Donkey Kong non è solo un personaggio, è un’icona che ha attraversato decenni, generazioni e console, portando con sé un pezzo importante della storia dei videogiochi. Nato nel 1981 come antagonista di Mario (ancora “Jumpman” all’epoca), questo gorilla gigantesco ha fatto il suo debutto in un arcade leggendario che ha rivoluzionato il mondo videoludico.
Col tempo, Donkey è passato da “villain ad eroe”, protagonista di una serie di giochi che combinano platform, ritmo e tantissima… banana-energia (andate a leggere anche il nostro articolo su tutti giochi della saga di Donkey Kong). Con titoli come Donkey Kong Country, Jungle Beat e altri ancora, il personaggio si è evoluto, mantenendo però quel mix inconfondibile di forza bruta e simpatia animalesca.
Oggi, ogni nuovo capitolo della saga è atteso con entusiasmo da fan nostalgici e nuove leve, ansiosi di rituffarsi nella giungla di salti, barili e ritmi tribali. Donkey Kong Bananza si inserisce proprio in questo solco: un’avventura che richiama la tradizione, ma che potrebbe anche sorprenderci.
Trame giunglesche
In Donkey Kong Bananza, la giungla è in subbuglio: un misterioso gruppo di scimmie rivali, guidate da un enigmatico Kong mascherato, ha rubato la mitica Scorta Dorata di Banane, fonte di energia e armonia per l’isola. Donkey Kong, infuriato e deciso a ristabilire l’equilibrio, parte per un viaggio che lo porterà oltre la sua terra natale, affrontando nemici, ambienti ostili e… qualche vecchia conoscenza.
La narrazione si sviluppa in modo semplice ma efficace, con cutscene brevi e dialoghi umoristici che accompagnano la progressione. Non c’è bisogno di una storia profonda: la trama fa da sfondo all’azione, mantenendo quel tono scanzonato e ritmato che è marchio di fabbrica della saga.

Gameplay distruttivo
La centralità del gameplay si basa sulla distruzione totale (o quasi) degli ambienti di gioco. Il gioco nasce proprio così nella testa degli sviluppatori e la resa finale è, secondo me, veramente lodevole. Distruggere tutto dà un senso di appagamento al tatto, agli occhi ed alle orecchie indescrivibile. Bisogna solo provarlo per rendersene conto. Un grande plauso va agli sviluppatori che hanno integrato appunto alla perfezione responsi tattili sui joycon, responsi visivi e uditivi, rompere i diversi materiali di cui sono costituiti i vari livelli del gioco è sempre diverso in base al materiale distrutto (tecnica foley).
Ogni livello è composto da elementi voxel con proprietà fisiche diverse rocce, sabbia, terra rossa come abbiamo accennato che reagiscono realisticamente alla forza di Donkey Kong. Non solo si possono distruggere i percorsi per accedere a nuove aree, ma si possono generare vere e proprie reazioni a catena che diventano parte integrante della strategia.
La libertà è totale: vuoi sbriciolare il terreno sotto i nemici per farli precipitare o sollevare una roccia per usarla come ariete? Puoi farlo tranquillamente. Il gioco ti incoraggia a pensare come Kong: istintivo, creativo e sempre in movimento.

La tecnologia dietro la distruzione
Grazie alla tecnologia voxel implementata per la prima volta in un gioco Nintendo, ogni singolo pezzo dell’ambiente è simulato fisicamente. I voxel non sono soltanto decorativi: pesano, si incastrano, si rompono e reagiscono alla gravità e agli urti. Questa fisica “granulare” crea una dinamica quasi sandbox, pur mantenendo la precisione tipica dei platform Nintendo.
Il passaggio allo sviluppo su Switch 2 ha rappresentato un cambio di marcia. Il nuovo hardware consente una gestione fluida di milioni di voxel per livello, con effetti particellari, illuminazione dinamica e tempi di caricamento quasi nulli. A dir il vero, il framerate cala in alcune situazioni con i boss. Niente di trascendentale, un leggero fastidio e niente di più.
Curiosità di design
Il concept originale nasce dopo Super Mario Odyssey, da un esperimento interno Nintendo che voleva provare un Goomba con braccia giganti. Da lì è emersa l’idea di utilizzare la distruttibilità ambientale come linguaggio interattivo, e Donkey Kong è risultato il personaggio ideale per incarnarlo.
Il level design premia la sperimentazione: spesso non esiste una “soluzione giusta”, ma molte valide. Il gioco insegna a pensare con le mani, a modellare il mondo con la forza bruta e la curiosità.
Pauline & others
L’implementazione di Pauline, personaggio che abbiamo già conosciuto in veste di sindaco di New Donk City in Super Mario Odissey, ha un suo che di romantico e tenero. Provate a stare fermi con il joypad e vedrete come reagiscono i due personaggi.
Ma ovviamente le particolarità non si limitano a quello. Pauline, come DK e come anche i cattivoni della Void Company, vuole raggiungere il nucleo del pianeta per poter ritornare in superficie, sceglie di accompagnare DK per tenerezza e fiducia reciproca. Grazie a Pauline o meglio alla sua soave voce, DK potrà effettuare delle trasformazioni (gorillone, struzzo, zebra…) che sono un altro punto nodale del gameplay del gioco poiché consentono a DK di acquisire ed utilizzare nuove abilità necessarie per effettuare azioni normalmente impossibili, nonché una super forza.
La medaglia ovviamente ha due facce e dobbiamo sottolineare che la trasformazione è a tempo, ma può essere ricaricata acquisendo oro, fortunatamente presente in abbondanza negli scenari. Abbiamo già nominato Super Mario Odissey in questo articolo. Dobbiamo farlo per la terza volta, poiché anche con Mario erano possibili delle trasformazioni del personaggio, ma queste avvenivano in momenti specifici. Con DK invece potrete trasformarvi ogni qualvolta lo vorrete, a patto che abbiate sbloccato la trasformazione e che abbiate abbastanza oro, un punto di svolta che incide decisamente sul gameplay.

Grafica e sonoro ritmati
Come ogni DK che si rispetti, la musica ma anche la grafica danno a tutto il gioco quel senso di ritmo della giungla caratteristici della serie e che, diciamo la verità, di cui non potremmo farne a meno. Il sonoro raggiunge poi l’apice con le canzoni delle trasformazioni e la voce di Pauline, per quanto riguarda il comparto grafico, il framerate regge, regge benissimo (tranne in alcuni sporadici casi come accennato).
Le animazioni dei personaggi sono sublimi, Donkey Kong ha una varietà infinita di espressioni, il suo pelo si muove coordinato ai movimenti, l’acqua presente negli scenari è la migliore acqua mai vista su Switch. E poi niente, niente fa notare il salto generazionale tra Switch 1 e Switch 2 come la distruzione del paesaggio, che avviene in tempo reale, muovendo migliaia di elementi contemporaneamente.
Divertente?
La domanda nasce spontanea…ma non sarà noioso spaccare tutto? Dall’inizio alla fine del gioco? La risposta è ni. Nintendo è stata maestra nell’inserire un elemento di variazione proprio quando pensavate che il gioco si stesse facendo noioso. Questo elemento può essere un livello bonus, un livello bonus in 2D che riprende i classici DK, una missione particolare in cui invece di distruggere dovrete costruire. Insomma, la carne sul fuoco ne è tanta…e tutta di ottima qualità.
Donkey Kong è, secondo noi, il platform 3D, definitivo. Rompe (e qui il termine è d’uopo) con tutto di quello già visto, portando il livello di gioco su uno scalino superiore. Questo è ciò che vogliamo da Nintendo, molti, al lancio della Switch 2, si sono lamentati dell’hardware, ma la differenza Nintendo, l’ha sempre fatta coi giochi, e se questo è l’inizio non ci sarà altro che da divertirsi. Vario, colorato, tecnicamente quasi perfetto Donkey Kong Bananza tiene incollato il giocatore, diverte ed impegna maledettamente…cosa volere di più? Nel panorama attuale platform 3D così completi pochi se ne vedono, escludendo il pregevolissimo Astrobot su Playstation. Consigliato a grandi, piccini, mamme, papà, zii e nonni, indistintamente, forse, la vera killer app di Switch 2.
9.5
Dettagli e Modus Operandi
- Piattaforme: Nintendo Switch 2
- Data uscita: 17 luglio 2025
- Prezzo: 69,99 versione digitale – 79,99 versione fisica
Ho giocato Donkey Kong Bananza al day one su Nintendo Switch 2




















































