Lucca Comics & Games 2025 si prepara a diventare una vera e propria capitale mondiale del videogioco. Dal 29 ottobre al 2 novembre, la città toscana accoglierà game designer leggendari, anteprime esclusive e incontri che uniscono creatività, tecnologia e storytelling interattivo. Il focus di quest’anno è chiaro: il videogioco come forma d’arte contemporanea, capace di raccontare, emozionare e unire comunità globali.
Al centro dell’attenzione ci sarà Hideo Kojima, ospite per la tappa conclusiva del Death Stranding World Strand Tour 2. Il visionario autore giapponese presenterà Death Stranding 2: On the Beach, nuovo capitolo del suo universo narrativo che unisce estetica cinematografica e riflessione sull’isolamento umano. Durante il festival, Kojima parteciperà a panel e proiezioni speciali, tra cui il documentario Hideo Kojima: Connecting Worlds. Per i fan di lunga data, si tratta di un ritorno carico di significato: Lucca diventa il punto d’incontro tra arte, tecnologia e filosofia videoludica.
Horror, pixel e colonna sonora: la scena videoludica a Lucca
Accanto a Kojima, anche Keiichiro Toyama, autore di Silent Hill, Siren e Gravity Rush, sarà protagonista di due incontri dedicati al videogioco horror psicologico. Il primo talk, Silent Hill, Siren e altri incubi, ripercorrerà la sua carriera e le influenze che hanno plasmato il genere. Nel secondo, Anatomia della paura, Toyama analizzerà le tecniche narrative e visive che rendono un horror davvero inquietante. Un’occasione unica per scoprire come la paura nei videogiochi si costruisce a livello psicologico e artistico.
Lo spirito indipendente troverà spazio con Luca Galante, creatore di Vampire Survivors, e il team di poncle, presenti per la prima volta a Lucca. L’esperienza promette un percorso interattivo tra le vie della città, con checkpoint tematici e la presentazione del nuovo aggiornamento del gioco. L’evento culminerà nella poncle Live Orchestra, diretta dalla celebre compositrice Yoko Shimomura, che riproporrà brani iconici da Kingdom Hearts e Final Fantasy.
Non mancherà John Romero, co-creatore di DOOM, Quake e Wolfenstein 3D, che incontrerà i fan in un panel dedicato alla storia degli sparatutto e terrà una masterclass sul game design moderno. In occasione dell’evento, sarà disponibile un’edizione limitata italiana della sua autobiografia Doom Guy: La mia vita in prima persona, insieme a gadget e memorabilia esclusivi del franchise di DOOM.
Lucca Comics & Games 2025 si conferma un evento capace di trasformare il videogioco in esperienza culturale, unendo generazioni di fan, sviluppatori e musicisti. Tra pixel, orchestra e visioni creative, l’appuntamento toscano rinnova la sua identità come punto di riferimento mondiale del gaming.
E tu, quale leggenda del videogioco non vedi l’ora di incontrare a Lucca Comics & Games 2025?
Quando nel 2019 è uscito il primo Death Stranding, ho compreso due cose: la prima, che qualcosa di profondamente nuovo era atterrato nel panorama videoludico; la seconda, che non tutti erano pronti ad accoglierlo. In effetti, Hideo Kojima, libero da ogni catena editoriale, dopo l’addio burrascoso a Konami, si era finalmente concesso il lusso di creare un gioco che fosse “alla Kojima” fino in fondo (vedi qui per un approfondimento sui giochi di Kojima). Un atto di fede visionaria che, nel bene e nel male, ha diviso la community.
Io, da parte mia, ne fui catturato. Ricordo quelle passeggiate infinite tra montagne e vallate, le leggi della fisica da tenere sotto controllo mentre si hanno carichi preziosi sulle spalle, le melodie dei Low Roar che partivano nei momenti giusti, come una carezza in un mondo spaccato. Era un videogioco lento, contemplativo, eppure carico di tensione e significato. Un esperimento, sì, ma con un’anima.
E adesso? Adesso Kojima è tornato, e Death Stranding 2: On the Beach non è più un esperimento: è una conferma. Non perfetto, ma vivo, pulsante, disturbante e spesso geniale. Un titolo che ha il coraggio di farti rallentare in un medium che corre e che, nel farlo, ti fa riflettere su cosa significhi “giocare” oggi.
Un sequel che osa cambiare
Dimenticatevi per un attimo il Sam Porter Bridges silenzioso e operoso del primo capitolo. Death Stranding 2: On the Beach non è semplicemente “più” del precedente, ma è anche “diverso”. Kojima non si limita a iterare sul gameplay: riscrive intere dinamiche, aggiusta la narrazione, sposta l’obiettivo. Si passa dal “ricucire un’America fratturata” a un tentativo ancora più folle: capire se c’è qualcosa, o qualcuno, oltre il mare. Il concetto di “connettere” si allarga, e lo fa portando i personaggi verso l’ignoto, sia fisicamente che emotivamente.
E in questo salto di scala, si inserisce una delle sorprese più riuscite del gioco: il tono. Death Stranding 2: On the Beach è più ironico, più surreale, più grottesco. Alcuni momenti sembrano usciti da un teatro dell’assurdo, tra dialoghi criptici, comparse improbabili e picchi emotivi sincopati. Ma è proprio questo caos controllato, questa danza tra il ridicolo e il sublime, a rendere il viaggio appassionante.
Gameplay: fardelli nuovi, equilibri vecchi
Chi ha amato il gameplay del primo DS troverà qui pane per i suoi denti – e anche un bel po’ di carne sopra. Le meccaniche base della consegna, dell’equilibrio, del peso e del terreno restano, ma vengono rimescolate da una marea di nuovi strumenti, veicoli e ambientazioni. La mappa è più ampia, variegata e dinamica. Le condizioni atmosferiche, ad esempio, ora non sono solo ostacoli: diventano risorse o opportunità.
Ma è la costruzione della rete di infrastrutture – ponti, zipline, rifugi – che torna con più senso che mai. Vedere una corda lasciata da un altro giocatore, scoprire che ti ha appena salvato da una caduta mortale, o ritrovarti a ringraziare in silenzio chi ha costruito un ascensore su una parete impossibile… sono quelle le vere connessioni. E vi assicuro che creano una soddisfazione profonda, quasi “altruistica”, che pochi giochi riescono a regalare.
Certo, non tutto funziona alla perfezione. Alcune sezioni di stealth forzato rallentano un po’ troppo il ritmo, e c’è ancora qualche momento in cui l’interfaccia sembra voler giocare controdi te. Ma si tratta di inciampi minori, in un impianto generale solido e coerente con la visione del gioco.
Il confine tra cinema e follia
Parlare della trama senza spoiler è difficile, ma posso dire questo: Death Stranding 2 continua a camminare sul filo teso tra epica esistenziale e teatro kabuki. Kojima scrive con la penna del regista e il cuore del game designer, e la storia – pur tra mille bizzarrie – funziona. Non sempre è lineare, non sempre è chiara, ma è sempre evocativa.
Norman Reedus torna nei panni di Sam, ma questa volta con una consapevolezza nuova, quasi riluttante. Al suo fianco ritroviamo Fragile (una Léa Seydoux in stato di grazia), nuovi comprimari ambigui, e una serie di antagonisti che sembrano partoriti da un incubo collettivo.
Il punto di forza? Il gioco sa sorprenderti. Ti illude di aver capito dove stai andando, e poi ti tira fuori un plot twist che rimette tutto in discussione. Alcuni dialoghi fanno sorridere per la loro assurdità, altri colpiscono al petto per la loro intensità. Non è cinema, non è letteratura, non è solo videogioco: è Kojima Storytelling™, con tutte le sue luci e le sue ombre.
Tecnica e direzione artistica: tra l’organico e il sintetico
Visivamente, Death Stranding 2 è uno spettacolo. Il Decima Engine si conferma una bestia tecnica, e su PS5 (dove l’ho giocato) gira fluido, con dettagli ambientali che tolgono il fiato. I volti sono realistici fino all’inquietudine, la gestione della luce è magistrale, e gli effetti atmosferici – pioggia, vento, neve – trasformano ogni uscita in un piccolo evento.
Ma è la direzione artistica a fare la differenza. Alcuni scenari sembrano usciti da una mente in preda a un sogno lucido, altri ricordano più un’opera concettuale che un videogame. Kojima gioca con colori, simmetrie, suoni e assenza di suoni, per evocare stati d’animo più che ambientazioni. Si va da deserti rossi e brulli a architetture liquide e distorte che sembrano sussurrare qualcosa mentre ci cammini dentro. È un’esperienza percettiva, prima ancora che ludica.
Un’opera di precisione millimetrica
Death Stranding 2: On the Beach rappresenta uno dei picchi più alti mai raggiunti sul piano tecnico da uno studio di sviluppo. Kojima Productions ha saputo spingersi oltre i confini già estremi del primo capitolo, confezionando un’esperienza visivamente e acusticamente sorprendente. Basato sull’evoluto Decima Engine (lo stesso utilizzato da Guerrilla Games per Horizon), il gioco mostra un livello di dettaglio che lascia spesso a bocca aperta: dalle gocce di pioggia che si infrangono sulla tuta del protagonista, fino alla resa del terreno che muta in tempo reale in base a pioggia, vento e calpestii. Gli elementi atmosferici non sono solo scenografici ma hanno impatti concreti su fisica e interazioni, rendendo il mondo tangibile e dinamico. La gestione dell’illuminazione globale, dei riflessi e delle ombre dinamiche riesce a creare una sensazione di realismo che ha pochi eguali nel panorama attuale.
La fluidità è un altro punto di forza: su PlayStation 5 il gioco si mantiene stabilmente sui 60 fps in modalità performance, garantendo un controllo sempre reattivo anche nelle situazioni più concitate. I caricamenti sono praticamente inesistenti permettendo un’esperienza senza interruzioni. Dal punto di vista audio, Death Stranding 2 non è da meno: il lavoro svolto sul sound design è minuzioso, con ambienti che respirano, suoni ambientali stratificati, e una colonna sonora che ritorna con il suo carico di emozioni firmato ancora una volta da Ludvig Forssell e da band come Low Roar, presente in tracce inedite postume. L’effetto è quello di una sinestesia, dove ogni passaggio tecnico concorre a costruire una sensazione immersiva profonda.
In particolare, la motion capture ha raggiunto nuove vette di perfezione: il volto di Sam, così come quello degli altri protagonisti, non è solo realistico, ma riesce a comunicare emozioni complesse anche nei momenti di silenzio. Le cutscene sono veri e propri cortometraggi cinematografici, diretti con la consueta attenzione quasi maniacale da parte di Hideo Kojima. In definitiva, il comparto tecnico di Death Stranding 2: On the Beach è qualcosa che va oltre il semplice “ben fatto”: è una dichiarazione di intenti, la dimostrazione che il videogioco può essere una forma d’arte capace di utilizzare tutte le tecnologie a disposizione per evocare mondi che sembrano più veri del reale.
Un capolavoro visionario
Parlare delle ambientazioni di Death Stranding 2: On the Beach significa entrare in un territorio che va oltre il concetto stesso di videogioco. Kojima e il suo team hanno realizzato una vera e propria opera d’arte interattiva, capace di fondere suggestioni visive, mitologia moderna e un’estetica post-apocalittica che trasmette poesia e disorientamento in egual misura. Ogni luogo esplorato in questo seguito è una narrazione in sé, un mondo vivo che racconta storie anche in assenza di dialoghi o di eventi scriptati. Le rovine abbandonate, le città sospese tra il recupero e il collasso, le coste deserte battute dal vento: tutto contribuisce a una visione quasi pittorica della fine e della rinascita.
La varietà di ambienti è sorprendente. Si passa da regioni desertiche punteggiate da architetture ciclopiche a foreste pluviali dove la vegetazione sembra crescere in modo sovrannaturale, fino a distese ghiacciate dominate da luci aurorali che spezzano il silenzio con un senso di meraviglia ancestrale. Ogni luogo sembra provenire da un sogno o da un ricordo, e al contempo esprime una tangibilità rara. Il design non è solo funzionale alla progressione di gioco, ma è profondamente simbolico: la spiaggia, in particolare, torna come metafora dell’inconscio e della soglia tra vita e morte, trasformandosi in uno spazio quasi sacro che il giocatore attraversa più volte con emozioni diverse.
Il modo in cui la regia virtuale sfrutta la macchina da presa per farci immergere in questi paesaggi è un esempio di come il linguaggio cinematografico possa essere perfettamente integrato in un’opera interattiva. Il mondo di Death Stranding 2 non è solo da esplorare: è da contemplare. Ci si ferma non per noia ma per rispetto, per la bellezza che emana anche nei luoghi più spogli.
È raro che un videogioco riesca a stimolare lo sguardo come farebbe un museo d’arte contemporanea. Death Stranding 2: On the Beach riesce in questa impresa, costruendo un universo che è al contempo affascinante, inquietante e indimenticabile. Un invito costante all’osservazione lenta, alla riflessione, all’empatia.
Un’avventura forse troppo frammentata
Il gameplay di Death Stranding 2: On the Beach prosegue il solco tracciato dal primo capitolo, espandendolo in direzioni inaspettate ma coerenti. La meccanica del delivery resta centrale, ma viene arricchita da nuove tecnologie, veicoli e strumenti che rendono l’attraversamento del mondo meno frustrante e più strategico. Le missioni di consegna non sono più semplici tragitti da punto A a punto B, ma diventano veri e propri puzzle ambientali, dove il giocatore deve tenere conto di morfologia del territorio, condizioni meteo e presenza di ostacoli dinamici. L’introduzione di nuove entità ostili e scenari “liquidi”, che mutano nel tempo e nello spazio, dona una freschezza notevole alla progressione.
Le fasi di combattimento, pur non essendo il focus dell’esperienza, sono state riviste e migliorate: ora risultano più dinamiche e meno legnose, con un sistema che premia la preparazione e l’equipaggiamento. Tuttavia, il vero cuore pulsante del gameplay resta la gestione delle risorse, del carico, e la pianificazione di ogni singolo passo. Si tratta di un gameplay riflessivo, quasi meditativo, che richiede attenzione e coinvolgimento totale. Non è per tutti, ma per chi ne abbraccia il ritmo, l’esperienza è profonda e gratificante.
Sul fronte narrativo, Death Stranding 2 introduce una galleria di personaggi vecchi e nuovi, ciascuno dotato di un’identità ben definita. Il ritorno di Fragile assume un peso maggiore, così come l’enigmatico ruolo di Elle Fanning, il cui personaggio resta volutamente sfuggente per buona parte dell’avventura. Nota a margine per Neil intepretato e doppiato dal nostro Luca Marinelli. Eppure, c’è qualcosa di disgiunto nel modo in cui si concatenano le missioni principali: le peripezie di Sam, pur essendo intense e ricche di contenuti simbolici, appaiono talvolta come episodi isolati, più che tappe di un unico grande viaggio.
Questa frammentazione narrativa non compromette la qualità complessiva, ma lascia una sensazione di distacco tra un momento e l’altro, come se mancasse un filo conduttore forte che tenga tutto saldamente insieme. Ed è proprio questo il punto dolente dell’esperienza videoludica. Kojima sembra voler raccontare più visioni che una trama lineare, e questo può affascinare quanto disorientare. Resta il fatto che ogni interazione, ogni incontro, lascia il segno: che si tratti di un nemico, di un alleato, o semplicemente di un viaggiatore solitario in cerca di connessione. Death Stranding 2 è un viaggio interiore mascherato da gioco d’azione e, anche nei suoi momenti più slegati, riesce comunque a toccare corde profonde e autentiche.
Un viaggio tra i confini dell’umanità e dell’ignoto
In Death Stranding 2: On the Beach, il mondo post-apocalittico immaginato da Hideo Kojima evolve, diventando non solo un territorio fisico da attraversare, ma anche uno spazio mentale e simbolico da esplorare. Dopo gli eventi del primo capitolo — che hanno segnato la nascita di nuove connessioni tra le persone, ma anche profonde ferite nel tessuto del tempo e della realtà — Sam Porter Bridges si ritrova ancora una volta coinvolto in un’impresa più grande di lui, chiamato a rispondere a un nuovo squilibrio che minaccia l’esistenza stessa dell’umanità.
La trama si sviluppa intorno a un misterioso evento che sembra avere origine da un’altra “spiaggia”, quelle dimensioni liminali che separano la vita dalla morte e che fungono da crocevia per ciò che è umano e ciò che non lo è. Ma a differenza del passato, il pericolo non è solo quello della disconnessione tra persone isolate: stavolta il rischio è una deriva dell’intero concetto di esistenza. Cosa succede quando i legami, anche quelli più forti, vengono stravolti? Quando le emozioni, la memoria, il dolore e la speranza si fondono fino a diventare indistinguibili?
Il gioco introduce nuovi personaggi enigmatici, ognuno portatore di un frammento di verità e riafferma il ruolo di alcune figure chiave del primo capitolo, approfondendone le motivazioni e i conflitti. La trama si sviluppa attraverso una serie di missioni e visioni, costruendo un mosaico che il giocatore è chiamato a ricomporre non solo con la logica, ma anche con l’empatia. Non tutto è chiaro, e non tutto viene spiegato: Death Stranding 2 sceglie consapevolmente l’ambiguità come linguaggio narrativo, preferendo il dubbio alla certezza.
Pur mantenendo uno scheletro “lineare” — Sam deve compiere un viaggio, affrontare ostacoli, incontrare alleati e nemici — la storia si concede libertà poetiche, deviazioni oniriche e riflessioni filosofiche. La spiaggia, ancora una volta, non è solo un luogo: è un concetto. È la soglia tra ciò che siamo e ciò che potremmo essere. In questo senso, On the Beach è un racconto sul senso della connessione, ma anche sulla paura di perderla. Un’opera che parla di fine, ma anche di rinascita.
Infilate le cuffie, alzate il volume e chiudete gli occhi
Se nel primo DS la colonna sonora era uno dei protagonisti, qui torna con rinnovato splendore. Oltre a Low Roar, ormai parte dell’identità del gioco (nonostante la tragica scomparsa di Ryan Karazija), troviamo nuove collaborazioni musicali che si integrano perfettamente. I brani non sono messi lì per “riempire”, ma entrano nei momenti giusti, spesso silenziosi, per darti il colpo emotivo dove serve.
E anche il sound design fa un lavoro incredibile: ogni rumore – i passi sulla neve, il respiro di Sam, il fischio di un BT – ti avvolge, ti accompagna, ti fa sentire dentro quel mondo. Con le cuffie giuste, è quasi sinestesia.
Conclusioni: un cammino che vale la fatica
Death Stranding 2: On the Beach non è un gioco per tutti, e va bene così. Non vuole esserlo. È un titolo che ti chiede tempo, pazienza e apertura mentale. Ti chiede di ascoltare, di osservare, di accettare il fatto che a volte camminare è già un atto rivoluzionario, soprattutto in un mondo dove tutti vogliono correre.
L’ultima fatica di Kojima riesce ad essere un’esperienza nuova in un panorama spesso omologato. Perché osa, sperimenta, fallisce in alcune cose ma riesce in molte altre. Perché dietro ogni pacco consegnato, ogni collegamento creato, ogni scelta folle, c’è una coerenza autoriale rara. E perché, pur con tutti i suoi difetti, è un gioco che resta, che lascia il segno.
In un’industria che troppo spesso copia sé stessa, Kojima continua a raccontare storie con il coraggio dell’artista e la testardaggine del sognatore. E io, da videogiocatore incallito, non posso che dirgli grazie.
Se avete amato il primo, giocatelo. Se non l’avete capito… giocatelo lo stesso. E poi rigiocate il primo. Perché in Death Stranding 2, tutto si riconnette.
Conclusione
Death Stranding 2: On the Beach amplia in modo ambizioso la trama del primo capitolo, approfondendo i legami tra vita e morte e riportando in scena Sam Porter Bridges in un contesto ancora più complesso e simbolico. Visivamente, il gioco è straordinario. Ogni paesaggio è curato nei minimi dettagli, creando un’atmosfera sospesa tra reale e surreale. Il nuovo motore grafico spinge al massimo l’espressività visiva, rendendo ogni ambientazione memorabile. La colonna sonora è uno dei punti di forza: malinconica, potente, perfettamente integrata con l’esperienza di gioco. I brani scelti arricchiscono il viaggio emotivo, contribuendo alla costruzione del mondo in modo profondo. Unico vero limite è la narrazione: spezzettata, frammentaria, a tratti dispersiva. Sebbene ricca di idee, può disorientare chi cerca un racconto lineare e coeso. In sintesi, un’opera affascinante, esteticamente eccellente, ma non per tutti.
Hideo Kojima è indubbiamente – insieme ai suoi giochi – uno dei creator più famosi e controversi dell’intera industria videoludica. Gli incredibili successi che ha raggiunto in carriera, in particolare grazie alla saga di Metal Gear Solid, si affiancano ad una gran quantità di polemiche legate al suo carattere non proprio semplice e ai tempi biblici da lui spesso richiesti per portare a termine un progetto.
Della storia di Kojima abbiamo già abbondantemente parlato. Questa volta ci concentreremo solamente sui giochi principali realizzati dal Hideo Kojima nel corso della sua lunga e tortuosa carriera, in un viaggio che ci porterà dall’inizio degli anni 80 fino al recente Death Starnding 2: on the beach. Pronti a riscoprire qualche perla nascosta dell’uomo che è sintesi perfetta dell’accoppiata genio e sregolatezza?
Gli inizi: la saga di Metal Gear
Come molti di voi sapranno, le origini della saga di Metal Gear risalgono addirittura alla fine degli anni 80. Il primo Metal Gear, infatti, vide la luce nel lontano 1987 sull’MSX2, un popolare home computer giapponese. Nonostante le ovvie limitazioni grafiche e tecniche e i dialoghi solo abbozzati presenti nel gioco, Metal Gear proponeva già molti elementi davvero innovativi. La necessità di agire senza farsi individuare dai nemici, l’utilizzo sapiente dell’inventario e il ruolo centrale della trama sono tutti elementi che avrebbero fatto la fortuna della futura saga di Metal Gear Solid.
Ancor più impressionante fu il sequel del primo Metal Gear, ovvero Metal Gear 2: Solid Snake, uscito tre anni dopo sempre su MSX2. Questa volta trama e personaggi erano ancora più approfonditi grazie ad una buona quantità di dialoghi, che resero la storia molto più avvincente ed appassionante. Fecero la loro comparsa in questo gioco anche personaggi poi divenuti iconici come Big Boss e Gray Fox.
Precisiamo invece che Kojima non ebbe nulla a che fare con alcuni giochi della serie. In particolare, né con l’orrida conversione NES di Metal Gear né con lo strampalato Snake’s Revenge, anch’esso uscito per NES.
La serie Snatcher
Nel 1988, sempre su MSX2 , Hideo rilascia Snatcher, altro esperimento davvero interessante. Si tratta di un’avventura grafica che unisce elementi investigativi, fantascientifici e fantastici. Il tutto con una veste grafica chiaramente ispirata alle produzioni anime più famose. Snatcher si svolgeva in prima persona ed il giocatore poteva compiere varie azioni seguendo i menù del gioco.
Sebbene in occidente la serie sia poco conosciuta, soprattutto in Europa, in oriente seppe crearsi un discreto seguito. Anche se il sequel inizialmente previsto non venne realizzato, nel 1990 vide la luce SD Snatcher, una nuova versione del titolo originale. Il gioco passò da visual novel a GDR, includendo combattimenti e gestione delle statistiche dei personaggi. Anche il finale venne modificato per dare alla vicenda una sua conclusione.
Nel 1992 venne poi realizzata una nuova versione del gioco, chiamata Snatcher CD-ROmantic, un’edizione riveduta e corretta del secondo capitolo, che includeva nuovi filmati e persino la presenza del doppiaggio in alcuni punti chiave.
Interessante notare come Kojima abbia più volte citato la saga di Snatcher all’interno della saga di Metal Gear Solid. Ad esempio, in Ground Zeroes, una delle missioni opzionali cita apertamente la visionaria saga di Kojima.
Policenauts
Sebbene molto simile a Snatcher, merita un accenno anche Policenauts, altra avventura grafica realizzata dal nostro Hideo nel 1994 per varie piattaforme, tra cui 3DO, Playstation e Saturn. Anche in questo caso, il gioco propone una trama molto articolata e che si ispira a generi diversi, citando a piene mani da famose opere cinematografiche.
La serie Tokimeki memorial
Tra le passioni di Hideo, oltre alle storie complicate ed il cinema, ci sono sicuramente anche le belle donne ed il glamour. Non a caso, il nostro Kojima è stato produttore e direttore della serie Tokimeki Memorial, i cui episodi principali sono usciti tra 1997 e 1999 per Saturn e Playstation.
Si tratta di una serie di simulatori di appuntamenti, genere fortunatissimo in Giappone ma che qui in occidente è sempre stato visto con un certo sospetto, almeno fino ai tempi recenti. In questi giochi di Kojima lo scopo è gestire in maniera accurata il proprio tempo, dedicandosi in maniera equa al potenziamento delle proprie caratteristiche e al miglioramento della relazioni.
Da notare come in questa serie, a differenza di molti altri giochi del genere, sono quasi del tutto assenti gli elementi hentai. Anzi, le storie sono quasi sempre narrate con grande delicatezza e romanticismo.
Zone of the Enders
Pur non raggiungendo la notorietà della serie Metal Gear Solid, la saga di Zone of the Enders riuscì ad ottenere un grande successo. Il primo Z.O.E. uscì nel 2001 su Playstation 2. Si trattava di una sorta di Hack and Slash futuristico, sulla falsariga di Armored Core, in cui il protagonista, alla guida del suo fido mech, il Jehuti, avrebbe dovuto compiere numerose missioni spaziali.
L’eccellente comparto grafica, l’ottimo character design e il gameplay divertente e coinvolgente (anche se un po’ ripetitivo) sancirono il successo di Z.O.E., coronato dall’uscita di un sequel per PS2 e di una HD collection per PS3 e X-Box.
La saga di Boktai
La serie di Boktai fu un divertente e interessante esperimento. Si tratta di una serie di classici RPG con visuale dall’alto. La saga conta ben 4 titoli, usciti tra 2003 e 2006 per Game Boy Advance e Nintendo DS.
Ciò che rende questa serie unica è il fatto che le cartucce del gioco contenevano un particolare sensore in grado di reagire alla luce del sole. Questa funzione spingeva i giocatori a cercare sempre aree assolate per giocare, in modo da ricaricare la pistola solare del protagonista.
Per il resto, si trattava di rpg molto validi con trame solide e personaggi interessanti e ben caratterizzati. Un ennesima perla nello scrigno infinito della creatività di Kojima.
Death Stranding
Ed eccoci alla saga più recente di Kojima, la prima davvero importante dopo il divorzio da Konami. Ambientato in un futuro postapocalittico, Death Stranding ci mette nei panni di Sam Porter Bridge, un corriere con l’arduo compito di creare nuove connessioni tra le colonie delle Città Unite d’America.
Nonostante il gameplay un po’ lento e a tratti abbastanza monotono, entrambi i Death Stranding (usciti rispettivamente nel 2019 e nel 2025) presentano trame davvero interessanti ed articolate, con numerosi richiami alla civiltà e alla società attuali. Anche il comparto tecnico di entrambe le avventure è davvero di altissimo livello, contribuendo a creare un open world coerente e vastissimo, anche se a tratti un po’ troppo vuoto.
Degno di nota anche il cast, che coinvolge attori del calibro di Norman Reedus e Léa Seydoux. Se amate l’avventura e le belle storie, questa saga vi conquisterà. A patto che vi piaccia camminare e siate amanti delle gite lunghe.
La saga di Metal Gear Solid
E non potevamo che concludere con quella che è stata indubbiamente la saga più importante e di successo del nostro Hideo, nonchè una delle serie più acclamate dell’intera industria del videogioco. Nata nel 1998 con il primo Metal Gear Solid, sequel dei primi due episodi per MSX, la saga si è sviluppata per quasi un ventennio, diradandosi principalmente nel mondo Playstation ma espandendosi spesso anche ad altre piattaforme (ad esempio con MGS: The Twin Snakes, per Gamecube).
Sono davvero moltissimi gli elementi che hanno sancito il successo di questa saga. Ci limitiamo a citare la trama strepitosa, il carisma dei personaggi, il perfetto equilibrio tra azione e stealth e le numerosissimo trovate di gameplay, in grado di stupire continuamente il giocatore e di non rendere mai noiosa l’esperienza. Ad oggi The Phantom Pain, del 2015, risulta l’ultimo episodio della saga. Il gioco fu anche accompagnato da numerose polemiche a causa dei numerosi tagli, che rendono la trama incompleta.
Tra pochi mesi vedrà però la luce Metal Gear Solid Delta Snake Eater, sorta di Remake del terzo capitolo, da molti considerato il migliore della saga. Speriamo davvero che questo gioco possa segnare una rinascita per una delle serie più amate ed osannate di sempre!
Ed eccoci al termine del nostro articolo. Come avrete capito, la produzione di Kojima è davvero vastissima e diversificata. Dobbiamo però aggiungere che il Hideo Kojima ha collaborato anche a numerosi altri giochi, che non abbiamo potuto citare per motivi di spazio. Ci limitiamo a citare il suo ruolo di produttore esecutivo per Castlevania: Lord of Shadow e il suo lavoro come direttore per alcuni episodi della serie Beatmania. E voi? Avete mai provato i giochi di Kojima? Quali sono i vostri preferiti?
Lo sviluppo di Death Stranding 2: On the Beach è ufficialmente terminato. Il titolo è entrato in fase Gold, confermando che la data di uscita del 26 giugno 2025 su PlayStation 5 sarà rispettata.
L’annuncio del completamento dello sviluppo è la ciliegina sulla torta di giornate ricche di novità su Death Stranding 2: On the Beach. Di recente sono stati rivelati nuovi dettagli sul gioco grazie a un evento a porte chiuse per la stampa. Nello specifico, la stampa internazionale ha rivelato che per completare Death Stranding 2 ci vorranno circa 75 ore.
DEATH STRANDING 2: ON THE BEACH has gone gold 📀
The journey begins soon — just a little longer until June 26 👍
— KOJIMA PRODUCTIONS (Eng) (@KojiPro2015_EN) May 9, 2025
Il sequel promette un’esperienza più dinamica rispetto al primo capitolo. I giocatori affronteranno disastri naturali come terremoti e tempeste di sabbia, e potranno utilizzare nuovi mezzi di trasporto, tra cui monorotaie per collegare le basi. Il sistema di combattimento è stato ampliato con un arsenale che include fucili da cecchino, lanciarazzi e la possibilità di abbandonare temporaneamente il carico per affrontare le missioni con maggiore agilità.
Il cast si arricchisce con l’ingresso dell’attore italiano Luca Marinelli, che interpreta un personaggio chiave nella trama.
Death Stranding 2: On the Beach sarà disponibile in tre edizioni: Standard, Digital Deluxe e Collector’s Edition. Quest’ultima includerà una statua di Magellan Man, una figure di Dollman, stampe esclusive e una lettera firmata da Hideo Kojima.
E voi, siete pronti a tornare nel mondo di Death Stranding? Cosa vi aspettate da questo nuovo capitolo?
Durante l’SXSW 2025, Hideo Kojima ha mostrato la sua prossima creazione e la sua data d’uscita. Death Stranding 2: On the Beach arriverà sul mercato il 26 giugno in esclusiva su PlayStation 5.
Kojima Production ha presentato anche le edizioni che saranno disponibili al lancio. Death Stranding 2 si presenterà in tre edizioni: Standard, Digital Deluxe Edtion e la Collector’s Edition. La Collector’s Edition di Death Stranding 2: On the Beach è disponibile al prezzo di 249,99 euro e contiene una statuetta da 38cm Magellan-Man a cui si aggiunge un ciondolo di Dollman da 9 cm.
Un’altra piacevole novità per i fan italiani è la presenza nel gioco e nell’ultimo trailer di Luca Marinelli (M – Il Figlio del Secolo, tra gli altri), che interpreterà Neil.
Il primo showcase del 2024 di PlayStation si svolge in un momento cruciale per l’azienda. Con il recente cambio di management e le sfide che Sony affronta nel campo delle esclusive e della comunicazione, l’attenzione dei fan è al massimo.
Il precedente annuncio di concentrarsi su 12 live-service (adesso 11 dopo l’ufficiale abbandono del titolo online ambientato nell’universo di “The last of us”) aveva suscitato preoccupazioni tra gli appassionati dei single-player 1st party.
Sony riassicura con uno state of play che mostra quello che c’è da aspettarsi nel futuro di Playstation, mostrando anche la prossima esclusiva in arrivo, seppur 2nd party: Rise of the Ronin, oltre a diverse altre sorprese, tra cui un Silent Hill gratuito per tutti i possessori di PS5
Tutti gli annunci
Ad aprire le danze, Stellar Blade il nuovo gioco di Shift Up si mostra estensivamente per quanto riguarda trama, gameplay e ambientazione. In arrivo il 26 Aprile di quest’anno.
Subito a seguire, Sonic Shadow Generation, un’iconica remastered dell’iconico titolo del 2011 è in arrivo quest’autunno.
Zenless Zone Zero è il nuovo gioco della miHoYo, la celebre casa di sviluppo madre di titoli di successo come Genshin Impact.
Foamstars è un nuovo titolo Online-only 4v4 sviluppato da Toylogic. In arrivo incluso con l’abbonamento Sony il 6 Febbraio su Playstation 4 e 5.
Arriva quest’aprile l’acclamato Dave The Diver anche su Playstation: Annunciata anche una nuova espansione con Godzilla a Maggio.
Arriva anche V Rising, che esce dalla fase alpha per approdare su console Sony in un generico 2024.
La redenzione di Konami sembra partire col piede giusto, che annuncia che già da oggi è disponibile un nuovoPlayable Teaser. Si tratta di Silent Hill The Short Message, fortemente ispirato alla breve esperienza di Kojima su Silent Hill rilasciata la scorsa generazione, ma che promette non pochi batticuore. Disponibile già da adesso completamente gratuitamente per tutti i possessori di Playstation 5.
Ma le sorprese non finiscono qui, è stato mostrato il trailer del Remake di Silent Hill 2.
È stato poi il turno di Judas, il nuovo gioco di Ken Levine, creatore della celeberrima serie di Bioshock, in sviluppo presso gli studi Ghost Story Games. Ancora non abbiamo avuta alcuna finestra di lancio.
È finalmente giunto il momento di due giochi in uscita per Playstation VR2. Si tratta di Metro Awakening VR, in arrivo in un generico 2024 e Legendary tales, in arrivo l’8 Febbraio. Si tratta di due promettenti titolo che colmano il vuoto lasciato da ormai troppo tempo degli acquirenti dell’hardware Sony dedicato alla realtà virtuale.
È stato mostrato anche Dragon’s Dogma 2, che sembra essere davvero molto interessante per gli appassionati del genere. Si tratta di un action RPG, che promette ampia caratterizzazione dello stile di gioco e profondità di gameplay. In arrivo il 22 marzo.
Il 22 Marzo si promette una data di scontri, in quanto è previsto anche Rise Of The Ronin, la prossima esclusiva Playstation 5 in sviluppo presso Team Ninja, Sviluppatori dell’acclamato Nioh. Il gameplay ha posto evidenza sulla libertà di movimento e un sistema di combattimento accattivante.
Annunciata inoltre una versione “enhanced” di Until Dawn, in arrivo quest’anno su PC e PS5
A chiudere arriva Kojima, che mostra Death Stranding 2 On the beach in modo estensivo, mostrando i muscoli del Decima Engine. Il nuovo titolo del creatore di metal gear solid sembra riprendere diversi anni dopo quanto abbiamo avuto modo di giocare nel primo capitolo, aggiungendo nuovi e inaspettati personaggi. In arrivo nel 2025
Kojima ha inoltre annunciato di essere al lavoro su una nuova IP in collaborazione con Sony. Non è stato possibile vedere nulla, ma è stato dichiarato che si tratta di un nuovo titolo stealth di spionaggio, e l’autore stesso ha dichiarato voler essere il coronamento di una carriera (“the culmination of my work”).
Non sappiamo ancora molto di OD, se non che nasce da una collaborazione con Jordan Peele e che l’ultimo trailer ha mostrato svariate celebrità di Hollywood urlare guardando verso la telecamera.
Hideo Kojima lo ha definito un videogioco, un film e anche una “nuova forma di media”. Inoltre, ha paragonata OD a Boktai: The Sun Is in Your Hand, gioco cult per Game Boy Advance e Nintendo DS di cui Kojima è stato producer. In Boktai, il giocatore impersona un cacciatore di vampiri di nome Django, che combatte i non morti con l’aiuto della sua solar gun, ricaricabile in-game attraverso un sensore di luce solare.
Su X/Twitter, Kojima ha scritto: “Sembra che mi sia stato riconosciuto il merito di aver creato giochi che vanno controcorrente rispetto ai tempi, come i giochi nascondino in cui ci si intrufola in un edificio senza essere scoperti dal nemico, o i videogiochi di consegna in cui ci si diverte a muoversi in un mondo aperto. Per me il gioco più sperimentale permetteva di sconfiggere i vampiri fuori casa, utilizzando la luce del sole che ci circonda. Fu accolto con una feroce opposizione da parte dello staff e persino all’interno dell’azienda. In questo senso, OD è altrettanto diverso”.
Come già detto, sappiamo molto poco di OD, se non che sia stato sviluppato con Unreal Engine 5 e che tra i protagonisti ci saranno Sophia Lillis, Hunter Schafer e Udo Kier. Apparentemente l’obiettivo del videogioco è sviluppare il concetto di testare la soglia della paura.
Vorremmo, con questo articolo, inaugurare una nuova sezione del blog, un focus sugli uomini e le donne che hanno reso la storia dei videogiochi e il videogioco come lo conosciamo tale. Oggi vi spieghiamo chi è Hideo Kojima, raccontandovi opere e aneddoti del genio nipponico.
Hideo Kojima è uno dei più famosi e influenti autori videoludici al mondo. Nato a Tokyo nel 1963, ha sviluppato fin da bambino una grande passione per il cinema e la letteratura d’avventura, che lo hanno ispirato nella creazione delle sue opere. Nel 1986, è stato assunto da Konami per la quale ha ideato e scritto Metal Gear, titolo originariamente per MSX che ha introduse il genere stealth e dato vita all’omonima serie, il suo lavoro più noto e apprezzato.
Metal Gear Solid: la consacrazione
La serie di Metal Gear si caratterizza per la sua trama intricata, degna dei migliori romanzi di spionaggio alla Ken Follett o Frederick Forsyth. Affronta temi come la guerra, la politica, la filosofia, la genetica e l’identità. I protagonisti sono spie e soldati che devono infiltrarsi in basi nemiche e affrontare i Metal Gear, dei giganteschi robot armati di armi nucleari. E anche il lato umano, che Kojima ha molto a cuore, viene preso in considerazione, coi protagonisti che si chiedono, spesse volte, se sia giusto o sbagliato ciò che fanno.
Il gameplay richiede al giocatore di usare l’astuzia e la strategia, evitando il più possibile il combattimento diretto. Non a caso il gioco è stato tra i migliori capostipiti del genere stealth. La serie è nota per il suo stile cinematografico, con lunghe sequenze animate e dialoghi tra i personaggi, per il suo umorismo e le sue numerose citazioni e riferimenti alla cultura popolare.
Altre produzioni
Oltre alla serie di Metal Gear, Kojima ha realizzato altri giochi di successo: Snatcher e Policenauts, due avventure grafiche di ambientazione cyberpunk; Zone of the Enders, una serie di giochi di azione con dei robot volanti, e il famosissimo Death Stranding, il suo primo gioco indipendente dopo aver lasciato la Konami nel 2015.
Kojima è considerato un auteur dei videogiochi, ovvero un autore che esprime la sua visione artistica e personale attraverso il medium, in questo caso a noi tanto caro come il videogioco. Il suo stile è riconoscibile e originale, e ha influenzato molti altri sviluppatori e giocatori. Hideo Kojima è un grande appassionato di cinema peraltro e ha collaborato con diversi registi e attori famosi, come Guillermo del Toro, Norman Reedus, Mads Mikkelsen e Nicolas Winding Refn.
Kojima: l’uomo
Ma cosa rende Kojima un genio dei videogiochi? Quali sono le sue caratteristiche distintive e i suoi segreti? Come fa, ci chiediamo, a rendere i suoi videogiochi maledettamente accattivanti ed interessanti? Non possiamo realmente saperlo, purtroppo o per fortuna, ma ecco alcune curiosità e aneddoti sulla sua vita e carriera che potrebbero aver influito sul suo modo di creare.
Cinema mon amour: Kojima ha iniziato a fare film con una Super 8millimetri quando era a scuola e ha persino ingannato i suoi genitori per andare a girare su un’isola senza dirglielo. Il suo sogno era di diventare un regista, ma ha cambiato idea quando ha scoperto il gioco d’avventura Portopia Renzoku Satsujin Jiken, che lo ha convinto delle potenzialità narrative dei videogiochi
Un film al giorno: La passione sconfinata di Kojima per il cinema permea ogni singolo istante della sua vita. Quando non è impegnato a realizzare un gioco, o a trollare i suoi fan su Twitter, il buon Hideo sta fisso davanti allo schermo a vedere qualcosa da cui prendere ispirazione. Il suo mantra è: “Un film al giorno toglie i rompiballe di torno”. Tra le sue pellicole preferite troviamo vere e proprie pietre miliari, alcune delle quali non del tutto scontate: Taxi Driver, 2001 Odissea nello Spazio, La Grande Fuga, I Cannoni di Navarone, La Strada di Federico Fellini, L’Alba dei Morti Viventi e addirittura il musical Cantando sotto la Pioggia. Stranamente tra i suoi favoriti non ha mai citato 1997: Fuga da New York, capolavoro distopico (ma neanche troppo) di John Carpenter dal quale ha tratto ispirazione per il nome del suo personaggio più famoso Solid Snake.
Kojima ed il Natale: Pochi lo sanno ma Hideo Kojima adora follemente il Natale. Ogni anno, sin dai tempi in cui lavorava per Konami ma soprattutto da quando ha fondato la Kojima Production, inizia a bombardare il suo canale Twitter con foto di decorazioni natalizie, corna di renna infilate ovunque e pacchetti regalo che probabilmente nascondono solo un tizio vestito come Snake. Ha trasmesso questa sua passione anche ad alcuni personaggi dei suoi giochi: provate a chiedere a Big Boss per conferma. La sua “ossessione” sembra essere forte al punto che alcuni membri del suo staff sono convinti che lui creda ancora fermamente nell’esistenza di Babbo Natale.
Fobia dei contatti fisici: Kojima ha una vera e propria avversione per il contatto fisico con le altre persone, tanto da evitare di stringere la mano o di abbracciare chiunque, anche i suoi amici più intimi. Questa sua fobia è stata resa nota da Guillermo del Toro, che ha raccontato di averlo abbracciato una volta e di aver visto la sua faccia terrorizzata. Kojima ha poi confermato la cosa, dicendo che preferisce esprimere i suoi sentimenti con le parole o con i gesti
Potere ad un solo uomo: Kojima è noto per il suo perfezionismo e per il suo controllo totale sui suoi progetti, che lo portano a occuparsi di ogni aspetto della produzione, dalla sceneggiatura alla regia, dal game design al marketing. Questo lo rende spesso insofferente alle pressioni e alle interferenze delle case editrici, come dimostra il suo conflitto con la Konami, che lo ha portato a lasciare l’azienda dopo 29 anni di collaborazione. Kojima ha poi fondato la sua nuova software house, la Kojima Productions, che gli ha permesso di realizzare il suo gioco più ambizioso e personale, Death Stranding, senza alcun vincolo o compromesso.
Genialità ed emozione
Appare chiara dunque la genialità di Hideo, che ha riversato nelle sue opere portandole a nuovi livelli di immersione, narrazione e creatività. Quello che vuole Kojima è emozionare e sorprendere il fruitore finale facendolo riflettere sui vari temi che i suoi giochi trattano.
D’altronde lui stesso si emoziona nel creare e questo è uno degli aspetti più belli che i fruitori maturi del prodotto videogioco possano chiedere: l’emozionarsi nel videogiocare. Non tutti apprezzano Hideo Kojima, molti lo accusano di essere arrogante, di inserire nelle sue opere troppi dialoghi e filmati, di usare senza censura elementi come violenza e sesso, ma credo siano passi necessari affinché il pubblico comprenda appieno la sua visione.
L’importanza di Xbox all’interno dell’ecosistema videoludico è aumentata negli ultimi anni e l’Xbox e Bethesda Games Showcase 2022 ne è la prova; infatti, l’evento Microsoft ha mostrato diversi titoli che qualche anno fa non sarebbero comparsi in uno show per la console americana.
Nonostante la scelta di avere giochi solamente in esclusiva per Xbox Series S|X non sia stata presa in considerazione, l’acquisizione di Bethesda e Activision Blizzard, ha consentito a Microsoft di portare durante l’Xbox e Bethesda Games Showcase lunghi segmenti di IP di enorme importanza come Diablo 4, Forza Motorsport e fresche novità come Starfield e Redfall.
Qui un riassunto del meglio annunciato durante l’Xbox & Bethesda Games Showcase, volutamente scremato data l’enorme mole di giochi presentati durante l’evento.
Una nuova partnership: Kojima Productions e Xbox Game Studios
Rumor, conferme e smentite trovano la loro ufficialità: Xbox Game Studios e Kojima Productions stanno lavorando a un nuovo videogame per Xbox, che vuole sfruttare al massimo la potenza del cloud. A dirlo è stato lo stesso Hideo Kojima.
Starfield si mostra in un First Look gameplay
Todd Howard, game director di Starfield, ci ha preso per mano e ci ha portato in giro per il mondo di Starfield grazie a un primo video gameplay. La promessa è che Starfield garantirà un’inedita possibilità di esplorare il suo spazio alla ricerca di risposte sul più grande mistero dell’umanità.
Nell’anno 2330, l’umanità ha viaggiato oltre il sistema solare e acquisito nuovi pianeti. Cominceremo come umili minatori spaziali e ci uniremo alla Constellation, l’ultimo gruppo di esploratori spaziali alla ricerca di rari artefatti.
Il titolo uscirà in esclusiva console per Xbox Seris S|X, PC e sarà disponibile sull’Xbox Game Pass al day one.
Diablo IV uscirà nel 2023
Diablo IV sarà lanciato nel 2023 su Xbox Series S|X, PlayStation 5, Xbox One, PlayStation 4 e PC. L’opera Blizzard garantirà il cross-play e la progressione cross-platform. Su console, i fan potranno giocare in co-op.
Inoltre, gli sviluppatori hanno presentato la quinta classe giocabile: il negromante.
Forza Motorsport
Xbox e Bethesda Games Showcase 2022 è stata la casa di un nuovo trailer del racing game Forza Motorsport. Il videogioco ha catturato l’attenzione per l’accuratezza della fisica, la bellezza delle auto, una nuova dinamica dello scorrere della giornata, danni sulle vetture e un ray tracing in real time di nuova generazione.
Anche Forza Motorsport sarà un’esclusiva console Xbox Series S|X, arriverà su PC e sarà disponibile al day one sull’Xbox Game Pass.
Redfall Gameplay Reveal
Redfall è il nuovo co-op FPS di Arkane Austin. Il titolo, che sarà disponibile nel 2023, è stato disegnato all’interno di un open world ricco di narrativa e vampiri.
Redfall è un’esclusiva console Xbox Series S|X. Sarà inoltre disponibile su PC e sull’Xbox Game Pass al day one.
Minecraft Legends
Mojang Studios ha rivelato Minecraft Legends, un nuovo action strategy game sviluppato in partnership con Blackbird Interactive, che arriverà nel 2023. Il titolo sarà disponibile al day one su Xbox Game Pass.
Obsidian annuncia Pentiment
Andreas Maler, artista artigiano, sarà il protagonista di Pentiment, un’avventura narrativa ambientata nel 16esimo secolo in Baviera, un periodo di grandi disordini sociali.
Saremo coinvolti in una serie di omicidi che dureranno oltre 25 anni e spetterà a noi giocatori indagare e interrogare i cittadini, le cui decisioni avranno un impatto sulla città negli anni a venire. L’opera è gestita dal game director Josh Sawyer e prende ispirazione da manoscritti, stampe xilografiche e la storia stessa.
Pentiment sarà un’esclusiva temporale su Xbox Series S|X, uscirà per PC e sarà disponibile sul Game Pass al day one.
25 anni di Persona
Per festeggiare i 25 anni dell’IP, Persona 5 Royal, Persona 4 Golden e Persona 3 Portable arrivano su Xbox e PC. L’avventura inizierà il 21 ottobre 2022.
Hideo Kojima. Difficile parlare di un uomo così apprezzato in tutto il mondo per la sua arte senza che qualcuno si offenda. Ho deciso perciò di parlarvi esclusivamente del suo libro: Il gene del talento e i miei adorabili meme. Iniziamo col dare la definizione di meme, nel libro infatti non si utilizza la parola meme riferendosi alle immagini comiche che girano sul web, ma al significato originale di tale termine.
Elemento di una cultura o di un sistema di comportamento trasmesso da un individuo ad un altro.
DEFINIZIONE DI GOOGLE
Kojima nel suo libro parla dei “suoi” meme proprio riferendosi a tale accezione del termine. Tramite una raccolta di articoli il game designer vuole traghettare il lettore tra le opere che hanno avuto una certa importanza nella sua vita. Al contempo ce le consiglia sperando che entrino a far parte dei “nostri adorabili meme”.
Mondi paralleli e intersecati: Libri e Videogiochi
Kojima, per tutta la durata del libro, fa intuire quanto i libri siano una parte fondamentale della sua vita. Dimostrando una volta per tutte che una vita da videogiocatore non ne esclude per forza una da lettore. Anzi spesso i due mondi, anche se indipendenti l’uno dall’altro, si intersecano. C’è chi ha trovato una soluzione intermedia: il librogame.
Tornando a noi, ci sono molti libri nati da videogiochi, ad esempio i libri che narrano le gesta dei protagonisti della saga di Assassin’s Creed. Molti non sanno però che l’idea stessa alla base del gioco è stata tratta da un libro. Il manoscritto in questione è Alamut di Vladimir Bartol che appunto tratta le gesta di una gilda di assassini con un credo molto simile al conosciutissimo “Niente è reale, tutto è lecito”. Oltre a questo però ci sono esempi di ispirazione letteraria più palesi come Metro 2033 tratto dall’omonimo romanzo, Alice:Madness Returns una rivisitazione in chiave horror di Alice nel paese delle Meraviglie o Call of Cthulhu che fa riferimento al mostro Cthulhu delle opere di H.P. Lovecraft.
Nella mente di Hideo Kojima
Hideo Kojima
Tramite i suoi meme il famoso game designer ci mostra luoghi che non abbiamo mai visto, parla di libri che non abbiamo mai letto e con questo ci permette di fare un salto nella sua mente. Il libro è una raccolta di articoli scritti nel corso degli anni che parlano di libri, manga, anime e addirittura canzoni. Tutte opere che in un modo o nell’altro hanno segnato la vita di questo artista.
Scegliere un libro o un film non è diverso dallo scegliere una persona, ed è un atto con una certa universalità intrinseca
Hideo Kojima – Il gene del talento e i miei adorabili meme
Kojima ci mette a disposizione una lunga lista di titoli più o meno conosciuti. Ci sono opere edite in tutto il mondo, come La Trilogia della Città di K o Dieci piccoli indiani, e piccole perle direttamente dal Giappone che qui in Italia non possiamo reperire. I capitoli su queste ultime opere non risultano mai inutili, ognuna di esse ha per lo scrittore un significato particolare. Prendiamo come esempio Broccato d’Autunno (Kinshu) di Teru Miyamoto è un romanzo epistolare che raccoglie 14 lettere scambiate tra due persone divise dal destino. Lo scrittore ne approfitta per riflettere sul progresso e sul cambiamento della società.
Kojima, anche se profondamente legato alla generazione tecnologica dell’oggi, appartiene a quella di ieri e ha visto piano piano abbandonare l’usanza dello scambiarsi lettere e prega di riflettere, anche chi non ha mai scritte, sulla differenza tra le sensazione che dava quel genere di scambio, da lui descritto, al confronto con le email immediate contemporanee.
Una biografia fatta di meme
Grazie ai suoi adorabili meme Kojima racconta un po’ anche la sua vita come nessuna biografia avrebbe mai potuto fare. Ogni meme caratterizza un certo periodo, simboleggia un particolare rapporto o insegna un messaggio caro allo scrittore. Il game designer grazie a queste pillole di vita ci dà un’immagine di sé quasi intima.
Grazie a Cronache della luna sul monte e altri racconti ci racconta di come un frase particolare di quell’opera lo abbia portato, in giovane età, a considerare che si poteva trovare buona letteratura anche nel proprio paese d’origine ma anche a come lui potesse diventare una tigre e aggredire il mondo e non lasciarsi trasportare da esso.
Vedi, non è solo la rugiada notturna a bagnare la mia pelliccia
Atsushi Nakajima – Cronache della luna sul monte e altri racconti
L’amore per le storie di Hideo Kojima
Death Stranding
Il suo libro non ci parla solo dei meme che lo scrittore ha assimilato ma, tra le righe, anche di quelli che lui vorrebbe lasciare. Nella parte del libro intitolata Dai meme agli strand Kojima ci spiega come i meme secondo lui sono il modo migliore per connettere le persone tramite un legame (strand) intangibile ma solido.
Questo legame tra le persone è ripreso nell’ultimo gioco dell’autore Death Stranding che appunto tratta di legami tra vita e morte, di una rete che può collegare tutte le persone il tutto abbellito da un’ambientazione tra il fantastico e il fantascientifico.
Lo scrittore con le sue parole mi ha fatto capire di condividere con me la passione per le storie. L’apprezzamento per i concetti originali, i colpi di scena e la cura nel background dei personaggi. Una volta finito il suo libro mi sono chiesta se non fossero quelli i segreti del suo successo. Così, visto che non lo avevo mai fatto, ho iniziato un suo gioco, Death Stranding. Si tratta per me di un capolavoro a metà tra un videogioco e un film. Una storia originale, una grafica mozzafiato e un gameplay così curato da diventare quasi esilarante quando si inciampa. Death Stranding è la prova dell’amore del suo creatore per le storie e del legame che lui vuole creare tramite i suoi meme. Non conosco Hideo Kojima ma in Death Stranding, dopo aver letto Il Gene del talento e i miei adorabili meme, vedo tutto il cuore del suo creatore.
Un nuovo modo di vedere i videogiochi
Kojima mi ha donato, tramite il suo libro un nuovo modo di vedere, non solo i suoi, ma tutti i videogiochi. Forse altri come me hanno giocato per tanto tempo con le console senza mai prestare attenzione al fatto che dietro ogni prodotto ci sono delle persone. Menti brillanti che hanno lavorato alla grafica, al gameplay, alla musica o alla storia.
Aritsti a cui spesso non viene riconosciuta alcuna gloria se non il successo del videogioco che hanno creato. Il loro nome poche volte appare in copertina come quello degli scrittori. Non vengono citati nei talk show come gli attori e gli unici che parlano di loro sono i giocatori o le riviste di nicchia.
Non mi ero mai soffermata, prima di questo libro, a pensare che qualcuno dovrebbe parlare di loro. Mi sono accorta di non sapere nulla su chi fa o progetta videogiochi. Ho sempre pensato al gioco e a quanto questo fosse bello o brutto, noioso o divertente. Hideo Kojima mi ha fatto realizzare che, così come i libri e i film, anche i videogiochi sono opere d’arte frutto del genio umano e come tale andrebbero trattati.
Il libro e a chi è diretto
Grazie alla versatilità e umanità dei suoi contenuti “Il gene del talento e i miei adorabili meme” è un libro per tutti. I fan di Kojima vedranno un lato nuovo del loro idolo. I videogiocatori sbirceranno la vita di un uomo che crea materiale per il loro divertimento. I lettori troveranno un’ottima fonte di ispirazione per nuove letture e un appassionato di libri dove non ce lo si aspettava. Io personalmente ho trovato un’artista.
Io credo nel potere delle storie e dei meme. È qualcosa che rende più ricche le persone e il mondo intero. Ecco perché voglio raccontare storie.[…] Storie che collegheranno gli individui fra loro, e il mondo a quest’epoca e alle successive.[…]
“I miei adorabili meme” connetteranno me e tutti voi grazie a un filo […] che creerà di certo nuovi meme.
Hideo Kojima – Il gene del talento e i miei adorabili meme
Inutile parlare oltre, vi siete incuriositi? Allora seguite l’esempio di Kojima e passate in libreria. Magari tra gli scaffali si nasconde un meme anche per voi.