamo a stento la sufficienza. Tutto il resto, dal combattimento alla progressione, dalla durata alla varietà, ci ha lasciati con la sensazione di un’occasione davvero sprecata. Consigliato solo ai veri appassionati che devono avere tutto di The Walking Dead

Dettagli e Modus Operandi
  • Piattaforme: PlayStation 5, Xbox Series X|S, Nintendo Switch, Nintendo Switch 2 e PC
  • Data uscita: 18 settembre 2026
  • Prezzo: 19,99 euro, 29,99 euro la Deluxe Edition (versione Switch 2 provata)

Ho giocato a The Walking Dead: Streets of Survival grazie a un codice fornito dal publisher.

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RPG

Fire Emblem: Fortune’s Weave: le aspettative sono state raggiunte?

Non capita spesso che un capitolo della strategia a turni Nintendo scavalchi Zelda nelle classifiche di attesa. Eppure a fine agosto Fire Emblem: Fortune’s Weave ha superato proprio il remaster di Ocarina of Time nel sondaggio dei più desiderati di Famitsu, un segnale che la febbre per il nuovo capitolo della saga Intelligent Systems non era la solita ondata di entusiasmo pre lancio, ma qualcosa di più radicato. Poi l’embargo delle recensioni è caduto, poche ore prima del debutto ufficiale del 17 settembre su Nintendo Switch 2, e la critica internazionale ha risposto quasi all’unisono.

Le aspettative alla vigilia del lancio

Il metro di paragone, per un franchise che vive dal 1990, non poteva che essere la sua stessa storia. Fire Emblem Awakening resta il capitolo più premiato di sempre, con un aggregato Metacritic di 92: un traguardo che nessun altro titolo della saga ha più toccato. Fire Emblem: Three Houses, nel 2019, si era fermato appena sotto, attorno agli 89 punti, e aveva ridefinito cosa un Fire Emblem potesse raccontare in termini di scrittura e legami tra personaggi. Fire Emblem Engage, nel 2023, aveva invece diviso: gameplay solido, ma una trama giudicata da più parti meno ambiziosa, complice anche la scelta di tornare a un tono più leggero dopo la profondità di Three Houses.

Fortune’s Weave arrivava presentato, tanto dal marketing quanto dalle prime anteprime, come il capitolo più grande mai realizzato per la saga: quattro campagne intrecciate, un legame dichiarato con l’universo di Three Houses, un crossover con Fire Emblem Heroes dal 7 settembre e un adattamento manga già annunciato per ottobre su Saikyō Jump. L’asticella, insomma, era stata alzata dalla produzione stessa, non solo dall’attesa dei veterani della serie.

Chi vuole ripercorrere il capitolo immediatamente precedente può farlo con la recensione di Fire Emblem Engage pubblicata su queste pagine.

Quattro storie, un solo mondo

Fortune’s Weave si amplia in tutto, a partire dai protagonisti. E sono ben quattro. Ogni campagna segue un eroe con motivazioni proprie, e le quattro linee convergono progressivamente in un disegno più ampio che si intreccia, senza sovrapporsi mai del tutto, con l’universo già esplorato in Three Houses.

La critica riconosce l’ambizione della struttura, ma non tutti hanno accolto allo stesso modo la svolta fantascientifica che il gioco introduce a metà racconto. Multiplayer.it, nella sua recensione, parla di una storia “piuttosto caotica”, che richiede impegno per essere seguita con chiarezza, mentre altre testate hanno premiato proprio l’audacia di uscire dai binari fantasy tradizionali della saga. Il compromesso tra ambizione e leggibilità narrativa resta, sul piano tematico, il punto più esposto alle critiche.

Un mondo osservato da quattro prospettive

Fire Emblem: Fortune's Weave

Dagsion, l’area che fa da perno tra le missioni, non è la solita schermata di preparazione: è un piccolo mondo da esplorare, con personaggi da scoprire e attività che vanno oltre la gestione della squadra. Vederlo cambiare volto secondo la campagna in corso, con le stesse zone raccontate da punti di vista diversi, è l’idea che rende Fortune’s Weave qualcosa in più di un semplice contenitore di battaglie.

Su questo fronte la critica converge senza troppe riserve: l’ambientazione regge lo standard promesso, e in alcuni casi lo supera, offrendo al videogiocatore un senso di continuità tra le quattro storie che altri titoli corali non sempre riescono a costruire.

Il sistema tattico più maturo della serie

Qui la saga gioca in casa, e lo dimostra. Il sistema di combattimento a griglia, cuore pulsante di ogni Fire Emblem, viene descritto da Multiplayer.it come “praticamente perfetto”, merito soprattutto della meccanica della causalità: la possibilità di importare progressi tra le quattro campagne parallele, che la stessa testata definisce “una genialata”. Non solo tattica pura, ma anche personalizzazione profonda delle unità, con classi e progressione che moltiplicano le combinazioni possibili.

L’accessibilità non viene trascurata: il riavvolgimento del tempo e le difficoltà regolabili permettono tanto ai neofiti quanto ai veterani di trovare il proprio ritmo. L’unica riserva, condivisa da più recensori, riguarda le fasi avanzate: una volta padroneggiate posizionamento e debolezze nemiche, la sfida perde mordente, e il loop di combattimento rischia la ripetizione nelle ultime ore.

Solido, non spettacolare

Su Nintendo Switch 2 il gioco mantiene stabilità sia in modalità portatile che su TV, senza i cali di frame rate che hanno afflitto altri titoli di lancio della console. Le animazioni di combattimento restano il punto più curato dal punto di vista produttivo, accompagnate da una colonna sonora che alterna toni solenni a momenti più galvanizzanti.

La nota stonata, se si vuole trovarla, riguarda la resa grafica generale: SpazioGames osserva come il comparto visivo non sia all’altezza di altre esclusive Switch 2 uscite nello stesso periodo, pur restando tecnicamente ineccepibile. Un compromesso più che un vero difetto, che non intacca la fruibilità dell’esperienza.

Fin troppa carne al fuoco

Fire Emblem: Fortune's Weave

Cento ore, forse centosessanta secondo alcune stime: il conteggio esatto cambia da testata a testata, ma la sostanza no. Fortune’s Weave è, per stessa ammissione della critica, il Fire Emblem più corposo di sempre, superiore persino a Three Houses, capitolo già ricordato per la sua durata fuori scala.

Il rovescio della medaglia è però la distribuzione di questo tempo: alcune testate segnalano che le missioni principali coprono meno di un quinto del contenuto complessivo, con il resto occupato da attività secondarie non sempre indispensabili. La rigiocabilità, garantita dalle quattro prospettive narrative, è reale, ma la mole di materiale può risultare più un ostacolo che un incentivo per chi cerca un’esperienza più diretta.

Fire Emblem: Fortune’s Weave ha superato le aspettative

OpenCritic assegna a Fire Emblem: Fortune’s Weave un punteggio di 90, con una raccomandazione critica del 97%. Metacritic si ferma a 89. La media aritmetica semplice delle testate di riferimento citate in questo pezzo, da IGN a Everyeye.it, si attesta su un solido 9,14 su 10, senza scarti significativi tra il voto più alto e quello più basso: nessuna frattura, quindi, ma un consenso ampio e raramente così compatto.

Il confronto con la storia della saga parla chiaro: Fortune’s Weave si posiziona come il Fire Emblem meglio accolto dai tempi di Awakening, superando nettamente Engage e affiancandosi a Three Houses come uno dei vertici recenti del franchise. Le aspettative, già altissime alla vigilia del lancio, non solo sono state confermate: sono state superate. Restano un paio di zone d’ombra, la svolta narrativa non digerita da tutti e una mole di contenuti che avrebbe forse guadagnato da una cura più severa in fase di editing, ma non bastano a scalfire il giudizio complessivo. Fire Emblem: Fortune’s Weave ha superato le aspettative.

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Nintendo annuncia tre nuovi bundle console in arrivo a fine ottobre

Da giovedì 29 ottobre arriveranno in tutta Europa tre nuovi bundle hardware, pensati per completare la line-up di fine anno. Si tratta di Nintendo Switch 2 + Mario Kart World, Nintendo Switch + Mario Kart 8 Deluxe e Nintendo Switch Lite + Tomodachi Life: Una vita da sogno, tre combinazioni pensate per intercettare tipologie di giocatori molto diverse tra loro.

Tre bundle, tre modi di giocare

Il bundle Nintendo Switch 2 + Mario Kart World include la console, il download completo del gioco e un codice per un abbonamento individuale di 3 mesi a Nintendo Switch Online, utile per gare online e GameChat. Il bundle Nintendo Switch + Mario Kart 8 Deluxe punta invece su un pubblico più consolidato, con la console e una copia fisica del gioco, mentre Nintendo Switch Lite + Tomodachi Life: Una vita da sogno arriva nella colorazione turchese, pensato per chi cerca portabilità totale, con il download completo del gioco e una prova gratuita di 30 giorni di Nintendo Switch Online.

Mario Kart World e il record dei 24 piloti

A trainare l’operazione è soprattutto Mario Kart World, esclusiva Nintendo Switch 2 che porta fino a 24 piloti in gara contemporaneamente, il numero più alto mai raggiunto nella storia della saga. Alle modalità classiche Gran Premio e Battaglia si affiancano le inedite Sopravvivenza e Corsa Libera, in un mondo di circuiti interconnessi che segna un cambio di passo rispetto ai capitoli precedenti. Mario Kart 8 Deluxe, dal canto suo, resta un catalogo enorme con i suoi 48 circuiti disponibili, terreno di caccia perfetto per chi si affaccia solo ora alla saga.

Il quadro completo delle uscite di fine ottobre

I tre nuovi bundle si aggiungono a due prodotti hardware già annunciati: Nintendo Switch 2 + Nintendo Switch Sports Resort, disponibile dal 22 ottobre, e Nintendo Switch 2 Edizione speciale 40° anniversario di The Legend of Zelda (che non include il gioco), in arrivo anch’essa il 29 ottobre. Cinque uscite hardware in appena una settimana raccontano bene quanto Nintendo stia puntando sulla stagione natalizia per spingere sia l’adozione di Switch 2 sia il ricambio generazionale verso Switch Lite.

Da quasi 33 anni Mario Kart accompagna i lanci hardware Nintendo, e questa non fa eccezione. Ma se un tempo bastava il badge del franchise per vendere una console, oggi il bundle deve fare i conti con un mercato molto più affollato: la scelta di declinare la stessa uscita su tre fasce di prezzo e portabilità diverse, dalla console ibrida di punta fino al modello tascabile, dice molto su come un franchise che ha attraversato tutta la storia della compagnia resti ancora oggi lo strumento più affidabile per parlare a pubblici diversi nello stesso momento.

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Fire Emblem: Fortune’s Weave è disponibile: come si riscrive il destino

Da oggi, 17 settembre, Fire Emblem: Fortune’s Weave è finalmente disponibile in esclusiva su Nintendo Switch 2. Nei panni di un’anima evocata dalla Dea Progenitrice Sothis, il giocatore dovrà viaggiare nel passato per riscrivere il destino di quattro eroi e salvare un mondo già segnato dal ritorno del dio demoniaco Balor.

Il Torneo dei Gladiatori e il filo del destino

La storia di Fire Emblem: Fortune’s Weave si apre su un impero già in rovina, ma il vero cuore della trama si trova cinque anni prima, nella capitale Dagsion, dove si tiene il Torneo dei Gladiatori in onore dell’imperatore fondatore Dagda. Chi vince ottiene un desiderio, la promessa che spinge guerrieri da ogni angolo dell’impero a scendere in arena.

Tra loro emergono quattro figure destinate a intrecciarsi: Cai, giovane di Ribeira che combatte per liberare il padre imprigionato, Dietrich, sempre a caccia di un avversario alla sua altezza, Theodora, regina di Saramis in cerca di onorare la fede della sua gente, e Leda, musicista mossa dalla vendetta per la morte del padre. Il giocatore può seguire tutte e quattro le linee narrative in parallelo, passando da una storia all’altra al Trespolo del Corvo Bianco, l’hub cittadino che la serie porta avanti fin dai tempi di Three Houses.

Strategia, classi e Mosse Ardenti

Sul fronte del gameplay, Fortune’s Weave non tradisce l’anima tattica a turni che ha reso Fire Emblem un punto di riferimento del genere fin dal debutto su Famicom nel 1990. Ogni unità ha una classe che ne definisce armi, raggio di movimento, indicato in blu, e raggio d’azione, indicato in rosso, mentre le Mosse Speciali permettono di sferrare colpi più potenti a costo della durabilità dell’arma.

A dare un tocco più aggressivo al combattimento ci pensano le Mosse Ardenti, tecniche che consumano direttamente i punti vita degli eroi pur di ribaltare uno scontro. Tra un incontro e l’altro sarà possibile allenarsi nella Piazza dell’Arena, reclutare alleati, ricevere benedizioni nei templi e persino allontanarsi da Dagsion per esplorare il continente di Dagda, tra dungeon, materiali rari e battaglie diverse da quelle dell’arena.

Il debutto dei comandi stile mouse

La vera novità tecnica arriva dai controller Joy-Con 2: per la prima volta nella storia della serie, Fire Emblem: Fortune’s Weave supporta i comandi in stile mouse, pensati per spostare le unità sul campo di battaglia con la stessa immediatezza di un RTS da PC, passando in ogni momento al controllo tradizionale tramite pulsanti.

Fire Emblem: Fortune’s Weave è disponibile da oggi in digitale sul Nintendo eShop e, sia in digitale che in formato fisico, sul Nintendo Store. Dopo il capitolo di passaggio rappresentato da Fire Emblem Engage, la saga rispolvera uno dei suoi espedienti narrativi più identitari, il torneo come cornice per intrecciare destini diversi, un meccanismo che nei GDR strategici affonda le radici fin dai primi capitoli della serie. Con Sothis che torna a fare da ponte con Three Houses e Dagsion pronta a diventare uno dei tanti motivi per cui vale la pena possedere una Nintendo Switch 2, resta da capire se il destino di Cai, Dietrich, Theodora e Leda basterà a far battere ancora una volta il cuore della community.

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Nuovi sconti da parte di Nintendo

Nintendo ha annunciato da poche ore l’inizio di una grande iniziativa di sconti chiamata “Customer Appreciation Sale”. Questa iniziativa partirà su Nintendo eShop e Store ufficiale ed è stata resa realizzabile dai rimborsi ottenuti sui dazi doganali. Purtroppo, questi sconti verranno effettuati solo nel mercato del Nord America.

I nuovi saldi sono stati annunciati da Nintendo of America e andranno in scena dal 13 al 26 settembre su eShop e Nintendo Store. Anche alcuni rivenditori fisici parteciperanno all’iniziativa, che va a coprire molti giochi e diversi altri prodotti per Nintendo Switch e Nintendo Switch 2.

Sono previsti sconti anche del 30% su vari giochi in digitale per Nintendo Switch e Switch 2, ma gli sconti riguardano anche bundle vari, giochi fisici, contenuti scaricabili, accessori, amiibo e gadget vari. Come riferito da Nintendo, questa campagna di sconti è un modo per ringraziare i giocatori per il continuo supporto che offrono a Nintendo.

Nintendo ha dichiarato chiaramente di non sentirsi obbligata a restituire ai consumatori i rimborsi sui dazi USA, posizione condivisa anche con Sony e Microsoft. Tuttavia, ha successivamente deciso di lanciare questa iniziativa per girare almeno parzialmente la questione a favore del proprio pubblico.

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Nintendo Direct: annunciati oltre 40 giochi, incluso un nuovo Metroid e Kirby

Il boss finale del recap: sono oltre 40 gli annunci del Direct

Il Nintendo Direct di oggi, 9 settembre 2026, ha messo sul piatto oltre 40 giochi in arrivo su Nintendo Switch 2 tra i prossimi mesi e il 2027, in circa 45 minuti di presentazione. Tra nuove produzioni interne, ritorni storici e conversioni di peso massimo, i protagonisti assoluti restano due eroi Nintendo di lunghissimo corso: Samus Aran, con il nuovo Metroid Ravenous, e Kirby, protagonista di Kirby and the World Beyond. Non sono mancate però sorprese sul fronte terze parti, da Final Fantasy VII Revelation a Persona 6.

Divorare per non farsi divorare: torna Metroid

L’annuncio più identitario dello show riguarda Metroid Ravenous, nuovo capitolo 2D della saga con protagonista Samus Aran, in uscita in esclusiva su Switch 2 il 28 gennaio 2027, sia in edizione standard sia in una special edition con SteelBook e amiibo dedicato. È il primo capitolo bidimensionale della serie dai tempi di Metroid Dread (2021). Nel trailer, Samus viene data per dispersa su una misteriosa luna aliena dopo un attacco da parte di un gruppo di figure incappucciate, e sarà costretta a nutrirsi dell’energia dei propri nemici pur di sopravvivere: è la nuova meccanica al centro dell’avventura, pensata per alimentare esplorazione e combattimento allo stesso tempo. Il gameplay resta fedele all’impostazione 2,5D già vista in Dread, con azione bidimensionale e modelli tridimensionali, ma introduce anche sequenze in terza persona più orientate alla narrazione. Sul fronte tecnico, Ravenous è sviluppato da MercurySteam, lo studio che ha già plasmato l’identità action di Dread: chi ha amato quel capitolo troverà una base familiare su cui costruire nuove idee. Per ripercorrere l’evoluzione recente del franchise, vale la pena recuperare la nostra analisi su Metroid Prime, una serie così speciale.

Kirby si allarga: benvenuti nel World Beyond

L’altro grande protagonista Nintendo dello show è Kirby and the World Beyond, nuova avventura interamente in 3D che porta la pallina rosa a esplorare ambientazioni aperte e più estese rispetto al passato, sfruttando in libertà le classiche abilità di copia. Il lancio è fissato per la primavera del 2027, un momento tutt’altro che casuale: coincide con il 35° anniversario della serie, nata nel 1992 con Kirby’s Dream Land su Game Boy. Dopo l’impostazione più guidata vista in Forgotten Land e in Kirby Air Riders sul fronte racing, World Beyond sembra puntare su un’esplorazione più libera, in linea con la direzione presa negli ultimi anni dai platform 3D Nintendo.

L’ultimo capitolo della Materia: Final Fantasy VII Revelation chiude il cerchio

Square Enix ha confermato Final Fantasy VII Revelation, il terzo e conclusivo capitolo della trilogia remake, in arrivo su Switch 2 l’8 aprile 2027. Cloud e il resto del party salpano a bordo dell’Highwind per fermare Sephiroth e l’asteroide che minaccia il pianeta, portando a termine un progetto che ha attraversato tre decenni di storia della saga. A completare l’operazione nostalgia arriva anche Crisis Core: Final Fantasy VII Reunion, già disponibile da oggi su Switch 2. Chi vuole rinfrescarsi la memoria sul percorso della trilogia può ripassare la nostra recensione di Final Fantasy VII Rebirth.

La caccia si sposta su Switch 2

Capcom porta Monster Hunter Wilds sull’ibrida Nintendo dal 4 dicembre, con supporto cross-platform completo e tutti i contenuti pubblicati finora, dal Centro Supremo alla collaborazione con Final Fantasy XIV Online. La grande espansione Ascendance seguirà nel 2027. Per chi si è avvicinato al titolo su altre piattaforme, resta un ottimo riferimento la nostra recensione di Monster Hunter Wilds.

Persona debutta (finalmente) anche su Nintendo

Atlus aveva già annunciato Persona 6 lo scorso 7 giugno, durante l’Xbox Games Showcase 2026, come nuovo capitolo autonomo della serie con un cast interamente inedito, confermato allora solo per Xbox Series X|S, PC e PlayStation 5. Per Persona 6 non è stata fornita alcuna finestra di lancio, nemmeno oggi: la novità del Direct riguarda esclusivamente la piattaforma, con il gioco che arriverà anche su Nintendo Switch 2, portando per la prima volta il mix di simulazione sociale e combattimento a turni della saga su una console Nintendo. Il remake Persona 4 Revival ha invece già una data su Xbox, PC e PS5, fissata al 18 febbraio 2027: la versione Nintendo Switch 2, annunciata proprio in questo Direct, arriverà un po’ più tardi, il 20 maggio 2027.

Il resto del bottino: da Lara Croft a Geralt di Rivia

Non tutti gli annunci erano inediti in senso stretto. Tomb Raider: Legacy of Atlantis, il remake della prima avventura di Lara Croft già annunciato mesi fa per PS5, Xbox Series e PC, è stato confermato in uscita anche su Nintendo Switch 2, sempre il 12 febbraio 2027 e in contemporanea con le altre piattaforme. Il Direct ha poi riservato spazio a diversi ritorni e riedizioni: Hyrule Warriors: L’era della calamità arriva in Edizione definitiva su Switch 2 il 25 febbraio 2027, mentre Pikmin 4 – Nintendo Switch 2 Edition aggiunge la modalità Accademia Dandori dal 12 novembre. Xenoblade Chronicles 3 si rifà il look su Switch 2 dal 3 dicembre con una nuova eroina, Shimmer. The Witcher 3: Wild Hunt in versione Remastered arriva il 29 settembre, gratuita per chi possiede già il gioco su Switch. Capcom porta inoltre una trilogia horror rimessa a nuovo con RE Engine, composta da Resident Evil 2 Deluxe Edition, Resident Evil 3 e Resident Evil 4 Gold Edition, disponibili in digitale dal 16 ottobre e su scheda dal 29 gennaio 2027. Chiudono il quadro Mega Man: Dual Override, che riunisce Mega Man e Proto Man, e Nintendo Switch Sports Resort, atteso il 22 ottobre sull’Isola di Wuhu.

Alla fine, il filo conduttore del Direct di settembre è chiaro: Nintendo Switch 2 sta smettendo i panni della console di passaggio per diventare la casa definitiva di franchise che per anni sono rimasti fuori dall’ecosistema Nintendo, da Monster Hunter a Persona, passando per Resident Evil, The Witcher e Tomb Raider. In questo scenario, Metroid Ravenous e Kirby and the World Beyond restano i pezzi più identitari dello show: due ritorni che arrivano proprio mentre entrambe le saghe vivono uno dei momenti più prolifici della loro storia, tra il recente Metroid Prime 4: Beyond e un 35° compleanno che promette di ridefinire l’esplorazione di Kirby. Samus e la pallina rosa, ancora una volta, aprono la strada.

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Zelda: Ocarina of Time Remake ha una data d’uscita, e arriva una nuova Switch 2

Il pomeriggio dell’8 settembre porta il primo regalo concreto per i 40 anni di The Legend of Zelda: al termine del The Legend of Zelda 40th Anniversary Direct, la mezz’ora che Nintendo ha dedicato interamente alla saga, arrivano due conferme attese da mesi. The Legend of Zelda: Ocarina of Time uscirà su Nintendo Switch 2 il 5 novembre 2026, e la console avrà anche una veste speciale dedicata all’anniversario, disponibile dal 29 ottobre.

Trenta minuti che si aprono con un medley orchestrale capace di ripercorrere quattro decadi di melodie, dal primo, spartano bip del 1986 fino ai temi più recenti: un modo elegante per ricordare quanto la colonna sonora di Zelda sia parte dell’identità della saga quanto Link, Ganon o la Master Sword.

Suona, Ocarina del Tempo

Il cuore dell’evento resta il remake di Ocarina of Time, presentato da Eiji Aonuma con un lungo gameplay che mostra la Foresta dei Kokiri, la Piana di Hyrule, la Città Castello di Hyrule e la Fattoria Lon Lon nella nuova veste grafica: più realistica, ma fedele allo spirito del capolavoro Nintendo 64 del 1998, di cui abbiamo già ripercorso l’eredità storica. Nintendo conferma che la struttura resterà quella originale, niente open world alla Breath of the Wild: il remake punta a modernizzare, non a reinventare.

The Legend of Zelda: Ocarina of Time Remake, primo gameplay

Tra le novità, un vero e proprio tasto salto per Link (assente nell’originale), un dash tenendo premuto A, dialoghi extra per tutti i personaggi e un combat system più scattante, con Navi che fornisce indicazioni sui nemici in tempo reale. Il primo dungeon, il Grande Albero Deku, viene mostrato per intero, insieme a diversi minigiochi pensati per arricchire l’esplorazione di Hyrule.

Il vero party trick riguarda però proprio lo strumento del titolo: su Switch 2 sarà possibile suonare l’ocarina intonando le melodie direttamente nel microfono della console, che riconosce anche strumenti musicali reali. Chi vuole spingersi oltre potrà acquistare un’ocarina fisica dedicata sul My Nintendo Store. Il gioco sarà doppiato interamente in italiano e si integrerà con l’app Zelda Notes, che permette di tracciare obiettivi, sbloccare spartiti condivisibili online, affrontare quiz a tema e completare le Gossip Quests per guadagnare rupie spendibili anche in game. In arrivo anche due nuovi amiibo dedicati a Link e Zelda bambini, che sbloccano costumi alternativi.

The Legend of Zelda: Ocarina of Time Remake, scorcio del nuovo comparto grafico

Una Switch color Triforza

A chiudere la parte hardware arriva la Nintendo Switch 2: The Legend of Zelda 40th Anniversary Edition, riconoscibile per i Joy-Con 2 verdi, la Triforza dorata sul retro della console nera e un dock coordinato con lo stesso stile. Al lancio, fissato per il 29 ottobre, si affiancano un Pro Controller e una custodia da trasporto dedicati, entrambi con la stessa livrea. Il prezzo per il mercato europeo non è stato ancora presentato.

La tempistica non è casuale: la console arriva una settimana prima del lancio di Ocarina of Time e, soprattutto, un mese scarso prima dell’uscita di GTA 6, fissata per il 19 novembre. Nintendo prova così a ritagliarsi un pubblico proprio nella finestra più affollata dell’anno, puntando su nostalgia e collezionismo più che sulla concorrenza diretta.

Oltre Hyrule: cinema, concerti e figurine

Il Direct non si è fermato ai videogiochi. È stato mostrato il primo logo ufficiale del film live action The Legend of Zelda, in uscita nelle sale il 30 aprile 2027, mentre il compositore storico della saga, Koji Kondo, ha presentato un tour di concerti sinfonici dedicato ai 40 anni, con tappe confermate tra Tokyo, Chicago, Londra e Melbourne a cavallo del 2027. Al Nintendo Museum di Tokyo debutterà inoltre una postazione fotografica a tema Zelda.

Curiosa, infine, la sezione dedicata al merchandising, che ha visto sfilare partnership editoriali internazionali: da Hasbro a Panini, che porterà la saga sugli scaffali italiani con un album di figurine dedicato, un ponte diretto tra la cultura da edicola che generazioni di lettori italiani conoscono a memoria e il medium videoludico. Non è la prima volta che il gaming entra nel mondo delle figurine, ma un franchise Nintendo di questo calibro resta un’operazione di prestigio per l’azienda di Modena.

Dedicare un Direct intero a una sola saga, a poche settimane dallo State of Play di Sony, dice molto su come Nintendo intenda gestire il 2026: non più semplici annunci sparsi, ma veri e propri eventi editoriali capaci di trasformare un anniversario in un ecosistema, tra hardware, musica, cinema e collezionismo. E non sottovalutiamo che tra tutte le uscite di novembre, Ocarina of Time resti l’unico grande titolo che oserà sfidare GTA 6 a viso aperto: la dimostrazione più concreta della forza che Nintendo, ancora oggi, riesce a mettere in campo con un solo franchise. Per una serie che ha inventato gran parte del linguaggio dell’avventura moderna, non sembra un tributo eccessivo: dopo quasi trent’anni, si prepara a insegnare di nuovo come si esplora un mondo.

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Nintendo Switch 2 + Sports Resort: il bundle arriva il 22 ottobre

Il countdown per il prossimo hardware bundle di casa Nintendo è iniziato. Dal 22 ottobre sarà possibile acquistare una Nintendo Switch 2 con il nuovo titolo Nintendo Switch Sports Resort, in uscita lo stesso giorno. Il bundle include inoltre un codice per attivare tre mesi, 90 giorni, di abbonamento individuale a Nintendo Switch Online.

Bentornati sull’Isola Wuhu

Il titolo porta i giocatori sull’Isola Wuhu, ambientazione che ospita dodici discipline sportive pensate per sfruttare i comandi di movimento della console. Prima di lanciarsi tra Boxe, Tiro con l’arco, Bowling e Lotta di pollici, sarà possibile personalizzare il proprio avatar scegliendo tra un personaggio Sportsmate o un Mii, per poi dedicarsi ad attività più rilassate come Idrovolante e Moto d’acqua, o riscaldarsi con qualche salto della corda.

Continue? Il ritorno del motion gaming

Per chi ha vissuto l’epoca Wii, il nome dell’isola suonerà familiare: Nintendo Switch Sports Resort riporta i giocatori sulla stessa ambientazione tropicale immaginaria vista nel simulatore sportivo Wii Sports Resort del 2009. All’epoca, quel titolo contribuì a consolidare il fenomeno di massa scatenato dal Wiimote, con milioni di famiglie che si improvvisavano tennisti, arcieri e nuotatori davanti al televisore di casa. Diciassette anni dopo, con sensori di movimento più raffinati, Nintendo prova a riportare in vita quella formula su una nuova generazione di giocatori, dopo che il primo capitolo della serie, Nintendo Switch Sports, aveva già scaldato il terreno nel 2022.

Next level per Nintendo Switch 2

Che il colosso di Kyoto punti ancora una volta sul motion gaming per allargare il pubblico della console non stupisce: dai tempi di Wii, la formula del gioco per tutti resta uno dei pilastri della filosofia Nintendo, capace di trasformare un pad in una racchetta da tennis o in un arco. Con un autunno videoludico affollato all’orizzonte, scommettere su un bundle semplice, accessibile e venato di nostalgia potrebbe rivelarsi la mossa giusta per convincere chi ancora non ha fatto il salto sulla nuova console.

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Approfondimenti Recensioni

Yoshi and the Mysterious Book – Recensione dell’esclusiva Nintendo Switch 2

Yoshi non ha mai avuto bisogno di salvare il regno dei funghi per conquistare il videogiocatore: gli sono bastati un salto unico, una lingua estensibile e quell’espressione perennemente stupita. Yoshi and the Mysterious Book, uscito il 21 maggio 2026 in esclusiva per Nintendo Switch 2, riparte esattamente da lì, ma capovolge la formula: non un platform a scorrimento nel senso classico, bensì un’enciclopedia vivente da sfogliare, creatura dopo creatura.

Il gioco arriva in un momento particolarmente favorevole per la console e con un parco titoli già interessante. A un anno esatto dal lancio, avvenuto il 5 giugno 2025 con un record di 3,5 milioni di unità piazzate in appena quattro giorni, Nintendo Switch 2 ha chiuso l’anno fiscale al 31 marzo 2026 con 19,86 milioni di console vendute nel mondo, superando le stime iniziali. A dare ulteriore visibilità a Yoshi ci ha pensato anche il cinema: nel film Super Mario Galaxy, uscito il 1 aprile 2026 e capace di superare gli 800 milioni di dollari di incassi nelle prime quattro settimane, il dinosauro verde debutta come nuovo compagno di viaggio di Mario e Luigi, con la voce di Davide Perino in Italia.

A sviluppare Yoshi and the Mysterious Book è Good-Feel, lo studio già responsabile di Yoshi’s Woolly World e Yoshi’s Crafted World: non una scelta casuale, dal momento che il nuovo capitolo ne eredita l’attenzione per lo stile artistico, questa volta ispirato all’illustrazione per l’infanzia e alla stop motion. Le pagine di Enzo, l’enciclopedia vivente al centro dell’avventura, sono pronte per essere sfogliate.

Ritorno all’isola di Yoshi

La trama, come da tradizione della serie, resta sullo sfondo ed è volutamente semplice. Bowser Jr., il figlio pasticcione di Bowser, trova Enzo nella biblioteca del castello: un’enciclopedia vivente conservata lì da chissà quanto tempo. Tra le sue pagine nota l’illustrazione di una creatura misteriosa, il Paradiseo, che vive nei pressi dell’Isola degli Yoshi. Decide di partire alla sua ricerca portando Enzo con sé, ma un incidente li fa precipitare entrambi sull’isola, dove il libro, stordito dalla caduta, scopre di aver dimenticato tutto ciò che sapeva sulle creature racchiuse tra le sue pagine.

Toccherà proprio ai coloratissimi dinosaurini aiutare Enzo (questo il nome del libro) a fare ordine tra le sue pagine e, allo stesso tempo, tenere d’occhio Bowser Jr., che continua a intromettersi nell’esplorazione delle nuove creature.

Legato alla tradizione

Tutti coloro che hanno provato un gioco della serie di Yoshi, iniziata su SNES col mitico Yoshi’s Island, si troveranno subito a loro agio. Yoshi and the Mysterious Book mantiene infatti l’impostazione e i comandi tipici della saga.

Il dinosauro si muove all’interno di scenari bidimensionali ed è in grado di saltare, allungare la lingua per mangiare i nemici, effettuare uno schianto mentre è in volo e restare sospeso in aria agitando le gambe. A differenza del passato, questa planata risulta più permissiva e permette di restare a mezz’aria più a lungo.

Premendo il pulsante X, Yoshi può anche interagire con gli altri personaggi, spingendoli o mettendoli a cavalcioni sul suo dorso. Non mancano ovviamente le mitiche uova, che una volta ottenute divorando nemici o semplicemente raccogliendole, possono essere usate come proiettili.

Ma in modo innovativo

Il gameplay di Yoshi and the Mysterious Book, pur ancorato a meccaniche classiche, risulta estremamente originale. All’interno dei vari livelli, rappresentati dalle creature che appariranno nelle pagine di Enzo, lo scopo del giocatore non è raggiungere la fine del livello e nemmeno eliminare i nemici.

L’obiettivo è invece ottenere maggiori informazioni possibili sulle creature che si va ad incontrare. Per fare questo occorre interagire con queste creature, sfruttando tutte le abilità di Yoshi e interagendo in modo intelligente con tutti gli elementi dello scenario. Ad esempio, la prima creature che incontreremo è un fiorellino colorato, la Gigliola. Dopo esserselo messo in groppa, Yoshi acquisisce l’abilità di far fiorire le piante intorno a lui. Scopo principale del livello, che determina il suo completamento, sarà dunque quello di far fiorire l’albero più grande dello stage.

Questa scelta di design, così semplice e pulita, dà il via a un numero sorprendente di meccaniche e possibilità diverse. I livelli di Yoshi and the Mysterious Book riescono a fondere brillantemente gli elementi di un classico platform con quelli dei rompicapo e per essere superati richiedono una buona abilità col controller ma anche una mente scaltra e pronta a sperimentare per cogliere la soluzione dei vari enigmi.

Un’ottima varietà

Oltre a proporre situazioni e meccaniche sempre diverse tra loro, Yoshi and the Mysterious Book presenta anche un’ottima varietà di ambientazioni. Nelle sue peregrinazioni Yoshi viaggia attraverso luoghi montani, marittimi e boschivi, che presentano all’interno creature estremamente ben diversificate tra loro.

La cosa che più colpisce è che il gioco riesce a proporre situazioni estremamente diversificate riuscendo sempre a risultare fresco e divertente. Che si tratti di pescare enormi pesci, seguire il percorso delle nuvole di pioggia o sfuggire a temibili predatori artigliati, non fa differenza. Ogni livello riesce sempre a tener vivo l’interesse, a intrattenere e, cosa più importante, a divertire.

I livelli di ogni area si sbloccano via via che si completano le pagine relative alle creature lì presenti. L’esplorazione di ogni zona si conclude spesso con un confronto con Bowser Jr., sempre intento a disturbare la fauna locale, oppure con creature particolarmente grosse e minacciose. Anche queste sezioni sono molto divertenti e possono essere superate con una buona dose di attenzione ed ingegno.

Una realizzazione tecnica ispirata

Anche dal punto di vista tecnico, Yoshi and the Mysterious Book non delude. La grafica del gioco infatti presenta uno stile visivo molto dolce ed originale. Dal momento che Yoshi sta visitando le pagine di un libro, sfondi e creature presentano colori e ombreggiature che li fanno somigliare a immagini illustrate.

Da sempre la saga di Yoshi ha proposto stili grafici particolari, che ricordavano da vicino i disegni e le illustrazioni. Yoshi and the Mysterious Book spinge questa identità ancora più in là, adottando un’animazione ispirata alla stop motion: alcune azioni del personaggio, come i salti, si muovono con un frame rate volutamente ridotto, per restituire l’effetto di un cartone animato costruito a mano.

Anche il sonoro svolge egregiamente il suo lavoro con musiche estremamente orecchiabili e piacevoli che sottolineano i toni molto leggeri dell’avventura e mettono ulteriormente a suo agio il giocatore.

Un gioco di ncchia

Pur trattandosi di un titolo riuscito su più fronti, Yoshi and the Mysterious Book non è certamente un gioco in grado di conquistare chiunque. Potrà piacere a bambini di età ancora molto giovane, che verranno catturati dai suoi colori, dalle sue meccaniche e dalla sua positività. Anche i più grandicelli, cresciuti a suon di platform 2D, potranno amarlo. Al contrario, i videogiocatori più moderni, abituati agli attuali standard grafici e di gameplay, potrebbero trovalo meno appetibile.

Bisogna poi aggiungere che il gioco non propone un livello di sfida e una longevità particolarmente esagerati. Sebbene alcuni stages abbiano enigmi e meccaniche non sempre troppo esplicite, l’impossibilità di morire (anche buttandosi nei burroni) rende la difficoltà dell’esperienza decisamente abbordabile.

L’avventura di Yoshi può essere completata in una decine di ore. terminata la storia principale, verranno sbloccate altre tre aree, che fungono da conclusione effettiva della vicenda. Nel complesso, il tutto può essere completato in una quindicina di ore. Se tuttavia si desidera completare al 100% l’enciclopedia, allora il tempo di gioco può anche triplicarsi, regalando un’esperienza lunga e approfondita.

Yoshi and the Mysterious Book è un titolo riuscito e curato in ogni dettaglio. Il gameplay rinnova con intelligenza la formula della saga, restando allo stesso tempo fedele alla sua identità più giocosa. Anche il comparto tecnico convince, con uno stile grafico ispirato alle illustrazioni per l’infanzia e impreziosito da un’animazione in stop motion che pochi altri platform hanno provato a replicare, oltre a un sonoro leggero e coerente con i toni dell’avventura. La longevità contenuta e il target rivolto soprattutto ai più giovani restano gli unici limiti di un’esperienza che merita l’acquisto, a meno di un’insanabile allergia ai platform 2D.

8.5

Dettagli e Modus Operandi
  • Piattaforme: Nintendo Switch 2
  • Data uscita: 21 maggio 2026
  • Prezzo: 69,99 euro

Ho completato l’avventura principale e sbloccato le aree extra del post-game su Nintendo Switch 2.

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Darkest Dungeon: The Fire’s Edge, la torcia si riaccende dopo sei anni di buio

C’è chi pensava che la fiamma si fosse spenta per sempre. Invece Red Hook Studios ha appena riacceso la torcia dell’Hamlet con un annuncio che nessuno aspettava più: Darkest Dungeon riceve una nuova espansione, la prima dal 2020. Si chiama The Fire’s Edge e arriva il 18 agosto 2026, proprio in coincidenza con il decimo anniversario del lancio completo del gioco originale.

Il ritorno nell’abisso, dieci anni dopo

Darkest Dungeon nasce come sogno crowdfunded, approda in Early Access su Steam nel febbraio 2015 e conquista la sua forma definitiva su PC il 19 gennaio 2016, seguito da PlayStation 4 pochi mesi dopo e da Nintendo Switch e Xbox One nel 2018. Da allora il roguelike gotico di Red Hook si è guadagnato un posto tra i titoli indipendenti più influenti del decennio, capace di reinventare il genere dungeon crawler unendo permadeath, gestione dello stress mentale e un’estetica da incisione vittoriana.

Quattro le espansioni arrivate fino a oggi: The Shieldbreaker, The Crimson Court e The Color of Madness, disponibili su tutte le piattaforme, seguite da The Butcher’s Circus nel 2020, uscita solo su PC. Da quel momento, silenzio: Red Hook ha dedicato le proprie energie a Darkest Dungeon II, pubblicato nel 2023, e al relativo supporto post lancio. Fino ad oggi.

Due eroi in fuga dal sequel

The Fire’s Edge non è un semplice contenuto cosmetico di Darkest Dungeon, ma introduce introduce due nuovi personaggi giocabili, il Duelist e il Runaway, entrambi debuttati originariamente in Darkest Dungeon II e ora trapiantati nel gioco che ha dato inizio a tutto. Il Runaway veste stracci bruciacchiati, impugna un attizzatoio improvvisato e predilige il fuoco e la furtività quando costretto allo scontro. Il Duelist, al contrario, incarna la severità: un mantello ornato, trafitto sul petto, e una lama che finora nessun avversario ha saputo fronteggiare.

Con il Runaway arriva anche Burn, la meccanica di danno da ustione già vista nel sequel, pensata per sinergizzare con stordimenti e spostamenti dei ranghi nemici, un’aggiunta che promette di scombinare gli equilibri tattici consolidati in dieci anni di run.

Un’operazione a doppio binario: la stranezza dietro il ritorno

Qui sta l’aspetto più insolito dell’annuncio. Darkest Dungeon II ha cambiato radicalmente formula rispetto al capitolo originale, sostituendo la griglia di combattimento fissa con un sistema di posizionamento dinamico e la struttura a dungeon con un roguelike da road trip. Il cambio di rotta ha diviso la fanbase: su Steam l’originale mantiene un solido 91% di recensioni positive, mentre il sequel si ferma al 75%, un divario che lo stesso game designer Tyler Sigman ha in parte attribuito a un problema di aspettative, con parte della community che ha giudicato il nuovo capitolo solo per ciò che non replicava del primo.

Nonostante questo, Red Hook non ha mai abbandonato Darkest Dungeon II: lo studio ha rilasciato l’update gratuito Kingdoms e l’espansione Inhuman Bondage, ha esteso il supporto mod, ha portato il gioco su tutte le console e sta lavorando a una versione per Nintendo Switch 2, oltre ad avere già in cantiere un nuovo DLC per il sequel previsto nei primi mesi del 2027. The Fire’s Edge arriva quindi mentre Red Hook gestisce due pipeline di sviluppo parallele per due giochi diversi di Darkest Dungeon, e sceglie di farle intersecare proprio ora, riportando indietro nel tempo due eroi nati per il futuro della serie.

Nuovi distretti per l’Hamlet e trinket in evoluzione

L’espansione porta in dote anche tre nuovi distretti per fortificare l’Hamlet: Academie Duello, Craftworks e Archaeological Base Camp, oltre a un sistema di Trinket rinnovato con meccaniche inedite come Trigger Uses, Quest Charges e Progressive Trinkets. Red Hook promette inoltre nuova scrittura, nuovi eventi e ulteriori sorprese in arrivo prima del lancio.

The Fire’s Edge debutterà il 18 agosto 2026 su PC, Mac, PlayStation e Nintendo, mentre l’edizione Xbox seguirà in un secondo momento, dettaglio che ricorda quanto la strategia multipiattaforma di Red Hook resti ancora oggi frammentata rispetto ai competitor del genere.

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