L’evocazione, nei JRPG, è diventata molto più di un semplice atto magico. Non è più solo l’effetto spettacolare che fa comparire una creatura potente: è una meccanica centrale, ma anche un’estensione narrativa e tematica del protagonista. Un modo per combattere, ma anche per raccontare. Per parlare di sé attraverso l’altro.
Nel corso degli ultimi vent’anni, alcuni dei giochi di ruolo giapponesi più importanti hanno costruito i loro sistemi su un’idea molto chiara: la forza del personaggio non si misura solo nelle sue abilità, ma anche in ciò che è in grado di evocare, fondere, dominare o comprendere.
Questo articolo è un’analisi comparata di tre serie che hanno trasformato l’evocazione in qualcosa di più profondo di una funzione: Persona, Shin Megami Tensei e Xenoblade Chronicles.
Final Fantasy – Dove l’evocazione è spettacolo, potere e mito
Quando si parla di evocazioni nei JRPG, è impossibile non partire da qui. Per milioni di giocatori, il primo contatto con il concetto di “summon” è arrivato guardando un Ifrit infuocato scatenarsi su uno schermo a tubo catodico. Fin dai primi capitoli, ma soprattutto a partire da Final Fantasy IV e VI, le evocazioni – Esper, Eidolon, Guardian Force, Eikon, chiamatele come volete – sono state simbolo di potenza e mistero.
In Final Fantasy, l’evocazione è spettacolo. È l’animazione da un minuto che aspetti con impazienza. Ma è anche una manifestazione mitologica: creature come Shiva, Bahamut, Leviathan, Odin sono entrate nell’immaginario collettivo del videogiocatore.
Non sempre però hanno avuto un ruolo centrale nel gameplay. In FFVI gli Esper sono collegati alla magia e alla crescita dei personaggi. In FFVIII le Guardian Forces sono equipaggiabili, potenziabili, e cancellano in parte la memoria degli eroi. In FFX, ogni evocazione è un’unità combattente a sé. E in Final Fantasy XVI, gli Eikon diventano parte integrante della narrativa e delle bossfight, con un impatto cinematografico senza precedenti.
Ma quasi mai l’evocazione in Final Fantasy diventa una scelta identitaria. È potere puro, sì, ma non è specchio del sé. È per questo che, nonostante il peso mitico delle summon, altri giochi – come Persona, SMT o Xenoblade – hanno portato il concetto più in profondità, legandolo al personaggio, alla crescita, e alla morale.
Persona – L’evocazione come subconscio sociale
Con Persona 3, Atlus ha rivoluzionato il concetto stesso di evocazione. Nel sistema di gioco, il protagonista può evocare e fondere Personae: entità ispirate alla mitologia, all’esoterismo, agli archetipi junghiani. Ma non si tratta solo di collezionare mostri.
Ogni Persona è una manifestazione dell’inconscio. Nella narrazione, queste entità rappresentano i lati nascosti del sé. La “maschera” che il personaggio indossa per affrontare il mondo. Il protagonista, a differenza dei comprimari, ha il potere del Wild Card: può cambiare Persona, fondere archetipi, trasformarsi, adattarsi.
Questo potere è legato direttamente al sistema dei Social Link/Confidant: più approfondisci le relazioni con i personaggi secondari, più puoi evocare e fondere Personae potenti della loro Arcana corrispondente.
A livello meccanico, l’evocazione è integrata nell’esperienza quotidiana di gioco. A livello narrativo, potenziare le tue evocazioni significa ascoltare, empatizzare, crescere. A livello simbolico, ogni Persona è un volto, ma anche una trasformazione.
Con Persona 4 e Persona 5, il sistema si è raffinato: più stili, più libertà, più profondità, e un’identità artistica inconfondibile. Con Metaphor: ReFantazio all’orizzonte, Atlus si è preparata a spostare questo approccio in un contesto fantasy, ma con Archetype al posto dei Personae. Il concetto resta lo stesso: la forza si manifesta attraverso ciò che decidi di diventare.
Shin Megami Tensei – Il demone è strumento, potere, scelta morale
La serie madre di Persona, Shin Megami Tensei, ha sempre avuto un approccio più freddo, sistemico e crudo. Qui l’evocazione non è un riflesso del sé, ma una trattativa col potere.
I demoni non si ottengono per affetto, ma per negoziazione. In battaglia puoi parlare con loro, convincerli a unirsi a te offrendo denaro, oggetti, risposte convincenti. Alcuni mentono. Altri ti deridono. Non c’è certezza. Solo calcolo.
Il sistema di fusione è matematico, con affinità elementali, eredità di skill ed evoluzioni controllabili solo in parte. Ogni demone può essere usato per crearne altri. La rotazione è continua, utilitaristica.
Anche qui, però, il sistema ha un peso narrativo. In SMT, il mondo finisce quasi sempre. E poi devi scegliere tra tre grandi allineamenti: Legge, Caos, o Neutralità. I demoni che scegli di evocare riflettono la tua visione del mondo, anche se in modo più meccanico che personale.
L’evocazione in SMT è totale: la tua squadra è fatta solo da demoni. Le scelte che fai hanno impatti permanenti. Il party perfetto non si costruisce con l’intuito, ma con studio, errori, esperimenti.
Shin Megami Tensei V ha portato questo modello con nuovi sistemi (open world, Magatsuhi skills, affinamenti alle fusioni) restando comunque fedele alla sua brutalità. Non c’è empatia. C’è potere. E va saputo gestire.
Xenoblade Chronicles – L’evocazione come legame spirituale
In Xenoblade Chronicles 2, l’evocazione si incarna nei Blade: entità legate ai personaggi principali, create attraverso rituali, rarità e cristalli. A differenza di Persona o SMT, qui i Blade non sono intercambiabili in senso meccanico: hanno personalità, storie, voci, missioni.
Il sistema Blade introduce una relazione bidirezionale tra evocatore ed evocato: il personaggio influenza lo sviluppo del Blade, ma anche viceversa. Le sinergie si riflettono nel gameplay, con affinità elementali, combo da concatenare, attacchi combinati.
In Xenoblade 3, il sistema evolve: i personaggi possono fondersi in Ouroboros, creature ibride che rappresentano la fusione tra due anime. È l’esatto opposto della “classe fissa”: è una danza tra identità. Un’unione che cambia abilità, narrativa, e destino.
Xenoblade sposta il focus dell’evocazione dal potere al legame. Ogni Blade, ogni Ouroboros, è un’estensione della relazione tra i personaggi, e non solo un mezzo per fare più danno.
L’evocazione come design e filosofia
A livello di game design, l’evocazione è una risposta intelligente al problema della varietà nel party. Permette di creare un sistema modulare, personalizzabile, profondo. Ma nei casi migliori – come quelli analizzati – diventa anche parte del messaggio del gioco.
In Persona, evoca chi sei e chi vuoi diventare. In Shin Megami Tensei, evoca ciò che puoi dominare – o ciò che ti rappresenta nella tua ideologia. In Xenoblade, evoca ciò con cui riesci a creare un legame.
Questi giochi non ti chiedono solo di equipaggiare qualcosa. Ti chiedono di decidere chi sei, attraverso ciò che evochi.
Non è un mistero che la maggior parte degli appassionati di Final Fantasy non sia soddisfatta della strada imboccata dalla saga. L’enorme successo ottenuto da Expedition 33 è stato da molti letto come un segnale del fatto che gli amanti degli RPG tendano a preferire una struttura di gioco più classica rispetto alle moderne formule ibride ricche di elementi action.
A questo prposito, Square Enix ha aperto un questionario online rivolto principalmente ai fan di Final Fantasy. Il questionario resterà aperto fino al 9 gennaio 2026 e conta 34 domande alle quali rispondere.
La compilazione non porta alcun tipo di vantaggio. Sembra proprio che lo scopo del quiz sia effettivamente quello di sondare i pareri dei giocatori per utilizzarli come linea guida nello sviluppo del prossimo gioco. Il questionario è in lingua inglese, ma non richiede una conoscenza troppo profonda della lingua per essere affrontato.
Le prime domande sono molto basilari. Per esempio viene chiesto quali siano le piattaforme sulle quali giochiamo regolarmente o quali giochi si acquistano normalmente nel corso dell’anno.
Seguono alcunedomande su alcuni prodotti specifici di Square Enix. Viene ad esempio chiesto se si è a conoscenza della collaborazione tra Magic e FF o se un gioco come Dissidia Duellum Final Fantasy abbia creato interesse.
Viene poi chiesto quali titoli della saga sono stati giocati e preferiti. Viene infine riservato uno spazio per inserire commenti personali o consigli utili. Si tratta certamente di uno sforzo lodevole da parte di Square. Vedremo se effettivamente un questionario di questo tipo potrà rivelarsi uno strumento utile.
Tra leak, misteri e nostalgia, Kingdom Hearts IV è uno dei giochi più attesi (del 2027?) ma anche tra i più enigmatici della scena videoludica. Mentre i fan attendono notizie ufficiali, la saga di Tetsuya Nomura è ancora un pilastro del gaming: un ibrido unico tra favola e introspezione giapponese che, a oltre vent’anni dal debutto, continua a far discutere, vendere e anche un po’ commuovere. Ecco perché
L’attesa infinita di Kingdom Hearts IV: tra leak e mondi in lavorazione
Ufficialmente, di Kingdom Hearts IV non si parla da mesi. Nessun trailer, nessuna data, nessuna dichiarazione concreta da parte di Square Enix o Disney.
Eppure, dietro le quinte, qualcosa si muove. Secondo l’insider accreditato “Midori”, una figura vicina al team di sviluppo, lo sviluppo del titolo prosegue a ritmo regolare, e la selezione dei mondi sarebbe già in fase avanzata.
Kingdom Hearts IV: una delle immagini tratte dall’unico teaser di gioco. Fonte: IGN
Le ambientazioni trapelate delineano un viaggio ancor più ambizioso del passato: Quadratum, la città ultrarealistica vista nel primo trailer, dovrebbe essere il fulcro di tutta la narrazione, e si affianca agli Inferi di Hercules – già noti con KH2 – e a luoghi tratti da Oceania, La Principessa e il Ranocchio, il Candy Kingdom di Ralph Spaccatutto, Zootopia, la Metroville degli Incredibili, il Regno dei Morti di Coco, e un misterioso Galaxy World, per un totale compreso tra 18 e 21 mondi.
Un’espansione immensa, che conferma l’intenzione di Nomura di spingersi oltre i confini estetici e tematici dei capitoli precedenti, abbracciando l’idea di un multiverso Disney maturo e stratificato.
Ed è proprio da qui che vale la pena ripartire. Perché, se oggi Kingdom Hearts IV è ancora in sviluppo e ogni minimo dettaglio genera discussione, è anche grazie a una saga che ha costruito un’eredità ventennale fatta di mondi, personaggi e emozioni condivise.
Capire cosa rende questo universo così iconico – e perché continua a resistere al tempo – significa tornare alle origini, ripercorrere i suoi capitoli e scoprire come Kingdom Hearts sia riuscito, contro ogni previsione, a trasformare un crossover impossibile in una delle epopee più amate della storia del gaming.
Una saga nata per unire più mondi
Quando Kingdom Hearts arrivò su PlayStation 2 nel 2002, nessuno si aspettava che un crossover tra Final Fantasy e l’universo Disney potesse funzionare. E invece fu un successo immediato: più di un milione di copie entro una settimana dalla sua uscita – soltanto per il Giappone – e un punteggio su Metacritic di 85/100.
Era un videogioco che non doveva esistere: troppo audace per i fan Disney, troppo “occidentale” per gli amanti dei JRPG. Ma proprio quell’incontro impossibile creò una formula irripetibile: un universo dove Topolino e Sephiroth potevano convivere, e dove l’amicizia era la chiave narrativa per attraversare la luce e l’oscurità.
Con il tempo, però, la saga si è trasformata in un labirinto. Tra sequel, prequel, spin-off e capitoli mobile, Kingdom Hearts si è distribuito su più di10 piattaforme diverse: PlayStation 2 e 3, PSP, DS, 3DS, PS4, Xbox One, PC, e perfino browser e smartphone. Un ecosistema frammentato che ha reso la cronologia difficile da seguire, ma anche affascinante da decifrare.
Proviamo a mettere ordine nel caos: la timeline
Per comprendere il fascino di Kingdom Hearts, bisogna guardarlo come una saga organica, non come una sequenza di giochi isolati.
La timeline di Kingdom Hearts. Fonte: Deviantart
Il primo capitolo (2002) presenta Sora, un ragazzo catapultato in mondi Disney alla ricerca dei suoi amici Riku e Kairi. È il classico racconto dell’innocenza che affronta il buio, con un combat system ibrido e cinematiche che all’epoca erano la vera novità su PS2.
Nel 2004, Kingdom Hearts: Chain of Memories per Game Boy Advance porta una rivoluzione: il sistema di combattimento diventabasato su carte, miscelando action e strategia. È un esperimento audace, narrativamente ponte tra il primo e il secondo capitolo, ma che si rivela debole e macchinoso dal punto di vista del gameplay.
Poi arriva Kingdom Hearts II (2005): più fluido, più epico, più emozionale sia dal punto di vista della storia che del gameplay. Introduce le Fusioni o Drive Forms, un’evoluzione tecnica e visiva che alza l’asticella dell’action RPG su PS. Non a caso, è ancora oggi il capitolo più amato e venduto, con oltre 6,2 milioni di copie distribuite.
Il 2010 segna una svolta con Birth by Sleep, pubblicato su PlayStation Portable, che svela le origini della saga e introduce tre protagonisti e tre punti di vista diversi sull’intera vicenda: Terra, Aqua e Ventus. È un prequel profondo, con un gameplay sorprendentemente moderno per la portatile Sony. Nel frattempo, gli spin-off come 358/2 Days (DS, 2009) e Dream Drop Distance (3DS, 2012) ampliano la lore, introducendo meccaniche come il Drop System, che alterna i punti di vista dei personaggi e aggiunge una dimensione strategica al ritmo di gioco.
Infine, Kingdom Hearts III (2019) chiude almeno in parte la lunga saga di Xehanort. Con il motore Unreal Engine 4, Disney Pixar e mondi come Toy Story, Frozen e Pirates of the Caribbean, è un trionfo tecnico e visivo. Il gioco supera 6 milioni di copie vendutenel primo anno, come riporta Square Enix, e segna il miglior debutto della serie.
Kingdom Hearts III: una delle “nuove” dinamiche introdotte nel 2019. Fonte: Disney
Numeri e community: un fenomeno che non si è mai spento
Nel 2023, Square Enix ha dichiarato che la saga di Kingdom Hearts ha superato le 36 milioni di copie vendute globalmente: è un risultato impressionante per un brand sostanzialmente di nicchia, che non pubblica un titolo principale da più di cinque anni.
Ma le vendite non raccontano tutto, perché l’anima di Kingdom Hearts è la sua community. Su Reddit, il subreddit ufficiale conta oltre 470.000 membri attivi, mentre su Discord i server più popolari superano i 100.000 utenti. Su Twitch, nel 2024, la saga ha registrato un incremento del 18% di ore visualizzate rispetto al 2022, come riporta StreamHatchet.
Questo coinvolgimento costante deriva non solo dalla nostalgia, ma anche dal continuo supporto “postumo”: le versioni Kingdom Hearts HD 1.5 + 2.5 Remix e 2.8 Final Chapter Prologue, oltre alla raccolta All-in-One Package, hanno riportato la saga su piattaforme moderne, ampliando l’accessibilità e attirando nuovi giocatori – del tutto all’oscuro della complessità cui stavano andando incontro.
Dal punto di vista qualitativo, la saga gode di una reputazione stabile. Kingdom Hearts III ha un Metascore di 83/100, con lodi per l’aspetto tecnico e critiche per la narrazione (inutilmente) complicata, mentre la community lo ha premiato con un user score medio di 8.5 su 10.
L’iconicità della saga va oltre le piattaforme
Ventidue anni dopo, Kingdom Hearts resta una delle serie più uniche mai realizzate. La sua forza non risiede solo nel gameplay, ma nell’idea di fondo: unire due mondi apparentemente incompatibili – la filosofia introspettiva dei JRPG Square e la magia pop di Disney – per raccontare un’unica grande storia sull’amicizia, la perdita e il coraggio.
La saga è iconica perché ha saputo evolversi senza mai rinunciare alla propria anima più emotiva. Ogni capitolo parla a un pubblico che è cresciuto insieme ai suoi protagonisti: da bambini che inseguivano il Keyblade a adulti che oggi rivivono quei ricordi con nostalgia e consapevolezza. È un’esperienza che, come i suoi mondi, vive di connessioni: tra generazioni, culture e immaginari.
E se Kingdom Hearts IV continua a sfuggire dai radar, è forse proprio perché rappresenta ancora oggi quel sogno impossibile che ha reso la saga immortale: unire il magico e il reale, la luce e l’ombra, in un solo, grande gameplay.
Final Fantasy Tactics – The Ivalice Chronicles è finalmente disponibile su Nintendo Switch 2, PlayStation 5, Xbox Series X|S e PC, riportando alla luce una delle esperienze più amate e complesse del mondo dei GdR tattici. Uscito il 30 settembre 2025, questo remake segna il ritorno del titolo che ha definito un genere, aggiornato per una nuova generazione di giocatori senza tradire lo spirito originale.
Sviluppato da Square Enix, il progetto è una lettera d’amore ai fan storici e un invito per chi non ha mai vissuto la drammatica epopea del regno di Ivalice, un mondo dilaniato da guerre, tradimenti e ambizioni. La nuova versione introduce grafica migliorata, dialoghi doppiati e una sceneggiatura rielaborata, accompagnata da un’interfaccia moderna e funzionalità di avanzamento rapido e salvataggio automatico.
Un ritorno epico nel regno di Ivalice
In The Ivalice Chronicles, i giocatori rivivono la storia di Ramza Beoulve e Delita Heiral, due amici d’infanzia separati da ideali opposti in una terra distrutta dalla guerra. Tra intrighi politici, lotte di classe e onore militare, il racconto offre una delle narrazioni più mature mai viste in un Final Fantasy standalone.
Le battaglie tattiche a turni restano il cuore dell’esperienza. Ogni decisione conta: il terreno, il posizionamento e le abilità dei personaggi influenzano l’esito di ogni scontro. Il gioco vanta un sistema di mestieri con oltre 20 classi e 300 abilità, tra cui il mago nero, il dragone e il mago temporale, che consentono di creare strategie personalizzate e combinazioni quasi infinite.
La collezione offre due modalità: la versione Enhanced, con doppiaggio completo e grafica aggiornata, e la versione Classic, fedele al titolo del 1997 con la storica traduzione di War of the Lions. Questa scelta permette ai fan di riscoprire l’esperienza originale o di viverla in chiave moderna, mantenendo intatta la profondità strategica che ha reso Final Fantasy Tactics un punto di riferimento per i giochi di ruolo tattici.
Il remake è stato sviluppato da un team che unisce veterani e nuovi talenti, tra cui Kazutoyo Maehiro, Hiroshi Minagawa e Yasumi Matsuno, autori del gioco originale, affiancati da Shoichi Matsuzawa e Ayako Yokoyama. Il risultato è un progetto che celebra l’eredità del passato con lo sguardo rivolto al futuro.
Final Fantasy Tactics – The Ivalice Chronicles è ora disponibile in digitale e in edizione fisica su tutte le principali piattaforme. Un ritorno atteso, capace di unire vecchi e nuovi fan in una storia di ambizione, tradimento e onore che ha segnato la storia dei GdR tattici.
E tu? Hai già scelto se vivere l’avventura nella versione Enhanced o rivivere la magia dell’originale Classic Edition?
Square Enix ha annunciato che Final Fantasy VII Remake Intergrade sarà disponibile su Nintendo Switch 2, Xbox Series X|S e PC con supporto a Xbox Play Anywhere dal 22 gennaio 2026. L’edizione, già acclamata su PlayStation 5 e PC, porta l’esperienza di Cloud Strife e Avalanche a un pubblico ancora più ampio, consolidando la strategia multipiattaforma dell’azienda.
Il titolo non sarà un semplice porting: includerà infatti la nuova funzione “Impostazioni dei potenziamenti”, pensata per facilitare l’accesso al gioco. Questa modalità permetterà di attivare PM e PV illimitati, danni da 9.999, abilità più facili da acquisire e altre opzioni pensate per chi desidera concentrarsi su trama e combattimenti, senza rinunciare alla spettacolarità del gameplay ibrido.
Data di uscita di Final Fantasy VII Remake Intergrade su Nintendo Switch 2 e Xbox
Il lancio è fissato per il 22 gennaio 2026. Si tratta di un’uscita molto attesa, perché segna il debutto del remake anche sulla nuova Nintendo Switch 2, oltre che sulle console Xbox. Con questa mossa, Square Enix amplia in modo significativo il bacino d’utenza della saga.
Bonus preordine Final Fantasy VII Remake Intergrade su Switch 2 e Xbox
Chi sceglie di preordinare Final Fantasy VII Remake Intergrade in formato digitale riceverà l’originale Final Fantasy VII. Su Xbox il titolo classico sarà disponibile subito dopo l’acquisto, mentre su Switch 2 potrà essere giocato a partire dal giorno dell’uscita. L’offerta resterà valida fino al 31 gennaio 2026.
Il preordine fisico per Switch 2 offrirà invece un contenuto diverso: una busta speciale di Magic: The Gathering – Final Fantasy, con 15 carte assortite. Questa edizione limitata sarà disponibile fino a esaurimento scorte e rappresenta un extra prezioso per i collezionisti.
Novità gameplay Final Fantasy VII Remake Intergrade
La funzione Impostazioni dei potenziamenti è la principale novità introdotta nelle versioni per Switch 2 e Xbox. Grazie a opzioni come abilità delle armi più facili da acquisire, barra ATB illimitata e limite sempre disponibile, i giocatori potranno vivere la storia senza preoccuparsi del livello di difficoltà. Una scelta pensata per avvicinare anche chi non ha esperienza con i GdR più impegnativi.
Una nuova vita per un classico senza tempo
FF7 Remake non è solo un ritorno: è una reinterpretazione moderna di uno dei GdR più influenti di sempre. Con grafica aggiornata, combattimenti dinamici e l’episodio extra Intermission dedicato a Yuffie Kisaragi, il titolo arricchisce la formula originale e la rende ancora più completa.
La trama segue l’ex SOLDIER Cloud Strife nella sua battaglia contro la Shinra Electric Power Company, mescolando avventura personale ed epopea corale. Square Enix ha confermato che la trilogia remake proseguirà con una terza parte già in produzione, che fungerà da culmine dell’intero progetto.
Il debutto su Nintendo Switch 2 e Xbox Series X|S rappresenta quindi un passo decisivo per portare una delle storie più amate dei videogiochi a un pubblico ancora più vasto.
E voi, avete intenzione di preordinare Final Fantasy VII Remake Intergrade per godervi i bonus esclusivi, o preferite attendere la trilogia completa?
Capcom ha conquistato la scena della Gamescom Opening Night Live 2025 con due annunci di peso. Da un lato il nuovo trailer di Onimusha: Way of the Sword, dall’altro l’attesa collaborazione tra Monster Hunter Wilds e Final Fantasy XIV Online, pronta a fondere due universi leggendari del gaming.
Il filmato di Onimusha: Way of the Sword ha mostrato nuove aree oscure e nemici mostruosi che arricchiscono il dark fantasy della serie. Tra i mostri svelati compaiono il Greater Nue, bestia chimerica capace di dominare i fulmini, il Kogashira, umano corrotto dai Genma e circondato da nubi velenose, e il Chijiko, un ammasso di volti intrecciati che combatte con tentacoli letali.
Le meccaniche di combattimento e i poteri di Musashi
Il protagonista Musashi Miyamoto torna a impugnare abilità iconiche della saga come l’Issen, contrattacco fulmineo ad alto rischio, e la Soul Absorption, che consente di assorbire le anime dei nemici per recuperare salute e potenziare equipaggiamento. Non mancano nuove tecniche come il Deflect, utile per riflettere attacchi e proiettili, e il Parry, che stordisce i nemici e apre spazi per colpi di risposta.
Il trailer ha mostrato anche il Blazing State, potere temporaneo che si attiva concatenando parate perfette, e sequenze di combattimento con arco e lame doppie, a conferma di un gameplay vario e dinamico. Onimusha: Way of the Sword uscirà nel 2026 su PlayStation 5, Xbox Series X|S e PC.
Monster Hunter Wilds incontra Final Fantasy XIV
La serata ha portato anche un annuncio inaspettato: un crossover tra Monster Hunter Wilds e Final Fantasy XIV Online, presentato da Ryozo Tsujimoto e Naoki Yoshida. L’evento arriverà a fine settembre con il Title Update 3 gratuito di Monster Hunter Wilds.
I giocatori potranno esplorare le Forbidden Lands cavalcando i Chocobo e affrontare il temibile Omega Planetes, superboss meccanico introdotto in una nuova quest narrativa. L’evento segna uno dei crossover più ambiziosi mai visti tra RPG e action hunting game.
Con queste mosse, Capcom mostra di voler consolidare il 2025 come un anno chiave per il proprio catalogo, tra grandi ritorni e collaborazioni che allargano i confini del genere.
E voi, siete più curiosi di tornare a brandire la spada in Onimusha: Way of the Sword o di vivere l’inedito crossover tra Monster Hunter Wilds e Final Fantasy XIV Online?
La serie Final Fantasy è sicuramente una delle più importanti e longeve dell’industria del videogioco e rappresenta senz’altro il prodotto principale di Square Enix. Pur non riuscendo più a catalizzare l’interesse generale dei videogiocatori, come avveniva a fine anni 90, la saga di Final Fantasy riesce comunque ancora oggi a far parlare di se e a muovere cifre molto importanti.
Ma quanto ha venduto complessivamente la saga di Final Fantasy? Sebbene rispondere a questa domanda sembri estremamente difficile, Square negli scorsi giorni sembra aver trovato la risposta. Dall’analisi dei documenti finanziari della Software House, infatti, emergerebbe che la serie di Final Fantasy ha venduto l’impressionante cifra di 203 milioni di copie in tutto il mondo.
Questi dati comprendono non solo i 16 capitoli principali della saga, ma anche tutti gli spin-off e le versioni rimasterizzate dei capitoli originali. Rispetto ai dati dello scorso anno, la serie sembra aver visto un aumento di circa tre milioni di copie.
Un’altra popolare serie Square, ovvero Dragon Quest, avrebbe venduto circa 94 milioni di copie. Un numero certamente importante, anche se non paragonabile alla serie Final Fantasy. La popolarità di Final Fantasy, dunque, sembra essere tutt’altro che in declino, come dimostra anche l’enorme successo dell’espansione di Magic the Gathering dedicata al gioco.
Quando qualche mese fa Hasbro annunciò un’espansione speciale del popolare gioco di carte Magic the Gathering dedicata a Final Fantasy, l’entusiasmo fu subito palpabile. In effetti la popolare saga fantasy di Square Enix e il leggendario gioco di carte collezionabili sembravano da subito formare una combinazione perfetta.
Dopo l’uscita del set, le vendite hanno confermato in pieno l’interesse mostrato dai fan di entrambi i franchise, al punto che l’espansione, secondo le dichiarazioni di Hasbro, ha totalizzato l’incredibile cifra di 200 milioni di dollari in un solo giorno.
Il fatto che questa cifra sia stata ottenuta in sole 24 ore ha davvero dell’incredibile. Per fare un paragone, l’espansione di Magic dedicata al Signore degli Anelli, che pure aveva ottenuto un ottimo successo, aveva impiegato sei mesi per raggiungere la stessa cifra.
Il CEO di Hasbro, Christian Cocks, si è detto estremamente soddisfatto del risultato e ha garantito che la società provvederà ad un massiccia dose di ristampe, dal momento che ritiene che il prodotto continuerà ad attirare l’attenzione dei giocatori per parecchio tempo.
Tuttavia, attualmente, la situazione dell’espansione non è particolarmente rosea. Infatti, nonostante Hasbro abbia aumentato di molto le tirature iniziali, l’espansione è diventata estremamente difficile da reperire. Questo ha anche causato un innalzamento dei prezzi, sia per quanto riguarda le singole bustine sia, soprattutto, le carte singole. Vedremo se Hasbro saprà mettere una pezza alla situazione e se le vendite dell’espansione continueranno a mantenersi su livelli così alti. Certo, il successo di quest’espansione non può che fare felici tutti i fan della saga di Final Fantasy, che continua ad essere amatissima e dimostra di essere in grado di generare profitti importanti.
Siamo ormai a gennaio e da poche settimane si è concluso il 2025. Come sempre questo periodo, per la comunità videoludica, è caratterizzato soprattutto dai Game Awards. Tra i giochi ad aver ricevuto il maggior numero di candidature troviamo, forse un po’ a sorpresa, Final Fantasy VII Rebirth. L’avventura Square ha anche saputo conquistare uno degli ambiti premi, quello relativo alla colonna sonora.
Cogliamo l’occasione per regalarvi la nostra recensione, frutto di un esame lungo ed approfondito del gioco. Sebbene Final Fantasy VII Rebirth sia uscito da diversi mesi, si è infatti trattato di uno dei giochi più importanti dell’anno e l’uscita ormai prossima del gioco in versione PC è un’ottima occasione per tornare a discuterne. Recuperiamo la nostra fida Spada Potens e immergiamoci nell’avventura!
La storia continua… e si evolve
La trama di Final Fantasy VII Rebirth riprende subito dopo la fine di Remake, con il famosissimo flashback narrato da Cloud ai suoi compagni alla città di Kalm. Da qui in poi, la trama si dirama riproponendo tutti gli eventi che in Final Fantasy 7 occupavano il primo CD. Sebbene la storia resti fedele al gioco originale, Square Enix ha deciso, come prevedibile, di inserire diversi elementi aggiuntivi e anche di effettuare alcuni cambiamenti.
Purtroppo, non sempre le scelte degli sceneggiatori hanno incontrato il nostro favore. Un plauso meritano sicuramente gli approfondimenti delle vicende legate a molti dei personaggi meno importanti, come ad esempio Dio e Don Corneo. Anche le trame legate alle missioni secondarie sono nel complesso ben pensate e contribuiscono a caratterizzare meglio l’universo di gioco.
Sfortunatamente, i cambiamenti inseriti nella trama generale non sono stati, a nostro giudizio, all’altezza del progetto. Soprattutto la parte finale inserisce tutta una serie di nuovi elementi che, oltre a risultare piuttosto confusionari, se mal gestiti nel prossimo capitolo, rischiano di stravolgere eccessivamente la storia originale. Senza fare troppi spoiler, basti sapere che Rebirth introduce l’ormai abusatissima ideadi un multiverso costituito da tante realtà parallele.
A peggiorare le cose vi sono anche una serie di scene davvero troppo sopra le righe, come ad esempio quelle che coinvolgono le gigantesche Weapon. Intendiamoci, non siamo di fronte ad un disastro. La trama di Rebirth resta nel complesso bella ed appassionante e riesce a tenere viva l’attenzione anche dei veterani di Final Fantasy VII. I problemi di cui abbiamo discusso, tuttavia, impediscono alla storia di raggiungere le vette di eccellenza a l’ originale ci aveva abituati.
Una gioia per occhi e orecchie
Partiamo da quello che è forse il maggior punto di forza del gioco, ovvero il suo comparto tecnico. Final Fantasy VII, sia dal punto di vista grafico che per quanto concerne il sonoro, è un’autentica meraviglia.
Square Enix è riuscita a regalare ai fan un mondo stupendo da guardare, realistico, coerente e più vivo che mai. Ogni elemento dell’enorme mappa di gioco di Final Fantasy VII Rebirth risulta infatti assolutamente credibile ed azzeccato e va a comporre uno degli open world più belli e divertenti da esplorare che abbiamo mai visto.
Ognuno dei continenti del gioco ha un aspetto e un paesaggio caratteristico e presenta dinamiche esplorative peculiari, quasi sempre legate ai simpatici chocobo. Tutti però risultano ugualmente magnifici da osservare. Anche i personaggi sono realizzati con grande cura e persino i vari abitanti delle città che andremo a visitare appaiono credibili e perfettamente inseriti nel mondo di gioco.
Come ci si poteva aspettare, Final Fantasy VII Rebirth mostra il meglio di sé durante le battaglie, che spesso si risolvono in uno spettacolare turbinio di luci ed effetti visivi mozzafiato, soprattutto durante l’uso delle invocazioni e delle abilità limite.
La colonna sonora, poi è un autentica meraviglia. Final Fantasy VII Rebirth presenta una serie di brani che, pur citando in maniera chiara il gioco originale, mantengono una loro forte originalità e caratterizzazione. Non mancano naturalmente anche alcune nuove tracce, che accompagnano i momenti più incalzanti della storia. Anch’ esse sono realizzate divinamente e si inseriscono perfettamente nell’atmosfera del gioco.
Particolarmente degna di nota è la musica che accompagna le nostre esplorazioni in quella che nell’episodio originale era la world map. Ognuna delle macro aree del gioco presenta infatti una diversa versione del tema originale di Final Fantasy VII, privilegiando un particolare passaggio del lungo brano.
C’è solo una piccola osservazione da fare. Se su PS5 Pro la grafica di Rebirth è un vero e proprio portento e mostra appieno il potenziale della macchina, le cose non vanno altrettanto bene su PS5. Qui infatti il motore grafico mostra il fianco più volte. Non solo gli sfondi talvolta perdono frame o risultano poco definiti, ma persino le espressioni e i visi dei personaggi in diverse occasioni perdono di definizione.
L’esplorazione in Final Fantasy VII Rebirth
Il gameplay di Final Fantasy VII Rebirth si svolge, fondamentalmente, in due fasi distinte: i momenti legati alla storia principale e l’esplorazione libera. Sebbene in queste due fasi la grafica e l’interfaccia di gioco restino identiche, l’esperienza del giocatore cambia completamente.
Le fasi legate alla storia sono molto simili a quanto visto in Final Fantasy VII Remake. Controllando uno dei personaggi del nostro party (di solito Cloud) dovremo recarci nei punti evidenziati sulla mappa, interagire con gli altri personaggi e seguire via via gli avvenimenti della trama del gioco. Queste fasi, sebbene più “guidate”, sono senza dubbio le più emozionanti e coinvolgenti del gioco.
Come già detto, gli eventi seguono in modo coerente quanto visto nell’originale FFVII, ma la storia viene enormemente espansa, approfondita ed attualizzata. Tutte le città che esploreremo hanno la loro particolare situazione, cha va ad intersecarsi con la politica delle due principali potenze del mondo, ovvero Midgar e Wutai.
Un mondo da esplorare
Oltre al comparto tecnico, l’aspetto più riuscito di Rebirth è indubbiamente l’esplorazione. Ognuna delle macro aree del gioco è estremamente vasta, caratteristica e divertente da esplorare. Le ambientazioni si sviluppano spesso anche in altezza ed in profondità, dunque sarà necessario visitare ogni angolo della mappa per essere sicuri di non aver tralasciato nulla.
Un grosso aiuto viene fornito, come anticipato, dai simpatici Chocobo. In ogni area è infatti presente una missione secondaria legata proprio ai mitici pennuti. Una volta completata, essa garantisce la possibilità di richiamare il nostro chocobo in ogni momento. A seconda dell’area, avremo a che fare con chocobo di colori differenti, dotati di abilità uniche. Ad esempio, il chocobo nero può scalare le pareti mentre quello azzurro è in grado di volare per brevi tratti. Inutile dire che vi sono numerose aree della mappa raggiungibili solo grazie ai nostri polli giganti.
Oltre ai chocobo, Cloud e soci possono contare anche su alcuni veicoli, nella fattispecie un fuoristrada, utile per esplorare il deserto di Corel e il Tiny Bronco, che fungerà da vera e propria nave per esplorare l’oceano. Anche le città risultano davvero ben realizzate e riescono ad essere fedeli alle ambientazioni originali e a risultare assolutamente moderne e al passo coi tempi. Proprio nelle città potremo accedere alla maggioranza delle missioni secondarie del gioco.
Tantissimo da fare
Oltre alla bellezza dell’ambientazione, un grande punto di forza di Final Fantasy VII Rebirth sta certamente nella qualità delle sue side quest. Nonostante la quantità di missioni presenti nel gioco sia elevatissima, Square Enix è riuscita nella difficile impresa di rendere questi compiti estremamente diversificati fra loro, evitando quella sensazione di ridondanza e noia che spesso affligge altri titoli open world.
Ogni area presenta una serie di missioni “standard”, legate al personaggio di Chadley, che prevedono l’attivazione delle torri, utili a sbloccare le porzioni di mappa nascoste, le cacce, la scoperta delle fonti Mako e gli altari degli Esper. Queste missioni sono legate al completamento dei dossier di Chadley, una sorta di enorme enciclopedia del mondo di Final Fantasy. Il completamento del dossier va a sbloccare anche una serie di scontri nella sezione battaglie simulate, tra le quali spiccano gli scontri coi giganteschi Esper. Ai fini dell’ottenimento della materia ad essi legata, gli Esper andranno sconfitti. Fortunatamente, sbloccando tutti gli altari è possibile accedere a scontri semplificati contro le nostre leggendarie invocazioni.
Un’altra categoria di missione molto interessante è costituita dai vestigi. Si tratta di compiti speciali, utili per sbloccare i resti di una misteriosa armatura. La cosa interessante è che ognuna di queste missioni è legata ad un particolare minigioco. Ad esempio, nell’area di Junon il nostro party deve cimentarsi in una versione moderna della battaglia di fort Condor, con tanto di personaggi super deformed quasi identici a quelli di FFVII!
Anche le varie missioni sbloccabili nelle città, denominate missioni tuttofare, sono nella maggior parte dei casi molto piacevoli e divertenti. Merita una missione anche Queen’s Blood, il gioco di carte collezionabili. Come avveniva in FF VIII e FFIX, Rebirth permette al giocatore di collezionare una serie di carte presenti in ogni città del mondo. Queste carte possono essere usate per sfidare altri giocatori. In questo modo otterremo nuove carte e potremo portare avanti la missione principale dedicata a questo minigioco.
Impossibile poi non citare il mitico Gold Saucer. Come i più già sapranno, si tratta di un gigantesco Casinò, nel quale i nostri eroi possono intrattenersi con tutta una serie di giochi a premi, tra cui spicca la corsa dei Chocobo, un vero e proprio gioco di corse in stile Mario Kart con campionati, corse e possibilità di scelta e personalizzazione dei Chocobo.
Tantissima carne al fuoco dunque e tutta di ottima qualità. Ci sentiamo di muovere una sola critica, legata proprio alle sovracitate missioni di Chadley. Il completamento del Dossier risulta infatti davvero eccessivamente lungo e macchinoso. Non sarà infatti sufficiente completare le varie cacce. Per sbloccare i combattimenti avanzati del simulatore il giocatore è costretto a riaffrontare numerose volte gli stessi mostri e in alcuni casi persino a soddisfare determinate condizioni. In un gioco tanto lungo e complesso, ci è sembrata una scelta eccessiva.
I combattimenti in Final Fantasy VII Rebirth
Final Fantasy non sarebbe Final Fantasy senza i suoi spettacolari combattimenti. Anche Rebirth, da questo punto di vista, non delude. Il gioco ripropone i combattimenti “ibridi” visti in remake. Una volta incontrato un nemico, i nostri personaggi si armano e la battaglia inizia immediatamente. Le sfide avvengono in tempo reale, con il giocatore che può sferrare attacchi, ricorrere all’abilità specifica del suo personaggio oppure mettersi in difesa per bloccare parte degli attacchi nemici.
Nel corso dello scontro la barra ATB va progressivamente riempiendosi. Una volta che una o più tacche sono piene, il giocatore, tramite apposito menù, può rinunciare alle frazioni di barra riempite per lanciare un incantesimo o ricorrere alle abilità ATB dei personaggi. Solo un personaggio alla volta viene controllato dal giocatore mentre gli altri sono utilizzati dalla CPU, ma è possibile passare in ogni momento da un personaggio all’altro.
Sebbene il Battle System risulti nel complesso efficace e divertente, abbiamo trovato i personaggi controllati dalla CPU fin troppo passivi. Raramente le loro azioni portavano al riempimento della barra ATB e spesso e volentieri siamo stati costretti a cambiare personaggio anche in momenti in cui ne avremmo fatto a meno. Non è nemmeno possibile fornire in maniera dettagliata istruzioni da seguire ai personaggi passivi. L’unica possibilità in questo senso è fornita dalla materia “automatizzante”, che fa in modo che i personaggi controllati dalla CPU attivino in automatico l’incantesimo associato una volta carico l’ATB.
Sono naturalmente presenti anche i comandi limiti e le invocazioni. I primi (due per personaggio) sono controllati da un’apposita barra, che va riempiendosi in base ai danni subiti. Le invocazioni invece possono essere evocate dopo il riempimento di un altro indicatore, legato al danno inflitto ai nemici. Una volta sul campo, come nel gioco precedente, è possibile controllarle passivamente utilizzando la nostra barra atb per attivare le loro abilità. Allo scadere del tempo, prima di congedarsi, il nostro esper scatena la sua tecnica speciale in un tripudio di luci esplosioni e danni.
Torna anche la meccanica della tensione. Infliggendo danni ai nemici e colpendo le loro debolezze, è possibile mandare il nemico in stato di tensione. Una volta che l’apposita barra sarà stata riempita, il nemico verrà stremato. In questa condizione il danno subito dai nemici verrà esponenzialmente aumentato.
Rispetto a Remake, Rebirth introduce gli attacchi sinergici. Sono particolari tecniche che possono essere eseguite da due personaggi in coppia. Alcune di queste abilità possono essere attivate in ogni momento della battaglia e consistono in semplici azioni combinate. Ad esempio Tifa è in grado di farsi lanciare in alto dai compagni in modo da poter attaccare anche i nemici volanti. Gli attacchi sinergici veri e propri invece necessitano dell’uso di alcune barre ATB e del soddisfacimento di alcune condizioni.
In definitiva, il combat systema di Final Fantasy VII Rebirth è davvero ricco, bilanciato e spettacolare. Unico neo è la sopracitata passività dei personaggi secondari. Tuttavia, si tratta più di un’impressione soggettiva che di un reale difetto del gioco, che non rovina minimamente il divertimento e la frenesia delle battaglie. Gli scontri coi boss, in particolare, come accadeva anche in Remake, raggiungono spesso vette di epicità notevoli, anche grazie al meraviglioso accompagnamento musicale.
Strategia e gestione dei personaggi
Come nel precedente gioco, la gestione delle abilità e dei potenziamenti dei nostri personaggi è ancora principalmente in mano al sistema delle materie. Per chi non lo sapesse si tratta di pietre magiche dai diversi colori. Ognuna di esse fornisce al nostro personaggio un potenziamento, sia esso una nuova abilità, l’accrescimento di una statistica, un incantesimo o un’abilità passiva.
Le armi e le armature che andremo ad assegnare ai personaggi dispongono di vari alloggiamenti per le materie. Dunque, in base alle nostre scelte, i nostri personaggi possono votarsi all’attacco e alla velocità piuttosto che alla cura dei compagni o all’uso degli incantesimi. Anche la scelta delle armi naturalmente, ancor più che delle loro statistiche, deve tener conto di quante materia possono alloggiare. Rebirth aggiunge comunque alcune novità.
Anzitutto, ogni arma dona al personaggio una nuova abilità, che si sblocca tramite il suo utilizzo ripetuto. Una volta padroneggiata, l’abilità potrà essere usata dal personaggio anche dopo che l’arma è stata sostituita. Inoltre, le armi donano anche alcune abilità passive. Sta al giocatore selezionare quelle che desidera attivare (la scelta di solito è tra due o tre abilità).
L’altra novità è la presenza dei manuali di guerra, che possono essere acquistati in alcuni negozi o sbloccati tramite il completamento di alcune missioni. Questi manuali sbloccano dei punti abilità che possono essere spesi all’interno di una sorta di diagramma per sbloccare varie abilità del personaggio. Questo sistema ricorda molto la sferografia di Final Fantasy X e dona un ulteriore tocco strategico al gioco, sebbene le scelte da operare spesso non siano così decisive nella definizione delle caratteristiche del nostro eroe.
La forza dei legami
Ultimo elemento interessante del gioco è il livello di affinità che va a crearsi tra i personaggi. Parlando coi nostri compagni in determinate situazioni e svolgendo alcune missioni legate in modo particolare ad uno di loro, il giocatore ha la possibilità di accrescere il legame tra Cloud e i suoi compagni.
Come ricorderete, questo elemento era presente anche in Final Fantasy VII ed andava ad influenzare una famosa scena del gioco. Ebbene, la cosa si ripete anche qui. In base alle nostre scelte, Cloud rivivrà QUEL momento con un personaggio diverso (e credeteci, in un paio di casi la scena è davvero molto ben realizzata).
Oltre a questo, accrescere le affinità andrà anche a modificare vari dialoghi, permettendo un maggior approfondimento dei legami tra Cloud e gli altri personaggi. Sarà possibile accrescere l’affinità anche ricorrendo alle abilità sinergiche, ma si tratta di un processo davvero lungo e macchinoso.
Final Fantasy VII Rebirth in breve
In conclusione, Square Enix ha fatto davvero un ottimo lavoro. Questo secondo capitolo offre una versione moderna ed aggiornata della storia di Final Fantasy VII, che può essere apprezzata sia dai fan del gioco originale sia da chi non ha mai giocato un Final Fantasy.
Intendiamoci, non si tratta di un gioco perfetto. L’enorme quantità di cose da fare è sia un punto di forza che un difetto, poiché rende il completamento del gioco eccessivamente complesso. Per ottenere l’agognato platino sarà obbligatori o giocare il gioco più di una volta, oltre a completare per intero le missioni del dossier, davvero lunghe e macchinose.
Anche i cambiamenti effettuati sulla trama, come già detto, non ci hanno convinto. Sebbene sia comprensibile la decisione di modificare alcuni aspetti della storia, le modifiche inserite sono davvero caotiche e il ricorso a realtà parallele è sembrato fin troppo banale e scontato e rischia di creare un finale caotico e deludente.
Nel complesso comunque Rebirth è un’avventura davvero bella, tecnicamente all’avanguardia e divertente. Consigliamo assolutamente l’acquisto, soprattutto se disponete di una PS5 pro o di un PC sufficientemente potente.
Conclusione
Final Fantasy VII Rebirth è un’avventura enorme, stupenda da vedere, coinvolgente e divertente. Il tutto impreziosita da una colonna sonora eccezionale. Il battle system unisce in modo funzionale strategia e frenesia e la trama, nonostante alcune scelte discutibili, resta godibile e coinvolgente. Il mondo di gioco è vastissimo, ben caratterizzato e ricchissimo di cose da fare. Forse fin troppe cose, se si è amanti del completismo. Consigliamo sicuramente l’acquisto, soprattutto per quanto riguarda la versione PS5 Pro, tecnicamente ineccepibile.
Dettagli e Modus Operandi
Piattaforme: PlayStation 5, PS5 Pro, PC
Data uscita: 29/02/2024
Prezzo: 55,70 €
Ho giocato e completato il gioco su PlayStation 5.
Final Fantasy 7 Rebirth sarà disponibile anche su PC a partire dal 23 gennaio 2025. Square Enix ha confermato la notizia durante i The Game Awards 2024, accompagnando l’annuncio con un nuovo trailer che mostra il celebre gioco in azione su piattaforma PC. I preordini sono già aperti su Steam ed Epic Games Store, con offerte speciali per chi acquisterà in anticipo.
La versione PC introduce una serie di migliorie tecniche per sfruttare al massimo la potenza della piattaforma. Il supporto al NVIDIA DLSS consentirà un framerate più fluido e immagini di alta qualità, mentre la grafica aggiornata offrirà una migliore gestione dell’illuminazione e texture dettagliate. Inoltre, il gioco sarà compatibile con Steam Deck e supporterà controller, tastiera e mouse completamente personalizzabili.
Un’esperienza ottimizzata per PC
Final Fantasy 7 Rebirth PC offrirà una resa grafica potenziata rispetto alla versione per PlayStation 5. I giocatori potranno personalizzare impostazioni come la densità delle texture e i livelli di dettaglio, garantendo un’esperienza visivamente impeccabile. Saranno inclusi miglioramenti all’illuminazione, alle mappe e ai modelli, valorizzando l’estetica unica del gioco.
Tra le novità, spicca il supporto al controller DualSense, che permetterà di sfruttare le funzioni avanzate già apprezzate su PS5. La compatibilità con il VRR (Variable Refresh Rate) assicurerà sessioni di gioco fluide anche su hardware di fascia alta.
Square Enix ha inoltre annunciato diverse edizioni digitali disponibili per il preordine, tra cui una Digital Deluxe Edition e un Twin Pack, che include anche Final Fantasy 7 Remake Intergrade. Tutte le edizioni offrono bonus esclusivi, come la materia evocativa “Moogle Trio” e oggetti unici per i personaggi.
Con il suo arrivo su PC, Final Fantasy 7 Rebirth si prepara a consolidare ulteriormente il suo status di capolavoro, garantendo un’esperienza perfetta per gli appassionati di RPG e per i nuovi giocatori.