Dodici anni. Tanto è durato il silenzio dei Belmont dall’ultimo capitolo principale della saga, Lords of Shadow 2, e addirittura diciotto dall’ultima avventura bidimensionale, Order of Ecclesia. Nel frattempo il genere che Castlevania aveva contribuito a fondare è cresciuto senza di lui, tra Hollow Knight, Dead Cells e Prince of Persia: The Lost Crown. Per il quarantesimo anniversario della serie, Konami ha deciso di riaprire il castello.
Le chiavi le ha consegnate a Evil Empire, con Motion Twin in veste di consulente: gli stessi studi dietro Dead Cells e la sua espansione dedicata proprio a Castlevania. Castlevania: Belmont’s Curse arriva il 15 ottobre su PC, PlayStation 5, Xbox Series X|S e Nintendo Switch, e la critica internazionale ha già pronunciato il suo giudizio. Chi vuole ripercorrere l’intera storia della saga trova tutti i Castlevania dal peggiore al migliore.
La domanda è semplice: il ritorno ha mantenuto le promesse?
Quarant’anni di eredità e il sospetto di un Dead Cells con la frusta

Le aspettative partivano alte, e per una ragione precisa. Dead Cells è uno dei roguelite d’azione più apprezzati dell’ultimo decennio, con 89 su Metacritic, e la sua espansione Return to Castlevania si era fermata appena sotto, a 88. Il pedigree dello studio, insomma, non era in discussione.
Le anteprime estive avevano alzato ancora l’asticella. IGN raccontava di essersi divertita moltissimo con il primo assaggio, mentre PC Gamer, dopo tre ore di gioco, parlava di un ottimo metroidvania con il potenziale per diventare eccezionale, al punto da ipotizzare che potesse insidiare il trono di Symphony of the Night. Non mancava qualche voce più prudente: VGC, dopo un’ora alla Gamescom, trovava l’avvio piacevole ma poco rivoluzionario.
Anche la prova della demo pubblicata su queste pagine aveva restituito un quadro a due facce: un ritorno alle origini molto impegnativo, accompagnato da qualche perplessità sull’uso quasi esclusivo di modelli 3D in un impianto bidimensionale. Il sospetto, condiviso da molti veterani, era che dietro il marchio si nascondesse un Dead Cells con la frusta.
Il primo segnale era arrivato da Famitsu, uscito in anticipo rispetto all’embargo: 32 su 40, con quattro 8 identici. Un esordio solido, che fissava il punto di partenza su un gioco atteso nella fascia medio alta degli 80.
Rose Belmont e un mazzo di tarocchi che non sta mai zitto

Parigi, 1499. Ventitré anni dopo Castlevania III, Trevor Belmont risponde alla chiamata di una città in fiamme e porta con sé la figlia Rose, segnata da una maledizione ereditata dalla madre Sypha. Belmont’s Curse è prima di tutto la sua origin story, e sceglie di raccontarla attraverso un espediente originale.
Il mazzo di tarocchi lasciato da Sypha è il cuore della narrazione. Ogni carta rappresenta un servitore di Dracula: una volta sconfitto, finisce intrappolato nel mazzo e diventa una voce nella testa di Rose. GameSpot descrive un cast di comprimari ben differenziato, dal Caduto che finisce per proteggere la protagonista a una Medusa che trama costantemente contro di lei.
Su questo fronte la critica ha premiato il coraggio. TheGamer considera il racconto più personale e meglio scritto della storia della serie, e Famitsu definisce coinvolgente la prosecuzione delle vicende di Dracula’s Curse. Le riserve riguardano la protagonista stessa: GameSpot la trova meno interessante dei personaggi che le ruotano intorno, mentre Multiplayer.it avverte un’influenza della serie Netflix forse troppo marcata.
Per una saga che non ha mai fatto della trama il suo punto di forza, il bilancio è netto: la narrazione ha superato lo standard storico di Castlevania.
Parigi in fiamme e un castello che fluttua sopra Notre-Dame

Il castello di Dracula non sorge più tra i monti della Transilvania. Questa volta si materializza nel cuore di Parigi, sopra una Notre-Dame avvolta dalle fiamme, e porta con sé una città intera da esplorare: vicoli infestati, catacombe colme di ossa, un cimitero reale e una cattedrale trasformata in labirinto.
Evil Empire ha ancorato il fantastico alla storia. Multiplayer.it sottolinea la scelta di portare in scena figure come Giovanna d’Arco e San Luigi di Francia, recuperando anche le spade leggendarie delle chanson de geste. Ne nasce un affresco dark fantasy storico che si incastra con naturalezza nella tradizione della serie.
Gli appassionati di vecchia data trovano pane per i loro denti. RPGFan segnala gli omaggi alle stanze più iconiche di Castlevania, Castlevania III e Symphony of the Night, affiancati a luoghi inediti. Sull’ambientazione le testate di riferimento convergono: ha superato lo standard atteso, regalando alla saga uno scenario mai esplorato prima.
Frusta, parry e indizi: il metroidvania che divide i veterani

Il gameplay è il terreno su cui si giocava tutto, e Belmont’s Curse non si nasconde. L’arsenale conta 28 armi divise in sette categorie, dalla spada alla lancia, dai caestus alla frusta, mentre la Vampire Killer diventa anche un rampino per attraversare la mappa. Il sistema degli Arcani trasforma i boss sconfitti in incantesimi, ognuno con tre sfide dedicate per potenziarlo.
Ci sono anche due novità vere per la serie. La prima è un parry indipendente dagli attacchi, che GameSpot considera la chiave di un combattimento definito il migliore mai visto in un Castlevania. La seconda è una componente investigativa: i tarocchi contengono indizi da decifrare, e Multiplayer.it paragona alcuni enigmi a versioni più accessibili di quelli di Tunic.
Game Informer si allinea all’entusiasmo con un 9,25, giudicando magnifica l’azione e sempre premiante il ritorno nelle aree già esplorate. Il punto debole emerso da più testate è la difficoltà irregolare, con picchi che TechRaptor e IGN Italia trovano a tratti frustranti.
La vera discussione, però, è un’altra. IGN, la testata con il peso maggiore in questa rubrica, loda movimento e strumenti di mappa ma ritiene che parte del fascino distintivo di Castlevania si sia persa per strada. RPGamer nota il distacco dalle radici da gioco di ruolo degli Igavania. Multiplayer.it riassume il dilemma con una formula efficace: “Più che un nuovo Castlevania è un Castlevania nuovo”.
La frase coglie il punto: Belmont’s Curse è un metroidvania moderno prima ancora che un erede di Koji Igarashi, degno di stare accanto ai migliori metroidvania di sempre. Per la maggioranza delle testate è un pregio, per alcuni veterani una rinuncia. Il giudizio resta comunque chiaro: il gameplay ha superato lo standard del genere metroidvania, quello che la saga stessa ha contribuito a fondare.
Colori saturi e una colonna sonora che fa discutere

Chi si aspettava pietra grigia e luce lunare è avvisato. La direzione artistica di Evil Empire punta su palette vibranti e fondali in 2.5D a scorrimento in parallasse, più vicina all’animazione europea che al gotico giapponese. Multiplayer.it lo dice senza giri di parole: la si ama o la si odia.
La maggioranza delle testate la ama. GameSpot cita l’avvicinamento al castello, con Rose e i nemici in controluce contro il rosso di Parigi in fiamme, come uno dei momenti visivamente più forti visti di recente. La crepa è nella leggibilità: TrueGaming segnala scene così sature di rosso da rendere difficile distinguere i nemici.
Il tema più divisivo è la musica, affidata all’artista ASADI, che mescola strumenti tradizionali persiani ed elettronica. Multiplayer.it la considera un gioiello e IGN Italia ne apprezza l’audacia, mentre MonsterVine la indica come l’elemento più debole del pacchetto. Per una saga che ha fatto della colonna sonora un marchio di fabbrica, è il punto su cui il ritorno convince meno. Nel complesso il comparto tecnico ha retto lo standard, con la musica come unica nota stonata.
Tra le 15 e le 23 ore, senza un vero post-game

Belmont’s Curse non pretende centinaia di ore, e la critica lo considera un merito. Multiplayer.it indica 15-20 ore per completare l’avventura, mentre GamesRadar+ ne ha impiegate 23 per sbloccare due dei tre finali disponibili. GameSpot, dopo 20 ore, aveva ancora diversi boss da scovare nel mazzo.
Un termine di paragone aiuta: la durata resta lontana da quella di Hollow Knight e vicina a quella classica degli Igavania, pensati per essere completati e rigiocati più che per occupare mesi.
L’unica riserva riguarda la rigiocabilità: Multiplayer.it lamenta l’assenza di modalità extra e di un vero segmento post-game, al di là di quanto già integrato nella campagna. I tre finali offrono comunque un motivo concreto per tornare a Parigi. Sul fronte della longevità, il gioco ha rispettato lo standard del genere.
Castlevania: Belmont’s Curse ha superato le aspettative

Il dubbio che accompagnava Belmont’s Curse era legittimo: un marchio storico affidato a uno studio occidentale dall’identità fortissima. La critica ha risposto in modo compatto. OpenCritic assegna 86 punti, fascia Mighty, con il 97% dei critici che consiglia il gioco. Metacritic segna 86 su PlayStation 5, sulla base di oltre quaranta recensioni e senza nemmeno un giudizio negativo.
Il dato acquista peso nel confronto storico: è il Castlevania con il voto più alto dal 2005 e, secondo GamesRadar+, si colloca dietro soltanto alla trilogia per Game Boy Advance, a Dawn of Sorrow e a Symphony of the Night. La media semplice delle testate di riferimento è 8,5, con un’escursione che va dal 10 di GameSpot, che lo accosta a Symphony of the Night tra i migliori della serie, al 7 di RPGamer, la voce più fredda.
Le perplessità identitarie di IGN e Multiplayer.it restano sul tavolo, ed è per questo che il gioco non raggiunge l’unanimità riservata ai capolavori. Pesano però meno del timore della vigilia. Rispetto alla baseline di partenza (un gioco atteso nella fascia medio alta degli 80, con il sospetto di un Dead Cells travestito), il risultato va oltre: Castlevania: Belmont’s Curse ha superato le aspettative, e per la prima volta da oltre un decennio la saga torna a dettare legge nel genere che ha contribuito a fondare.



















































