Nessun filmato di gameplay, nessuna data precisa. Solo un bambino della foresta, l’unico Kokiri senza una fata, e una melodia che milioni di videogiocatori riconoscerebbero a occhi chiusi. Il 9 giugno 2026 Nintendo ha scelto di presentare così il remake di The Legend of Zelda: Ocarina of Time, e tanto è bastato per accendere l’attesa.
Ventotto anni separano il nuovo titolo dall’originale per Nintendo 64, uscito in Giappone il 21 novembre 1998 e in Europa l’11 dicembre dello stesso anno. Nel frattempo la saga ha compiuto quarant’anni, e per festeggiarli Kyoto ha deciso di ripartire dal capolavoro che ha cambiato i videogiochi per sempre. Ecco tutto quello che sappiamo, a poco più di un mese dall’uscita.
Dal trailer di giugno al Direct per i quarant’anni di Zelda
L’annuncio di giugno aveva il sapore della promessa. Il trailer, interamente cinematografico, confermava soltanto l’uscita nel 2026 su Nintendo Switch 2, lasciando agli appassionati tre mesi di fotogrammi da analizzare uno per uno.
La svolta è arrivata l’8 settembre con il The Legend of Zelda 40th Anniversary Direct, una presentazione di circa trenta minuti in cui Eiji Aonuma ha mostrato le prime sequenze di gioco. Lo sviluppo è affidato a Nintendo EPD, con Aonuma e Hidemaro Fujibayashi (director di Breath of the Wild e Tears of the Kingdom) nel ruolo di produttori.
Nello stesso Direct Nintendo ha svelato anche il titolo e la data del film live action: si chiamerà semplicemente The Legend of Zelda e arriverà nei cinema il 30 aprile 2027. Il remake è quindi il primo tassello di un anniversario costruito per durare ben oltre il 2026.
Data di uscita, prezzo ed edizioni del remake

Il calendario di Nintendo racconta una scelta di campo. Ocarina of Time arriva il 5 novembre 2026, in esclusiva su Nintendo Switch 2 (nessuna versione per la prima Switch), esattamente due settimane prima di GTA 6, fissato al 19 novembre. Pochi editori osano presidiare lo stesso mese del titolo Rockstar: Nintendo lo fa con il suo gioco più amato.
In Italia la versione fisica è in preordine a 69,99 €, con una copertina laminata riservata alla prima tiratura. Come per gli altri titoli first party di Switch 2, la versione digitale costa meno. Non sono previste edizioni da collezione né bonus di preordine ufficiali.
Chi cerca il pacchetto completo deve segnare una seconda data. Il 29 ottobre arriva la Nintendo Switch 2 in edizione speciale per il quarantesimo anniversario di Zelda, accompagnata da un Pro Controller a tema e da una custodia dedicata. Un pezzo da collezione che si inserisce in una libreria già ricca, come racconta la classifica dei migliori giochi per Nintendo Switch 2.
Salto, scatto e telecamera libera: cosa cambia nel gameplay

Nel 1998 Link saltava da solo. Bastava correre verso il bordo di una piattaforma e il gioco decideva al posto del videogiocatore: una soluzione geniale per l’epoca, pensata per un pad con una sola levetta analogica, che ventotto anni dopo sa di vincolo.
Il remake la sostituisce con un tasto dedicato al salto, affiancato da uno scatto che permette di attraversare la Piana di Hyrule senza alcuna barra della stamina e da un nuoto più rapido, anche sott’acqua. La levetta destra restituisce il pieno controllo della telecamera, la mira sfrutta i sensori di movimento e gli oggetti scorrono con un sistema ispirato a Breath of the Wild.
Il cuore del combattimento resta quello di sempre: il Z-targeting, il sistema di aggancio dei nemici che Ocarina of Time ha trasformato in uno standard per l’intero medium, non cambia. Cambia invece lo scorrere del tempo, perché il ciclo giorno/notte prosegue ovunque, anche nei villaggi e negli edifici dove l’originale congelava le lancette.
L’ocarina si suona con i tasti, ma anche con la voce
Nessuno strumento nella storia dei videogiochi ha lasciato un’impronta paragonabile all’Ocarina del Tempo. Generazioni di appassionati hanno imparato a memoria la Ninna nanna di Zelda o la Canzone di Epona premendo i pulsanti nell’ordine giusto, e quel sistema classico resta pienamente disponibile.
Accanto arriva un’alternativa che sembra uscita da un sogno d’infanzia: il microfono integrato di Switch 2 riconosce le melodie canticchiate e le trasforma in note suonate da Link. Il riconoscimento funziona persino con un’ocarina vera. Per chi ha passato i pomeriggi del 1998 a fischiettare la Canzone di Saria davanti al televisore, è la chiusura perfetta di un cerchio.
Una Hyrule ricostruita senza toccare il level design

Il dato più significativo emerso finora è anche il meno appariscente: Nintendo ha lasciato inalterati struttura e level design. Dungeon, enigmi e progressione restano quelli del 1998, e la scelta va letta come una dichiarazione di fiducia verso il game design originale.
Le eccezioni riguardano gli spazi che la tecnologia dell’epoca costringeva a simulare. Il Borgo di Hyrule, un tempo un fondale prerenderizzato con inquadrature fisse, diventa una cittadina esplorabile in ogni angolo, e le zone che prima servivano solo da sfondo si trasformano in luoghi da visitare.
Negli ultimi giorni Nintendo ha alimentato l’attesa con nuovi filmati diffusi dai canali ufficiali. Il 28 settembre è toccato alla Città dei Goron, ora una vera caverna nel ventre di un vulcano, attraversata da nebbie sulfuree. Il 29 settembre è stato il turno del Dominio degli Zora, ampliato e mostrato insieme alle prime nuotate subacquee del remake.
Doppiaggio italiano, orchestra e Trame del tempo
Per ventotto anni i personaggi di Ocarina of Time hanno parlato soltanto attraverso le caselle di testo. Il remake introduce filmati interamente doppiati, anche in italiano, con dialoghi ampliati che danno ai comprimari qualcosa in più da raccontare. Link resta muto, come da tradizione della saga.
Le musiche di Koji Kondo abbandonano le sequenze sintetizzate del Nintendo 64 per un’esecuzione sinfonica affidata a un’orchestra, e anche gli effetti sonori sono stati rifatti. Per i veterani sarà forse il cambiamento più emozionante, ancora più della grafica.
Ai neofiti è dedicato invece Trame del tempo, un diario che riassume la storia e indica l’obiettivo corrente: un aiuto prezioso per chi non ha mai affrontato la struttura dell’originale. Completa il quadro l’integrazione con Zelda Notes, la sezione dell’app Nintendo Switch già vista con le Nintendo Switch 2 Edition di Breath of the Wild e Tears of the Kingdom, che qui offre mappa interattiva, tracciamento dei progressi, un’ocarina virtuale e un quiz.
I caricamenti voluti da Aonuma e l’analisi di Digital Foundry

Durante il Direct, Aonuma ha pronunciato una frase che pochi produttori moderni metterebbero in scaletta: passando da un’area all’altra, ha avvertito, comparirà una schermata di caricamento. Nintendo ha confermato che la scelta è intenzionale, pensata per preservare l’essenza del gioco originale.
La reazione del pubblico è stata divisa. Una parte ci ha visto una giustificazione elegante per un limite tecnico, un’altra ha ricordato che il ritmo di Ocarina of Time si regge proprio sulla separazione netta tra le regioni. Dentro ciascuna area, va detto, negozi ed edifici si aprono senza interruzioni.
Sul fronte tecnico, l’analisi di Digital Foundry sui filmati del Direct indica un gioco in esecuzione a 1080p e 60 fotogrammi al secondo, con i menu a 1440p. Il salto è netto: l’originale per Nintendo 64 girava a 20 fotogrammi al secondo, il remake per 3DS del 2011 a 30.
L’unica riserva riguarda l’assenza del DLSS, che secondo Digital Foundry avrebbe evitato un’immagine a tratti troppo nitida e artificiale. Resta aperta anche la questione del motore grafico: la testata ipotizza una tecnologia interna o quella di un partner, indicando Monolith Soft come candidato possibile, ma Nintendo non ha confermato nulla.
Lo stile grafico che divide i fan (e perché è già successo)

Il nuovo Ocarina of Time punta su un realismo stilizzato, con materiali dettagliati fino alla singola texture, e una parte del pubblico ha reagito con durezza: paragoni con l’intelligenza artificiale generativa, accostamenti ai remake amatoriali in Unreal Engine, critiche ai volti di Link e Zelda bambini, giudicati inquietanti.
Esiste però una lettura più affascinante. Secondo un veterano di Nintendo, i modelli dei personaggi potrebbero riflettere la passione di Shigeru Miyamoto per il teatro giapponese delle marionette, la stessa che aveva ispirato l’estetica del primo Star Fox. Vista così, la rigidità dei volti smette di sembrare un difetto e diventa una scelta d’autore.
La storia offre poi un precedente difficile da ignorare. Nel 2001 il primo trailer di The Wind Waker scatenò una rivolta contro il cel shading, ribattezzato con scherno “Celda”: oggi quel titolo è considerato uno degli Zelda invecchiati meglio. Lo stesso copione si è ripetuto con Breath of the Wild e con il remake di Link’s Awakening del 2019, il cui stile da giocattolo è poi tornato in Echoes of Wisdom.
La posizione di questa testata è netta: tra dieci anni nessuno ricorderà questo remake per la polemica sullo stile grafico. La ricorderà come l’ennesima puntata di una tradizione che accompagna la saga da un quarto di secolo.
Amiibo e maschere in stile Nintendo 64
Il legame con il 1998 passa anche da un omaggio per collezionisti. Nel 2027 arriveranno due nuovi amiibo dedicati a Link e Zelda bambini, capaci di sbloccare nel gioco speciali maschere che riproducono i modelli poligonali originali del Nintendo 64. Un dettaglio affettuoso, pensato per chi ricorda ancora con nostalgia gli spigoli di quei personaggi.
Verdetto: il remake più conservativo e più coraggioso di Nintendo
Nintendo ha già rifatto Ocarina of Time una volta, su 3DS nel 2011, e con Metroid Prime Remastered ha dimostrato di saper riportare un classico al presente senza tradirlo. Questa volta la sfida è diversa: ricostruire da zero un’opera che ha venduto 7,6 milioni di copie su un Nintendo 64 fermo a circa 33 milioni di console, cioè quasi una cartuccia ogni quattro macchine vendute.
Tutto ciò che è emerso finora va in una sola direzione. Il remake cambia la superficie (grafica, controlli, audio, accessibilità) e lascia intatto il level design, scommettendo che il game design del 1998 regga ancora senza stampelle. È una scommessa tanto conservativa quanto coraggiosa: conservativa perché non aggiunge dungeon né riscrive la storia, coraggiosa perché affida a veterani e neofiti la stessa struttura che ha cambiato la storia del medium.
Il verdetto, a un mese dall’uscita, è chiaro. Le polemiche sullo stile grafico passeranno, i caricamenti dureranno pochi secondi e resterà la possibilità di rivivere il capolavoro di Miyamoto e Aonuma come nessuno ha potuto fare nel 1998. Per chi deve ancora scoprire perché Zelda ha rivoluzionato i videogiochi, difficilmente esisterà una porta d’ingresso migliore.

