Da giovedì 29 ottobre arriveranno in tutta Europa tre nuovi bundle hardware, pensati per completare la line-up di fine anno. Si tratta di Nintendo Switch 2 + Mario Kart World, Nintendo Switch + Mario Kart 8 Deluxe e Nintendo Switch Lite + Tomodachi Life: Una vita da sogno, tre combinazioni pensate per intercettare tipologie di giocatori molto diverse tra loro.
Tre bundle, tre modi di giocare
Il bundle Nintendo Switch 2 + Mario Kart World include la console, il download completo del gioco e un codice per un abbonamento individuale di 3 mesi a Nintendo Switch Online, utile per gare online e GameChat. Il bundle Nintendo Switch + Mario Kart 8 Deluxe punta invece su un pubblico più consolidato, con la console e una copia fisica del gioco, mentre Nintendo Switch Lite + Tomodachi Life: Una vita da sogno arriva nella colorazione turchese, pensato per chi cerca portabilità totale, con il download completo del gioco e una prova gratuita di 30 giorni di Nintendo Switch Online.
Mario Kart World e il record dei 24 piloti
A trainare l’operazione è soprattutto Mario Kart World, esclusiva Nintendo Switch 2 che porta fino a 24 piloti in gara contemporaneamente, il numero più alto mai raggiunto nella storia della saga. Alle modalità classiche Gran Premio e Battaglia si affiancano le inedite Sopravvivenza e Corsa Libera, in un mondo di circuiti interconnessi che segna un cambio di passo rispetto ai capitoli precedenti. Mario Kart 8 Deluxe, dal canto suo, resta un catalogo enorme con i suoi 48 circuiti disponibili, terreno di caccia perfetto per chi si affaccia solo ora alla saga.
Il quadro completo delle uscite di fine ottobre
I tre nuovi bundle si aggiungono a due prodotti hardware già annunciati: Nintendo Switch 2 + Nintendo Switch Sports Resort, disponibile dal 22 ottobre, e Nintendo Switch 2 Edizione speciale 40° anniversario di The Legend of Zelda (che non include il gioco), in arrivo anch’essa il 29 ottobre. Cinque uscite hardware in appena una settimana raccontano bene quanto Nintendo stia puntando sulla stagione natalizia per spingere sia l’adozione di Switch 2 sia il ricambio generazionale verso Switch Lite.
Da quasi 33 anni Mario Kart accompagna i lanci hardware Nintendo, e questa non fa eccezione. Ma se un tempo bastava il badge del franchise per vendere una console, oggi il bundle deve fare i conti con un mercato molto più affollato: la scelta di declinare la stessa uscita su tre fasce di prezzo e portabilità diverse, dalla console ibrida di punta fino al modello tascabile, dice molto su come un franchise che ha attraversato tutta la storia della compagnia resti ancora oggi lo strumento più affidabile per parlare a pubblici diversi nello stesso momento.
L’ultimo Nintendo Direct, andato in onda il 9 settembre, ha riservato a Square Enix uno spazio ricchissimo di annunci, tra ritorni a sorpresa e conferme attese da tempo: il porting di Crisis Core: Final Fantasy VII Reunion su Nintendo Switch 2, una demo gratuita di Dragon Quest Monsters: Il regno sfiorito, un primo sguardo a Romancing SaGa 3: Destinies United e, a sorpresa totale, l’uscita di Dragon Quest Heroes: Torneko’s Mystery Dungeon Classic HD.
Prima di Revelation, si torna a Crisis Core
Il primo, grande shadow drop della serata riguarda proprio Crisis Core: Final Fantasy VII Reunion, ora disponibile anche su Nintendo Switch 2 con grafica dei personaggi, interfaccia e sfondi completamente rimasterizzata in HD, doppiaggio integrale in inglese e giapponese e un sistema di combattimento d’azione rivisto, comprensivo di abilità limite e invocazioni. Per festeggiare il lancio, il gioco è disponibile con il 30% di sconto fino al 23 settembre alle ore 11:59.
Il tempismo non è casuale: Crisis Core racconta gli eventi che precedono di sette anni Final Fantasy VII, seguendo il soldato Zack Fair, e arriva così a fare da apripista narrativo a Final Fantasy VII Revelation, il terzo e ultimo capitolo della trilogia remake, la cui uscita è fissata per l’8 aprile 2027. Per chi ha già amato Rebirth, recuperare le origini di Zack prima del gran finale sembra ormai un passaggio quasi obbligato.
Bianca, Nera e il regno sfiorito
Spazio poi a Dragon Quest, con una demo gratuita di Dragon Quest Monsters: Il regno sfiorito ora scaricabile su Nintendo Switch, Switch 2, PlayStation 5, Xbox Series X|S e PC. La prova, che comprende il primo capitolo del gioco, permette di familiarizzare con il cast di personaggi, i sistemi di combattimento e sintesi dei mostri e le meccaniche d’esplorazione di questo capitolo, che vede le protagoniste Bianca e Nera intraprendere un viaggio per riportare in vita il regno di Vizzalbero. Fino a otto mostri reclutati in demo potranno essere trasferiti al gioco completo, in arrivo il 3 dicembre, sia pure ripartendo dal livello 1.
Vecchie glorie, nuove vesti: SaGa e Torneko tornano in HD
Confermato anche Romancing SaGa 3: Destinies United, remake completo in HD del classico GdR a turni realizzato dagli stessi sviluppatori di Trials of Mana e Romancing SaGa 2: Revenge of the Seven, che riporta il celebre sistema di scenari liberi in cui le scelte del giocatore danno forma all’avventura, con le composizioni originali di Kenji Ito riarrangiate sotto la sua supervisione. Il gioco, ambientato in un mondo segnato da un ciclo cosmico che uccide ogni neonato tranne uno, il Child of Destiny, uscirà in primavera 2027 su Switch, Switch 2, PS5, Xbox Series X|S e PC.
La vera sorpresa della serata resta però Dragon Quest Heroes: Torneko’s Mystery Dungeon Classic HD, rimasterizzazione dell’amato spin-off del 1993 mai uscito fuori dal Giappone, che segue il mercante Torneko di Dragon Quest IV nel suo sogno di gestire il miglior negozio di oggetti al mondo. Considerato uno dei titoli che ha di fatto inaugurato il genere roguelike in terra nipponica, arriva ora disponibile su Switch, Switch 2, PS5, Xbox Series X|S e PC con un nuovo filmato introduttivo e diverse migliorie sull’esperienza di gioco, oltre a funzionalità pensate per lo streaming su Steam.
Quattro annunci diversissimi tra loro per genere ed epoca, ma tenuti insieme da un filo comune: la volontà di Square Enix di presidiare Nintendo Switch 2 con tutto il proprio catalogo storico, dai remaster più recenti alle riscoperte più di nicchia, mentre l’attesa per la chiusura della trilogia di Final Fantasy VII continua a crescere lentamente verso l’appuntamento del 2027.
Bandai Namco ha annunciato Digimon Story Time Stranger: A Hero’s Eternal Legacy, la nuova espansione del franchise che arriverà nel 2027 su PlayStation 5, Xbox Series X|S, Nintendo Switch 2, Nintendo Switch e PC. L’annuncio è arrivato con un trailer mostrato in concomitanza con il recente State of Play, a conferma che il supporto al gioco base non si fermerà qui.
Un nuovo eroe, tre anni dopo Iliad
La trama di A Hero’s Eternal Legacy si colloca tre anni dopo l’epica battaglia tra gli Agenti e gli Olympos XII, lo scontro che nel gioco base ha salvato sia il mondo umano che quello digitale di Iliad. In questo nuovo capitolo, un eroe inedito prende il centro della scena: i giocatori lo accompagneranno in un viaggio attraverso terre di Iliad ancora inesplorate, in quello che Bandai Namco descrive come “una storia di coraggio e amicizia” pronta a ridefinire il significato di diventare leggendari.
Cinquanta nuovi compagni digitali da scoprire
Il numero è tra i dettagli più concreti diffusi finora: lungo il percorso della nuova avventura, i giocatori incontreranno oltre 50 nuovi Digimon. Un’aggiunta che va ad ampliare un roster già enorme, visto che il gioco base permette di collezionare, addestrare e far combattere più di 450 Digimon differenti. Per chi segue la saga fin dai tempi dei Digivice e delle prime evoluzioni su Game Boy Color, il richiamo al concetto di “legacy”, eredità, non è casuale: lo raccontiamo anche nel nostro approfondimento su tutte le principali saghe videoludiche di Digimon.
Un RPG che non ha ancora finito di crescere
Digimon Story Time Stranger è il capitolo più recente della serie RPG dedicata al franchise, pensato esplicitamente come porta d’ingresso per chi non ha mai messo piede nel Digital World. Il gioco base, disponibile su tutte le piattaforme principali, ha convinto pubblico e critica grazie a un sistema di combattimento rinnovato e a una narrazione che intreccia salti temporali e dimensionali. La formula dell’espansione post lancio, del resto, non è una novità per la saga: era già successo con Hacker’s Memory, che ampliava Cyber Sleuth con una storia parallela invece di limitarsi a qualche missione extra.
Non è stata ancora comunicata una data di uscita precisa per A Hero’s Eternal Legacy, né il nome del nuovo protagonista: Bandai Namco sembra voler dosare le informazioni con lo stesso ritmo con cui i suoi Digimon evolvono, un pezzo alla volta. Ma la direzione è chiara: il publisher scommette ancora una volta su un modello di supporto a lungo termine per i propri RPG, capace di tenere viva la community ben oltre il day one, in un mercato dove la longevità di un titolo pesa quanto il lancio stesso.
Diciotto anni. È il tempo che separa il lancio originale di Metal Gear Solid 4: Guns of the Patriots da questa recensione, ed è il tempo che i videogiocatori, che non hanno avuto una PlayStation 3, hanno dovuto aspettare per giocare interamente la saga. Prima di giudicare Metal Gear Solid: Master Collection Vol. 2 è necessario constatarne l’importanza di conservazione e liberazione del medium. Con questo secondo volume, Konami prova a saldare il proprio debito, aggiungendo al pacchetto anche Peace Walker e la piccola sorpresa di Ghost Babel. Un tassello che, unito ai capitoli già disponibili, permette finalmente di collocare con precisione ogni episodio all’interno della nostra classifica dei migliori Metal Gear Solid.
Diciotto anni di attesa
Il primo volume della Master Collection, arrivato nell’ottobre del 2023, aveva riportato in vita i tre capitoli Solid originali (più i due Metal Gear per MSX come corollario), ma si era fermato proprio un passo prima del titolo più desiderato dai veterani. Guns of the Patriots era rimasto fuori, prigioniero di un’architettura tecnica tanto ambiziosa quanto scomoda da esportare: il processore Cell di PS3 e il doppio strato del Blu-ray avevano reso ogni tentativo di conversione un’operazione più vicina alla riscrittura che alla semplice conversione.
Quella prima raccolta non uscì priva di scricchiolii: opzioni video limitate e qualche risoluzione rotta in fase di lancio avevano lasciato l’amaro in bocca a una parte del pubblico. Il Volume 2 nasce quindi con un doppio compito: liberare finalmente Old Snake dalla sua prigione hardware e dimostrare che Konami ha imparato dai propri errori. Un percorso che si inserisce nella storia più ampia della saga, tra alti e bassi, che abbiamo ripercorso nel nostro approfondimento dedicato.
La guerra è cambiata, ma non troppo
“La guerra è cambiata”: la voce roca di Old Snake apre Guns of the Patriots con una sentenza che nel 2008 suonava come fantascienza speculativa e oggi arriva quasi come cronaca. Il quarto capitolo immagina un mondo in cui gli stati hanno appaltato il conflitto a Compagnie Militari Private, un’economia bellica che si autoalimenta e che monitora ogni soldato attraverso il Sistema SOP: nanomacchine che regolano battito cardiaco, stress e persino la possibilità di sparare.
Rivivere questa storia oggi significa fare i conti con un’opera che aveva capito, con largo anticipo, dove stava andando il mondo reale. Solid Snake non è più l’eroe agile dei capitoli precedenti, ma un uomo consumato dall’invecchiamento precoce del progetto Les Enfants Terribles, costretto a muoversi tra fazioni che nemmeno lui controlla fino in fondo. Il personaggio di Drebin, con la sua economia parallela di armi sbloccate a suon di chip ID, resta uno dei meccanismi più intelligenti mai scritti per legare narrazione e gameplay in un unico respiro.
Trattandosi del capitolo che chiude l’arco narrativo aperto nel 1998, Guns of the Patriots concede parecchio fanservice: il ritorno di volti storici della saga regala momenti di pura commozione per gli appassionati di lunga data. Le cutscene, alcune capaci di superare abbondantemente l’ora consecutiva, restano il tratto più peculiare dell’esperienza: è una scelta autoriale che può essere amata oppure odiata.
Nanomacchine e cartoni
Sul fronte del gameplay, Metal Gear Solid 4 resta una lezione di game design ancora valida oggi. L’OctoCamo, la tuta che assorbe in tempo reale la texture della superficie su cui il videogiocatore si appoggia, funziona con la stessa naturalezza di allora e rende superfluo il cambio manuale di mimetica che aveva caratterizzato i capitoli precedenti. Il piccolo Metal Gear MK2 può essere pilotato in avanscoperta per studiare l’area operativa, ma anche usato per stordire i nemici con una scossa elettrica.
Le zone di guerra aperta, in cui è possibile scegliere se infiltrarsi in silenzio o schierarsi con una delle fazioni in lotta, restano tra le trovate più audaci dell’intero franchise: non solo tattica pura, ma anche una piccola dichiarazione politica affidata a chi impugna il pad. Le boss fight dell’Unità B&B, per quanto meno ispirate dei Cobra del terzo capitolo, guadagnano spessore grazie ai trascorsi tragici delle loro componenti.
La nota stonata arriva nella seconda metà dell’avventura, quando la sezione di pedinamento ambientata in Europa rallenta un ritmo che fino a quel momento era rimasto quasi impeccabile. Si tratta di un difetto contenuto, che non intacca il giudizio complessivo su un titolo pensato per più run, tra armi da personalizzare e segreti ambientali da scovare.
Sessanta fotogrammi di libertà
Il vero salto in avanti di questa Master Collection riguarda la fluidità. Guns of the Patriots gira a 60 fotogrammi al secondo stabili con risoluzione fino al 4K nativo, e le lunghe installazioni che scandivano ogni atto del gioco originale (quelle in cui Old Snake si concedeva una sigaretta mentre l’hardware recuperava fiato) sono ormai un ricordo. Non si tratta di una vera e propri remaster: texture, illuminazione ed effettistica restano quelle del 2008, ma la pulizia dell’immagine e l’assenza di cali di framerate bastano a restituire un’esperienza sorprendentemente moderna.
Il rovescio della medaglia riguarda le opzioni di personalizzazione visiva, praticamente assenti, e soprattutto l’addio definitivo a Metal Gear Online: la componente multigiocatore che accompagnava l’edizione originale non è stata preservata, e Guns of the Patriots torna disponibile come esperienza rigorosamente in singolo.
Il seme di Mother Base
Metal Gear Solid: Peace Walker racconta un momento diverso della saga, quello in cui Naked Snake diventa Big Boss. Ambientato in Costa Rica nel pieno della Guerra Fredda, il titolo affronta il tema della deterrenza nucleare attraverso le vicende di Paz e Chico, con una scrittura capace di nascondere dietro un’estetica solare una delle storie più cupe dell’intero franchise.
Sul piano del gameplay, Peace Walker non è solo un capitolo minore tra due episodi maggiori: è la vera culla di quello che sarebbe diventato Metal Gear Solid V. La gestione di Mother Base, il reclutamento dei soldati e soprattutto il sistema di recupero Fulton (che trasforma ogni nemico neutralizzato in una risorsa da recuperare all’istante) gettano le basi del loop gestionale perfezionato anni dopo in The Phantom Pain. Tornano anche le missioni cooperative, fino a quattro giocatori, e le sfide competitive Versus Ops fino a sei: un piccolo omaggio alla natura originariamente portatile del titolo.
Il problema di questa riproposizione sta nella sua origine tecnica: la versione inclusa deriva dalla precedente HD Collection, con un upscaling che porta l’immagine fino al 4Kma parte da una risoluzione interna ancora legata all’hardware PSP. Le scene animate in stile graphic novel sono state rimasterizzate e guadagnano espressività, ma telecamera, sistema di mira e reattività dei nemici lasciano intuire il peso degli anni molto più di quanto accada con Guns of the Patriots.
La sorpresa in scatola di cartone
Il vero colpo di scena del pacchetto porta il nome di Metal Gear: Ghost Babel, uscito nel 2000 su Game Boy Color e per anni relegato ai margini della storiografia ufficiale della saga. Ambientato in una linea temporale alternativa non canonica, distilla l’essenza dello stealth in una bidimensionalità rigorosa e sorprendentemente fedele all’atmosfera dei capitoli maggiori. Completamente localizzato in italiano e arricchito da salvataggio rapido e filtri grafici pensati per l’utenza moderna, è probabilmente l’aggiunta più riuscita dell’intera operazione: non solo un contenuto bonus, ma un vero e proprio punto di ingresso alternativo alla saga.
Il resto del pacchetto digitale comprende Screenplay Book e Master Book per ciascun titolo principale, una selezione della Digital Soundtrack Vol. 2 e il ritorno del database dedicato a Metal Gear Solid 4, utile per orientarsi tra personaggi, organizzazioni e cronologia. L’unica riserva riguarda proprio quest’ultimo: si ferma agli eventi del quarto capitolo, senza alcun aggiornamento che tenga conto di Peace Walker o degli sviluppi successivi della saga. Un ipotetico spazio per Portable Ops come terzo titolo di peso avrebbe bilanciato meglio l’offerta rispetto al primo volume: la sua assenza si fa sentire, senza però pesare sul giudizio complessivo.
Metal Gear Solid: Master Collection Vol. 2 è, tanto quanto il primo volume, un’operazione di conservazione più che di reinvenzione: offre meno contenuti rispetto al Volume 1, senza gli scivoloni tecnici che avevano accompagnato il lancio della prima raccolta. L’importanza di quest’opera è il risultato: Guns of the Patriots torna finalmente giocabile fuori dai confini di PlayStation 3, con Peace Walker e Ghost Babel che diventano una gradita sorpresa. Il prezzo pieno non è completamente giustificato, ma è anche l’unico modo per recuperare un titolo fondamentale per la storia videoludica.
7.5
Dettagli e Modus Operandi
Piattaforme: PC, Playstation 5, Xbox Series X/S, Nintendo Switch, Nintendo Switch 2
Data uscita: 27 agosto 2026
Prezzo: 49,99 euro
Prova condotta su Xbox Series X grazie a un codice gentilmente fornito dal publisher.
L’Indie World Nintendo di oggi 3 marzo 2026 si è aperto con quella tipica atmosfera “senza aspettative” che da sempre caratterizza gli showcase dedicati agli studi indipendenti. Nintendo ha lasciato parlare i giochi, uno dopo l’altro, in un ritmo serrato ma mai affrettato, mostrando quanto il 2026 sarà un anno vivace sia per Nintendo Switch 2 sia per la Switch originale. Fin dai primi minuti è chiaro che l’obiettivo è mostrare varietà: generi diversissimi, estetiche audaci, piccole storie intime e progetti più ambiziosi. E soprattutto, tre giochi disponibili subito, a fine presentazione.
Il primo titolo a comparire è Denshattack!, un runner acrobatico dal look cel‑shading che sembra uscito da un incrocio tra Jet Set Radio e un sogno futuristico giapponese. Il trailer è un’esplosione di colori e trick aerei, e la demo è disponibile da oggi. Il gioco arriverà il 17 giugno su Switch 2, con una skin esclusiva. È un’apertura perfetta: energica, immediata, e soprattutto molto “indie”.
Il tono cambia completamente con My Little Puppy, presentato direttamente dagli sviluppatori coreani e dal loro cane Bangwoori. È una storia dolce e malinconica: un corgi che, dopo una vita breve ma felice, attraversa il “paradiso canino” per ritrovare il suo padrone. Il gioco arriverà su Switch il 29 maggio.
La parte centrale dell’evento è dedicata ai titoli scaricabili immediatamente:
Rotwood — Picchiaduro co‑op di Klei Entertainment, esclusiva Switch 2.
Minishoot’ Adventures — Avventura twin‑stick disegnata a mano, disponibile su Switch 2 e Switch.
Blue Prince — Mistero strategico in una villa che cambia forma, disponibile su Switch 2. Questi tre giochi rappresentano bene la filosofia dell’Indie World: creatività, sperimentazione e generi che non hanno paura di mescolarsi.
Una delle sorprese più attese arrivano dal Giappone:
inKONBINI: One Store. Many Stories. — Un gestionale narrativo ambientato in un konbini, in arrivo il 30 aprile su Switch 2 e Switch.
RATATAN — Seguito spirituale di Patapon, con uscita fissata al 16 luglio su Switch 2. La presenza di due progetti nipponici così forti dà un segnale chiaro: gli indie giapponesi stanno tornando a investire seriamente sulla piattaforma Nintendo.
Proseguiamo con la seconda metà dell’evento che è una carrellata di titoli molto diversi tra loro, ma tutti con una forte identità:
Blighted — Action RPG psichedelico dagli autori di Guacamelee!, in arrivo in autunno.
Deadzone: Rogue — Sparatutto roguelike ambientato in una stazione spaziale, in uscita il 17 marzo.
Mixtape — Avventura narrativa ispirata ai film anni ’90, in arrivo il 7 maggio.
Moonlighter 2: The Endless Vault — Ritorno del celebre action‑RPG gestionale, previsto nel 2026.
The Midnight Walk — Avventura dark fantasy in stop‑motion, in arrivo il 26 marzo.
Woodo — Puzzle 3D rilassante, estate 2026.
Heave Ho 2 — Caos cooperativo, estate 2026.
Oltre ai singoli giochi, l’Indie World di oggi ha mostrato qualcosa di più: come gli sviluppatori indipendenti stanno iniziando a sfruttare le nuove possibilità di Switch 2. Molti titoli supportano controlli stile mouse tramite Joy‑Con 2, altri puntano su grafica più ricca o animazioni più fluide. Allo stesso tempo, Nintendo ribadisce che la Switch originale non verrà abbandonata: diversi giochi restano cross‑gen, mantenendo viva la base installata.
In quindici minuti scarsi, Nintendo ha confezionato un evento sorprendentemente denso, capace di alternare leggerezza, emozione e sperimentazione. È stato un Indie World che non punta ai “grandi nomi”, ma alla sensazione di scoprire qualcosa di nuovo — e oggi, più che mai, ci è riuscito.
Gennaio 2026 segna una nuova era per Nintendo: l’atteso Update 3.0 di Animal Crossing: New Horizons introduce meccaniche inedite come la gestione alberghiera, il supporto 4K per Switch 2 e una riorganizzazione del terraforming. Ma questo aggiornamento è solo la punta dell’iceberg di un’evoluzione durata oltre vent’anni: vediamo come si è evoluto e perché ha ancora presa sui gamer.
L’Update 3.0: Una nuova vita dopo sei anni
Sembrava che il sipario fosse calato definitivamente sull’arcipelago di New Horizons.
E invece, a sei anni dal lancio e in un gennaio 2026 che vede l’industria rincorrere il fotorealismo, Nintendo ha scelto di riaprire i cantieri. L’aggiornamento 3.0 è un’espansione strutturale che trasforma l’economia e la vivibilità dell’isola.
Il cuore pulsante di questa rinascita è l’introduzione dell’Hotel: diamo il benvenuto a un flusso turistico strutturato. La possibilità di costruire e gestire fino a 8 stanze cambia la prospettiva del giocatore da semplice residente a “imprenditore”, quasi, dell’ospitalità. È una mossa che dà finalmente uno scopo a quella mania decorativa che la community ha coltivato per anni.
Gli aggiornamenti previsti per Animal Crossing: New Horizons. Fonte: Youtube
Ad accompagnare questa espansione edilizia c’è una necessaria iniezione di logistica: il magazzino, storica croce e delizia dei collezionisti, tocca la capienza monstre di 9.000 oggetti, permettendo finalmente di accumulare elementi naturali senza sensi di colpa. Anche la gestione del territorio si fa più agile, con un Resetti riabilitato al ruolo di “urbanista” per sgomberare terreni in un batter d’occhio.
Ma è sul fronte creativo che l’update osa di più. Le Isole Sognidoro si moltiplicano: ora è possibile plasmarne fino a tre separate, ognuna con forme e dimensioni personalizzabili, offrendo tele bianche agli artisti del terraforming senza dover distruggere l’isola principale. A condire il tutto, le collaborazioni mirate che strizzano l’occhio al fandom Nintendo e oltre: i set LEGO®, i richiami a The Legend of Zelda (con Tulin e Mineru) e le icone pop di Splatoon (Cecilia e Vicky) entrano nell’arredamento domestico.
Infine, il salto tecnologico. L’update traghetta New Horizons nell’era di Nintendo Switch 2. L’upgrade a pagamento sblocca una risoluzione 4K che rende ogni texture tessile palpabile e introduce il megafono, strumento nostalgico per richiamare i villager dispersi. È la dimostrazione che lo stile artistico di Animal Crossing non invecchia – matura.
Le origini del “non-gioco”: N64 e GameCube
Animal Crossing su Nintendo Game Cube. Fonte: Reddit
Tutto, però, inizia con un rischio. Quando Dōbutsu no Mori esce su Nintendo 64 in Giappone (e successivamente come Animal Crossing su GameCube in Occidente), l’accoglienza è polarizzata.
Da una parte la critica, spiazzata da un titolo senza “game over”, senza nemici e basato sull’orologio in tempo reale; dall’altra una nicchia di giocatori che ne rimane ipnotizzata. La sincronizzazione con l’orario reale fu rivoluzionaria: giocare di notte significava trovare un mondo diverso rispetto al giorno. Inoltre, la possibilità di giocare ai classici NES in-game (feature mai più replicata e ancora oggi rimpianta) offriva un meta-livello di interazione unico.
Per i primi gamer fu amore viscerale, ma l’interfaccia a scorrimento schermata per schermata – il mondo era diviso in griglie rigide – risultava legnosa. Tuttavia, i fan storici ricordano quest’era con nostalgia per un dettaglio specifico: la personalità degli abitanti. I villager dell’epoca GameCube erano scorbutici, sarcastici e spesso cattivi. Questa “spigolosità” creava relazioni percepite come più autentiche rispetto alla cortesia eccessiva dei capitoli moderni.
La rivoluzione tascabile: Wild World su Nintendo DS
Animal Crossing Wild World. Fonte: Reddit
Wild World ha capito che la natura “mordi e fuggi” di Animal Crossing si sposava perfettamente con una console portatile.
L’introduzione del multiplayer online via Nintendo Wi-Fi Connection ha cambiato tutto: visitare i villaggi di amici lontani era più facile di prima. Tecnicamente, l’abbandono della griglia a favore del “mondo cilindrico” (che dà l’illusione della curvatura dell’orizzonte) ha reso l’esplorazione visivamente più fluida. Accolto trionfalmente come uno dei titoli killer-app della console, ci furono però dei “sacrifici” dolorosi per i fan: la rimozione delle festività reali (Natale, Halloween) a favore di eventi generici in alcune versioni localizzate fu aspramente criticata, così come la riduzione delle dimensioni del villaggio. Nonostante ciò, per milioni di videogiocatori, questo è stato il primo vero ingresso nel franchise.
Il passo falso: City Folk su Wii
Conosciuto in Europa come Let’s Go to the City, questo capitolo rappresenta il momento più basso nella percezione della community hardcore. Nintendo qui provò a introdurre una “Città” hub separata dal villaggio e l’uso del Wii Speak per la chat vocale.
L’accoglienza fu però tiepida, se non fredda: i fan accusarono il gioco di essere un semplice “porting” di Wild World su grande schermo, senza vere novità strutturali. Con il vero nemico pubblico numero uno che fu l’introduzione della “deterioramento dell’erba” (Grass Rot): camminare troppo spesso sullo stesso punto consumava il prato trasformandolo in terra battuta.
Una meccanica pensata per creare sentieri naturali che finì per terrorizzare i giocatori, costringendoli a non correre mai per paura di rovinare l’estetica della città. Un esempio da manuale di design punitivo non richiesto.
La rinascita con New Leaf su 3DS
Dopo la delusione Wii, New Leaf è stato il capitolo della redenzione e, per molti puristi, rimane ancora oggi l’apice dell’equilibrio ludico. Tutto stava nel cambio di ruolo. Il giocatore diventa sindaco, ottenendo il potere di costruire opere pubbliche (ponti, fontane, lampioni) e promulgare ordinanze (negozi aperti fino a tardi, città più pulita).
Viene introdotta anche l’Isola di Tortimer, un hub multiplayer separato dove partecipare a minigiochi competitivi con sconosciuti, una feature che aumentava drasticamente la longevità. Il risultato? Un successo clamoroso. New Leaf ha risolto il problema della “mancanza di obiettivi” dando al giocatore scopi a lungo termine.
L’unica critica reale riguardava l’RNG (casualità) frustrante per sbloccare i progetti delle opere pubbliche: bisognava aspettare che un abitante lo suggerisse casualmente, cosa che poteva richiedere mesi.
L’era del controllo totale: New Horizons su Switch
E siamo così arrivati al capitolo che ha trasformato il brand in fenomeno di massa, complice il lancio durante il lockdown globale. Il Terraforming e il Crafting hanno segnato una svolta: per la prima volta, si possono modificare i fiumi, spianare montagne e posizionare mobili all’esterno. L’isola diventa così una totale tela bianca.
Sebbene i dati di vendita siano inattaccabili, la community storica si è spaccata. Da un lato l’euforia per la creatività illimitata; dall’altro la critica alla “sterilità” dei contenuti al lancio. Molti hanno lamentato dialoghi degli abitanti ripetitivi e privi di mordente (la famosa “sindrome della gentilezza”), la mancanza dei minigiochi multiplayer di New Leaf e la meccanica degli strumenti distruttibili, percepita come un fastidio inutile (“busywork”) piuttosto che come una sfida. New Horizons è diventato bellissimo da guardare, ma per alcuni, meno “vivo” da giocare rispetto al passato.
Oltre il passatempo
Non è semplice spiegare a un osservatore esterno perché milioni di giocatori, inclusi veterani abituati alle scariche di adrenalina degli sparatutto competitivi o alla complessità dei giochi di ruolo occidentali, abbiano consacrato centinaia, se non migliaia di ore alla cura virtuale di un giardino.
I dati di mercato, tuttavia, raccontano una storia di fedeltà assoluta: con oltre 45 milioni di copie distribuite globalmente a tutto il 2025, Animal Crossing ha dimostrato una “stickiness” – la capacità di trattenere l’utente – superiore a molti Game as a Service progettati a tavolino per creare dipendenza.
La ragione di questo attaccamento trasversale risiede in un bisogno psicologico primario che il franchise soddisfa meglio di chiunque altro: la validazione costante attraverso il controllo. L’isola offre così un microcosmo dove l’impegno si traduce matematicamente in risultato. Non esiste il fallimento, non esiste il game over, esiste solo il progresso al proprio ritmo.
Questa sicurezza emotiva ha trasformato il gioco in una piattaforma sociale, un luogo di ritrovo che ha sostituito le piazze fisiche per una generazione intera. Le statistiche sull’utilizzo mostrano che una fetta consistente dell’utenza accede al gioco quotidianamente non per completare obiettivi, ma semplicemente per “esserci”, per verificare il prezzo delle rape o salutare un vicino preferito.
È un investimento “emotivo” che trascende il gameplay: il giocatore non sta solo consumando un contenuto, sta abitando uno spazio che ha plasmato con le proprie mani. La “sindrome dell’isola perfetta” non è quindi vanità, ma la manifestazione digitale del desiderio di casa e appartenenza, una sorta di rifugio sicuro dove le regole sociali sono gentili e la reciprocità è garantita.
È per questo che, anche a distanza di anni e nonostante le critiche sulle meccaniche, il richiamo di quella musica rilassante alle 7 di sera rimane irresistibile.
Dragon Ball: Sparking! Zero si prepara ad approdare su Nintendo Switch e Nintendo Switch 2. La data di uscita dell’ormai famoso picchiaduro arena di Bandai è infatti prevista per il 14 novembre. Un recente live action trailer ha rivelato una serie di interessanti informazioni sul gioco.
Come si evince dal video, Sparking! Zero supporterà pienamente il motion control, con la possibilità di mimare molte delle pose e delle movenze degli eroi dell’anime nell’esecuzione delle mosse. Una feature sicuramente intrigante, anche se sarà necessario valutare l’impatto che essa avrà sulla funzionalità del gameplay.
Sparking Zero offre anche l’interessante possibilità di effettuare un update. Inserendo la versione Switch del gioco all’interno di Switch 2, infatti, tramite connessione ad internet, il gioco effettuerà un aggiornamento automatico, adeguando la grafica e mantenendo tutti i dati salati della versione originale.
Davvero una bella notizia per tutti i fan di Dragon Ball possessori di Switch, che ora potranno dilettarsi con l’ultimo grande successo della saga anche in formato portatile.
Luigi’s Mansion 2 HD è ora disponibile su Nintendo Switch. Originariamente rilasciato nel 2013 su Nintendo 3DS, è stato rivisitato per Nintendo Switch. Il gioco d’avventura action vede Luigi esplorare e liberare cinque magioni infestate nella valle di Cupavalle, utilizzando il Poltergust 5000, un aspirapolvere speciale equipaggiato con uno strobobulbo per rivelare e stordire i fantasmi.
La versione per Nintendo Switch offre miglioramenti grafici e performance ottimizzate rispetto all’originale. Il gioco mantiene le sue caratteristiche distintive, tra cui la risoluzione di enigmi e la cattura di fantasmi, con l’aggiunta di funzionalità multiplayer che permettono di giocare in compagnia online o tramite la comunicazione locale della console.
Il lancio di Luigi’s Mansion 2 HD su Nintendo Switch rappresenta un’opportunità per riscoprire un classico della serie in una veste rinnovata. Luigi torna protagonista in un’avventura che combina elementi di azione e risoluzione di enigmi, con l’obiettivo di offrire un’esperienza di gioco adatta alle nuove generazioni.
Ci sono saghe e videogiochi che non hanno alcun bisogno di presentazioni: Super Mario Bros. è tra questi. Fin dalla sua uscita, l’ultimo episodio della gloriosa serie di platform 2d con protagonista il mitico Mario (di cui abbiamo raccolto tutti i titoli usciti negli anni) ha raccolto un numero enorme di consensi, riconoscimenti e recensioni positive. Non ultimo, l’inserimento tra i cinque titoli papabili del titolo di gioco dell’anno ai Game Awards 2023 e la vittoria, sempre agli Awards, nella categoria giochi per famiglia.
Dopo aver spulciato ogni angolo del Regno dei Fiori e aver superato anche i livelli più ardui del gioco, siamo pronti a darvi anche il nostro giudizio in questa recensione di Super Mario Bros. Wonder. Infiliamoci bretelle e berretto e lanciamoci insieme in questa nuova avventura!
Verso nuovi orizzonti
Dopo ben 12 anni dall’ultimo gioco della serie (ovvero New Super Mario Bros. U), Super Mario Bros. Wonder ripropone la classica formula a scorrimento laterale che ha fatto la fortuna del baffuto idraulico. La struttura di gioco di Wonder non presenta particolari stravolgimenti rispetto al passato.Anche in questo nuovo capitolo, avremo il compito di guidare Mario e i suoi amici attraverso una serie di livelli in due dimensioni fino al raggiungimento del traguardo.
Non ho parlato di amici a caso. Oltre al baffuto idraulico, infatti, avremo la possibilità di scegliere fra otto personaggi differenti. La scelta, tuttavia, avrà solo fini estetici, dal momento che ogni personaggio presenta movenze e abilità assolutamente identiche a quelle degli altri. Unica eccezione è Yoshi, dotato del suo classico set di abilità, tra cui la possibilità di ingoiare i nemici e di fluttuare in aria per qualche secondo durante un salto. Sia lui che il Ruboniglio, inoltre, risultano invulnerabili agli attacchi nemici, ma non possono ottenere nuove abilità tramite i bonus. L’uso di questi due personaggi è dunque consigliato ai giocatori meno esperti.
Il secondo cambiamento che balza subito all’occhio del giocatore è la nuova ambientazione. Questa volta, infatti, Mario e soci, per rispondere all’invito del principe Florian, si recano insieme nel Regno di Fiori. Inevitabilmente, anche questo reame viene presto preso di mira dal perfido Bowser. Il malvagio tartarugone, accompagnato dal fido Kamek e dal figlio, Bowser Jr., riesce ad impadronirsi del fiore Meraviglia, fonte principale della magia del Regno dei Fiori, che precipita immediatamente nel caos, in seguito all’invasione di enormi e minacciose piante carnivore. Toccherà naturalmente a Mario e soci mettere fine (per questa volta) alla minaccia di Bowser e salvare il Regno dei Fiori.
Il cambio di setting, pur non portando alcuno stravolgimento al gameplay, permette l’utilizzo di un’estetica più fresca e varia, con stage ricchissimi di colori, particolari ed effetti speciali. Inoltre, il regno dei fiori è letteralmente costellato di fiorellini parlanti. Questi simpatici esserini, oltre a intrattenerci con le loro battute e commenti, forniscono talvolta anche utili indizi su come completare i livelli o sulla posizione di alcuni bonus.
Tra innoviazione e tradizione
Come già scritto qualche riga fa, Super Mario Bros Wonder non presenta novità particolarmente eclatanti nella sua struttura di gioco. Inizialmente, muoveremo Mario (o uno dei suoi soci) all’interno della mappa di gioco, suddivisa in 8 macro-aree, a cui vanno aggiunte una piccola area iniziale, che funge da tutorial e il famigerato mondo Speciale.
Il giocatore potrà muoversi liberamente all’interno della mappa e scegliere in quale ordine affrontare i livelli, anche in base alla loro difficoltà. Scopo principale del nostro eroe sarà raccogliere i semi meraviglia, indispensabili per sbloccare l’accesso a determinati livelli. Ogni mondo custodisce poi un seme supremo, nascosto all’interno degli ormai tradizionali castelli. Al termine dei livelli-castello dovremo vedercela con Bowser Jr., che ci sfiderà in una serie di boss-battle (piuttosto semplici a dire il vero). Una volta sconfitto anche il dinosaurotto, Mario può mettere le mani sul seme supremo. Una volta volta ottenuti tutti e 8, il giocatore ha accesso alla battaglia finale con Bowser.
Spille e Power-up
Fin dai primi livelli, tuttavia, iniziano ad emergere le differenze rispetto ai predecessori. Come da tradizione della serie, anche Wonder propone un set di nuovi power-up.
Vi è anzitutto un Frutto Rosso capace di tramutare Mario e i suoi amici in elefantiumani. In questa forma, Mario può sfruttare la sua proboscide per distruggere nemici e blocchi. Inoltre, quando Mario entra in contatto con l’acqua, la forma di elefante permette di assorbirla per poi spruzzarla. Quest’azione permette di rivitalizzare alcuni fiori appassiti, azione che può sbloccare vari bonus e persino dei segreti nascosti.
Abbiamo poi il Fior Viola, che permette di lanciare letali bolle giganti, utili per intrappolare e scoppiare i nemici ma che possono anche essere sfruttate come piattaforme.
Il Fungo Trivella, infine, dona a Mario un pratico berretto a forma di trapano, che permette di infilarsi nei soffitti ed anche in alcuni pavimenti. Sebbene molto situazionale, questo potenziamento permette di raggiungere numerose aree altrimenti inaccessibili.
Nel corso del gioco, Mario ha anche la possibilità di sbloccare ed equipaggiare numerose Spille. Questi cimeli donano al nostro idraulico una serie di abilità particolari. Esse spaziano dalla possibilità di compiere balzi più lunghi al potere di utilizzare piante per appendersi alle piattaforme.
Vi sono anche abilità più “statiche”, come la possibilità di attirare le monete oppure una sorta di radar che emette una vibrazione quando Mario si trova in prossimità di oggetti speciali.
Il giocatore può equipaggiare una sola spilla per livello. Le spille non sono necessarie per il completamento dei livelli, ma forniscono un elemento di personalizzazione dell’esperienza, dal momento che ogni giocatore può trovare la spilla più adatta al suo stile o semplicemente più indicata per il livello che sta affrontando.
Livelli sottosopra
L’innovazione che più ci ha convinto è indubbiamente il Fiore Meraviglia. Si tratta di uno speciale fiore luminoso, ben nascosto all’interno di ogni livello. Una volta che Mario e soci entrano in contatto con esso, il fiore dà origine ad una serie di sconvolgimenti, generando un vero e proprio livello bonus. Una volta completate, queste sezioni di gioco donano un ulteriore seme meraviglia oltre a quello fornito dal completamento del livello.
Talvolta sono i livelli a cambiare, con effetti davvero divertenti ed imprevedibili. Si va da tubi giganti che si animano e strisciano a mo’ di serpenti a vere e proprie piogge di stelle magiche. Altre volte invece è lo stesso Mario a subire una trasformazione. Anche in questo caso, gli effetti sono i più disparati. Mario può assumere le sembianze di alcuni dei nemici, in modo da sfruttare le loro abilità per farsi strada attraverso il livello. In alcuni casi siamo stati addirittura trasformati in elementi dello scenario, con situazioni al limite del tragicomico.
I cambiamenti che il Fiore Meraviglia porta con se sono quasi sempre azzeccati e sorprendenti, al punto che non si trova un livello di Mario Wonder che sia simile all’altro. Questa innovazione aumenta enormemente sia il divertimento, sia la voglia di esplorare il livello successivo per scoprire quali soprese ci riserverà.
Più siamo meglio è
Come ormai da tradizione per i giochi della saga Mario Bros., anche Wonder propone una modalità multigiocatore. Fino a quattro giocatori potranno darsi man forte per completare i livelli e salvare il Regno dei Fiori.
In Wonder è addirittura possibile cambiare il numero dei giocatori in qualsiasi momento dell’avventura, nel caso qualche amico volesse unirsi a noi a partita iniziata. Durante i livelli, nel momento in cui un giocatore viene sconfitto, il suo personaggio si trasforma per qualche istante in un fantasma. Entrando in contatto con gli altri giocatori, si ritorna immediatamente in gioco, senza perdere alcuna vita. Le vite sono condivise tra i giocatori. Una volta azzerate, tutti perderanno la partita.
A differenza dei giochi precedenti, non sarà possibile spingersi, urtarsi o saltare sulla testa di un compagno. Questa scelta, sebbene elimini un elemento di divertimento, rende la partita meno frustrante e limita il numero di morti dovute ad una bassa coordinazione. Alcuni giocatori tuttavia potrebbero non apprezzare questa scelta, proprio perché va ad eliminare l’importanza della sincronizzazione tra compagni.
Va anche aggiunto che questa modalità valorizza la presenza di Yoshi, unico personaggio in grado di portare in groppa i compagni che saltano sopra di lui. Questo permette ai giocatori più esperti di prendere letteralmente sulle spalle i meno abili e scortarli attraverso i passaggi più complessi di ogni livello.
Cooperazione online
Per quanto riguarda l’online, Wonder ha fatto una scelta davvero particolare.In ogni momento della partita, attraverso specifiche zone della mappa, il giocatore può scegliere se giocare online o meno. Con la modalità online attiva, è possibile incontrare all’interno di ogni livello altri giocatori che stanno affrontando il medesimo livello. Questi giocatori appaiono come delle sagome trasparenti del loro personaggio.
In caso di sconfitta, esattamente come nella modalità multigiocatore, il personaggio si trasforma per qualche istante in un fantasma. Entrando a contatto con gli altri giocatori, è possibile rientrare in gioco. Il gioco fornisce addirittura la possibilità di piantare alcune sagome di cartone, collezionabili nel corso dell’avventura. Toccare queste sagome in forma di fantasma permette di evitare la perdita di una vita.
Personalmente non ho troppo apprezzato questa modalità. L’interazione tra i giocatori è davvero minima e le tante possibilità di salvataggio una volta divenuto fantasma diminuiscono davvero troppo la difficoltà del gioco.
Un’avventura intensa ma breve
Per quanto concerne l’aspetto tecnico,Super Mario Bros. Wonder è una vera gioia per gli occhi. L’ottima definizione, l’uso sapiente dei colori e degli effetti luminosi e l’enorme quantità di particolari che caratterizza ogni scenario rendono Wonder uno dei platform più belli da vedere tra quelli usciti per Switch. Il tutto senza stravolgere minimamente la direzione artistica che ha sempre caratterizzato la serie Super Mario Bros.
Anche il sonoro si attesta su livelli molto buoni, con un ottimo numero di tracce ispirate, leggere e divertenti, che intrattengono ottimamente il giocatore e accompagnano adeguatamente le varie fasi dei livelli, enfatizzando in modo oculato le fasi più ostiche e difficili.
L’unico vero difetto del gioco è certamente la longevità. Completare l’avventura infatti ci porterà via solamente una manciata di ore. Anche puntando a finire il gioco al 100%, raccogliere tutti i collezionabili e completare i livelli segreti difficilmente ci porterà via più di una decina di ore di gioco.
Anche la difficoltà di gioco è in generale livellata verso il basso. Sono pochi i livelli davvero difficili e anche questi ultimi presentano solo pochi passaggi davvero ardui, soprattutto per chi è già pratico della serie. Questa mancanza non va comunque assolutamente ad intaccare la bontà generale dell’esperienza, perché Super Mario Bros. Wonderresta un platform assolutamente eccellente, nonché, a nostro giudizio, uno dei migliori episodi dell’intera serie.
Conclusione
Super Mario Bros. Wonder è un vero gioiello. Un plattform divertente e profondo che incuriosisce con la sua particolarità, attira con la sua bellezza e conquista con la precisione dei suoi controlli e le tonnellate di divertimento che sa regalare. Sicuramente si tratta di un titolo breve e non particolarmente difficile, ma le emozioni e il divertimento che sa regalare compensano ampiamente questo difetto. Acquisto consigliatissimo sia per i fan sfegatati della serie sia per chi non ha mai giocato ad un solo titolo della serie Super Mario Bros.