Chiedere a un appassionato di Metal Gear Solid quale sia il capitolo migliore della saga è un po’ come chiedere a un tifoso quale sia stata la miglior stagione della propria squadra. La risposta cambia a seconda di quando si è iniziato a giocare, e raramente porta a un accordo tra veterani e neofiti.
Una gerarchia però esiste, ed emerge quando si incrociano i giudizi della critica internazionale con la tenuta del tempo: quella capacità, rara, di restare rilevanti a distanza di decenni. Questa classifica nasce così, mettendo a confronto le fonti internazionali di riferimento e calcolando la media dei loro giudizi, dal capitolo più discusso fino a quello che ancora oggi viene ricordato come il titolo che ha cambiato la storia dello stealth.
Dentro ci sono solo i sette giochi che portano nel nome la dicitura Metal Gear Solid. Fuori restano i due Metal Gear per MSX del 1987 e del 1990 (che sono un altro discorso, approfondito nella storia completa della saga) e gli spin-off come Rising o Acid, che appartengono a generi diversi e meritano un confronto a parte. Si parte dal gradino più basso.
7. Metal Gear Solid V: Ground Zeroes, il prologo divisivo

Ground Zeroes nasce come antipasto e viene ricordato, ancora oggi, soprattutto per questo. Uscito il 18 marzo 2014, doveva introdurre il pubblico al nuovo Fox Engine e alla struttura open che avrebbe dominato The Phantom Pain, e per certi versi ci riesce alla perfezione: la base militare di Camp Omega si esplora in ogni direzione, con un livello di libertà mai visto prima in un Metal Gear Solid.
Il concept è quello di un piccolo laboratorio a cielo aperto, dove ogni infiltrazione può essere ripetuta con un approccio diverso. Il tallone d’Achille, però, è evidente fin dai titoli di coda: la missione principale si completa in circa due ore, per un totale di circa 6 ore con i contenuti secondari, un tempo di gioco che sembra ancora più risicato se paragonato alle decine di ore offerte dal capitolo che lo segue in classifica. Resta un tassello importante per capire la transizione della saga verso l’open world, ma da solo non basta a giustificare un posto più alto.
6. Metal Gear Solid: Peace Walker, il capolavoro nato per il portatile

Peace Walker è la prova che un grande Metal Gear Solid non ha bisogno necessariamente di una console da salotto. Uscito nel giugno 2010 per PSP, mette di nuovo nei panni di Big Boss un decennio dopo Snake Eater, alla guida di un manipolo di mercenari in Costa Rica, e introduce la gestione della Mother Base che diventerà il cuore pulsante di tutti i capitoli successivi.
L’unica riserva riguarda proprio i limiti dell’hardware: i comandi, per quanto rifiniti rispetto al predecessore Portable Ops, restano scomodi durante gli scontri con i boss, e la struttura a missioni concepita per il portatile frammenta un po’ il ritmo narrativo rispetto ai capitoli su console.
5. Metal Gear Solid 2: Sons of Liberty, il gioco più venduto e il più controverso

Nessun altro capitolo della saga ha generato una reazione così spaccata al lancio. Sons of Liberty prometteva, nei trailer del 2001, di continuare l’avventura di Solid Snake su una petroliera. Dopo la prima ora, però, i giocatori si ritrovavano nei panni di Raiden, una recluta di Foxhound che molti fan dell’epoca non erano pronti ad accettare.
Con il tempo, quella scelta coraggiosa è diventata il punto di forza del gioco: Sons of Liberty anticipava temi come la disinformazione e il controllo delle informazioni con una precisione che oggi sembra quasi profetica. I numeri, del resto, parlano chiaro: calcolando tutte le edizioni pubblicate, Sons of Liberty è il capitolo più venduto dell’intera saga, con oltre 8,5 milioni di copie distribuite nel mondo, quasi un milione e mezzo in più rispetto al secondo classificato in questa speciale graduatoria commerciale. La nota stonata resta quella sostituzione di protagonista mai del tutto digerita da una parte dello zoccolo duro dei fan, ancora oggi motivo di discussione nei forum della saga.
4. Metal Gear Solid V: The Phantom Pain, il miglior gameplay di un finale mai scritto

The Phantom Pain è il capitolo più difficile da giudicare con un solo voto, perché racchiude in sé il meglio e il peggio che Metal Gear Solid abbia mai offerto. Uscito il 1° settembre 2015, porta il game design della saga al suo apice: mappe aperte, un numero enorme di approcci per ogni missione, un sistema di reclutamento e gestione della Mother Base finalmente libero dai vincoli del portatile.
Non solo il gameplay convince, ma lo fa con una libertà che nessun capitolo precedente aveva mai raggiunto. La crepa, però, si vede a occhio nudo nella seconda metà dell’avventura: la rottura tra Hideo Kojima e Konami, avvenuta proprio durante lo sviluppo, ha lasciato un terzo atto smontato, con archi narrativi importanti troncati senza una vera conclusione. Anche così, The Phantom Pain resta il secondo capitolo più venduto della saga, con oltre 7,1 milioni di copie nel mondo: un dato che racconta quanto, nonostante tutto, il gioco abbia comunque conquistato il pubblico.
3. Metal Gear Solid 4: Guns of the Patriots, l’addio scritto con affetto

Metal Gear Solid 4 arriva il 12 giugno 2008, esattamente dieci anni dopo il primo Metal Gear Solid e vent’anni dopo l’uscita nordamericana del Metal Gear originale: una coincidenza di date che Konami stessa ha voluto sottolineare, quasi a certificare la chiusura di un cerchio. Il gioco è infatti pensato come il capitolo conclusivo della storia di Solid Snake, ed è costruito come una lunga lettera d’amore ai veterani della saga, tra ritorni a Shadow Moses e la resa dei conti finale con Liquid.
GameSpot lo elesse gioco dell’anno, descrivendolo come tecnicamente ineccepibile, un giudizio condiviso da diverse altre testate dell’epoca. Il rovescio della medaglia riguarda il ritmo: alcune sequenze d’intermezzo superano abbondantemente l’ora di durata, un’estensione che oggi risulta più difficile da digerire rispetto al 2008. Resta comunque uno dei titoli di maggior successo mai usciti su PlayStation 3, con circa cinque milioni di copie vendute in tutto il mondo.
2. Metal Gear Solid 3: Snake Eater (e il remake Delta), il ritorno alle origini

Snake Eater è l’episodio in cui Metal Gear Solid smette di guardare al presente e si volta indietro, fino al 1964. Naked Snake, il futuro Big Boss, si muove tra giungle e paludi in una storia che cita apertamente il cinema spionistico di James Bond, introducendo meccaniche di sopravvivenza (la barra della resistenza, il camuffamento, la caccia) che nessun capitolo precedente aveva osato.
Il capolavoro originale del 2004 vendette circa 3,9 milioni di copie sulla sola PlayStation 2. Poi, nell’agosto 2025, è arrivato il remake Metal Gear Solid Delta: Snake Eater, che ha riportato la saga sotto i riflettori con un livello di dettaglio senza precedenti e un doppio schema di controllo, per chi vuole l’esperienza originale e per chi preferisce gli standard moderni. In pochi mesi Delta ha superato i due milioni di copie vendute, contribuendo a portare l’intero franchise Metal Gear oltre quota 65 milioni di unità distribuite nella sua storia.
1. Metal Gear Solid, il capolavoro che ha cambiato la storia

Uscito in Giappone il 3 settembre 1998 sulla prima PlayStation, Metal Gear Solid è il titolo che ha trasformato un franchise di nicchia in un fenomeno globale, portando la saga dalla prospettiva dall’alto dei capitoli per MSX a una vera messa in scena cinematografica. Solid Snake si infiltra da solo nella base di Shadow Moses per fermare un gruppo di terroristi capeggiato da Liquid Snake, e ogni stanza racconta qualcosa in più sul level design di Hideo Kojima.
Non solo la trama tiene ancora oggi, ma lo fa un gameplay che all’epoca sembrava arrivare da un altro medium: il celebre scontro con Psycho Mantis, che chiedeva letteralmente al videogiocatore di cambiare la porta del controller, resta uno degli esempi più citati di rottura della quarta parete nella storia dei videogiochi. IGN, all’uscita, lo definì il titolo più vicino alla perfezione mai visto nel genere action di PlayStation. Il gioco vendette oltre sei milioni di copie nel mondo, diventando l’ottavo titolo più venduto dell’intera libreria PS1, un risultato enorme per un’uscita che nemmeno Konami si aspettava di vedere sfondare in quel modo.
L’unica ombra, oggi, riguarda i comandi a carrarmato (tank controls), ormai un ricordo di un’epoca in cui l’analogico non era ancora lo standard. Non basta a scalfire un impianto di game design che ha reso popolare l’intero genere stealth e che continua a essere il metro di paragone per ogni nuovo capitolo della saga.
Conclusione
Sette capitoli, due decadi abbondanti, un genere che Metal Gear Solid ha inventato e che continua a difendere da sé stesso, capitolo dopo capitolo. Il successo di Delta e l’arrivo di Metal Gear Solid: Master Collection Vol. 2, che ha portato finalmente Guns of the Patriots e Peace Walker su hardware moderno, dimostrano che la saga non ha ancora esaurito la sua spinta. Ma se il videogiocatore deve scegliere un solo punto di partenza, quello resta lo Shadow Moses del 1998: il capolavoro che, per primo, ha dimostrato che un videogioco può essere tanto un’opera quanto un film, senza perdere nulla dell’uno o dell’altro.
Per il quadro completo della saga, dagli episodi per MSX fino a Delta, resta un riferimento la nostra storia completa di Metal Gear Solid. Per chi vuole recuperare i primi tre capitoli su hardware moderno, la recensione di Metal Gear Solid: Master Collection Vol. 1 resta il punto di partenza.

























































