Diciotto anni. È il tempo che separa il lancio originale di Metal Gear Solid 4: Guns of the Patriots da questa recensione, ed è il tempo che i videogiocatori, che non hanno avuto una PlayStation 3, hanno dovuto aspettare per giocare interamente la saga. Prima di giudicare Metal Gear Solid: Master Collection Vol. 2 è necessario constatarne l’importanza di conservazione e liberazione del medium. Con questo secondo volume, Konami prova a saldare il proprio debito, aggiungendo al pacchetto anche Peace Walker e la piccola sorpresa di Ghost Babel. Un tassello che, unito ai capitoli già disponibili, permette finalmente di collocare con precisione ogni episodio all’interno della nostra classifica dei migliori Metal Gear Solid.
Diciotto anni di attesa
Il primo volume della Master Collection, arrivato nell’ottobre del 2023, aveva riportato in vita i tre capitoli Solid originali (più i due Metal Gear per MSX come corollario), ma si era fermato proprio un passo prima del titolo più desiderato dai veterani. Guns of the Patriots era rimasto fuori, prigioniero di un’architettura tecnica tanto ambiziosa quanto scomoda da esportare: il processore Cell di PS3 e il doppio strato del Blu-ray avevano reso ogni tentativo di conversione un’operazione più vicina alla riscrittura che alla semplice conversione.
Quella prima raccolta non uscì priva di scricchiolii: opzioni video limitate e qualche risoluzione rotta in fase di lancio avevano lasciato l’amaro in bocca a una parte del pubblico. Il Volume 2 nasce quindi con un doppio compito: liberare finalmente Old Snake dalla sua prigione hardware e dimostrare che Konami ha imparato dai propri errori. Un percorso che si inserisce nella storia più ampia della saga, tra alti e bassi, che abbiamo ripercorso nel nostro approfondimento dedicato.

La guerra è cambiata, ma non troppo
“La guerra è cambiata”: la voce roca di Old Snake apre Guns of the Patriots con una sentenza che nel 2008 suonava come fantascienza speculativa e oggi arriva quasi come cronaca. Il quarto capitolo immagina un mondo in cui gli stati hanno appaltato il conflitto a Compagnie Militari Private, un’economia bellica che si autoalimenta e che monitora ogni soldato attraverso il Sistema SOP: nanomacchine che regolano battito cardiaco, stress e persino la possibilità di sparare.
Rivivere questa storia oggi significa fare i conti con un’opera che aveva capito, con largo anticipo, dove stava andando il mondo reale. Solid Snake non è più l’eroe agile dei capitoli precedenti, ma un uomo consumato dall’invecchiamento precoce del progetto Les Enfants Terribles, costretto a muoversi tra fazioni che nemmeno lui controlla fino in fondo. Il personaggio di Drebin, con la sua economia parallela di armi sbloccate a suon di chip ID, resta uno dei meccanismi più intelligenti mai scritti per legare narrazione e gameplay in un unico respiro.
Trattandosi del capitolo che chiude l’arco narrativo aperto nel 1998, Guns of the Patriots concede parecchio fanservice: il ritorno di volti storici della saga regala momenti di pura commozione per gli appassionati di lunga data. Le cutscene, alcune capaci di superare abbondantemente l’ora consecutiva, restano il tratto più peculiare dell’esperienza: è una scelta autoriale che può essere amata oppure odiata.

Nanomacchine e cartoni
Sul fronte del gameplay, Metal Gear Solid 4 resta una lezione di game design ancora valida oggi. L’OctoCamo, la tuta che assorbe in tempo reale la texture della superficie su cui il videogiocatore si appoggia, funziona con la stessa naturalezza di allora e rende superfluo il cambio manuale di mimetica che aveva caratterizzato i capitoli precedenti. Il piccolo Metal Gear MK2 può essere pilotato in avanscoperta per studiare l’area operativa, ma anche usato per stordire i nemici con una scossa elettrica.
Le zone di guerra aperta, in cui è possibile scegliere se infiltrarsi in silenzio o schierarsi con una delle fazioni in lotta, restano tra le trovate più audaci dell’intero franchise: non solo tattica pura, ma anche una piccola dichiarazione politica affidata a chi impugna il pad. Le boss fight dell’Unità B&B, per quanto meno ispirate dei Cobra del terzo capitolo, guadagnano spessore grazie ai trascorsi tragici delle loro componenti.
La nota stonata arriva nella seconda metà dell’avventura, quando la sezione di pedinamento ambientata in Europa rallenta un ritmo che fino a quel momento era rimasto quasi impeccabile. Si tratta di un difetto contenuto, che non intacca il giudizio complessivo su un titolo pensato per più run, tra armi da personalizzare e segreti ambientali da scovare.

Sessanta fotogrammi di libertà
Il vero salto in avanti di questa Master Collection riguarda la fluidità. Guns of the Patriots gira a 60 fotogrammi al secondo stabili con risoluzione fino al 4K nativo, e le lunghe installazioni che scandivano ogni atto del gioco originale (quelle in cui Old Snake si concedeva una sigaretta mentre l’hardware recuperava fiato) sono ormai un ricordo. Non si tratta di una vera e propri remaster: texture, illuminazione ed effettistica restano quelle del 2008, ma la pulizia dell’immagine e l’assenza di cali di framerate bastano a restituire un’esperienza sorprendentemente moderna.
Il rovescio della medaglia riguarda le opzioni di personalizzazione visiva, praticamente assenti, e soprattutto l’addio definitivo a Metal Gear Online: la componente multigiocatore che accompagnava l’edizione originale non è stata preservata, e Guns of the Patriots torna disponibile come esperienza rigorosamente in singolo.

Il seme di Mother Base
Metal Gear Solid: Peace Walker racconta un momento diverso della saga, quello in cui Naked Snake diventa Big Boss. Ambientato in Costa Rica nel pieno della Guerra Fredda, il titolo affronta il tema della deterrenza nucleare attraverso le vicende di Paz e Chico, con una scrittura capace di nascondere dietro un’estetica solare una delle storie più cupe dell’intero franchise.
Sul piano del gameplay, Peace Walker non è solo un capitolo minore tra due episodi maggiori: è la vera culla di quello che sarebbe diventato Metal Gear Solid V. La gestione di Mother Base, il reclutamento dei soldati e soprattutto il sistema di recupero Fulton (che trasforma ogni nemico neutralizzato in una risorsa da recuperare all’istante) gettano le basi del loop gestionale perfezionato anni dopo in The Phantom Pain. Tornano anche le missioni cooperative, fino a quattro giocatori, e le sfide competitive Versus Ops fino a sei: un piccolo omaggio alla natura originariamente portatile del titolo.
Il problema di questa riproposizione sta nella sua origine tecnica: la versione inclusa deriva dalla precedente HD Collection, con un upscaling che porta l’immagine fino al 4K ma parte da una risoluzione interna ancora legata all’hardware PSP. Le scene animate in stile graphic novel sono state rimasterizzate e guadagnano espressività, ma telecamera, sistema di mira e reattività dei nemici lasciano intuire il peso degli anni molto più di quanto accada con Guns of the Patriots.

La sorpresa in scatola di cartone
Il vero colpo di scena del pacchetto porta il nome di Metal Gear: Ghost Babel, uscito nel 2000 su Game Boy Color e per anni relegato ai margini della storiografia ufficiale della saga. Ambientato in una linea temporale alternativa non canonica, distilla l’essenza dello stealth in una bidimensionalità rigorosa e sorprendentemente fedele all’atmosfera dei capitoli maggiori. Completamente localizzato in italiano e arricchito da salvataggio rapido e filtri grafici pensati per l’utenza moderna, è probabilmente l’aggiunta più riuscita dell’intera operazione: non solo un contenuto bonus, ma un vero e proprio punto di ingresso alternativo alla saga.

Il resto del pacchetto digitale comprende Screenplay Book e Master Book per ciascun titolo principale, una selezione della Digital Soundtrack Vol. 2 e il ritorno del database dedicato a Metal Gear Solid 4, utile per orientarsi tra personaggi, organizzazioni e cronologia. L’unica riserva riguarda proprio quest’ultimo: si ferma agli eventi del quarto capitolo, senza alcun aggiornamento che tenga conto di Peace Walker o degli sviluppi successivi della saga. Un ipotetico spazio per Portable Ops come terzo titolo di peso avrebbe bilanciato meglio l’offerta rispetto al primo volume: la sua assenza si fa sentire, senza però pesare sul giudizio complessivo.
Metal Gear Solid: Master Collection Vol. 2 è, tanto quanto il primo volume, un’operazione di conservazione più che di reinvenzione: offre meno contenuti rispetto al Volume 1, senza gli scivoloni tecnici che avevano accompagnato il lancio della prima raccolta. L’importanza di quest’opera è il risultato: Guns of the Patriots torna finalmente giocabile fuori dai confini di PlayStation 3, con Peace Walker e Ghost Babel che diventano una gradita sorpresa. Il prezzo pieno non è completamente giustificato, ma è anche l’unico modo per recuperare un titolo fondamentale per la storia videoludica.
7.5
Dettagli e Modus Operandi
- Piattaforme: PC, Playstation 5, Xbox Series X/S, Nintendo Switch, Nintendo Switch 2
- Data uscita: 27 agosto 2026
- Prezzo: 49,99 euro
Prova condotta su Xbox Series X grazie a un codice gentilmente fornito dal publisher.

