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Castlevania: Belmont’s Curse previsto 2026

Konami Digital Entertainment ha annunciato durante lo State of Play di Sony Castlevania: Belmont’s Curse. Si tratta (finalmente) del nuovo capitolo della storica saga Castlevania. Il gioco dovrebbe uscire entro la fine del 2026. Belmont Curse è sviluppato in collaborazione con Evil Empire Studios e Motion Twin.

Questo titolo ha un importanza davvero enorme, perchè la sua uscita coincide col quarantesimo anniversario della serie. Belmont Course sembra riproporre il gameplay action 2d che ha fatto la fortuna della serie di Castlevania. Belmont Curse offrirà tuttavia un nuovo cast di personaggi e ambientazioni inedite. Il gioco può già essere aggiunto alle wishlist su PlayStation5, Xbox Series X|S e Steam.

Il gioco si colloca a circa due decadi dagli eventi narrati in Castlevania III: Dracula’s Curse, che, cronologicamente, fissava l’inizio della cronologia della serie. Una mossa astuta, che consente di collegarsi anche alla recente serie Netflix. L’avventura è ambientata nella Parigi del XV secolo. Armato della mitica Vampire Killer, la frusta ammazza-vampiri che tutti i fan della saga conoscono bene, il successore di Trevor dovrà farsi strada tra le vie di una città sull’orlo del baratro, fronteggiando orde di mostruose creature per salvare il popolo da un destino tetro.

Il gameplay dovrebbe seguire lo stile dei metroidvania, tipico di molti titoli della saga. Occorrerà dunque alternare fasi di esplorazione a combattimenti e sequenze action. Sarà anche importante padroneggiare al meglio armi ed incantesimi. Anche la nostra fida frusta avrà un ruolo importante nell’esplorazione, poiché permetterà ai giocatori di dondolarsi per scoprire stanze nascoste e raggiungere zone altrimenti inaccessibili. Sarà naturalmente possibile sbloccare anche nuove abilità ed attacchi legati ad essa. Per tutte le novità relative a Castlevania, ecco il sito ufficiale. Qui invece il trailer del gioco.

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Retrospettive

Perché Castlevania: Symphony of the Night ha fatto la storia dei videogiochi

Per qualche oscuro motivo, Konami ha relegato per tanto tempo quella che negli anni 80 e 90 era una delle sue saghe di punta. E all’interno di questa storica serie è stato creato un videogioco che riesce tutt’oggi a far parlare spesso di sé oltre che essere preso a modello da numerosi giochi e addirittura generi: Castlevania: Symphony of the Night.

Affiliamo la nostra spada e prepariamoci ad accompagnare Alucard nella sua avventura all’interno del maniero di Dracula: oggi riscopriamo insieme questa autentica pietra miliare della storia del videogioco.

Una serie leggendaria

Quando Symphony of The Night vide la luce, nel marzo 1997, la serie di Castlevania aveva raggiunto il suo culmine. La serie contava una prima trilogia, uscita per NES, che fu seguita da altri due giochi, ovvero Super Castlevania IV e Castlevania Dracula X, entrambi per SNES (anche se Dracula X uscì originariamente su PC Engine Super CD-Rom).

Si trattava di titoli action che univano elementi platform a meccaniche tipiche dei giochi di azione e combattimento. Alla guida del protagonista, quasi sempre appartenente alla famiglia Belmont, il giocatore avrebbe dovuto farsi strada attraverso i vari livelli di gioco sbaragliando orde di mostri fino allo scontro col boss di fine livello. Arma iconica della serie era la frusta vampire killer, dotata del potere di debellare gli spiriti maligini.

Quasi tutti questi giochi presentavano dunque una struttura lineare e un gameplay focalizzato sull’azione e gli scontri più che sull’esplorazione. Unica eccezione il secondo capitolo, Castlevania 2: Simon’s Quest, che invece proponeva un mondo di gioco liberamente esplorabile pieno di personaggi con cui interagire e oggetti da raccogliere. Questa struttura però non aveva ottenuto consensi unanimi e ciò aveva spinto Konami a riportare la serie sui binari originali. Almeno fino all’uscita di Symphony of the Night.

Il metroidvania originale

Con Symphony of the Night, Konami decise di tentare una strada diversa. Il gioco infatti si lascia definitivamente alle spalle la struttura a livelli. L’intera avventura è ambientata in un’unica, enorme, ambientazione, ovvero il castello di Dracula. Per orientarsi al suo interno, il giocatore dispone di una mappa, che però viene completata solo man mano che le varie aree vengono scoperte.

In modo analogo a quanto accadeva nella serie Metroid, molte delle aree del castello risultano inizialmente inaccessibili. Diventa possibile visitarle solo dopo aver ottenuto determinate abilità o potenziamenti. Questa struttura obbliga il giocatore a visitare più volte le stesse aree e a farsi ogni volta uno schema mentale, per tenere sempre a mente il suo obiettivo principale.

Proprio il fatto che questo gameplay fosse presente sia nella serie Metroid che in Castlevania diede origine al termine Metroidvania, tutt’oggi utilizzato per indicare questo genere di giochi.

Trama e personaggi di Symphony of the Night

Ma Symphony of the Night non si limitò a modificare il gameplay. Anche la trama e i personaggi del gioco offrirono diverse novità. Il protagonista del gioco, per cominciare, non era più un Belmont né un ammazz-vampiri. In Symphony of the Night infatti, se si eccettua il prologo iniziale, il giocatore controlla Alucard, figlio del conte Dracula già apparso in Castlevania 3.

Il nostro mezzosangue deve indagare sull’improvvisa ricomparsa del castello del padre, oltre che sulle voci secondo le quali l’ultimo dei Belmont, Richter, sarebbe passato dalla parte del male. Nel corso dell’avventura Alucard avrà modo di interagire con vari personaggi tra cui lo stesso Richter, Maria Renard – sorella della fidanzata del cacciatore – e lo stregone Shaft.

La trama del gioco verrà esplorata attraverso una serie di dialoghi tra i personaggi – il cui doppiaggio risultava già ai tempi molto sopra le righe – e presenta una serie di finali differenti. Il gioco può persino essere rigiocato nei panni di Richter e di Maria.

Il gameplay di Symphony of the Night

L’uso di un nuovo personaggio non è solamente una scelta estetica. Alucard infatti non utilizza la Vampire Killer, ma una spada corta. Inoltre la sua natura di vampiro fornisce al nostro protagonista numerose abilità speciali, che dovranno essere sbloccate nel corso dell’avventura.

Appena giunto al castello, infatti, Alucard viene intercettato dalla Morte, fida alleata di Dracula, che priva lo priva di quasi tutti i suoi poteri. Proseguendo all’interno delle mura, Alucard guadagnerà la possibilità di potenziare i suoi attacchi ed il suo salto, una serie di armi ed abilità magiche e soprattutto la possibilità di trasformarsi.

Alucard è infatti in grado di tramutasri in un lupo, in un pipistrello e in un piccolo banco di nebbia. Ognuna di queste abilità permetterà al nostro eroe di accedere ad aree altrimenti irraggiungibili o di combattere in modo più efficacie contro boss che presentano particolari punti deboli.

L’uso di tutte queste abilità e poteri rende il gioco estremamente vario e divertente sia nelle fasi di esplorazione che in quelle di combattimento. Oltre a questo, Symphony of the Night inserisce anche diversi elementi mutuati dal genere RGP. Nel corso dell’avventura, infatti, Alucard sale costantemente di livello, migliorando le sue statistiche e soprattutto i suoi punti magia, cosa che gli consente l’utilizzo di un maggior numero di incantesimi.

Anche la scelta dell’equipaggiamento risulta spesso fondamentale, dal momento che gli attacchi nemici spesso sono legati a determinati elementi, per i quali esistono specifiche protezioni. Alcune corazze e reliquie donano anche abilità particolari, a volte determinanti.

Un castello tutto da scoprire

Uno dei principali punti di forza di Symphony of the Night risiede certamente nella sua ambientazione. Sebbene come già detto, tutto il gioco sia ambientato all’interno del castello di Dracula, la struttura della mappa e la bellezza delle varie ambientazioni sono davvero eccezionali.

Ogni nuovo area del castello è perfettamente caratterizzata e si inserisce perfettamente nel mosaico generale della mappa. Anche la progressione avviene in maniera graduale e ragionata. Il giocatore non ha mai l’impressione di trovarsi in un enorme labirinto indistricabile, ma non è nemmeno condotto per mano tutto il tempo. Per raggiungere gli obiettivi principali dell’avventura occorrono un buon orientamento e anche una buona dose di memoria, per tenere a mente i luoghi in cui una nuova abilità può tornare utile.

Anche i nemici sono tutti ottimamente realizzati e vanno a coprire praticamente tutto l’immaginario horror, con diversi riferimenti anche ai boss storici della saga. Le battaglie coi boss e in particolare quelle contro lo stesso Dracula sono davvero maestose ed impressionanti, soprattutto per l’epoca.

In più, per ottenere il finale migliore, il giocatore dovrà esplorare il castello due volte. Nella seconda run, però, il castello sarà capovolto. Questa geniale scelta di design consente di aumentare di molto la longevità del titolo, riproponendo ambientazioni note in una nuova veste.

L’eredità di Symphony of The Night

Come già accennato, l’importanza di Symphony of the Night per l’evoluzione dei videogiochi è stata enorme. Quello dei metroidvania divenne un vero e proprio genere videoludico e molti episodi delle rispettive saghe riproposero questo modello, cogliendo spesso ottimi risultati (ricordiamo ad esempio Metroid Fusion o Castlevania Circle of Moon).

É però interessante notare come il genere, da sempre legato ad una grafica e ad un gameplay rigorosamente a due dimensioni, non abbia affatto perso la sua popolarità, sebbene al giorno d’oggi la maggior parte dei giochi sia caratterizzata da grafica fotorealistica e struttura tridimensionale.

Basti pensare al successo di giochi come Hollow Knight e il suo recente sequel Silksong oppure alla saga di Ori. In particolare, Bloodstained: Ritual of the Night, di ArtPlay è considerato il seguito spirituale della saga di Castlevania, dal momento che ne replica non solo il gameplay ma anche le atmosfere e l’ambientazione. Castlevania: Belmont’s Curse è stato presentato con un trailer per il 40° anniversario: vedremo se sarà un erede all’altezza. Nel frattempo invitiamo tutti coloro che non hanno mai avuto il piacere di provare Symphony of The Night a lanciarsi alla scoperta del castello del Signore del Male. Non ve ne pentirete!

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Editoriali

Metroidvania: cosa sono, storia del genere e i migliori da giocare

Metroidvania indica un genere ben preciso, in stile platform, preferibilmente 2D ma anche 3D all’occorrenze, con regole ormai consolidate basate sull’esplorazione libera e la necessità di sbloccare nuove abilità per andare avanti nell’avventura. Rispetto ai platform, di cui i Metroidvania possono essere considerati un sottogenere, la maggior parte dei Metroidvania richiede ai giocatori di attraversare un’unica, enorme mappa di gioco con la possibilità di imbattersi durante la propria esplorazione in sfide troppo difficili che imporranno al videogiocatore di tornare indietro per trovare nuovi potenziamenti per accedere ad aree che non potevano raggiungere in precedenza.

In questo articolo, vi racconteremo le origini e l’evoluzione dei Metroidvania, dai primi esempi fino ai titoli più moderni. Addentriamoci dunque insieme alla scoperta dei profondi meandri di un genere sicuramente di nicchia, ma ancora amatissimo il cui termine viene dall’unione dei titoli di due famose saghe, ovvero Metroid e Castlevania. Entrambi i primi capitoli di queste leggendarie serie comparvero su NES nel 1986. Dal momento che l’uscita del primo Metroid precedette di poche settimane Castlevania, parleremo prima di questo gioco.

Metroid

In Metroid il giocatore controlla la Samus Aran, cacciatrice di taglie armata di una tuta supertecnologica. Samus ha il compito di addentrarsi nei meandri del pianeta Xebes per fronteggiare i temibili pirati spaziali. I malvagi alieni stanno cercando di diffondere una pericolosa specie di parassiti spaziali, ovvero i metroid.

Il primo Metroid proponeva una struttura a scorrimento, con meccaniche che univano il genere platform con elementi sparatutto. Nel corso dell’avventura è molto importante sia effettuare i salti e superare gli ostacoli con il giusto tempismo sia sfruttare sapientemente le armi a disposizione per liberarsi delle orde di alieni nemici.

A sancire il successo di Metroid, oltre all’ottimo gameplay e alle atmosfere horror-fantascientifiche, insolite per un prodotto Nintendo, fu proprio la struttura del gioco. A differenza di molti altri prodotti, infatti, in Metroid il giocatore non avanza in maniera lineare attraverso una serie di livelli. Il pianeta Xebes infatti propone un’unica enorme area, che il videogiocatore deve esplorare fin nei minimi particolari. Per procedere nell’avventura occorre dunque un ottimo senso dell’orientamento ed un uso sapiente della mappa. A complicare le cose c’è anche l’inacessibilità, nelle prime fasi del gioco, di molte delle aree, che potranno essere sbloccate solo grazie all’ottenimento di nuove armi e abilità, come super missili, soppi salti ecc. Sebbene ancora molto acerbi, il primo Metroid presentava già numerosi degli elementi che sarebbero diventati tipici dei metroidvania.

Castlevania

Metroidvania

Solo due mesi dopo l’uscita di Metroid, Konami rilasciò per NES il primo capitolo di quella che sarebbe divenuta una delle sue saghe più famose, ovvero Castlevania. In questa avventura il giocatore accompagna il prode Simon Belmont nel suo attacco al castello di Dracula. Da bravo cacciatore di vampiri, il nostro Simon è equipaggiato di tutto punto. Oltre alla sua fida frusta Vampire Killer, infatti, il nostro eroe ha a disposizione un gran numero di armi, come asce, croci da lancio, boccette di acqua santa e non solo.

Pur riproponendo lo stesso mix di combattimento e piattaforme visto in Metroid, il titolo Konami presenta una struttura molto più lineare. Castelvania si snoda infatti attraverso sei livelli, ognuno con il suo Boss conclusivo. Simon deve farsi strada all’interno di ogni location a colpi di frusta, facendo attenzione sia ai numerosi ostacoli che alle miriadi di creature mostruose al servizio del nostro conte. Rispetto a Metroid, dunque, l’esplorazione passa decisamente in secondo piano ed è l’azione a farla da padrone.

Entrambi i nostri giochi godettero di un ottimo riscontro e diedero vita a due delle saghe di maggior successo dei primi anni novanta. Dopo un sequel su gameboy (Metroid 2: Return of Samus), la saga di Metroid trovò il suo capolavoro in Super Metroid, uscito nel 1994 su SNES. Castlevania invece ebbe prima una trilogia su NES, seguita da una serie di giochi usciti per SNES Mega Drive e PC Engine. Tra essi spicca il meraviglioso Super Castlevania 4 per SNES, che riproponeva la formula del capitolo originale elevandola all’ennesima potenza.

Sembrava quindi che le due saghe avrebbero proseguito la loro corsa parallelamente, con ben pochi elementi ad unirle. Tutto cambiò nel 1997.

Il primo Metroidvania

Nel marzo del 1997 vide infatti la luce, sulla prima Playstation, Castlevania: Symphony of the Night. In questo incredibile gioco il vestiamo i panni di Alucard, il figlio di Dracula, col compito di penetrare nuovamente nella magione del vampiresco genitore per far luce sui misteri che la avvolgono. Questa volta, però, il gioco non si svolge più in una serie di livelli lineari, ma presenta un’unica, enorme mappa, in maniera del tutto analoga a quanto visto nella saga di Metroid.

Nel corso dell’avventura, Alucard ha la possibilità di apprendere numerose abilità e di ottenere vari potenziamenti. Oltre che a rendere più semplici le battaglie contro i nemici, queste abilità consentono l’esplorazioni di tutte quelle aree che all’inizio del gioco risultavano precluse. Symphony of the Night, dunque, è riuscito ad unire insieme le atmosfere e le dinamiche action della saga di Castlevania con l’esplorazione e le meccaniche di avanzamento apparse nella saga di Metroid. Per questo motivo, nonostante stiamo parlando di un videogioco della serie Castlevania, Symphony of the Night è da molti considerato il primo metroidvania della storia.

L’evoluzione di un genere

Nel corso degli anni, il genere dei metroidvania si è ampliato, evoluto e allontanato dalle due saghe cui si ispirano, che hanno saldamente mantenuto le proprie caratteristiche. Da una parte, la saga di Metroid ha quasi sempre regalato grandi capolavori. Molti giochi della saga come, ad esempio Metroid Fusion o il più recente Metroid Dread, hanno riproposto la struttura originale di Super Metroid, accompagnandola ad un comparto tecnico in costante aggiornamento e a numerose nuove idee.

Con la saga di Metroid Prime, invece, Nintendo ha tentato una strada diversa. Questa serie infatti unisce l’esplorazione e la scoperta di nuove abilità con una struttura completamente in 3D e le meccaniche tipiche di un FPS.

Minor fortuna invece ha avuto la saga di Castlevania (soprattutto a causa delle discutibili politiche di Konami). Dopo una serie di eccellenti titoli portatili (tra cui ricordiamo Aria of Sorrow o Circle of The Moon) e la dimenticabile saga Lords of Shadow, Konami ha preferito limitarsi a riproporre saltuariamente alcune collection con gli episodi più famosi della saga, spesso con veste grafica rinnovata.

I migliori metroidvania

Nel corso degli anni 2000, grazie soprattutto all’esplosione dei titoli indie, sono apparsi molti videogiochi che fondono le due saghe e hanno dato vita al genere dei metroidvania. Alcuni dei quali hanno raggiunto ottimi livelli di popolarità e successo.

La cosa interessante è che tutti i metroidvania, pur presentando realizzazioni tecniche all’avanguardia, hanno scelto di restare fedeli alla classica struttura bidimensionale. Una delle chiavi del successo dei metroidvania, che ha permesso a questo genere di crearsi uno zoccolo duro così forte di fan, sta proprio nella sua apparente semplicità. Per quanto spesso si tratti di giochi estremamente complessi ed articolati, infatti, quasi tutti i metroidvania hanno un’idea di fondo semplice nello stile di easy to learn, hard to master.

Oltre a questo la grafica bidimensionale, soprattutto se realizzata seguendo uno stile particolarmente originale ed artistico, esercita tutt’oggi un fascino speciale sui videogiocatori, che hanno come l’impressione di trovarsi davvero all’interno di un’opera d’arte.

Per una classifica dettagliata dei dieci migliori metroidvania, potete fare riferimento al nostro articolo dedicato, ma vale la pena riassurmeli anche qui sotto:

  1. Super Metroid
  2. Hollow Knight
  3. Castlevania: Symphony of The Night
  4. Ori and the Blind Forest
  5. Metroid Dread
  6. Monster Boy and the Cursed Kingdom
  7. Prince of Persia: The Lost Crown
  8. Blasphemous 2
  9. Axiom Verge
  10. Bloodstained: Ritual of the Night

Conclusione

Vedremo se, anche nei tempi futuri, il genere continuerà a mantenere il suo fascino e se il pubblico continuerà a premiarlo. Intanto possiamo prepararci tutti insieme ad accogliere Silksong, seguito di Hollow Knight. Vedremo se questo gioco saprà raccogliere l’eredità non solo del suo predecessore, ma di un intero genere che, per quanto ormai vetusto, sembra davvero non annoiare mai.

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