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I migliori giochi per Nintendo Switch 2 (2026): la classifica dei 23 titoli da avere

Nintendo Switch 2 corre più veloce di qualsiasi altra console della casa di Kyoto. Al 30 giugno 2026 le unità distribuite erano 23,68 milioni: in tredici mesi la nuova ibrida ha già superato l’intera vita commerciale del GameCube, fermo a 21,74 milioni. Nel primo anno le esclusive erano poche, ma praticamente tutte di altissimo spessore.

Poi l’estate e l’inizio dell’autunno 2026 hanno cambiato le proporzioni. Star Fox, Splatoon Raiders e soprattutto Fire Emblem: Fortune’s Weave hanno allargato il catalogo first party, mentre Capcom e Square Enix hanno trasformato la console in una destinazione credibile anche per le grandi produzioni terze parti. Questa classifica, aggiornata a ottobre 2026, raccoglie le ventitré esperienze imperdibili (tra opere inedite e riedizioni potenziate) per orientare tanto i neofiti quanto i veterani della piattaforma.

23. Kirby Air Riders

Kirby Air Riders, copertina con Kirby a bordo della Warp Star su Nintendo Switch 2

Ventidue anni di attesa per un seguito che, sulla carta, nessuno si aspettava davvero. Kirby Air Riders è il sequel di Kirby Air Ride per GameCube, sviluppato da Bandai Namco Studios insieme a Sora Ltd. di Masahiro Sakurai, e la firma del creatore di Super Smash Bros. si sente ovunque. Non è un racing game nel senso tradizionale del termine: i veicoli accelerano da soli, e il compito del videogiocatore è frenare al momento giusto per accumulare energia, scatenarla in un turbo e assorbire abilità dai nemici come fuoco, spada e bomba.

Le modalità principali sono quattro: Air Ride, Top Ride, City Trial (fino a 16 giocatori online) e la campagna Road Trip, mentre il cuore pulsante dell’esperienza resta il multiplayer, sia locale sia online. È un gioco divisivo per sua natura: chi si aspetta un rivale di Mario Kart resterà disorientato, chi abbraccia il caos creativo di Sakurai troverà qualcosa di unico nella libreria della console.

22. Super Mario Party Jamboree (Nintendo Switch 2 Edition + Jamboree TV)

Super Mario Party Jamboree, Mario e i suoi amici sul tabellone di gioco

Jamboree è il titolo più situazionale della selezione: il suo valore dipende interamente dal contesto sociale in cui si gioca. Un gioco per tutti, a patto di amare i videogiochi in compagnia. L’edizione Switch 2 include Jamboree TV, che trasforma la console in un centro di produzione per contenuti party: quiz, giochi di gruppo, attività interattive che usano le funzionalità dei Joy-Con 2 in modo creativo.

Per chi cerca un titolo da proporre in riunioni di famiglia o serate tra amici, è l’opzione più immediata e completa. Per il videogiocatore solitario, la priorità è ovunque altro in questa lista.

21. Leggende Pokémon: Z-A (Nintendo Switch 2 Edition)

Leggende Pokémon Z-A, panorama di Lumiose City

Lumiose City come non si era mai vista. Z-A costruisce sul concept di Leggende: Arceus, il precursore che nel 2022 ha ridisegnato la struttura del gameplay Pokémon, portando l’azione in un ambiente completamente urbano, in continua trasformazione. L’edizione Nintendo Switch 2 non aggiunge contenuti, ma porta il frame rate a 60 fps e alza la risoluzione: è la versione in cui la città ispirata a Parigi si esplora senza incertezze.

È un titolo che guarda avanti: Lumiose è un laboratorio di game design urbano che potrebbe indicare la direzione futura della serie, anche se la strada non è ancora definita.

20. Mario Tennis Fever

Mario Tennis Fever, copertina con Mario in campo

Camelot si è data un obiettivo preciso: fare il capitolo più completo, più rifinito e più sportivo della serie. Mario Tennis Fever è arrivato su Nintendo Switch 2 il 12 febbraio 2026 con 38 personaggi giocabili (il numero più alto nella storia del franchise) e un sistema di gioco che rilegge la formula di Mario Tennis Aces senza limitarsi a riprodurla.

Il gameplay risulta leggermente più arcade e immediato rispetto al predecessore, ma la vera novità sta nelle Racchette Frenesia: trenta varianti selezionabili prima di scendere in campo, ognuna con un potere speciale da scatenare caricando una barra dedicata. Si passa da scatti istantanei verso la pallina a momenti di invisibilità totale, dall’evocazione di palle di fuoco a pozzanghere di melma sul campo avversario.

La modalità storia è l’elemento meno convincente, ma il multiplayer, tanto locale quanto online, è dove il titolo esprime tutto il suo potenziale. Un arcade solido, visivamente curato, pensato per essere consumato in compagnia.

19. Star Fox

Dieci anni dopo Star Fox Zero, Fox McCloud torna ai comandi dell’Arwing. Annunciato a sorpresa in un Nintendo Direct del 6 maggio e uscito il 25 giugno 2026 in esclusiva su Nintendo Switch 2, Star Fox è un remake di Star Fox 64 firmato da Velan Studios, lo studio che con Nintendo aveva già realizzato Mario Kart Live: Home Circuit.

Il level design del 1997 è rispettato quasi alla lettera, percorsi alternativi compresi, ma le missioni girano a 60 fps dove l’originale per Nintendo 64 arrancava tra i 15 e i 20, e nuove sequenze cinematografiche danno spessore alla squadra. Una prima partita dura circa un’ora e mezza e mancano livelli inediti, ma Star Fox è sempre stato un gioco da rigiocare, inseguendo punteggi e rotte segrete: in quest’ottica, è l’arcade più elegante dell’intera libreria.

18. Dragon Quest XI S: Echoes of an Elusive Age (Definitive Edition)

Dragon Quest XI S Definitive Edition, il Luminary e i compagni di viaggio

Il Luminary torna a casa. Dragon Quest XI S è arrivato su Nintendo Switch 2 il 24 settembre 2026, nell’anno in cui la saga di Yuji Horii compie quarant’anni e supera i 100 milioni di copie vendute. Lo fa nella sua forma più completa: storie secondarie dedicate ai compagni, la modalità 2D in stile 16 bit che permette di rivivere l’intera avventura come ai tempi del Super Famicom, colonna sonora orchestrata e doppiaggio giapponese selezionabile.

È il JRPG a turni più classico della selezione, e proprio per questo il più rassicurante: una struttura che non cerca di sorprendere, ma che esegue ogni elemento del genere con una cura quasi artigianale. Per chi vuole entrare nel mondo di Dragon Quest, non esiste porta d’ingresso migliore.

17. Xenoblade Chronicles X: Definitive Edition (Nintendo Switch 2 Edition)

Xenoblade Chronicles X Definitive Edition, un Doll sul pianeta Mira

Il capitolo più ambizioso, e meno accessibile, della saga di Monolith Soft. Un pianeta alieno, Mira, da esplorare a piedi e a bordo dei Doll, i mech da combattimento, in un JRPG open world che a suo tempo era troppo in anticipo sull’hardware Wii U per essere apprezzato pienamente.

L’edizione definitiva, uscita nel 2025, ha aggiunto sezioni di trama inedite per colmare alcune lacune narrative dell’originale. L’upgrade per Nintendo Switch 2, arrivato a febbraio 2026, porta risoluzione e fluidità superiori. Per chi ama i JRPG di ampio respiro e l’esplorazione senza guida, non esiste alternativa all’altezza su questa piattaforma.

16. Animal Crossing: New Horizons (Nintendo Switch 2 Edition)

Animal Crossing New Horizons Nintendo Switch 2 Edition, l'isola e i suoi abitanti

New Horizons ha accompagnato il mondo durante un periodo difficile, superando i 50 milioni di copie: nella libreria della prima Switch solo Mario Kart 8 Deluxe ha fatto meglio. L’edizione per Switch 2, uscita il 15 gennaio 2026 insieme all’aggiornamento gratuito 3.0 (con l’hotel sul molo), porta risoluzione migliorata, controlli mouse dei Joy-Con 2 per arredare casa e partite online fino a 12 giocatori, contro gli 8 dell’originale.

Non è una rivoluzione, ma è la versione definitiva di un’opera che ha ridefinito il concetto di simulazione sociale. Per chi non l’ha vissuto, è ancora un’esperienza capace di costruire dipendenza.

15. Splatoon Raiders

Undici anni dopo il primo Splatoon, l’inchiostro cambia destinazione. Splatoon Raiders, uscito il 23 luglio 2026 in esclusiva su Nintendo Switch 2, è il primo spin-off della serie e mette da parte le sfide competitive online per una campagna pensata soprattutto per il gioco in solitaria. Il videogiocatore veste i panni di un Meccanico che esplora le remote isole Spirhalite, affiancato dal trio musicale introdotto in Splatoon 3.

L’inchiostro resta tanto munizione quanto mezzo di locomozione, ma attorno al nucleo storico Nintendo EPD costruisce un impianto da looter shooter: armi, gadget legati a tre tipi di serbatoio (mobilità, aggressione, strategia) e una progressione da gioco di ruolo che spinge a rigiocare ogni area. Chi ha già frequentato i cooperativi moderni troverà poche sorprese strutturali, ma resta uno spin-off rifinito e la prova che la formula di Splatoon funziona anche lontano dalle arene.

14. Metroid Prime 4: Beyond (Nintendo Switch 2 Edition)

Metroid Prime 4 Beyond, Samus Aran in armatura

Diciotto anni di attesa. Metroid Prime 4 è arrivato, ed è arrivato bene. Samus torna in prima persona in un titolo che ha tutte le caratteristiche del genere che ha contribuito a definire: un mondo alieno da esplorare, potenziamenti progressivi, atmosfera densa. L’edizione Switch 2 è quella ottimale, con risoluzione e frame rate adeguati a un’esperienza che su prima Switch risultava già solida ma non al massimo delle proprie possibilità.

Beyond sarà apprezzato dagli appassionati della serie ed è al tempo stesso un ottimo punto d’ingresso per chi non ha mai esplorato la galassia di Metroid.

13. Super Mario Bros. Wonder (Nintendo Switch 2 Edition + Tutti al Parco Bellabel)

Super Mario Bros. Wonder, Mario trasformato dal Fiore Meraviglia

Super Mario Bros. Wonder è stato, nel 2023, la dimostrazione che il platform bidimensionale di Nintendo non aveva esaurito le idee. I Fiori Meraviglia trasformano ogni livello in qualcosa di radicalmente diverso da sé stesso, rendendo ogni stage una sorpresa. L’edizione per Nintendo Switch 2 include il contenuto aggiuntivo Tutti al Parco Bellabel, che espande l’esperienza con nuovi livelli e modalità cooperative.

Per chi cerca un titolo da condividere, è tra le scelte più immediate: accessibile per i neofiti, mai banale per i veterani.

12. Hyrule Warriors: L’era dell’esilio

Hyrule Warriors L'era dell'esilio, battaglia campale con centinaia di nemici

Non è uno Zelda nel senso canonico, ma L’era dell’esilio è qualcosa di più di un semplice musou. Il gioco (uscito il 6 novembre 2025 in esclusiva su Nintendo Switch 2) riempie uno dei vuoti narrativi più sentiti dai fan della serie, raccontando la guerra contro Ganondorf che in Tears of the Kingdom si intravedeva soltanto nei ricordi di Zelda, attraverso figure fino a quel momento mai approfondite.

Il gameplay da musou (centinaia di nemici sullo schermo, combo spettacolari, obiettivi multipli simultanei) beneficia in modo diretto della potenza di Nintendo Switch 2: il confronto con il primo Hyrule Warriors o con L’era della calamità su prima Switch è immediato, tanto in fluidità quanto in densità degli scenari.

11. The Legend of Zelda: Tears of the Kingdom (Nintendo Switch 2 Edition)

The Legend of Zelda Tears of the Kingdom, Link in caduta libera sopra Hyrule

Tears of the Kingdom ha voluto dimostrare che Hyrule poteva essere esplorata in verticale, non solo in orizzontale. Le costruzioni, il Potere dell’Ascesa, i meccanismi profondi del game design hanno reso questo capitolo un’opera capace di stare al fianco di Breath of the Wild senza limitarsi a imitarlo.

La Nintendo Switch 2 Edition porta risoluzione fino a 4K, frame rate a 60 fps, HDR e l’app Zelda Notes. Per chi lo ha già completato sulla prima Switch, non è un motivo sufficiente per ricominciare da capo. Per chi non lo ha mai toccato, è il punto di partenza ideale.

10. Cyberpunk 2077: Ultimate Edition

Cyberpunk 2077 Ultimate Edition su Nintendo Switch 2, copertina

La parabola di Cyberpunk 2077 ha qualcosa di cinematografico: lancio caotico nel 2020, poi una redenzione progressiva che ha trasformato il titolo in uno dei giochi di ruolo più completi della generazione. L’Ultimate Edition porta su Nintendo Switch 2 non solo il gioco base nella sua forma definitiva, ma anche l’espansione Phantom Liberty, che da sola vale il prezzo del biglietto.

Night City in formato portatile era tecnicamente impensabile fino a pochi anni fa. Il risultato su Nintendo Switch 2 non è perfetto, ma vedere la metropoli di CD Projekt RED girare su una console ibrida resta un piccolo prodigio tecnico.

9. Final Fantasy VII Remake Intergrade e Final Fantasy VII Rebirth

Final Fantasy VII Remake, Cloud Strife con la Buster Sword

L’epopea di Cloud Strife e dell’Avalanche ha trovato casa su Nintendo dopo anni di esclusività PlayStation, e lo ha fatto a tempo di record. Intergrade, arrivato il 22 gennaio 2026, include tanto il Remake originale quanto il capitolo dedicato a Yuffie. Meno di cinque mesi dopo, il 3 giugno, è toccato a Final Fantasy VII Rebirth: Midgar si apre su un intero pianeta, tra regioni esplorabili e minigiochi che da soli varrebbero un titolo a parte.

Il sistema di combattimento, che fonde azione in tempo reale e pause strategiche, rimane tra i più riusciti del genere. Il rovescio della medaglia è tecnico: Rebirth, nato per PlayStation 5, paga la conversione con immagine morbida, pop-in e qualche calo di frame rate. Nulla che intacchi la sostanza, come già raccontato nella recensione di Final Fantasy VII Rebirth, mentre il resto del genere è raccolto nella classifica dei migliori JRPG su Nintendo Switch 2.

8. Elden Ring: Tarnished Edition

Elden Ring Tarnished Edition, il Senzaluce davanti all'Albero Madre

Elden Ring è l’opera che ha portato FromSoftware al grande pubblico. La Tarnished Edition, uscita il 28 agosto 2026, raccoglie il gioco base e l’espansione Shadow of the Erdtree in un’unica edizione per Nintendo Switch 2, arricchita da due nuove classi iniziali e da opzioni di personalizzazione per Torrente. Un capolavoro della generazione, finalmente su una piattaforma Nintendo.

Portare l’Interregno su una console portatile è un fatto tecnico rilevante, con un prezzo preciso: il frame rate è bloccato a 30 fps, e contro i boss più rapidi richiede di anticipare schivate e attacchi. Per chi lo ha già vissuto altrove è un compromesso evidente. Per chi non l’ha mai affrontato, resta il modo più comodo per farlo.

7. Mario Kart World

Mario Kart World, gara su strada aperta con i kart di Mario e Peach

Sedici piste non sono più sufficienti. Mario Kart World introduce un open world percorribile in gara, connettendo i circuiti in un unico territorio esplorabile: un salto concettuale che nessun capitolo precedente aveva osato. La modalità Free Roam permette di esplorare liberamente vaste mappe tra una gara e l’altra, mentre il multiplayer supporta fino a 24 giocatori in contemporanea, un record per il franchise.

Il pubblico ha risposto di conseguenza: 15,39 milioni di copie al 30 giugno 2026, più del triplo di Donkey Kong Bananza. È il titolo che, più di ogni altro in lista, sfrutta le capacità di Nintendo Switch 2 per proporre qualcosa di strutturalmente impossibile sulla prima Switch: non per limiti di fantasia, ma di pura potenza di calcolo.

6. Yoshi and the Mysterious Book

Yoshi and the Mysterious Book, Yoshi tra le pagine animate del libro

Un’enciclopedia parlante che cade dal cielo sull’isola degli Yoshi: è da qui che prende il via l’avventura sviluppata da Good-Feel e uscita il 21 maggio 2026 in esclusiva su Nintendo Switch 2. Il concept è tanto semplice quanto fertile: ogni livello è un capitolo del libro Enzo, popolato da creature con attributi unici.

Il videogiocatore esplora l’habitat, interagisce con le creature nei modi tipici di Yoshi e, tra un calpestio e una leccata, ne scopre man mano le proprietà. Non c’è un game over: cadere in un abisso riporta semplicemente in posizione sicura, e i nemici tradizionali lasciano il posto a creature bizzarre da studiare più che da combattere.

L’estetica è tra le più ambiziose della serie: gli ambienti interni al libro adottano uno stile stop-motion a frame rate volutamente ridotto, che dà alle creature un movimento scattoso e artigianale in netto contrasto con la fluidità del mondo esterno. Un titolo rilassato, fatto per chi abbraccia la filosofia della scoperta.

5. Resident Evil Requiem

Resident Evil Requiem, copertina del nuovo capitolo della saga Capcom

Capcom ha costruito il suo revival su due pilastri: terrore e azione. Resident Evil Requiem arriva su Nintendo Switch 2 con un obiettivo dichiarato: dimostrare che la nuova console è una destinazione credibile anche per le produzioni third-party più ambiziose. I due pilastri hanno due volti: le sezioni di Grace, pensate per la prima persona, puntano sulla tensione, quelle di Leon, in terza persona, sull’azione (e la visuale resta comunque libera di essere cambiata).

Uscito il 27 febbraio 2026 in contemporanea con le altre piattaforme, Requiem scende a compromessi misurati: riflessioni in screen space al posto del ray tracing, texture ridimensionate e un frame rate più ballerino nelle missioni di Leon. Un nuovo capitolo principale della saga al day one su console Nintendo è comunque un segnale che ai tempi della prima Switch pochi avrebbero pronosticato. Requiem è non solo un survival horror riuscito: è anche la prova che Nintendo Switch 2 può reggere il confronto con le altre piattaforme.

4. Pokémon Pokopia

Pokémon Pokopia, la città costruita insieme ai Pokémon

Un concept inedito per la serie: Pokopia costruisce una città insieme al videogiocatore, integrando cattura, allenamento e gestione urbana in un sistema che si alimenta da solo. Uscito il 5 marzo 2026 in esclusiva su Nintendo Switch 2 e sviluppato da Game Freak con Omega Force, è il passo più coraggioso compiuto dalla serie dai tempi della prima generazione.

Non è un titolo per soli appassionati: ridisegna cosa può essere Pokémon, allargando il pubblico senza tradire i veterani. I numeri lo confermano: 5 milioni di copie ad agosto 2026, più di quanto Donkey Kong Bananza abbia venduto in quasi un anno, con l’espansione Bubbly Basin a prolungarne la vita. Per una parte consistente di critica e pubblico è il miglior titolo della libreria Switch 2.

3. The Legend of Zelda: Breath of the Wild (Nintendo Switch 2 Edition)

The Legend of Zelda Breath of the Wild, Link sull'Altopiano delle Origini

Breath of the Wild ha cambiato la storia dei giochi open world nel 2017. Quasi un decennio dopo, arriva su Nintendo Switch 2 con un upgrade che non si limita alla risoluzione: frame rate stabile a 60 fps e tempi di caricamento ridotti. Per chi non lo ha mai vissuto, è il momento giusto. Per i veterani, è l’occasione di ritrovare Hyrule nella sua forma più nitida.

L’opera di Nintendo EPD rimane uno degli standard di riferimento per il game design emergente: ogni meccanica ne alimenta un’altra, ogni angolo del mondo merita esplorazione. In questa edizione potenziata, l’esperienza è finalmente all’altezza della visione originale.

2. Fire Emblem: Fortune’s Weave

Fire Emblem Fortune's Weave, i quattro protagonisti Dietrich, Theodora, Cai e Leda

Due settimane sugli scaffali e già un posto sul podio, sopra Breath of the Wild: un capolavoro del 2017 in versione potenziata cede il passo all’esclusiva inedita più ambiziosa uscita finora su Switch 2. Fire Emblem: Fortune’s Weave, arrivato il 17 settembre 2026, è il primo capitolo della serie di Intelligent Systems pensato per la nuova console, e non si accontenta di rifinire la formula: la moltiplica per quattro.

Dietrich, Theodora, Cai e Leda hanno ciascuno la propria storia, liberamente alternabile, ma i quattro percorsi si intrecciano in un’unica grande trama. Sul campo di battaglia, il titolo unisce la profondità gestionale di Three Houses alla raffinatezza tattica di Engage. L’unica riserva è il ritmo, lento in apertura, ma per chi ama la strategia a turni è il motivo per comprare la console.

1. Donkey Kong Bananza

Donkey Kong Bananza, Donkey Kong e Pauline nel sottosuolo distruttibile

La sorpresa che nessuno si aspettava. Donkey Kong Bananza, uscito il 17 luglio 2025, è il primo grande platform 3D pensato esclusivamente per Nintendo Switch 2, e mostra fin da subito di cosa è capace la nuova piattaforma: ambienti enormi, completamente distruttibili, in cui ogni roccia, ogni parete, ogni struttura può essere frantumata a mani nude.

Non è un dettaglio estetico: è il cuore del game design. La fisica della distruzione ridefinisce come ci si muove all’interno del gioco, trasformando ogni area in un problema da risolvere in prima persona. Bananza, forte di 4,78 milioni di copie al 30 giugno 2026, riporta il gorilla più famoso di Nintendo al centro della scena con un’opera che guarda alla profondità di Super Mario Odyssey senza mai smettere di avere una sua identità fortissima. Nemmeno l’arrivo di Fortune’s Weave scalfisce il primo posto.

Il verdetto: sedici mesi e una libreria che ha già un’identità

A sedici mesi dal lancio, Nintendo Switch 2 non vive più di sole riedizioni. Le esclusive dell’estate e dell’autunno 2026 hanno dato alla libreria una spina dorsale first party, mentre Capcom e Square Enix hanno trasformato la console in un approdo naturale per i grandi titoli multipiattaforma.

Ventitré titoli, tra esclusive, conversioni e upgrade, che coprono generi, stili e pubblici diversi. Il giudizio è netto: con Donkey Kong Bananza e Fire Emblem: Fortune’s Weave in vetta, Nintendo Switch 2 possiede già due ragioni d’acquisto che nessun’altra piattaforma può offrire.

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Dal Play 2026: i giochi da tavolo ispirati ai videogiochi da provare

C’è un momento, al Play 2026 di Bologna, in cui ci si rende conto che qualcosa è cambiato per sempre nel rapporto tra il videogioco e il tavolo. Non è quando si vede una scatola con sopra stampato un titolo noto, quello succede da anni, con risultati alterni. È quando la mole di opere ispirate ai videogiochi è importante e il risultato finale è di alto valore, sia quando parliamo di videogiochi di nicchia che quando proviamo titoli estremamente mainstream.

Al Play 2026, la diciassettesima edizione del festival andata in onda dal 22 al 24 maggio a BolognaFiere, quel momento si è ripetuto più volte. Il trend dei board game ispirati ai videogiochi non è nuovo, ma quest’anno ha raggiunto una maturità diversa: non più semplici operazioni di licenza, ma tentativi seri di tradurre il DNA di un medium in un altro. Con risultati che, in più di un caso, sorprendono.

Ecco cosa abbiamo visto e provato.

Assassin’s Creed: il Gioco di Ruolo, quando la licenza ha un’anima

Il destino di Ubisoft è noto: una software house che fa fatica a stare al passo con i tempi, con cancellazioni e rinvii che si moltiplicano. Eppure le sue proprietà intellettuali continuano ad affascinare, e Assassin’s Creed lo dimostra meglio di qualunque altra. Il gioco di ruolo da tavolo firmato da Need Games, sviluppato originariamente da CMON e creato dagli italiani Francesco Nepitello, Massimiliano Castellani e Andrea Macchi, è forse l’esempio più riuscito di ciò che si può fare quando si prende una licenza sul serio.

Non si interpreta Ezio. Non si interpreta Altair. Si veste i panni di un Discendente: un personaggio inedito, imparentato con figure del passato chiamate Testimoni, che hanno vissuto eventi storici importanti nella lotta tra Assassini e Templari. La scelta è vincente, e non scontata. Permette di viaggiare avanti e indietro nel tempo senza essere vincolati alla narrativa dei capitoli videoludici, costruendo storie su più piani temporali in piena libertà.

Il sistema di gioco, chiamato Match System, funziona: sei dadi a sei facce, simboli da confrontare con il valore di Approccio del personaggio, quattro categorie di situazioni (dinamiche, furtive, astuzia, sociali). È rapido, fresco, lontano dall’onnipresente D20. Non è un sistema privo di complessità, ma quella complessità serve il racconto invece di soffocarlo.

Quello che colpisce di più, però, è la struttura narrativa. Le sessioni sono organizzate in Sequenze e Scene, quasi come gli episodi di una serie televisiva, il che obbliga il gruppo a lavorare insieme verso un obiettivo narrativo preciso. Si perde la deriva goliardica tipica di certi tavoli da Dungeons & Dragons. Si guadagna qualcosa di più raro: la sensazione di star costruendo davvero una storia coerente con l’universo da cui si viene.

Apex Legends: Il Gioco da Tavolo – l’impresa impossibile, riuscita a metà

Apex-Legends-Gioco-Tavolo

Trasformare un battle royale in prima persona in un gioco da tavolo è un’operazione che sulla carta non dovrebbe funzionare. Apex Legends: Il Gioco da Tavolo, prodotto da Glass Cannon Unplugged, ci riesce in modo parziale e onesto: sa benissimo cosa è e a chi si rivolge, senza fingere di essere qualcosa di diverso.

Il formato base è 2v2 o 3v3, un giocatore per personaggio. Bangalore, Mirage, Bloodhound, le Leggende sono tutte presenti, tradotte in termini di abilità asimmetriche che funzionano sul tavolo tanto quanto funzionano nello sparatutto originale. La verticalità è meccanicamente presente: edifici scalabili in cartoncino 3D, zipline operative, coperture dinamiche. Il tabellone è vivo.

Il punto di forza assoluto, e anche il principale ostacolo, è il sistema di fuoco. Invece di qualche dado e un po’ di aritmetica, Apex Legends usa un sideboard dedicato e un mazzo di carte per simulare rinculo, stabilità e cadenza di tiro. Ogni arma ha una rate of fire diversa, ogni colpo successivo accumula penalità progressive, i fucili a pompa e i cecchini gestiscono più carte per un singolo proiettile. Il risultato è un sistema di gunplay che nessun altro gioco da tavolo aveva mai tentato con questa precisione. È un’impresa di game design.

È anche, però, lento. Fino a quando non si interiorizzano le regole, e ci vogliono diverse partite, ogni scontro a fuoco diventa un calcolo. Il ritmo soffre. Ai neofiti del wargame da tavolo, un regolamento di quaranta pagine può risultare scoraggiante. Questo non è un titolo per tutti: è un titolo per il videogiocatore che frequenta già giochi come Kill Team o Star Wars: Shatterpoint, e che vuole trovare sul tavolo la stessa densità di scelte che conosce sullo schermo.

Per chi rientra in quel profilo: difficilmente troverà qualcosa di paragonabile sul mercato.

Riftbound, il TCG di League of Legends che ha convinto i veterani

Riftbound Origins Tabellone

Riot Games non è nuova alle incursioni nel cartaceo: Legends of Runeterra è lì a testimoniarlo. Con Riftbound, però, l’approccio è diverso: non si tratta di un’esperienza digitale tradotta in app, ma di un Trading Card Game fisico che ambisce a stare accanto a Magic: The Gathering e Pokémon con la schiena dritta.

Il debutto in Italia ha fatto discutere, soprattutto per la reperibilità: preordini esauriti, bustine introvabili, tornei giocati con mazzi full-proxy. È un segnale di interesse reale, non di hype costruito. La domanda era genuina.

Le meccaniche giustificano quell’interesse. La condizione di vittoria non è l’eliminazione dell’avversario, ma il controllo dei Battlefield: si accumulano punti Conquista tenendo il campo fino al proprio turno successivo. La struttura ricorda una partita a League of Legends, dominare le zone è tutto, e questo porta a un ritmo di gioco strutturalmente diverso dai TCG tradizionali. Le situazioni di stallo prolungato che rovinano tante partite a Magic qui non esistono: ogni turno spinge verso l’interazione.

Riftbound Play 2026

Il sistema di risorse è altrettanto interessante. Le Rune si tappano come in Magic, ma si possono anche ciclare, cioè rimettere nel mazzo. Gestire male i colori può significare restare bloccati per più turni, incapaci di difendere o riconquistare un Battlefield. Il mana non è mai abbastanza, e questa scarsità è studiata.

Durante la nostra prova abbiamo trovato Riftbound estremamente bilanciato e altamente strategico. Forse anche troppo. Una demo può dare solo l’idea della profondità. Solo il tempo ci dirà se sarà un successo e se quel senso di difficoltà iniziale sarà un ostacolo o uno stimolo per i giocatori di League of Legends e non solo.

S.T.A.L.K.E.R. The Board Game, la Zona sul tavolo

Non l’abbiamo provato direttamente: S.T.A.L.K.E.R. The Board Game era presente nella locandina d’ingresso del Play 2026, e per un videogiocatore appassionato alla saga il solo vederlo annunciato in fiera è già un motivo per tenerne traccia.

C’è un passaggio nei romanzi di Strugatsky che ha cambiato la storia del genere: la Zona non è un luogo ostile perché qualcuno l’ha resa tale. È ostile per indifferenza. Gli alieni erano passati, avevano lasciato i loro rifiuti, e se n’erano andati. Nel 2007 GSC Game World aveva preso quell’idea e le aveva dato un corpo videoludico, viscerale e radioattivo. Nel 2025 Awaken Realms, localizzato in Italia da Pendragon, l’ha portata sul tavolo.

S.T.A.L.K.E.R. The Board Game è un cooperativo da uno a quattro giocatori. L’autore principale Paweł Samborski l’ha definito uno “zone crawler”: non un dungeon crawler tradizionale, non un survival game nel senso stretto. Non si gestisce il cibo, non si costruiscono rifugi. La precarietà che restituisce è tattica e situazionale: riguarda le informazioni da raccogliere, le risorse da recuperare, le anomalie da attraversare senza morire. Il combat system concentra la casualità sul lato del giocatore, mentre molti nemici operano con valori relativamente deterministici: il rischio diventa calcolabile, lo stealth non è memorizzare percorsi perfetti ma impedire che la situazione degeneri.

Vale la pena tenerlo d’occhio: per tutto il resto, ci torneremo con una prova dedicata.

Extra: due classici che sfruttano grandi IP

Non tutti i giochi da tavolo ispirati ai videogiochi nascono come progetti dal basso. Alcuni prendono meccaniche già rodate e le rivestono con IP iconiche, con risultati che vanno dal puro esercizio commerciale a qualcosa di sorprendentemente riuscito. Al Play 2026 ne abbiamo visti due che vale la pena citare.

Jungle Speed Donkey Kong: il reskin che non è solo un reskin

Jungle Speed è un classico dei party game: carte, simboli, un totem da afferrare più velocemente dell’avversario quando i disegni coincidono. Lo sanno fare tutti, lo si impara in tre minuti, funziona dai sei anni in su. Asmodee ha preso questa formula e l’ha calata nell’universo di Donkey Kong, e il risultato è meno banale di quanto sembri.

Il cuore del gioco è quello del Jungle Speed originale: a turno si rivela la prima carta del proprio mazzo, e quando due giocatori mostrano lo stesso simbolo scatta il duello. Il plot twist lo introduce il Barile DK, che rimpiazza il classico totem di legno e diventa il fulcro di una meccanica alternata. Quando il totem è posizionato sul coperchio del barile, chi afferra per primo vince il duello nel modo tradizionale; quando invece è sul tavolo, la sfida cambia: i giocatori devono prendere una delle piccole banane sparse intorno e infilarla nella fessura del barile prima dell’avversario. La partita termina quando qualcuno esaurisce tutte le proprie carte, oppure quando tutte le banane sono state inserite nel barile. Nel secondo caso si conta chi ne ha meno in mano.

Il meccanismo è semplice, ma questo doppio registro cambia il ritmo della sessione in modo apprezzabile. Non si tratta solo di riflessi visivi: il gesto fisico di afferrare la banana e inserirla richiede una coordinazione diversa rispetto all’afferrare il totem, e questo crea errori divertenti, soprattutto con sei o sette giocatori attorno al tavolo. Le carte riprendono lo stile grafico della saga Nintendo, Diddy Kong, Rambi il rinoceronte, i Kremlings, e contribuiscono all’atmosfera senza appesantire le regole.

Jungle Speed Donkey Kong scala da due a otto giocatori, ma la vera energia emerge da cinque in su. È un filler pensato per chi già conosce Jungle Speed e vuole una variante con qualcosa in più, tanto quanto per chi viene dalla saga Nintendo e non ha mai avuto un pretesto per sedersi a un tavolo da gioco.

Unmatched: The Witcher: quando il sistema incontra il Continente

Unmatched è uno di quei sistemi che vive o muore sulla qualità delle licenze che sceglie. La meccanica di base, tre azioni possibili, combattimento a carte coperte, movimento punto-a-punto su tabelloni asimmetrici, è collaudata e solida, ma è la caratterizzazione dei personaggi che determina se una scatola vale davvero la pena. Restoration Games e CD Projekt Red hanno collaborato per portare sette eroi del Continente nell’arena di Unmatched, distribuiti in due scatole: Realms Fall, che abbiamo provato, e Steel and Silver.

Realms Fall porta Yennefer, Triss e Philippa da un lato, Eredin e i Cavalieri della Caccia Selvaggia dall’altro. La scatola introduce una nuova meccanica di mappa che modifica dinamicamente alcune caselle nel corso della partita, un’aggiunta che si sente: l’ambiente non è più un semplice teatro dello scontro ma una variabile attiva da tenere in conto turno per turno. I personaggi sono costruiti con la cura che il sistema Unmatched riserva alle sue licenze migliori: Yennefer, Philippa Eilhart e il Comandante dei Cavalieri Rossi. Chi ha completato The Witcher 3 riconosce immediatamente lo stile di ciascun combattente. Chi non lo conosce lo scopre comunque un personaggio interessante da manovrare.

Il punto di forza della coppia di scatole è lo stesso che ha sempre caratterizzato Unmatched al suo meglio: ogni personaggio sembra estratto direttamente dalla propria storia e tradotto in termini ludici, non solo esteticamente rieseguito con miniature a tema. La fedeltà alla versione videoludica di CD Projekt Red, cui si deve la supervisione dei personaggi, si percepisce nella coerenza tra le abilità meccaniche e le aspettative del videogiocatore.

Cosa ci dice tutto questo

Il Play 2026 ha confermato una tendenza che si intuiva già da qualche anno: il board game ispirato al videogioco ha smesso di essere una categoria di serie B. Non tutti i titoli riescono, per ogni S.T.A.L.K.E.R. c’è un adattamento tiepido che non convince nessuno, ma i casi virtuosi hanno raggiunto una qualità difficilmente contestabile.

Il motivo è semplice: i designer non partono più dalla licenza, partono dal DNA del videogioco. Cosa lo rende unico? Cosa lo distingue da ogni altro titolo? E come si traduce quella specificità in meccaniche che funzionino senza uno schermo?

Quando quella domanda trova una risposta seria, come accade con il sistema di fuoco di Apex Legends, con la struttura narrativa di Assassin’s Creed, con le anomalie di S.T.A.L.K.E.R., il risultato è qualcosa che il videogiocatore riconosce immediatamente. Non come una copia. Come qualcosa che appartiene allo stesso universo.

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Donkey Kong Country Returns HD: in arrivo un update gratuito

Nintendo ha rilasciato da poco un importante update gratuito per Donkey Kong Country Returns HD. Questo aggiornamento introduce nuovi contenuti e porta vari miglioramenti tecnici per la versione Nintendo Switch 2 del gioco, che raggiunge la versione 1.1.0.

L’ aggiornamento introduce anzitutto Dixie Kong, che si aggiunge ai personaggi selezionabili. Vengono anche aggiunte alcune nuove modalità, come la modalità Turbo Attack, che permette di alterare la velocità di gioco. Inoltre la giocabilità viene ritoccata, correggendo alcune sbavature, soprattutto per quanto riguarda il multiplayer.

Dal punto di vista tecnico, ora il gioco viene pienamente adeguato alle caratteristiche di Nintendo Switch 2, presentando un comparto tecnico aggiornato e notevolmente migliorato. Nello specifico, viene aumentata la risoluzione del gioco, sono ridotti i tempi di caricamento e viene introdotto il supporto per il GameShare, cioè la condivisione attraverso due console collegate in locale.

Davvero un update ricco e ben strutturato, dunque, che farà la felicità di tutti i fan del gioco. Anche la scelta di rilasciare l’update in forma gratuita merita certamente un plauso. Speriamo che Nintendo applichi questa strategia in modo sempre più frequente.

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Donkey Kong Bananza – Recensione

Donkey Kong non è solo un personaggio, è un’icona che ha attraversato decenni, generazioni e console, portando con sé un pezzo importante della storia dei videogiochi. Nato nel 1981 come antagonista di Mario (ancora “Jumpman” all’epoca), questo gorilla gigantesco ha fatto il suo debutto in un arcade leggendario che ha rivoluzionato il mondo videoludico.

Col tempo, Donkey è passato da “villain ad eroe”, protagonista di una serie di giochi che combinano platform, ritmo e tantissima… banana-energia (andate a leggere anche il nostro articolo su tutti giochi della saga di Donkey Kong). Con titoli come Donkey Kong Country, Jungle Beat e altri ancora, il personaggio si è evoluto, mantenendo però quel mix inconfondibile di forza bruta e simpatia animalesca.

Oggi, ogni nuovo capitolo della saga è atteso con entusiasmo da fan nostalgici e nuove leve, ansiosi di rituffarsi nella giungla di salti, barili e ritmi tribali. Donkey Kong Bananza si inserisce proprio in questo solco: un’avventura che richiama la tradizione, ma che potrebbe anche sorprenderci.

Trame giunglesche

In Donkey Kong Bananza, la giungla è in subbuglio: un misterioso gruppo di scimmie rivali, guidate da un enigmatico Kong mascherato, ha rubato la mitica Scorta Dorata di Banane, fonte di energia e armonia per l’isola. Donkey Kong, infuriato e deciso a ristabilire l’equilibrio, parte per un viaggio che lo porterà oltre la sua terra natale, affrontando nemici, ambienti ostili e… qualche vecchia conoscenza.

La narrazione si sviluppa in modo semplice ma efficace, con cutscene brevi e dialoghi umoristici che accompagnano la progressione. Non c’è bisogno di una storia profonda: la trama fa da sfondo all’azione, mantenendo quel tono scanzonato e ritmato che è marchio di fabbrica della saga.

Gameplay distruttivo

La centralità del gameplay si basa sulla distruzione totale (o quasi) degli ambienti di gioco. Il gioco nasce proprio così nella testa degli sviluppatori e la resa finale è, secondo me, veramente lodevole. Distruggere tutto dà un senso di appagamento al tatto, agli occhi ed alle orecchie indescrivibile. Bisogna solo provarlo per rendersene conto. Un grande plauso va agli sviluppatori che hanno integrato appunto alla perfezione responsi tattili sui joycon, responsi visivi e uditivi, rompere i diversi materiali di cui sono costituiti i vari livelli del gioco è sempre diverso in base al materiale distrutto (tecnica foley).

Ogni livello è composto da elementi voxel con proprietà fisiche diverse rocce, sabbia, terra rossa come abbiamo accennato che reagiscono realisticamente alla forza di Donkey Kong. Non solo si possono distruggere i percorsi per accedere a nuove aree, ma si possono generare vere e proprie reazioni a catena che diventano parte integrante della strategia.

La libertà è totale: vuoi sbriciolare il terreno sotto i nemici per farli precipitare o sollevare una roccia per usarla come ariete? Puoi farlo tranquillamente. Il gioco ti incoraggia a pensare come Kong: istintivo, creativo e sempre in movimento.

La tecnologia dietro la distruzione

Grazie alla tecnologia voxel implementata per la prima volta in un gioco Nintendo, ogni singolo pezzo dell’ambiente è simulato fisicamente. I voxel non sono soltanto decorativi: pesano, si incastrano, si rompono e reagiscono alla gravità e agli urti. Questa fisica “granulare” crea una dinamica quasi sandbox, pur mantenendo la precisione tipica dei platform Nintendo.

Il passaggio allo sviluppo su Switch 2 ha rappresentato un cambio di marcia. Il nuovo hardware consente una gestione fluida di milioni di voxel per livello, con effetti particellari, illuminazione dinamica e tempi di caricamento quasi nulli. A dir il vero, il framerate cala in alcune situazioni con i boss. Niente di trascendentale, un leggero fastidio e niente di più.

Curiosità di design

Il concept originale nasce dopo Super Mario Odyssey, da un esperimento interno Nintendo che voleva provare un Goomba con braccia giganti. Da lì è emersa l’idea di utilizzare la distruttibilità ambientale come linguaggio interattivo, e Donkey Kong è risultato il personaggio ideale per incarnarlo.

Il level design premia la sperimentazione: spesso non esiste una “soluzione giusta”, ma molte valide. Il gioco insegna a pensare con le mani, a modellare il mondo con la forza bruta e la curiosità.

Pauline & others

L’implementazione di Pauline, personaggio che abbiamo già conosciuto in veste di sindaco di New Donk City in Super Mario Odissey, ha un suo che di romantico e tenero. Provate a stare fermi con il joypad e vedrete come reagiscono i due personaggi.

Ma ovviamente le particolarità non si limitano a quello. Pauline, come DK e come anche i cattivoni della Void Company, vuole raggiungere il nucleo del pianeta per poter ritornare in superficie, sceglie di accompagnare DK per tenerezza e fiducia reciproca. Grazie a Pauline o meglio alla sua soave voce, DK potrà effettuare delle trasformazioni (gorillone, struzzo, zebra…) che sono un altro punto nodale del gameplay del gioco poiché consentono a DK di acquisire ed utilizzare nuove abilità necessarie per effettuare azioni normalmente impossibili, nonché una super forza.

La medaglia ovviamente ha due facce e dobbiamo sottolineare che la trasformazione è a tempo, ma può essere ricaricata acquisendo oro, fortunatamente presente in abbondanza negli scenari. Abbiamo già nominato Super Mario Odissey in questo articolo. Dobbiamo farlo per la terza volta, poiché anche con Mario erano possibili delle trasformazioni del personaggio, ma queste avvenivano in momenti specifici. Con DK invece potrete trasformarvi ogni qualvolta lo vorrete, a patto che abbiate sbloccato la trasformazione e che abbiate abbastanza oro, un punto di svolta che incide decisamente sul gameplay.

Grafica e sonoro ritmati

Come ogni DK che si rispetti, la musica ma anche la grafica danno a tutto il gioco quel senso di ritmo della giungla caratteristici della serie e che, diciamo la verità, di cui non potremmo farne a meno. Il sonoro raggiunge poi l’apice con le canzoni delle trasformazioni e la voce di Pauline, per quanto riguarda il comparto grafico, il framerate regge, regge benissimo (tranne in alcuni sporadici casi come accennato).

Le animazioni dei personaggi sono sublimi, Donkey Kong ha una varietà infinita di espressioni, il suo pelo si muove coordinato ai movimenti, l’acqua presente negli scenari è la migliore acqua mai vista su Switch. E poi niente, niente fa notare il salto generazionale tra Switch 1 e Switch 2 come la distruzione del paesaggio, che avviene in tempo reale, muovendo migliaia di elementi contemporaneamente.

Divertente?

La domanda nasce spontanea… ma non sarà noioso spaccare tutto? Dall’inizio alla fine del gioco? La risposta è ni. Nintendo è stata maestra nell’inserire un elemento di variazione proprio quando pensavate che il gioco si stesse facendo noioso. Questo elemento può essere unlivello bonus, un livello bonus in 2D che riprende i classici DK, una missione particolare in cui invece di distruggere dovrete costruire. Insomma, la carne sul fuoco è tanta, e tutta di ottima qualità: stiamo parlando di uno dei migliori giochi per Nintendo Switch 2.

Donkey Kong è, secondo noi, il platform 3D, definitivo. Rompe (e qui il termine è d’uopo) con tutto di quello già visto, portando il livello di gioco su uno scalino superiore. Questo è ciò che vogliamo da Nintendo, molti, al lancio della Switch 2, si sono lamentati dell’hardware, ma la differenza Nintendo, l’ha sempre fatta coi giochi, e se questo è l’inizio non ci sarà altro che da divertirsi. Vario, colorato, tecnicamente quasi perfetto Donkey Kong Bananza tiene incollato il giocatore, diverte ed impegna maledettamente…cosa volere di più? Nel panorama attuale platform 3D così completi pochi se ne vedono, escludendo il pregevolissimo Astrobot su Playstation. Consigliato a grandi, piccini, mamme, papà, zii e nonni, indistintamente, forse, la vera killer app di Switch 2.

Dettagli e Modus Operandi
  • Piattaforme: Nintendo Switch 2
  • Data uscita: 17 luglio 2025
  • Prezzo: 69,99 versione digitale – 79,99 versione fisica

Ho giocato Donkey Kong Bananza al day one su Nintendo Switch 2

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Donkey Kong Bananza è ora disponibile: voti altissimi della critica specializzata

Esce oggi Donkey Kong Bananza, il primo gioco in esclusiva per Nintendo Switch 2. Il videogioco del simpatico gorilla è stato presentato dalla casa nipponica poco alla volta per poi esplodere in tutti i suoi colori e varietà a poche settimane dall’uscita.

Chi, come noi, ha avuto modo di provare Donkey Kong Bananza durante gli eventi dedicati, ha potuto godere solo di una parte del gioco. Il nuovo DK, sviluppato da Nintendo EPD (Super Mario Odyssey), è nato per essere una killer app. E i voti della stampa, fino a questo momento, lo sembrano confermare.

Nel momento in cui scriviamo, Donkey Kong Bananza ha uno score su Metacritic di 91/100 basato su 83 recensioni della stampa specializzata e il badge “Metascore Must Play”. Tra tutti spicca il voto di IGN che ha assegnato il perfect score, 100/100, mentre i nostri colleghi di Multiplayer.it hanno attributo un 9.5/10.

Tutte le altre testate più note come GameSpot si sono invece assestate su un 9/10 con qualche piccola eccezione a ribasso, che non scende mai sotto 80/100.

Possiamo quindi affermare che Donkey Kong Bananza sia un successo della critica e punta a trainare le vendite di Nintendo Switch 2, che vanno già a gonfie vele. E voi, giocherete DK Bananza?

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Donkey Kong Bananza: distruzione, trasformazioni e un mondo sotterraneo da esplorare

Nintendo ha pubblicato il trailer panoramico in italiano di Donkey Kong Bananza, mostrando otto minuti di gameplay ricchi di dettagli. Il video conferma la direzione creativa già emersa nei mesi scorsi: un platform 3D esplorativo, con un’enfasi marcata su distruzione, trasformazioni e libertà d’azione. Il gioco uscirà in esclusiva su Nintendo Switch 2 il 17 luglio 2025.

Il protagonista è ancora una volta Donkey Kong, accompagnato da Pauline, figura chiave nella storia del personaggio. Insieme, si ritrovano in un misterioso mondo sotterraneo, guidati dalla leggenda secondo cui chi raggiungerà il suo cuore potrà esprimere un desiderio.

Un sandbox verticale fatto di muscoli e trasformazioni

Le meccaniche si fondano su tre pilastri: esplorazione verticale, fisica distruttiva e trasformazioni dinamiche. I livelli sono ampi, stratificati, pieni di segreti e zone nascoste, spesso accessibili solo distruggendo elementi dello scenario. Grazie alla sua forza, DK può abbattere pareti, scavare gallerie e lanciare rocce contro i nemici, dando vita a un gameplay fisico e reattivo.

Accanto a lui, Pauline non è solo spalla narrativa. Il suo canto innesca trasformazioni temporanee che modificano radicalmente il gameplay. Tra le forme mostrate:

  • Bananza Kong, che amplifica la forza bruta;
  • Bananza Zebra, in grado di attraversare passaggi stretti ad alta velocità;
  • Bananza Struzzo, capace di volare sopra i nemici e attaccare dall’alto.

Il design porta la firma del team di Super Mario Odyssey, e si vede. Il gioco alterna sezioni puzzle, momenti platform e combattimenti contro creature giganti. La varietà è il punto forte, insieme all’estetica fluida e all’animazione dettagliata del nuovo DK, più espressivo che mai.

Nintendo punta sulla fisicità del gameplay e su una nuova alchimia tra i protagonisti, che dona ritmo e personalità all’avventura.

Siete pronti a vedere Donkey Kong in una versione più esplosiva e distruttiva? O preferivate il suo stile più classico e lineare?

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L’evoluzione di Donkey Kong: tutti i giochi della saga

Da poche settimane Nintendo Switch 2 ha fatto la sua comparsa nei negozi di tutto il mondo. Sebbene il parco titoli della nuova portatile Nintendo appaia ancora un po’ limitato, c’è un gioco che fin dai primi trailer è riuscito a lasciare il segno. Ci stiamo naturalmente riferendo a Donkey Kong Bananza, nuovissimo platform 3d dedicato al mitico gorillone.

Per ingannare l’attesa che ci separa dalla release del gioco (vedi qui per altre curiosità), ripercorriamo insieme la storia dei giochi dedicati a Donkey Kong. Sarà un viaggio davvero lungo, che partirà dagli albori della storia del videogioco per condurci fino ai giorni nostri. Afferriamo la prima liana a disposizione e lanciamoci, senza dimenticare la nostra scorta di banane!

Le origini di Donkey Kong

Donkey Kong

Come molti sapranno, il primo gioco dedicato a Donkey Kong apparve in versione arcade nel 1981. In questo semplice gioco action il nostro gorilla svolgeva il ruolo di antagonista, mentre il giocatore vestiva i panni di Mario, qui alla sua prima apparizione. Il gioco ottenne un ottimo successo e venne convertito per tutti i principali sistemi dell’epoca, oltre ad una successiva conversione per Game Boy.

L’anno successivo apparve Donkey Kong Jr., che proponeva un rovesciamento dei ruoli. Stavolta il giocatore impersonava Donkey Kong Junior e aveva il compito di liberare il padre, tenuto prigioniero proprio da Mario. Anche questo gioco ottenne un buon successo, grazie alla sua semplicità e alla qualità dei controlli.

Completa la trilogia Donkey Kong 3, uscito nel 1983. Si tratta, questa volta, di una sorta di sparatutto in cui il giocatore veste i panni del giardiniere Stanley. Compito del protagonista sarà abbattere gli insetti che Donkey Kong scatena incessantemente contro le sue piante scuotendo le liane. Pur restando un giochino divertente, Donkey Kong 3 non ottenne il successo dei suoi predecessori.

La consacrazione

Donkey Kong

Dopo un lungo periodo di assenza, in cui il nostro gorillone apparve solo come guest star (per esempio in super Mario Kart), nel 1994 giunse il momento della consacrazione definitiva del muscoloso scimmione. Quell’anno infatti uscì per il leggendario SNES Donkey Kong Country, platform in grafica pre-renderizzata frutto della collaborazione tra Nintendo e Rareware.

Country raccontava la lotta tra il nostro Donkey (che è in realtà Donkey Kong Jr, dato che il Donkey Kong originale è ora un simpatico vecchietto chiamato Cranky) e i malvagi Kremlings, colpevoli di aver trafugato la preziosa raccolta di banane del nostro eroe. Al fianco di Donkey troviamo per la prima volta il piccolo Diddy, il nipote nonché migliore amico del protagonista.

Il gioco ottenne un successo semplicemente strepitoso, divenendo il terzo gioco più venduto di sempre per Super Nintendo. Country proponeva un gameplay davvero solido, che univa un sistema di controllo divertente ed appagante ad un livello di difficoltà di tutto rispetto, che richiedeva ai giocatori grande costanza e pratica per riuscire a venire a capo dei livelli più complessi. Inoltre, ogni livello nascondeva diverse stanze bonus, che andavano sbloccate tutte per aver accesso al miglior finale del gioco. Era possibile passare in ogni momento da Donkey a Diddy, per sfruttare al meglio le capacità di entrambi in modo da superare i vari nemici ed ostacoli di ogni stage.

Il successo del gioco tuttavia fu dovuto soprattutto al suo aspetto grafico, che lo poneva molto al di sopra di qualunque altro gioco visto fino a quel momento su SNES e non sfigurava nemmeno se confrontato con le nuove console a 32 bit. In definitiva, Country fu un successo davvero epocale, e ciò spinse Nintendo a tentare di valorizzare al massimo questa IP.

Gli eredi della leggenda

L’anno successivo venne pubblicato, sempre su SNES, Donkey Kong Country 2: Diddy’s Kong Quest. In questo gioco Rare compì la scelta ardita di accantonare Donkey. Il ruolo di protagonista assoluto fu infatti assunto dal piccolo Diddy che, al fianco dell’amichetta Dixie, aveva proprio il compito di liberare Donkey, rapito dai kremlings.

Il gioco ripropone la formula del capitolo originale andando a potenziarne ogni aspetto. La grafica, benché molto simile a quella del predecessore, appariva ancora più pulita e spettacolare. Il gameplay dei livelli era ancora più vario e sfruttava ancor più che in precedenza la presenza degli animali da cavalcare, ognuno dotato di abilità uniche.

Tuttavia, il gioco non riuscì a ripetere la magia dell’originale, complice l’uscita, nello stesso anno, di Yoshi’s Island, che lo surclassava sotto molti aspetti. Inoltre DK Country 2 soffriva di un’eccessiva somiglianza col predecessore. Anche i due protagonisti erano davvero troppo simili tra loro e non seppero replicare il feeling dell’accoppiata Donkey-Diddy. Tuttavia, il gioco riuscì ad ottenere un ottimo successo di pubblico e critica.

Non c’è due senza tre

L’anno successivo fu la volta di Donkey Kong Country 3: Dixie Double Trouble. Seguendo la formula del suo predecessore, questa volta il ruolo di protagonista passò a Dixie, spalleggiata dall’enorme e bambinesco Kiddy Kong. Anche questo terzo episodio risultava davvero molto simile ai primi due capitoli, con la sola aggiunta di alcuni elementi tipici degli RPG, come oggetti da raccogliere e scambiare per avere accesso a nuove aree.

L’accoglienza al gioco stavolta fu mista. Se da un lato venne elogiato il motore grafico, che spingeva lo SNES al suo limite, venne criticata la mancanza di novità realmente impattanti sul gameplay. Anche le vendite non premiarono DK Country 3, anche a causa della presenza ormai consolidata delle console a 32 bit.

Avventure portatili

Il successo della saga DK Country spinse Nintendo a realizzare una serie di porting anche per la sua immortale portatile, ovvero il Game Boy. Nel 1995 apparve Donkey Kong Land, versione portatile del primo Donkey Kong Country. Pur presentando una grafica molto semplificata ed un design dei livelli ridotto, il gioco riuscì abbastanza bene a riproporre la giocabilità ed il feeling del gioco originale.

Donkey Kong Land ebbe due sequel, ispirati ovviamente agli altri episodi della saga su SNES. Pur senza far gridare al miracolo, tutti e tre i giochi riscossero un buon successo. Interessante il fatto che nel 2000 venne realizzato per Game Boy Color un ulteriore conversione del primo DK Country, quasi identica all’originale tranne che per la grafica, per forza di cose meno curata.

Balzo nella terza dimensione

Per il prossimo episodio della serie dobbiamo fare un balzo fino al 1999. Il Nintendo 64 era ormai a metà del suo ciclo vitale e le prime console a 128 bit inizavano ad affacciarsi sul mercato. Nintendo pensò bene di rispolverare uno dei suoi cavalli da battaglia per inserirlo, come era accaduto con Super Mario, in un nuovo contesto tridimensionale. Ecco dunque arrivare Donkey Kong 64.

Il gioco, pur non raggiungendo i livelli di magnificenza di Super Mario 64, era comunque un platform molto solido, vasto ed estremamente divertente. Il gioco riproponeva la sfida tra la famiglia Kong e i Kremlings. Oltre a Donkey, il giocatore poteva impersonare ben 4 nuovi personaggi, tra cui l’immancabile Diddy. Questo, unito alla vastità dei livelli e al gran numero di collezionabili, donava a Donkey Kong 64 una grande varietà e longevità.

Tanti esperimenti

Dopo Donkey Kong 64, il nostro amato gorillone visse un periodo molto particolare. Più che puntare su un nuovo episodio della saga principale, Nintendo preferì inserire Donkey Kong in un enorme numero di serie “alternative”.

Un esempio fu una serie di giochi di guida, inaugurata da Diddy Kong Racing del 1997 per Nintendo 64 e proseguita con Donkey Kong Jet Race per Wii e Diddy Kong Racing DS. Vennero poi realizzati anche dei particolari platform pensati per console portatili, come DK King of Swing e Donkey Kong Jungle Climber, sempre per Nintendo DS.

Nel 2004 fu inaugurata su GBA la serie Mario vs Donkey Kong, che vanta un enorme numero di episodi. Si tratta di una serie di giochi portatili a metà strada tra platform e rompicapo, il cui episodio più recente, Mini Mario & Friends: Amiibo Challenge è apparso nel 2016 su 3DS.

Ma l’esperimento più riuscito in assoluto fu probabilmente la serie Donkey Konga, iniziata nel 2003 su Nintendo Gamecube. Abbiamo stavolta a che fare con un rythm game davvero particolare, che necessita dell’uso dei DK bongos, speciali controller a forma di tamburo. Il gioco ebbe due sequel, oltre ad un enorme successo.

Proprio l’ottima accoglienza di Konga spinse Nintendo a realizzare un altro gioco molto interessante, ovvero Donkey Kong Jungle Beat. Questo titolo, uscito nel 2005 per Gamecube ed in seguito convertito anche per Wii, mischiava le meccaniche tipiche di un platform ad un sistema di controllo che utilizzava i DK bongos per controllare i movimenti delle nostre scimmie. Sebbene i controlli risultassero piuttosto limitati, la sua grande originalità permise a Jungle Beat di ottenere un buon successo di critica e pubblico.

Ritorno in pompa magna

Nel 2010, dopo una lunghissima attesa, la saga di Donkey Kong Country ebbe finalmente un nuovo episodio. In quell’anno uscì infatti per Nintendo Wii, sotto la produzione di Retro Studios, Donkey Kong Country Returns. Il gioco si presentava come un classico platform 2d, pur avendo una grafica interamente tridimensionale e alcune particolari meccaniche legate proprio alla terza dimensione.

Donkey e Diddy devono stavolta vedersela con la tribù dei Tiki Tak, misteriosi nemici dalle sembianze di strumenti musicali. Per giungere alla loro torre e al confronto col loro capo, le due scimmie devono attraversare otto ambientazioni diverse, ricche di livelli, segreti nascosti, nemici ed ostacoli di ogni genere.

Returns presenta un livello di difficoltà davvero alto e a tratti punitivo, soprattutto nei livelli con regole “speciali”, come ad esempio quelli alla guida di barili razzo oppure alcune sezioni in cui i Donkey e Diddy devono fuggire da orde di scarafaggi assassini.

La situazione è ancora peggiore nella modalità cooperativa dove, senza un’adeguata coordinazione, proseguire nel gioco è praticamente impossibile. Il gioco ricevette comunque un’ottima accoglienza e realizzò delle vendite di tutto rispetto, al punto da essere convertito anche per 3DS nel 2013. Nel 2024 è stata addirittura realizzata una versione HD del gioco per Switch.

Ghiaccio tropicale

Vista l’ottima accoglienza riservata a returns, retro Studios realizzò una nuova avventura, stavolta per Nintendo Wii U. Ecco dunque arrivare Donkey Kong Country: Tropical Freeze. Il gioco riproponeva in maniera quasi invariata la formula del titolo precedente, con un gioco bidimensionale realizzato in ambiente 3D. Stavolta però è tutta la famiglia Kong a venire coinvolta nella sfida alla minaccia dei Nevichinghi, bizzarri animali intenzionati a congelare l’intera isola dei Kong.

Il giocatore stavolta ha a disposizione 5 personaggi, ognuno con abilità peculiari, che possono essere scelti e scambiati in ogni momento. Questo dona al gameplay una varietà e (scusate la battuta) una freschezza molto maggiore rispetto al predecessore, rendendo l’avventura più scorrevole e divertente. Anche il livello di difficoltà, pur di ottimo livello, non raggiunge i livelli di frustrazione del titolo precedente, rendendo più scorrevole il gioco, soprattutto in modalità multigiocatore. Anche tropical Freeze godette di una conversione per Switch, realizzata nel 2018.

Ed eccoci ai giorni nostri e a Donkey Kong Banaza, in arrivo nei prossimi mesi per Nintendo Switch 2. I primi trailer hanno molto ben impressionato ed il gioco ha l’arduo compito di fungere da prima vera killer application per il nuovo sistema Nintendo. Sarà all’altezza del compito? Solo il tempo ce lo dirà. Tuttavia, noi fan di vecchia data del gorillone non possiamo che essere fiduciosi. Siamo anzi sicuri che il nostro mangia-banane riuscirà a stupirci di nuovo!

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Editoriali

Donkey Kong Bananza è un antistress digitale

Durante la Nintendo Switch 2 Experience, ho messo le mani – in anteprima – su uno dei giochi più chiacchierati e attesi di Switch 2. Dopo 30 minuti di prova, posso condividervi il mio affascinante viaggio in Donkey Kong Bananza. E vi spiegherò perché lo ritengo uno dei migliori antistress videoludici degli ultimi anni.

La demo di Donkey Kong Bananza inizia con un mini-livello, un vero e proprio tutorial. Nonostante questa prima area abbia lo scopo di insegnarmi i comandi fondamentali, si può già dire tanto sia sul gioco che sulla console. Questo primo stage è ambientato all’interno di una miniera, dove DK trova la Banana d’Oro, una sorta di gustosissimo artefatto. Questo significa che siamo all’interno di un luogo ricco di metalli, materiali luccicanti e, anche se meno scontato, un corso d’acqua. Questi sono i tre particolari che ho notato e che mi hanno fatto capire quanto potente sia Nintendo Switch 2 rispetto al suo predecessore e quanto valido sia il lavoro svolto su Donkey Kong Bananza.

Non scherzo quando vi dico che i riflessi dell’acqua ricordano videogiochi che hanno rivoluzionato questo tipo di asset, come Assassin’s Creed IV: Black Flag. Inoltre, la Banana d’Oro sembra in realtà di cristallo, perché brilla come un caleidoscopio coloratissimo. Il primo impatto è quindi grandioso. Sensazioni che vengono confermate anche nel gameplay.

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Gameplay distruttivo

I comandi di DK si basano tutti sulla forza bruta. Donkey Kong può colpire in tutte le direzioni, compreso in alto e soprattutto in basso. Nello specifico, il pulsante per scuotere il terreno (B) è diverso rispetto a quello che permette di colpire davanti a noi o in alto (bisogna abbinare il salto). Questa scelta rende l’idea di quanto sia importante esplorare il sottosuolo. Nelle nuove vesti, infatti, Donkey Kong è un vero e proprio minatore. Seppur senza piccone, può spaccare veramente ogni cosa muovendosi quasi liberamente sia in superficie che sottoterra.

Dopo aver superato il tutorial, ho potuto godermi ed esplorare la prima mappa di Bananza. Le vibes del gioco sono positive e piene di déjà-vu. Sin dalla prima mappa si capisce perché Donkey Kong Bananza sia paragonato a Super Mario Odyssey. La libertà totale e il design che si espande in altezza ricordano tanto i livelli della mascotte Nintendo. Non solo Odyssey, ma anche Super Mario 64. La grande differenza di Bananza rispetto alle opere di Mario è ovviamente nel sottosuolo. Va da sé che una scelta così audace espone il gioco a delle criticità, che ho ovviamente cercato di testare il più possibile.

Ho distrutto tutto quello che era possibile spaccare, attraversando il terreno in tutte le direzioni. E posso rispondere alla vostra prima domanda: sì, il sottosuolo non è infinito. In particolare, il primo livello è sospeso, quindi a furia di spaccare tutto sarà possibile finire fuori dalla mappa. Nel farlo, però, ho notato l’enorme somiglianza con i titoli 3D di Super Mario: Donkey Kong Bananza è pieno di tesori nascosti e mappe che nascondono a loro volta altri tesori. Trovarli tutti sembra una vera e propria impresa e, anche se non sono un collezionista accanito, ho perso parecchio tempo alla ricerca del prossimo segreto.

Antistress digitale

Ovviamente è troppo presto per poter giudicare l’opera, ma la sensazione è che Donkey Kong Bananza sia un vero antistress digitale. Lo scopo è spaccare tutto. Il design dei livelli nasce con l’obiettivo di far spaccare tutto. E distruggere è estremamente appagante. Le animazioni sono ricche di dettagli ed è addirittura possibile sferrare pugni davanti a noi muovendo i Joy-Con come se fosse un gioco di boxe.

Oltre alla distruzione dell’ambiente, nella demo ho affrontato anche delle fasi di combattimento. Tra gli avversari ce n’era uno volante. Il suo attacco prevede il lancio di sassi, che DK può fermare e lanciare a sua volta contro di lui. Dopo pochi incontri, il meccanismo è risultato molto intuitivo, cosa che mi fa ben sperare per i pattern di tutti quegli avversari che incontreremo in futuro.

Un nuovo Donkey Kong

Lato gameplay sono rimasto estremamente affascinato dalla proposta Nintendo. Il gameplay di Donkey Kong ha subito un vero e proprio restyling. Non abbiamo davanti un gioco che sembra estremamente complesso e difficile da portare avanti. Anzi, Bananza abbraccia l’esplorazione e fa di tutto per invogliare il videogiocatore a muoversi nel mondo di gioco, ricordando il già citato Super Mario 64 e Odyssey, ma strizzando l’occhio anche a The Legend of Zelda: Breath of the Wild.

Inoltre, parlando di ristrutturazione, la più evidente è quella sul personaggio stesso. In Bananza, Donkey Kong ha ora una pelliccia morbida, i suoi tratti sono più cartoon rispetto al passato e il mondo è più soffice e confortevole. Se dovessi uscire dall’universo Nintendo, potrei trovare una similitudine con l’ingenua follia di Crash Bandicoot. La volontà di Nintendo sembra quindi essere quella di rendere DK meno rude, più amichevole. E lo stesso sembra voler fare con i suoi videogiochi, a partire da Bananza. Le sensazioni sono state positive, ma per avere una risposta certa dovremo aspettare il 17 luglio 2025, quando Donkey Kong Bananza approderà sui nostri schermi, su Nintendo Switch 2.

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Nintendo Switch 2 uscirà il 5 giugno, a breve i preordini

Nintendo Switch 2 si è ampiamente mostrata durante l’ultimo Nintendo Direct dedicato alla nuova console della casa di Kyoto. Il sequel di Switch, che a breve potrebbe diventare la console più venduta di tutti i tempi, ha mostrato le sue qualità, i suoi primi videogiochi, ma anche la sua data di uscita, di preordini e ovviamente il prezzo.

Nintendo Switch 2 arriverà sul mercato globale il 5 giugno 2025. Sarà possibile acquistare due versioni della console: la sola console al prezzo di 469,99 euro; Nintendo Switch 2 + Mario Kart World al prezzo di 509,99 euro. I preordini inizieranno la settimana prossima, precisamente l’8 aprile 2025 con una formula particolare.

Nintendo ha deciso di premiare la sua fanbase più fedele; infatti, i preordini saranno su invito. I criteri di invio dell’invito sono tre:

  • iscrizione a Nintendo Switch Online: iscritto al servizione online per almeno due anni senza interruzione;
  • tempo di gioco: chi ha giocato di più, riceverà prima l’invito.
  • ricezione di e-mail da Nintendo: priorità a chi è iscritto alla newsletter della compagnia.

Oltre a Mario Kart World, che sarà venduto al prezzo di 79,99 euro per la versione digitale e ben 89,99 euro per quella fisica, Nintendo ha mostrato un altro videogioco in esclusiva per Switch 2 che uscirà nel 2025: Donkey Kong Bananza. Quest’ultimo sarà venduto al prezzo di 69,99 euro in digitale e 79,99 euro nella versione fisica.

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Donkey Kong Country Returns HD – Recensione

Oltre all’attesissimo annuncio di Switch 2, questo mese Nintendo ha fatto molto parlare di sé anche per un videogioco che merita l’attenzione di tutti i fan della Grande N. Stiamo parlando naturalmente del gioco che sarà oggetto di questa recensione: Donkey Kong Country Returns HD, una versione rimasterizzata del classico gioco d’avventura platform sviluppato da Retro Studios e pubblicato da Nintendo.

La versione originale uscì nel 2010 per Nintendo Wii, riscuotendo un grande successo per il suo ritorno alle radici della serie Donkey Kong, con grafica in 2.5D, gameplay classico e una sfida coinvolgente. Scopriamo dunque se anche la rimasterizzazione sia invecchiata bene nella nostra recensione di Donkey Kong Country Returns HD.

Differenze e conferme

La versione HD di Donkey Kong Country offre una grafica migliorata, texture più nitide e colori più vividi. La risoluzione in alta definizione porta un notevole miglioramento visivo rispetto alla versione originale per Wii, che girava a una risoluzione inferiore.

Le ambientazioni e i dettagli dei personaggi sono stati rimasterizzati per sfruttare appieno le capacità della console Switch, conferendo al gioco un aspetto moderno pur mantenendo lo stile artistico iconico della serie, anche se, c’è da dire, che ormai anche la Switch mostra il fianco a palesi limiti tecnici a livello hardware.

Confrontando con altri titoli della serie Donkey Kong, Country Returns HD si distingue per la sua difficoltà equilibrata e il design dei livelli innovativo. Mentre i giochi precedenti, come Donkey Kong Country per SNES, erano noti per la loro sfida elevata, Returns HD offre una curva di apprendimento più accessibile, pur mantenendo sfide gratificanti per i giocatori esperti.

Giungla “rimasterizzata”

La grafica è uno degli aspetti più evidenti nel confronto tra la versione per Switch e l’originale per Wii. La versione HD beneficia di texture e risoluzione migliorate, rendendo il mondo di Donkey Kong ancora più colorato, entusiasmante e dettagliato. Inoltre, i tempi di caricamento sono stati ridotti significativamente grazie all’hardware più potente della Switch.

Il gameplay di Donkey Kong Country Returns HD rimane fedele alla tradizione della serie, offrendo livelli ricchi di azione, platforming preciso e sfide impegnative. I controlli sono stati ottimizzati per la console Switch, sfruttando i Joy-Con e la modalità portatile. Anche se ho trovato giovamento nell’uso del controller Nintendo senza fili, molto più preciso rispetto ai Joy-Con che mostrano i classici problemi con lievi imprecisioni.

Dal punto di vista della giocabilità quindi la versione per Switch introduce alcuni miglioramenti nei controlli, rendendo l’esperienza complessiva più piacevole. Tuttavia, la versione originale per Wii, da me giocata all’epoca, offriva un’esperienza unica con il sistema di controllo a movimento, che permetteva ai giocatori di scuotere il telecomando Wii per eseguire determinate azioni. Questa caratteristica è stata rimossa nella versione HD è vero, ma la precisione e la reattività dei controlli con i Joy-Con compensano questa mancanza.

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La versione per Switch introduce, inoltre, anche alcune nuove caratteristiche, come la possibilità di giocare in modalità co-op locale con un amico, utilizzando i Joy-Con appunto (graditissima feature). La modalità cooperativa locale è un’aggiunta gradita nella versione Switch, permettendo a due giocatori di collaborare facilmente in ogni livello. Nella versione per Wii, la co-op era possibile, ma i controlli separati dei telecomandi Wii potevano risultare meno intuitivi rispetto ai Joy-Con.

Il design dei livelli in Donkey Kong Country Returns HD rimane uno dei punti di forza del gioco. Ogni livello è progettato con cura, offrendo una varietà di sfide che richiedono precisione e abilità. I livelli sono ricchi di segreti nascosti, collezionabili e aree bonus, incentivando l’esplorazione e il rigiocare per completare il gioco al 100%.

Kong a confronto

Confrontando con altri titoli della serie, come Donkey Kong Country: Tropical Freeze, Returns HD mantiene un approccio più tradizionale al design dei livelli. Tropical Freeze, uscito inizialmente per Wii U e successivamente per Switch, introduce nuove meccaniche di gioco e personaggi giocabili con abilità uniche, ampliando ulteriormente la profondità del gameplay che molti hanno apprezzato.

Tuttavia, Returns HD si concentra sulla raffinatezza del platforming classico, offrendo un’esperienza nostalgica ma fresca per i fan che hanno superato gli -anta, nonostante sia un prodotto idoneo per tutti i tipi di giocatori.

Il ritmo della giungla

La colonna sonora di Donkey Kong Country Returns HD è un altro elemento che merita attenzione. Composta da David Wise, noto per il suo lavoro nella serie Donkey Kong Country originale per SNES, la colonna sonora combina nuovi brani con arrangiamenti moderni dei temi classici. La musica accompagna perfettamente l’azione di gioco, creando un’atmosfera coinvolgente e che sa di “casa”.

La versione originale per Wii presentava già una colonna sonora eccezionale, ma la versione HD offre un’esperienza audio migliorata grazie alla qualità superiore del suono sulla console Switch. Gli effetti sonori e le tracce musicali risultano più chiari e dettagliati.

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Donkey Kong Country Returns HD offre una ottima longevità, grazie alla varietà di livelli e alle sfide proposte. Completare il gioco al 100% richiede tempo e dedizione, nonchè nervi saldi poiché ogni livello nasconde collezionabili e aree bonus che devono essere scoperte. La modalità co-op aggiunge un ulteriore livello di rigiocabilità, permettendo ai giocatori di affrontare il gioco insieme ad amici e familiari.

Confrontando con altri titoli della serie, come Donkey Kong Country 2: Diddy’s Kong Quest per SNES, Returns HD offre un’esperienza più accessibile in termini di difficoltà, ma mantiene comunque un alto livello di sfida per coloro che cercano di completare ogni aspetto del gioco. La varietà di ambientazioni e nemici contribuisce a mantenere l’esperienza ai massimi livelli, incentivando i giocatori a esplorare ogni angolo del gioco.

Conclusione

Donkey Kong Country Returns HD per Nintendo Switch è una rivisitazione eccellente di un classico moderno. La grafica migliorata, i controlli ottimizzati e le nuove caratteristiche, come la modalità co-op, rendono questa versione un must per i fan della serie e per i nuovi giocatori. Il confronto con la versione originale per Wii evidenzia i notevoli miglioramenti visivi e di gameplay, pur mantenendo l’essenza del gioco che ha conquistato i cuori dei giocatori nel 2010.

La serie Donkey Kong ha una lunga storia di titoli amati e innovativi. Donkey Kong Country Returns HD si inserisce perfettamente in questa tradizione, offrendo un’esperienza nostalgica ma fresca che saprà soddisfare sia i fan di vecchia data che i nuovi arrivati. Se sei alla ricerca di un’avventura platform impegnativa e gratificante, Donkey Kong Country Returns HD per Nintendo Switch è sicuramente un titolo da non perdere.

Dettagli e Modus Operandi
  • Piattaforme: Nintendo Switch
  • Data uscita: 16/01/2025
  • Prezzo: 59,99 €

Ho giocato dal day one il gioco su Nintendo Switch

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