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Resident Evil Requiem – Recensione

I videogiochi sono forme d’arte relativamente giovani e trent’anni sono un eternità per una serie videoludica, soprattutto per un genere di nicchia come quello dei survival horror. Resident Evil gode di un pubblico estremamente affezionato ed esigente, che si aspetta da ogni capitolo l’innovazione che deve appartenere a un Tripla A, ma che mantenga anche un profondo legame con il passato. Non sempre la saga è riuscita a far felice critica e fanbase, ma di certo Resident Evil non ha mai smesso di osare.

Resident Evil è stato in grado di ascendere, cadere e ritornare il grande protagonista dei survival horror. Con il nono capitolo, Requiem, Resident Evil ha il difficile compito di mantenere gli alti standard qualitativi dei due capitoli precedenti, ma allo stesso tempo dovrà essere in grado di far dimenticare il mai troppo amato protagonista, Ethan Winters. Per farlo, Koshi Nakanishi ha fatto scendere in campo anche Leon Scott Kennedy e in questa recensione di Resident Evil Requiem capiremo se sarà stato sufficiente per continuare a scrivere la storia dell’horror videoludico.

Recensione Resident Evil Requiem: Victor Gideon

Paura e Sopravvivenza

L’ultima volta che abbiamo visto Leon in un capitolo principale di Resident Evil era il 2012. Nel sesto titolo della saga, Leon Kennedy è una macchina da guerra in un contesto assolutamente action in cui la paura è sempre meno presente. Da quel momento, il marchio Resident Evil cominciò a perdere un po’ del suo appeal e abbiamo dovuto aspettare ben cinque anni per rivedere il survival horror sotto una nuova veste.

È in Resident Evil 7 che torna la vera paura, così forte che anche Nakanishi aveva dichiarato che il settimo capitolo sarebbe stato l’ultimo ad avere una così elevata dose di paura, perché rischiava di allontanare nuovi videogiocatori. Ho creduto a quelle parole, perché il mondo funziona così: è importante tenere alta la qualità, ma è ancora più importante vendere diverse milioni di copie. Resident Evil Requiem, però mi ha mostrato una terza via in cui la paura può coesistere con l’azione.

La disavventura del titolo mi ha messo messo inizialmente nei panni di Grace Ashcroft, figlia adottiva di Alyssa ,già vista in Resident Evil Outbreak. Grace è un agente dell’FBI a cui viene chiesto di indagare su alcuni avvenimenti strettamenti legati al suo passato: dovrà tornare in un vecchio hotel dove sua madre fu assassinata davanti ai propri occhi. Una scelta alquanto ardita da parte dell’FBI, ma che permette di ripercorrere non solo la storia di Grace, ma anche una delle parti più amate di Resident Evil. Requiem è infatti strettamente legato agli agli avvenimenti di Resident Evil 2 e si colloca trent’anni dopo la distruzione di Raccoon City.

Rhodes Hill

L’Hotel funge da vero e proprio tutorial, che ho già avuto modo di conoscere già nelle demo degli ultimi mesi, momento in cui ho visto per la prima volta anche la Bambina, uno dei tanti, enormi e inqueitanti nemici che ho incontrato nel viaggio. Del resto, prima di varcare la soglia di Racoon City con Leon, ho dovuto redimermi in un nuovo inferno passando per quello che ritengo il più macabro dell’intera serie: il sanatorio di Rhodes Hill.

Recensione Resident Evil Requiem: La Bambina

La Casa di Cura di Rhodes Hill è ufficialmente un centro di eccellenza per la cura di malattie croniche, ma come potete ben immaginare è anche un laboratorio in cui testare le mutazioni del T-Virus. L’ospedale ci riporta indietro ai primi due capitoli e non solamente per la struttura del luogo, diviso in due piani perfettamente simmetrici come Villa Spencer o il Dipartimento di Polizia di Raccoon City. Il Sanatorio di Rhodes Hill contiene al suo interno tutto il dramma dei primi veri survival horror, con l’aggiunta di diverse citazioni e libere ispirazioni prese da altri capitoli che hanno fatto la storia del genere horror, come The Evil Within del maestro Shinji Mikami e sì, anche Silent Hill.

Recensione Resident Evil Requiem: Casa di Cura Rhodes Hill

Un vero Survival Horror

Per circa la prima metà del gioco, ho vestito i panni di Grace ed è stata la migliore esperienza survival horror che io abbia mai vissuto: in questa fase, ogni singola tessera si incastra perfettamente con il passato e il presente della serie, creando un mosaico assolutamente perfetto per gli amanti di Resident Evil e dell’horror in generale.

Prima di Requiem, solo Resident Evil 7 fu capace di farmi provare la vera paura all’interno della saga. Il livello dell’opera rimane altissimo, ma durante l’avventura del settimo capitolo si notava una certa perdita di ritmo e una mancanza di carisma dovuta a un protagonista non sufficientemente costruito. Questo non accade in Requiem: Grace è contemporaneamente forte ed empatica. Prova profonda paura, ma non si fa mai totalmente soggiogare da essa. Durante l’avventura mostra la sua umanità, ma anche il suo essere agente dell’FBI. Come vedremo dopo, non ci sono molti dubbi sul fatto che potrà essere un ottimo protagonista anche per il futuro della serie.

Agente Ashcroft

L’esplorazione con Grace Ashcroft prevede un tour stealth della Casa di Cura. Del resto, ogni singolo nemico è realmente pericoloso e le munizioni a nostra disposizione sono molto limitate, soprattutto nelle prime fasi.

Inizialmente, sarà fondamentale imparare i pattern degli zombie che per la prima volta in assoluto presenteranno delle differenze fondamentali tra loro, che li renderanno quasi unici, almeno fino alla prima parte di gioco. Ogni zombie di Resident Evil Requiem ricorda la sua vita passata ed enfatizza le proprie ossessioni: dal non-morto malato di pulizia al cuoco estremamente violento, ogni nemico segue un proprio percorso specifico e svolge ossessivamente il suo vissuto ancora e ancora. Questa scelta rende i nemici non più degli anonimi zombie, ma veri e propri antagonisti, riconoscibili e univocamente terrificanti.

La Casa degli Orrori

Nonostante l’ottimo lavoro svolto con la protagonista e con i nemici, l’eccellenza – in questa prima parte del titolo – è raggiunta dall’ambientazione e dal suo level design. Il sanatorio prende spunto dall’R.P.D. del secondo capitolo, ma unisce il meglio di tutti i giochi di Resident Evil, creando un prodotto unico e impeccabile. Personalmente ho visto tanto di Villa Spencer, ma andando avanti nel gioco ho notato tantissime altre citazioni come l’agghiacciante Casa Beneviento: in Resident Evil Requiem tutto è citazione e tutto è estremamente originale.

La scelta degli sceneggiatori è stata vincente: creare un climax discendente dove inizialmente la paura è altissima e poi diminuisce man mano fino a quando Grace smette di essere la protagonista impaurita e diventa un agente dell’FBI che si prende cura di sé stessa e non solo. Per raggiungere questo obiettivo, gli autori hanno aggiunto un sistema di crafting in grado di rendere l’agente Ashcroft sempre più armata. Non solo piantine e munizioni, ma anche delle fiale in grado di uccidere furtivamente anche i nemici più ostili, con tanto di sangue ed effetto splatter permanente su tutta la stanza. Ed è proprio quando Grace diventa totalmente autonoma, che il gioco cambia prospettiva e ci porta nei panni dell’eroe più amato: Leon.

Resident Evil Requiem Reparto medico

Agente Kennedy

Nel 2026, l’agente Leon Kennedy è un veterano, che ha l’arduo compito di tornare a Raccon City per capire il motivo per cui i principali nemici di questo capitolo, Victor Gideon e Zeno, siano così ossessionati da questa città. Prima di catapultarci nel racconto della seconda metà del gioco, vale la pena soffermarci sui due antagonisti, perché rappresentano esattamente la dualità del titoli e dei protagonisti stessi.

Victor Gideon è un ricercatore dalla pelle grigiastra, un essere che mostra poco di umano e che incontreremo sin dall’inizio. Victor è la controparte di Grace, l’essere che con le sue cicatrici e il suo aspetto aberrante mostra meglio il lato mostruoso di Resident Evil Requiem. Zeno, invece, ricorda l’antagonista per eccellenza della serie, Albert Wesker, e non a caso viene presentato come un personaggio dinamico, in contrapposizione all’altro protagonista del gioco.

Resident Evil Requiem Zeno

Leon Scott Kennedy ha lo scopo di portare l’horror action in Requiem, trasformando la sua presenza in un’enorme scusa per trasformare il gioco in un B-Movie. Dalle battute da boomer allo stile di combattimento splatter, Leon dona colore all’opera chiudendo il cerchio che si era aperto con il quarto capitolo. Tutta la tensione accumulata con Grace sparisce quando lo impersoniamo. Qualunque cosa accada, il videogiocatore è pronto ad affrontarla senza paura, perché sente che Leon ha tutti gli strumenti per risolvere la situazione nel modo più violento e spettacolare possibile.

La maggior parte delle missioni dell’agente Kennedy saranno ambientate a Racoon City: i posti che abbiamo visto con Grace saranno visitabili anche con Leon, ma l’intera atmosfera cambierà, perché l’ex poliziotto ha un arsenale da guerra di tutto rispetto e anche se le munizioni non sono infinite, l’ambiente di gioco permette uccisioni spettacolari.

Resident Evil Requiem Leon

Una missione complicata

Durante tutto l’arco narrativo dell’eroe maschile, ho affrontato sfide degne di nota. Non solo mostri fuori scala, ma anche orde di zombie che rendono la sfida impegnativa, anche con un arsenale importante. Nonostante si abbia la sensazione di avere sempre in pugno la situazione, in realtà la parte con Leon ha le sue difficoltà, perché ho dovuto affrontare contemporaneamente molti nemici e quando erano pochi, lo scontro prevedeva creature decisamente pericolose.

Oltre all’equipaggiamdento di partenza, Requiem mette a disposizione una serie di armi acquistabili e potenziabili; infatti, sarà possibile acquistare nuove armi e migliorarle grazie alla moneta di gioco che si ottiene proprio uccidendo nemici. In questo modo, il videogiocatore è invogliato ad affrontare gli avversari invece che evitarli, creando così diversi momenti splatter che rendono il titolo decisamente accattivante anche in questa fase action.

Fretta e furia

Purtroppo però in questa parte di Resident Evil Requiem, si vedono anche i maggior difetti del titolo che esulano dal gameplay. Tra tutti, la mappa di Racoon City. Nonostante non mancheranno i momenti flashback, il design della città è decisamente più spoglia e più dimenticabile di come me la ricordavano durante il secondo capitolo. Le ambientazioni sono spesso dimenticabili e gli zombie tornano a essere anonimi creando, in generale, un’esperienza annacquata che si allontana molto dall’ottimo lavoro svolto nella Casa di Cura.

Tutto questo – senza alcuno spoiler – ci conduce alla parte finale del gioco in cui assistiamo a una conclusione che non spiega realmente, e a mio avviso, volutamente tutto; infatti, le informazioni raccolte durante la prima parte dell’opera si perdono nella deriva action horror di Leon. Nessuno ci spiegherà bene cosa è veramente successo e chi sono quei nemici estramemente importanti.

Resident Evil Requiem RPD

Conclusione

La sensazione che ho ricevuto con Resident Evil Requiem mi porta a Matrix Reloaded, un film denso che aveva come unico scopo preparare lo spettatore al capitolo successivo. Non ho troppi dubbi a riguardo: Requiem è il punto di partenza di un nuovo arco narrativo, volutamente non autoconclusivo.

Per molti questo non giustifica la scelta di non dare risposte e rendere la narrativa – punto da sempre forte di Resident Evil – inconcludente, ma permette di comprendere delle scelte prive di sceneggiatura efficace. In altre parole, la presenza di Grace e Leon sarà necessaria anche nei futuri capitoli della serie, perché troppe risposte devono essere date, non è immaginabile che non vengano approfondite e, date le tante ore di divertimento che mi ha dato Resident Evil Requiem, a me sta bene così.

Resident Evil Requiem chiude un lungo lavoro di restyling sul gameplay nel migliore dei modi. Da un lato crea la miglior location survival horror dell’intera saga; dall’altro lato invece raffina e conclude il lungo processo di svecchiamento che dai tempi di Resident Evil 4 non aveva ancora trovato il giusto compromesso.

In Requiem, le due parti sono complementari e si supportano a vicenda, ma purtroppo solo in termini di gameplay. Come già avvenuto in passato, la deriva action horror sacrifica la narrativa a favore dell’azione, non permettendo al titolo di autoconcludersi. Non è necessariamente un male, ma per scoprire il continuo della trama e il background di diversi antagonisti bisgonerà aspettare i prossimi capitoli, che per forza di cose dovranno continuare a raccontare di Grace e Leon. E visto l’affetto che i fan hanno avuto per i due personaggi, è probabilmente la scelta migliore.

Dettagli e Modus Operandi
  • Piattaforme: Playstation 5, Xbox Series X/S, Nintendo Switch 2, PC
  • Data uscita: 27 febbraio 2026
  • Prezzo: 79,99 euro

Ho giocato e completato a partire dal day one su Xbox Series X/S.

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Resident Evil: Zombi a Milano

Qualche giorno fa Milano si è svegliata in un modo decisamente strambo. Durante una normale giornata lavorativa, nel pieno della Fashion Week e mentre la città è ancora impegnata con i Giochi Olimpici Invernali, gli abitanti del centro della città si sono ritrovati circondati da un’orda di zombie provenienti dall’universo del videogioco Resident Evil Requiem.

L’insolita situazione è stata frutto di una campagna pubblicitaria organizzata per il lancio del nuovo capitolo della storica saga. Tra le varie iniziative, questa campagna prevede anche il noleggio di un tram storico personalizzato con a bordo gli insoliti passeggeri. La trovata ha inizialmente generato qualche attimo di panico. Lo spavento però si è trasformato presto in divertimento: gli zombie infatti si sono comportati come comuni cittadini, ascoltando musica e utilizzando i loro smartphone.

I fan di Resident Evil hanno dato vita a un rapido passaparola sui social, trasformando l’iniziativa in una vera caccia urbana. Nei dieci giorni successivi al lancio del gioco, gli zombie continueranno infatti a comparire a sorpresa nel cantro, muovendosi liberamente per la città. Coloro che li individueranno potranno ricevere sorprese a tema Resident Evil, rendendo ogni incontro un’esperienza irripetibile e degna di essere condivisa. La presenza degli zombie a Milano si inserisce nei festeggiamenti per il trentesimo anniversario della saga.

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Resident Evil: Ascesa, Declino e Rinascita

Trent’anni dopo il primo capitolo, nato nel 1996 dalle menti di Shinji Mikami e Tokuro Fujiwara, la serie Resident Evil non è solamente una delle più importanti di tutti tempi, ma è ancora oggi estremamente attesa da tutta la comunità videoludica. Sembra un’affermazione scontata, ma non lo è: la saga di Resident Evil è cambiata molto nel tempo e non sempre ha avuto il successo critico atteso da Capcom.

In questo articolo, vogliamo raccontarvi la lunga storia di tutti i capitoli principali – e qualche rilevante spin-off – che hanno permesso alla saga di Capcom di ascendere, fallire e rinascere quando nessuno credeva più alla serie horror più importante di sempre: Resident Evil.

Welcome to the Survival Horror

L’idea alla base del primo capitolo di Resident Evil era quella di creare un’esperienza che potesse trasmettere tensione al videogiocatore, impaurendolo con le creature che infestavano villa Spencer. Si dice che Mikami sia un grande fan di George A. Romero e del suo film “Dawn of the Dead”, e in suo onore decise di creare un videogioco basato sugli zombie.

Il risultato fu quello che oggi molti definiscono il vero inizio dei survival horror, nonostante l’uscita nel 1992 di Alone in the Dark. Biohazard sfruttava il potenziale di Sony PlayStation per catapultarci in un videogioco lontano dagli action del periodo; anzi, il gunplay era legnoso e punitivo, e ben presto il videogiocatore si rendeva conto quanto fosse utile scappare, ogni volta possibile. Del resto, dietro a un presunto gioco action, si nascondeva in realtà un titolo di sopravvivenza, in cui il fulcro di tutto erano gli enigmi, da portare a termine tenendo ben in mente che in qualsiasi momento un’aberrazione poteva cambiare completamente gli equilibri.

Resident Evil ebbe l’enorme pregio di riuscire a unire horror, rompicapi e narrativa matura. Un punto di inizio che vendette oltre 5 milioni di copie e che per molti risulta ancora oggi il momento più alto della serie.

Resident Evil 2

Dopo il successo del primo capitolo, Resident Evil 2 venne subito messo in produzione, ma anche quest’ultimo subì forti modifiche rispetto all’idea iniziale. Originariamente i protagonisti dovevano essere Leon S. Kennedy, personaggio tutt’oggi iconico per la saga ed Elza Walker. Quest’ultima era un nuovo personaggio con la peculiarità di essere una studentessa-motociclista, ma venne in seguito sostituita per creare un collegamento più solido con il primo capitolo.

In questa prima versione, la varietà di modelli a schermo era limitata e l’ambiente molto freddo. Tuttavia c’era stata una attenzione minuziosa ai dettagli, come per esempio i vestiti che si rompevano e zombie che perdevano arti. Arrivati al 60% del completamento, però, Mikami decise che il gioco non sosteneva i suoi ideali di qualità e fece ripartire il progetto da capo. Ad oggi questa prima versione è nota come Resident Evil 1.5 e si può trovare online.

Nella sua versione originale per PS1, Resident Evil 2 ebbe un successo leggermente inferiore rispetto al predecessore vendendo “solo” 4,96 milioni di copie, ma resta comunque il capitolo più iconico e tecnicamente migliore dell’intera saga.

I motivi del successo di Resident Evil 2 rientrano in quello che oggi chiamiamo “more of the same”. La serie esce da Villa Spencer e porta il survival horror all’interno di un’intera città. I protagonisti, in particolare Leon, sono ancora più carismatici rispetto al passato e i nemici maggiormente temibili e terrificanti. Anche la narrazione diventa più catastrofica: il primo capitolo racconta un esperimento fuori controllo all’interno di un laboratorio sotterraneo; Resident Evil 2 narra i danni all’intera cittadina di Raccoon City, che deve essere eliminata dalla cartina geografica.

Resident Evil 3

La popolarità e la qualità dei giochi di Resident Evil si confermarono anche con il capitolo successivo. Resident Evil 3, nonostante sia stato il meno apprezzato tra i tre capitoli principali usciti su PlayStation, fu comunque qualitativamente molto valido.

La figura del Nemesis è tutt’oggi iconica e il gameplay cambiava in base alle decisioni del giocatore che poteva scegliere attraverso delle multi-scelte a schermo dove andare e come agire. In base a questo, il gioco cambiava le soluzioni e spostava mostri, armi ed oggetti chiave.

L’importanza del terzo capitolo per la saga, e per il genere intero, è rilevante. Capcom cominciava a credere che i survival horror non potevano essere più statici come un tempo: serviva un’evoluzione più action che fosse in linea con il mercato. Le meccaniche di Resident Evil 3 andavano verso quella direzione, ma gli sviluppatori nipponici passarono così tanto tempo a concentrarsi sul gameplay da dimenticarsi l’importanza di enigma e trama. Nonostante Nemesis fosse una creatura tanto orrifica quanto affascinante, Resident Evil 3 non riusciva a raggiungere gli alti standard della saga.

La rivoluzione del 2000

Durante la sesta generazione di console, Capcom fece uscire ben dieci capitoli della saga su diverse piattaforme. Molti di questi erano spin-off che il pubblico rivalutò con il tempo, mentre altri fecero breccia nel cuore e nelle menti dei videogiocatori sin dal primo momento.

Resident Evil 0

Resident Evil Zero riproponeva in maniera fedele le atmosfere del primo capitolo e andava ad approfondire le origini della Umbrella Corporation. Il gameplay era stato intensificato di difficoltà, mettendo due personaggi contemporaneamente giocabili. Il livello qualitativo di questo gioco era molto alto e la sua difficoltà è sicuramente una delle più elevate dell’intera saga e forse questo portò il grande pubblico a metterlo un po’ da parte, vendendo intorno alle 1,35 milioni di copie, decisamente molto meno rispetto ai capitoli precedenti.

Resident Evil Code: Veronica

Tra gli spin-off di questa generazione non poteva mancare Resident Evil Code: Veronica, l’ultimo della “serie classica”. Nonostante sia nato come capitolo extra, Code Veronica è ormai considerato un capitolo principale in quanto approfondisce la storia della famiglia Ashford e reintroduce Albert Wesker, il cattivo più iconico della saga e fondamentale per il quinto capitolo.

Questo titolo viene ricordato anche con nostalgia grazie alle sue incredibili OST, che rimanevano impresse fin da subito. (“A Moment of Relief” & “I Love You”)

Resident Evil 4

Tornando ai capitoli principali, questa generazione fu caratterizzata da un cambio di rotta gigantesco. Resident Evil 4 è il Resident Evil migliore che si potesse ottenere, per stessa ammissione di Shinji Mikami. Questo capitolo su GameCube racchiudeva la svolta della saga verso una deriva più action.

Come per Resident Evil 2, la sua creazione fu molto travagliata e il progetto venne scartato più volte. Il gameplay mostrato inizialmente all’E3 2003 e la relativa demo erano completamente diversi dal prodotto finale: tutto era ambientato in un castello e Leon era in preda a visioni causate da un virus, con bambole e spettri che lo tormentavano. Il Combat System invece passava da una telecamera fissa durante le esplorazioni a una spallare quando si prendeva la mira.

A questo progetto doveva inizialmente lavorare Hideki Kamiya, director del secondo capitolo, ma egli volle talmente snaturare il gioco che ne nacque la saga di Devil May Cry, motivo per cui il progetto tornò poi nelle mani di Mikami, stanco di essere solo un producer. Nonostante le defficoltà, il gioco finale si è rivelato uno dei migliori mai usciti, capace di rivoluzionare il survival horror. Le sue atmosfere cupe in un villaggio sperduto dell’Europa, un gameplay frenetico ma con spazio per i classici enigmi e un sistema di potenziamento delle armi appagante, hanno creato un mix perfetto tra vecchio e nuovo.

Arrivati alla fine di questa generazione Resident Evil era molto amato, ma il pensiero che il survival horror classico potesse aver stancato i giocatori c’era. Questo portò ad una serie di scelte fondamentali per il declino della saga.

La settima generazione: Action a tutto spiano

Tra la settima e l’ottava generazione avvenne il grande declino del brand. Il quinto capitolo non era assolutamente un brutto videogioco, ma fu un titolo decisamente divisivo. Tra fan che lo ripudiavano per l’eccesso di azione e una parte del grande pubblico che invece lo apprezzava per la sua maggiore accessibilità rispetto al passato.

Resident Evil 5

Il quinto capitolo si è distaccato dalle atmosfere cupe ed horror riproponendole solo nel DLC “Incubo senza uscita”, nel quale c’erano molti riferimenti al primo capitolo. Il gioco base invece era un action senza enigmi, o comunque più ambientali e meno logici. Vennero anche creati degli scenari sparatutto su binari, andando a limitare molto la componente survival horror.

Quello che lo rendeva interessante era la lore, che andava ad approfondire la scoperta del Progenitor in Africa. Inoltre è rimasto molto nella mente dei videogiocatori anche per le sue scelte surreali, con Chris che tirava pugni ad armi biologiche e massi giganteschi.

Resident Evil Revelations

Nonostante anche sul lato spin-off si cercasse di mantenere la linea action, ad esempio con Operation Raccoon City, sul Nintendo 3DS nacque Revelations, gioco molto più simile per certi aspetti ai titoli classici. Qui si miscelavano momenti con nemici a orde, come nel quinto capitolo e scenari più esplorativi e horror ambientati sulla nave Queen Zenobia. Questo capitolo venne accolto in maniera più fredda con solo 900.000 copie vendute e sicuramente è il titolo che ha stuzzicato meno l’interesse dei fan anche sul lato della trama.

Resident Evil 6

Con Resident Evil 6 invece abbiamo quello che è stato sicuramente il punto più basso della saga principale. Nonostante le ottime vendite, ben sopra i 9 milioni, fu un capitolo molto criticato. Questo gioco non aveva una sua identità e nella maggior parte degli scenari non era nemmeno divertente, ma solo frustrante. Il gioco si divideva in quattro campagne.

La campagna di Leon ed Helena era quella che si ispirava di più alla saga classica, ma fallendo totalmente nel tentativo. Luoghi chiusi, vicoli stretti e zombie dovevano dare un senso di oppressione, ma vennero completamente sopraffatti da un gameplay puramente action e senza tensione.

La campagna di Chris e Piers, invece, era più ispirata a Resident Evil 5 e quindi molto incentrata sullo sparatutto in terza persona. La differenza maggiore con la campagna di Leon stava nelle ambientazioni più luminose e spaziose, con mostri giganteschi e infetti intelligenti da dover sconfiggere.

La campagna di Sherry e Jake si basava su un mostro sempre alle calcagna dei due protagonisti, in stile Nemesis. Era molto più interessante delle altre sotto il profilo dell’incipit, riportando Sherry Birkin dopo anni di assenza e proponendo il figlio di Albert Wesker, Jake Muller. Purtroppo lo svolgimento non si distaccava dalla monotonia delle altre campagne, portando anche questa ad essere poco memorabile e molto frustrante da giocare.

Finiamo con Ada Wong, che chiude ogni dubbio su quello che è lo svolgimento della storia. Si tratta di una campagna molto rilevante per la trama, ma con un appeal decisamente scarso a causa da un gameplay poco interessante e tecnicamente mediocre.

Tirando le conclusioni possiamo dire che questo periodo di declino non era relativo alle vendite, perché la saga ha sempre venduto molto bene (a parte qualche spin-off) e il pubblico ne ha sempre parlato. Ma sotto il lato tecnico e di identità sicuramente, Resident Evil ne uscì molto indebolito.

Tutto rinasce dalla famiglia

Durante l’E3 2016 venne mostrato un trailer molto horror e ispirato in tutto e per tutto a P.T. Quello che nessuno si aspettava di quel trailer è che alla fine sarebbe comparso il logo di Resident Evil 7 Biohazard.

Capcom aveva deciso, nonostante le numerose vendite del precedente capitolo principale, di modificare ancora una volta la saga, questa volta prendendo ispirazione dai survival horror e dagli horror – soprattutto indie – che stavano caratterizzando quel periodo: Amnesia, Outlast e Alien Isolation su tutti.

Forse ciò che fece cambiare idea agli alti vertici fu, non solo la tendenza di mercato, ma anche il piccolo successo di Reisident Evil Revelations 2 (ne abbiamo parlato in “I 10 migliori Resident Evil”) e le numerose critiche per Umbrella Corps.

Resident Evil 7

Se dovessi guardare il settimo capitolo nella sua base, non è altro che il primo capitolo con alcuni elementi della saga classica. Una casa piena di enigmi, un mistero da dover risolvere, mostri dietro ogni angolo e un nemico che insegue costantemente il giocatore.

In altre parole, Resident Evil 7 era tutto quello che i fan dei primi due capitoli stavano cercando e la risposta a tutti i nuovi appassionati di survival horror: un gioco tripla A che potesse prendere quanto di buono stava offrendo il mercato dell’orrore videoludico in quel periodo. Capcom non creò nulla di nuovo, ma il livello qualitativo del RE Engine unito all’aver dato carta bianca ai writer di poter pensare qualcosa che facesse veramente paura sotto il brand Resident Evil, permise al titolo ma anche all’intera saga di essere nuovamente amata tanto dai veterani quanto dalla nuova generazione di videogiocatori.

I nuovi Remake e la fine di Ethan

Resident Evil 2 Remake uscito nel 2019 è stato sicuramente il ritorno più atteso e anche il più apprezzato. Nonostante un taglio ai contenuti nella Root B, il gioco era molto fedele all’originale e ne migliorava decisamente le meccaniche. L’attenzione ai dettagli fu minuziosa: vedere gli zombie che si arrampicavano sopra i tavoli dava una sensazione di smarrimento che il giocatore non si sarebbe mai aspettato. Grazie al settimo capitolo che aveva portato nuovo pubblico, molti furono i nuovi videogiocatori che scoprirono una pietra fondamentale del surival horror con un Remake che rendeva giustizia all’originale.

Resident Evil 3 Remake

Il remake di Resident Evil 3 fu molto apprezzato, nonostante un taglio ai contenuti decisamente invasivo. Non era un brutto videogioco, anzi, riproponeva molto bene le meccaniche del precedente remake e le migliorava con l’introduzione di alcuni elementi più action come la schivata. È stato però privato delle sue meccaniche principali che lo rendevano unico. Ci sono stati anche alcuni cambi alla storia che lo hanno portato a prendere una direzione chiara e impattante sul futuro.

Resident Evil Village

L’ottavo capitolo è stato decisamente meno divisivo ed è stato un preludio al remake del quarto capitolo. A parte la visuale in prima persona, non manteneva nulla dal suo predecessore. Inventario rinnovato con la classica valigetta, armi potenziabili attraverso un mercante, luoghi più aperti e in costante cambiamento: in Village si passa da un villaggio per l’appunto, a un castello, fino a una casa infestata. In particolare, Casa Beneviento è la perfetta reinterpretazione di quella demo fatta vedere al E3 2003, ovviamente con una spiegazione logica alle spalle, come solito di questa saga. Zombie, licantropi, vampiri, fantasmi: Resident Evil ha dimostrato di essere una serie perfetta per la reinterpretazione di ogni elemento horror sia classico che moderno, ma se siete interessati di più a questo titolo vi lasciamo alla nostra recensione (Resident Evil Village per Xbox Series X – Recensione).

Resident Evil 4 Remake

Finiamo con l’ultimo capitolo uscito: Resident Evil 4 Remake, su cui è stato fatto un lavoro eccellente, forse migliore rispetto al remake del secondo capitolo. Questo remake è sostanzialmente perfetto, mantiene tutto ciò che c’era nell’originale e come il remake del primo capitolo, aggiunge features innovative e interessanti, come il sistema di parry o lo stealth.

Questo gioco ha sicuramente segnato una svolta e vedendo i trailer del nono capitolo una domanda sorge spontanea: si adatterà bene un miscuglio tra questo stile di gameplay e uno simile al settimo capitolo?

Resident Evil: Requiem

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Alla domanda di prima non avremo risposta fino al 27 febbraio. Ma nell’attesa vi possiamo dire che per quello che abbiamo provato, il nuovo Resident Evil 9: Requiem sembra essere molto interessante e ben realizzato. La struttura della demo era simile a quella del settimo capitolo: Ambienti bui, risorse limitate, oggetti da dover trovare e un mostro alle calcagna. Insomma vedere l’ultimo trailer dove viene mostrato Leon e un gameplay identico a quello di Resident Evil 4 Remake, penso abbia stuzzicato l’interesse di tutti.

Tirando le somme: questa saga è l’unica che in 30 anni è riuscita a rinnovarsi più volte. Durante la settima generazione sicuramente c’è stato un momento di smarrimento, in cui la creatività e le idee erano venute meno, cercando di inseguire un mercato completamente diverso da quello che i fan avevano sempre amato nella saga.

Ma bisogna riconoscere che nonostante si potesse rimanere su questa linea, continuando a creare profitto con poco sforzo (atteggiamento che si può notare nel brand di Pokémon), Capcom ha saputo inseguire una decisione rischiosa, ma che ha portato ai suoi frutti. Quello che caratterizza questa serie non sono soltanto le atmosfere cupe e horror, ma saper innovare e dare freschezza in un mondo dove i videogiochi tripla A sembrano arenati su sé stessi per la paura di fallire.

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Resident Evil Requiem presenta i due protagonisti

Come svelato durante i The Game Awards, Resident Evil Requiem uscirà 27 febbraio 2026 su PlayStation 5, Nintendo Switch 2, Xbox Series X|S e PC tramite Steam. Protagonisti di questa nuova avventura saranno Grace Ashcroft e Leon S. Kennedy. Come da tradizione, le loro vicende si intrecciano e saranno legate ad oscuri segreti legati all’infestazione di Raccoon City del 1998. Leon, protagonista storico della saga, inizia l’avventura indagando su un cadavere trovato in un hotel abbandonato. In quello stesso luogo si trova anche l’analista dell’FBI Grace Ashcroft, che sta conducendo a sua volta un’indagine.

In base a quanto rivelato, il gameplay del gioco sarà molto differente a seconda del personaggio che verrà scelto. Mentre con Leon il gioco sarà molto più improntato sull’azione e l’uso delle armi, con Grace il giocatore dovrà concentrarsi soprattutto sulla sua sopravvivenza e su un uso intelligente dell’ambiente e delle risorse che esso offre. Ecco l’ultimo trailer uscito.

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Resident Evil Showcase: Tante novità in arrivo

Capcom negli scorsi giorni ha annunciato che per l’inizio del 2026 ha in programma un nuovo Resident Evil Showcase. Per chi non lo conoscesse, si tratta di un evento interamente dedicato alla serie horror di Capcom, utilizzato di solito per annunci o per la presentazione di nuovi progetti legati al franchise.

Nel messaggio su X con cui Capcom ha diffuso l’annuncio non si fa riferimento a contenuti particolari. Si parla invece di generiche “novità” legate a Resident Evil Requiem, il nuovo capitolo della saga, la cui uscita è stata fissata per il 27 febbraio. Dando per scontato che lo showcase si terrà prima dell’uscita di Requiem, possiamo immaginare che esso avverrà tra gennaio e febbraio, in attesa di conferme sulla sua data precisa.

Oltre che su Requiem, l’evento potrebbe rivelare novità anche per Resident Evil: Survival Unit, lo strategico per dispositivi mobile da poco rilasciato da Capcom. Verosimilmente, saranno anche annunciate novità per Resident Evil Code: Veronica Remake, dato che le ultime indiscrezioni, vedevano ormai vicinissimo l’annuncio di questo progetto. vedremo se Capcom saprà sorprenderci.

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Grande successo per Resident Evil Survival Unit

A sole 24 ore dal lancio ufficiale, Resident Evil Survival Unit ha già superato il milione di download. Davvero un ottimo risultato per il progetto di Capcom, che dimostra il grande affetto dei fan per l’ormai leggendaria saga horror. Questo successo mostra anche come i giocatori tendano a gradire la formula degli episodi spin-off gratuiti realizzati per dispositivi mobile.

Per festeggiare l’evento e ringraziare i giocatori per il risultato ottenuto, Capcom ha distriguito un codice di gioco in omaggio a tutti i giocatori, ovvero 1M SURVIVORS. Questo codice resterà valido fino al 17 maggio 2026. Una scelta volta a coinvolgere un numero ancora maggiore di giocatori, evitando di farli sentire anche solo in parte esclusi.

Il codice potrà essere riscattato nelle impostazioni. Verosimilmente, dovrebbe contenere una serie di modificatori estetici e di collezionabili. Davvero un ottima partenza, dunque, per il nuovo spin-off di Residente Evil, che si conferma la saga horror di punta nel panorama videoludico.

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Resident Evil Requiem: novità in arrivo

Negli scorsi giorni Capcom ha diffuso una serie di news legate a Resident Evil Requiem, nono episodio della fortunata saga horror. Le novità più succose riguardano in particolare Nintendo Switch 2. Sono stati annunciati infatti sia uno speciale amiibo che un controller dedicato.

Il controller, disponibile a partire dal 27 febbraio, è una speciale versione del Pro controller con decorazioni a tema. Nella fattispecie, il controller è abbellito con un ritaglio di giornale di Raccoon city preso direttamente dal gioco. L’amiibo invece, primo in assoluto dedicato alla saga, raffigura la protagonista, Grace Ashcroft. L’amiibo non è ancora stato mostrato nelle varie anteprime, ma il suo lancio è stato fissato per l’estate.

Sempre per Nintendo Switch 2 è stato annunciato anche il Resident Evil Generation Pack. Al prezzo di 89,99 dollari, questa collection include, oltre a Requiem, anche Resident Evil 7 Biohazard e Resident Evil Village. Sembra dunque che Capcom si stia prodigando per preparare al meglio il lancio di Resident Evil Requiem, che debutterà il 27 febbraio per PS5, Xbox Series X|S , Pc e, naturalmente, Nintendo Switch 2.

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Resident Evil: Requiem tornerà alle origini dell’horror psicologico

Resident Evil: Requiem si prepara a riportare la saga horror di Capcom alle sue radici più spaventose. Dopo anni in cui il franchise ha alternato atmosfere inquietanti a esplosioni d’adrenalina, il nuovo episodio punta tutto sull’orrore psicologico. Lo ha rivelato Koshi Nakanishi, storico direttore della serie, durante il Tokyo Game Show 2025, insieme al produttore Masato Kumazawa.

Secondo Nakanishi, ogni capitolo di Resident Evil può essere collocato su una scala che va da Resident Evil 2 a Resident Evil 4: due poli opposti tra sopravvivenza pura e azione cinematografica. Resident Evil 7 aveva già segnato un ritorno alle origini, mentre Village aveva spinto di nuovo sull’azione. Ma con Requiem, Capcom ha deciso di invertire la rotta: “Non volevamo finire come Resident Evil 5 o 6, dove l’azione ha preso il sopravvento sull’horror”, ha spiegato il director. “Volevamo tornare a qualcosa di più simile a Resident Evil 2, ma aggiornato ai tempi moderni”.

Un nuovo protagonista e la paura come esperimento

Il gioco introduce Grace, una protagonista inedita e più vulnerabile rispetto ai personaggi d’azione come Leon S. Kennedy. L’obiettivo del team è creare un’esperienza di terrore più intima, dove la tensione nasce dall’incertezza e non dalla quantità di nemici a schermo. Tuttavia, dopo decenni di sviluppo, persino i creatori ammettono che non è più facile capire che cosa spaventa davvero.

“Abbiamo lavorato così a lungo su Resident Evil che ormai non sappiamo più se qualcosa fa davvero paura”, ha confessato Nakanishi. “Lo scopriamo solo quando vediamo la reazione del pubblico”. Il team ha infatti provato una certa ansia prima di mostrare Resident Evil: Requiem al Summer Game Fest e alla Gamescom 2025, chiedendosi se il gioco fosse ancora in grado di spaventare i giocatori.

Durante l’intervista, Nakanishi ha anche raccontato un curioso aneddoto: in fase di brainstorming, gli sviluppatori avevano persino ipotizzato di far perdere una gamba a Grace in una sequenza particolarmente cruenta, salvo poi “parlarsi giù” e trovare un equilibrio tra orrore visivo e suggestione psicologica.

Resident Evil Requiem e il ritorno all’essenza del terrore

Con Requiem, Capcom vuole rinnovare la formula horror senza tradire la propria identità. La paura torna a essere personale, legata alla fragilità dei protagonisti e alla tensione costante che li circonda. È un approccio che mira a riscoprire la magia disturbante di Resident Evil 2, ma con tecnologie e sensibilità narrative del 2025.

Ora resta da vedere se questo ritorno all’horror più puro saprà colpire nel segno anche per chi si è avvicinato alla serie con i capitoli più recenti.

E voi, preferite un Resident Evil più d’azione o un ritorno al puro survival horror?

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Resident Evil Requiem: Capcom svela un nuovo trailer alla Gamescom 2025

Alla Gamescom Opening Night Live 2025, Capcom ha presentato un nuovo trailer di Resident Evil Requiem, il capitolo che segnerà una nuova era del survival horror. I fan hanno avuto un’anteprima esclusiva sulla storia di Grace Ashcroft, la giovane analista dell’FBI che dovrà affrontare i fantasmi del proprio passato.

Il filmato, mostrato durante l’evento, si concentra proprio sulle origini di Grace e sul legame diretto con la tragedia di Raccoon City, avvenuta 30 anni prima. La narrazione punta a un approccio più introspettivo, esplorando la dimensione psicologica della protagonista e il peso delle sue memorie traumatiche. Un mix che mira a rinnovare le dinamiche classiche della serie.

Un ritorno alle radici con uno sguardo al futuro

Resident Evil Requiem riprende l’essenza del survival horror, ma lo adatta al pubblico moderno. I giocatori vestiranno i panni di Grace in una nuova indagine che la condurrà nuovamente nei luoghi segnati dall’epidemia, tra misteri irrisolti e nuove minacce.

Il titolo arriverà il 27 febbraio 2026 su PlayStation 5, Xbox Series X|S e PC, con un comparto tecnico spinto al massimo per valorizzare ambienti inquietanti e atmosfere cupe. Secondo le prime anticipazioni, il gameplay proporrà esplorazione, gestione accurata delle risorse e scontri che esigeranno sangue freddo e precisione.

Oltre al gioco, Capcom ha celebrato un altro traguardo: il 30° anniversario della serie Resident Evil, che cadrà nel marzo 2026. Per l’occasione è stato svelato un logo celebrativo e un’illustrazione speciale che raffigura Grace insieme a personaggi iconici della saga. Una scelta che sottolinea il legame tra passato e futuro, mantenendo vivo lo spirito di una delle serie più longeve e amate della storia videoludica.

Con Resident Evil Requiem, Capcom punta a consolidare la sua posizione di leader nel genere horror, unendo tradizione e innovazione per conquistare sia i veterani della serie che i nuovi giocatori.

La domanda ora è inevitabile: secondo voi, Resident Evil Requiem riuscirà a superare le aspettative e a riportare la saga al livello dei suoi capitoli storici?

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Resident Evil Survival Unit: pubblicato un nuovo trailer cinematografico

Il mondo di Resident Evil torna a far parlare di sé con l’uscita del nuovo trailer di Resident Evil Survival Unit, il titolo mobile strategico co-sviluppato da Aniplex e JoyCity. L’uscita globale è prevista nel corso del 2025 e riguarderà Giappone, Corea, Nord America, Europa e altri mercati asiatici.

Il trailer appena pubblicato non è un semplice spot: punta tutto sull’effetto cinematografico e mostra la combinazione di profondità strategica e gameplay veloce, due elementi chiave del progetto.

Trailer spettacolare e atmosfera da survival horror

Il video mette in scena alcuni dei personaggi più iconici della saga, offrendo ai giocatori la possibilità di creare vere e proprie squadre da sogno, composte da figure provenienti da diversi capitoli della serie. Una scelta che aggiunge valore alla componente di strategia, permettendo team inediti e combinazioni impensabili.

La produzione è stata affidata a Quebico, lo studio che ha realizzato il film d’animazione in 3DCG Resident Evil: Death Island. La qualità visiva è evidente: regia dinamica, dettagli curati e un montaggio che amplifica il ritmo serrato del gameplay. Tutto punta a immergere l’utente in un’esperienza mobile che non si limita al semplice spin-off, ma prova a restituire la stessa tensione dei capitoli principali.

La forza della musica: Queen Bee e “Mountain Hunt”

A rendere il trailer ancora più potente c’è la colonna sonora “Mountain Hunt” dei Queen Bee. La voce ipnotica di Avu-chan accompagna le immagini con una carica emotiva che alterna eleganza e drammaticità. Il brano esprime alla perfezione il conflitto tra cacciatore e preda, richiamando l’anima survival della serie.

Aniplex ha diffuso anche un messaggio speciale di Avu-chan, che racconta l’intensità del progetto e il legame del gruppo con l’universo di Resident Evil. Una scelta che mostra quanto il publisher stia puntando sul mix tra musica, estetica e gameplay per catturare un pubblico ampio, non solo di videogiocatori hardcore ma anche di appassionati di cultura pop giapponese.

Con questo trailer, Resident Evil Survival Unit si posiziona come una delle uscite mobile strategy più attese del 2025, pronta a unire fan storici e nuovi giocatori.

Secondo te, questo mix tra survival horror, strategia e musica riuscirà a convincere anche chi è abituato ai capitoli principali della saga?

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