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Sottogeneri RPG: la guida completa, dal CRPG al gacha

Il gioco di ruolo nasce attorno a un tavolo, con un manuale rilegato e un pugno di dadi poliedrici, molto prima che esistesse una macchina capace di simularlo. Da quel tavolo, in oltre cinquant’anni, si è ramificata una dozzina di famiglie diverse: titoli che condividono un’origine comune ma che oggi hanno ben poco da spartire tra loro, se non il nome.

Chiedere a un appassionato di Genshin Impact e a uno di Baldur’s Gate cosa significhi davvero “RPG” porta quasi sempre a due risposte opposte, ed entrambe hanno le loro ragioni. Questa è una mappa completa di tutte le famiglie del gioco di ruolo videoludico: dalle origini cartacee fino agli ultimi arrivati del mobile gaming, passando per ogni bivio che ha portato il genere a diventare il più frammentato, e influente, del medium.

Le origini: da Dungeons & Dragons ai primi RPG digitali

Tutto comincia nel 1974, quando Gary Gygax e Dave Arneson pubblicano Dungeons & Dragons: un’evoluzione dei wargame con miniature in cui, per la prima volta, ogni giocatore smette di comandare un intero esercito per interpretare un singolo personaggio. È la nascita del concept stesso di gioco di ruolo, e la sua influenza arriva intatta fino a oggi.

Il salto al digitale è quasi immediato. Già nel 1975 esce dnd, sviluppato sul sistema universitario PLATO: un dungeon crawler rudimentale che getta le prime fondamenta del genere. Nei primi anni ’80 arrivano poi Wizardry e Ultima, i due titoli che più di ogni altro definiranno lo scheletro del gioco di ruolo occidentale, e che ispireranno a loro volta, dall’altra parte del mondo, la nascita del JRPG.

Dietro quei due nomi si nascondono due filosofie opposte. Wizardry di Sir-Tech (1981) chiude un party di avventurieri in un labirinto esplorato in prima persona, dove ogni passo è un calcolo. Ultima di Richard Garriott (1981) apre invece la visuale dall’alto su un intero mondo da attraversare. È una biforcazione che, pochi anni dopo, un giovane autore giapponese proverà a ricomporre.

Da questo tronco comune si diramano nei decenni successivi tutte le famiglie che seguono, ognuna con la propria identità, ognuna erede di una parte diversa di quell’eredità cartacea.

JRPG: la via giapponese al gioco di ruolo

Yuji Horii si piazza tra i finalisti di un concorso indetto da Enix nel 1982, e l’anno seguente la software house lo spedisce negli Stati Uniti, all’AppleFest di San Francisco. Lì scopre Wizardry e Ultima, e ne rimane folgorato al punto da voler costruire una propria versione del genere, più accessibile e più calorosa nei personaggi. Il risultato, uscito il 27 maggio 1986 su Famicom, si chiama Dragon Quest.

Horii coinvolge Akira Toriyama (già autore di Dragon Ball) per il character design e Koichi Sugiyama per le musiche, e la combinazione funziona: nasce così quello che è considerato il capostipite del JRPG moderno, con combattimenti a turni, una mappa del mondo da esplorare e una narrazione più semplice ma più emotivamente diretta rispetto ai modelli occidentali. L’anno seguente arriva Final Fantasy, destinato a diventare l’altro grande pilastro del genere.

Il JRPG si distingue ancora oggi per alcune caratteristiche riconoscibili: il party composto da più personaggi, i combattimenti a turni (o a turni ibridi), una narrazione fortemente autoriale. Il genere ha attraversato fasi di crisi e rinascite, ma resta tanto vivo quanto lo era negli anni ’90, come dimostrano i risultati di Metaphor: ReFantazio e Clair Obscur: Expedition 33. Su questo, l’approfondimento dedicato ai JRPG e la classifica dei migliori JRPG del 2024 restano un buon punto di partenza per chi vuole approfondire.

CRPG e Western RPG: le radici occidentali

Mentre Horii lavorava alla sua versione giapponese del genere, negli Stati Uniti Wizardry e Ultima costruivano un modello diverso: più tecnico, più aderente alle regole cartacee di Dungeons & Dragons, meno interessato all’emozione immediata e più alla libertà del videogiocatore. Nasce così il CRPG, l’acronimo che ancora oggi indica i giochi di ruolo occidentali su computer.

Il punto di svolta arriva nel 1998, quando BioWare firma Baldur’s Gate (pubblicato da Interplay): basato sul motore Infinity Engine e sulle regole di Advanced Dungeons & Dragons 2° edizione, il gioco offre una libertà narrativa mai vista prima, con dialoghi ramificati e scelte morali che pesano davvero sulla storia. È il titolo che ridefinisce per sempre cosa significhi “RPG occidentale”.

Dopo i fasti di fine anni ’90 il genere attraversa un lungo inverno, e a riaccendere la fiamma sono gli stessi videogiocatori. Nel 2012 Obsidian raccoglie su Kickstarter quasi 4 milioni di dollari per Pillars of Eternity, a fronte di un obiettivo di 1,1 milioni: all’epoca è il progetto videoludico più finanziato della piattaforma. Anche Larian passa dal crowdfunding con Divinity: Original Sin (2014), la serie che le spianerà la strada verso Baldur’s Gate 3.

Il CRPG oggi vive una nuova epoca d’oro. Baldur’s Gate 3, uscito nel 2023, ha riportato il genere all’attenzione del grande pubblico dimostrando che complessità e accessibilità possono convivere. Chi vuole ripercorrere le origini della saga può farlo con l’analisi dei primi due capitoli, mentre le prime impressioni sul terzo raccontano l’impatto del ritorno della saga.

Action RPG: quando il combattimento diventa in tempo reale

Il primo colpo di spada in tempo reale non arriva dall’Occidente. Nel 1984 Hydlide e Dragon Slayer portano il combattimento action dentro una struttura di esplorazione e crescita tipica del gioco di ruolo, e due anni dopo The Legend of Zelda rende l’idea popolare in tutto il mondo. Il seme è piantato, e il Giappone è il primo a coltivarlo.

Ys di Nihon Falcom (1987) e Secret of Mana di Square (1993) fondono il combattimento in tempo reale con la narrazione e i personaggi tipici del JRPG. È la stessa strada che nel 2002 porterà a Kingdom Hearts, capace di unire l’immaginario Disney e gli eroi di Final Fantasy dentro una struttura di party e progressione: la storia della saga racconta bene questo ibrido.

La scuola di Diablo: classi, loot e build

In Occidente il momento decisivo arriva nel 1996 con Diablo, sviluppato da Blizzard North: visuale isometrica, classi e un sistema di loot generato proceduralmente che diventerà lo standard dell’intero sottogenere. Non è un semplice gioco d’azione con la spada: ha statistiche, progressione del personaggio e build, gli stessi ingredienti che definiscono qualunque RPG.

Con Diablo II, nel 2000, la formula trova la sua forma definitiva: un albero delle abilità per ogni classe, oggetti rari e unici riconoscibili dal colore del nome, il multiplayer su Battle.net. Gli eredi non si contano, da Grim Dawn a Path of Exile, il free to play di Grinding Gear Games (2013) che porta tutto all’estremo con un albero delle abilità passive vasto quanto una mappa.

Proprio la saga di Blizzard alimenta un equivoco comune: Diablo viene spesso chiamato hack and slash, termine nato come slang dei giochi di ruolo cartacei per i giocatori più votati al combattimento che alla trama. Oggi quell’etichetta copre anche generi privi di statistiche, dai picchiaduro a scorrimento (Golden Axe) ai character action (Devil May Cry). A fare la differenza sono progressione, equipaggiamento e build, come spiegato nell’articolo dedicato agli hack and slash.

Monster Hunter e Final Fantasy XVI: il tempo reale conquista tutto

Nel 2004 Monster Hunter apre una terza via e sposta il baricentro dal loot alla caccia: il personaggio non sale di livello e cresce solo grazie all’equipaggiamento forgiato con i resti delle prede. È una scommessa vinta: Monster Hunter: World ha superato i 30 milioni di copie, più di qualunque altro titolo nella storia di Capcom, come ricostruito nella retrospettiva dedicata alla saga.

L’ultimo segnale arriva dal più insospettabile dei protagonisti. Final Fantasy, simbolo dei turni per eccellenza, con il sedicesimo capitolo (2023) passa a un combattimento interamente action: la recensione di Final Fantasy XVI racconta quella svolta. Quasi quarant’anni dopo Hydlide, il tempo reale ha conquistato anche l’ultima roccaforte dei turni.

Tactical RPG: la guerra si combatte a griglie e turni

Il 20 aprile 1990 Intelligent Systems pubblica in Giappone Fire Emblem: Shadow Dragon and the Blade of Light, ideato da Shozo Kaga. Il gioco fonde la strategia a griglia di stampo scacchistico con la crescita dei personaggi tipica del gioco di ruolo, introducendo anche il permadeath delle unità: se un personaggio cade in battaglia, resta perso per sempre.

Una seconda ramificazione del genere nasce con Ogre Battle (1993) di Yasumi Matsuno, che porta a Tactics Ogre (1995) e poi a Final Fantasy Tactics (1997): titoli più orientati alla personalizzazione delle classi che al posizionamento puro. Da questa doppia radice discendono quasi tutti i tactical RPG moderni, da Triangle Strategy a Fire Emblem: Three Houses.

Anche l’Occidente ha la sua radice. Nel 1994 UFO: Enemy Unknown (X-COM negli Stati Uniti) unisce la gestione di una base segreta a battaglie a turni in cui ogni soldato accumula esperienza e gradi, e può cadere per sempre. È un modello che Firaxis rilancerà nel 2012 con XCOM: Enemy Unknown, come ricostruito nell’approfondimento dedicato alla saga.

Il genere resta una nicchia rispetto ai grandi numeri del JRPG classico o dell’Action RPG, ma è tra i più amati dai veterani proprio per la profondità delle sue decisioni, ognuna delle quali può costare cara. La recensione di Triangle Strategy racconta bene lo spirito del genere oggi.

MMORPG: il gioco di ruolo diventa un mondo condiviso

Le radici del genere affondano nei MUD, i mondi testuali multigiocatore nati sui mainframe universitari alla fine degli anni ’70. Ma è solo con l’arrivo della grafica che il genere esplode davvero: il 24 settembre 1997 Origin Systems pubblica Ultima Online, e il suo creatore Richard Garriott conia lo stesso termine “MMORPG” per descriverlo.

Due anni dopo arriva EverQuest, che definisce lo standard di classi, gilde e raid destinato a diventare familiare a un’intera generazione di giocatori. Il salto verso il grande pubblico arriva però nel 2004, quando World of Warcraft trasforma un genere fino a quel momento di nicchia in un fenomeno di massa, capace di raggiungere nel 2010 oltre dodici milioni di abbonati al suo picco.

Il caso più clamoroso di rinascita porta però la firma di Square Enix. Final Fantasy XIV debutta nel 2010 in condizioni così disastrose da costringere l’azienda a chiudere i server e ricostruirlo da zero. Il 27 agosto 2013 rinasce come A Realm Reborn e a gennaio 2024 supera i 30 milioni di giocatori registrati: dal fallimento al capolavoro, nello stesso mondo.

Il genere ha attraversato negli ultimi vent’anni fasi di crescita e di crisi, tra abbonamenti mensili, modelli free to play e la concorrenza di altri generi multiplayer. Chi vuole ripercorrerne la parabola completa può farlo con questo approfondimento, con il viaggio negli MMORPG prima di World of Warcraft e con la riflessione su cosa significhi ancora oggi il termine MMORPG.

Open world RPG: la libertà come regola

Non tutti i giochi di ruolo con una mappa aperta sono CRPG, e non tutti i CRPG sono open world: la distinzione conta. L’open world RPG mette al centro l’esplorazione libera più della narrazione ramificata, spesso a costo di una trama meno rigida.

The Elder Scrolls, con Arena (1994) prima e Morrowind, Oblivion e Skyrim poi, ha reso questa filosofia il proprio marchio di fabbrica: un mondo interamente esplorabile dal primo minuto, senza percorsi obbligati. The Witcher 3, nel 2015, ha portato lo stesso principio a un livello di scrittura raramente eguagliato, dimostrando che libertà e narrazione profonda non sono per forza in conflitto.

I numeri danno ragione a questa filosofia. Skyrim, uscito nel 2011, ha superato i 60 milioni di copie, una cifra che lo colloca tra i videogiochi più venduti di ogni epoca. È stato ripubblicato su così tante piattaforme da diventare un tormentone affettuoso tra gli stessi appassionati. Chi vuole ripercorrere il cammino di Bethesda può partire dai migliori videogiochi di Todd Howard.

È il sottogenere più vicino, per filosofia, al modo in cui oggi il grande pubblico immagina un RPG: grande, denso di contenuti, pieno di sistemi da scoprire con i propri tempi.

Monster-taming RPG: catturare, allevare, combattere

Satoshi Tajiri trasforma la propria passione infantile per la raccolta di insetti in un videogioco, e nel 1996 nascono Pokémon Rosso e Verde per Game Boy. Il ciclo di gameplay che ne deriva, catturare creature, allenarle, farle evolvere e affrontarle in combattimento, diventa in pochi anni uno degli standard più riconoscibili del medium intero.

Tajiri, però, non parte da zero. Già nel 1987 Megami Tensei permette di negoziare con i demoni per arruolarli nel party, e nel 1992 Dragon Quest V lascia reclutare i mostri sconfitti in battaglia. Pokémon trasforma quell’idea da meccanica secondaria a cuore dell’esperienza: Rosso, Verde e Blu superano i 31 milioni di copie, e su Game Boy solo Tetris ha venduto di più.

Il sottogenere si distingue per la struttura ibrida tra collezione, gestione e combattimento a turni, e per un pubblico capace di attraversare generazioni diverse restando fedele allo stesso franchise per decenni. Il successo di Pokémon ha generato un intero filone di eredi ed emuli, da Digimon a Palworld, ognuno con la propria interpretazione della formula.

Per chi cerca alternative alla saga madre, questa selezione dei migliori monster collector resta un buon punto di partenza. Le saghe di Digimon e il caso Palworld raccontano invece due risposte opposte al modello Pokémon: la prima dall’interno del Giappone, la seconda con un pizzico di sana provocazione.

Anche Capcom ha la sua lettura del sottogenere. Monster Hunter Stories 3: Twisted Reflection (2026) trasforma le prede della saga di caccia in compagni da far schiudere dalle uova, allevare e cavalcare, dentro un JRPG a turni: la recensione racconta come la formula regga al terzo capitolo.

Gacha RPG: il gioco di ruolo diventa mobile

Il termine gacha arriva dalle macchinette giapponesi che distribuiscono giocattoli a caso in cambio di una moneta, le gachapon. Applicato ai videogiochi, il principio è lo stesso: il videogiocatore spende una valuta per ottenere in modo casuale un personaggio o un oggetto, spesso dentro una struttura da RPG completa di party, statistiche e progressione.

Il settore esiste da anni, ma è con Genshin Impact, uscito nel settembre 2020 da miHoYo (oggi HoYoverse), che il gacha RPG dimostra di poter reggere il confronto con produzioni tripla A: mondo aperto, doppiaggio completo, una colonna sonora orchestrale.

I numeri seguono. Il primo miliardo di dollari su mobile arriva in meno di sei mesi (a Pokémon GO ne erano serviti nove), e secondo le stime di Niko Partners la spesa complessiva dei giocatori su tutte le piattaforme ha superato i 10 miliardi di dollari entro la fine del 2025.

Il modello ha aperto la strada a una concorrenza sempre più agguerrita, da Honkai: Star Rail a Wuthering Waves, e ha spostato l’attenzione dell’industria su un pubblico che pochi anni fa sarebbe stato considerato marginale per il genere.

Roguelike e dungeon crawler: la sfida della permadeath

Nel 1980, all’Università della California a Santa Cruz, Michael Toy e Glenn Wichman sviluppano Rogue (poco dopo raggiunti da Ken Arnold, a Berkeley): un dungeon crawler in grafica ASCII per terminali Unix, in cui ogni dungeon viene generato in modo casuale e la morte del personaggio è definitiva. Da quel nome deriva l’intero genere dei roguelike.

La formula si diffonde negli anni ’80 e ’90 tra le università americane grazie a titoli come NetHack (1987), che approfondisce ulteriormente la complessità dei sistemi, e resta per due decenni confinata a una nicchia di appassionati.

Il Giappone ne dà una propria lettura nel 1993, quando Chunsoft pubblica su Super Famicom Torneko no Daibōken: è il primo capitolo della serie Mystery Dungeon, la stessa che anni dopo accoglierà persino Pokémon. Nel 2008, alla International Roguelike Development Conference di Berlino, gli sviluppatori provano a fissare i confini del genere con la cosiddetta Berlin Interpretation: generazione procedurale, permadeath, turni e griglia.

La svolta arriva proprio in quegli anni, quando il concetto di roguelite nasce per descrivere giochi che adottano solo alcuni tratti distintivi, in primis la permadeath e la generazione procedurale. Spelunky (2008), The Binding of Isaac (2011) e FTL (2012) aprono la strada. Rogue Legacy (2013) introduce poi la progressione permanente tra una run e l’altra: morire non azzera più tutto.

Da lì il roguelite contamina qualunque genere. Dead Cells (2018) lo incrocia con il Metroidvania e supera i 10 milioni di copie, un traguardo da tripla A per un piccolo studio indipendente francese. Slay the Spire (2019) fonda il deckbuilder roguelike, mentre Balatro (2024) applica la stessa logica al poker e vende oltre 5 milioni di copie. Sul sito, Loop Hero, Inscryption e Absolum raccontano altrettante varianti della formula.

Oggi il genere è più popolare che mai grazie a titoli come Hades (2020) di Supergiant Games, capace di unire la struttura roguelite a una narrazione persistente tra una run e l’altra, dimostrando che permadeath e racconto non sono in conflitto tra loro. Nel 2021 è diventato il primo videogioco a vincere un Premio Hugo, il più prestigioso riconoscimento della narrativa fantastica e di fantascienza.

Immersive sim: l’RPG che diventa filosofia di design

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Nel 1992 Blue Sky Productions, poi diventata Looking Glass Studios, pubblica Ultima Underworld: The Stygian Abyss, un gioco di ruolo in prima persona che porta la libertà d’azione tipica del CRPG dentro un mondo tridimensionale esplorabile in tempo reale. Warren Spector, che ne è tra gli artefici, definirà in seguito questa filosofia di design con il nome “immersive sim”.

System Shock (1994) sposta l’ambientazione nella fantascienza e affida la narrazione a registrazioni sparse nell’ambiente più che ai dialoghi, mentre Deus Ex (2000), diretto dallo stesso Spector, fonde definitivamente le statistiche da gioco di ruolo con lo sparatutto in prima persona e lo stealth, lasciando al videogiocatore la libertà di scegliere come affrontare ogni missione.

Nel 2000 Looking Glass chiude i battenti, ma il testimone passa ad altri studi. Arkane raccoglie l’eredità con Dishonored (2012) e Prey (2017), mentre Nightdive riporta in vita l’opera del 1994 con il remake di System Shock (2023): la recensione mostra quanto quel game design resti attuale a trent’anni di distanza.

L’immersive sim non è mai stato un genere di massa, ma la sua eredità è ovunque, a partire da BioShock. Chi vuole approfondire uno dei suoi eredi più celebri può farlo con l’articolo dedicato a Bioshock.

Gli ibridi: Metroidvania e Soulslike sono ancora RPG?

Alcuni dei generi più amati dagli appassionati vivono ai confini del gioco di ruolo, senza appartenervi mai del tutto. Il Metroidvania, nato dall’incrocio tra Metroid e Castlevania: Symphony of the Night (1997), mette al centro l’esplorazione e la progressione tramite abilità piuttosto che le statistiche in senso stretto, anche se molti capitoli della saga, lo stesso Symphony of the Night in testa, includono un vero e proprio menu con livelli ed equipaggiamento.

Il Soulslike, nato con Demon’s Souls (2009) e consolidato da Dark Souls (2011) sotto la guida di Hidetaka Miyazaki, mantiene invece intatta l’ossatura classica del gioco di ruolo: classi, statistiche, una valuta di progressione (le anime) e build profondamente diverse tra loro. È il combattimento in tempo reale, punitivo e centrato sulla lettura dei pattern nemici, a spostarlo più vicino all’Action RPG che al CRPG tradizionale.

La linea di confine, in entrambi i casi, resta sottile e spesso oggetto di discussione tra gli stessi appassionati. Due letture utili per orientarsi sono l’articolo dedicato ai Metroidvania e quello su come Bloodborne ha rivoluzionato i Soulslike.

Quale sottogenere ha davvero cambiato il game design

Chi dovesse scegliere il sottogenere più importante guardando solo ai numeri sceglierebbe il JRPG, per l’impatto culturale, oppure l’MMORPG, per il modello di business che ha ridisegnato l’intera industria. La risposta più corretta, però, è un’altra, ed è probabilmente la meno intuitiva delle dodici famiglie qui raccontate.

È l’immersive sim, il sottogenere più piccolo e meno redditizio tra quelli elencati, ad aver lasciato l’impronta più profonda sul game design contemporaneo. Nessun altro sottogenere di questa lista ha avuto un’influenza così sproporzionata rispetto al proprio successo commerciale.

La sua idea centrale, che ogni sistema di gioco debba poter interagire con tutti gli altri lasciando al giocatore la libertà di trovare soluzioni non previste dagli sviluppatori, è oggi alla base di titoli che con l’RPG non hanno più nulla a che fare: Metal Gear Solid V, Breath of the Wild, persino Hitman. Senza quella lezione, nessuno dei tre esisterebbe nella forma che il videogiocatore conosce.

Il gioco di ruolo, in fondo, non è mai stato un genere solo. È un concept che si è ramificato così tante volte da diventare quasi irriconoscibile da un capo all’altro della propria stessa famiglia, e proprio in questo sta la sua forza: continuare a cambiare pelle restando sempre la stessa cosa, un modo per vivere una storia in prima persona.

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Dragon Quest XI S Definitive Edition arriva su Nintendo Switch 2: il Luminary festeggia i 40 anni della saga

Il Luminary si rimette in cammino. Square Enix ha reso disponibile Dragon Quest XI S: Echoes of an Elusive Age Definitive Edition su Nintendo Switch 2, proprio nell’anno in cui il franchise celebra il suo 40° anniversario. Un ritorno che suona come un invito: riscoprire una delle avventure più amate della serie, o viverla per la prima volta.

Un eroe braccato e un destino da svelare

La trama segue il pericoloso viaggio del Luminary, un eroe braccato e destinato a svelare il mistero delle proprie origini, affiancato da un carismatico cast di compagni. Dietro al mondo di gioco c’è la triade storica della saga: il creatore Yuji Horii, il character designer Akira Toriyama e il compositore Koichi Sugiyama, gli stessi nomi che nel 1986, su Famicom, gettarono le basi del JRPG moderno.

Più di un semplice porting

La Definitive Edition non è un semplice porting. Include nuove storie secondarie dedicate ai personaggi, una modalità 2D retrò che ripropone l’intera avventura in stile 16 bit, il mondo di Tickington, la possibilità di passare dal doppiaggio inglese a quello giapponese, una colonna sonora interamente orchestrata con l’opzione di tornare alla versione sintetizzata originale e la modalità foto. Un pacchetto che, su Switch 2, si candida a entrare tra i migliori JRPG della console.

Quarant’anni e non sentirli

Con la serie che ha raggiunto i 100 milioni di copie vendute, il calendario di Dragon Quest resta fitto. In occasione del Dragon Quest Day di maggio 2026, Square Enix ha presentato Dragon Quest XII: Beyond Dreams, prossimo capitolo principale in sviluppo, e Dragon Quest Monsters: Il regno sfiorito, in uscita il 3 dicembre 2026 su Nintendo Switch 2, Nintendo Switch, PS5, Xbox Series X|S e PC, con una demo gratuita già disponibile. Nel frattempo è arrivato anche Dragon Quest Heroes: Torneko’s Mystery Dungeon Classic HD, altro tuffo nel passato per i fan.

Dragon Quest XI resta forse la porta d’ingresso ideale in una saga che, come abbiamo raccontato in Dragon Quest: un classico che non smette mai di reinventarsi, ha fatto della coerenza la propria forza. Vederlo approdare su una console Nintendo ha il sapore di un ritorno a casa: è lì, sul Famicom, che tutto è cominciato. E la modalità 2D, con i suoi sprite a 16 bit, è la dimostrazione che certe formule non invecchiano: si tramandano.

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Persona 6 e Persona 4 Revival arrivano su Nintendo Switch 2: c’è già una data

Durante l’ultimo Nintendo Direct, Atlus ha confermato che Persona 6 e Persona 4 Revival arriveranno su Nintendo Switch 2: per il remake ambientato a Inaba la data è già fissata al 20 maggio 2027, mentre per il nuovo capitolo della saga principale bisognerà ancora attendere.

Il Canale di Mezzanotte bussa anche su Nintendo Switch 2

Persona 4 Revival è il remake del classico GDR uscito originariamente nel 2008, riproposto in una veste completamente rinnovata. Si vestono i panni di uno studente appena trasferito nella cittadina rurale di Inaba, che insieme ai propri amici forma la Squadra Investigativa per risolvere una serie di bizzarri omicidi legati al misterioso Canale di Mezzanotte. È uno dei capitoli più amati del franchise, capace negli anni di costruire attorno a sé una community solidissima, fra spin off, anime e crossover di ogni tipo.

Su Xbox Series X|S, Xbox su PC, PlayStation 5 e Steam il remake arriverà il 18 febbraio 2027, mentre la versione per Nintendo Switch 2 seguirà il 20 maggio 2027. Sarà disponibile fin dal day one su Xbox Game Pass Ultimate e PC Game Pass, e farà parte del programma Xbox Play Anywhere. I preordini sono già aperti su tutte le altre piattaforme, consultabili sul sito ufficiale di Persona 4 Revival. Per chi vuole approfondire il lato più filosofico della serie, che negli anni ha fatto della psicologia junghiana uno dei propri pilastri narrativi, ne avevamo parlato nel nostro approfondimento su Jung e la filosofia di Persona.

La Velvet Room apre le porte a una nuova generazione

Il Nintendo Direct ha chiuso con un altro annuncio molto atteso: anche Persona 6, il prossimo capitolo principale della saga, sbarcherà su Nintendo Switch 2. Il titolo promette una storia del tutto inedita e un nuovo cast di personaggi, ma mantiene intatta la formula che ha reso celebre il franchise fin dai tempi dello spin off di Shin Megami Tensei: il mix fra routine scolastica quotidiana e avventure soprannaturali ad alto tasso di dungeon crawling.

Persona 6 sarà disponibile su Xbox Series X|S, Xbox su PC, PlayStation 5, Steam e, appunto, Nintendo Switch 2. Anche in questo caso il day one è garantito su Xbox Game Pass e PC Game Pass, all’interno del programma Xbox Play Anywhere. Nessuna finestra di lancio è stata ancora comunicata: per gli aggiornamenti resta il sito ufficiale del gioco.

Atlus punta il tris su Nintendo Switch 2

Persona 6 e Persona 4 Revival si aggiungono a Metaphor: ReFantazio, il fantasy RPG di Atlus che sbarcherà su Nintendo Switch 2 il 12 novembre 2026, dopo essere già disponibile su Xbox Series X|S, Xbox su PC, Steam, PlayStation 5 e PlayStation 4. Il gioco è già preordinabile sullo store Nintendo. Con questi tre titoli, Atlus porta sulla console ibrida l’intera line up dei suoi GDR più importanti del momento, proseguendo un percorso già avviato con Persona 3 Reload. Per chi cerca altri consigli sul catalogo ruolistico della console, abbiamo raccolto i migliori in questa classifica aggiornata.

Non è passato molto tempo da quando un capitolo Persona era sinonimo di esclusiva PlayStation: la strategia odierna di Atlus, che porta i suoi tre GDR di punta su praticamente ogni piattaforma rilevante nello stesso arco temporale, racconta bene quanto sia cambiato il mercato dei JRPG negli ultimi anni. Per chi possiede una Nintendo Switch 2, che vede così consolidarsi una line up di terze parti sempre più solida, la strada verso Inaba, e verso qualunque cosa Persona 6 abbia in serbo, è ormai segnata.

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Metaphor: ReFantazio sbarca su Nintendo Switch 2: aperti i preordini

Atlus ha aperto i preordini della versione Nintendo Switch 2 di Metaphor: ReFantazio, il suo acclamato gioco di ruolo fantasy, in arrivo sulla console ibrida il 12 novembre 2026. Contestualmente ha debuttato una nuova serie di trailer dedicati ai personaggi, aperta dal video sul protagonista.

Il capolavoro di Studio Zero conquista anche Nintendo

Uno dei lanci più celebrati del 2024, Metaphor: ReFantazio ha ottenuto un punteggio di 94 su Metacritic e ha vinto Miglior gioco di ruolo, Migliore narrazione e Migliore direzione artistica ai Game Awards 2024, diventando il titolo ATLUS con le vendite più rapide di sempre grazie a un milione di copie piazzate nel solo giorno del lancio. Come già raccontato nella recensione di Metaphor: ReFantazio, il merito va soprattutto a Studio Zero, il team guidato da Katsura Hashino, già dietro Persona 3, 4 e 5.

Euchronia, la paura e il destino di un regno

Nel gioco i giocatori devono affrontare la paura mentre esplorano un vasto mondo fantasy pieno di misteri inquietanti, catapultati in un regno sull’orlo della rovina dove ogni alleanza stretta può ribaltare il proprio destino. Il sistema di combattimento unisce azione in tempo reale e turni strategici, mentre l’esplorazione diurna si alterna alla costruzione di legami sociali durante la notte, in un equilibrio che richiama da vicino la struttura dei JRPG targati Atlus.

I possessori di Switch 2 potranno finalmente scoprire Euchronia dal 12 novembre, mentre il gioco resta disponibile su Xbox Series X|S, Xbox su PC, Steam, PlayStation 5 e PlayStation 4. Un debutto che merita già un posto tra i titoli segnalati nella classifica dei migliori JRPG su Nintendo Switch 2, e che conferma come la piattaforma ibrida stia progressivamente colmando il ritardo accumulato negli anni sul fronte dei giochi di ruolo giapponesi di fascia alta.

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Rev. NOiR, Konami conferma su quali piattaforme arriverà

Rev. NOiR, il nuovo RPG originale di Konami, arriverà nel 2027 su PlayStation 5, Xbox Series X|S e PC via Steam. La conferma è arrivata insieme a due nuovi trailer, dedicati rispettivamente alla storia e al sistema di combattimento, mostrati durante l’evento Konami Press Start.

Asch e Finé, due destini incrociati contro il lightfall

Al centro della trama ci sono Asch, un ragazzo silenzioso guidato da un’ordinanza astrale a “salvare molte persone”, e Finé, giovane chierica portatrice della Rainbow Astria, potere che si dice possa porre fine al lightfall: un fenomeno catastrofico che porta la morte a tutto ciò che tocca. I due si incontrano in un villaggio incendiato e partono insieme in missione per sconfiggere i misteriosi proviton, ritenuti la vera fonte della calamità. Ad accompagnarli, Diana, soldatessa dell’Ordine Astriano dal fortissimo senso di giustizia, e Cross, tiratore delle Guardie Cittadine di Lysria arruolato come guida. Un incipit da JRPG classico, di quelli che da sempre affidano la posta in gioco a un manipolo di outsider chiamati a salvare il mondo, un genere di cui avevamo già ripercorso le caratteristiche che lo distinguono dagli RPG occidentali.

Un combat system che cambia in base alle scelte

Il secondo trailer si concentra sul sistema di combattimento, definito strategico e in costante evoluzione in base alle decisioni prese dal giocatore nel corso dell’avventura. Gli stili di combattimento non sono fissi: cambiano dinamicamente a seconda delle scelte narrative, in un mix tra azione in tempo reale e profondità tattica che punta a rendere ogni scontro diverso dal precedente, piuttosto che affidarsi a un semplice sistema a turni o a un action puro.

Rev. NOiR, una schermata di gameplay

Un mondo sull’orlo del baratro, tra provvidenza e libero arbitrio

Il world building di Rev. NOiR affonda le radici in un’ambientazione dove il Determinante nei cieli ha guidato per secoli l’umanità attraverso ordinanze astrali pensate per preservare la pace. La domanda di fondo, tuttavia, è tutt’altro che scontata: il cammino di Asch e Finé sarà guidato dalla divina provvidenza, o forgiato dalla loro stessa volontà? Un dilemma tra destino e libero arbitrio che il gioco promette di sviluppare lungo tutta la sua narrazione dal forte impatto emotivo.

Per Konami, che nello stesso periodo sta gestendo il lancio di franchise storici come Silent Hill e Castlevania, investire su un IP completamente originale come Rev. NOiR è una scommessa che va in controtendenza rispetto al mercato dei remake e dei revival, e che punta tutto sulla capacità di un cast di personaggi inediti di conquistare gli appassionati di JRPG nel 2027.

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Final Fantasy Resonance: demo gratuita disponibile subito, Sephiroth confermato nel cast

Durante lo State of Play di Sony, Square Enix ha acceso i riflettori su Final Fantasy Resonance, primo capitolo della serie realizzato interamente in HD-2D, pubblicando contestualmente una demo gratuita su PlayStation 5, Nintendo Switch 2, Nintendo Switch, Xbox Series X|S e PC via Steam.

Grandshelt vi aspetta, con largo anticipo

La demo permette di giocare l’intero primo capitolo dell’avventura, circa 3-5 ore di contenuti, con i progressi trasferibili al gioco completo al momento del lancio, fissato per il 22 ottobre 2026. Un modo concreto per mettere le mani sul sistema di combattimento a turni rivisitato prima ancora dell’uscita, iniziando il viaggio nel regno di Grandshelt con largo anticipo rispetto al resto della community.

Sephiroth, il cattivo che non muore mai

Il trailer conferma che Sephiroth farà la sua comparsa nel gioco come sfida speciale, rintracciabile e affrontabile in battaglia per ottenere una ricompensa esclusiva. Non è la prima incursione del villain di Final Fantasy 7 fuori dal proprio gioco d’origine, basti pensare alla sua presenza in Dissidia o come lottatore DLC in Super Smash Bros. Ultimate, ma resta comunque un colpo a effetto per un titolo che punta molto sulla nostalgia dei fan.

Pixel art e omaggi al passato

Final Fantasy Resonance nasce come un omaggio dichiarato ai capitoli classici e moderni della saga: sistema di combattimento strategico a turni, ritorno di chocobo, esper e aeronavi, e la presenza di personaggi iconici come Cloud, Tidus e il Guerriero della Luce. Il tutto in una grafica retrò in HD-2D che spinge la pixel art oltre i propri limiti tradizionali. Il progetto affonda le radici nel primo arco narrativo del gioco mobile Final Fantasy BRAVE EXVIUS, ma Square Enix lo presenta come un lavoro di rielaborazione completa e non un semplice port, pensato per offrire la qualità di un’esperienza da console.

Riflessione

Con Resonance, SQUARE ENIX prova un esperimento interessante: prendere un’esperienza nata come gioco per dispositivi mobili e trasformarla in un’avventura da console a tutti gli effetti, sfruttando l’estetica HD-2D che ha già dato nuova vita a produzioni come Octopath Traveler. È una scommessa sulla nostalgia, certo, ma anche un banco di prova per capire se il pubblico è ancora disposto ad abbracciare il turn-based classico quando è confezionato con cura. La presenza di Sephiroth, in questo senso, è tanto un richiamo ai fan quanto una dichiarazione d’intenti.

Per approfondire il ruolo delle evocazioni nei JRPG, ecco il nostro approfondimento dedicato.

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Final Fantasy VII Revelation: la conclusione della trilogia remake arriva l’8 aprile 2027

Il conto alla rovescia ha finalmente una data. Durante lo State of Play di PlayStation, Square Enix ha annunciato che Final Fantasy VII Revelation, capitolo conclusivo della trilogia remake, uscirà l’8 aprile 2027 su PlayStation 5, Nintendo Switch 2, Xbox Series X|S e PC, tramite Steam, Epic Games Store e Xbox su PC.

Meteor incombe, l’Highwind vola libero

Il nuovo trailer e l’approfondimento gameplay raccontano un Cloud Strife messo alla prova come mai prima: con Sephiroth sempre più vicino a diventare una divinità e Meteor pronto a cancellare il pianeta, il gruppo solca i cieli a bordo dell’iconica aeronave Highwind in un mondo open world di dimensioni mai viste nella trilogia. Ad accompagnare l’esplorazione c’è Pico, il chocobo che cresce insieme al party apprendendo nuove abilità, mentre un rampino permette di scalare rapidamente tetti e ambienti verticali.

FITS, Cid e Vincent: il combattimento si evolve ancora

Sul fronte gameplay, debutta il sistema FITS, che assegna ai personaggi ruoli specializzati come guerriero, cavaliere, mago nero e invocatore, arricchendo il già apprezzato sistema di combattimento ibrido della serie. Tra le new entry giocabili ci sono Cid e Vincent Valentine, mentre i giocatori potranno cambiare liberamente personaggio attivo e composizione del gruppo durante l’esplorazione, influenzando anche lo svolgimento di missioni ed eventi narrativi in base a chi viene scelto per determinati incarichi.

Edizioni e pre-order

Il gioco sarà disponibile in edizione Standard (79,99€), Deluxe (109,99€) e in una Collector’s Edition da 389,99€, esclusiva Square Enix Store, con statuetta premium di Cloud, Zack e Sephiroth. Le edizioni digitali Premium includeranno un Pass espansione storia con due DLC narrativi dedicati a Sephiroth, Vincent e i Turks, attesi tra l’inverno 2027 e la primavera 2028. Chi possiede i salvataggi di Final Fantasy Remake Integrade o Rebirth inoltre materia e look esclusivi.

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JRPG

I migliori JRPG su Nintendo Switch 2: la classifica aggiornata

Da quando Nintendo Switch 2 è arrivata sugli scaffali, sviluppatori che per anni avevano tenuto l’ibrida Nintendo a distanza per limiti tecnici hanno iniziato a portarci sopra i loro titoli più ambiziosi. Uno dei generi che ne ha beneficiato, per la qualità di alcuni titoli maggiori, è quello dei JRPG.

Il catalogo JRPG di Switch 2 è incredibilmente denso dato il breve periodo di vita. Ci sono porting che sembrano remaster, remaster che sembrano nuove opere e almeno un titolo nativo capace di rivaleggiare con qualunque cosa esca su console fissa. Ecco perché vale la pena fermarsi e stilare una classifica vera, non un elenco messo insieme alla rinfusa.

7. Triangle Strategy: quando la politica diventa strategia pura

Norzelia è un luogo dove ogni decisione politica pesa quanto una spada, e dove tre nazioni si contendono sale e ferro con la stessa ferocia. Triangle Strategy nasce da questa premessa, firmato Square Enix e Artdink, con lo stile HD-2D che ha reso celebre anche Octopath Traveler.

Il concept più riuscito è il sistema delle Scale della Convinzione: nei momenti chiave, il gruppo del protagonista vota insieme a lui, e le decisioni prese incidono davvero sul proseguimento della storia, con diramazioni multiple e finali diversi. È un meccanismo che restituisce peso politico a ogni scelta, sorretto da un level design tattico tra i più raffinati visti su Switch.

Un titolo che gli appassionati di strategia a turni possono affrontare e riaffrontare, scoprendo ogni volta percorsi narrativi diversi. Chiude questa classifica non per demerito, ma perché resta un’esperienza puramente retrocompatibile, senza alcun trattamento dedicato alla nuova console: gira alla perfezione, esattamente come faceva già nel 2022.

6. Bravely Default: Flying Fairy HD Remaster: il ritorno del precursore

C’è un modo elegante per festeggiare il lancio di una nuova console: rispolverare un’opera che, quattordici anni prima, aveva dimostrato che il JRPG a turni non era affatto un genere in via di estinzione. Bravely Default (2012, Nintendo 3DS) è stato proprio questo, il precursore silenzioso da cui è nato lo stile HD-2D di Octopath Traveler, e con Flying Fairy HD Remaster torna in una veste rinnovata come titolo di lancio di Nintendo Switch 2.

Il sistema Brave & Default resta uno dei concept più intelligenti mai scritti per un combattimento a turni: accumulare azioni per scatenarle tutte insieme, oppure difendersi per prepararne di future, trasforma ogni scontro in un piccolo enigma da risolvere. La nuova veste in alta definizione, firmata dal character design di Akihiko Yoshida, rende Luxendarc più luminosa che mai, e un paio di minigiochi pensati per i controlli mouse dei Joy-Con 2 sfruttano l’hardware della console.

Un’opera che meritava di tornare, ed è tornata al meglio possibile. Resta sesto in classifica perché, oltre al comparto grafico, il remaster non introduce contenuti realmente nuovi rispetto all’originale: un ottimo modo per riscoprire un classico, non una ragione sufficiente per scalzare chi ha davanti.

5. Xenoblade Chronicles X: Definitive Edition: un pianeta ancora tutto da esplorare

Nel 2054 la Terra è stata distrutta, e i sopravvissuti si schiantano sul pianeta Mira a bordo della USS White Whale. Da quella premessa fantascientifica, Monolith Soft aveva costruito oltre un decennio fa uno dei mondi aperti più sterminati mai visti in un JRPG, e questa Definitive Edition, ora aggiornata per Switch 2, resta probabilmente il modo migliore per viverlo.

Il punto di forza è l’esplorazione. Il pianeta Mira è un continente reso possibile grazie agli Skell, mecha giganti pilotabili che permettono di planare tra canyon e oceani, e a un senso di scoperta che il videogiocatore vive in prima persona come in pochi altri titoli del genere. Su Switch 2 la risoluzione sale fino al 4K in modalità TV, il framerate si stabilizza sui 60fps e i caricamenti si riducono drasticamente, rendendo finalmente giustizia a un’opera che meritava hardware all’altezza delle sue ambizioni.

Resta a metà classifica non per un limite del gioco, ma perché l’edizione Switch 2 punta tutto sul comparto tecnico senza aggiungere contenuti: chi lo ha già affrontato su Switch originale trova conferme più che sorprese, mentre per chi non l’ha ancora giocato è semplicemente il modo migliore per farlo.

4. Persona 5 Royal: il capolavoro che non ha bisogno di presentazioni

Persona 5 Royal

Tokyo, un liceo qualunque, un gruppo di studenti che di notte si trasforma nei Ladri Fantasma di Cuori: da questa premessa Atlus ha costruito uno dei JRPG più amati del millennio, capace di fondere simulatore sociale e combattimento a turni con un’eleganza stilistica che ancora oggi fa standard nel genere.

Persona 5 Royal, la versione definitiva arrivata su Switch nel 2022, resta un’opera totale: personaggi scritti con cura maniacale, una colonna sonora jazz che da sola vale il prezzo del biglietto, e un sistema di combattimento che premia la lettura delle debolezze nemiche più di qualunque altro titolo in classifica. Per chi si avvicina al genere per la prima volta, resta probabilmente il punto di ingresso più naturale tra tutti i giochi citati, tanto per i neofiti quanto per chi lo ha già finito e vuole scoprire i contenuti aggiunti dalla Royal.

Un gradino così alto per un titolo che, va detto con chiarezza, è la scelta giusta per chiunque possieda Switch 2. Non sale più in alto solo perché resta un’esperienza puramente retrocompatibile: chi lo gioca oggi lo fa esattamente come lo avrebbe giocato su Switch originale, senza alcun beneficio legato alla nuova console.

3. Final Fantasy VII Rebirth: la reinterpretazione più ambiziosa della saga

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Quando Square Enix ha confermato che l’intera trilogia del remake di Final Fantasy VII sarebbe approdata su Switch 2, in molti hanno pensato che fosse impossibile. Eppure Final Fantasy VII Remake Intergrade ci era già riuscito a gennaio 2026, e a giugno dello stesso anno è arrivato anche Rebirth, il capitolo più ambizioso e più vasto della saga.

Cloud, Tifa, Barret e Aerith lasciano la claustrofobica Midgar per attraversare un intero pianeta, tra minigiochi che da soli varrebbero un titolo a parte (Queen’s Blood su tutti) e un sistema di combattimento che alterna azione in tempo reale e gestione tattica del gruppo. Non solo un seguito, ma una vera e propria reinterpretazione moderna di uno dei JRPG che ha cambiato la storia del medium per sempre, come raccontato nella recensione originale di Final Fantasy VII Rebirth. Vederlo girare, anche solo in portabilità, su una console ibrida resta un piccolo miracolo tecnico.

Il nome più atteso di questa classifica è solo al terzo posto per un unico motivo: la conversione, per quanto sorprendente, mostra qualche compromesso in più rispetto alle versioni su console fissa, specie in modalità portatile. Nulla che intacchi la sostanza di un’opera che resta tra le più importanti mai arrivate su Switch 2.

2. Dragon Quest I & II HD-2D Remake: la trilogia Erdrick si chiude in bellezza

Quasi quarant’anni fa, nel 1986, un piccolo gioco per Famicom chiamato Dragon Quest gettava le basi di un genere intero. Quel titolo e il suo seguito diretto tornano oggi rinnovati nell’estetica HD-2D, la stessa che aveva già conquistato pubblico e critica con il remake di Dragon Quest III nel 2024, qui portata a completamento con un’edizione pensata appositamente per Switch 2.

Il concept è quello di sempre, affinato alla perfezione: mostri che vagano su una mappa, combattimenti a turni puri e un level design che privilegia la chiarezza senza mai risultare semplicistico. La vera sorpresa è quanto lavoro sia stato fatto sulla scrittura, specie su Dragon Quest II, riscritto con nuovi personaggi e un intreccio narrativo che lega finalmente i due episodi in un racconto coerente, capace di emozionare tanto i veterani quanto chi si avvicina per la prima volta alla saga.

Un’edizione che dimostra come si aggiorna un classico senza tradirne l’anima, sfruttando davvero la nuova console invece di limitarsi a girarci sopra. Resta a un passo dal primo posto anche perché alcune sezioni di grinding restano fedeli all’impianto originale più di quanto un neofita assoluto si aspetterebbe, un tratto distintivo della saga più che un problema.

1. Monster Hunter Stories 3: Twisted Reflection: il JRPG che Switch 2 può chiamare suo

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Dieci anni dopo il debutto della sotto-serie, quella che sembrava una costola minore di Monster Hunter è diventata qualcosa di più: un JRPG a tutti gli effetti, capace di ritagliarsi un’identità precisa tra combattimenti a turni e un sistema di allevamento dei Mostrie che ha pochi rivali nel genere. Twisted Reflection, terzo capitolo della saga, arriva nativo su Switch 2 e lo dimostra capitolo dopo capitolo.

La storia, ambientata due secoli dopo una guerra dimenticata, segue le vicende di due gemelli Rathalos schiusi dallo stesso uovo e destinati a schierarsi su fronti opposti, tra i regni di Azuria e Vermeil. È un impianto narrativo più maturo di quanto la sotto-serie avesse mai osato, sorretto da un comparto artistico che su Switch 2 gira con una fluidità che sulla console precedente sarebbe stata impensabile: colori accesi, ambienti densi di dettagli, caricamenti quasi azzerati.

Come raccontato nella recensione di Monster Hunter Stories 3: Twisted Reflection, è un titolo di altissimo spesso e un JRPG pensato guardando fin dal primo giorno a questa console, e non semplicemente adattarcelo in un secondo momento. Per questo, e non per il nome sulla copertina, chiude la classifica al primo posto.

I JRPG in arrivo su Switch 2

Questa classifica è destinata a cambiare, e non tra molto. Il calendario dei prossimi mesi promette almeno tre titoli capaci di ridisegnare gli equilibri appena descritti.

Metaphor: ReFantazio, il fantasy a turni firmato dal team che ha realizzato Persona 3, 4 e 5, arriverà su Switch 2 il 12 novembre 2026: se la conversione reggerà il confronto con le altre versioni, ha tutte le carte in regola per salire direttamente ai vertici. Fire Emblem: Fortune’s Weave, primo capitolo della saga pensato appositamente per la nuova console Nintendo, debutta il 17 settembre 2026 con una struttura a percorsi multipli che richiama Tre Case. Infine Octopath Traveler e Octopath Traveler II, i titoli che hanno reso popolare lo stile HD-2D su scala mondiale, arrivano entrambi il primo ottobre 2026.

Il verdetto

Non c’è una singola ragione per cui Switch 2 sia diventata, nel giro di poco più di un anno, una delle migliori piattaforme dove vivere un JRPG. C’è la potenza sufficiente a reggere porting che un tempo sarebbero stati impensabili, c’è la volontà di publisher come Square Enix e Capcom di scommettere sulla console fin dal lancio, e c’è un pubblico di appassionati che ha dimostrato di premiare tanto i grandi ritorni quanto le novità pensate da zero per l’hardware Nintendo.

Monster Hunter Stories 3: Twisted Reflection resta, oggi, la dimostrazione più convincente di cosa significhi progettare un JRPG per questa console. Ma con Metaphor: ReFantazio, Fire Emblem: Fortune’s Weave e Octopath Traveler alle porte, il trono è tutt’altro che al sicuro.

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JRPG

I migliori JRPG di sempre: la classifica definitiva

Esiste un momento preciso in cui un videogiocatore smette di“giocare a un JRPG” e inizia, semplicemente, a viverlo. È quando la barra dell’esperienza diventa irrilevante rispetto alla storia che si sta attraversando, quando i personaggi smettono di essere sprite su schermo e diventano qualcosa di più difficile da definire. È quella sensazione che accomuna chi ha passato notti insonni con Crono, chi ha combattuto al fianco di Yoko Taro contro il senso stesso dell’esistenza.

I Japanese Role-Playing Game sono il genere che più di ogni altro ha fatto del videogioco un medium narrativo maturo. Non perché siano i più belli da vedere, né i più immediati da giocare: ma perché nessun altro genere si è mai fermato a chiedersi con la stessa insistenza cosa significhi esistere, scegliere, perdere qualcosa che si amava.

Questa classifica nasce con una regola editoriale precisa: un titolo per serie. La scelta ci ha obbligati a decidere, non a elencare. Per Final Fantasy, Persona, Dragon Quest e tutte le saghe presenti in lista, abbiamo selezionato il capitolo che meglio rappresenta quella serie nel suo momento più alto. Dove lo abbiamo ritenuto necessario, menzioniamo i capitoli che meritano di essere conosciuti, anche se non compaiono in classifica.

Il risultato è una lista di venticinque titoli che attraversano quarant’anni di storia, dalle origini del Super Famicom al 2026. Non è la lista definitiva: è la nostra. Ed è per questo che vale la pena leggerla fino in fondo.

25. Golden Sun (2001, Game Boy Advance)

Golden Sun è il JRPG che Camelot ha costruito pensando a cosa potesse fare un GBA che nessun altro aveva ancora tentato. Il risultato è un titolo che utilizza le Psinergie non solo in battaglia, ma nell’esplorazione del mondo: i puzzle ambientali integrano le abilità dei personaggi in modo così naturale da sembrare progettati per ogni singola stanza.

Il sistema che ruota attorno ai Djinn, che permette di assegnare spiriti elementali ai personaggi modificandone la classe e le statistiche, ha una profondità che non si esaurisce nella prima partita. La trama, che racconta una storia di bilanciamento tra magia e mondo naturale, ha un respiro epico insolito per una console portatile. Golden Sun è il gioiello di nicchia di questa lista: il titolo che pochi conoscono e chi ha giocato non dimentica.

Disponibile su: Game Boy Advance (originale), Nintendo Switch Online (GBA).

24. Breath of Fire III (1997, PlayStation)

Breath of Fire III è uno di quei JRPG che sopravvivono al tempo non per il loro impatto culturale, ma per la qualità intrinseca di ciò che hanno costruito. La storia di Ryu, l’ultimo umano che può trasformarsi in dragone, che cresce dall’infanzia all’età adulta nel corso dell’avventura, ha una struttura narrativa ambiziosa per l’epoca. Il sistema dei Masters, che permette di apprendere abilità speciali da PNG incontrati nel mondo di gioco, aggiunge una dimensione di esplorazione e scoperta rara.

La colonna sonora di Yoshino Aoki è tra le più evocative dell’era PlayStation originale. Breath of Fire III non è il titolo più conosciuto di questa lista e nemmeno il più noto del regista Makoto Ikehara (Dragon’s Dogma), ed è esattamente per questo che merita di esserci: un classico dimenticato che vale la pena recuperare.

Disponibile in Europa su: PSP, PS Vita (PlayStation Store).

23. Shin Megami Tensei III: Nocturne (2003, PlayStation 2)

SMT III: Nocturne è il JRPG per chi vuole essere messo alla prova, nel senso più letterale. Tokyo è stata trasformata in un universo demoniaco dopo un’apocalisse, e il protagonista, trasformato egli stesso in un semi-demone, deve scegliere quale nuovo ordine mondiale sostenere tra fazioni che non ammettono compromessi. La storia non ha eroi: ha sopravvissuti con visioni del mondo incompatibili, e fino a sei finali diversi.

Il sistema Press Turn, precursore diretto di ciò che Atlus ha poi raffinato in Persona e Metaphor, premia la conoscenza delle affinità elementali con turni aggiuntivi e punisce gli errori con turni persi. La difficoltà è calibrata per essere genuinamente impegnativa. SMT III: Nocturne è il JRPG da avviare dopo aver completato Persona 5 Royal, quando si vuole capire da dove viene quella formula.

Disponibile su: PlayStation 4, PS5, Nintendo Switch, PC (HD Remaster).

22. Bravely Default (2012, Nintendo 3DS)

In un’epoca in cui il JRPG classico sembrava aver perso il proprio smalto, Bravely Default ha dimostrato che il problema non era la struttura tradizionale, ma l’esecuzione. Il titolo di Silicon Studio e Square Enix reintroduce un sistema di combattimento a turni con la meccanica Brave & Default, che permette di anticipare o rimandare le azioni accumulando o spendendo punti turno in modo strategico. Il risultato è uno dei sistemi di combattimento turn-based più profondi degli ultimi vent’anni.

Il sistema dei Job, che permette di personalizzare ogni personaggio combinando le classi sbloccate nel corso dell’avventura, aggiunge una profondità di build-crafting rara nel genere. Bravely Default è anche un documento storico: il ritorno del JRPG classico nel momento in cui sembrava necessario.

Disponibile su: Nintendo 3DS (originale), Android e iOS (versione Plus).

21. Monster Hunter Stories 3: Twisted Reflection (2026, multipiattaforma)

Capcom ha costruito la sottosaga Stories con pazienza: il primo capitolo era un esperimento, il secondo una conferma. Il terzo è la maturazione definitiva. Monster Hunter Stories 3: Twisted Reflection racconta la storia di due regni in conflitto sullo sfondo di una catastrofe ambientale, con una trama che per la prima volta nella serie ha il peso e la struttura di un JRPG adulto, non di un titolo per un pubblico giovane.

Il sistema dei Geni, già presente nei capitoli precedenti, si amplia e il rework sul Rito della Canalizzazione rendono il gioco più profondo rispetto al passato, ma si aggiunge un’altra importante novità: il Ripristino dell’Habitat, che apre la strada ai Monstie a Doppio Elemento.

L’art direction con il RE Engine porta il mondo di Monster Hunter a un livello visivo mai raggiunto dalla sottosaga. Con un Metacritic di 87, un 92% di raccomandazioni su OpenCritic e il nostro 9 in recensione, Stories 3 è già oggi il miglior JRPG del 2026. Per chi ama Pokémon e vuole qualcosa di più elaborato: iniziare da qui.

Disponibile su: PlayStation 5, Xbox Series, Nintendo Switch 2, PC.

20. Ni no Kuni: La minaccia della Strega Cinerea (2011, PlayStation 3)

Ni no Kuni: La minaccia della Strega Cinerea è il JRPG che più si avvicina all’idea di giocare un film di Studio Ghibli. La collaborazione tra Level-5 e lo studio di Hayao Miyazaki è visibile in ogni frame: le animazioni, i design dei personaggi, i paesaggi del mondo fatato in cui il piccolo Oliver si ritrova dopo aver perso la madre. L’estetica è tra le più riuscite e coerenti della storia del genere.

Il sistema di combattimento, che combina azione in tempo reale con la cattura e l’allevamento dei Familiari (creature da battaglia con caratteristiche proprie), anticipa alcune soluzioni che Monster Hunter Stories avrebbe poi sviluppato in modo più sistematico. Ni no Kuni è il JRPG da consigliare a chi si avvicina al genere per la prima volta, e a chi ha figli con cui vuole condividere questa passione.

Disponibile su: PlayStation 3 (originale), PC e Nintendo Switch (versione rimasterizzata).

19. Like a Dragon: Infinite Wealth (2024, multipiattaforma)

La saga Yakuza ha impiegato trent’anni per diventare un JRPG a turni. La transizione, avvenuta con Yakuza: Like a Dragon nel 2020, ha trasformato uno dei franchise più amati d’Oriente in qualcosa di completamente nuovo senza perdere un solo fan. Infinite Wealth è il capitolo che consolida e amplifica quella svolta: Ichiban Kasuga e il suo gruppo si spostano dal Giappone alle Hawaii in una storia che mescola commedia assurda, critica sociale e momenti di autentica intensità emotiva.

Il sistema a turni è tra i più dinamici del genere moderno: i personaggi si muovono liberamente nell’arena prima di eseguire le azioni, trasformando il posizionamento in una variabile tattica concreta. I minigiochi, da un gestionale di spiaggia a un intero JRPG nidificato nel gioco principale, sono generosi al limite della follia. Con un Metacritic di 90 e oltre sessanta ore di storia principale, Infinite Wealth è la conferma che la nuova direzione della saga non era un esperimento.

Disponibile su: PlayStation, Xbox, PC.

18. Fire Emblem: Three Houses (2019, Nintendo Switch)

Fire Emblem: Three Houses è il punto in cui la saga ha deciso di espandere la sua identità oltre il tattico puro: metà gestione di una scuola militare, metà strategia su griglia, con un sistema di relazioni tra personaggi che deve molto alla struttura dei Social Link di Persona. Il risultato è un ibrido che funziona perché ogni componente alimenta le altre: i rapporti costruiti nelle lezioni hanno peso nelle battaglie, e le scelte fatte nei dialoghi determinano quali compagni sopravviveranno alla storia.

La struttura in quattro percorsi narrativi distinti, ognuno con la propria verità sulla guerra e sulle motivazioni dei personaggi, dà al gioco una rigiocabilità rara nel genere. Edelgard von Hresvelg è tra i personaggi più discussi e sfaccettati degli ultimi anni nel JRPG: villain per alcune route, protagonista eroica per altre. Three Houses è il JRPG da avere su Switch o Switch 2.

Disponibile su: Nintendo Switch.

17. Kingdom Hearts II (2005, PlayStation 2)

Kingdom Hearts II è il gioco che ha dimostrato che l’idea più folle della storia dei videogiochi poteva non solo funzionare, ma raggiungere una sua coerenza interna. La fusione tra i personaggi Disney e l’universo di Final Fantasy, in un action-JRPG in cui si combatte con in mano una chiave gigante, i Keyblade, con l’aiuto di Paperino e Pippo sarebbe potuto essere un disastro: invece, Kingdom Hearts II è diventato uno dei titoli più amati dell’era PlayStation 2.

Il sistema di combattimento basato sulle Fusioni, che trasforma Sora in versioni potenziate con abilità diverse, è tra i più fluidi e spettacolari del genere action-JRPG. La narrativa, per quanto avvolta in una mitologia sempre più elaborata, e a tratti deliberatamente incomprensibile, ha momenti di impatto emotivo autentici. Kingdom Hearts II è il capitolo che meglio bilancia l’accessibilità con la profondità, e il motivo per cui la saga continua ad avere una fanbase fedele vent’anni dopo.

Disponibile su: PlayStation 4/5 (HD Remix Collection), PC (Epic Games Store).

16. Tales of Symphonia (2003, GameCube / PlayStation 2)

Tales of Symphonia è il JRPG che ha formato una generazione di appassionati europei che difficilmente avrebbero avuto accesso alla saga. Pubblicato su GameCube in un periodo in cui i JRPG erano appannaggio quasi esclusivo di PlayStation, il titolo di Namco portava per la prima volta in Europa il sistema di combattimento in tempo reale della serie (il Linear Motion Battle System) che rendeva ogni scontro fisico e immediato, lontano dalla struttura a turni classica.

La trama dei due mondi condannati a sopravvivere a spese l’uno dell’altro sorprende scoperta dopo scoperta e ancora oggi sorprende chi la affronta per la prima volta. Il cast, guidato da Colette e Lloyd, è affiatato e mai banale. Tales of Symphonia è il capitolo della saga Tales of che più di ogni altro ha lasciato un segno duraturo, ed è ancora oggi il punto d’ingresso consigliato per chi vuole conoscere la serie.

Disponibile su: PC (Steam), PlayStation 3 (versione Chronicles).

15. Skies of Arcadia (2000, Dreamcast / GameCube)

Skies of Arcadia è il JRPG che avrebbe potuto cambiare la storia, se Sega avesse avuto la fortuna che meritava. Uscito su Dreamcast nel 2000, poi portato su GameCube come Skies of Arcadia Legends nel 2002, il gioco di Overworks è rimasto intrappolato su due piattaforme dal ciclo di vita breve, lontano dalla visibilità che avrebbe meritato.

La storia del pirata del cielo Vyse e della sua ciurma, che esplora un mondo di isole galleggianti a bordo di una nave volante, ha un’energia e un ottimismo rari nel genere: un JRPG che sceglie la gioia dell’avventura come emozione principale, senza per questo rinunciare alla profondità narrativa. Il sistema di battaglie navali, con la gestione dei cannoni e dell’equipaggio aggiunge uno strato tattico unico. A ventisei anni dall’uscita, Skies of Arcadia non ha ancora avuto il remake che merita: motivo in più per cercarlo.

Disponibile su: Dreamcast, GameCube

14. Octopath Traveler 2 (2023, multipiattaforma)

Octopath Traveler 2 ha preso tutto ciò che il primo capitolo aveva fatto bene e ha risolto l’unico problema che aveva: la mancanza di connessione narrativa tra le storie degli otto protagonisti. Il sistema HD-2D, che unisce pixel art dettagliata a illuminazione e profondità tridimensionale, è visivamente tra i più riusciti del genere moderno. Il sistema di combattimento Break & Boost, che richiede di identificare le debolezze dei nemici per stordirli e poi amplificare i danni, è tra le meccaniche a turni più soddisfacenti degli ultimi anni.

Ogni personaggio porta una storia autonoma con un peso narrativo e tematico proprio: dall’aristocratica caduta in disgrazia al pirata in cerca di riscatto. Dove il primo Octopath lasciava gli otto percorsi separati e paralleli, il secondo trova i punti di incrocio, costruendo un affresco più coeso. Per chi cerca un JRPG moderno con un’identità visiva fortissima e un combat system profondo, Octopath Traveler 2 è la risposta.

Disponibile su: PlayStation, Nintendo Switch, PC.

13. Paper Mario: Il Portale Millenario (2004, GameCube)

Paper Mario: Il Portale Millenario è il punto in cui la saga Paper Mario riesce a essere contemporaneamente JRPG e commedia: un equilibrio perfetto che i capitoli successivi hanno progressivamente abbandonato, allontanandosi dalle meccaniche RPG a favore di un’esperienza sempre più action. Il sistema a turni basato su potenziamenti da ottenere in tempo reale rende ogni scontro interattivo senza mai diventare frenetico.

Il cast di personaggi, dai timidi Fufino agli Occultombra, costruisce un mondo surreale con una coerenza interna sorprendente. La storia, che porta Mario in un viaggio attraverso sette capitoli strutturati come i libri di una saga, ha un ritmo e uno humour che resistono ancora oggi. Il Portale Millenario è uscito in versione rimasterizzata nel 2024 su Nintendo Switch, ed è il momento giusto per recuperarlo.

Disponibile su: Nintendo Switch (Remaster 2024), Nintendo GameCube (originale).

12. Pokémon Oro e Argento (2000, Game Boy Color)

Se Pokémon Rosso e Blu hanno inventato il genere monster collector, Pokémon Oro e Argento lo hanno portato al suo apice. La decisione di includere due regioni complete, sedici palestre e un post-game di dimensioni paragonabili all’avventura principale è ancora oggi considerata irraggiungibile dalla saga. L’introduzione del ciclo giorno-notte, dei Pokémon selvatici che cambiano in base all’orario, dei tag match e degli allevamenti ha aggiunto una profondità sistemica che i capitoli successivi non hanno più replicato nella stessa misura.

Gold e Silver sono anche, narrativamente, una storia di passaggio: il protagonista non combatte un nemico, ma percorre un viaggio verso l’identità, ritrovando alla fine il campione del gioco precedente. È il momento in cui la saga Pokémon ha capito di poter fare qualcosa di più di un semplice gioco di collezionismo.

Disponibile su: Nintendo Switch Online (Game Boy).

11. Nier: Automata (2017, multipiattaforma)

Nier: Automata non si gioca una volta: si gioca tre volte, e la terza è quella che cambia tutto. Yoko Taro ha costruito un gioco in cui la struttura stessa della progressione è il messaggio: ripetere le stesse sezioni da prospettive diverse non è una scorciatoia produttiva, ma il modo in cui il gioco racconta qualcosa sull’identità, la memoria e il senso di ciò che si chiama esistenza.

Le androidi 2B, 9S e A2 abitano un mondo post-apocalittico in cui i robot creati dall’umanità stanno sviluppando emozioni, mentre i robot al servizio degli alieni si interrogano sul significato della vita. Il combat system action di PlatinumGames è fluido e preciso. La colonna sonora di Keiichi Okabe è una delle più belle nella storia del videogioco. Nier: Automata è un’opera che non assomiglia a nessun altro JRPG di questa lista, e proprio per questo lo trovate qui.

Disponibile su: PlayStation 4, Xbox One, Nintendo Switch, PC.

10. Xenogears (1998, PlayStation)

Xenogears è il JRPG che ha osato troppo, e per questo non finirà mai di essere discusso. La storia di Fei Fong Wong attraversa filosofia nietzschiana, psicologia junghiana, gnosticismo e fantascienza in un’opera che Square non riuscì a completare nei tempi previsti: il secondo disco è narrato in larga parte attraverso riassunti testuali, a causa di un budget esaurito. Eppure, anche così, Xenogears rimane uno dei progetti narrativamente più ambiziosi mai tentati nel medium.

Il sistema di combattimento, che alterna scontri a terra con battaglie nei mecha (i Gear), introduce una profondità tattica insolita per l’epoca. La colonna sonora di Yasunori Mitsuda è tra le sue composizioni più intense. Xenogears è un’opera imperfetta e irripetibile: il tipo di gioco che si può amare proprio per ciò che ha tentato, non solo per ciò che ha ottenuto.

Disponibile su: PlayStation (originale), PlayStation Store (PS3/PSP/Vita).

9. Xenoblade Chronicles 3 (2022, Nintendo Switch)

La trilogia di Xenoblade Chronicles è probabilmente la saga JRPG più sottovalutata degli ultimi quindici anni. Il terzo capitolo, pubblicato su Nintendo Switch nel 2022, ne rappresenta la sintesi e il culmine: una storia che intreccia i fili narrativi dei primi due episodi in una riflessione sul tempo, la mortalità e il senso di ciò che si lascia dietro.

Il sistema di combattimento in tempo reale con gestione delle arti e degli attacchi a catena è tra i più complessi e soddisfacenti del genere action-JRPG. Il mondo di Aionios, un continente in perenne stato di guerra tra due fazioni speculari, è progettato con una cura geografica e narrativa rara. Con oltre cento ore di contenuti nella campagna principale, Xenoblade Chronicles 3 è il JRPG che i veterani del genere aspettavano da anni.

Disponibile su: Nintendo Switch.

8. Dragon Quest XI: Echi di un’era perduta (2017, multipiattaforma)

Nessun altro JRPG della storia recente è più generoso di Dragon Quest XI. Non nel senso commerciale del termine; infatti, il gioco offre cento ore di avventura in cui ogni scena sembra progettata per far stare bene il videogiocatore, senza mai tradire la fiducia riposta nel tempo investito. Yuji Horii, il creatore della saga, ha distillato trent’anni di esperienza in un titolo che funziona tanto per chi inizia con i JRPG quanto per i veterani del genere.

Il sistema di combattimento a turni è classico ma mai stanco, arricchito da un sistema di abilità ad albero che permette una personalizzazione profonda. Il cast, guidato dal silenzioso Luminary, è tra i più affiatati della saga. La versione Definitive Edition aggiunge un’alternativa in pixel art 2D che è, di fatto, un secondo gioco. Per la serie Dragon Quest, l’undicesimo capitolo è il punto d’ingresso ideale, e al tempo stesso il suo momento più alto.

Disponibile su: PS4, Xbox One, Nintendo Switch, Nintendo 3DS, PC

7. EarthBound (1994, SNES)

EarthBound è un JRPG ambientato nell’America suburbana degli anni Novanta, in cui quattro ragazzini salvano il mondo armati di mazze da baseball, yo-yo e poteri psichici. La sinossi non rende giustizia a ciò che Shigesato Itoi ha costruito: una satira affettuosa e profondamente malinconica della cultura americana, mascherata da avventura per bambini.

Il sistema di combattimento Rolling HP meter, che permette di sopravvivere a un colpo letale se si agisce abbastanza velocemente, è una metafora ludica perfetta per la testardaggine dell’infanzia. I nemici, che sono incarnazioni della noia e attacchi di panico, sono tra i più originali e inquietanti del genere. EarthBound ha influenzato direttamente Undertale, Omori e quasi ogni JRPG narrativamente ambizioso degli ultimi vent’anni. Chi vuole capire dove nasce il JRPG indipendente contemporaneo deve passare da qui.

Disponibile su: Nintendo Switch Online (SNES).

6. Suikoden II (1998, PlayStation)

Tra tutti i titoli di questa lista, Suikoden II è forse quello che ha ricevuto meno attenzione al momento dell’uscita e più rivalutazione negli anni successivi. Pubblicato in un 1998 dominato da Final Fantasy VIII e Metal Gear Solid, passò quasi inosservato fuori dal Giappone. Oggi è considerato da molti critici il miglior JRPG dell’era PlayStation originale.

La struttura narrativa è quella di una guerra civile raccontata attraverso gli occhi di un protagonista che si trova costantemente a dover scegliere tra lealtà personali e necessità politiche. Il villain Luca Blight è tra i più convincenti e disturbanti del genere. I 108 personaggi reclutabili, tutti con storie proprie, costruiscono un mondo che respira. Suikoden II è un capolavoro che merita di essere scoperto, adesso che la versione HD Remaster lo ha reso finalmente accessibile su piattaforme moderne.

Disponibile su: PlayStation 4/5, Xbox, Nintendo Switch, PC (HD Remaster).

5. Clair Obscur: Expedition 33 (2025, multipiattaforma)

Nessun JRPG nella storia recente è partito con così poche aspettative e ottenuto così tante conquiste. Sandfall Interactive, studio francese al suo primo progetto, ha costruito un’opera che ha vinto più premi GOTY 2025 di qualsiasi altro titolo nella storia dei Game Awards, superando persino Elden Ring nel numero di riconoscimenti collezionati. Il Metacritic a 92, l’user score record su tutta la piattaforma: numeri che raccontano qualcosa di raro.

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Clair Obscur: Expedition 33 funziona perché non si limita a omaggiare i JRPG classici: li reinterpreta. Il sistema di combattimento a turni integra una componente action in tempo reale (parry, schivate, contrattacchi) che trasforma ogni scontro in una conversazione fisica con il nemico. La narrazione, ambientata in una Francia Art Nouveau dove ogni anno una misteriosa pittrice cancella dalla realtà chiunque abbia raggiunto una certa età, è tra le più originali e commoventi degli ultimi anni. Un classico istantaneo, già oggi.

Disponibile su: PlayStation 5, Xbox Series X/S (Game Pass day one), PC.

4. Metaphor: ReFantazio (2024, multipiattaforma)

Atlus ha impiegato vent’anni di affinamento sulla formula di Persona per arrivare qui. Metaphor: ReFantazio è il JRPG fantasy che il team di Katsura Hashino aveva in mente da sempre: stesso sistema Press Turn, stessa profondità nelle relazioni tra personaggi, ma ambientato in un regno di fantasia medievale che libera la narrazione dai vincoli del setting scolastico.

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Il risultato, con un Metacritic di 94, è quello che alcuni critici hanno definito il capolavoro definitivo di Atlus: una storia politica sulla natura del potere e della paura, combattuta attraverso un sistema di classi (gli Archetipi) tra i più profondi mai visti nel genere. Il Torneo del Trono come struttura narrativa portante è un’idea così originale da sembrare ovvia a posteriori. Metaphor: ReFantazio è tra i JRPG del decennio, almeno fino a quando Atlus non deciderà di superare se stessa.

Disponibile su: PlayStation 4, PS5, Xbox Series X/S, PC.

3. Persona 5 Royal (2019, multipiattaforma)

Persona 5 Royal non è solo un JRPG: è un manifesto stilistico. Dall’interfaccia utente alla colonna sonora jazz, dal sistema di calendario alla struttura dei dungeon Metaverse, ogni elemento comunica una precisa visione del mondo. Atlus ha preso la formula di Persona 4, già eccellente, e l’ha portata a una coerenza estetica e ludica che pochi titoli del medium hanno raggiunto.

Il sistema di combattimento Press Turn, che premia la conoscenza delle debolezze elementali dei nemici, è tra i più stratificati e soddisfacenti della storia del genere. Il doppio binario tra le battaglie nei Palazzi e la vita sociale di Joker a Tokyo non è un compromesso: è la struttura stessa del gioco, e funziona perché ogni Social Link ha un peso narrativo reale. Con oltre cento ore di contenuti e un cast tra i più memorabili degli ultimi vent’anni, Persona 5 Royal è il titolo che più di ogni altro ha avvicinato nuovi appassionati al genere nell’era moderna.

Disponibile su: PlayStation 4, PS5, Xbox Series X/S, Nintendo Switch, PC.

2. Final Fantasy VI (1994, SNES)

Prima che Final Fantasy VII spostasse il genere verso la fantascienza e i personaggi tormentati, Final Fantasy VI costruì qualcosa di più raro: un cast corale in cui nessuno era il protagonista e tutti lo erano. Sedici personaggi giocabili, ognuno con una storia che meriterebbe un gioco a sé, in un mondo steampunk che mescolava la magia all’industrializzazione dell’Impero.

Kefka Palazzo rimane l’unico antagonista della storia dei JRPG ad aver raggiunto il suo obiettivo: la distruzione del mondo avviene davvero, a metà gioco, e il secondo tempo è una storia di sopravvissuti che cercano di rialzarsi. L’aria di Celes nel secondo atto è ancora oggi considerata uno dei momenti più emozionanti mai costruiti in un videogioco. Per la serie Final Fantasy, il sesto capitolo resta il vertice narrativo di un’intera era.

Vale anche ricordare che Final Fantasy VII, e i suoi remake, (1997, PlayStation) è il JRPG che ha portato il genere in Occidente e cambiato per sempre il modo di raccontare storie nei videogiochi. Final Fantasy X (2001, PlayStation 2) è il punto di svolta del JRPG cinematografico moderno, il primo della serie con doppiaggio completo. Entrambi meritano di essere giocati: semplicemente, il sesto li precede tutti.

Disponibile su: PS4, Nintendo Switch, PC, iOS e Android nella versione Pixel Remaster.

1. Chrono Trigger (1995, SNES)

Tutto, in Chrono Trigger, è perfetto. Non nel senso inflazionato del termine: nel senso che ogni sistema di gioco, ogni scelta narrativa, ogni battuta di dialogo occupa esattamente il posto in cui doveva stare. Il risultato di quella che Square chiamò il “Dream Team”, formato da Hironobu Sakaguchi (padre di Final Fantasy), Yuji Horii (creatore di Dragon Quest) e Akira Toriyama (il disegnatore di Dragon Ball), è un gioco che nel 1995 sembrava venire dal futuro.

Il sistema di combattimento a turni introduce le combo tra personaggi, eliminando i combattimenti casuali a favore di nemici visibili su mappa. La trama sui viaggi nel tempo distribuisce la narrazione su tredici finali possibili, senza che nessuno sembri artificioso. La colonna sonora di Yasunori Mitsuda è ancora oggi tra le più campionate nella storia del videogioco. Trent’uno anni dopo la sua uscita, Chrono Trigger è ancora in cima a ogni classifica seria del genere. Non è nostalgia: è semplicemente il migliore.

Disponibile su: PC, iOS, Android.

Quale JRPG scegliere per iniziare?

Se non si è mai giocato un JRPG, la strada più rapida verso il genere passa da tre titoli: Ni no Kuni per chi vuole un ingresso graduale e visivamente accessibile, Dragon Quest XI per chi preferisce una struttura più classica e generosa, Persona 5 Royal per chi vuole essere convinto che i JRPG possano essere anche stilisticamente all’avanguardia.

Per chi vuole recuperare la storia del genere, l’ordine ideale è cronologico ma non rigido: Chrono Trigger e Final Fantasy VI raccontano dove tutto è iniziato. Suikoden II e EarthBound mostrano quanto il genere potesse essere diverso già negli anni Novanta. Nier: Automata e Metaphor: ReFantazio spiegano dove sta andando.

Non esiste un percorso sbagliato. Esiste solo il JRPG giusto per il momento in cui ci si trova.

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Editoriali RPG

Where Winds Meet alla conquista del mondo RPG con il free-to-play

Il vento che soffia dalle terre della Cina del X secolo ambisce a diventare una tempesta nell’industria del videogioco. Con il lancio di Where Winds Meet del 14 novembre 2025, NetEase ha occupato uno spazio di mercato ridefinendo il concetto dei wuxia games e degli RPG in generale puntando tutto sul free-to-play. Mentre il titolo consolida la sua posizione nel panorama ARPG, l’imminente arrivo dell’espansione Hexi trasforma il sogno onirico della dinastia Tang in una piattaforma narrativa e tecnica senza precedenti. Vediamo le ragioni dietro un successo internazionale nato sottovoce e destinato a durare.

Il fragore, dopo un lancio “silenzioso”

I grandi videogiochi Tripla A ci hanno abituati a campagne marketing che saturano ogni spazio visivo mesi prima del debutto. Ma stavolta, qualcosa è andato diversamente, tanto da lasciarci spiazzati una volta preso il joypad in mano.

Parliamo del lancio globale di Where Winds Meet, avvenuto il 14 novembre 2025, che ha scelto un percorso differente: quasi in sordina, ha lasciato che fosse la densità dell’esperienza ludica a parlare per sé senza alcuna monetizzazione. Con risultati che hanno confermato la validità di questa strategia: in poche ore, l’ARPG open-world di Everstone Studio e totalmente free-to-play ha registrato oltre 2 milioni di giocatori totali. Un dato che riflette una curiosità trasversale per un’opera capace di unire il fascino della narrativa wuxia con una struttura produttiva moderna e profondamente immersiva.

Where Winds Meet, il trailer di lancio. Fonte: Youtube

Un traguardo, questo, che segna un momento di maturazione per l’intero settore. Registrare simili numeri con un titolo free-to-play appena approdato sul mercato occidentale significa aver abbattuto un muro di scetticismo legato alla qualità dei modelli gratuiti: Where Winds Meet è stato infatti percepito fin da subito come un’alternativa solida ai kolossal a prezzo pieno, capace di offrire una vastità meccanica e una profondità autoriale che molti ritenevano impossibili senza le modalità di acquisto tradizionale.

Oggi, a pochi mesi da quel debutto, il gioco non accenna a fermarsi e rilancia la sua ambizione con l’annuncio della prima grande espansione principale: Hexi.

Una schermata dal nuovo mondo di gioco. Fonte: PlayStation Blog

Divisa in tre capitoli che verranno rilasciati tra marzo e maggio 2026, l’espansione promette di testare i limiti tecnici e cinematici dell’opera. Il primo capitolo, chiamato Jade Gate Pass, arrivato il 5 marzo, ha segnato l’inizio di un pellegrinaggio onirico verso la dinastia Tang. Non si tratta di una semplice aggiunta di contenuti, ma di una ridefinizione della scala del progetto che include tre nuove mappe principali, quasi venti sottoregioni e una narrazione slegata dalla linea temporale principale. La conquista silenziosa dell’opinione pubblica è appena iniziata.

La scommessa di NetEase Games

Il successo dei 2 milioni di giocatori registrati al lancio si spiega con la manovra di riposizionamento operata da NetEase Games, il colosso del gaming giapponese dietro Where Winds Meet.

Per anni l’editore ha presidiato il mercato mobile con titoli ad alta monetizzazione, però percepiti come prodotti di massa privi di ambizione tecnica. Con Where Winds Meet, NetEase utilizza il modello free-to-play non come un limite qualitativo, ma come un acceleratore di distribuzione: l’obiettivo è abbattere lo stigma che associa il prodotto gratuito a un’esperienza di gioco cheap o priva di identità autoriale.

I titoli passati sembrano dunque aver insegnato una lezione al publisher: ad esempio Hyper Front è stati accolto con freddezza dall’opinione pubblica e dalla critica per l’eccessiva somiglianza con Valorant, portando a chiusure anticipate dovute anche a problemi legali.

Un’analisi di quanto accaduto su Hyper Front per NetEase Games. Fonte: Youtube

Altri progetti, come il lancio occidentale di Harry Potter: Magic Awakened, hanno sofferto per una gestione della progressione troppo legata alle meccaniche gacha, che ha finito per oscurare la qualità del comparto artistico. Anche produzioni più recenti come Ashfall sono state criticate durante le fasi di test per una struttura che tradiva un’impostazione “mobile-first”, poco attraente per l’utenza PC e console abituata a standard più elevati.

Where Winds Meet segna quindi una rottura con questa eredità di insuccessi tecnici e d’immagine. Offrire un comparto meccanico da produzione Tripla A senza un prezzo di copertina ha ridotto la diffidenza dei gamer verso un publisher storicamente focalizzato sui micro-pagamenti: il gioco dimostra così che il free-to-play può ospitare sistemi produttivi complessi e una direzione artistica originale.

Questa strategia ha permesso a NetEase di competere direttamente con i grandi editori occidentali, trasformando la propria reputazione da fornitore di software mobile a produttore di esperienze ad alto valore qualitativo. Il titolo diventa così una prova di forza, in cui entrare in contatto con la nuova filosofia del suo publisher.

Una nuova filosofia del genere Wuxia decreta il successo

Il successo di Where Winds Meet tra l’opinione pubblica risiede nella capacità di rielaborare i canoni del genere wuxia in chiave moderna. Tradizionalmente, questo immaginario è legato a strutture rigide: l’appartenenza a un clan, il debito di onore verso un maestro e una gerarchia sociale definita.

L’opera di Everstone Studio scardina questi pilastri focalizzandosi sulla figura del “viandante” (Wanderer). Il giocatore non è un ingranaggio di un sistema di potere, ma un individuo che rivendica il diritto all’erranza in un’epoca di frammentazione politica – per non dire vagabondaggio. Questa scelta filosofica permette al titolo di distinguersi dai grandi action-RPG occidentali, dove il protagonista è spesso un “prescelto” o un soldato inserito in una missione di salvezza globale.

Una schermata di gioco. Fonte: DualShockers

Questa libertà di movimento e di pensiero trova una corrispondenza diretta nelle meccaniche di gioco, che funzionano come un’estensione del pensiero marziale. La capacità di correre sulle acque o di scivolare sulle dune del deserto – questo nell’espansione Hexi – non risponde solo a un’esigenza di velocità: le abilità trasmettono la sensazione di un corpo non vincolato dalle leggi fisiche e sociali, un tema centrale nella poesia cavalleresca cinese.

La meccanica delle professioni – come il guaritore – agisce allo stesso modo. Permettere al giocatore di curare gli altri o di costruire strutture significa riconoscere che l’identità del maestro marziale può coincidere con quella di un cittadino comune – senza dimenticare la possibilità di scegliere la non-violenza come percorso di crescita, che che premia l’osservazione e l’integrazione con il mondo.

Verso un nuovo linguaggio

L’impatto di Where Winds Meet va oltre i numeri di download o la qualità tecnica del comparto free-to-play. La vera operazione compiuta da Everstone Studio è stata la modernizzazione di un immaginario – quello della cavalleria marziale cinese – rimasto per lungo tempo confinato in strutture narrative rigide e poco accessibili al pubblico occidentale.

Tradizionalmente, il genere wuxia si è sempre basato su concetti complessi come il debito di onore, la gerarchia dei clan e una moralità legata a rigidi codici di condotta. Where Winds Meet ha rimosso queste barriere culturali non attraverso la semplificazione, ma la personalizzazione. Spostare il focus dal “guerriero predestinato” al “viandante ordinario” ha permesso di creare un punto di contatto immediato con la sensibilità globale, da sempre più incline al concetto di libertà individuale e di agency tipico dei grandi open world.

Questa apertura si riflette nella scelta di integrare la filosofia non-violenta e le professioni civili come parte integrante dell’ecosistema di gioco. Offrire al giocatore la possibilità di vivere il mondo come vuole significa trasformare un genere storicamente focalizzato sullo scontro in una simulazione sociale. Ed è qui che risiede il successo del titolo: nell’aver dimostrato che l’identità culturale di un prodotto orientale non deve essere annacquata per avere successo all’estero.

Where Winds Meet insegna all’industria che il futuro del genere non sta nella ripetizione dei vecchi tropi letterari, ma nella capacità di rendere il giocatore parte attiva di un mondo vivo, dove la filosofia marziale è solo uno dei tanti modi per abitare la storia.

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