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Editoriali

Xbox: 5 giochi che ne hanno plasmato l’identità

Microsoft Xbox si sta trasformando nuovamente: prendiamoci un momento per scoprire il meglio della sua storia con cinque giochi che ne hanno formato l’identità

“La storia è la memoria di un popolo”. Queste poche parole, ci permettono di immaginare ogni evento intorno a noi come fosse il capitolo di un enorme libro. Dimentichiamoci, però, penna e calamaio: la nostra storia prende vita grazie ad un joypad. Davanti ai nostri occhi, una vecchia televisione, da cui notiamo subito delle forti tinte verdi. Quel colore, sin dal lontano 2001, illumina la stanza di chi vuol fuggire per qualche istante dalla realtà. Fino ad oggi Xbox ha riempito le pagine di quella storia del gaming di cui è un pilastro.

In attesa di capire cosa accadrà dopo l’uscita di Phil Spencer, quali sono i titoli che ne hanno forgiato l’identità? Ve ne citiamo cinque.

Halo: l’alba del mito

I have defied gods and demons. I am your shield. I am your sword. I know you. Your past. Your future. This is the way the world ends

Chiudiamo gli occhi per qualche istante, immaginando di lasciare il mondo che conosciamo, mentre queste parole rimbombano nella nostra testa. Tutt’intorno, improvvisamente, assume i tratti di un solitario, quanto spoglio, paesaggio. Una figura, avvolta in un fumo denso, si avvicina e ogni passo è più pesante del precedente. Imbraccia saldamente un’arma che sembra arrivare direttamente da una storia degna di H.G. Wells.

In questo modo, Xbox, ci permetteva di esplorare i territori colonizzati dalla Terra in un futuro indefinito. Siamo nel 2001. Nintendo ha appena lanciato il suo GameCube e Sonic compie 10 anni. Nel frattempo, sugli scaffali, compare un titolo che, senza saperlo, avrebbe cambiato la storia del gaming. Tra le mani un vecchio joystick che, improvvisamente, diventa un pesante MA5B: per la prima volta, noi giocatori, indossiamo l’elmo di Master Chief.

Improvvisamente, siamo catapultati nel bel mezzo di un logorante conflitto con la razza aliena dei Covenant. Mentre la voce di Cortana guida ogni nostro passo in questa galassia ostile, Bungie scrive un pezzo di storia. Da quel lontano 2001, Halo è diventato un franchise da record. Combat Evolved, poco dopo l’uscita, fu anche premiato ai BAFTA per aver stabilito gli standard per gli FPS su console e il multiplayer online. Il titolo fu considerato come una vera e propria killer app per Xbox, al punto da coniare il termine “Halo-killer”.

Chissà se Alex Seropian, la mente dietro il progetto, immaginava l’impatto della saga. Tutt’oggi, possiamo osservare l’eredità tangibile di un franchise così iconico. Master Chief, infatti, è il primo eroe videoludico ad aver ricevuto una propria rappresentazione nel celebre museo Madame Tussaud di Las Vegas.

Fable: una fiaba su Xbox

Allontanandoci per qualche istante dagli ostili pianeti esplorati assieme a Master Chief, notiamo che qualcosa cambia. La luce fa capolino dagli alberi e lo scenario tutt’intorno muta improvvisamente. L’ambientazione sci-fi di poco fa lascia spazio ad un paesaggio pittoresco in cui i colori sembrano mischiarsi tra loro. Stavolta ci troviamo in una fittizia nazione che diventa lo sfondo delle nostre avventure in Fable.

Tra le mani, un joystick pesante quanto una spada, unica arma nella fiabesca quanto crudele Albion. Dei lenti arpeggi guidano ogni nostro passo all’interno di quest’universo che sembra dipinto da tenui colori a pastello. Noi giocatori abbiamo la possibilità di scrivere la storia del nostro protagonista, accompagnandolo in una lunga fiaba. Come dei moderni fratelli Grimm, furono Dene e Simon Carter a tracciare i contorni di un gioco di ruolo che “doveva essere unico nel suo genere”. Oggi Big Blue Box, la loro prima casa di sviluppo, non esiste più ma l’eredità del titolo è tangibile.

Quel mondo “mozzafiato”, costellato da montagne e foreste prese vita proprio su Xbox. Fable assomiglia ad una vecchia tela bianca, posta al centro di un atelier spoglio. Noi videogiocatori siamo gli artisti che la dovranno riempire, intingendo con cautela il pennello nella tavolozza. Ogni colore corrisponde ad una scelta diversa, le cui sfumature si rovesciano sul mondo di gioco. Nel delineare le vicende dei nostri stessi personaggi, ci accorgeremo che ogni azione, possiamo esserne certi, avrà le sue conseguenze.

Nella lunga storia di Xbox, Fable, fu un passaggio fondamentale. In questo 2026, il fiabesco mondo immaginato dai fratelli Carter, tornerà a rivivere. Stavolta, a farci da cicerone ad Albion sarà Playground Games

Psychonauts: viaggio al centro della mente

“Non c’è cancello, nessuna serratura, nessun bullone che potete regolare sulla libertà della mia mente.”

Virginia Woolf, parlando del pensiero, lo descriverebbe usando queste poche parole. La scrittrice, invita a liberarsi da catene fin troppo asfissianti. Con il suo sguardo, la mente appare intrappolata in una sorta di gabbia all’aperto. Dovessimo chiedere ad Oleander, ne parlerebbe alludendo ad un “campo di battaglia definitivo”, se non addirittura ad una sorta di “arma”. Tim Schafer affida all’autoritario istruttore del Whispering Rock il manifesto del surreale platform Psychonauts. Su Xbox, realtà e immaginazione si fondono e noi accompagniamo il giovane Razpuntin (o “Raz”) in questa bizzarra avventura.

Non siamo più armati di tutto punto come Master Chief e non vagheremo per la pittoresca Albion. In questo caso, a far da teatro è un’ambientazione peculiare: la mente stessa. Il nostro protagonista appare come una sorta di “James Bond psichico”, ovvero uno Psiconauta (una spia con abilità speciali). Ogni passo, questa volta, è guidato da un sottofondo che ci proietta all’interno di una dimensione quasi onirica. Il joypad tra le nostre mani diventa una penna con cui tratteggiamo su un foglio vuoto. I suoi spazi sono così riempiti dalle paure ed insicurezze di quelle menti che ci ritroviamo ad esplorare. Ogni livello che fan da sfondo alle nostre peripezie rispecchiano i personaggi incontrati durante il gioco. Le loro paure e paranoie, infatti, plasmano l’ambiente in cui ci muoviamo affiancando Raz.

Allontanandoci da questo campo di battaglia onirico, eccoci di nuovo a contatto con la realtà. Ci ritroviamo ad imbracciare nuovamente un fucile ma, questa volta, lo scenario è ben diverso. Eccoci in un pianeta ostile, ovvero la Sera di Gears of War.

Gears of War: un campo di battaglia su Xbox

Un’altra serie di punta, nata proprio su Xbox, è la saga in cui vestiamo i panni di Marcus Fenix, membro della “Coalizione”. Lo sparatutto, a suo tempo, riscrisse le regole degli sparatutto, consacrando Epic Games. Nascosti dietro le pesanti rovine di una Sera sconvolta dalla guerra, ci approcciamo ad un pericoloso nemico. Dalle viscere della terra, arrivano le mostruose Locuste, affrontate dai nostri a colpi di Lancer. L’iconico fucile-motosega sarà il nostro unico compagno, mentre ci facciamo strada in un mondo post-apocalittico.

Le macerie ai nostri piedi diventano dei muri improvvisati, da cui studiare la situazione. Il joystick, ancora una volta, diventa l’arma di un soldato temprato da bombe e proiettili. Qui, sarà una sorta di estensione del nostro corpo. Con Master Chief, eravamo pronti ad affrontare i Covenant a viso aperto, quasi spavaldi. Tuttavia, scopriremo ben presto che Sera non fa sconti: ogni passo falso è fatale.

La serie, infatti, si distinse grazie al suo peculiare approccio durante gli scontri con le Locuste. Prima di sporgere il capo per premere il grilletto, con Marcus, facciamo un respiro profondo. Affronteremo il nemico gettandoci nelle sue fauci? Cercheremo di sfruttare ogni copertura, logorando le sue difese? Epic Games (e, dopo la trilogia originale, The Coalition) lascia tutto nelle nostre mani.

Xbox, con Gears, ci permette di osservare un mondo fatiscente attraverso gli occhi della squadra Delta. I toni cupi di un mondo sconvolto avvolgono l’atmosfera. L’unico sfondo è quello di una “bellezza distrutta”: edifici cadenti, rovine impervie e una Terra che non sarà più come lo conosciamo.

Forza Horizon: asfalto e adrenalina su Xbox

“La magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova: la bellezza della velocità.”

Filippo Marinetti tracciava, con queste poche parole, lo spirito della nuova generazione futurista. Si parlava di velocità, impeto e “temerità”. Oggi, quest’elogio alla rapidità sembra prendere vita. La musica si fa sempre più coinvolgente, quasi confondendosi col rombo dei motori. Lo scenario che si apre ai nostri occhi è immerso nel verde. Stiamo sfrecciando sull’asfalto ruvido e il joystick, per qualche istante, sembra il volante di una macchina. Con Forza Horizon, siamo catapultati in un mondo in cui la velocità fa da padrone. Il franchise tracciò una direzione inedita per la saga Forza, sterzando verso una nuova ambientazione open-world. Dalle moto dei capitoli precedenti, passiamo infatti alle adrenaliniche corse del Festival Horizon.

Libertà, macchine e velocità sono le protagoniste di questo microcosmo che prende vita su console. Nel tempo, la serie, si è rinnovata e a far da sfondo una mappa sempre più ampia. Il team di Playground aveva nel mirino l’esperienza vissuta con Gran Turismo, riproposta con una formula inedita. Per la prima volta, sfrecceremo su strade aperte, lungo ogni curva e rettilineo. Il cuore batte all’impazzata, mentre teniamo le mani ben salde sul nostro sterzo-joypad.

Ora, l’asfalto ruvido di un pittoresco centro urbano addormentato, scorre sotto le ruote. Quindi, ecco che dal finestrino, notiamo un impressionante borgo incastonato nel verde. Dimentichiamoci le Locuste di Sera o quei mondi psichici esplorati affiancando Raz. Lasciamo da parte anche le moto, mentre un rombo assordante riempie la stanza. Il Festival Horizon, aspetta solo noi.

Frenando, la macchina rallenta, e noi con lei. Iniziando dai pianeti ostili di Halo, ci siamo poi ritrovati ad ammirare la fiabesca Albion. Lasciata anche l’ostile Sera, il nostro viaggio si conclude. Ogni titolo ha rappresentato un tassello fondamentale nel formare Xbox e la sua identità.

Cosa avrà in serbo il futuro per la console di Microsoft?

Di Manuel Manti

Classe '04. Appassionato di videogiochi, ma anche di scrittura. Che sia a Raccoon City, passando per Silent Hill o dalla terra di Hyrule, il mondo videoludico è pieno di storie da raccontare.

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