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Larian Studios e Divinity, il ritorno di un sogno mai spezzato

Ai TGA 2025 ci è stato mostrato un teaser di un nuovo videogioco chiamato Divinity, reboot della nota saga omonima. Ma perché l’annuncio di un nuovo Divinity ha fatto così tanto scalpore? Che legame ha con i capitoli precedenti?

Larian Studios è uno studio indipendente fondato nel 1996 dalla mente creativa di Swen Vincke. Oggi noti come i creatori di Baldur’s Gate 3. Il successo di quest’ultimo porta con sè una domanda, il team di sviluppo è sempre stato al vertice dell’Olimpo videoludico? Quanto ha dovuto sudare per guadagnarsi il tanto agognato riconoscimento?

Le origini di Larian Studios

Nel lontano 1996 la situazione era tutt’altro che semplice. Essere uno sviluppatore indipendente in quegli anni, in un oceano ricolmo di titoli giganti che surclassavano i più piccoli, era molto diverso rispetto all’industria attuale. Nei suoi primi anni Larian ebbe numerose difficoltà a rimanere sostenibile e la missione di diventare indipendente dai publisher fu una costante per gran parte del tempo. Swen si trovava spesso a dover scegliere se pagare l’affitto o i collaboratori. I contratti settimanali e l’impossibilità di garantire stipendi regolari raccontano meglio di qualsiasi dato quanto fosse fragile il loro sogno in quegli anni.

È in questo contesto che viene ideato il primo vero progetto, The Lady, The Mage and The Knight, un cRPG fortemente ispirato a Ultima VII. Si trattava di un gioco che permetteva il multiplayer e fondeva le storie di tre personaggi inizialmente separati. Tuttavia, il publisher incaricato della pubblicazione dichiarò bancarotta e il progetto venne cancellato. Una delle problematiche più ricorrenti dal punto di vista progettuale era un’ambiziosità di fondo che spesso portava le produzioni a fallire.
Sarà proprio quest’ambizione di Larian, inizialmente limite imposto dai publisher, a sfociare nella loro più grande forza creativa.

Primo prototipo di The Lady, The Mage and The Knight

Sulle ceneri di The Lady, The Mage and The Knight, lo studio guarda avanti lavorando a Divine Divinity (2002) prendendo spunto dai grandi nomi del momento come Diablo e Baldur’s Gate. Lo scopo era creare un gioco ricco di scelte narrative guidate dal giocatore. Già da questo primo progetto si inizia a scorgere un’impronta orientata all’environmental storytelling e a una forte interazione, elementi chiave dei successi futuri.

È qui che si inizia davvero a riconoscere il tocco stilistico. Alla sua uscita, il gioco ottiene un ottimo riscontro dalla critica. Il successo creativo non coincide però con quello economico, ragion per cui viene in seguito rilasciato Beyond Divinity (2004), sequel che tenta di ampliare l’esperienza con migliorie varie. Vari problemi produttivi ne compromisero ancora una volta la buona riuscita.

Per mantenersi sostenibile, lo studio accettava lavori “in affitto”, scelta obbligata che allontanava sempre di più il team dal tipo di giochi che desiderava davvero realizzare.

Divine Divinity (2002).

Larian Studios sull’orlo del fallimento

In seguito al flop di Beyond Divinity nasce l’esigenza di guardare al mercato e produrre un gioco al passo con i tempi. È in questo contesto che prende forma Divinity II – Ego Draconis (2009) action RPG in terza persona. Il gioco presenta diverse caratteristiche innovative; lo stesso Swen cita la possibilità di trasformarsi in un drago come una delle novità più interessanti. Tuttavia, ancora una volta il publisher impedisce allo studio di prendersi il giusto tempo e ciò ha come risultante un titolo parzialmente completo.
Ed è proprio qui che la frustrazione riflette l’ennesimo videogioco stroncato da tempi stretti e poca libertà.

Divinity II – Ego Draconis (2009).

Ma come avrebbe potuto essere il prodotto finito con il giusto tempo per rifinirlo?

Questa domanda conduce alla parte più delicata della storia. Lo studio si divide su due fronti. Da un lato lavora a Dragon Commander, gioco di strategia ambientato nel mondo di Divinity. Dall’altro, Larian prende coscienza della necessità di tornare alle proprie radici e a ciò che ha sempre saputo fare meglio, con l’obiettivo di creare il miglior cRPG possibile: Nasce Divinity: Original Sin. Un do or die project che in caso di flop avrebbe chiuso questo libro per sempre.

Questa volta, però, sostenuto da una campagna crowdfunding su Kickstarter. Grazie all’aiuto da parte della community lo sviluppo del progetto viene completato con le giuste rifiniture. Il gioco si rivela uno straordinario successo: i videogiocatori apprezzano la libertà, l’interattività e lo spirito old school rinnovato in chiave moderna.

Sapere oggi quanto il progetto fosse un vero punto di non ritorno rende la sua buona riuscita ancor più significativa. Se anche solo poche cose fossero andate diversamente, forse avremmo perso per sempre una parte di quella visione del videogioco basata sulla passione e la libertà creativa di cui c’è tanto bisogno al giorno d’oggi.

Divinity: Original Sin (2014).

Baldur’s Gate 3 e l’ultima promessa di Larian

Il successo del gioco consente finalmente a Larian di ritrovare stabilità, risultato ulteriormente rafforzato con Original Sin 2.

La storia potrebbe quasi dirsi conclusa, se non per il rilascio di Baldur’s Gate 3 (2023), seguito di un cult intramontabile. Qui lo studio si consacra definitivamente a livello internazionale, portando all’estremo le idee già viste in Divinity e raggiungendo un livello di interattività mai visto prima, vincendo anche il GOTY e il premio per il Best Community Support nel 2025. Baldur’s Gate 3 è la dimostrazione concreta di cosa succede quando un team valido ha tempo, fiducia e libertà creativa.

Baldur’s Gate 3 (2023).

Dopo un traguardo del genere sembrava che il cerchio si fosse chiuso, ma ai Game Awards 2025 Larian Studios sorprende tutti con un nuovo trailer ambientato nel mondo di Rivellon. Poche informazioni, una cinematica visivamente spettacolare e un nome: Divinity.

Dopo aver ripercorso tutta questa storia, rivedere quel nome sul palco dei Game Awards assume un peso completamente diverso.

Larian è finalmente pronta a tornare alle sue origini e a completare la loro missione. La promessa è ambiziosa: il più grande RPG mai visto, con un grado di interattività persino superiore a Baldur’s Gate 3. Il tutto condito da un tempo di sviluppo ragionevole, ma soprattutto con la possibilità di assecondare la creatività e l’ambiziosità di fondo che li hanno sempre contraddistinti. Il gioco arriverà probabilmente tra il 2027 e il 2028, preceduto da una fase di early access, una pratica ormai consolidata per lo studio, pensata per raccogliere feedback e restituire l’esperienza nella sua forma più completa possibile.

Frame del teaser del nuovo Divinity.

Alla luce di tutte queste vicende, non sorprende l’attenzione maniacale ai dettagli e al “polish”. La storia di Larian Studios è una storia di riscatto, ma soprattutto un promemoria per l’intera industria: i giochi migliori nascono quando chi li crea non dimentica perché ha iniziato a giocare.

Divinity non è un ritorno. È una rivincita. In un’industria che spesso dimentica ciò che siamo, è bene ricordare quanto sia importante essere videogiocatori prima ancora che sviluppatori: creare giochi da videogiocatori, per videogiocatori.

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Baldur’s Gate 3: la Patch 8 introduce 12 nuove sottoclassi, photo mode e cross-play

Larian Studios ha confermato l’arrivo della Patch 8 di Baldur’s Gate 3, prevista per il 15 aprile 2025. L’aggiornamento introduce 12 nuove sottoclassi, una per ogni classe base, e porta con sé due novità molto attese: la photo mode e il cross-play.

La patch mira ad ampliare la libertà di scelta dei giocatori, offrendo nuove build, approcci tattici e sinergie. È il primo aggiornamento da mesi a modificare in modo così profondo il gameplay.

12 nuove sottoclassi e funzioni inedite

Ogni classe ottiene una nuova sottoclasse, ampliando in modo netto la varietà del gioco:

  • Bard – College of Glamour
  • Barbarian – Path of the Giant
  • Cleric – Death Domain
  • Druid – Circle of the Stars
  • Paladin – Oath of the Crown
  • Fighter – Arcane Archer
  • Monk – Drunken Master
  • Ranger – Swarmkeeper
  • Rogue – Swashbuckler
  • Sorcerer – Shadow Magic
  • Warlock – Hexblade
  • Wizard – Bladesinging

La photo mode aggiunge strumenti avanzati per immortalare il proprio party: angolazioni libere, filtri, messa a fuoco manuale e sticker a tema. Una novità pensata per chi vuole documentare la propria avventura nei minimi dettagli.

Il cross-play consente di giocare in multiplayer tra PC, Mac, Xbox e PlayStation. Un passo importante per la community, che ora può condividere la campagna con amici indipendentemente dalla piattaforma.

Larian ha anche annunciato un evento in diretta su Twitch previsto per il 16 aprile alle 15:00 italiane, in cui mostrerà in dettaglio tutte le novità introdotte dalla Patch 8.

Il supporto post-lancio di Baldur’s Gate 3 resta uno dei più consistenti nel panorama RPG, e questa patch lo conferma.

E tu, quale di queste nuove sottoclassi hai già voglia di provare? O sei più interessato alla photo mode e al cross-play?

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Baldur’s Gate 3 ha generato ricavi enormi: 427 milioni di euro

Il 2023 è stato un anno memorabile per Larian Studios, grazie al travolgente successo di Baldur’s Gate 3. Il titolo non solo ha ridefinito il genere dei giochi di ruolo, ma ha anche permesso alla software house di raggiungere ricavi complessivi di 427 milioni di euro. La notizia arriva dai documenti finanziari della holding di Larian con sede a Dublino, che ha registrato un utile ante imposte di 249 milioni di euro.

Questi numeri impressionanti si spiegano con le vendite stimate di oltre 15 milioni di copie di Baldur’s Gate 3, secondo alcune fonti, anche se Larian non ha ancora condiviso dati ufficiali. La popolarità del gioco ha portato a un incremento del fatturato quasi venti volte superiore rispetto al 2022, anno in cui la compagnia aveva registrato solo 22,7 milioni di euro di ricavi.

Un cambiamento epocale per Larian Studios

La transizione da studio indipendente a gigante dell’industria videoludica è stata possibile grazie al meticoloso lavoro di sviluppo e alla dedizione al genere CRPG. Baldur’s Gate 3, ambientato nell’universo di Dungeons & Dragons, ha rappresentato una rinascita per un franchise storico, consolidando Larian come uno dei nomi più influenti del settore.

Anche Hasbro, proprietaria di Dungeons & Dragons, ha beneficiato del successo, generando 90 milioni di dollari di introiti grazie al gioco. Intanto, SteamSpy ha stimato una base di oltre 20 milioni di proprietari del titolo su Steam, una cifra che sottolinea ulteriormente l’impatto globale del gioco.

L’indipendenza di Larian Studios, unita alla guida di Swen Vincke, ha permesso di evitare le pressioni tipiche dei grandi editori pubblici. Questo approccio, focalizzato sulla qualità e non sui guadagni a breve termine, sta alimentando la crescita dell’azienda, ora impegnata nello sviluppo di due nuovi RPG non ancora annunciati.

Con i numeri in costante crescita anche nel 2024, Baldur’s Gate 3 ricavi non è solo un dato economico, ma un simbolo di successo per gli appassionati di giochi di ruolo e per uno studio che ha fatto della sua indipendenza un punto di forza.

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Dieci videogiochi di ruolo da recuperare assolutamente

Baldur’s Gate 3 ha risvegliato in molti, e fatto scoprire a tanti altri, la voglia di giocare ai videogiochi di ruolo. Ormai è stato detto e ridetto: il titolo ha sconvolto tutti, grazie da un gioco completo già al day one, senza dlc (se ce ne saranno, in futuro, sarà per espandere il gioco) e soprattutto dimostrando che un gioco senza microtransazioni funziona bene e invoglia all’acquisto.

Insomma, una vera e propria lezione di stile, impartita con una forza tale che, probabilmente, ora le grandi case saranno costrette a rivedere qualcosa sulle modalità di lancio dei propri titoli. Ma c’è chi questo lo faceva già prima di Baldur’s Gate, senza però aver ottenuto la stessa risonanza che ha avuto l’ultimo titolo di Larian Studios.

L’esplosione di BG3 ha aperto sicuramente una nuova stagione per gli rpg a turni, con movimento tattico, esplorazione, personalizzazione dei personaggi e possibilità di “piegare” la storia a proprio piacimento, grazie alle decisioni del giocatore e alle abilità dei personaggi con cui si decide di comporre il proprio gruppo. Per questo abbiamo deciso di rispolverarne qualcuno, neanche troppo datato, che finora hanno portato alta la bandiera del genere.

10 – Solasta: Crown of the Magister

Videogiochi di ruolo: Solasta

Solasta: Crown of the Magister è stato un buon tentativo di trasposizione delle regole della 5 SRD (System Reference Document), ossia delle linee guida per la pubblicazione di contenuti sotto la OGL. Il videogioco di ruolo, prodotto da Tactical Adventures, si propone come una trasposizione del classico rpg da tavolo di quinta edizione, in un mondo originale.

Tira iniziativa, fai attacchi di opportunità e stabilisci la posizione dei personaggi, ma non solo: devi anche compiere scelte e decidere il tuo destino.

La peculiarità del gioco è la pubblicazione periodica di Dlc che offrono vere e proprie campagne tutte nuove, tra loro indipendenti, offrendo ai giocatori avventure sempre rinnovate.

Resta però il problema di un party pregenerato, con personaggi troppo silenziosi e con zero interazioni.

9 – Enchased: A Sci-Fi Post Apocalyptic RPG

Cambia l’ambientazione e cambiano tutte le regole (rispetto a BG3) ma restano la componente isometrica, il combattimento a turni e le scelte che determinano la storia.

Si tratta di Encased: A Sci-Fi Post-Apocalyptic RPG, gdr tattico e fantascientifico che è ambientato in un mondo distopico, dove si combattono nemici, si esplorano grandi aree “aliene”, si livella il proprio personaggio e si sceglie a quale fazione di sopravvissuti strizzare l’occhio e a quale tagliare le gambe.

Tra pistole laser e le immancabili armi da mischia, anche il carisma fa la sua sporca figura: a volte la lingua ferisce più dell’acciaio.

Fabbricare oggetti, combattere e negoziare sono le parole d’ordine di questo gioco che ha tanto da offrire.

8 – Tyranny

Videogiochi di ruolo: Tyranny

Il titolo di Paradox e Obsidian, pubblicato nel 2016, catapulta il giocatore in un mondo in cui la grande guerra tra il bene e il male è appena finita. E ad aver vinto è stato il male.

Il nostro personaggio si troverà di fronte ad un mondo che reagisce attivamente alle sue decisioni, viaggiando per un regno dove potrà ispirare lealtà o terrore.

Insomma, la piega che la storia può prendere è tutta in mano al giocatore, con un sistema di combattimento tattico, ma in tempo reale con pause.

La vera innovazione è che qui, più che in ogni altro gioco di ruolo, non solo le scelte contano, ma è proprio su questo aspetto che si focalizza il titolo, che grazie a questa meccanica presenta un’alta rigiocabilità.

7 – Disco Elysium

Videogiochi di ruolo: Disco Elysium

Qui parliamo di un piccolo gioiello, tanto caotico quanto affascinante. Figlio d’arte di titoli come Planescape: Torment, a cui è fortemente ispirato, si presenta come un gioco di ruolo non tradizionale: i combattimenti sono praticamente assenti.

Il videogiocatore si troverà a interagire con il mondo moderno e distopico attraverso un detective che ha perso la memoria, in un mondo moderno e distopico, affrontando la maggior parte dei casi tramite i dialoghi e test di abilità, muovendosi in un quartiere di una città che si sta ancora riprendendo dalla guerra.

Non mancano elementi che strizzano l’occhio all’horror e la modalità open world lascia grande spazio di manovra ai giocatori.

6 – Wasteland (2 e 3)

Dura la vita dei Desert Ranger: tra banditi, mostri, macchine impazzite e quant’altro, girare tra l’Arizona e il Colorado è un inferno. Fortunatamente, ormai non ci sono più regole: anzi, le regole le fate voi.

Succede questo in Wasteland 2 e 3, rpg isometrici con combattimenti a turni e dove “choice matters”, in cui coordinerete una squadra di Desert Ranger (tra personaggi da voi generati e png che potrete scegliere di portare con voi) in un mondo post apocalittico, dove potrete essere i buoni, i cattivi, i menefreghisti… quello che volete.

Il gioco permette anche una modalità multiplayer e, come segno distintivo del terzo capitolo, inserisce la possibilità di personalizzare il veicolo utilizzabile per viaggiare, immagazzinare scorte e anche per combattere.

5 – Pillars of Eternity (I e II)

Videogiochi di ruolo: Pillars of Eternity

Pillars of Eternity è stata una sfida: è un gioco tutto nuovo, che a parte i pilastri del gdr isometrico a turni, presenta una serie di novità anche complesse da digerire.

Un esempio è il sistema di regole, non esattamente intuitivo, che potrebbe allontanare più di qualche giocatore non così devoto alla causa dei giochi di ruolo da mettersi a “studiare”.

Eppure, entrambi i titoli portano sullo schermo due storie, tra loro collegate, tra le più avvincenti ed originali di sempre. Tanto basterebbe per divorarli tutti e due, ma bisogna ammettere che, una volta capito, il sistema di regole funziona e permette anche di sbizzarrirsi in build divertenti.

Inizialmente il gioco non era pensato per essere un turn based combat: la modalità è stata inserita in un secondo momento (almeno per il primo capitolo), e ciò permette anche di giocare i combattimenti di entrambi i titoli in real time.

Inoltre, per non farci mancare nulla, se nel primo titolo sarete chiamati a ricostruire una fortezza perduta e piena di mistero, nel secondo potrete solcare i mari a bordo del vostro vascello (personalizzabile e gestibile nei dettagli, anche assumendo i membri dell’equipaggio).

4 – Pathfinder Kingmaker e Wrath of the Righteous

Nato come un’alternativa a Dungeons & Dragons 3.5 (e poi proseguito per conto suo), Pathfinder si è imposto nel mondo del gdr cartaceo come grande competitor del titolo di Wizard of the Coast, puntando molto anche sul comparto videoludico.

I titoli Kingmaker e Wrath of the Righteous, arrivarono in un momento (2018 e 2021) in cui c’era forte carenza della trasposizione dei manuali sullo schermo di pc e console. Anche qui, la ricetta è quella già citata: personalizzazione del proprio personaggio e del party, i combattimenti sono a turni, la visuale è isometrica, le scelte determinano il destino dei personaggi (e del mondo) e così via.

Cos’hanno di diverso dagli altri rpg? Entrambi i giochi presentano delle aggiunte singolari e difficilmente individuabili in altri giochi del genere: mentre esplorate dungeon o città e vi perderete in una chiacchiera con png interessanti, in Kingmaker sarete chiamati a gestire un regno e le città che costruirete entro i suoi confini, mentre in Wotr sarete a capo di una crociata (sì, di un vero e proprio esercito) contro i demoni pronti a devastare il mondo. Anche qui, è possibile scegliere se combattere in real time o a turni.

3 – Baldur’s Gate (1 e 2)

Con questi titoli ci siamo allontanati molto dall’incipit: i primi due capitoli di Baldur’s Gate non hanno nulla a che vedere con l’ultimo capolavoro di Larian Studios, se non l’ambientazione. A separare i titoli di Black Isle dal terzo capitolo della saga ci sono ben 23 anni, tre edizioni di Dungeons & Dragons (in questo caso parliamo della 2°), manca completamente la modalità a turni.

Nonostante ciò, questi sono due gioielli, tra i primi videogiochi ad aver portato su pc la possibilità di plasmare la storia a proprio piacimento, grazie ad una vasta possibilità di scelte a disposizione del giocatore. I personaggi che accompagnano il protagonista sono molti, bisognerà decidere chi portarsi, mentre chi viene lasciato dietro non starà comodamente ad attendere in un accampamento accessibile tramite un pulsante nell’interfaccia.

Inoltre, ognuno dei companions ha propri obiettivi e desideri che, se non assecondati, li porterà addirittura a lasciare il party. La storia è da 10 e lode (BG2 è un proseguo del primo capitolo in questo caso) ed entrambi sono giochi che devono essere recuperati da chi non li ha mai giocati.

E nel caso vi trovaste bene con BG I e II, è il caso di provare anche i “fratellini” Icewind Dale I e II: un gioco pressoché identico, ma questa volta ambientato nelle Terre del Vento Gelido (sempre nel Faerun, enorme continente del mondo di Dungeons & Dragons), a migliaia di chilometri di distanza dall’Amn e la sua capitale, Baldur’s Gate.

2 – Planescape Torment

Videogiochi di ruolo: Planetscape Torment

Questo titolo poteva essere inserito nel paragrafo dedicato a BG I e II (e Icewind Dale I e II), in quanto prodotto negli stessi anni (1999) sempre dalla Black Isle Studios, seguendo le stesse regole della seconda edizione di Dungeons & Dragons e presentandosi graficamente come un’estensione dei giochi sopra citati.

Ma Planescape Torment è un gioco a sé, un piccolo capolavoro che emerge da tutti gli altri titoli. A fare da padrona in questo mondo è la storia, dove i combattimenti ci sono, ma possono essere evitati e soprattutto non sono prominenti.

Il personaggio non viene creato soltanto ad inizio gioco, ma anche durante il gioco stesso: prendendo il controllo di The Nameless One, un essere immortale che dimentica qualsiasi cosa se ucciso (per poi tornare in vita, ovviamente), camminerete tra le strade della città di Sigil e negli altri piani dell’esistenza, cercando di ricostruire la memoria del protagonista.

Il nostro protagonista incontrerà diversi personaggi molto particolari (teschi che volano e parlano, succubi e tante altre stranezze), che potranno accompagnarlo nel suo viaggio. Molti di questi lo hanno già incontrato in passato, alcuni sono stati influenzati dalle sue azioni in qualche modo, ma lui non se lo ricorda.

1 – Divinity Original Sin (1 e 2)

Non potevano che stare sul podio questi due capolavori che probabilmente hanno permesso alla Larian Studios di diventare la “prescelta” per la realizzazione di BG3. I giochi differiscono sicuramente per meccaniche, con il secondo capitolo in cui è stata migliorata e potenziata la già validissima giocabilità del primo, che ancora oggi merita di essere giocato e rigiocato più volte.

I due capitoli non sono uno il continuo dell’altro, ma ci sono temi che ritornano e che fanno capire al giocatore di essere immerso in un mondo complesso, ma affascinante. In entrambi i giochi le proprie scelte fanno la differenza e il mondo circostante cambierà in base ad esse, ma è nel secondo capitolo che si fa più imponente la presenza dei personaggi pregenerati (che, come in BG3, possono anche essere selezionati alla creazione del personaggio come protagonista).

Rispetto al mastodontico Baldur’s Gate 3 manca la meccanica del salto, che ormai ha assuefatto tutti, ma c’è una cosa che i Divinity hanno in più rispetto all’ultimo titolo Larian: non esistono classi (guerriero, stregone, warlock etc.), bensì ogni personaggio può essere modellato a proprio piacimento, andando ad investire punti in diverse scuole di magia o arti da guerra al level up. Volete un paladino che, oltre a spada e scudo, scaglia lance di ghiaccio? Un arciere necromante? Un ladro evocatore? Sì, potete farlo.

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