Quando Remedy Entertainment ha mostrato e spiegato per la prima volta Control Resonant, i dubbi non erano sulla qualità visiva o l’ambizione narrativa, mai in discussione per uno studio abituato a ridefinire i propri standard. Riguardava una scelta più radicale: cosa succede quando si prende un’opera nata con l’intento di bilanciare azione e narrazione, e la si trasforma in un mondo semi-aperto sbilanciato sulla volontà di creare caos?
Un salto di scala annunciato da mesi

Il Control originale del 2019 non fu un successo commerciale clamoroso, ma restò per anni un piccolo capolavoro di culto: 82 su Metacritic su PlayStation 4, 85 su PC, 84 su Xbox One. Numeri solidi, non straordinari, costruiti su un level design verticale e un’atmosfera che pochi altri studi sanno replicare. Resonant si presenta quindi con un’eredità precisa da rispettare, non un’asticella impossibile da raggiungere.
Remedy ha comunicato fin dall’annuncio, arrivato a dicembre 2025, l’intenzione di ampliare tanto la scala quanto il sistema di combattimento, virando verso meccaniche più simili a un action-RPG con alberi di abilità e un’ambientazione newyorkese meno contenuta della vecchia sede della Federal Bureau of Control. I provati pre-lancio, incluso quello firmato da Everyeye al Summer Game Fest, restituivano un’impressione entusiasta ma con più di un punto interrogativo proprio sul combattimento riscritto: un gioco descritto come “frenetico e misterioso”, ma ancora tutto da verificare nella sua interezza.
Dylan Faden eredita il peso della Oldest House

Il centro della storia si sposta su Dylan Faden, fratello di Jesse, la protagonista del primo capitolo, ed è proprio questo cambio di prospettiva il primo terreno di confronto tra le testate. GameSpot ne loda la caratterizzazione, definendo Resonant capace di offrire “qualcosa di indimenticabilmente unico” nell’incrocio tra il combattimento e la stranezza tipica dello studio finlandese. IGN, con un voto di 8 su 10, riconosce invece una struttura narrativa “più standard” rispetto all’originale, pur apprezzando il mondo che la circonda.
Game Informer descrive dinamiche tra i personaggi solide e un lore all’altezza del capitolo precedente. Non un salto di qualità clamoroso, ma nemmeno un passo indietro: la trama ha retto lo standard atteso, senza ridefinirlo.
New York capovolta: un level design atipico

Se c’è un fronte su cui la critica converge senza distinzioni, è l’ambientazione. SpazioGames (voto 8) parla apertamente delle migliori manipolazioni gravitazionali mai viste nel franchise, mentre GamesRadar, pur severo altrove, riconosce “sequenze mozzafiato”, con un segmento in un grattacielo capovolto definito il momento più alto dell’intera esperienza. Multiplayer.it (voto 8) sottolinea un level design costruito apposta per generare sorpresa continua.
New York, qui, non è solo uno sfondo più grande della vecchia Oldest House: è un concept narrativo a sé, distorto quanto basta per restare riconoscibile e al tempo stesso alieno. Su questo fronte Resonant non si limita a rispettare l’eredità dell’originale: la supera, e lo fa con margine.
Il combattimento che spacca in due il giudizio della critica

Qui la conversazione critica smette di essere unanime. GameSpot assegna il voto più alto tra le testate di riferimento (9 su 10) proprio celebrando il “combat design impeccabile” come cuore pulsante della nuova identità del franchise. Dall’altra parte, GamesRadar (3 stelle su 5, il voto più basso) descrive un loop “attack, attack, attack, dodge” che resta sostanzialmente immutato per le circa 25 ore della sua run, arrivando a parlare di combattimento “sconcertantemente ripetitivo”. Eurogamer, con lo stesso voto, nota che nel lasciarsi alle spalle la Oldest House il gioco abbandona parte della magia che rendeva speciale l’originale.
Multiplayer.it e SpazioGames si posizionano in una zona intermedia: promuovono il gioco con un voto alto, ma segnalano entrambi che “il bilanciamento avrebbe meritato più attenzione” e che i colpi risultano a tratti leggeri, privi della risposta fisica attesa da un combattimento ravvicinato. Sul fronte della durata, Remedy aveva dichiarato prima del lancio circa 30 ore per la sola storia e 50 per i completisti: quasi il doppio rispetto all’originale, una scelta coerente con l’ambizione dichiarata di scala maggiore, ma che amplifica ogni ripetitività non risolta nel sistema di combattimento.
Non è quindi un tema su cui la critica trovi un accordo: il gameplay non ha retto in modo uniforme lo standard atteso, e proprio da qui nasce la frattura che definisce il giudizio complessivo su Resonant.
Un comparto tecnico che regge, con qualche incrinatura

Sul piano visivo, l’accordo torna a essere ampio. GameSpot e GamesRadar concordano nel definire la direzione artistica uno dei punti più alti mai raggiunti dallo studio, mentre SpazioGames nota che la resa complessiva, pur notevole, non raggiunge i picchi fotorealistici toccati da Alan Wake 2, il precedente lavoro di Remedy. Multiplayer.it segnala inoltre artefatti di ricostruzione piuttosto aggressivi nella modalità a 60 fotogrammi al secondo su PlayStation 5, un compromesso tecnico legato alla scala più ampia del mondo di gioco.
Nel complesso, il comparto tecnico ha retto lo standard promesso, con qualche riserva che pesa più sull’ottimizzazione che sulla direzione artistica in sé.
Control Resonant ha diviso la critica

OpenCritic assegna a Control Resonant un punteggio aggregato di 84 (giudizio “Mighty”, top 7% dei giochi recensiti su 66 recensioni), mentre Metacritic si attesta sempre a 84 sulla piattaforma principale, PlayStation 5. La media aritmetica semplice delle testate di riferimento citate in questo pezzo si ferma invece a 7,51 su 10, un dato che da solo racconterebbe un consenso ampio ma tutt’altro che clamoroso.
È la lettura incrociata a raccontare la storia vera: il voto più alto, il 9 di GameSpot, e i voti più bassi, il 6 di Eurogamer e GamesRadar, si scostano dalla media di oltre 1,5 punti, e non per un capriccio isolato. Nascono entrambi dallo stesso elemento, il combattimento riscritto, letto da una parte come la nuova anima del franchise e dall’altra come il suo compromesso più costoso. Non è la classica sequenza di recensioni concordi con qualche voce fuori dal coro: è una vera e propria frattura, la stessa che il titolo di questa sezione porta in evidenza.
Control Resonant resta un’opera che pochi altri studi avrebbero avuto il coraggio di realizzare, un titolo che il videogiocatore affezionato al primo capitolo riconoscerà nell’ambientazione e nella scrittura, ma che gli chiederà di accettare un patto diverso su come si combatte dentro di essa. Chi cerca ancora l’eleganza contenuta della Oldest House potrebbe uscirne spiazzato. Chi è pronto a lasciarsi portare da una scala più ambiziosa troverà, probabilmente, il miglior Remedy possibile in questa nuova forma.







































