L’Indie World Nintendo di oggi 3 marzo 2026 si è aperto con quella tipica atmosfera “senza aspettative” che da sempre caratterizza gli showcase dedicati agli studi indipendenti. Nintendo ha lasciato parlare i giochi, uno dopo l’altro, in un ritmo serrato ma mai affrettato, mostrando quanto il 2026 sarà un anno vivace sia per Nintendo Switch 2 sia per la Switch originale. Fin dai primi minuti è chiaro che l’obiettivo è mostrare varietà: generi diversissimi, estetiche audaci, piccole storie intime e progetti più ambiziosi. E soprattutto, tre giochi disponibili subito, a fine presentazione.
Il primo titolo a comparire è Denshattack!, un runner acrobatico dal look cel‑shading che sembra uscito da un incrocio tra Jet Set Radio e un sogno futuristico giapponese. Il trailer è un’esplosione di colori e trick aerei, e la demo è disponibile da oggi. Il gioco arriverà il 17 giugno su Switch 2, con una skin esclusiva. È un’apertura perfetta: energica, immediata, e soprattutto molto “indie”.
Il tono cambia completamente con My Little Puppy, presentato direttamente dagli sviluppatori coreani e dal loro cane Bangwoori. È una storia dolce e malinconica: un corgi che, dopo una vita breve ma felice, attraversa il “paradiso canino” per ritrovare il suo padrone. Il gioco arriverà su Switch il 29 maggio.
La parte centrale dell’evento è dedicata ai titoli scaricabili immediatamente:
Rotwood — Picchiaduro co‑op di Klei Entertainment, esclusiva Switch 2.
Minishoot’ Adventures — Avventura twin‑stick disegnata a mano, disponibile su Switch 2 e Switch.
Blue Prince — Mistero strategico in una villa che cambia forma, disponibile su Switch 2. Questi tre giochi rappresentano bene la filosofia dell’Indie World: creatività, sperimentazione e generi che non hanno paura di mescolarsi.
Una delle sorprese più attese arrivano dal Giappone:
inKONBINI: One Store. Many Stories. — Un gestionale narrativo ambientato in un konbini, in arrivo il 30 aprile su Switch 2 e Switch.
RATATAN — Seguito spirituale di Patapon, con uscita fissata al 16 luglio su Switch 2. La presenza di due progetti nipponici così forti dà un segnale chiaro: gli indie giapponesi stanno tornando a investire seriamente sulla piattaforma Nintendo.
Proseguiamo con la seconda metà dell’evento che è una carrellata di titoli molto diversi tra loro, ma tutti con una forte identità:
Blighted — Action RPG psichedelico dagli autori di Guacamelee!, in arrivo in autunno.
Deadzone: Rogue — Sparatutto roguelike ambientato in una stazione spaziale, in uscita il 17 marzo.
Mixtape — Avventura narrativa ispirata ai film anni ’90, in arrivo il 7 maggio.
Moonlighter 2: The Endless Vault — Ritorno del celebre action‑RPG gestionale, previsto nel 2026.
The Midnight Walk — Avventura dark fantasy in stop‑motion, in arrivo il 26 marzo.
Woodo — Puzzle 3D rilassante, estate 2026.
Heave Ho 2 — Caos cooperativo, estate 2026.
Oltre ai singoli giochi, l’Indie World di oggi ha mostrato qualcosa di più: come gli sviluppatori indipendenti stanno iniziando a sfruttare le nuove possibilità di Switch 2. Molti titoli supportano controlli stile mouse tramite Joy‑Con 2, altri puntano su grafica più ricca o animazioni più fluide. Allo stesso tempo, Nintendo ribadisce che la Switch originale non verrà abbandonata: diversi giochi restano cross‑gen, mantenendo viva la base installata.
In quindici minuti scarsi, Nintendo ha confezionato un evento sorprendentemente denso, capace di alternare leggerezza, emozione e sperimentazione. È stato un Indie World che non punta ai “grandi nomi”, ma alla sensazione di scoprire qualcosa di nuovo — e oggi, più che mai, ci è riuscito.
Gennaio 2026 segna una nuova era per Nintendo: l’atteso Update 3.0 di Animal Crossing: New Horizons introduce meccaniche inedite come la gestione alberghiera, il supporto 4K per Switch 2 e una riorganizzazione del terraforming. Ma questo aggiornamento è solo la punta dell’iceberg di un’evoluzione durata oltre vent’anni: vediamo come si è evoluto e perché ha ancora presa sui gamer.
L’Update 3.0: Una nuova vita dopo sei anni
Sembrava che il sipario fosse calato definitivamente sull’arcipelago di New Horizons.
E invece, a sei anni dal lancio e in un gennaio 2026 che vede l’industria rincorrere il fotorealismo, Nintendo ha scelto di riaprire i cantieri. L’aggiornamento 3.0 è un’espansione strutturale che trasforma l’economia e la vivibilità dell’isola.
Il cuore pulsante di questa rinascita è l’introduzione dell’Hotel: diamo il benvenuto a un flusso turistico strutturato. La possibilità di costruire e gestire fino a 8 stanze cambia la prospettiva del giocatore da semplice residente a “imprenditore”, quasi, dell’ospitalità. È una mossa che dà finalmente uno scopo a quella mania decorativa che la community ha coltivato per anni.
Gli aggiornamenti previsti per Animal Crossing: New Horizons. Fonte: Youtube
Ad accompagnare questa espansione edilizia c’è una necessaria iniezione di logistica: il magazzino, storica croce e delizia dei collezionisti, tocca la capienza monstre di 9.000 oggetti, permettendo finalmente di accumulare elementi naturali senza sensi di colpa. Anche la gestione del territorio si fa più agile, con un Resetti riabilitato al ruolo di “urbanista” per sgomberare terreni in un batter d’occhio.
Ma è sul fronte creativo che l’update osa di più. Le Isole Sognidoro si moltiplicano: ora è possibile plasmarne fino a tre separate, ognuna con forme e dimensioni personalizzabili, offrendo tele bianche agli artisti del terraforming senza dover distruggere l’isola principale. A condire il tutto, le collaborazioni mirate che strizzano l’occhio al fandom Nintendo e oltre: i set LEGO®, i richiami a The Legend of Zelda (con Tulin e Mineru) e le icone pop di Splatoon (Cecilia e Vicky) entrano nell’arredamento domestico.
Infine, il salto tecnologico. L’update traghetta New Horizons nell’era di Nintendo Switch 2. L’upgrade a pagamento sblocca una risoluzione 4K che rende ogni texture tessile palpabile e introduce il megafono, strumento nostalgico per richiamare i villager dispersi. È la dimostrazione che lo stile artistico di Animal Crossing non invecchia – matura.
Le origini del “non-gioco”: N64 e GameCube
Animal Crossing su Nintendo Game Cube. Fonte: Reddit
Tutto, però, inizia con un rischio. Quando Dōbutsu no Mori esce su Nintendo 64 in Giappone (e successivamente come Animal Crossing su GameCube in Occidente), l’accoglienza è polarizzata.
Da una parte la critica, spiazzata da un titolo senza “game over”, senza nemici e basato sull’orologio in tempo reale; dall’altra una nicchia di giocatori che ne rimane ipnotizzata. La sincronizzazione con l’orario reale fu rivoluzionaria: giocare di notte significava trovare un mondo diverso rispetto al giorno. Inoltre, la possibilità di giocare ai classici NES in-game (feature mai più replicata e ancora oggi rimpianta) offriva un meta-livello di interazione unico.
Per i primi gamer fu amore viscerale, ma l’interfaccia a scorrimento schermata per schermata – il mondo era diviso in griglie rigide – risultava legnosa. Tuttavia, i fan storici ricordano quest’era con nostalgia per un dettaglio specifico: la personalità degli abitanti. I villager dell’epoca GameCube erano scorbutici, sarcastici e spesso cattivi. Questa “spigolosità” creava relazioni percepite come più autentiche rispetto alla cortesia eccessiva dei capitoli moderni.
La rivoluzione tascabile: Wild World su Nintendo DS
Animal Crossing Wild World. Fonte: Reddit
Wild World ha capito che la natura “mordi e fuggi” di Animal Crossing si sposava perfettamente con una console portatile.
L’introduzione del multiplayer online via Nintendo Wi-Fi Connection ha cambiato tutto: visitare i villaggi di amici lontani era più facile di prima. Tecnicamente, l’abbandono della griglia a favore del “mondo cilindrico” (che dà l’illusione della curvatura dell’orizzonte) ha reso l’esplorazione visivamente più fluida. Accolto trionfalmente come uno dei titoli killer-app della console, ci furono però dei “sacrifici” dolorosi per i fan: la rimozione delle festività reali (Natale, Halloween) a favore di eventi generici in alcune versioni localizzate fu aspramente criticata, così come la riduzione delle dimensioni del villaggio. Nonostante ciò, per milioni di videogiocatori, questo è stato il primo vero ingresso nel franchise.
Il passo falso: City Folk su Wii
Conosciuto in Europa come Let’s Go to the City, questo capitolo rappresenta il momento più basso nella percezione della community hardcore. Nintendo qui provò a introdurre una “Città” hub separata dal villaggio e l’uso del Wii Speak per la chat vocale.
L’accoglienza fu però tiepida, se non fredda: i fan accusarono il gioco di essere un semplice “porting” di Wild World su grande schermo, senza vere novità strutturali. Con il vero nemico pubblico numero uno che fu l’introduzione della “deterioramento dell’erba” (Grass Rot): camminare troppo spesso sullo stesso punto consumava il prato trasformandolo in terra battuta.
Una meccanica pensata per creare sentieri naturali che finì per terrorizzare i giocatori, costringendoli a non correre mai per paura di rovinare l’estetica della città. Un esempio da manuale di design punitivo non richiesto.
La rinascita con New Leaf su 3DS
Dopo la delusione Wii, New Leaf è stato il capitolo della redenzione e, per molti puristi, rimane ancora oggi l’apice dell’equilibrio ludico. Tutto stava nel cambio di ruolo. Il giocatore diventa sindaco, ottenendo il potere di costruire opere pubbliche (ponti, fontane, lampioni) e promulgare ordinanze (negozi aperti fino a tardi, città più pulita).
Viene introdotta anche l’Isola di Tortimer, un hub multiplayer separato dove partecipare a minigiochi competitivi con sconosciuti, una feature che aumentava drasticamente la longevità. Il risultato? Un successo clamoroso. New Leaf ha risolto il problema della “mancanza di obiettivi” dando al giocatore scopi a lungo termine.
L’unica critica reale riguardava l’RNG (casualità) frustrante per sbloccare i progetti delle opere pubbliche: bisognava aspettare che un abitante lo suggerisse casualmente, cosa che poteva richiedere mesi.
L’era del controllo totale: New Horizons su Switch
E siamo così arrivati al capitolo che ha trasformato il brand in fenomeno di massa, complice il lancio durante il lockdown globale. Il Terraforming e il Crafting hanno segnato una svolta: per la prima volta, si possono modificare i fiumi, spianare montagne e posizionare mobili all’esterno. L’isola diventa così una totale tela bianca.
Sebbene i dati di vendita siano inattaccabili, la community storica si è spaccata. Da un lato l’euforia per la creatività illimitata; dall’altro la critica alla “sterilità” dei contenuti al lancio. Molti hanno lamentato dialoghi degli abitanti ripetitivi e privi di mordente (la famosa “sindrome della gentilezza”), la mancanza dei minigiochi multiplayer di New Leaf e la meccanica degli strumenti distruttibili, percepita come un fastidio inutile (“busywork”) piuttosto che come una sfida. New Horizons è diventato bellissimo da guardare, ma per alcuni, meno “vivo” da giocare rispetto al passato.
Oltre il passatempo
Non è semplice spiegare a un osservatore esterno perché milioni di giocatori, inclusi veterani abituati alle scariche di adrenalina degli sparatutto competitivi o alla complessità dei giochi di ruolo occidentali, abbiano consacrato centinaia, se non migliaia di ore alla cura virtuale di un giardino.
I dati di mercato, tuttavia, raccontano una storia di fedeltà assoluta: con oltre 45 milioni di copie distribuite globalmente a tutto il 2025, Animal Crossing ha dimostrato una “stickiness” – la capacità di trattenere l’utente – superiore a molti Game as a Service progettati a tavolino per creare dipendenza.
La ragione di questo attaccamento trasversale risiede in un bisogno psicologico primario che il franchise soddisfa meglio di chiunque altro: la validazione costante attraverso il controllo. L’isola offre così un microcosmo dove l’impegno si traduce matematicamente in risultato. Non esiste il fallimento, non esiste il game over, esiste solo il progresso al proprio ritmo.
Questa sicurezza emotiva ha trasformato il gioco in una piattaforma sociale, un luogo di ritrovo che ha sostituito le piazze fisiche per una generazione intera. Le statistiche sull’utilizzo mostrano che una fetta consistente dell’utenza accede al gioco quotidianamente non per completare obiettivi, ma semplicemente per “esserci”, per verificare il prezzo delle rape o salutare un vicino preferito.
È un investimento “emotivo” che trascende il gameplay: il giocatore non sta solo consumando un contenuto, sta abitando uno spazio che ha plasmato con le proprie mani. La “sindrome dell’isola perfetta” non è quindi vanità, ma la manifestazione digitale del desiderio di casa e appartenenza, una sorta di rifugio sicuro dove le regole sociali sono gentili e la reciprocità è garantita.
È per questo che, anche a distanza di anni e nonostante le critiche sulle meccaniche, il richiamo di quella musica rilassante alle 7 di sera rimane irresistibile.
Dragon Ball: Sparking! Zero si prepara ad approdare su Nintendo Switch e Nintendo Switch 2. La data di uscita dell’ormai famoso picchiaduro arena di Bandai è infatti prevista per il 14 novembre. Un recente live action trailer ha rivelato una serie di interessanti informazioni sul gioco.
Come si evince dal video, Sparking! Zero supporterà pienamente il motion control, con la possibilità di mimare molte delle pose e delle movenze degli eroi dell’anime nell’esecuzione delle mosse. Una feature sicuramente intrigante, anche se sarà necessario valutare l’impatto che essa avrà sulla funzionalità del gameplay.
Sparking Zero offre anche l’interessante possibilità di effettuare un update. Inserendo la versione Switch del gioco all’interno di Switch 2, infatti, tramite connessione ad internet, il gioco effettuerà un aggiornamento automatico, adeguando la grafica e mantenendo tutti i dati salati della versione originale.
Davvero una bella notizia per tutti i fan di Dragon Ball possessori di Switch, che ora potranno dilettarsi con l’ultimo grande successo della saga anche in formato portatile.
Luigi’s Mansion 2 HD è ora disponibile su Nintendo Switch. Originariamente rilasciato nel 2013 su Nintendo 3DS, è stato rivisitato per Nintendo Switch. Il gioco d’avventura action vede Luigi esplorare e liberare cinque magioni infestate nella valle di Cupavalle, utilizzando il Poltergust 5000, un aspirapolvere speciale equipaggiato con uno strobobulbo per rivelare e stordire i fantasmi.
La versione per Nintendo Switch offre miglioramenti grafici e performance ottimizzate rispetto all’originale. Il gioco mantiene le sue caratteristiche distintive, tra cui la risoluzione di enigmi e la cattura di fantasmi, con l’aggiunta di funzionalità multiplayer che permettono di giocare in compagnia online o tramite la comunicazione locale della console.
Il lancio di Luigi’s Mansion 2 HD su Nintendo Switch rappresenta un’opportunità per riscoprire un classico della serie in una veste rinnovata. Luigi torna protagonista in un’avventura che combina elementi di azione e risoluzione di enigmi, con l’obiettivo di offrire un’esperienza di gioco adatta alle nuove generazioni.
Ci sono saghe e videogiochi che non hanno alcun bisogno di presentazioni: Super Mario Bros. è tra questi. Fin dalla sua uscita, l’ultimo episodio della gloriosa serie di platform 2d con protagonista il mitico Mario (di cui abbiamo raccolto tutti i titoli usciti negli anni) ha raccolto un numero enorme di consensi, riconoscimenti e recensioni positive. Non ultimo, l’inserimento tra i cinque titoli papabili del titolo di gioco dell’anno ai Game Awards 2023 e la vittoria, sempre agli Awards, nella categoria giochi per famiglia.
Dopo aver spulciato ogni angolo del Regno dei Fiori e aver superato anche i livelli più ardui del gioco, siamo pronti a darvi anche il nostro giudizio in questa recensione di Super Mario Bros. Wonder. Infiliamoci bretelle e berretto e lanciamoci insieme in questa nuova avventura!
Verso nuovi orizzonti
Dopo ben 12 anni dall’ultimo gioco della serie (ovvero New Super Mario Bros. U), Super Mario Bros. Wonder ripropone la classica formula a scorrimento laterale che ha fatto la fortuna del baffuto idraulico. La struttura di gioco di Wonder non presenta particolari stravolgimenti rispetto al passato.Anche in questo nuovo capitolo, avremo il compito di guidare Mario e i suoi amici attraverso una serie di livelli in due dimensioni fino al raggiungimento del traguardo.
Non ho parlato di amici a caso. Oltre al baffuto idraulico, infatti, avremo la possibilità di scegliere fra otto personaggi differenti. La scelta, tuttavia, avrà solo fini estetici, dal momento che ogni personaggio presenta movenze e abilità assolutamente identiche a quelle degli altri. Unica eccezione è Yoshi, dotato del suo classico set di abilità, tra cui la possibilità di ingoiare i nemici e di fluttuare in aria per qualche secondo durante un salto. Sia lui che il Ruboniglio, inoltre, risultano invulnerabili agli attacchi nemici, ma non possono ottenere nuove abilità tramite i bonus. L’uso di questi due personaggi è dunque consigliato ai giocatori meno esperti.
Il secondo cambiamento che balza subito all’occhio del giocatore è la nuova ambientazione. Questa volta, infatti, Mario e soci, per rispondere all’invito del principe Florian, si recano insieme nel Regno di Fiori. Inevitabilmente, anche questo reame viene presto preso di mira dal perfido Bowser. Il malvagio tartarugone, accompagnato dal fido Kamek e dal figlio, Bowser Jr., riesce ad impadronirsi del fiore Meraviglia, fonte principale della magia del Regno dei Fiori, che precipita immediatamente nel caos, in seguito all’invasione di enormi e minacciose piante carnivore. Toccherà naturalmente a Mario e soci mettere fine (per questa volta) alla minaccia di Bowser e salvare il Regno dei Fiori.
Il cambio di setting, pur non portando alcuno stravolgimento al gameplay, permette l’utilizzo di un’estetica più fresca e varia, con stage ricchissimi di colori, particolari ed effetti speciali. Inoltre, il regno dei fiori è letteralmente costellato di fiorellini parlanti. Questi simpatici esserini, oltre a intrattenerci con le loro battute e commenti, forniscono talvolta anche utili indizi su come completare i livelli o sulla posizione di alcuni bonus.
Tra innoviazione e tradizione
Come già scritto qualche riga fa, Super Mario Bros Wonder non presenta novità particolarmente eclatanti nella sua struttura di gioco. Inizialmente, muoveremo Mario (o uno dei suoi soci) all’interno della mappa di gioco, suddivisa in 8 macro-aree, a cui vanno aggiunte una piccola area iniziale, che funge da tutorial e il famigerato mondo Speciale.
Il giocatore potrà muoversi liberamente all’interno della mappa e scegliere in quale ordine affrontare i livelli, anche in base alla loro difficoltà. Scopo principale del nostro eroe sarà raccogliere i semi meraviglia, indispensabili per sbloccare l’accesso a determinati livelli. Ogni mondo custodisce poi un seme supremo, nascosto all’interno degli ormai tradizionali castelli. Al termine dei livelli-castello dovremo vedercela con Bowser Jr., che ci sfiderà in una serie di boss-battle (piuttosto semplici a dire il vero). Una volta sconfitto anche il dinosaurotto, Mario può mettere le mani sul seme supremo. Una volta volta ottenuti tutti e 8, il giocatore ha accesso alla battaglia finale con Bowser.
Spille e Power-up
Fin dai primi livelli, tuttavia, iniziano ad emergere le differenze rispetto ai predecessori. Come da tradizione della serie, anche Wonder propone un set di nuovi power-up.
Vi è anzitutto un Frutto Rosso capace di tramutare Mario e i suoi amici in elefantiumani. In questa forma, Mario può sfruttare la sua proboscide per distruggere nemici e blocchi. Inoltre, quando Mario entra in contatto con l’acqua, la forma di elefante permette di assorbirla per poi spruzzarla. Quest’azione permette di rivitalizzare alcuni fiori appassiti, azione che può sbloccare vari bonus e persino dei segreti nascosti.
Abbiamo poi il Fior Viola, che permette di lanciare letali bolle giganti, utili per intrappolare e scoppiare i nemici ma che possono anche essere sfruttate come piattaforme.
Il Fungo Trivella, infine, dona a Mario un pratico berretto a forma di trapano, che permette di infilarsi nei soffitti ed anche in alcuni pavimenti. Sebbene molto situazionale, questo potenziamento permette di raggiungere numerose aree altrimenti inaccessibili.
Nel corso del gioco, Mario ha anche la possibilità di sbloccare ed equipaggiare numerose Spille. Questi cimeli donano al nostro idraulico una serie di abilità particolari. Esse spaziano dalla possibilità di compiere balzi più lunghi al potere di utilizzare piante per appendersi alle piattaforme.
Vi sono anche abilità più “statiche”, come la possibilità di attirare le monete oppure una sorta di radar che emette una vibrazione quando Mario si trova in prossimità di oggetti speciali.
Il giocatore può equipaggiare una sola spilla per livello. Le spille non sono necessarie per il completamento dei livelli, ma forniscono un elemento di personalizzazione dell’esperienza, dal momento che ogni giocatore può trovare la spilla più adatta al suo stile o semplicemente più indicata per il livello che sta affrontando.
Livelli sottosopra
L’innovazione che più ci ha convinto è indubbiamente il Fiore Meraviglia. Si tratta di uno speciale fiore luminoso, ben nascosto all’interno di ogni livello. Una volta che Mario e soci entrano in contatto con esso, il fiore dà origine ad una serie di sconvolgimenti, generando un vero e proprio livello bonus. Una volta completate, queste sezioni di gioco donano un ulteriore seme meraviglia oltre a quello fornito dal completamento del livello.
Talvolta sono i livelli a cambiare, con effetti davvero divertenti ed imprevedibili. Si va da tubi giganti che si animano e strisciano a mo’ di serpenti a vere e proprie piogge di stelle magiche. Altre volte invece è lo stesso Mario a subire una trasformazione. Anche in questo caso, gli effetti sono i più disparati. Mario può assumere le sembianze di alcuni dei nemici, in modo da sfruttare le loro abilità per farsi strada attraverso il livello. In alcuni casi siamo stati addirittura trasformati in elementi dello scenario, con situazioni al limite del tragicomico.
I cambiamenti che il Fiore Meraviglia porta con se sono quasi sempre azzeccati e sorprendenti, al punto che non si trova un livello di Mario Wonder che sia simile all’altro. Questa innovazione aumenta enormemente sia il divertimento, sia la voglia di esplorare il livello successivo per scoprire quali soprese ci riserverà.
Più siamo meglio è
Come ormai da tradizione per i giochi della saga Mario Bros., anche Wonder propone una modalità multigiocatore. Fino a quattro giocatori potranno darsi man forte per completare i livelli e salvare il Regno dei Fiori.
In Wonder è addirittura possibile cambiare il numero dei giocatori in qualsiasi momento dell’avventura, nel caso qualche amico volesse unirsi a noi a partita iniziata. Durante i livelli, nel momento in cui un giocatore viene sconfitto, il suo personaggio si trasforma per qualche istante in un fantasma. Entrando in contatto con gli altri giocatori, si ritorna immediatamente in gioco, senza perdere alcuna vita. Le vite sono condivise tra i giocatori. Una volta azzerate, tutti perderanno la partita.
A differenza dei giochi precedenti, non sarà possibile spingersi, urtarsi o saltare sulla testa di un compagno. Questa scelta, sebbene elimini un elemento di divertimento, rende la partita meno frustrante e limita il numero di morti dovute ad una bassa coordinazione. Alcuni giocatori tuttavia potrebbero non apprezzare questa scelta, proprio perché va ad eliminare l’importanza della sincronizzazione tra compagni.
Va anche aggiunto che questa modalità valorizza la presenza di Yoshi, unico personaggio in grado di portare in groppa i compagni che saltano sopra di lui. Questo permette ai giocatori più esperti di prendere letteralmente sulle spalle i meno abili e scortarli attraverso i passaggi più complessi di ogni livello.
Cooperazione online
Per quanto riguarda l’online, Wonder ha fatto una scelta davvero particolare.In ogni momento della partita, attraverso specifiche zone della mappa, il giocatore può scegliere se giocare online o meno. Con la modalità online attiva, è possibile incontrare all’interno di ogni livello altri giocatori che stanno affrontando il medesimo livello. Questi giocatori appaiono come delle sagome trasparenti del loro personaggio.
In caso di sconfitta, esattamente come nella modalità multigiocatore, il personaggio si trasforma per qualche istante in un fantasma. Entrando a contatto con gli altri giocatori, è possibile rientrare in gioco. Il gioco fornisce addirittura la possibilità di piantare alcune sagome di cartone, collezionabili nel corso dell’avventura. Toccare queste sagome in forma di fantasma permette di evitare la perdita di una vita.
Personalmente non ho troppo apprezzato questa modalità. L’interazione tra i giocatori è davvero minima e le tante possibilità di salvataggio una volta divenuto fantasma diminuiscono davvero troppo la difficoltà del gioco.
Un’avventura intensa ma breve
Per quanto concerne l’aspetto tecnico,Super Mario Bros. Wonder è una vera gioia per gli occhi. L’ottima definizione, l’uso sapiente dei colori e degli effetti luminosi e l’enorme quantità di particolari che caratterizza ogni scenario rendono Wonder uno dei platform più belli da vedere tra quelli usciti per Switch. Il tutto senza stravolgere minimamente la direzione artistica che ha sempre caratterizzato la serie Super Mario Bros.
Anche il sonoro si attesta su livelli molto buoni, con un ottimo numero di tracce ispirate, leggere e divertenti, che intrattengono ottimamente il giocatore e accompagnano adeguatamente le varie fasi dei livelli, enfatizzando in modo oculato le fasi più ostiche e difficili.
L’unico vero difetto del gioco è certamente la longevità. Completare l’avventura infatti ci porterà via solamente una manciata di ore. Anche puntando a finire il gioco al 100%, raccogliere tutti i collezionabili e completare i livelli segreti difficilmente ci porterà via più di una decina di ore di gioco.
Anche la difficoltà di gioco è in generale livellata verso il basso. Sono pochi i livelli davvero difficili e anche questi ultimi presentano solo pochi passaggi davvero ardui, soprattutto per chi è già pratico della serie. Questa mancanza non va comunque assolutamente ad intaccare la bontà generale dell’esperienza, perché Super Mario Bros. Wonderresta un platform assolutamente eccellente, nonché, a nostro giudizio, uno dei migliori episodi dell’intera serie.
Conclusione
Super Mario Bros. Wonder è un vero gioiello. Un plattform divertente e profondo che incuriosisce con la sua particolarità, attira con la sua bellezza e conquista con la precisione dei suoi controlli e le tonnellate di divertimento che sa regalare. Sicuramente si tratta di un titolo breve e non particolarmente difficile, ma le emozioni e il divertimento che sa regalare compensano ampiamente questo difetto. Acquisto consigliatissimo sia per i fan sfegatati della serie sia per chi non ha mai giocato ad un solo titolo della serie Super Mario Bros.