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Le insidie di Animal Crossing: New Horizons durante il Coronavirus

Marzo 2020 è il mese di Animal Crossing: New Horizons per Nintendo Switch. Il titolo della grande N sta ricevendo recensioni fantastiche da tutte le redazioni del mondo e si prepara a fare grandi incassi. Il life simulator nipponico è stato definito come il migliore della serie, o comunque ad altissimi livelli insieme a New Leaf per Nintendo 3DS.

Rispetto ai precedenti capitoli, Animal Crossing per Nintendo Switch si colloca in un momento nefasto per la società mondiale, quello del coronavirus.

Il coronavirus è attualmente un problema molto più serio nel Bel Paese e potrebbe cambiare, anche solo momentaneamente la percezione che abbiamo dei videogiochi, compreso Animal Crossing.

Animal Crossing: New Horizons

Il problema sociale

Bisogna premettere che nonostante gli italiani siano amanti delle console, i videogame non sono all’interno del tessuto sociale come in molte altre nazioni, soprattutto asiatiche. Di conseguenza, il gamer italiano è ancora oggi identificato come un casual gamer che ama i videogiochi tripla A, con amore incondizionato per i simulatori di calcio e gli sparatutto mainstream.

Tutta questa serie di fattori definisce una nazione di videogiocatori volenterosa nel voler colmare il vuoto sociale con i videogame, ma allo stesso tempo impreparata ad affrontare una nicchia ad alto rischio di dipendenza come i life simulator.

Durante la mia adolescenza, ho vissuto un’estate travagliata a causa di un trasferimento in un’altra città. Era l’era degli MMORPG e so quanto videogiochi come World of Warcraft possano causare dipendenza, soprattutto se le alternative sociali sono, anche solo momentaneamente, basse. Infatti, una volta entrato in una seconda vita virtuale, anche dopo che le cose si sono assestate, avevo un senso del dover che mi costringeva ad andare avanti, anche oltre il vero e puro divertimento. Così anche in stagioni come la primavera, anche se avevo nuovi amici, mi sono ritrovato a esser costretto a livellare il mio personaggio per non rimanere indietro con gli altri membri del party o raid.

World Of Warcraft: Classic

La patologia

La dipendenza patologia da videogiochi, sia online che offline, nonostante la nomenclatura ufficiale sia Internet Gaming, è una dipendenza comportamentale inserita nel DSM-5, Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders. Nonostante gli psicologi parlino di videogame in generale, dobbiamo tener conto che le patologie si diffondono molto più velocemente in un ambiente alterato quale può essere quello della reclusione in casa a causa di una pandemia come il Covid-19.

Molti di noi, per scherzo o meno, scrivono sui social di questa permanenza a casa come una prigionia e sicuramente molti videogame online, come i già citati MMORPG, oppure videogiochi più in voga come Fortnite, possono essere fonte di distrazione.

A differenza degli altri, Animal Crossing è quella ventata di novità molto pericolosa per chi non sa gestirla. Per chi non lo conosce, il titolo Nintendo è pensato per essere giocato ogni giorno, anche poche ore, ma ogni giorno. I cambiamenti climatici e le ore sono scandite da quelle reali, una seconda vita a tutti gli effetti. E così a noi piace, in fondo.

Il problema reale nasce quando la seconda vita diventa l’unica. Anche non volendo, un videogiocatore non abituato all’esperienza potrebbe finire dentro il colorato mondo di Animal Crossing trovando un conforto sociale che rischia di protrarsi anche in estate, quando si spera che l’epidemia nazionale finirà.

Conclusione

Vi consiglio di acquistare Animal Crossing: New Horizons anche durante il coronavirus. Giocateci, divertitevi, ma non fate solo questo. Il problema è sempre la modalità d’uso, non il prodotto. Ricordatevi che a casa abbiamo tante passioni che possiamo coltivare. Tra le attività passive, oltre ai videogiochi, ci sono ad esempio i libri e film.

Per questo motivo la mia soluzione sta nella varietà delle attività. Videogiochi, serie tv, libri. Fatele tutte, un po’ alla volta, così da non abituare il vostro cervello a un unico stimolo e tenerlo attivo a nuove esperienza e stimoli, così che quando ci sarà la possibilità di poter uscire da casa e fare altre esperienze fuori dalle quattro mura di casa, ne sarete invogliati, perché la nostra psiche è reattiva a nuove attività.

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Videogiocare a trent’anni è difficile

Non so come viva il resto del mondo l’avvento dei propri trent’anni. In realtà, neanche io so come sto vivendo la venuta del numero tre davanti alla mia età anagrafica. E di fronte a questo shock, non posso parlare che di cose futili, ma divertenti. In particolare, di quanto sia difficile videogiocare a trent’anni.

L’unica cosa che so per certo è quanto sia necessario gestire il tempo in un modo totalmente diverso rispetto a prima. In particolare, quando si stava con una vaschetta di gelato davanti alla tv, mentre portavo a termine il prossimo JRPG. Oppure quando tentavo la scalata nella ladder di qualche videogame online, come facevo quando ero adolescente.

Premetto che il concetto si può facilmente adattare anche a chi non ha trent’anni. Lì fuori è pieno di ragazzi e ragazze ventenni che hanno una famiglia e un lavoro che li costringe ad avere pochissimo tempo libero. Questo articolo rispecchia chiunque non abbia veramente del tempo libero, perché è costretto a rimanere lontano dalle proprie passioni, per qualsiasi motivo.

Il proibizionismo non è la soluzione

Quando ho cominciato a lavorare almeno otto ore al giorno, con varie passioni che non volevo mollare, ho dovuto sacrificare qualcosa. Ed inizialmente sono stati i videogame.

Preso dalla voglia di far carriera, ho ritenuto proficuo pensare soltanto a migliorare tutte quelle soft skills che possono darmi un riscontro sul lavoro. Chi è passato da questa scelta, sa che dimenticare una passione che perdura da così tanti anni non è per nulla semplice. E soprattutto non è necessario perché non si tratta di un’abitudine negativa.

La mia storia

Un giorno, dopo otto ore di lavoro, ero in palestra e pensavo alla mia nuova Nintendo Switch fiammante. Ritenevo di dover assolutamente acquistare Zelda: Breath Of The Wild. Il mio cervello però mi ricordava che ci vogliono in media 90 ore per terminarlo e rinunciai.

Il giorno seguente, controllavo in pausa pranzo l’anteprima di Fire Emblem: Three Houses. Sono un appassionato della serie e ogni tanto mi sveglio da sogni che narrano di un nuovo capitolo di Advanced Wars. Però se non ho giocato Zelda, come posso avere il diritto di comprare altri giochi?

Il week-end successivo, mentre ero sul divano a leggere quel saggio che mi dovrebbe migliorare, mi son ritrovato a pensare che per fortuna Metroid Prime 4 è stato rinviato, perché tanto sarebbe stata una sofferenza vederlo giocare a qualcun altro.

In poco tempo, mi ritrovo a pensare ai videogame per tutto il tempo, molto di più di quanto non farei se li giocassi. Quando esce su Nintendo Switch il nuovo capitolo di Luigi’s Mansion, il mio primo gioco per Nintendo Gamecube, capisco che non può andare avanti così.

L’astinenza non può essere una soluzione e non lo è stata. Però mi è servita per capire che devo trovare del tempo anche per questa passione, perché altrettanto importante quanto le altre che sto continuando a seguire.

Riorganizzare, non eliminare

Videogiocare a trent’anni non è facile, perché i videogame richiedono tempo, soprattutto se sei un fan degli di RPG, JRPG e multiplayer online. Se l’università mi ha dato modo di terminare Baldur’s Gate e Baldur’s Gate 2, adesso devo ingegnarmi per avere la stessa libertà. Se tutta la settimana è piena di lavoro, palestra e miglioramento extra lavorativo, il week-end è pieno zeppo di incontri sociali che non è salutare evitare. Soprattutto se hai una famiglia.

A trent’anni il lavoro mi ha insegnato a gestire il tempo e a lavorare per consegna. I tempi stretti mi hanno costretto a essere più efficiente possibile. Questo atteggiamento si ripercuote velocemente sulla mia vita. In poco tempo mi ritrovo a incastrare impegni come in tetris, capendo solo oggi quanto possa essere utile masterizzarlo.

Le recensioni di Zelda: Breath of The Wild
Le recensioni di Zelda: Breath of The Wild

Da passivo ad attivo

Il cambiamento più grande che si possa fare è trasformare un’attività passiva in una attiva. Noi della vecchia guardia rinfacciamo ai più giovani che non passano più tempo a giocare ai videogame, ma stanno tutto il tempo a vedere gameplay su YouTube fatti da altri. Però, io stesso ho avuto degli atteggiamenti molti simili.

Viviamo in un’era in cui si diventa spettatori dei videogiochi e non parte attiva di quest’ultimi. Di conseguenza, ho deciso di informarmi sui videogame soltanto nelle pause di lavoro, quando materialmente non posso videogiocare e dedicare il tempo che passavo ad informarmi sui videogame per acquistare Zelda: BotW e terminarlo.

In questo momento sto giocando a Fire Emblem: Three Houses e ho ricevuto in regalo Xenoblade Chronicles 2. Come potete ben capire sono un appassionato del genere dei giochi di ruolo, che è potenzialmente un handicap data l’importante longevità del genere, ma stravolgere i gusti non migliorerebbe la situazione.

Per non essere monotematico, ho deciso di aggiungere a questi titoli dei giochi molto più brevi, che possano spezzare la monotonia e permettermi di ampliare la mia libreria. Il risultato è stato conoscere quella perla di SteamWorld Dig e aggiungere Mario Kart 8 Deluxe alla mia libreria personale.

Checklist

I prossimi passi saranno dedicati ai titoli major Nintendo con un occhio anche al multiplayer. Se dovessi stilare una lista della spesa oggi, direi che nell’imminente futuro ci sarà Super Mario Odyssey, Luigi’s Mansion 3, Super Smash Bros. Ultimate e una chicca indie, Dead Cells.

Conclusione

È difficile videogiocare a trent’anni, ma il proibizionismo non è la soluzione, così come non lo è cambiare le proprie passioni.

Sicuramente cambiare genere per venire incontro alla mancanza di tempo può essere di aiuto per conoscere nuove frontiere dei videogame. Però, se vi piacciono i JRPG, vi sconsiglio di non giocarli. Piuttosto, applicate tutte quelle regole di efficienza usate nei modelli lavorativi moderni per trasformarvi da spettatori a videogiocatori.

Sono certo che questi piccoli consigli, applicabili sin da subito, potranno permettervi di poter tornare a giocare ai videogame senza fare le tre di notte e sembrare il giorno seguente degli zombie alla ricerca di una tazza di caffè!