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The Legend of Zelda: Ocarina of Time, i voti della critica: le aspettative sono state raggiunte?

I voti della critica su The Legend of Zelda: Ocarina of Time per Switch 2: Metacritic e OpenCritic lo mettono in cima al 2026, le testate si commuovono e lodano grafica e orchestra, ma notano poca sfida. Trama, dungeon, durata e verdetto: il remake ha rispettato le aspettative di un originale da 99?

Rifare il gioco con il voto più alto di sempre è una scommessa che Nintendo poteva soltanto perdere ai punti. Il 99 su Metacritic di Ocarina of Time poggia su appena 22 recensioni, raccolte quando il 3D era ancora una scoperta per tutti. Il remake per Nintendo Switch 2, con decine di testate in più a giudicarlo, partiva da un punteggio che poteva solo avvicinare.

Il 4 novembre, a un giorno dall’uscita, è caduto l’embargo e i giudizi sono arrivati tutti insieme. Resta la domanda che interessa al videogiocatore: Nintendo ha mantenuto ciò che aveva promesso?

Ventotto anni dopo, nessuna rivoluzione in programma

The Legend of Zelda: Ocarina of Time per Nintendo Switch 2, il remake il cui stile grafico ha diviso il pubblico prima del lancio

Nintendo non ha mai venduto questo progetto come una reinvenzione. Eiji Aonuma ha confermato struttura e level design del 1998 e si è spinto ad annunciare in anticipo le schermate di caricamento tra un’area e l’altra: uno strano biglietto da visita, nel 2026, giustificato con la volontà di preservare l’essenza dell’originale. Le novità annunciate toccavano la superficie (grafica, controlli, audio, accessibilità), non le fondamenta.

Eppure l’asticella restava altissima. Oltre al 99 dell’originale c’era il 94 del remake per 3DS del 2011, e il precedente di Metroid Prime Remastered aveva abituato il pubblico a pretendere da Nintendo un classico riportato al presente senza tradimenti.

I provati di metà ottobre hanno acceso l’entusiasmo e lasciato tre crepe da controllare a gioco finito. Game Informer trovava il combattimento appena sotto le sue attese e scomodo il cambio di bersaglio. Eurogamer non amava il doppiaggio inglese. Multiplayer.it, già a settembre, puntava il dito sulla Piana di Hyrule, rimasta quella di allora. Sullo sfondo, un pubblico spaccato sui volti dei personaggi e su uno stile grafico che in rete ricordava un fan game in Unreal Engine.

Un salto nel tempo che oggi pesa di più

Primo piano di Link bambino nel remake di The Legend of Zelda: Ocarina of Time per Nintendo Switch 2

La storia è quella di sempre: un bambino della foresta, sette anni che spariscono in un istante, un’innocenza che non torna più. La trama non si muove di un passo, il modo di raccontarla sì. I filmati guadagnano animazioni più espressive e sequenze interamente doppiate, mentre i dialoghi crescono di numero e reagiscono al contesto.

L’effetto, a leggere le testate, è quasi fisico. GamesRadar+ racconta di aver pianto davanti a una storia che non aveva mai trovato così toccante, Game Informer ammette di essersi commosso nell’ultima ora e per VGC tornare da adulti al Ranch Lon Lon o al Castello di Hyrule colpisce più che nel 1998. Parecchie lacrime, per un’avventura di cui gli appassionati conoscono ogni svolta a memoria.

Il merito è anche della scrittura. Multiplayer.it segnala testi in gran parte rifatti e un sistema di conversazione che richiama Breath of the Wild, tanto che parlare con i personaggi diventa quasi indispensabile. Everyeye resta sulla stessa linea e descrive una narrazione semplice ma profonda.

Il Borgo rinasce, la Piana resta com’era

Il Borgo di Hyrule, ora esplorabile in 3D, nel remake di The Legend of Zelda: Ocarina of Time per Nintendo Switch 2

Nel 1998 il Borgo di Hyrule era un fondale con inquadrature fisse. Oggi è una cittadina tridimensionale da percorrere in lungo e in largo, e il mondo intorno guadagna una densità che il Nintendo 64 poteva solo suggerire. The Gamer racconta una Foresta Kokiri più fitta e un Tempio dell’Ombra finalmente inquietante, Everyeye loda l’identità di regioni come il Ranch Lon Lon, la Valle Gerudo e il Dominio degli Zora.

Proprio il Borgo regala il confronto più interessante. VGC celebra il mercato ricostruito in 3D e la vecchia dissolvenza verso il castello, diventata una strada vera e intimidatoria. Polygon risponde con un rimpianto: quelle angolazioni fisse rendevano sinistra la decadenza della città, e la telecamera libera ne ha portato via una parte. Due sguardi opposti sullo stesso luogo, tanto legittimo l’entusiasmo quanto la nostalgia.

La crepa annunciata prima del lancio è ancora lì, ma divide meno del previsto. Everyeye trova la Piana di Hyrule brulla e quasi vuota rispetto ai grandi titoli moderni, SpazioGames la considera l’unico aspetto che patisce davvero gli anni. Nessuno invoca il riempitivo: per Everyeye nuovi punti di interesse sarebbero “bigiotteria”, e Polygon trova quell’orizzonte ancora capace di togliere il fiato. L’ambientazione regge lo standard atteso, con una macchia che la critica è disposta a perdonare.

Un tasto per saltare, dungeon che non invecchiano

Una sequenza di gameplay del remake di The Legend of Zelda: Ocarina of Time per Nintendo Switch 2

Il primo gesto che tradisce il passare del tempo è anche il più semplice: Link salta quando lo decide il videogiocatore. Attorno al salto a comando ruotano lo scatto, la telecamera libera, la mira giroscopica, il menu rapido alla Breath of the Wild e l’ocarina da suonare canticchiando nel microfono. Game Informer racconta lo stupore di girare la telecamera su luoghi conosciuti a memoria e scoprirli, di fatto, per la prima volta.

Il vero protagonista dei giudizi, però, ha ventotto anni. Everyeye vede nei dungeon un modello che influenza ancora il medium, IGN conferma il valore della formula tradizionale di Zelda, ed Eurogamer sostiene che una vecchia guida da rivista per Nintendo 64 basterebbe ancora ad arrivare in fondo. Un level design senza tempo e intricato come sempre.

Non tutto è rimasto intatto, a dire il vero. The Gamer nota ritocchi in quasi tutti i dungeon, e il caso più famoso è il Tempio dell’Acqua: VGC lo trova meno labirintico, mentre chi diresse l’originale ha definito quella correzione un compito arretrato. GameSpot riporta tutti a terra: alzare e abbassare il livello dell’acqua resta un piccolo fastidio, il Tempio dell’Ombra è più debole degli altri e la Fortezza Gerudo resta una faticaccia. Il remake leviga alcune asperità e ne lascia altre.

Il rovescio della medaglia è la sfida. Everyeye giudica il combattimento meno articolato del solito e lamenta l’assenza di un vero impegno oltre enigmi e dungeon. The Gamer replica con boss più resistenti, da affrontare invece che da travolgere. Multiplayer.it segnala una guida a volte troppo presente, comoda per i neofiti ma nemica delle illuminazioni, e Game Informer ammette senza rimpianti che saltare le trappole a lama toglie loro ogni minaccia.

A chiedere di più sono i veterani. Nintendo Life rimpiange una Master Quest o una modalità difficile per chi conosce già il gioco, RPG Site se la prende con il singolo slot di salvataggio e firma con il suo 8 il voto più basso di questo campione. Il gameplay regge lo standard senza superarlo: aggiorna i comandi più che le idee.

Da presunto fan game a fiore all’occhiello di Nintendo

Il comparto grafico del remake di The Legend of Zelda: Ocarina of Time per Nintendo Switch 2

Il capitolo più discusso prima dell’uscita è diventato il più lodato. Alle prime immagini il web ha scherzato su un remake che sembrava il lavoro di un fan, poi è caduto l’embargo e nelle recensioni ha iniziato a tornare una parola sola: “bello”. Nintendo Life parla del lavoro visivamente più impressionante mai uscito da Kyoto, VGC del gioco Nintendo più dettagliato di sempre. Lo stile realistico resta lontanissimo da quello da giocattolo di Echoes of Wisdom, eppure ha convinto le testate.

I numeri seguono: 1080p e 60 fotogrammi al secondo secondo Multiplayer.it, con Everyeye a confermare i 60 fps in entrambe le modalità. Contro i 20 fotogrammi dell’originale per Nintendo 64, il salto si racconta da solo. Gli edifici si aprono senza interruzioni, mentre tra un’area e l’altra restano i caricamenti annunciati da Aonuma.

Anche le orecchie trovano soddisfazione. Le musiche di Koji Kondo, riarrangiate per orchestra, raccolgono elogi diffusi, e Multiplayer.it apprezza una colonna sonora che cambia dinamicamente tra il giorno e la notte. L’unica riserva riguarda alcuni volti: Everyeye promuove Link adulto e lascia al gusto personale il nuovo aspetto di Zelda. Sul comparto tecnico Nintendo supera lo standard, e lo fa proprio dove la vigilia lasciava i dubbi più grossi.

Trenta ore, e poche ragioni per tornare a Hyrule

La Piana di Hyrule nel remake di The Legend of Zelda: Ocarina of Time per Nintendo Switch 2

Sulla durata le testate parlano con una voce sola. Everyeye e The Gamer indicano entrambe circa 30 ore per portare a termine l’avventura, una misura rispettabile per una struttura che non guadagna un solo dungeon nuovo.

Rigiocarlo è un altro discorso. La Sala dei Nemici Caduti raccoglie le statue dei nemici sconfitti e permette di sfidare di nuovo i boss: Multiplayer.it la accoglie con favore, The Gamer la considera più una curiosità che un contenuto sostanziale. Senza una Master Quest, chi ha già visto i titoli di coda trova poco che lo riporti a Hyrule. La longevità rispetta le attese, senza andare oltre.

The Legend of Zelda: Ocarina of Time ha rispettato le aspettative

Una scena iniziale del remake di The Legend of Zelda: Ocarina of Time per Nintendo Switch 2

I numeri raccontano un consenso raro. Metacritic assegna 96 su oltre 80 recensioni, il punteggio più alto del 2026, davanti a Phantom Blade Zero e Resident Evil Requiem: sopra il 94 della versione 3DS, sotto il 99 dell’originale. OpenCritic si ferma a 95, in fascia Mighty.

La media aritmetica semplice delle quindici testate considerate qui (IGN, Game Informer, GameSpot, GamesRadar+, The Gamer, Eurogamer, Everyeye, Multiplayer.it, SpazioGames, Tom’s Hardware Italia, IGN Italia, Famitsu, VGC, Nintendo Life e RPG Site) è 9,37.

Famitsu offre il riassunto più eloquente: 37 su 40, lo stesso voto del remake per 3DS e tre punti sotto il 40 su 40 assegnato all’originale. Game Informer dice lo stesso a parole, descrivendo una ricreazione piuttosto lineare, ma molto riuscita. Nessun tradimento, poche sorprese.

Superare queste aspettative, in realtà, non era possibile. Nintendo ha promesso fedeltà e ha consegnato fedeltà, con una veste tecnica che ha spento i dubbi della vigilia e una prudenza che è insieme il suo pregio e il suo tallone d’Achille. Il remake di Ocarina of Time ha rispettato le aspettative in pieno: restituisce un capolavoro al presente e lo lascia esattamente dov’era, in cima al medium.

Di Antonino Savalli

Nato con Nintendo, cresciuto con PlayStation e formato con il PC, ho sempre trovato nella scrittura il legame per apprezzare tutte le esperienze videoludiche (e non) vissute.

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