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I migliori RPG occidentali di sempre: la classifica definitiva

Nel 1981 un gruppo di studenti universitari trasformava le sessioni di Dungeons & Dragons in righe di codice, senza sapere che stava gettando le basi di un genere destinato a durare per sempre. Da quei primi labirinti disegnati in wireframe sono nati mondi che hanno insegnato al videogiocatore cosa significhi davvero scegliere: non solo quale arma impugnare, ma quale persona diventare all’interno di una storia.

Il genere RPG occidentale, spesso abbreviato in WRPG, si distingue dal cugino giapponese per un’enfasi diversa: dove il JRPG racconta quasi sempre un protagonista già scritto, l’RPG occidentale costruisce l’identità del personaggio insieme al videogiocatore, tra dialoghi ramificati, sistemi di reputazione e conseguenze che si accumulano lungo l’intera avventura. Non è un caso che le opere più amate del genere vengano ricordate tanto per il combattimento quanto per la scrittura (e chi vuole orientarsi tra CRPG, action RPG e immersive sim trova la guida completa ai sottogeneri RPG).

Questa classifica, gemella di quella dedicata ai migliori JRPG di sempre, raccoglie ventidue titoli, incrociando le posizioni delle testate internazionali più autorevoli con la sensibilità di chi il genere lo vive ogni giorno. La risalita parte dalle gemme che i veterani si scambiano quasi in segreto: opere spesso tecnicamente imperfette, ma capaci di lasciare un segno indelebile in chi le ha scoperte. Dalla decima posizione in su si entra invece nel territorio dei pilastri che hanno cambiato la storia del medium, fino al titolo che oggi, più di ogni altro, definisce cosa possa ancora diventare un RPG.

22. Age of Decadence

Age of Decadence, screenshot ufficiale del gioco di ruolo di Iron Tower Studios

Sviluppato in totale autonomia da Iron Tower Studios, un piccolo team indipendente, Age of Decadence (2015) porta alle estreme conseguenze il concetto di scelte e conseguenze: quasi ogni azione, comprese le combinazioni di dialogo più innocue, può portare alla morte del personaggio o precludere per sempre intere porzioni della mappa. Ambientato in un impero decaduto ispirato alla Roma antica, il titolo non concede sconti: un approccio diplomatico può risultare più letale di uno scontro a mani nude, se il videogiocatore non ha costruito con cura le proprie abilità.

La community di appassionati più esigente lo cita spesso come rivelazione, proprio perché rifiuta ogni scorciatoia narrativa in favore di un mondo che reagisce davvero alle decisioni prese. Il tallone d’Achille resta la curva di apprendimento: chi non è disposto a fallire più volte prima di trovare la strada giusta farà fatica ad apprezzarlo fino in fondo.

21. Arcanum: Of Steamworks and Magick Obscura

Arcanum: Of Steamworks and Magick Obscura, screenshot ufficiale del CRPG steampunk di Troika Games

Debutto di Troika Games nel 2001, Arcanum immagina un mondo fantasy attraversato dalla rivoluzione industriale, dove una pistola può risultare tanto efficace quanto una spada incantata. Il sistema di creazione del personaggio è tra i più liberi mai scritti per il genere: ogni background narrativo, dai più comici ai più oscuri, ha un impatto reale sulla partita, e persino un personaggio che punta tutto sul carisma resta perfettamente giocabile dall’inizio alla fine.

La stessa Troika tornerà su questa formula tre anni più tardi con Vampire: The Masquerade – Bloodlines. Ciò che non convince, però, è il comparto tecnico: un combattimento sbilanciato e poco rifinito, che ancora oggi richiede pazienza da parte di chi si avvicina al titolo per la prima volta.

20. Torment: Tides of Numenera

Torment: Tides of Numenera, screenshot ufficiale del Nono Mondo nel gioco di ruolo di inXile Entertainment

Finanziato su Kickstarter come erede spirituale dichiarato di Planescape: Torment, Torment: Tides of Numenera (2017, inXile Entertainment) trasporta il concept originale nel Nono Mondo di Monte Cook, un futuro talmente lontano da sembrare fantasy. Il tema centrale, questa volta, non è più cosa possa cambiare la natura di un uomo, ma quale peso abbiano davvero le proprie azioni sul mondo che si lascia alle spalle.

La scrittura resta di altissimo livello, con dialoghi che invitano alla riflessione più che alla battaglia. La nota stonata è il paragone continuo con il predecessore: pur trattandosi di un’opera a sé, Tides of Numenera non è mai riuscito a scrollarsi di dosso l’ombra ingombrante di Planescape, e parte della critica lo ha giudicato meno incisivo sul piano emotivo.

19. Wasteland 3

Wasteland 3, screenshot ufficiale del Colorado innevato nel gioco di ruolo tattico di inXile Entertainment

Prodotto da inXile Entertainment, lo stesso studio dietro Torment: Tides of Numenera, Wasteland 3 (2020) porta la serie che ha anticipato Fallout in un Colorado innevato, tra fazioni in guerra e un cast di compagni reclutabili più ampio che mai. Il combattimento a turni, rifinito rispetto ai capitoli precedenti, ha convinto al punto da guadagnare una candidatura come miglior RPG ai The Game Awards 2020.

La modalità cooperativa, rara nel genere, resta uno dei suoi elementi più originali. Il punto debole segnalato da una parte della critica riguarda il tono, più ironico e scanzonato rispetto a quello cupo del capitolo precedente: una scelta che ha allontanato chi cercava la stessa serietà del secondo episodio.

18. Gothic II

Gothic II, screenshot ufficiale dell'isola di Khorinis nel gioco di ruolo di Piranha Bytes

Piranha Bytes, studio tedesco, pubblica Gothic II nel 2002 e costruisce un piccolo mondo di gioco tra i più coesi mai scritti nel genere: Khorinis, un’isola dove ogni abitante ha una routine, un’opinione e un ruolo preciso nella società. Non ci sono indicatori di missione sulla mappa: bisogna ascoltare davvero le indicazioni degli abitanti, esattamente come farebbe un viaggiatore in un luogo sconosciuto.

Il titolo gode di una reputazione fortissima soprattutto tra il pubblico europeo, che lo cita spesso accanto ai grandi nomi americani del genere. Il rovescio della medaglia è un combattimento ostico e con una curva di apprendimento ripida nelle prime ore, capace di scoraggiare chi si aspetta un’esperienza più accessibile.

17. Kingdom Come: Deliverance II

Kingdom Come: Deliverance II, screenshot ufficiale della Boemia medievale nel gioco di ruolo di Warhorse Studios

Warhorse Studios pubblica il seguito di Kingdom Come: Deliverance il 4 febbraio 2025, riprendendo la storia di Henry di Skalica nel cuore della Boemia del 1403, dilaniata dalla lotta per la corona tra re Venceslao IV e il fratellastro Sigismondo. La ricostruzione storica resta il vero concept portante della saga: ogni villaggio, ogni combattimento con la spada, ogni interazione sociale è pensata per restituire un Medioevo credibile più che spettacolare.

L’accoglienza italiana è stata tra le più calorose degli ultimi anni, con recensioni entusiaste su più testate e un’esperienza che, tra missioni principali e secondarie, supera abbondantemente le ottanta ore. Il pubblico ha risposto di conseguenza: a giugno 2026, in meno di un anno e mezzo dal lancio, le copie vendute avevano superato quota sei milioni. L’unica riserva riguarda l’accessibilità: un titolo così ambizioso richiede pazienza, soprattutto nelle prime ore, prima che tutti i suoi sistemi comincino a incastrarsi.

16. Ultima VII: The Black Gate

Ultima VII: The Black Gate, screenshot ufficiale di Britannia nel gioco di ruolo di Origin Systems

Pubblicato da Origin Systems nel 1992, Ultima VII: The Black Gate anticipa di decenni l’idea di mondo aperto oggi data per scontata. Nel regno di Britannia, il videogiocatore può intrattenersi in una taverna, infornare il pane o seguire per intero le indagini su un omicidio rituale, senza che il gioco imponga mai un unico percorso obbligato.

Il concept di un mondo che vive anche quando il protagonista non guarda è il vero lascito di Richard Garriott e del suo team, e la sua influenza si può ancora oggi rintracciare in ogni RPG con ambizioni di mondo vivo. La crepa più evidente è l’interfaccia, oggi definitivamente datata: senza un motore ricreato dai fan come Exult, l’accesso resta riservato a chi ha davvero voglia di scavare nella storia del medium.

15. Dragon Age: Origins

Dragon Age: Origins, screenshot ufficiale del Ferelden nel gioco di ruolo tattico di BioWare

BioWare pubblica Dragon Age: Origins nel 2009 come dichiarato omaggio a Baldur’s Gate, in un momento in cui il genere sembrava aver abbandonato il combattimento tattico a favore dell’azione pura. Le sei origini narrative, una per ogni combinazione di razza e classe scelta all’inizio, cambiano concretamente il modo in cui il mondo del Ferelden reagisce al protagonista.

La scrittura matura, che non risparmia morti importanti né dilemmi morali privi di soluzioni comode, resta il punto più alto della serie secondo buona parte dei veterani. L’incrinatura riguarda proprio i capitoli successivi: nessun seguito è più tornato a un CRPG tattico così puro, e questo rende Origins un capitolo isolato all’interno della sua stessa saga.

14. Star Wars: Knights of the Old Republic

Star Wars: Knights of the Old Republic, screenshot ufficiale del gioco di ruolo di BioWare ambientato nell'Antica Repubblica

Uscito nel 2003, Star Wars: Knights of the Old Republic porta il game design di BioWare quattromila anni prima della trilogia cinematografica, con un colpo di scena narrativo capace di ribaltare completamente la percezione dell’intera avventura. Il titolo conquista il premio Gioco dell’Anno ai Game Developers Choice Awards e quello per il miglior gioco Xbox ai BAFTA, e resta ancora oggi uno dei modi migliori per avvicinare un neofita al genere.

Il combattimento in tempo reale con pausa tattica, mutuato dalle regole di Dungeons & Dragons adattate all’universo di Star Wars, ha fatto scuola per anni. Ciò che non convince, visto con gli occhi di oggi, è il comparto tecnico: animazioni rigide e un’interfaccia che tradisce l’età del titolo.

13. Fallout

Fallout, screenshot ufficiale della California post nucleare nel gioco di ruolo di Interplay del 1997

Interplay pubblica Fallout nel 1997 e disegna la California post nucleare che ancora oggi definisce l’immaginario post apocalittico dei videogiochi. Il team che lo ha sviluppato diventerà di lì a poco Black Isle Studios, la divisione da cui nasceranno anche Fallout 2 e Planescape: Torment. Il sistema S.P.E.C.I.A.L., il combattimento a turni e un tono cupo quasi mai interrotto da ironia gratuita hanno reso Fallout un punto di riferimento imprescindibile, tanto per gli RPG occidentali quanto per l’intero medium.

Ogni capitolo successivo della saga, da Fallout: New Vegas fino a Fallout 4, porta ancora impresso il DNA di questo primo episodio. Il punto debole più evidente resta l’interfaccia, con un’interazione basata su icone e menu che oggi richiede un piccolo sforzo di adattamento da parte di chi si avvicina per la prima volta al titolo.

12. The Elder Scrolls III: Morrowind

The Elder Scrolls III: Morrowind, screenshot ufficiale dell'isola di Vvardenfell nel gioco di ruolo di Bethesda

The Elder Scrolls III: Morrowind, pubblicato da Bethesda nel 2002, propone un’isola vulcanica, Vvardenfell, radicalmente diversa da qualsiasi altra ambientazione fantasy vista fino a quel momento: funghi giganti al posto degli alberi, insetti giganti come mezzo di trasporto, una cultura aliena costruita nei minimi dettagli.

La mappa non ha indicatori di missione: bisogna leggere con attenzione le indicazioni degli abitanti, un approccio che i veterani della saga rimpiangono ancora oggi rispetto alla comodità offerta da Skyrim. Il tallone d’Achille è il sistema di combattimento, basato su percentuali di successo che possono far mancare un colpo anche quando la spada sembra aver già raggiunto il bersaglio.

11. Deus Ex

Deus Ex, screenshot ufficiale del gioco di ruolo cyberpunk di Ion Storm

Ion Storm, sotto la guida di Warren Spector, pubblica Deus Ex nel 2000 e costruisce un ibrido tra RPG e immersive sim capace di offrire, per ogni missione, almeno tre approcci concreti: infiltrazione silenziosa, dialogo persuasivo o scontro diretto. L’ambientazione cyberpunk, attraversata da cospirazioni globali e domande sul rapporto tra tecnologia e libertà individuale, resta sorprendentemente attuale.

L’influenza del titolo sul level design dell’intero settore è difficile da sovrastimare: ogni immersive sim uscito dopo, da Dishonored a Prey, ne porta l’eredità. Ciò che tradisce l’età sono le animazioni facciali e il doppiaggio, tra i pochi elementi che oggi richiedono una buona dose di indulgenza.

10. Vampire: The Masquerade – Bloodlines

Vampire: The Masquerade - Bloodlines, screenshot ufficiale della Los Angeles notturna nel gioco di ruolo di Troika Games

Troika Games, lo stesso studio dietro Arcanum, pubblica Vampire: The Masquerade – Bloodlines nel novembre 2004, lo stesso giorno di Half-Life 2, con un lancio segnato da bug pesanti imposti dalla fretta dell’editore Activision. Sotto la superficie tecnica instabile si nasconde però uno dei sistemi di scelta narrativa più maturi mai scritti per il genere: il clan vampirico selezionato a inizio partita cambia dialoghi, approcci e reazioni dei personaggi, mentre le alleanze strette lungo la storia decidono il finale.

La community di modder, ancora attiva a più di vent’anni dall’uscita, ha trasformato un lancio difficile in uno dei cult più amati della storia del genere. Troika Games chiuse i battenti pochi mesi dopo per problemi economici, un epilogo che rende ancora più prezioso il lavoro lasciato in eredità (e che il seguito arrivato nel 2025, firmato da un altro studio, non è riuscito a far dimenticare). L’ombra più lunga resta proprio quella tecnica: senza le patch della community, gran parte dell’esperienza risulterebbe oggi ingiocabile.

9. Disco Elysium

Disco Elysium, screenshot ufficiale della città di Revachol nel gioco di ruolo di ZA/UM

ZA/UM, studio estone al debutto, pubblica Disco Elysium nel 2019 e ribalta la definizione stessa di RPG occidentale: nessun combattimento tradizionale, ma ventiquattro abilità che parlano direttamente al videogiocatore come altrettante voci interiori del protagonista, un detective amnesico alle prese con un omicidio nella città immaginaria di Revachol. Ogni conversazione può risolversi con un tiro di dado, ogni pensiero può essere coltivato o abbandonato nel corso della partita.

Il titolo ha vinto tre premi ai BAFTA Games Awards 2020, tra cui quello per la Miglior Narrazione, oltre a quattro riconoscimenti ai The Game Awards 2019, e ha superato i cinque milioni di copie vendute nonostante l’assenza totale di combattimento tradizionale. La nota stonata, secondo chi cerca un’esperienza più classica, è proprio questa: senza scontri veri e propri, una parte del pubblico fatica a considerarlo un RPG nel senso più tradizionale del termine.

8. Divinity: Original Sin 2

Divinity: Original Sin 2, screenshot ufficiale del gioco di ruolo a turni di Larian Studios

Larian Studios, dopo il successo del primo Original Sin, torna nel 2017 con un seguito finanziato ancora una volta su Kickstarter e capace di ampliare ogni singolo sistema: interazioni elementali tra fuoco, olio, elettricità e superfici bagnate, una modalità cooperativa fino a quattro giocatori e un editor di storie personalizzate incluso nel pacchetto base.

Il capitolo giusto per chi ha amato l’anarchia sistemica di Baldur’s Gate 3 e vuole scoprire da dove nasce: la storia dello studio belga racconta come si sia arrivati fin qui. Il punto debole, specie nelle prime ore, è la quantità di sistemi da assimilare: un videogiocatore alle prime armi con il genere rischia di sentirsi sopraffatto prima ancora di lasciare la prima area di gioco.

7. Fallout: New Vegas

Fallout: New Vegas, screenshot ufficiale del deserto del Mojave nel gioco di ruolo di Obsidian Entertainment

Obsidian Entertainment, fondata da ex sviluppatori di Black Isle, riceve da Bethesda solo diciotto mesi per realizzare Fallout: New Vegas (2010), eppure riesce a costruire il capitolo della saga più amato da chi cerca scrittura e conseguenze reali. Il deserto del Mojave è attraversato da fazioni in guerra tra loro, dalla Legione di Cesare alla Nuova Repubblica della California, e ogni scelta politica del videogiocatore altera concretamente gli equilibri di potere.

Per chi ha amato il tono e vuole restare nello stesso immaginario, una selezione di giochi ispirati a Fallout offre altri sette titoli da recuperare. Il rovescio della medaglia riguarda il lancio: i tempi ristretti imposti dall’editore si tradussero in un gioco pieno di bug, gran parte dei quali risolti solo con le patch degli anni successivi.

6. Mass Effect 2

Mass Effect 2, screenshot ufficiale del gioco di ruolo fantascientifico di BioWare

BioWare pubblica Mass Effect 2 nel 2010 e trasforma la missione suicida finale in uno dei momenti più tesi mai scritti per il genere: la sopravvivenza di ogni membro della squadra dipende dalla fedeltà costruita nelle ore precedenti, non da un semplice tiro di dado. Il titolo vince il premio Miglior Gioco ai BAFTA Video Games Awards del 2011, a conferma di un successo di critica quasi unanime.

Chi vuole rivivere l’intera trilogia da cui nasce questo capitolo può recuperare la recensione della Legendary Edition, mentre un confronto con Starfield aiuta a inquadrare l’eredità lasciata dalla saga. L’unica riserva, sollevata soprattutto da chi arrivava dal primo capitolo, riguarda la semplificazione di inventario e sistema di crescita del personaggio, sacrificati in nome di un ritmo più action.

5. Planescape: Torment

Planescape: Torment, screenshot ufficiale della città di Sigil nel gioco di ruolo di Black Isle Studios

Black Isle Studios pubblica Planescape: Torment alla fine del 1999 e pone al centro dell’intera avventura una domanda filosofica, cosa possa davvero cambiare la natura di un uomo, affidata a un protagonista amnesico e praticamente immortale che si risveglia in un obitorio. Le vendite partono in sordina (circa 73.000 copie negli Stati Uniti nei primi tre mesi), ma la critica dell’epoca è già concorde nel definirlo un’opera fuori scala.

Il resto lo scrive il tempo: il passaparola porta le vendite al dettaglio intorno alle 400.000 copie, secondo una stima di Brian Fargo del 2017, e la ripubblicazione digitale lo trasforma in uno dei titoli più richiesti di GOG. Ancora oggi gran parte delle testate internazionali lo cita come la scrittura più alta mai raggiunta dal genere. Il tallone d’Achille resta il combattimento in tempo reale con pausa, evidentemente secondario nelle priorità di un team concentrato quasi esclusivamente sul dialogo.

4. Baldur’s Gate II: Shadows of Amn

Baldur's Gate II: Shadows of Amn, screenshot ufficiale del gioco di ruolo di BioWare ambientato nei Forgotten Realms

BioWare pubblica Baldur’s Gate II: Shadows of Amn nel 2000, a soli due anni dal primo capitolo, e firma quello che per molti veterani resta il CRPG definitivo. Ambientato nei Forgotten Realms secondo le regole di Advanced Dungeons & Dragons, il titolo amplia ogni sistema del predecessore: più compagni, più opzioni di classe, e un antagonista, Jon Irenicus, capace di reggere il confronto con i migliori villain della narrativa fantasy.

Chi vuole scoprire se vale ancora la pena recuperare l’intera coppia di capitoli originali può leggere l’approfondimento dedicato. La crepa più evidente è la barriera d’ingresso per chi non conosce le regole di Dungeons & Dragons di seconda edizione, un ostacolo che richiede pazienza prima di lasciare spazio al divertimento.

3. The Witcher 3: Wild Hunt

The Witcher 3: Wild Hunt, screenshot ufficiale del gioco di ruolo open world di CD Projekt Red

CD Projekt Red pubblica The Witcher 3: Wild Hunt nel 2015 e costruisce un open world dove ogni missione secondaria, anche la più marginale, nasconde una storia degna di un capitolo principale. Il titolo supera quota 250 riconoscimenti come gioco dell’anno e, a undici anni dall’uscita, continua a vendere: a maggio 2026 CD Projekt ha annunciato il superamento dei 65 milioni di copie, più di quante ne abbia mai dichiarate Skyrim.

Il successo della serie Netflix ha riportato nuovi videogiocatori verso Geralt di Rivia anche a distanza di anni dall’uscita, e CD Projekt Red ha scelto di accoglierli con un restauro vero e proprio: The Witcher 3: Wild Hunt Remastered, pubblicato il 29 settembre 2026, rivede combattimento, albero delle abilità e animazioni, introduce il path tracing su PC e porta il titolo anche su Nintendo Switch 2. Il tutto come aggiornamento gratuito per chi possiede già il gioco, che riceve senza costi aggiuntivi anche le espansioni Hearts of Stone e Blood and Wine.

La remastered prepara il terreno a Songs of the Past, la terza espansione attesa per il 2027, mentre l’intervista a Sebastian Kalemba racconta le ambizioni del quarto capitolo in sviluppo. Il punto debole più citato resta l’eccesso di generosità: con oltre cento ore di contenuti tra gioco principale ed espansioni, la mole di materiale può risultare scoraggiante per chi ha poco tempo da dedicare.

2. The Elder Scrolls V: Skyrim

The Elder Scrolls V: Skyrim, screenshot ufficiale del gioco di ruolo open world di Bethesda

The Elder Scrolls V: Skyrim, pubblicato da Bethesda nel 2011, ha superato i 60 milioni di copie vendute considerando tutte le piattaforme, un traguardo annunciato nel 2023 che lo aveva portato al settimo posto tra i titoli più venduti della storia dei videogiochi. Un dato che, da solo, racconta quanto il titolo abbia allargato i confini del genere.

Non è un caso che Skyrim sia diventato quasi un fenomeno culturale a sé, capace di ricevere edizioni celebrative persino dieci anni dopo il debutto originale, come la Anniversary Edition pubblicata nel 2021. La libertà totale di ignorare la trama principale per esplorare grotte, unirsi a fazioni o semplicemente vagare tra le montagne innevate della regione resta il concept che ha reso il titolo un punto di ingresso naturale per chi si avvicina per la prima volta al genere (e la carriera di Todd Howard racconta come Bethesda ci sia arrivata). L’unica riserva riguarda proprio la trama principale, spesso giudicata meno memorabile delle infinite storie secondarie che la circondano.

1. Baldur’s Gate 3

Baldur's Gate 3, screenshot ufficiale del gioco di ruolo di Larian Studios basato su Dungeons & Dragons

Larian Studios pubblica Baldur’s Gate 3 nel 2023, dopo tre anni di accesso anticipato, e conquista il premio Gioco dell’Anno ai The Game Awards 2023, superando avversari del calibro di Alan Wake II e The Legend of Zelda: Tears of the Kingdom. Non solo: è il primo titolo della storia a vincere il Gioco dell’Anno in tutte e cinque le principali cerimonie del settore (The Game Awards, Game Developers Choice Awards, D.I.C.E. Awards, Golden Joystick Awards e BAFTA), un en plein mancato persino a Elden Ring e a The Legend of Zelda: Breath of the Wild.

La libertà d’azione, mutuata dalle regole di Dungeons & Dragons quinta edizione, si traduce in un mondo che reagisce davvero a ogni scelta: non solo nei dialoghi, ma anche nella fisica ambientale, capace di trasformare l’olio versato a terra e un incantesimo di fuoco in una soluzione tattica imprevista. Chi vuole rivivere le prime impressioni della campagna può leggere il diario della prima settimana di gioco. A dicembre 2025 il fondatore di Larian, Swen Vincke, ha confermato oltre venti milioni di copie vendute: un terzo di quanto Skyrim abbia raccolto in dodici anni, ottenuto in poco più di due.

Il punto debole, se davvero se ne può trovare uno, riguarda la longevità: con oltre cento ore necessarie per vedere anche solo una parte dei finali possibili, Baldur’s Gate 3 pretende un investimento di tempo che pochi altri titoli, in qualsiasi genere, possono permettersi di chiedere.

Perché Baldur’s Gate 3 si prende il primo posto davanti a Skyrim

Ventidue titoli, quarantacinque anni di storia, un unico filo conduttore: la libertà del videogiocatore di scrivere, insieme agli sviluppatori, la propria storia. Baldur’s Gate 3 chiude questa classifica non perché sia perfetto (nessun gioco lo è), ma perché ha dimostrato a un pubblico enormemente più ampio di quello che il genere aveva mai raggiunto prima che un RPG possa essere allo stesso tempo ambizioso, accessibile e commercialmente enorme.

Skyrim, al secondo posto, resta la controprova che la popolarità di massa e la qualità del game design non sono per forza in conflitto. E le gemme in fondo alla classifica, da Age of Decadence ad Arcanum, ricordano che il genere ha sempre saputo trovare spazio anche per chi cerca qualcosa di più difficile da scovare. Oggi lo standard dell’RPG occidentale porta la firma di Larian: chiunque voglia contendere quel primo posto dovrà partire da lì.

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Editoriali

The Game Awards: tutti i vincitori del Game of the Year dal 2014 a oggi

Dal 2014 i The Game Awards segnano una tappa importante per chi segue i videogiochi. Non sono solo una cerimonia, ma una fotografia dell’industria: quali idee stanno funzionando, quali innovazioni prendono piede, quali giochi lasciano il segno. Ripercorrere i vincitori del Game of the Year significa leggere dieci anni di cambiamenti, sorprese e rivoluzioni. Ecco quindi tutti i GOTY dal 2014 a oggi, con un racconto più ricco su ciò che li ha resi speciali.

2014 – Dragon Age: Inquisition

Dragon Age: Inquisition porta BioWare a inaugurare l’era dei TGA con un GDR vasto, pieno di scelte morali e personaggi forti. Ha vinto perché riesce a unire un mondo grande con un racconto che non perde mai peso, e soprattutto perché dà al giocatore una libertà che all’epoca pochi offrivano. Per arrivare al titolo ha superato rivali molto diversi tra loro come Bayonetta 2, Dark Souls II, Hearthstone e L’Ombra di Mordor. È stato un GOTY meno scontato di altri, ma si è imposto come il gioco più completo dell’anno.

2015 – The Witcher 3: Wild Hunt

The Witcher 3 è un caso raro di qualità totale: narrazione, missioni secondarie curate come romanzi brevi, un open world credibile e uno dei protagonisti più amati del decennio. Ha vinto perché ridefinisce cosa significa esplorare un mondo aperto, dando importanza a tutto, non solo alla storia principale. La concorrenza era durissima con titoli come Bloodborne, Fallout 4, MGSV e Super Mario Maker. È forse la vittoria più inevitabile della storia dei TGA.

2016 – Overwatch

Con Overwatch, Blizzard crea uno shooter cooperativo capace di conquistare anche chi solitamente evita il genere. Eroi riconoscibili, abilità immediate e partite rapide lo rendono un gioco accessibile ma profondo. Ha vinto perché è riuscito a portare una ventata nuova in un genere che da anni non trovava una formula fresca. Ha battuto pesi massimi come Uncharted 4, Doom, Titanfall 2 e Inside. La sua vittoria segna un momento importante: l’impatto culturale conta quanto la qualità.

2017 – The Legend of Zelda: Breath of the Wild

Breath of the Wild non perfeziona l’open world: lo riscrive. Libertà totale, fisica sempre presente e un mondo che premia la curiosità. Ha vinto perché mostra come l’esplorazione possa essere autentica, senza mappe piene di icone o percorsi guidati. Ha superato giochi eccellenti come Super Mario Odyssey, Persona 5, Horizon Zero Dawn e PUBG. È uno dei GOTY più influenti di sempre, un vero punto di svolta.

2018 – God of War

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Il nuovo God of War cambia il volto della serie. Kratos diventa un personaggio più umano, la narrazione assume un peso centrale e la telecamera unica crea un legame forte con il viaggio. Ha vinto perché è una reinvenzione coraggiosa, capace di unire emozione e spettacolo. Ha battuto rivali enormi come Red Dead Redemption 2, Celeste, Spider-Man, Monster Hunter: World e Assassin’s Creed Odyssey. È uno dei confronti più serrati e controversi di tutta la storia dei TGA, ma Kratos si impone per equilibrio generale.

2019 – Sekiro: Shadows Die Twice

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Sekiro è la dimostrazione che FromSoftware può innovare senza ripetersi. Combat serrato, parate millimetriche, stealth e un ritmo che non concede tregua. Ha vinto perché punta tutto sulla precisione e sull’identità, senza compromessi, risultando diverso da qualsiasi soulslike precedente. Ha superato Control, Death Stranding, Resident Evil 2, Super Smash Bros. Ultimate e The Outer Worlds. Un anno forte, dominato da progetti ambiziosi, ma Sekiro era il più definito.

2020 – The Last of Us Part II

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TLOU2 divide, ma colpisce al cuore. Naughty Dog costruisce un dramma adulto, con interpretazioni superbe e un gameplay più fluido rispetto al primo capitolo. Ha vinto perché osa sul piano tematico, raccontando emozioni crude e personaggi pieni di contraddizioni. Ha superato concorrenti solidi come Ghost of Tsushima, Hades, FFVII Remake, Doom Eternal e Animal Crossing. È il GOTY più discusso del decennio, ma anche uno dei più coraggiosi.

2021 – It Takes Two

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It Takes Two è un inno alla cooperazione. Ogni livello cambia idea, struttura, regole. Non ripete mai nulla. Ha vinto perché nessun altro gioco ha saputo essere così creativo in modo continuo, e soprattutto perché mette la collaborazione al centro del design. Ha battuto Resident Evil Village, Deathloop, Metroid Dread, Psychonauts 2 e Ratchet & Clank. Una vittoria che premia l’originalità pura.

2022 – Elden Ring

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Elden Ring espande la filosofia dei souls in un open world enorme. La libertà è assoluta e ogni scoperta nasce dall’esplorazione, non da indicatori o missioni guidate. Ha vinto perché definisce un nuovo standard per i mondi aperti, dimostrando che la difficoltà può convivere con la libertà. Ha superato God of War Ragnarok, Stray, Horizon Forbidden West, Plague Tale Requiem e Xenoblade Chronicles 3. È stato il duello dell’anno con God of War Ragnarok, ma l’ambizione di Elden Ring era difficile da ignorare.

2023 – Baldur’s Gate 3

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Baldur’s Gate 3 è un GDR mastodontico, pieno di scelte che cambiano davvero le cose. Dialoghi, personaggi, battaglie: ogni parte è costruita con una cura incredibile. Ha vinto perché rappresenta un ritorno al ruolo vero, quello giocato con libertà e conseguenze. Ha battuto giochi fortissimi come Alan Wake 2, Spider-Man 2, Resident Evil 4 (remake), Super Mario Bros. Wonder e addirittura ha fatto passare in secondo piano The Legend of Zelda: Tears of the Kingdom. È un GOTY storico perché segna il ritorno del GDR classico ai vertici.

2024 – Astro Bot

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Astro Bot è un platform che celebra il videogioco stesso. Livelli creativi, ritmo costante, controlli puliti e mille idee brillanti fatte per sorprendere. Ha vinto perché è un’opera costruita con amore artigianale, capace di essere sia nostalgica che fresca. Ha superato Balatro, Black Myth: Wukong, Elden Ring: Shadow of the Erdtree, FFVII Rebirth e Metaphor: ReFantazio. È un GOTY figlio di un anno poco entusiasmante, ma che premia l’energia positiva del gioco puro.

2025 – Clair Obscur: Expedition 33

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Clair Obscur: Expedition 33 è un RPG che trasforma la Belle Époque in un sogno inquieto, ricco di immaginazione e stile. La sua forza sta nella fusione tra una direzione artistica unica, una narrativa intensa e un sistema di combattimento ibrido che dà nuova linfa al genere. Ha vinto perché è un’opera matura, elegante e sorprendentemente autoriale, capace di restare impressa più per identità e visione che per spettacolo. Ha superato Death Stranding 2: On the Beach, Donkey Kong Bananzam Hollow Knight: Silksong, Hades II, Kingdom Come: Deliverance II. È un GOTY figlio di un anno competitivo, ma che premia il coraggio di un gioco capace di distinguersi senza imitare nessuno.

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Baldur’s Gate 3: la Patch 8 introduce 12 nuove sottoclassi, photo mode e cross-play

Larian Studios ha confermato l’arrivo della Patch 8 di Baldur’s Gate 3, prevista per il 15 aprile 2025. L’aggiornamento introduce 12 nuove sottoclassi, una per ogni classe base, e porta con sé due novità molto attese: la photo mode e il cross-play.

La patch mira ad ampliare la libertà di scelta dei giocatori, offrendo nuove build, approcci tattici e sinergie. È il primo aggiornamento da mesi a modificare in modo così profondo il gameplay.

12 nuove sottoclassi e funzioni inedite

Ogni classe ottiene una nuova sottoclasse, ampliando in modo netto la varietà del gioco:

  • Bard – College of Glamour
  • Barbarian – Path of the Giant
  • Cleric – Death Domain
  • Druid – Circle of the Stars
  • Paladin – Oath of the Crown
  • Fighter – Arcane Archer
  • Monk – Drunken Master
  • Ranger – Swarmkeeper
  • Rogue – Swashbuckler
  • Sorcerer – Shadow Magic
  • Warlock – Hexblade
  • Wizard – Bladesinging

La photo mode aggiunge strumenti avanzati per immortalare il proprio party: angolazioni libere, filtri, messa a fuoco manuale e sticker a tema. Una novità pensata per chi vuole documentare la propria avventura nei minimi dettagli.

Il cross-play consente di giocare in multiplayer tra PC, Mac, Xbox e PlayStation. Un passo importante per la community, che ora può condividere la campagna con amici indipendentemente dalla piattaforma.

Larian ha anche annunciato un evento in diretta su Twitch previsto per il 16 aprile alle 15:00 italiane, in cui mostrerà in dettaglio tutte le novità introdotte dalla Patch 8.

Il supporto post-lancio di Baldur’s Gate 3 resta uno dei più consistenti nel panorama RPG, e questa patch lo conferma.

E tu, quale di queste nuove sottoclassi hai già voglia di provare? O sei più interessato alla photo mode e al cross-play?

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Baldur’s Gate 3 ha generato ricavi enormi: 427 milioni di euro

Il 2023 è stato un anno memorabile per Larian Studios, grazie al travolgente successo di Baldur’s Gate 3. Il titolo non solo ha ridefinito il genere dei giochi di ruolo, ma ha anche permesso alla software house di raggiungere ricavi complessivi di 427 milioni di euro. La notizia arriva dai documenti finanziari della holding di Larian con sede a Dublino, che ha registrato un utile ante imposte di 249 milioni di euro.

Questi numeri impressionanti si spiegano con le vendite stimate di oltre 15 milioni di copie di Baldur’s Gate 3, secondo alcune fonti, anche se Larian non ha ancora condiviso dati ufficiali. La popolarità del gioco ha portato a un incremento del fatturato quasi venti volte superiore rispetto al 2022, anno in cui la compagnia aveva registrato solo 22,7 milioni di euro di ricavi.

Un cambiamento epocale per Larian Studios

La transizione da studio indipendente a gigante dell’industria videoludica è stata possibile grazie al meticoloso lavoro di sviluppo e alla dedizione al genere CRPG. Baldur’s Gate 3, ambientato nell’universo di Dungeons & Dragons, ha rappresentato una rinascita per un franchise storico, consolidando Larian come uno dei nomi più influenti del settore.

Anche Hasbro, proprietaria di Dungeons & Dragons, ha beneficiato del successo, generando 90 milioni di dollari di introiti grazie al gioco. Intanto, SteamSpy ha stimato una base di oltre 20 milioni di proprietari del titolo su Steam, una cifra che sottolinea ulteriormente l’impatto globale del gioco.

L’indipendenza di Larian Studios, unita alla guida di Swen Vincke, ha permesso di evitare le pressioni tipiche dei grandi editori pubblici. Questo approccio, focalizzato sulla qualità e non sui guadagni a breve termine, sta alimentando la crescita dell’azienda, ora impegnata nello sviluppo di due nuovi RPG non ancora annunciati.

Con i numeri in costante crescita anche nel 2024, Baldur’s Gate 3 ricavi non è solo un dato economico, ma un simbolo di successo per gli appassionati di giochi di ruolo e per uno studio che ha fatto della sua indipendenza un punto di forza.

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Baldur’s Gate 3: la Patch 7 Introduce cinematiche e mod ufficiali

Baldur’s Gate 3 si aggiornata con la Patch 7, un nuovo ricchissimo contenuto per ora disponibile solo su PC, che porta una serie di novità significative. Tra le aggiunte più importanti segnaliamo che ora i giocatori potranno ora godere di 13 nuove cinematics malvagie per i finali, che riflettono scelte oscure fatte durante la partita. Sono stati inoltre introdotti miglioramenti al multiplayer e nuove Legendary Actions in Honour Mode.

L’aggiunta più importante è invece il Mod Manager, che rende più semplice creare e gestire mod grazie al nuovo Toolkit. Questo sistema semplifica l’installazione di mod direttamente dal gioco, e il supporto ufficiale arriverà presto anche su console. Tuttavia, per i giocatori console e Mac, la patch 7 di Baldur’s Gate 3 verrà rilasciata a ottobre.

La patch, che pesa circa 11,6 GB, include anche numerosi bug fix e miglioramenti alla stabilità che potete scoprire sulla patch note ufficiale.

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MGWCMX 2024, dopo Mikami annunciati nuovi grandi ospiti da Baldur’s Gate 3

La nuova edizione di Milan Games Week & Cartoomics, o MGWCMX 2024 per venire presumibilmente incontro a un pubblico più giovane, si preannuncia piena di ospiti di altissimo profilo. Dopo aver annunciato la presenza del padre di Resident Evil e The Evil Within, Shinji Mikami, gli organizzatore dell’evento hanno confermato alcuni degli attori più importanti del miglior videogioco di ruolo in essere: Baldur’s Gate 3.

A presenziare durante la Games Week italiana saranno: Neil Newbon, Jennifer English e Debora Wilde, rispettivamente Shadowheart e Lae’zel e Aliona Baranova.

La Milan Games Week & Cartoomics, che si terrà dal 22 al 24 novembre 2024 presso la Fiera Milano, vuole essere il punto d’incontro intergenerazionale per gli appassionati della la cultura pop. E quest’anno gli amanti dei giochi di ruolo avranno anche la possibilità di festeggiare il 50° anniversario di Dungeons & Dragons con eventi dedicati.

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Baldur’s Gate: vale la pena giocare i primi due capitoli?

Che Baldur’s Gate 3 sarebbe stato un successo fuori scala si sapeva già da tempo, da almeno tre anni, quando Larian Studios annunciò di aver preso la pesante eredità dello storico titolo.

I numeri successivi al lancio hanno persino superato le già alte aspettative, ciò significa che il gioco non ha catturato solo i nostalgici o i fan dei giochi di ruolo cartacei, ma anche un’importante platea di nuovi giocatori, che magari di riflesso ora saranno interessati anche a testare per la prima volta Dungeons & Dragons e simili.

Insomma, stiamo parlando di un evento che ha sconvolto non solo il mercato dei videogiochi, ma un intero settore ludico che spazia da pc e console ai giochi pen & paper, ma anche serie televisive, libri e chi più ne ha più ne metta.

Di questo ne abbiamo già parlato in precedenza, ma c’è un elemento fondamentale che ha permesso a BG3 di essere quello che è oggi: il peso del nome che il titolo porta con sé.

Già prima del terzo capitolo, i due predecessori avevano letteralmente sconvolto il mondo dei videogiochi, diventando una tra le prime trasposizioni videoludiche di un gioco di ruolo cartaceo. Partiamo da un presupposto: Baldur’s Gate 1 e 2, entrambi capitoli di una saga prodotta da Bioware, non hanno nulla a che vedere con Baldur’s Gate 3 (o quasi nulla, ma non vogliamo fare spoiler su certi personaggi, come per esempio un certo criceto spaziale…). Non si tratta solo di ovvie questione di differenze grafiche e giocabilità (per i primi due capitoli parliamo di titoli rispettivamente del 1998 e del 2000), ma anche la storia è completamente slegata.

Vale dunque la pena giocare oggi, per chi non l’ha mai fatto, Baldur’s Gate 1 e 2? Sì, ma solo se vengono soddisfatte determinate condizioni. Per cimentarsi in una simile avventura serve una buona dose di determinazione e curiosità, perché il comparto grafico è talmente datato da fare male agli occhi, la visuale isometrica con combattimenti in tempo reale è piuttosto caotica per chi ormai è abituato a giocare con il sistema a turni e soprattutto non ci sono tutorial. Infatti, Baldur’s Gate 1 e 2 danno per scontato che i giocatori conoscano la seconda edizione di D&D (Advanced Dungeons & Dragons, anno di pubblicazione 1989, mentre Baldur’s Gate 3 è basato sulla quinta edizione).

Detto ciò, se si soddisfano questi requisiti, chi non ha mai giocato ai primi due capitoli dovrebbe farlo, subito. Una storia coinvolgente e indimenticabile trasporta il giocatore nell’Amn, tra la città di Baldur’s Gate e i suoi confini, permettendo al videogiocatore di esplorare piccoli e grandi insediamenti, terre selvagge, incontrare un grande numero di potenziali alleati, ognuno con il suo allineamento e i suoi obiettivi.

La generazione del personaggio è completamente libera: non ci sono pregen tra cui scegliere e bisogna dare vita alla propria fantasia, selezionando la razza (tra i classici umani, elfi, mezzelfi, nani, gnomi e così via), la classe, l’allineamento (se buono o malvagio, caotico o legale) e quel minimo di estetica che il gioco permette.

Anche in Baldur’s Gate 1 e 2 le scelte fanno la differenza. Manca tutta la componente dei tiri abilità, ma le finestre di dialogo permettono al giocatore di scegliere le proprie risposte, a volte con stringhe aggiuntive dettate dalla classe scelta (il Paladino, per esempio, ha spesso maggiori opzioni). Una novità per il periodo in cui vennero pubblicati i due titoli; infatti, BG fu tra i primi a dare l’impressione che il personaggio fosse l’estensione del videogiocatore.

Una menzione speciale per la composizione del party: in entrambi i capitoli possiamo portare con noi cinque companion, per un totale di sei personaggi. Le possibilità di scelta, però, sono molto vaste: nel primo capitolo possiamo scegliere tra un totale di 25 npc (29 nell’Enhanced Edition), mentre nel secondo ce ne sono 17 (20 nell’Enhanced Edition). Trovarli non è automatico. A volte potrebbe essere necessario completare delle quest o semplicemente essere abbastanza curiosi da parlare con tutti i personaggi che incontriamo sulla mappa per scoprire che tra loro si cela un potenziale alleato. Mantenerli è ancora più complesso: ognuno di loro ha una propria personalità e se il gruppo agisce in contrasto con i loro ideali potrebbe portarli a lasciarvi a piedi, anche nel bel mezzo di un dungeon (a volte potrebbero addirittura rivoltarsi contro l’eroe e gli altri suoi compagni). Altri, invece, hanno esigenze, come per esempio una quest personale, che se non viene completata entro una determinata scadenza li porta a spazientirsi e, ancora una volta, a lasciarci.

In tutto questo, non ci sarà nessun accampamento raggiungibile facilmente con un clic sull’interfaccia: nel migliore dei casi, se lasciamo un companion, ci dirà dove possiamo incontrarlo se abbiamo ancora bisogno di lui, in altre occasioni, i più orgogliosi, ci saluteranno per sempre.

Entrambe le avventure si concentrano nella Costa della Spada. Nel primo capitolo si parte dal livello 1 nella cittadella fortezza di Candlekeep, per poi giungere a Baldur’s Gate nel late game, con un epico combattimento finale e annesso colpo di scena a cui si dovrebbe assistere una volta raggiunto il livello 10. Il secondo capitolo, invece, è il naturale prosieguo del primo: si riparte dal livello 10 proprio dove avevamo lasciato il nostro eroe e parte dei compagni più iconici. Altri volti noti potranno essere incontrati per strada, così come altre facce nuove potranno entrare a far parte del gruppo.

Rigiocare i titoli, per chi non l’ha mai fatto, oggi potrebbe essere un po’ più semplice. Infatti, rispettivamente nel 2012 e nel 2013, sono uscite le versioni Enhanced Edition, con grafica e sonoro aggiornato, formato widescreen e HD; tra l’altro, entrambi i giochi sono stati prodotti anche in versione iOS.

La storia di Baldur’s Gate non finisce qui: entrambi i capitoli hanno delle loro espansioni, rispettivamente Tales of the Sword Coast e Siege of Dragonspear per il primo e Throne of Bhaal per il secondo, ma ci sono anche gli standalone della serie Dark Alliance (Recension del primo capitolo), usciti per console come dei platform d’azione in cui la storia lascia il passo alle sane botte.

Un successo stratosferico, dunque, quello dei primi Baldur’s Gate, che hanno dato vita anche ad altri gioielli di questo genere, come Icewind Dale 1 e 2, Neverwinter Nights 1 e 2 e Planescape: Torment. Giochi che, però, meritano più di qualche riga in coda a questo articolo.

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