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Videogiochi e letteratura: come i romanzi hanno cambiato la narrazione videoludica

Videogiochi e letteratura, binomio vincente? Qualcosa di simile è accaduto al cinema quando ha smesso di imitare il teatro e ha iniziato a usare le proprie regole, i propri linguaggi. Oggi il videogioco sta facendo lo stesso: non si accontenta più di essere un divertimento “guidato” da una trama, ma costruisce mondi in cui la storia è un’esperienza fisica, spaziale, dinamica e coinvolgente.

Non ci limitiamo più a scoprire cosa accadrà; accade perché ci siamo noi. E la letteratura, con il suo immenso patrimonio di tecniche narrative, è diventata uno dei principali carburanti di questa evoluzione.

Videogiochi e letteratura secondo Rockstar Games

In una recente intervista, Dan Houser, tra i fondatori di Rockstar Games, ha raccontato come la narrativa di Red Dead Redemption sia in debito con i romanzi vittoriani. Non nei dettagli “western”, ma nella struttura profonda: i personaggi tormentati, il destino che li rincorre, il mondo che cambia e li travolge.

È una visione che arriva da Dickens, da Hardy, da Conrad. Storie in cui l’eroe non è un superuomo, ma un essere umano alle prese con contraddizioni più grandi di lui. Se oggi ci commuove un dialogo davanti a un tramonto nel deserto virtuale, è perché la sensibilità letteraria ha contaminato una volta per tutte il videogioco.

Neil Druckmann, creative director di Naughty Dog, ha più volte raccontato un percorso simile. Durante la lavorazione di The Last of Us, Druckmann ha indicato romanzi come La strada di Cormac McCarthy come riferimento fondamentale, non tanto per la trama quanto per il modo di raccontare l’umanità dopo la fine del mondo. L’uso del silenzio, della sottrazione, dei dialoghi ridotti all’essenziale nasce proprio da una sensibilità letteraria che privilegia ciò che resta implicito. In The Last of Us, come nei grandi romanzi post-apocalittici, la distruzione non è lo spettacolo principale: è lo sfondo su cui si muovono personaggi fragili, contraddittori, profondamente umani.

Ayn Rand e il “Self Made Man”

Gli esempi si moltiplicano. In BioShock, la filosofia randiana (cioè quella dell’oggettivismo e del “self made man”) non è una citazione: diventa un esperimento sociale in cui camminiamo tra le rovine dell’individualismo portato al suo estremo.

Ken Levine ha spiegato in più occasioni che BioShock nasce dal desiderio di “far vivere” un’idea, non di spiegarla. La città di Rapture non è un saggio filosofico, ma uno spazio narrativo in cui il giocatore attraversa le conseguenze di un’utopia fallita. È un approccio profondamente letterario, che ricorda quei romanzi in cui l’ambientazione diventa essa stessa un personaggio, capace di raccontare una visione del mondo attraverso i suoi spazi, le sue rovine e i suoi silenzi.

bioshock-copertina

In Disco Elysium, l’indagine poliziesca non riguarda un colpevole, ma un’anima che prova a rimettere insieme i pezzi del proprio essere: è Delitto e Castigo riscritto con l’alcol e la lucida disperazione degli anni Duemila.

Miyazaki ed il fantasy

Bloodborne non si limita a citare Lovecraft: ne adotta la poetica dell’ineffabile, ci fa lottare contro un orrore che non potremo mai capire. Ma di esempi lovecraftiani ne abbiamo almeno altri due importanti, Still Wakes the Deep e Beneath. In Pentiment, la lentezza investigativa diventa ritmo narrativo, come nei romanzi in cui ogni gesto, ogni sguardo, è un indizio.

Hidetaka Miyazaki ha spesso raccontato che la sua passione per la narrativa fantasy occidentale nasce da una lettura frammentaria, fatta di pagine comprese solo in parte. È da questa esperienza che deriva la narrazione ellittica dei giochi FromSoftware, in cui il giocatore è chiamato a colmare i vuoti, a interpretare simboli, a ricostruire storie mai raccontate in modo diretto. È una modalità che richiama più il mito e la letteratura epica che il cinema, e che trasforma l’atto di giocare in un processo di lettura attiva.

La narrativa letteraria entra nei videogiochi anche nei silenzi. Se in un romanzo la pausa è una virgola o un capoverso, qui diventa un corridoio buio, una scelta che può cambiare il corso della storia, un personaggio che tace e ci costringe a interrogarci.

Regia dell’attenzione

La regia dell’attenzione, così tipica dei grandi autori, si traduce in level design: gli oggetti non sono collezionabili brillanti, ma metafore ambientali. In questi mondi non si procede per “capitoli”, ma per epifanie. Il lettore, anzi il giocatore, non gira pagine: le attraversa.

La presenza della letteratura non significa però che il videogioco debba imitarla. Al contrario, la supera laddove il romanzo non può seguirla: lo spazio.

Una città aperta non è una descrizione: è un testo che esploriamo in libertà, un racconto senza un ordine prestabilito, dove l’autore offre interpretazioni possibili ma lascia al giocatore il compito di organizzarle. È una rivoluzione simile a quella del romanzo modernista, ma più radicale: qui la trama si genera dal nostro movimento.

Diversi modi di “leggere”

A spingere in questa direzione c’è anche un mutamento culturale più ampio. Le nuove generazioni leggono meno in senso tradizionale, ma leggono di più se il concetto di lettura lo decliniamo come decodifica di segni: audiovisivi, ambientali, emotivi.

Il videogioco educa a una lettura diversa, fatta di inferenze, di scelte morali, di interpretazione attiva. Non ci racconta semplicemente chi siamo; ci mette nelle condizioni di scoprirlo.

E questo potrebbe essere il vero punto di contatto: la letteratura ci ha insegnato a guardare dentro di noi; i videogiochi ci insegnano a sentirci dentro la storia.

Dove Dickens ci mostrava una Londra che divorava i suoi figli, oggi un titolo come Night in the Woods ci lascia vagare tra le rovine sociali di una cittadina americana, chiedendoci chi siamo e chi vogliamo diventare. Dove Proust scavava nella memoria, Life Is Strange la trasforma in potere, e ci chiede di assumerci la responsabilità di ciò che recuperiamo dal passato.

Eredità dei videogiochi

Titoli come What Remains of Edith Finch o Pentiment dimostrano come il dialogo con la letteratura non sia limitato ai grandi blockbuster. Racconti brevi, stili narrativi differenti, ritmi contemplativi e una forte attenzione alla forma sono elementi che avvicinano questi giochi più a una raccolta di racconti che a un prodotto videoludico tradizionale. È in queste opere che il medium sperimenta con maggiore libertà il confine tra lettura e interazione.

Forse, dunque, la domanda non è se il videogioco possa essere definito letteratura. Quella è una classificazione, un’etichetta, una questione accademica. La domanda vera è cosa ci lascia quando il controller si spegne: un ricordo, una ferita, un pensiero che torna. Proprio come un libro che, chiuso, continua a parlarci.

Il romanzo non è morto: si è trasferito nei mondi digitali, dove i paragrafi sono strade, i capitoli sono scelte e le parole diventano luoghi da vivere. Il futuro della narrativa potrebbe non stare più nella pagina, ma in quel momento esatto in cui raccontare e giocare coincidono.

Questa è la nostra opinione ma ora la domanda la giriamo ai lettori: qual è il gioco che vi ha costretto a fermarvi, a riflettere, a chiedervi se la storia che stavate vivendo fosse davvero solo un gioco? Perché è lì, in quell’istante, che la letteratura ha trovato casa in un nuovo medium.

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Come Bloodborne ha rivoluzionato i Soulslike: combattimento, lore e futuro del genere

Nel 2015, Bloodborne ha preso d’assalto il mondo dei videogiochi, distaccandosi da Dark Souls sia perchè non era un sequel e sia per offrire un’esperienza unica nel suo genere. Nonostante questo titolo di FromSoftware non abbia reinventato il concetto di difficoltà, atmosfera e narrativa criptica, Bloodborne è stato comunque speciale per fan e critica. Ma cosa lo ha reso tale?

Oltre alla sua ambigua e inquietante lore, Bloodborne ha ridefinito il gameplay e ha avuto un impatto profondo sui titoli futuri. In questo articolo, esploreremo come il più horror dei Soulslike di FromSoftware abbia innovato il sistema di combattimento, come la sua lore ha influenzato i giochi successivi e in che modo ha tracciato la strada per il futuro dei Soulslike.

Il Combat System: Velocità, Fluidità e Rischio

Uno dei cambiamenti più radicali che Bloodborne ha introdotto rispetto ai suoi predecessori è stato il sistema di combattimento. Se in Dark Souls il giocatore è invitato a ponderare ogni mossa con un approccio difensivo, Bloodborne ha spinto il gameplay verso una direzione completamente diversa. Il ritmo è frenetico, e la velocità dei combattimenti è molto più alta. La possibilità di utilizzare armi trasformabili come la spada che diventa una lama lunga o l’ascia che si trasforma in una grande mazza ha conferito al combattimento un aspetto dinamico e imprevedibile.

Insomma l’azione diventa il cuore del gameplay, con la necessità di spingersi sempre oltre i propri limiti. Sebbene la stamina giochi un ruolo fondamentale come in altri titoli Souls, la sua gestione in Bloodborne è un po’ diversa. Essendo il combattimento molto più aggressivo, la stamina è utilizzata per fare attacchi veloci e ripetuti, ma anche per schivare gli attacchi nemici. La mobilità è molto importante, e la possibilità di effettuare schivate rapide e precise permette di evitare danni senza dipendere eccessivamente da un blocco fisico. Le schivate sono molto più agili rispetto a Dark Souls, e la loro funzione è cruciale per evitare colpi fatali. Inoltre, la direzione in cui si schiva è molto importante, poiché ti permette di passare dietro o ai lati di nemici potenti, un’abilità che rende il combattimento ancora più tattico.

Questa filosofia si è estesa ai giochi successivi di FromSoftware, come Sekiro: Shadows Die Twice e Elden Ring, che continuano a enfatizzare un combattimento più rapido e più reattivo. In Elden Ring, ad esempio, la libertà di movimento e l’attenzione al tempismo dei colpi ricalcano molto da vicino l’impatto che Bloodborne ha avuto sul panorama dei giochi d’azione, In esso infatti il gameplay si è evoluto ulteriormente, fondendo le meccaniche di Bloodborne con quelle di Dark Souls, mantenendo un sistema di combattimento che premia sia l’aggressività che la difesa.

L’importanza della pistola

Oltre al combattimento corpo a corpo, Bloodborne introduce l’uso di armi da fuoco. Le pistole non sono solo decorative: sono strumenti fondamentali per il combat system. Possono essere utilizzate per stordire i nemici e aprire un’opportunità per un attacco devastante, in un meccanismo che aggiunge strategia. Ad esempio, colpire un nemico con la pistola mentre sta per attaccare ti permette di eseguire un colpo critico devastante.

Visceral Attacks e Parry

La meccanica di Parry è una delle più distintive di Bloodborne. Quando si riesce a parare un attacco nemico al momento giusto con una pistola si attiva un “Visceral Attack”. Questo attacco critico è letale e infligge un danno significativo al nemico, trasformando la lotta in uno scambio di colpi rapidi e brutali.

Il sistema di Visceral Attack è uno degli aspetti più soddisfacenti del gioco, poiché premia il tempismo perfetto. Se eseguito correttamente, si infligge un danno enorme.

La Lore: Follia, Divinità cosmiche e Mistero

Se Bloodborne ha rivoluzionato il gameplay, la sua lore è altrettanto affascinante e complessa. Ispirato dai racconti di H.P. Lovecraft, il gioco esplora il concetto di “horror cosmico”, dove le verità più sconcertanti sono troppo potenti per essere comprese dalla mente umana. La città di Yharnam, con il suo misterioso culto e la sua epidemia, è solo la punta dell’iceberg di una realtà ben più oscura e pericolosa.

Invece di seguire una trama lineare, Bloodborne racconta la sua storia attraverso frammenti di dialoghi, descrizioni di oggetti e gli ambienti stessi. La narrazione non è mai diretta, ma si svela poco a poco, con i giocatori che sono costretti a fare connessioni e teorie sulle origini del male che corrompe Yharnam e i suoi abitanti. Il concetto di “follia” è ricorrente, i personaggi più importanti del gioco sono spesso coloro che sono stati consumati dalla ricerca della verità, mentre gli orrori lovecraftiani che emergono man mano che il gioco prosegue spingono il giocatore a interrogarsi sulla natura stessa dell’universo. Elden Ring segue la stessa filosofia di storytelling.

La trama principale è nascosta dietro a leggende e misteri, che vengono svelati attraverso esplorazione, descrizioni di oggetti, e interazioni con NPC. La presenza di figure divine, la disgregazione dell’ordine cosmico e la corruzione di poteri superiori sono temi che riecheggiano le influenze lovecraftiane di Bloodborne. La lore di Elden Ring è ancora più vasta, ma la sua struttura di narrazione è sicuramente un’evoluzione di quella di Bloodborne, dove il giocatore è incoraggiato a fare ricerche, formulare teorie, e condividere scoperte con la community. Questo non è di certo una novità per I souls, ogni progetto della casa ha questo modello di storytelling ma forse Bloodborne ne ha una tra le più misteriose.

The Duskblood, la nuova esclusiva per Nintendo

Il gioco uscirà entro la fine del 2025. Ci sono stati anche alcuni trailer teaser che ci danno solo un assaggio ma si ipotizza che il gioco sarà rilasciato in una finestra di tempo simile a quella di altri titoli di grande impatto per la console. Annunciato il 2 aprile 2025 alla premier per Switch 2 il gioco si presenta come un seguito spirituale di Blodboorne ma facciamo chiarezza.

The Duskbloods non è un sequel di Bloodborne nonostante alcuni elementi possano inizialmente indurre in errore, si tratta piuttosto di un ambizioso titolo multiplayer action PvPvE, che si distingue per alcuni tratti nell’art design e delle scelte architettoniche che richiamano però molto le atmosfere di Bloodborne. Tuttavia, è fondamentale non lasciarsi ingannare:

The Duskbloods sviluppa una propria identità ben definita, che, per certi versi può sembrare più simile alla città di Krat in Lies of P che a Yharnam. Il trailer di presentazione di tre minuti, con cui FromSoftware ha ufficialmente svelato The Duskbloods pur mantenendo un alone di mistero su molti aspetti, il filmato offre comunque alcuni spunti significativi che consentono di intuire, almeno in parte,la direzione creativa intrapresa dal team di sviluppo. Tra questi spiccano un primo sguardo alla mappa di gioco e un’anteprima di alcune meccaniche di gameplay, interessante che abbiano voluto rimarcare la meccanica del salto introdotta per prima in Elden Ring e che sembra essere stata molto apprezzata dai fan.

Bloodborne 2 in arrivo?

Al momento, non ci sono conferme ufficiali su un possibile Bloodborne 2. Sebbene i fan sperino da tempo in un seguito, FromSoftware e Sony non hanno mai fatto dichiarazioni ufficiali su questo progetto. Ma hanno lasciato sempre indizi.

Il più grande ad esempio è stato quando hanno richiesto ad un famoso modder la rimozione della sua patch che trasformava il gioco in 60 FPS su pc. Una mossa fatta a distanza di quattro anni da quando è stata creata, cosi i fan hanno creato in loro un alone di speranza per un possibile progetto. Insomma se Bloodborne 2 dovesse diventare realtà, sarà sicuramente un evento da segnare sul calendario, ma per ora dobbiamo continuare ad aspettare notizie ufficiali. Mentre I fan continuano a dare la caccia alle belve a Yharnam in una notte di caccia senza fine sperando un giorno che I loro desideri vengano realizzati e che questo gioco fantastico possa riprendere vita in qualcosa di nuovo.

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