C’è una domanda che ogni appassionato di videogiochi si è fatto almeno una volta nella vita: qual è il miglior Zelda di sempre?
È una domanda che non ha una risposta giusta. E forse è proprio questo il suo fascino.
Ho giocato per la prima volta The Legend of Zelda quando ero bambino, e da allora non ho più abbandonato le avventure di Link. Ogni capitolo è un mondo diverso, un’idea diversa di cosa può essere un videogioco. Pochi franchise nella storia del medium possono vantare la stessa capacità di reinventarsi senza mai perdere la propria identità.
Oggi ho scelto le 7 opere che hanno davvero cambiato la storia dei videogiochi: titoli che hanno lasciato un segno nel modo in cui pensiamo all’esplorazione, al game design, alla narrazione interattiva.
Sette giochi. Quarant’anni di storia. E una classifica che, quasi certamente, farà discutere.
7. A Link Between Worlds (2013)
A Link Between Worlds è forse il Zelda più sottovalutato di sempre. Uscito nel 2013 su Nintendo 3DS, sembrava all’apparenza un semplice omaggio ad A Link to the Past: stessa Hyrule, stessa struttura, stessa atmosfera. Ma bastava giocarci qualche ora per capire che Nintendo stava facendo qualcosa di molto più ambizioso.
La meccanica di fondersi con le pareti per diventare un disegno bidimensionale ribalta completamente la logica dei dungeon classici. Per la prima volta nella storia della saga, i dungeon non sono lineari; infatti, si possono affrontare nell’ordine che si preferisce, noleggiare gli oggetti invece di trovarli e scegliere un proprio approccio. Una libertà che anticipa di anni quella che Breath of the Wild avrebbe poi portato all’estremo.
A Link Between Worlds ha dimostrato che The Legend of Zelda poteva reinventare le proprie regole senza tradire la propria anima.
6. The Wind Waker (2002)
Quando The Wind Waker uscì su GameCube nel 2002, fu accolto con scetticismo. La grafica cel-shaded sembrava troppo infantile per i fan che si aspettavano il successore di Ocarina of Time. Con il tempo però, Wind Waker è stato rivalutato ed oggi considerato uno dei titoli più belli mai realizzati da Nintendo: visivamente, narrativamente, emotivamente.
L’oceano infinito che separa le isole di Hyrule non è solo uno scenario, è un personaggio. Navigarlo con il Re dei Leoni Rossi, scoprire isolette nascoste, incontrare personaggi memorabili: Wind Waker è un gioco che profuma di libertà. La storia di Link e della sua sorellina Aril, sullo sfondo di un mondo sommerso e dimenticato, raggiunge momenti di poesia rara per un videogioco.
Wind Waker ha dimostrato che il coraggio artistico paga sempre, anche quando il mercato non è pronto a recepire la novità.
5. Link’s Awakening (1993)

Link’s Awakening nasce come progetto pirata, un esperimento non autorizzato di alcuni sviluppatori Nintendo, con a capo Takashi Tezuka, che volevano portare The Legend of Zelda sul Game Boy. Quello che ne uscì fu uno dei giochi più strani, onirici e commoventi dell’intera saga.
L’isola di Koholint non è Hyrule. Non c’è Ganon, non c’è la Triforza, non c’è Zelda. C’è Link, naufragato su un’isola misteriosa, e un finale che ancora oggi sorprende chi lo affronta per la prima volta senza sapere cosa aspettarsi. Il remake del 2019 su Switch ha restituito a questo piccolo capolavoro la visibilità che meritava, ma chi lo ha giocato su Game Boy sa che quella magia era già tutta lì, in pochi pixel e una colonna sonora indimenticabile.
Link’s Awakening ha dimostrato che The Legend of Zelda poteva rivoluzionare raccontando storie vere, con un finale capace di emozionare.
4. A Link to the Past (1991)

Se Ocarina of Time ha definito il Zelda tridimensionale, A Link to the Past ha definito tutto il resto. Uscito nel 1991 su Super Nintendo, stabilisce la grammatica della saga: la struttura in due mondi speculari, il ritmo tra dungeon e overworld, il sistema di oggetti che si intrecciano con la progressione. Una formula talmente solida che Nintendo ha continuato a usarla, con tutte le variazioni del caso, per vent’anni.
Il Light World e il Dark World non sono solo due mappe: sono due stati d’animo. Hyrule è un luogo sicuro, colorato, familiare. Il Dark World è corruzione, pericolo, distorsione. Passare dall’uno all’altro usando lo Specchio Magico è ancora oggi una delle meccaniche più eleganti della storia del medium.
A Link to the Past ha costruito il blueprint di Zelda. Tutto ciò che è venuto dopo deve qualcosa a questo gioco.
3. Tears of the Kingdom (2023)

Tears of the Kingdom aveva il compito impossibile di mostrarsi all’altezza del suo predecessore: Breath of the Wild. Nintendo non ha scelto la strada sicura, ma ha preso lo stesso mondo, lo ha ribaltato sottosopra, e ci ha costruito sopra un sistema di fisica e creatività che non ha precedenti nella storia dei videogiochi.
L’Ultramano, il Compositor, l’Ascensus: tre meccaniche che trasformano ogni problema in un invito alla sperimentazione. Non esiste un solo modo per risolvere un dungeon, raggiungere un punto in quota, affrontare un boss. Tears of the Kingdom non ti dice come giocare: ti dà gli strumenti e osserva cosa inventi. Il risultato è un gioco che produce momenti unici per ogni giocatore, irripetibili e impossibili da descrivere senza averli vissuti.
Tears of the Kingdom ha dimostrato quanto seriamente Nintendo, e Eiji Aonuma, prendano sul serio il concetto di libertà. L’opera mostra come un game design senza filtri, possa anche trasformare un open world in un sandbox creativo e senza limiti.
2. Breath of the Wild (2017)

Nel 2017 Breath of the Wild arriva su Nintendo Switch e cambia tutto. Dopo decenni di The Legend of Zelda strutturati, lineari, guidati, Nintendo decide di eliminare ogni regola. Nessun ordine imposto, nessuna mano che ti accompagna, nessun confine che ti impedisce di andare dove vuoi dal primo momento.
Hyrule in Breath of the Wild è un mondo che respira da solo. Ogni collina nasconde qualcosa, ogni torre svela un orizzonte nuovo, ogni guardiano è una sfida che puoi aggirare, affrontare o ignorare. Il sistema di gioco trasforma l’esplorazione in un esperimento continuo. Per la prima volta in Zelda, la domanda non è: “Dove devo andare” ma: “Dove voglio andare”.
Breath of the Wild ha ridefinito l’open world per l’intera industria. Dopo di lui, ogni gioco di esplorazione è stato misurato su questo standard.
1. Ocarina of Time (1998)

Ocarina of Time non è solo il miglior The Legend of Zelda di sempre. È uno dei giochi più importanti della storia del medium, punto.
Nel 1998 Nintendo porta Link per la prima volta in un mondo tridimensionale e lo fa con una precisione, una coerenza e una visione che ancora oggi lascia senza parole. Il Z-targeting risolve il problema del combattimento in 3D in un colpo solo: una soluzione così elegante che l’intera industria la copierà per i successivi vent’anni. La struttura temporale, con Link bambino e adulto, intreccia narrativa e gameplay in modo che ogni elemento dipende dall’altro.
Ma Ocarina of Time è grande anche per ragioni più difficili da spiegare. La cavalcata verso il Tempio del Tempo con Epona. Il momento in cui entri nel Tempio della Foresta da adulto e capisci cosa è successo. Il finale, con la sua malinconia silenziosa che pochi giochi di quell’epoca avrebbero osato. Hyrule in Ocarina of Time è un luogo vivo e la prima volta che lo si attraversa rimane impressa per sempre.
Ocarina of Time ha inventato il linguaggio dei videogiochi in 3D. Tutto ciò che è venuto dopo, non solo in Zelda, ma nell’intera industria, porta il suo DNA.
Conclusione
Sette giochi, quarant’anni di storia, un franchise che non ha mai smesso di reinventarsi. La forza di The Legend of Zelda non sta nel ripetersi, ma nel sapere quando rompere le proprie regole e quando rispettarle.
Sei d’accordo con questa classifica? Ci aspettiamo che in tanti dicano di no ed è esattamente questo il bello di Zelda. Ogni capitolo ha i suoi difensori, ogni fan ha il suo momento preferito, ogni generazione ha il suo Link.
Scrivi nei commenti il tuo Zelda preferito e perché si meritava un posto in classifica.



























































