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I migliori RPG occidentali di sempre: la classifica definitiva

Una classifica in 22 tappe tra i migliori RPG occidentali di sempre, dalle gemme di nicchia come Arcanum e Age of Decadence ai pilastri assoluti del genere: Skyrim, The Witcher 3, Planescape: Torment, Baldur’s Gate II e il fenomeno Baldur’s Gate 3, incoronato al primo posto.

Nel 1981 un gruppo di studenti universitari trasformava le sessioni di Dungeons & Dragons in righe di codice, senza sapere che stava gettando le basi di un genere destinato a durare per sempre. Da quei primi labirinti disegnati in wireframe sono nati mondi che hanno insegnato al videogiocatore cosa significhi davvero scegliere: non solo quale arma impugnare, ma quale persona diventare all’interno di una storia.

Il genere RPG occidentale, spesso abbreviato in WRPG, si distingue dal cugino giapponese per un’enfasi diversa: dove il JRPG racconta quasi sempre un protagonista già scritto, l’RPG occidentale costruisce l’identità del personaggio insieme al videogiocatore, tra dialoghi ramificati, sistemi di reputazione e conseguenze che si accumulano lungo l’intera avventura. Non è un caso che le opere più amate del genere vengano ricordate tanto per il combattimento quanto per la scrittura (e chi vuole orientarsi tra CRPG, action RPG e immersive sim trova la guida completa ai sottogeneri RPG).

Questa classifica, gemella di quella dedicata ai migliori JRPG di sempre, raccoglie ventidue titoli, incrociando le posizioni delle testate internazionali più autorevoli con la sensibilità di chi il genere lo vive ogni giorno. La risalita parte dalle gemme che i veterani si scambiano quasi in segreto: opere spesso tecnicamente imperfette, ma capaci di lasciare un segno indelebile in chi le ha scoperte. Dalla decima posizione in su si entra invece nel territorio dei pilastri che hanno cambiato la storia del medium, fino al titolo che oggi, più di ogni altro, definisce cosa possa ancora diventare un RPG.

22. Age of Decadence

Age of Decadence, screenshot ufficiale del gioco di ruolo di Iron Tower Studios

Sviluppato in totale autonomia da Iron Tower Studios, un piccolo team indipendente, Age of Decadence (2015) porta alle estreme conseguenze il concetto di scelte e conseguenze: quasi ogni azione, comprese le combinazioni di dialogo più innocue, può portare alla morte del personaggio o precludere per sempre intere porzioni della mappa. Ambientato in un impero decaduto ispirato alla Roma antica, il titolo non concede sconti: un approccio diplomatico può risultare più letale di uno scontro a mani nude, se il videogiocatore non ha costruito con cura le proprie abilità.

La community di appassionati più esigente lo cita spesso come rivelazione, proprio perché rifiuta ogni scorciatoia narrativa in favore di un mondo che reagisce davvero alle decisioni prese. Il tallone d’Achille resta la curva di apprendimento: chi non è disposto a fallire più volte prima di trovare la strada giusta farà fatica ad apprezzarlo fino in fondo.

21. Arcanum: Of Steamworks and Magick Obscura

Arcanum: Of Steamworks and Magick Obscura, screenshot ufficiale del CRPG steampunk di Troika Games

Debutto di Troika Games nel 2001, Arcanum immagina un mondo fantasy attraversato dalla rivoluzione industriale, dove una pistola può risultare tanto efficace quanto una spada incantata. Il sistema di creazione del personaggio è tra i più liberi mai scritti per il genere: ogni background narrativo, dai più comici ai più oscuri, ha un impatto reale sulla partita, e persino un personaggio che punta tutto sul carisma resta perfettamente giocabile dall’inizio alla fine.

La stessa Troika tornerà su questa formula tre anni più tardi con Vampire: The Masquerade – Bloodlines. Ciò che non convince, però, è il comparto tecnico: un combattimento sbilanciato e poco rifinito, che ancora oggi richiede pazienza da parte di chi si avvicina al titolo per la prima volta.

20. Torment: Tides of Numenera

Torment: Tides of Numenera, screenshot ufficiale del Nono Mondo nel gioco di ruolo di inXile Entertainment

Finanziato su Kickstarter come erede spirituale dichiarato di Planescape: Torment, Torment: Tides of Numenera (2017, inXile Entertainment) trasporta il concept originale nel Nono Mondo di Monte Cook, un futuro talmente lontano da sembrare fantasy. Il tema centrale, questa volta, non è più cosa possa cambiare la natura di un uomo, ma quale peso abbiano davvero le proprie azioni sul mondo che si lascia alle spalle.

La scrittura resta di altissimo livello, con dialoghi che invitano alla riflessione più che alla battaglia. La nota stonata è il paragone continuo con il predecessore: pur trattandosi di un’opera a sé, Tides of Numenera non è mai riuscito a scrollarsi di dosso l’ombra ingombrante di Planescape, e parte della critica lo ha giudicato meno incisivo sul piano emotivo.

19. Wasteland 3

Wasteland 3, screenshot ufficiale del Colorado innevato nel gioco di ruolo tattico di inXile Entertainment

Prodotto da inXile Entertainment, lo stesso studio dietro Torment: Tides of Numenera, Wasteland 3 (2020) porta la serie che ha anticipato Fallout in un Colorado innevato, tra fazioni in guerra e un cast di compagni reclutabili più ampio che mai. Il combattimento a turni, rifinito rispetto ai capitoli precedenti, ha convinto al punto da guadagnare una candidatura come miglior RPG ai The Game Awards 2020.

La modalità cooperativa, rara nel genere, resta uno dei suoi elementi più originali. Il punto debole segnalato da una parte della critica riguarda il tono, più ironico e scanzonato rispetto a quello cupo del capitolo precedente: una scelta che ha allontanato chi cercava la stessa serietà del secondo episodio.

18. Gothic II

Gothic II, screenshot ufficiale dell'isola di Khorinis nel gioco di ruolo di Piranha Bytes

Piranha Bytes, studio tedesco, pubblica Gothic II nel 2002 e costruisce un piccolo mondo di gioco tra i più coesi mai scritti nel genere: Khorinis, un’isola dove ogni abitante ha una routine, un’opinione e un ruolo preciso nella società. Non ci sono indicatori di missione sulla mappa: bisogna ascoltare davvero le indicazioni degli abitanti, esattamente come farebbe un viaggiatore in un luogo sconosciuto.

Il titolo gode di una reputazione fortissima soprattutto tra il pubblico europeo, che lo cita spesso accanto ai grandi nomi americani del genere. Il rovescio della medaglia è un combattimento ostico e con una curva di apprendimento ripida nelle prime ore, capace di scoraggiare chi si aspetta un’esperienza più accessibile.

17. Kingdom Come: Deliverance II

Kingdom Come: Deliverance II, screenshot ufficiale della Boemia medievale nel gioco di ruolo di Warhorse Studios

Warhorse Studios pubblica il seguito di Kingdom Come: Deliverance il 4 febbraio 2025, riprendendo la storia di Henry di Skalica nel cuore della Boemia del 1403, dilaniata dalla lotta per la corona tra re Venceslao IV e il fratellastro Sigismondo. La ricostruzione storica resta il vero concept portante della saga: ogni villaggio, ogni combattimento con la spada, ogni interazione sociale è pensata per restituire un Medioevo credibile più che spettacolare.

L’accoglienza italiana è stata tra le più calorose degli ultimi anni, con recensioni entusiaste su più testate e un’esperienza che, tra missioni principali e secondarie, supera abbondantemente le ottanta ore. Il pubblico ha risposto di conseguenza: a giugno 2026, in meno di un anno e mezzo dal lancio, le copie vendute avevano superato quota sei milioni. L’unica riserva riguarda l’accessibilità: un titolo così ambizioso richiede pazienza, soprattutto nelle prime ore, prima che tutti i suoi sistemi comincino a incastrarsi.

16. Ultima VII: The Black Gate

Ultima VII: The Black Gate, screenshot ufficiale di Britannia nel gioco di ruolo di Origin Systems

Pubblicato da Origin Systems nel 1992, Ultima VII: The Black Gate anticipa di decenni l’idea di mondo aperto oggi data per scontata. Nel regno di Britannia, il videogiocatore può intrattenersi in una taverna, infornare il pane o seguire per intero le indagini su un omicidio rituale, senza che il gioco imponga mai un unico percorso obbligato.

Il concept di un mondo che vive anche quando il protagonista non guarda è il vero lascito di Richard Garriott e del suo team, e la sua influenza si può ancora oggi rintracciare in ogni RPG con ambizioni di mondo vivo. La crepa più evidente è l’interfaccia, oggi definitivamente datata: senza un motore ricreato dai fan come Exult, l’accesso resta riservato a chi ha davvero voglia di scavare nella storia del medium.

15. Dragon Age: Origins

Dragon Age: Origins, screenshot ufficiale del Ferelden nel gioco di ruolo tattico di BioWare

BioWare pubblica Dragon Age: Origins nel 2009 come dichiarato omaggio a Baldur’s Gate, in un momento in cui il genere sembrava aver abbandonato il combattimento tattico a favore dell’azione pura. Le sei origini narrative, una per ogni combinazione di razza e classe scelta all’inizio, cambiano concretamente il modo in cui il mondo del Ferelden reagisce al protagonista.

La scrittura matura, che non risparmia morti importanti né dilemmi morali privi di soluzioni comode, resta il punto più alto della serie secondo buona parte dei veterani. L’incrinatura riguarda proprio i capitoli successivi: nessun seguito è più tornato a un CRPG tattico così puro, e questo rende Origins un capitolo isolato all’interno della sua stessa saga.

14. Star Wars: Knights of the Old Republic

Star Wars: Knights of the Old Republic, screenshot ufficiale del gioco di ruolo di BioWare ambientato nell'Antica Repubblica

Uscito nel 2003, Star Wars: Knights of the Old Republic porta il game design di BioWare quattromila anni prima della trilogia cinematografica, con un colpo di scena narrativo capace di ribaltare completamente la percezione dell’intera avventura. Il titolo conquista il premio Gioco dell’Anno ai Game Developers Choice Awards e quello per il miglior gioco Xbox ai BAFTA, e resta ancora oggi uno dei modi migliori per avvicinare un neofita al genere.

Il combattimento in tempo reale con pausa tattica, mutuato dalle regole di Dungeons & Dragons adattate all’universo di Star Wars, ha fatto scuola per anni. Ciò che non convince, visto con gli occhi di oggi, è il comparto tecnico: animazioni rigide e un’interfaccia che tradisce l’età del titolo.

13. Fallout

Fallout, screenshot ufficiale della California post nucleare nel gioco di ruolo di Interplay del 1997

Interplay pubblica Fallout nel 1997 e disegna la California post nucleare che ancora oggi definisce l’immaginario post apocalittico dei videogiochi. Il team che lo ha sviluppato diventerà di lì a poco Black Isle Studios, la divisione da cui nasceranno anche Fallout 2 e Planescape: Torment. Il sistema S.P.E.C.I.A.L., il combattimento a turni e un tono cupo quasi mai interrotto da ironia gratuita hanno reso Fallout un punto di riferimento imprescindibile, tanto per gli RPG occidentali quanto per l’intero medium.

Ogni capitolo successivo della saga, da Fallout: New Vegas fino a Fallout 4, porta ancora impresso il DNA di questo primo episodio. Il punto debole più evidente resta l’interfaccia, con un’interazione basata su icone e menu che oggi richiede un piccolo sforzo di adattamento da parte di chi si avvicina per la prima volta al titolo.

12. The Elder Scrolls III: Morrowind

The Elder Scrolls III: Morrowind, screenshot ufficiale dell'isola di Vvardenfell nel gioco di ruolo di Bethesda

The Elder Scrolls III: Morrowind, pubblicato da Bethesda nel 2002, propone un’isola vulcanica, Vvardenfell, radicalmente diversa da qualsiasi altra ambientazione fantasy vista fino a quel momento: funghi giganti al posto degli alberi, insetti giganti come mezzo di trasporto, una cultura aliena costruita nei minimi dettagli.

La mappa non ha indicatori di missione: bisogna leggere con attenzione le indicazioni degli abitanti, un approccio che i veterani della saga rimpiangono ancora oggi rispetto alla comodità offerta da Skyrim. Il tallone d’Achille è il sistema di combattimento, basato su percentuali di successo che possono far mancare un colpo anche quando la spada sembra aver già raggiunto il bersaglio.

11. Deus Ex

Deus Ex, screenshot ufficiale del gioco di ruolo cyberpunk di Ion Storm

Ion Storm, sotto la guida di Warren Spector, pubblica Deus Ex nel 2000 e costruisce un ibrido tra RPG e immersive sim capace di offrire, per ogni missione, almeno tre approcci concreti: infiltrazione silenziosa, dialogo persuasivo o scontro diretto. L’ambientazione cyberpunk, attraversata da cospirazioni globali e domande sul rapporto tra tecnologia e libertà individuale, resta sorprendentemente attuale.

L’influenza del titolo sul level design dell’intero settore è difficile da sovrastimare: ogni immersive sim uscito dopo, da Dishonored a Prey, ne porta l’eredità. Ciò che tradisce l’età sono le animazioni facciali e il doppiaggio, tra i pochi elementi che oggi richiedono una buona dose di indulgenza.

10. Vampire: The Masquerade – Bloodlines

Vampire: The Masquerade - Bloodlines, screenshot ufficiale della Los Angeles notturna nel gioco di ruolo di Troika Games

Troika Games, lo stesso studio dietro Arcanum, pubblica Vampire: The Masquerade – Bloodlines nel novembre 2004, lo stesso giorno di Half-Life 2, con un lancio segnato da bug pesanti imposti dalla fretta dell’editore Activision. Sotto la superficie tecnica instabile si nasconde però uno dei sistemi di scelta narrativa più maturi mai scritti per il genere: il clan vampirico selezionato a inizio partita cambia dialoghi, approcci e reazioni dei personaggi, mentre le alleanze strette lungo la storia decidono il finale.

La community di modder, ancora attiva a più di vent’anni dall’uscita, ha trasformato un lancio difficile in uno dei cult più amati della storia del genere. Troika Games chiuse i battenti pochi mesi dopo per problemi economici, un epilogo che rende ancora più prezioso il lavoro lasciato in eredità (e che il seguito arrivato nel 2025, firmato da un altro studio, non è riuscito a far dimenticare). L’ombra più lunga resta proprio quella tecnica: senza le patch della community, gran parte dell’esperienza risulterebbe oggi ingiocabile.

9. Disco Elysium

Disco Elysium, screenshot ufficiale della città di Revachol nel gioco di ruolo di ZA/UM

ZA/UM, studio estone al debutto, pubblica Disco Elysium nel 2019 e ribalta la definizione stessa di RPG occidentale: nessun combattimento tradizionale, ma ventiquattro abilità che parlano direttamente al videogiocatore come altrettante voci interiori del protagonista, un detective amnesico alle prese con un omicidio nella città immaginaria di Revachol. Ogni conversazione può risolversi con un tiro di dado, ogni pensiero può essere coltivato o abbandonato nel corso della partita.

Il titolo ha vinto tre premi ai BAFTA Games Awards 2020, tra cui quello per la Miglior Narrazione, oltre a quattro riconoscimenti ai The Game Awards 2019, e ha superato i cinque milioni di copie vendute nonostante l’assenza totale di combattimento tradizionale. La nota stonata, secondo chi cerca un’esperienza più classica, è proprio questa: senza scontri veri e propri, una parte del pubblico fatica a considerarlo un RPG nel senso più tradizionale del termine.

8. Divinity: Original Sin 2

Divinity: Original Sin 2, screenshot ufficiale del gioco di ruolo a turni di Larian Studios

Larian Studios, dopo il successo del primo Original Sin, torna nel 2017 con un seguito finanziato ancora una volta su Kickstarter e capace di ampliare ogni singolo sistema: interazioni elementali tra fuoco, olio, elettricità e superfici bagnate, una modalità cooperativa fino a quattro giocatori e un editor di storie personalizzate incluso nel pacchetto base.

Il capitolo giusto per chi ha amato l’anarchia sistemica di Baldur’s Gate 3 e vuole scoprire da dove nasce: la storia dello studio belga racconta come si sia arrivati fin qui. Il punto debole, specie nelle prime ore, è la quantità di sistemi da assimilare: un videogiocatore alle prime armi con il genere rischia di sentirsi sopraffatto prima ancora di lasciare la prima area di gioco.

7. Fallout: New Vegas

Fallout: New Vegas, screenshot ufficiale del deserto del Mojave nel gioco di ruolo di Obsidian Entertainment

Obsidian Entertainment, fondata da ex sviluppatori di Black Isle, riceve da Bethesda solo diciotto mesi per realizzare Fallout: New Vegas (2010), eppure riesce a costruire il capitolo della saga più amato da chi cerca scrittura e conseguenze reali. Il deserto del Mojave è attraversato da fazioni in guerra tra loro, dalla Legione di Cesare alla Nuova Repubblica della California, e ogni scelta politica del videogiocatore altera concretamente gli equilibri di potere.

Per chi ha amato il tono e vuole restare nello stesso immaginario, una selezione di giochi ispirati a Fallout offre altri sette titoli da recuperare. Il rovescio della medaglia riguarda il lancio: i tempi ristretti imposti dall’editore si tradussero in un gioco pieno di bug, gran parte dei quali risolti solo con le patch degli anni successivi.

6. Mass Effect 2

Mass Effect 2, screenshot ufficiale del gioco di ruolo fantascientifico di BioWare

BioWare pubblica Mass Effect 2 nel 2010 e trasforma la missione suicida finale in uno dei momenti più tesi mai scritti per il genere: la sopravvivenza di ogni membro della squadra dipende dalla fedeltà costruita nelle ore precedenti, non da un semplice tiro di dado. Il titolo vince il premio Miglior Gioco ai BAFTA Video Games Awards del 2011, a conferma di un successo di critica quasi unanime.

Chi vuole rivivere l’intera trilogia da cui nasce questo capitolo può recuperare la recensione della Legendary Edition, mentre un confronto con Starfield aiuta a inquadrare l’eredità lasciata dalla saga. L’unica riserva, sollevata soprattutto da chi arrivava dal primo capitolo, riguarda la semplificazione di inventario e sistema di crescita del personaggio, sacrificati in nome di un ritmo più action.

5. Planescape: Torment

Planescape: Torment, screenshot ufficiale della città di Sigil nel gioco di ruolo di Black Isle Studios

Black Isle Studios pubblica Planescape: Torment alla fine del 1999 e pone al centro dell’intera avventura una domanda filosofica, cosa possa davvero cambiare la natura di un uomo, affidata a un protagonista amnesico e praticamente immortale che si risveglia in un obitorio. Le vendite partono in sordina (circa 73.000 copie negli Stati Uniti nei primi tre mesi), ma la critica dell’epoca è già concorde nel definirlo un’opera fuori scala.

Il resto lo scrive il tempo: il passaparola porta le vendite al dettaglio intorno alle 400.000 copie, secondo una stima di Brian Fargo del 2017, e la ripubblicazione digitale lo trasforma in uno dei titoli più richiesti di GOG. Ancora oggi gran parte delle testate internazionali lo cita come la scrittura più alta mai raggiunta dal genere. Il tallone d’Achille resta il combattimento in tempo reale con pausa, evidentemente secondario nelle priorità di un team concentrato quasi esclusivamente sul dialogo.

4. Baldur’s Gate II: Shadows of Amn

Baldur's Gate II: Shadows of Amn, screenshot ufficiale del gioco di ruolo di BioWare ambientato nei Forgotten Realms

BioWare pubblica Baldur’s Gate II: Shadows of Amn nel 2000, a soli due anni dal primo capitolo, e firma quello che per molti veterani resta il CRPG definitivo. Ambientato nei Forgotten Realms secondo le regole di Advanced Dungeons & Dragons, il titolo amplia ogni sistema del predecessore: più compagni, più opzioni di classe, e un antagonista, Jon Irenicus, capace di reggere il confronto con i migliori villain della narrativa fantasy.

Chi vuole scoprire se vale ancora la pena recuperare l’intera coppia di capitoli originali può leggere l’approfondimento dedicato. La crepa più evidente è la barriera d’ingresso per chi non conosce le regole di Dungeons & Dragons di seconda edizione, un ostacolo che richiede pazienza prima di lasciare spazio al divertimento.

3. The Witcher 3: Wild Hunt

The Witcher 3: Wild Hunt, screenshot ufficiale del gioco di ruolo open world di CD Projekt Red

CD Projekt Red pubblica The Witcher 3: Wild Hunt nel 2015 e costruisce un open world dove ogni missione secondaria, anche la più marginale, nasconde una storia degna di un capitolo principale. Il titolo supera quota 250 riconoscimenti come gioco dell’anno e, a undici anni dall’uscita, continua a vendere: a maggio 2026 CD Projekt ha annunciato il superamento dei 65 milioni di copie, più di quante ne abbia mai dichiarate Skyrim.

Il successo della serie Netflix ha riportato nuovi videogiocatori verso Geralt di Rivia anche a distanza di anni dall’uscita, e CD Projekt Red ha scelto di accoglierli con un restauro vero e proprio: The Witcher 3: Wild Hunt Remastered, pubblicato il 29 settembre 2026, rivede combattimento, albero delle abilità e animazioni, introduce il path tracing su PC e porta il titolo anche su Nintendo Switch 2. Il tutto come aggiornamento gratuito per chi possiede già il gioco, che riceve senza costi aggiuntivi anche le espansioni Hearts of Stone e Blood and Wine.

La remastered prepara il terreno a Songs of the Past, la terza espansione attesa per il 2027, mentre l’intervista a Sebastian Kalemba racconta le ambizioni del quarto capitolo in sviluppo. Il punto debole più citato resta l’eccesso di generosità: con oltre cento ore di contenuti tra gioco principale ed espansioni, la mole di materiale può risultare scoraggiante per chi ha poco tempo da dedicare.

2. The Elder Scrolls V: Skyrim

The Elder Scrolls V: Skyrim, screenshot ufficiale del gioco di ruolo open world di Bethesda

The Elder Scrolls V: Skyrim, pubblicato da Bethesda nel 2011, ha superato i 60 milioni di copie vendute considerando tutte le piattaforme, un traguardo annunciato nel 2023 che lo aveva portato al settimo posto tra i titoli più venduti della storia dei videogiochi. Un dato che, da solo, racconta quanto il titolo abbia allargato i confini del genere.

Non è un caso che Skyrim sia diventato quasi un fenomeno culturale a sé, capace di ricevere edizioni celebrative persino dieci anni dopo il debutto originale, come la Anniversary Edition pubblicata nel 2021. La libertà totale di ignorare la trama principale per esplorare grotte, unirsi a fazioni o semplicemente vagare tra le montagne innevate della regione resta il concept che ha reso il titolo un punto di ingresso naturale per chi si avvicina per la prima volta al genere (e la carriera di Todd Howard racconta come Bethesda ci sia arrivata). L’unica riserva riguarda proprio la trama principale, spesso giudicata meno memorabile delle infinite storie secondarie che la circondano.

1. Baldur’s Gate 3

Baldur's Gate 3, screenshot ufficiale del gioco di ruolo di Larian Studios basato su Dungeons & Dragons

Larian Studios pubblica Baldur’s Gate 3 nel 2023, dopo tre anni di accesso anticipato, e conquista il premio Gioco dell’Anno ai The Game Awards 2023, superando avversari del calibro di Alan Wake II e The Legend of Zelda: Tears of the Kingdom. Non solo: è il primo titolo della storia a vincere il Gioco dell’Anno in tutte e cinque le principali cerimonie del settore (The Game Awards, Game Developers Choice Awards, D.I.C.E. Awards, Golden Joystick Awards e BAFTA), un en plein mancato persino a Elden Ring e a The Legend of Zelda: Breath of the Wild.

La libertà d’azione, mutuata dalle regole di Dungeons & Dragons quinta edizione, si traduce in un mondo che reagisce davvero a ogni scelta: non solo nei dialoghi, ma anche nella fisica ambientale, capace di trasformare l’olio versato a terra e un incantesimo di fuoco in una soluzione tattica imprevista. Chi vuole rivivere le prime impressioni della campagna può leggere il diario della prima settimana di gioco. A dicembre 2025 il fondatore di Larian, Swen Vincke, ha confermato oltre venti milioni di copie vendute: un terzo di quanto Skyrim abbia raccolto in dodici anni, ottenuto in poco più di due.

Il punto debole, se davvero se ne può trovare uno, riguarda la longevità: con oltre cento ore necessarie per vedere anche solo una parte dei finali possibili, Baldur’s Gate 3 pretende un investimento di tempo che pochi altri titoli, in qualsiasi genere, possono permettersi di chiedere.

Perché Baldur’s Gate 3 si prende il primo posto davanti a Skyrim

Ventidue titoli, quarantacinque anni di storia, un unico filo conduttore: la libertà del videogiocatore di scrivere, insieme agli sviluppatori, la propria storia. Baldur’s Gate 3 chiude questa classifica non perché sia perfetto (nessun gioco lo è), ma perché ha dimostrato a un pubblico enormemente più ampio di quello che il genere aveva mai raggiunto prima che un RPG possa essere allo stesso tempo ambizioso, accessibile e commercialmente enorme.

Skyrim, al secondo posto, resta la controprova che la popolarità di massa e la qualità del game design non sono per forza in conflitto. E le gemme in fondo alla classifica, da Age of Decadence ad Arcanum, ricordano che il genere ha sempre saputo trovare spazio anche per chi cerca qualcosa di più difficile da scovare. Oggi lo standard dell’RPG occidentale porta la firma di Larian: chiunque voglia contendere quel primo posto dovrà partire da lì.

Di Antonino Savalli

Nato con Nintendo, cresciuto con PlayStation e formato con il PC, ho sempre trovato nella scrittura il legame per apprezzare tutte le esperienze videoludiche (e non) vissute.

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