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Onimusha: Way of the Sword, le aspettative sono state raggiunte?

Vent’anni dopo l’ultimo capitolo, Onimusha: Way of the Sword torna con Miyamoto Musashi al centro di un ritorno accolto con calore dalla critica internazionale. La Bilancia della Critica analizza trama, ambientazione, gameplay, comparto tecnico e longevità per verificare se il lancio ha rispettato le aspettative dei vent’anni di attesa.

Vent’anni. È il tempo che separa Onimusha: Way of the Sword dall’ultimo capitolo della saga principale, Dawn of Dreams, uscito nel 2006. Un’eternità per gli standard dell’industria videoludica: due generazioni di console, un pubblico quasi interamente rinnovato, un genere action che nel frattempo ha attraversato la rivoluzione dei soulslike e ne è uscito trasformato.

Capcom ha scelto di riportare in vita la saga puntando su una delle figure più celebri della storia giapponese. Miyamoto Musashi, qui reinterpretato come giovane spadaccino orgoglioso e sicuro di sé, si ritrova costretto a impugnare un guanto demoniaco per fronteggiare l’invasione dei Genma che sta divorando la Kyoto del primo periodo Edo. Il titolo, Way of the Sword, non lascia dubbi sulle intenzioni dello studio: fare del combattimento con la spada il centro assoluto dell’esperienza.

L’embargo della stampa è caduto il 31 agosto, pochi giorni prima del lancio ufficiale del 4 settembre. Le valutazioni internazionali hanno disegnato un ritorno accolto con calore, ma non privo di ombre.

Le aspettative alla vigilia

onimusha way of the sword fiori

Poche saghe arrivano a un rilancio caricate di un peso specifico paragonabile a quello che gravava su Onimusha. Nata nel 2001 come una sorta di Resident Evil in salsa feudale, la serie aveva costruito un’identità precisa fatta di combattimento viscerale, storia giapponese reinterpretata in chiave fantastica e un cast di attori reali prestati ai personaggi. Poi, dopo Dawn of Dreams, il silenzio.

Il metro di paragone più immediato è la media storica della saga su Metacritic, che nei quattro capitoli principali si è sempre mossa tra 81 e 85 punti, con Onimusha 3: Demon Siege a fissare il record della serie esattamente a 85. Un livello alto, raggiunto però da capitoli usciti in un mercato action molto meno affollato di quello attuale.

A questo si somma il contesto in cui Way of the Sword si presenta al pubblico. Capcom, nel 2026, non ha ancora sbagliato un colpo: Resident Evil Requiem, Pragmata e Monster Hunter Stories 3 hanno prodotto un enorme hype per tutti i titoli dell’azienda. Il produttore Akihito Kadowaki ha ribadito più volte, nei mesi precedenti al lancio, la volontà di rendere l’esperienza accessibile a un pubblico ampio, senza tradire il nucleo action della serie originale.

Il segnale più concreto, però, è arrivato a ridosso del lancio. Dopo la buona accoglienza riservata alla demo estesa, Capcom ha deciso di anticipare l’uscita di tre settimane, dal 25 al 4 settembre: una mossa rara, costretta dall’arrivo a novembre di GTA 6, ma che mostra anche piena fiducia sulla riuscita dell’opera. Il gioco ha poi chiuso il Gamescom 2026 portando a casa i premi per il Miglior Gameplay e il Miglior Gioco PlayStation, a conferma di speranze che viaggiavano ben oltre la media.

Un duello leggendario

L’avventura si apre in medias res, con Musashi in fuga da un manipolo di inseguitori: una sequenza che funge da tutorial e da biglietto da visita del personaggio. Poco dopo arriva l’incontro che ogni appassionato di storia giapponese aspettava, quello con il rivale Sasaki Ganryu, bruscamente interrotto dall’irruzione di samurai demoniaci che pone fine a entrambe le vite. È qui che il racconto compie la sua svolta soprannaturale: Musashi si risveglia all’Inferno, dove riceve il Guanto Oni da un misterioso uomo vestito di bianco, e lo accetta solo dopo essersi arreso all’evidenza di non avere altra scelta.

Attorno al protagonista ruota un cast di comprimari, dalla misteriosa Shizuka (la dama Oni che risiede nel guanto) a Takamura e Okuni, per una campagna che si sviluppa in circa venticinque ore. Il gioco segna inoltre una prima assoluta per il franchise: il doppiaggio italiano completo, con un lavoro sulla recitazione facciale che diverse testate hanno definito tra i migliori mai realizzati da Capcom.

Sul fronte della scrittura, il giudizio della critica di riferimento è meno unanime che sul resto della produzione. Everyeye.it nota una narrazione scorrevole ma con personaggi piuttosto archetipici e pochi guizzi realmente sorprendenti, mentre IGN ha premiato proprio la caratterizzazione di Musashi come uno degli elementi decisivi del suo giudizio, il più alto tra le testate di riferimento. La messa in scena, la regia e il doppiaggio raccolgono un consenso ampio anche tra chi si mostra più tiepido sull’originalità dell’intreccio.

Sulla trama, lo standard promesso da vent’anni di attesa e da un cast di questo calibro viene rispettato: non c’è la scintilla che sposta l’ago verso il capolavoro narrativo, ma nemmeno un passo falso capace di intaccare l’esperienza complessiva.

Kyoto, la città viva

Il viaggio di Musashi non è solo un grande film d’azione ambientato in una versione dark fantasy di Kyoto, ma una finestra spalancata sul folklore e sulla mitologia giapponese. Il gioco costruisce approfondimenti dedicati alle leggende locali, rappresentazioni degli Yokai, una ricostruzione fedele dei templi del Kansai, riferimenti al teatro Kabuki e la caccia agli spiriti dei Komainu, le statue protettrici dei templi.

La struttura alterna livelli lineari, ambientati in varie zone del Kansai, a un’area hub più ampia (la Zona Est di Kyoto) che si espande man mano che Musashi porta avanti gli incarichi da Onimusha. È lì che si concentra la maggior parte delle missioni secondarie, pensate per restituire la sensazione di una città viva.

Su questo fronte le testate di riferimento convergono senza quasi eccezioni: la ricostruzione storica e artistica riceve un plauso pressoché unanime, da PC Gamer a Eurogamer, passando per Everyeye.it. L’unica riserva ricorrente riguarda la ripetitività degli scenari percorsi più volte nelle ore centrali e finali dell’avventura, un limite fisiologico più che una vera mancanza di talento del reparto artistico.

L’ambientazione non si limita a rispettare lo standard promesso dal materiale di partenza: lo supera, imponendosi come uno dei più convincenti lavori di ricostruzione storica e folklorica mai realizzati da Capcom.

L’Issen e il peso della lama

Il combat system è, senza sorprese, il vero fulcro dell’esperienza. Il sistema di parata premia la lettura degli attacchi nemici più della memorizzazione di combo: una parata perfetta devia il colpo, sbilancia l’avversario e riempie un indicatore che potenzia gli attacchi successivi. Torna anche l’Issen, il colpo perfetto capace di annientare un nemico con un singolo fendente, eseguito con un margine di tolleranza minimo e per questo riservato ai giocatori più dediti.

Attorno a questo nucleo si sviluppano sottosistemi di assorbimento delle anime, armi Oni con tecniche speciali, talismani e alberi delle abilità. La progressione, però, è l’aspetto su cui più testate segnalano una certa timidezza: il ciclo di raccolta e investimento delle risorse funziona, ma raramente pone il videogiocatore davanti a scelte davvero significative.

Il vero punto di frizione, però, riguarda la varietà dei nemici comuni e dei mini-boss, alcuni dei quali (il caso più citato è quello del demone Byakue) tornano ad affrontare il videogiocatore anche più di dieci volte nel corso dell’avventura. Multiplayer.it parla apertamente di una crisi d’identità tra l’anima hack and slash più lineare e concentrata delle origini e la scelta di una struttura ibrida più ampia. Non a caso il genere di riferimento, quello che la rubrica dedicata agli hack and slash definisce nei suoi tratti essenziali, qui viene messo alla prova proprio sul fronte in cui di solito eccelle: la varietà del ritmo di combattimento. Le boss fight, al contrario, raccolgono un consenso quasi totale come momento più alto dell’intera produzione.

Sul gameplay lo standard atteso viene rispettato, ma con qualche cedimento riconosciuto anche dalle recensioni più generose: il combattimento raggiunge vette che la serie non aveva mai toccato, la struttura che lo ospita fatica invece a valorizzarlo per tutta la durata dell’avventura.

Fedeltà al pixel

Dal punto di vista tecnico, Onimusha: Way of the Sword sfrutta a fondo il RE Engine. Le animazioni facciali, il lavoro di motion capture sui duelli e la ricostruzione degli ambienti raccolgono elogi trasversali, così come il comparto sonoro e, come detto, la localizzazione italiana completa.

Le prestazioni variano sensibilmente da piattaforma a piattaforma. Il punteggio Metacritic segmentato racconta una storia sorprendente: 88 su Nintendo Switch 2, 86 su PS5, 84 su Xbox Series X|S e 81 su PC, con la versione ibrida di Nintendo indicata da più testate, Nintendo Life su tutte, come la più solida sotto il profilo visivo nonostante l’hardware meno potente.

Le uniche note stonate riguardano una telecamera occasionalmente indisciplinata nelle fasi più concitate, segnalata da alcune recensioni internazionali, e la già citata ripetitività di alcuni scenari sul lungo periodo.

Sul comparto tecnico lo standard promesso da un engine ormai collaudato viene superato: raramente un capitolo della saga aveva raggiunto una cura tanto uniforme su piattaforme diverse.

Venticinque ore che dividono

La campagna principale si attesta, secondo la maggior parte delle testate di riferimento, sulle venticinque ore, con alcune recensioni che riportano tempi più estesi, fino alle quaranta ore per chi esplora ogni incarico secondario. È qui che si concentra la parte più eterogenea del giudizio della critica.

Da un lato, diverse testate segnalano l’assenza di contenuti post-game strutturati, come una modalità a punteggio o un’arena stile Bloody Palace, elemento che in passato ha caratterizzato Devil May Cry. Dall’altro, proprio la scelta di concentrare la produzione su un’esperienza definita anziché dispersiva viene indicata da alcune fonti come una decisione di design coraggiosa, capace di premiare la qualità sulla quantità.

Non si tratta di una vera e propria frattura nel senso stretto della rubrica, perché nessuna delle testate di riferimento scende sotto la sufficienza piena su questo fronte specifico. Resta però l’aspetto in cui il consenso è meno compatto, con più testate che indicano proprio la gestione della durata come il limite più concreto dell’operazione.

Su longevità e rigiocabilità lo standard atteso non viene pienamente raggiunto: la lunghezza della campagna non sempre trova nei contenuti la varietà necessaria a sostenerla, e il dopo storia principale resta il fronte più scarno dell’intera produzione.

Onimusha: Way of the Sword ha rispettato le aspettative

Onimusha: Way of the Sword ha rispettato le aspettative con cui si è presentato al lancio. Il gioco pareggia il record storico della saga e conferma il momento straordinario di Capcom nel 2026, senza però imporsi come una sorpresa capace di riscrivere le attese più alte legate al suo ritorno.

Il quadro è quello di una critica sostanzialmente compatta attorno a un giudizio positivo: nessuna delle testate di riferimento scende sotto una sufficienza piena, e il consenso su combattimento, boss fight e caratterizzazione di Musashi sono unanimi. A pesare, quando emergono le riserve, sono quasi sempre gli stessi due elementi: la ripetizione dei nemici minori e una struttura a metà tra il capitolo lineare delle origini e l’ambizione di un mondo più aperto.

OpenCritic assegna al gioco un punteggio di 86, frutto di 93 recensioni e di un tasso di raccomandazione del 95%, che lo colloca nel 5% dei giochi meglio valutati sulla piattaforma. Metacritic si ferma a 85. La media aritmetica semplice delle testate di riferimento citate in questo articolo, calcolata sui punteggi normalizzati su base 10, si attesta a 8,1. Il voto più alto, quello assegnato da Will Borger di IGN.com (10), si scosta a sufficienza dalla media da meritare una menzione a sé, così come il gruppo di testate che si ferma più in basso, su un comunque solido 7: GamesRadar+, GameRant e Multiplayer.it.

Vent’anni di attesa sono lunghi da colmare, e la via della spada di Musashi non li tradisce. Non li supera in modo eclatante, ma li onora con un ritorno che riporta Onimusha esattamente dove il pubblico lo voleva rivedere.

Ultimo aggiornamento 19 Settembre 2026

Di Antonino Savalli

Nato con Nintendo, cresciuto con PlayStation e formato con il PC, ho sempre trovato nella scrittura il legame per apprezzare tutte le esperienze videoludiche (e non) vissute.

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