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Silent Hill f – Recensione

C’è qualcosa di diverso in Silent Hill f. Appena sono entrato nel mondo di Ebisugaoka, ci si accorge che questo capitolo non è una semplice operazione nostalgia: è una riscrittura profonda del mito, con un’anima tutta sua.

L’ambientazione è un Giappone rurale degli anni ’60, è una scelta tanto audace quanto affascinante. Case di legno scricchiolanti, corridoi impregnati di muffa e nebbia, un silenzio che pesa come piombo.
Qui l’orrore non nasce da ciò che vedi, ma da ciò che intuisci e percepisci.

I fiori rossi che si insinuano ovunque sono metafora della corruzione e della memoria e sono un simbolo ricorrente e inquietante. È come se la natura stessa stesse soffocando l’umanità, petalo dopo petalo.

La storia: dolore, isolamento e rinascita

La protagonista è una ragazza fragile, vittima di bullismo, che vive intrappolata tra la crudeltà quotidiana e l’incubo surreale che la città le riversa addosso. È una storia intima, che parla di dolore, colpa e vergogna, ma anche di identità e liberazione.

La storia narrata è quella di Hinako, una giovane studentessa di Ebisugaoka cresciuta in una famiglia abusiva e che per questo ha stretto un legame molto forte con alcuni dei suoi compagni di classe. Sakuko e Rinko sono le compagne di tutta una vita, mentre Shu è per lei quell’amico stretto che spesso e volentieri sembra avere più un interesse romantico “proibito” che un semplice compagno. Hinako sembra vivere una vita normalissima per una ragazza dell’era showa: va a scuola, litiga coi genitori, cerca pace nei pomeriggi passati al negozio di caramelle assieme agli amici. Poi, però, un giorno dalla nebbia di Ebisugaoka emerge una figura mostruosa che inizia ad inseguirla, uccidendo Sakuko e facendo fiorire una strana vegetazione di carne e sangue ovunque posi il suo sguardo.

Ebisugaoka si trasforma progressivamente in un inferno di fiori rossi che corrompono la noiosa e placida tranquillità del villaggio inghiottito ora dalla nebbia, terrorizzando Hinako, Shu e Rinko che cercano riparo dalle mostruose creature che ne infestano i vicoli.

Ogni tanto, però, la psiche di Hinako sembra non reggere la tensione, e la ragazza crolla a terra svenuta per risvegliarsi in uno spettrale santuario Shintoista. Qui ha a che fare con Maschera di Volpe, un misterioso uomo che la guida nei vari passaggi di quello che sembra a tutti gli effetti un rituale volto a purificare la ragazza. 

Questa divisione tra i due mondi non mi ha convinto fino in fondo, ma si è poi rivelata fondamentale ai fini di una scrittura che poggia proprio sulla contrapposizione tra la vita ordinaria della comunità della cittadina e l’esoterismo delle sue tradizioni più importanti. 

Ryūkishi (autore di Higurashi) tesse una narrazione disturbante, piena di metafore e momenti di puro disagio emotivo. Non ci sono spiegazioni facili né risposte immediate, solo un lento scivolare nella follia. E quando la trama si chiude, non puoi fare a meno di restare in silenzio.

Gameplay: tra tensione e vecchia scuola

Da un punto di vista ludico, Silent Hill f non inventa nulla di radicalmente nuovo. Gli enigmi sono solidi e ben congegnati, un ritorno gradito alla logica e all’osservazione. L’esplorazione è lenta, opprimente, e la sensazione di vulnerabilità è costante.

Va detto anche che il sistema di combattimento fa un pò acqua da tutte le parti. È legnoso, impreciso e non evolve mai, mostrandosi sempre e comunque come l’aspetto meno riuscito del gioco. È vero che, da buon survival horror, Silent Hill F permette spesso di evitare interamente gli scontri, a costo di sacrificare la serenità necessaria per poter esplorare con calma ogni area di gioco in cerca di oggetti o documenti da raccogliere per far luce sull’oscura storia di Ebisugaoka, ma questo non basta. 

Sono troppi i momenti in cui Hinako si ritrova costretta a combattere. Gli spazi stretti e angusti della cittadina e dell’oscuro santuario di Oinari-sama rendono gli scontri tediosi, vittime di un level design e di una gestione della telecamera che sembrano pensati per fare altro, basti notare che è effettivamente possibile interrompere gli attacchi delle creature ostili attivando un contrattacco al momento giusto, ma che a differenza di tanti giochi più action questo avviene senza il bisogno di far apparire a schermo improvvisi lampi di luce colorata che segnalino al pubblico quando attaccare per stordire il nemico.

Oltre la possibilità di rompere l’arma in proprio possesso c’è il fatto che uccidere nemici non permette di raccogliere nessun tipo di riconpensa in che risulta abbastanza fastidioso e poco prolifico. Eppure, questa goffaggine ha senso: Silent Hill non è mai stato un gioco d’azione, e f non fa eccezione. L’angoscia nasce sopratutto dalla tua impotenza.

Il bello e il brutto

Visivamente, il gioco è uno spettacolo disturbante.
Il design “floreale dell’orrore” è un colpo di genio: corpi deformati da radici, carne che sboccia in petali, pareti vive che pulsano come tessuti organici. È disgustoso, ma poetico come guardare un sogno malato che non vuoi interrompere. Il comparto audio è magistrale: suoni ambientali, sussurri lontani, melodie malinconiche. Ogni passo nella nebbia è un piccolo atto di coraggio.

Purtroppo, non tutto fila liscio. Ci sono momenti tecnicamente imperfetti, texture che caricano in ritardo, cali di frame, qualche bug fastidioso e sezioni narrative un po’ dilatate, anche se Silent Hill f si completa in circa dieci ore se affrontato senza cimentarsi nel New Game+. Un tempo onesto per un horror game lineare, ma che lascia un po’ di amaro in bocca in un capitolo così atteso della serie. La longevità extra è affidata quasi interamente alle run successive, e chi non ha voglia di ripetere l’avventura rischia di rimanere con la sensazione di un’esperienza bella, ma troppo fugace. Ma nel complesso, questi difetti non intaccano il cuore dell’esperienza: Silent Hill f sa cosa vuole dire e lo dice con convinzione.

Silent Hill f non è un gioco per tutti. È lento, introspettivo, a volte scomodo. Ma è anche un’esperienza profonda, visivamente potente e narrativamente devastante. Non vuole farti saltare sulla sedia: vuole scavarti dentro. In un’epoca di horror prevedibili e pieni d’azione, Silent Hill f è un atto di coraggio: un ritorno alla paura che nasce dalle emozioni, non dai mostri.

Dettagli e Modus Operandi
  • Piattaforme: Playstation 5
  • Data uscita: 25 settembre 2025
  • Prezzo: 79,99 euro

Ho giocato e completato il gioco su Playstation 5

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Editoriali

Come Bloodborne ha rivoluzionato i Soulslike: combattimento, lore e futuro del genere

Nel 2015, Bloodborne ha preso d’assalto il mondo dei videogiochi, distaccandosi da Dark Souls sia perchè non era un sequel e sia per offrire un’esperienza unica nel suo genere. Nonostante questo titolo di FromSoftware non abbia reinventato il concetto di difficoltà, atmosfera e narrativa criptica, Bloodborne è stato comunque speciale per fan e critica. Ma cosa lo ha reso tale?

Oltre alla sua ambigua e inquietante lore, Bloodborne ha ridefinito il gameplay e ha avuto un impatto profondo sui titoli futuri. In questo articolo, esploreremo come il più horror dei Soulslike di FromSoftware abbia innovato il sistema di combattimento, come la sua lore ha influenzato i giochi successivi e in che modo ha tracciato la strada per il futuro dei Soulslike.

Il Combat System: Velocità, Fluidità e Rischio

Uno dei cambiamenti più radicali che Bloodborne ha introdotto rispetto ai suoi predecessori è stato il sistema di combattimento. Se in Dark Souls il giocatore è invitato a ponderare ogni mossa con un approccio difensivo, Bloodborne ha spinto il gameplay verso una direzione completamente diversa. Il ritmo è frenetico, e la velocità dei combattimenti è molto più alta. La possibilità di utilizzare armi trasformabili come la spada che diventa una lama lunga o l’ascia che si trasforma in una grande mazza ha conferito al combattimento un aspetto dinamico e imprevedibile.

Insomma l’azione diventa il cuore del gameplay, con la necessità di spingersi sempre oltre i propri limiti. Sebbene la stamina giochi un ruolo fondamentale come in altri titoli Souls, la sua gestione in Bloodborne è un po’ diversa. Essendo il combattimento molto più aggressivo, la stamina è utilizzata per fare attacchi veloci e ripetuti, ma anche per schivare gli attacchi nemici. La mobilità è molto importante, e la possibilità di effettuare schivate rapide e precise permette di evitare danni senza dipendere eccessivamente da un blocco fisico. Le schivate sono molto più agili rispetto a Dark Souls, e la loro funzione è cruciale per evitare colpi fatali. Inoltre, la direzione in cui si schiva è molto importante, poiché ti permette di passare dietro o ai lati di nemici potenti, un’abilità che rende il combattimento ancora più tattico.

Questa filosofia si è estesa ai giochi successivi di FromSoftware, come Sekiro: Shadows Die Twice e Elden Ring, che continuano a enfatizzare un combattimento più rapido e più reattivo. In Elden Ring, ad esempio, la libertà di movimento e l’attenzione al tempismo dei colpi ricalcano molto da vicino l’impatto che Bloodborne ha avuto sul panorama dei giochi d’azione, In esso infatti il gameplay si è evoluto ulteriormente, fondendo le meccaniche di Bloodborne con quelle di Dark Souls, mantenendo un sistema di combattimento che premia sia l’aggressività che la difesa.

L’importanza della pistola

Oltre al combattimento corpo a corpo, Bloodborne introduce l’uso di armi da fuoco. Le pistole non sono solo decorative: sono strumenti fondamentali per il combat system. Possono essere utilizzate per stordire i nemici e aprire un’opportunità per un attacco devastante, in un meccanismo che aggiunge strategia. Ad esempio, colpire un nemico con la pistola mentre sta per attaccare ti permette di eseguire un colpo critico devastante.

Visceral Attacks e Parry

La meccanica di Parry è una delle più distintive di Bloodborne. Quando si riesce a parare un attacco nemico al momento giusto con una pistola si attiva un “Visceral Attack”. Questo attacco critico è letale e infligge un danno significativo al nemico, trasformando la lotta in uno scambio di colpi rapidi e brutali.

Il sistema di Visceral Attack è uno degli aspetti più soddisfacenti del gioco, poiché premia il tempismo perfetto. Se eseguito correttamente, si infligge un danno enorme.

La Lore: Follia, Divinità cosmiche e Mistero

Se Bloodborne ha rivoluzionato il gameplay, la sua lore è altrettanto affascinante e complessa. Ispirato dai racconti di H.P. Lovecraft, il gioco esplora il concetto di “horror cosmico”, dove le verità più sconcertanti sono troppo potenti per essere comprese dalla mente umana. La città di Yharnam, con il suo misterioso culto e la sua epidemia, è solo la punta dell’iceberg di una realtà ben più oscura e pericolosa.

Invece di seguire una trama lineare, Bloodborne racconta la sua storia attraverso frammenti di dialoghi, descrizioni di oggetti e gli ambienti stessi. La narrazione non è mai diretta, ma si svela poco a poco, con i giocatori che sono costretti a fare connessioni e teorie sulle origini del male che corrompe Yharnam e i suoi abitanti. Il concetto di “follia” è ricorrente, i personaggi più importanti del gioco sono spesso coloro che sono stati consumati dalla ricerca della verità, mentre gli orrori lovecraftiani che emergono man mano che il gioco prosegue spingono il giocatore a interrogarsi sulla natura stessa dell’universo. Elden Ring segue la stessa filosofia di storytelling.

La trama principale è nascosta dietro a leggende e misteri, che vengono svelati attraverso esplorazione, descrizioni di oggetti, e interazioni con NPC. La presenza di figure divine, la disgregazione dell’ordine cosmico e la corruzione di poteri superiori sono temi che riecheggiano le influenze lovecraftiane di Bloodborne. La lore di Elden Ring è ancora più vasta, ma la sua struttura di narrazione è sicuramente un’evoluzione di quella di Bloodborne, dove il giocatore è incoraggiato a fare ricerche, formulare teorie, e condividere scoperte con la community. Questo non è di certo una novità per I souls, ogni progetto della casa ha questo modello di storytelling ma forse Bloodborne ne ha una tra le più misteriose.

The Duskblood, la nuova esclusiva per Nintendo

Il gioco uscirà entro la fine del 2025. Ci sono stati anche alcuni trailer teaser che ci danno solo un assaggio ma si ipotizza che il gioco sarà rilasciato in una finestra di tempo simile a quella di altri titoli di grande impatto per la console. Annunciato il 2 aprile 2025 alla premier per Switch 2 il gioco si presenta come un seguito spirituale di Blodboorne ma facciamo chiarezza.

The Duskbloods non è un sequel di Bloodborne nonostante alcuni elementi possano inizialmente indurre in errore, si tratta piuttosto di un ambizioso titolo multiplayer action PvPvE, che si distingue per alcuni tratti nell’art design e delle scelte architettoniche che richiamano però molto le atmosfere di Bloodborne. Tuttavia, è fondamentale non lasciarsi ingannare:

The Duskbloods sviluppa una propria identità ben definita, che, per certi versi può sembrare più simile alla città di Krat in Lies of P che a Yharnam. Il trailer di presentazione di tre minuti, con cui FromSoftware ha ufficialmente svelato The Duskbloods pur mantenendo un alone di mistero su molti aspetti, il filmato offre comunque alcuni spunti significativi che consentono di intuire, almeno in parte,la direzione creativa intrapresa dal team di sviluppo. Tra questi spiccano un primo sguardo alla mappa di gioco e un’anteprima di alcune meccaniche di gameplay, interessante che abbiano voluto rimarcare la meccanica del salto introdotta per prima in Elden Ring e che sembra essere stata molto apprezzata dai fan.

Bloodborne 2 in arrivo?

Al momento, non ci sono conferme ufficiali su un possibile Bloodborne 2. Sebbene i fan sperino da tempo in un seguito, FromSoftware e Sony non hanno mai fatto dichiarazioni ufficiali su questo progetto. Ma hanno lasciato sempre indizi.

Il più grande ad esempio è stato quando hanno richiesto ad un famoso modder la rimozione della sua patch che trasformava il gioco in 60 FPS su pc. Una mossa fatta a distanza di quattro anni da quando è stata creata, cosi i fan hanno creato in loro un alone di speranza per un possibile progetto. Insomma se Bloodborne 2 dovesse diventare realtà, sarà sicuramente un evento da segnare sul calendario, ma per ora dobbiamo continuare ad aspettare notizie ufficiali. Mentre I fan continuano a dare la caccia alle belve a Yharnam in una notte di caccia senza fine sperando un giorno che I loro desideri vengano realizzati e che questo gioco fantastico possa riprendere vita in qualcosa di nuovo.

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