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I migliori picchiaduro di sempre

Il genere dei picchiaduro sta vivendo un momento davvero particolare. Dopo diversi anni in cui sembrava che il genere fosse tornato quasi allo splendore degli anni 90, con prodotti come Mortal Kombat XI, Street Fighter 6 e Dragonball Fighterz, l’interesse dei videogiocatori sembra nuovamente essersi attenuato.

Nonostante l’uscitadi Marvel Tokon: Fighting Souls e il futuro rilascio di Virtua Fighter Crossroads nel 2027, è indubbio come, al di là dei due re supremi, ovvero Tekken 8 e Street Fighter 6, siano davvero pochi i giochi di combattimento in grado di catalizzare l’attenzione del grande pubblico.

In questo articolo vogliamo proporre la nostra personalissima classifica su quelli che sono stati i titoli più importanti per la storia e l’evoluzione del genere dei picchiaduro a incontri. Nello stillare la nostra lista ci siamo dati la regola di inserire un solo titolo per serie. In questo modo cercheremo di guidare anche i neofiti nella conoscenza di tutte le più importanti saghe legate a questo genere. Preparatevi ad un viaggio lungo ed appassionante, che ci porterà ad incontrare tutti i più forti lottatori della storia dei videogiochi!

Soul Calibur 2

Sebbene il primo Soul Calibur abbia probabilmente avuto un’importanza maggiore nell’evoluzione della saga, abbiamo preferito premiare Soul Calibur 2, in virtù della sua maggiore diffusione e del legame affettivo che lo lega a moltissimi giocatori.

La saga di Soul Calibur nacque nel 1995 con Soul Edge come alternativa a Tekken, titolo di punta della Namco, autrice anche di questa saga. Nel corso degli anni, questa serie di picchiaduro all’arma bianca è riuscita a brillare di luce propria e a crearsi una solida fanbase, sebbene sia un po’ sparita dai radar (Soul Calibur VI, l’ultimo episodio, risale al 2018).

Tra i maggiori punti di forza di questa serie abbiamo un enorme numero di modalità di gioco per il single player, un gameplay estremamente intuitivo e una grande varietà garantita dal gran numero di armi messe a disposizione.

I Soul Calibur hanno anche saputo offrire una trama ben scritta e una serie di protagonisti carismatici e ben diversificati tra loro, ai quali col tempo Namco ha iniziato ad affiancare dei guest characters, appartenenti ad altri universi, come Yoda, Link o Geralt. Il secondo episodio offre tutte queste caratteristiche unendole ad una realizzazione tecnica davvero eccellente in rapporto agli anni in cui è uscito. Se siete possessori di Switch 2, potete trovare Soul Calibur 2 nella selezione dei titoli Gamecube.

The King of Fighters 98

La saga di King of Fighters, pur avendo perso parte della sua rilevanza, è stata un mito assoluto nel corso degli anni 90 e dei primi anni 2000. Questa serie crossover univa tutti i lottatori delle più famose serie SNK in una serie di devastanti scontri 3 vs 3, in cui la tecnica e la strategia venivano prima del tempismo e della destrezza.

Sebbene la saga sia tornata alla ribalta nel 2022 con l’ottimo KOF XV, abbiamo scelto di premiare l’edizione del 1998, da molti considerata la più completa ed iconica. Questa edizione infatti si staccava dalla trama “canonica” della serie per proporre tutti i personaggi comparsi in essa e concentrarsi solo su gameplay e realizzazione tecnica.

Il risultato fu un gioco dall’eccellente grafica 2d e dotato di un combat system profondo e coinvolgente che prendeva tutto il meglio delle edizioni precedenti evitando di aggiungere nuove meccaniche, che rischiavano di sbilanciare l’esperienza. Se volete approfondire, ecco la nostra retrospettiva dell’intera saga e la recensione di The King of Fighters XV.

Guilty Gear Strive

Sebbene tra i fan di Guilty Gear sia molto acceso il dibattito su quale sia il capitolo definitivo, in questa sede premiamo Strive, l’episodio più moderno della saga. Nessun altro picchiaduro sul mercato ha l’impatto visivo di Strive. Arc System Works ha portato la sua tecnica di animazione all’apoteosi: i modelli dei personaggi sono interamente in 3D, ma vengono illuminati, ombreggiati e animati (spesso togliendo intenzionalmente dei fotogrammi) per sembrare un anime in 2D disegnato a mano.

Rispetto ai capitoli passati, dove dovevi imparare combo lunghissime per fare danni seri, Strive ha optato per un approccio diverso: ogni singolo colpo fa malissimo. Questo significa che i round sono brevi, adrenalinici e basati più sulle “letture” dell’avversario (capire cosa sta per fare e punirlo) che sull’esecuzione meccanica di sequenze infinite di tasti.

Infine, Strive ha implementato un Rollback Netcode allo stato dell’arte. In parole povere: il gioco “prevede” le tue mosse in millisecondi e corregge gli errori in modo invisibile, permettendoti di giocare in modo fluido e reattivo contro avversari in America o in Giappone, quasi come se fossero seduti sul divano accanto a te. Questo ha garantito a Strive una community vastissima e sempre attiva, perché puoi trovare partite giocabili ovunque.

Marvel vs. Capcom 2: New Age of Heroes

La serie Versus di Capcom era nata un po’ per scherzo. Visto il buon successo di X-Men: Children of the Atom e di Marvel Super Heroes, la casa di Osaka decise di combinare i suoi picchiaduro targati Marvel dapprima coi personaggi di Street Fighter e poi con tutti i principali eroi delle saghe Capcom.

Il risultato fu una serie di picchiaduro a squadre dai ritmi forsennati, con mosse speciali a dir poco devastanti e un sistema di combo che definire esagerato è assolutamente riduttivo. Tra questi giochi, a svettare è indubbiamente il mitico Marvel vs. Capcom 2: New Age of Heroes del 2000.

Il gioco offriva una Libertà di movimento assoluta, con movimenti fluidi e velocissimi, un roster di ben 56 personaggi selezionabili, che permetteva combinazioni di squadre pressoché infinite e uno stile inconfondibile grazie alla colonna sonora jazz-fusion, con la celebre “I wanna take you for a ride”.

Non si tratta ovviamente di un gioco perfetto. Il roster è sbilanciatissimo e il gameplay permette alcune combinazioni davvero rotte che portano alla perdita di un personaggio dopo un singolo errore difensivo. Tuttavia merita assolutamente di stare in classifica per i suoi tanti punti di forza e per l’enorme ruolo che ebbe nella scena competitiva, dal momento che fu per molti anni il dominatore incontrastato dei tornei. Sul sito è disponibile anche la recensione di Marvel vs. Capcom Fighting Collection: Arcade Classics, la raccolta che include questo capitolo.

Virtua Fighter 4 Evolution

La saga di Virtua Fighter è da sempre stata considerata estremamente elitaria. Il primo episodio della leggendaria serie di picchiaduro Sega è stato il primo picchiaduro 3d in assoluto ed è stato a lungo il principale rivale di Tekken. In seguito, Virtua Fighter si è evoluto come un gioco di lotta estremamente complesso e dedicato ai puristi del genere.

Abbiamo scelto di inserire il quarto capitolo perché, oltre ad essere il primo ad uscire per tutti i principali sistemi di gioco, presenta numerosi pregi. Anzitutto, Evolution contiene il Tutorial definitivo, che ha davvero rivoluzionato il modo in cui i giochi di combattimento insegnano a giocare. Prima di lui, i picchiaduro gettavano nella mischia; Evo invece li prendeva per mano spiegandoti il frame data, le punizioni, l’evasion e la corretta spaziatura, con sfide specifiche per ogni personaggio.

VF4 Evo propose inoltre la modalità Quest: un’esperienza single-player irripetibile. Il gioco simulava il viaggio di un giocatore nelle sale giochi giapponesi. I programmatori di Sega catturarono i dati e gli stili di combattimento dei veri campioni nipponici per creare un’intelligenza artificiale che non leggeva gli input per barare, ma giocava con tattiche umane.

Infine, il gioco aveva un design elegante: Il celebre sistema a soli tre tasti (Pugno, Calcio, Parata) raggiunse qui una pulizia formale e una profondità tattica sbalorditive. Era facile da imparare, ma richiedeva una vita per essere padroneggiato. Sebbene Evolution fosse sprovvisto di una modalità online (sfoggiata invece da Virtua Fighter 5: Ultimate Showdown, l’ultimo capitolo uscito, completo di Rollback Netcode) abbiamo scelto di premiarlo per la sua qualità intrinseca e per la svolta che ha portato nel mondo dei picchiaduro, in particolare per il single player.

Fatal Fury: City of the Wolves

Molti probabilmente si stupiranno di trovare l’ultimo episodio della saga di Fatal Fury anziché lo storico Mark of the wolves. Tuttavia, City of the Wolves è l’anello di congiunzione perfetto tra l’epoca d’oro delle sale giochi SNK e l’accessibilità della nuova generazione. È un gioco che ha saputo riprendere una trama lasciata in sospeso per ventisei anni e trasformarla in un prodotto vitale ed esplosivo.

Il REV System mette a disposizione fin da subito opzioni estremamente aggressive: si possono usare mosse speciali potenziate (REV Arts), concatenarle tra loro (REV Accel) e assorbire i colpi avversari sferrando contrattacchi devastanti (REV Blow). Abusarne però significa andare in Overheat e perdere accesso a tutte le abilità speciali e la tua guardia cede facilmente. È un sistema che premia l’aggressività ma richiede una gestione tattica costante, rendendo ogni match frenetico e cerebrale allo stesso tempo.

Lo smart mode offre Comandi semplificati e combo dirette. Permette a chiunque di vivere lo spettacolo del gioco e di concentrarsi sulla lettura dell’avversario (il mind game) piuttosto che sull’esecuzione meccanica. Visivamente il gioco, inoltre, sfoggia un’estetica ispirata ai fumetti (con tanto di onomatopee e tratti marcati) che gli dona un’identità freschissima. Sebbene il gioco abbia ricevuto critiche per alcuni personaggi discutibili, SNK ha saputo rimediare ottimamente coi nuovi DLC.

Sul sito sono disponibili sia la recensione completa di Fatal Fury: City of the Wolves sia la storia dell’intera saga.

Dragonball Fighterz

Fino a Dragonball Fighterz, i picchiaduro su licenza erano quasi sempre stati prodotti poco più che mediocri. Sebbene non mancassero i titoli di buona qualità, si trattava quasi sempre di picchiaduro arena, cone regole e caratteristiche molto diverse da quelle dei giochi di lotta tradizionali (si pensi alla saga di Budokai Tenkaichi).

Dragonball Fighterz ha cambiato ogni cosa. Quando è uscito nel 2018, ha letteralmente scosso la scena competitiva, infrangendo i record di iscritti all’EVO di quell’anno e spodestando colossi storici. Ha inoltre settato un nuovo standard intoccabile per i giochi di combattimento su licenza.

Dal punto di vista tecnico, il gioco è un gioiello. I modelli 3D sono stati animati rimuovendo fotogrammi in modo calcolato per replicare esattamente l’effetto dell’animazione 2D tradizionale. Modificando l’illuminazione frame per frame in base all’inquadratura, gli sviluppatori di Arc System hanno creato un gioco che non sembra semplicemente ispirato all’anime, ma è indistinguibile da esso.

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FighterZ ha preso la caotica formula dei tag-team (resa celebre dalla serie Marvel vs. Capcom) e l’ha rifinita e modernizzata. La gestione degli Assist, i cambi al volo durante le combo e la sinergia necessaria per costruire un team bilanciato (diviso classicamente in point, mid e anchor) offrono un livello di strategia enorme.

Nonostante lo schermo sia costantemente invaso da esplosioni e raggi energetici, il motore di gioco riesce a mantenere l’azione sempre leggibile e incredibilmente fluida. Anche il sistema di autocombo è davvero geniale e crea un equilibrio ottimo tra neofiti ed hardcore gamer, sebbene, soprattutto nelle fasi iniziali, il gioco sia stato sicuramente pensato per questi ultimi.

Super Smash Bros Ultimate

Nata come uno strano ibrido tra picchiaduro e party game, la saga di Smash Bros è ormai una delle colonne portanti del mercato dei picchiaduro. Mentre i picchiaduro tradizionali si basano sull’azzerare una barra della salute, Smash ha codificato un sottogenere interamente nuovo.

L’obiettivo è scagliare l’avversario fuori dallo schermo, e i danni accumulati (in percentuale) aumentano la distanza del lancio. Questo sposta il fulcro tattico sull’edge-guarding (impedire all’avversario di tornare sull’arena) e sul controllo dello spazio aereo, offrendo un’esperienza di combattimento dinamica e irripetibile in altri franchise.

Da un punto di vista del roster, Ultimate è un vero miracolo del diritto d’autore. Lo slogan “Everyone is here” non è un’esagerazione. Avere nello stesso gioco icone di Nintendo, Capcom, Konami, SEGA, Square Enix, SNK e Bandai Namco lo rende un vero e proprio museo interattivo del videogioco. Nessun altro picchiaduro può vantare un roster di 89 personaggi così diversificati e curati in ogni singolo frame di animazione.

La grande forza di Smash è che può piacere sia ai giocatori occasionali, che possono divertirsi con accessori potentissimi e stages dinamici, sia per gli hardcore gamers, che affronteranno le sfide unicamente in 1 vs 1 e negli scenari ristretti. Un vero e proprio capolavoro assoluto, nonché uno dei migliori titoli disponibili su Switch.

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Mortal Kombat XL

La saga di Mortal Kombat è stata dominata da alti e bassi. Nel’ultimo periodo sembrava essere caduta in una fase di oblio, nonostante il primo Mortal Kombat abbia cambiato la storia dei videogiochi. E tutto è cambiato nuovamente con il nono episodio, Mortal Kombat (2011), che ha saputo rilanciare con forza il franchise. Tuttavia, in questa classifica abbiamo scelto di premiare il decimo episodio, nella sua forma più evoluta, ovvero Mortal Kombat XL.

I motivi della scelta sono molti. Primo tra tutti, l’implementazione del rollback Netcode, che ha ridefinito gli standard per il gioco competitivo. Nel 2016, NetherRealm Studios fece un’operazione che l’industria riteneva quasi impossibile: prese un gioco tripla A già uscito, strappò via il vecchio codice di rete basato sul delay (che causava lag e input in ritardo) e lo riscrisse da zero integrando il rollback netcode.

Questa mossa ha dimostrato al mondo intero che i grandi studi non avevano più scuse per offrire un’esperienza online scadente, spingendo colossi giapponesi come Capcom e Arc System Works a dover adottare lo stesso standard negli anni successivi.

Inoltre l’introduzione delle tre varianti per personaggio ha sconvolto l’approccio ai match-up. Fino a quel momento, nei picchiaduro, se un personaggio era debole contro un avversario specifico, il giocatore doveva sperare in una patch di bilanciamento o cambiare lottatore. MKX permetteva di mantenere il personaggio preferito, ma di cambiarne radicalmente lo stile di gioco (da zoner ad aggressore rushdown) per aggirare il problema. È un’idea che ha fatto scuola.

Tekken 3

La serie Tekken non poteva che occupare una delle prime posizioni del podio, avendo letteralmenteridefinito ed espanso la definizione stessa di picchiaduro 3d. Abbiamo scelto di inserire Tekken 3 in rappresentanza di tutta la serie per l’incredibile impatto che ha avuto sul mondo dei videogiochi.

L’introduzione del movimento laterale fluido ha trasformato il combattimento da un semplice “avanti e indietro” a una vera e propria danza tridimensionale, dando vita a tattiche di evasione inedite. Con l’introduzione di personaggi iconici come Jin Kazama, Hwoarang, Ling Xiaoyu ed Eddy Gordo (che ha fatto scoprire la capoeira a un’intera generazione), il gioco ha trasceso il suo genere diventando un fenomeno pop globale.

Infine, il punto di forza di Tekken 3 (e di tutta la saga di Tekken) è il suo incredibile Gameplay, che riesce ad essere allo stesso tempo profondo e accessibile. L’eredità di Tekken 3 è oggi ben rappresentata dall’ottavo capitolo della serie, che resta il titolo di riferimento per gli amanti dei giochi di lotta a tre dimensioni.

Ultra Street Fighter IV

E chi potevamo trovare in cima al podio, se non il RE dei picchiaduro? Abbiamo a lungo pensato a quale episodio della saga fosse meglio inserire. Avremmo potuto per esempio premiare Super Street Fighter 2, per la sua incredibile eredità. Oppure Street Fighter 3: Third Strike per l’incredibile livello del suo gameplay.

Alla fine, la scelta è caduta sul quarto capitolo. Quest’opera di Capcom ha infatti un merito che va oltre il semplice gameplay: ha letteralmente salvato i picchiaduro dall’oblio. Dargli la medaglia d’oro significa premiare non solo un gioco perfetto, ma il titolo che ha reso possibile l’esistenza di tutti gli altri.

Prima del 2008, i giochi di combattimento stavano vivendo una vera e propria era oscura. Le sale giochi stavano sparendo, i titoli principali scarseggiavano e la Fighting Game Community (FGC) sopravviveva a fatica aggrappata ai vecchi classici. Street Fighter IV è stato un elettroshock per l’industria. Ha riportato il genere nel mainstream, ha riempito di nuovo i tornei e ha di fatto gettato le basi per l’era moderna degli eSport videoludici.

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A livello di game design, Capcom ha inserito un’idea geniale in grado di accontentare tutti. Il Focus Attack (o Saving Attack in Giappone) permetteva di assorbire un colpo e contrattaccare, risultando facilissimo da usare per i neofiti. Capcom ha ripreso l’anima immortale e le regole ferree di Street Fighter II, le ha tradotte in un motore 2.5D con una direzione artistica inchiostrata indimenticabile e ci ha costruito attorno un’esperienza moderna.

Se altri titoli hanno perfezionato il genere, Street Fighter IV lo ha resuscitato:  non è forse il miglior picchiaduro mai creato sotto ogni aspetto, ma resta il titolo che ha riportato l’intera industria a combattere. Oggi il testimone è passato a Street Fighter 6, che nell’ultima stagione di contenuti, presentata proprio a Summer Game Fest 2026, ha accolto Tifa Lockhart di Final Fantasy VII come nuovo personaggio ospite: la prova che il franchise, quattordici anni dopo Ultra Street Fighter IV, resta il punto di riferimento del genere.

Undici picchiaduro, undici modi di intendere il combattimento

Dal duello tridimensionale di Tekken alla furia arcade di Street Fighter, passando per la follia dei tag team e l’eleganza delle armi di Soulcalibur, il genere dei picchiaduro dimostra ancora oggi la propria capacità di reinventarsi restando fedele a se stesso. Undici titoli, undici saghe diverse, un solo filo conduttore: il game design capace di trasformare un semplice scontro a due in un capolavoro che ha cambiato la storia del medium.

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