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Pragmata – Recensione

La storia di Pragmata è stata decisamente strana e travagliata. Il gioco venne annunciato da Capcom per la prima volta addirittura nel 2020. Fin da subito, però, il progetto subì una lunga serie di rinvii. Pragmata, infatti, venne dapprima riinviato al 2023 ed in seguito addirittura posticipato a tempo indeterminato.

Non sono ben chiari i motivi di questi ritardi. Certo è che il gioco, fin dai primi trailer, suscitò forte interesse e curiosità. Si trattava di un’IP totalmente nuova, evento piuttosto raro in casa Capcom. Inoltre, fin dall’inizio, il concept del gioco, legato allo spazio e alla presenza di una misteriosa bambina, seppe stuzzicare l’immaginazione di molti appassionati.

Ora il gioco è finalmente arrivato. Dopo una prova approfondita ed una attenta riflessione, siamo pronti a condividere con voi le nostre impressioni nella nostra recensione di Pragmata. Infilatevi nelle vostre tute spaziali e preparatevi a vivere con noi un’avventura indimenticabile.

Persi sulla luna

Pragmata narra la storia di Hugh, un astronauta statunitense. il nostro protagonista, assieme alla sua squadra, approda, in un futuro imprecisato, sulla Culla, una gigantesca stazione spaziale costruita sulla luna. Questa stazione contiene una serie di avanzatissime stampanti 3d. Le suddette macchine, grazie alla misteriosa fibra lunica, sembrano essere in grado di riprodurre fedelmente ogni genere di cosa.

Ben presto, nella stazione si verificano una serie di presunti guasti e malfunzionamenti, che causano la separazione e la morte apparente di tutti i membri della squadra. Lo stesso Hugh si ritrova a precipitare nei meandri della struttura. Al suo risveglio, il nostro protagonista fa la conoscenza di D-I-0336-7, un essere artificiale in tutto e per tutto simile ad una bambina.

La piccola definisce se stessa una Pragmata e si mostra subito disponibile ad aiutare Hugh ad attraversare la stazione per mettersi in contatto con la Terra e, se possibile, risolvere i problemi della Culla. La missione si rivela subito molto ardua a causa di IDUS, una potente IA che sembra avere il controllo sui principali sistemi della Culla. Hugh dovrà farsi strada attraverso la stazione facendo affidamento sul suo addestramento e sulle capacità della piccola androide, da lui ribattezzata Diana.

Un’avventura vecchio stile

Pragmata è fondamentalmente un’avventura tridimensionale. Il giocatore controlla Hugh all’interno della struttura della culla e ha l’obiettivo di raggiungere determinati punti chiave sulla mappa, determinanti per far progredire la storia. Dunque, il gioco non offre né mappe sconfinate da esplorare né decine di incontri con personaggi secondari e missioni opzionali.

Il gioco sceglie di discostarsi da quelli che sono i canoni della maggior parte delle recenti avventure 3D, per proporre un’esperienza più lineare e concentrata, con una struttura che ricorda molto da vicino le avventure tridimensionali dei primi anni 2000. Non un vasto mondo da esplorare in ogni angolo, ma una storia. Una bella storia. Un racconto da vivere nella sua essenza, dall’inizio alla fine, senza interruzioni né lungaggini.

La maggior parte del tempo, ci troveremo ad esplorare gli stretti corridoi della Culla alla ricerca di moduli da attivare, aree da sbloccare o componenti da recuperare. Tuttavia, non lasciatevi ingannare. Le ambientazioni in cui ci imbatteremo all’interno della culla sono molto più vaste e diversificate di quello che si potrebbe pensare. Senza dare spoiler, ricordiamoci che, grazie alla tecnologia delle stampanti 3d, sulla Culla è possibile replicare ogni cosa. E poi, ovviamente, abbiamo i combattimenti.

Sparatorie e rompicapo

Pragmata

Nel corso della loro avventura, Hugh e Diana vengono costantemente ostacolati da numerosi robot, controllati dalla misteriosa I.A. IDUS. Da bravo astronauta, Hugh è dotato di una pistola energetica. Alla nostra arma primaria, i cui proiettili sono inesauribili (e che col proseguo dell’avventura potrà essere sostituita) si affiancheranno infatti tre categorie di armi, ovvero attacco, difesa e tattica.

Queste armi dovranno essere ricaricate costantemente e possono essere ottenute raccogliendole durante l’esplorazione o fabbricandole nel rifugio (su cui torneremo più avanti). Le armi d’attacco hanno maggior potenza distruttiva, le difensive forniscono protezione o copertura, mentre le tattiche hanno effetti differenziati, che vanno dalla paralisi alle esplosioni controllate.

Tuttavia, l’uso esclusivo delle armi procurerà danni estremamente limitati ai nostri nemici. Ecco dunque entrare in gioco la piccola Diana. La Pragmata infatti è in grado di ricorrere all’hackeraggio. Questa speciale abilità potrà essere sfruttata per aprire porte bloccate e interagire con vari elementi ambientali. Durante gli scontri, invece, l’hackeraggio permette a Diana non solo di infliggere danni ai robot nemici, ma anche di renderli più vulnerabili agli attacchi di Hugh.

L’hackeraggio può essere attivato utilizzando uno dei tasti dorsali, lo stesso che attiva la mira di Hugh. Una volta inquadrato il bersaglio, il giocatore deve risolvere un semplice puzzle per spostare l’icona di Diana sul punto debole del nemico, utilizzando i quattro tasti principali del controller. La cosa interessante è che, durante l’hacking, l’azione non viene bloccata. Hugh deve continuare a muoversi per evitare i colpi nemici, facendo al contempo attenzione a non allontanarsi troppo, causando così la perdita di efficacia dell’hacking di Diana.

Abbiamo quindi un combat system estremamente efficacie e funzionale, che unisce l’azione e la frenesia degli sparatutto all’ingegno dei rompicapo. Si tratta anche di un sistema davvero originale. L’unica cosa a cui ci sentiamo di paragonarlo è l’hacking di 9S in Nier Automata. In quel caso, però, l’azione veniva bloccata durante i tentativi di sabotaggio. La continuità di azione presente in Pragmata rende le battaglie molto più dinamiche ed impegnative.

Gli scontri raggiungono il culmine nelle spettacolari battaglie contro i boss. Questi giganteschi incubi meccanici hanno infatti una mole e un design davvero impressionanti. Per riuscire ad abbaterli, Hugh dovrà sfruttare al meglio sia le sue capacità che i poteri di hacking di Diana.

Crescere insieme

Oltre al gameplay innovativo e alla realizzazione tecnica di ottimo livello (che esamineremo in seguito) il principale punto di forza di Pragmata è certamente il rapporto tra i due protagonisti. La piccola Diana, infatti, mostra tutti gli atteggiamenti tipici dei bambini. Si mostra spesso ingenua, curiosa e spontanea e reagisce alle varie situazioni con una meraviglia e una semplicità spesso disarmanti.

Hugh, dal canto suo, pur mostrandosi distaccato e sicuro di sé, non riesce a nascondere la sua grande simpatia per Diana. Il rapporto tra i due diviene quindi il cuore pulsante dell’intera vicenda, in modo almeno in parte analogo, a quanto visto in The Last of Us con Ellie e Joel.

La crescita dei due protagonisti e del loro legame viene esplicitata dal gioco attraverso le meccaniche legate al rifugio. Si tratta di una struttura che funge da base ai due protagonisti tra una fase e l’altra dell’avventura. Durante le loro peregrinazioni attraverso la Culla, infatti, Hugh e Diana troveranno numerosi collegamenti attraverso cui ritornare al Rifugio. Oltre a far recuperare le forze e rifornire l’arsenale dei nostri personaggi, il Rifugio permette anche di potenziare le loro e sbloccare nuove abilità.

Non solo: è anche possibile esaminare i collezionabili raccolti durante l’avventura e fare dono a Diana di alcune speciali riproduzioni create dalla Culla allo scopo di ricreare diversi aspetti della società terrestre. È davvero emozionante osservare la gioia della piccola androide di fronte ad oggetti apparentemente banali come un’altalena o un pallone da basket. Capcom attraverso Diana è riuscita nella difficile impresa di replicare la spontaneità e vivacità dei bambini sia attraverso la mimica e le espressioni facciali della piccola sia tramite i dialoghi.

Nel rifugio è infatti possibile parlare in qualsiasi momento con Diana. Questo, unito alla raccolta dei collezionabili, porterà a sbloccare nuovi dialoghi ed anche alcune brevi scene di intermezzo, a volte davvero buffe e divertenti. Il rapporto tra Diana e Hugh raggiunge il suo climax nelle fasi finali del gioco, davvero coinvolgenti ed emozionanti.

Caratteristiche tecniche

Dal punto di vista della realizzazione tecnica, Pragmata è un vero capolavoro. Grafica e game design sono di livello altissimo e propongono una qualità e una pulizia visiva davvero eccellenti. Anche Le ambientazioni e i modelli dei nemici sono realizzati in maniera davvero sublime, contribuendo a rendere l’esperienza ancor più realistica e immersiva.

A stupire sono soprattutto le espressioni facciali dei personaggi principali, che riescono a trasmettere perfettamente tutte le loro emozioni. Anche il sonoro è ottimamente realizzato e riesce a comunicare l’enormità e la solitudine dello spazio aperto, accompagnando in maniera efficacie tutte le fasi più importanti della storia.

Breve ma intenso

Per quanto riguarda il gameplay, invece, sia il movimento dei protagonisti nelle fasi di esplorazione sia il combattimento sono intuitivi e divertenti. Inizialmente riuscire a gestire sia l’arma che l’hackeraggio può risultare impegnativo, ma ben presto il meccanismo diventa chiaro e funzionale. Anche la gestione dei potenziamenti e delle abilità è sempre chiara di facile comprensione e permette una buona personalizzazione delle capacità dei nostri protagonisti. Unico neo del sistema è una certa ripetitività e pesantezza dei combattimenti, che si avverte soprattutto nelle fasi finali del gioco, pur senza compromettere l’esperienza.

Per quanto riguarda la longevità, completare l’avventura principale porta via poco più di una decina di ore. Può sembrare una durata molto risicata, ma per il tipo di gioco e per la narrativa che offre troviamo sia stata la scelta più logica e coerente. Il gioco inoltre offre ancora molto divertimento una volta completato. Oltre alla possibilità di continuare la partita per ottenere tutti i collezionabili, Pragmata si estende con la modalità gioco plus, che permette di ricominciare la partita con vari potenziamenti sbloccati, un nuovo livello di difficoltà e una missione aggiuntiva, ottenibile solo una volta completata la storia principale.

Pragmata è un’avventura intensa, coinvolgente e toccante. Il gioco offre una grafica meravigliosa, un sonoro d’atmosfera e un game design di altissimo livello. Il gameplay è originale, divertente e coinvolgente anche se a tratti non troppo vario. La trama del gioco è davvero ben scritta ed appassionante, soprattutto per l’ottima caratterizzazione dei protagonisti e per il profondo rapporto che si crea tra loro. Sebbene la longevità non sia elevatissima, il gioco offre una buona rigiocabilità e diversi contenuti extra. Consigliamo assolutamente l’acquisto, soprattutto agli amanti delle avventure e della fantascienza.

Dettagli e Modus Operandi
  • Piattaforme: Playstation 5, Xbox Series X|S, Nintendo Switch 2, PC
  • Data uscita: 17 aprile 2025
  • Prezzo: 59,99 euro

Ho giocato Pragmata a partire dal day one su PlayStation 5 grazie a un codice gentilmente offerto dal publisher.

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Editoriali

Il 112% di Hollow Knight: dove finisce il gioco e inizia il videogiocatore

Chiunque abbia giocato a Hollow Knight ha ben presente la sensazione di averlo finito. Una grafica spettacolare, un art style inconfondibile, una colonna sonora memorabile: un viaggio intenso che sembra giungere naturalmente alla sua conclusione. I titoli di coda scorrono e tutto lascia intendere che l’esperienza sia completa.

Eppure, come ben sappiamo, esistono diversi tipi di videogiocatori.C’è chi si ferma alla punta dell’iceberg, soddisfatto di ciò che ha visto. C’è chi decide di scendere un po’ più in profondità, ma senza rischiare di congelarsi. E poi ci sono i più temerari, quelli che non temono l’ipotermia e che, pur di completare un videogioco, sarebbero pronti a spingersi fino allo sfinimento. È proprio su questi ultimi due tipi di giocatori che voglio concentrarmi, cercando di capire cosa significhi davvero raggiungere il 112% di Hollow Knight o, perché no, andare anche oltre.

Il 112% di Hollow Knight: cosa significa davvero

Il 112% è il completamento massimo ufficiale di Hollow Knight. Non è un numero casuale: indica che hai esplorato quasi ogni angolo del mondo, affrontato quasi tutti i boss, raccolto tutti gli oggetti collezionabili e completato la maggior parte dei contenuti opzionali. Non è necessario arrivare a questo traguardo per vedere la storia principale, ma raggiungerlo significa aver visto praticamente tutto ciò che Hallownest ha da offrire.

Hollow Knight è una delle esperienze videoludiche più belle che si possano provare per chi ama il genere ed è uno dei pochi titoli in cui l’espressione “Git Gud” non suona come una provocazione, ma come una semplice constatazione.

Giocando, il titolo ti mette davanti a una sorta di selezione naturale: per andare avanti devi imparare a padroneggiare i movimenti, il combat system, l’esplorazione e il platforming. Non ci sono scorciatoie. Devi imparare a viverlo nella sua interezza, a riuscire a orientarti anche quando ti senti completamente sperduto.

Questo processo non rappresenta solo ciò che hai visto, ma soprattutto quanto sei cambiato come giocatore. E anche una volta raggiunto il 112%, Hollow Knight continua comunque a offrirti contenuti che vanno oltre il completamento “ufficiale”.

Una mappa completa e tutto ciò che serve al completamento del 112% di Hollow Knight. (Da Reddit)

I Pantheon di Hollow Knight: le prime vere sfide

Il vero spartiacque arriva con i Pantheon, delle vere e proprie boss rush. In ogni Pantheon affronti una serie di nemici consecutivi. I primi quattro Pantheon fanno parte del completamento al 112% e rappresentano sfide significative.

Alcuni momenti, come il quarto Pantheon e lo scontro con Pure Vessel, richiedono precisione e sangue freddo. Restano però sfide gestibili: impegnative, ma non ancora il vero test di tutto ciò che hai imparato.

Per il 112% è sufficiente completare i primi quattro Pantheon. Una volta terminati, se ne sblocca un quinto.

L’ingresso del Pantheon di Hallownest, con relativa selezione dei binding (Da Reddit).

Il Pantheon di Hallownest: l’ipotetico 113%

Il quinto Pantheon, a differenza dei precedenti, si colloca su quella che mi piace chiamare una soglia immaginaria: l’ipotetico 113%. Superarlo, sbloccare l’ultimo finale e sconfiggere tutti i boss, comprese le loro varianti, nel Pantheon di Hallownest è ciò che mi ha permesso di sentirmi davvero in pace con il gioco.

Si tratta di 42 scontri uno dietro l’altro, con qualche breve pausa nel mezzo, in cui riaffronterai tutti i boss precedentemente incontrati nel gioco base.

Nel Pantheon di Hallownest un try fortunato non basta più: ogni errore pesa e ogni mossa deve essere calcolata. Devi essere freddo, preciso, costante. Non si tratta più di fortuna o di un colpo riuscito al pelo: qui la vittoria è il risultato di ciò che hai imparato macinando ore e ore su Hollow Knight.

Per arrivare preparati al 113%, la Sala degli Dei ci viene in aiuto. In questo luogo ogni boss ha una statua davanti a sé che ti permette di ripetere lo scontro. Durante il mio playthrough mi è capitato più volte di riprovare alcuni combattimenti non per necessità, ma semplicemente perché li trovavo emozionanti e adrenalinici. Altre volte, invece, è stato indispensabile affinare lo scontro per migliorare la conoscenza del boss in questione e non avere difficoltà quando lo si affronta nel Pantheon.

La sala degli dei, con checklist di ogni boss e la relativa difficoltà di completamento (Da Reddit).

Un piccolo dramma personale

Personalmente, ho vissuto un episodio abbastanza tedioso. Arrivato all’ultimo boss del Pantheon, ho premuto ALT+F4 dopo la sconfitta, chiudendo il gioco. Quando raggiungi un certo boss nel Pantheon viene sbloccata la sua statua, che ti permette di esercitarti e riaffrontarlo.

Tuttavia, avendo chiuso il gioco in quel modo, il mio progresso non si è salvato, lasciandomi senza la statua del boss finale da poter riprovare. Un errore minuscolo, ma sufficiente a ricordarmi che la strada era ancora molto lunga.

Oltre questa personale soglia immaginaria, Hollow Knight continua a offrire nuove sfide e motivi per giocare: achievement opzionali, quest alternative, completare il Pantheon in full binding (con handicap su vita, anime, scudo e amuleti), speedrun complesse o la modalità Steel Soul senza mai morire. Ogni giocatore può trovare qualcosa che lo stimoli personalmente. La scelta di cosa affrontare e come è, ancora una volta, totalmente soggettiva: il Pantheon di Hallownest segna un traguardo, ma non l’ultima avventura che Hallownest ha da offrire.

Conclusione

Il 112% di Hollow Knight è quindi un viaggio o una perdizione? La risposta, probabilmente, dipende da chi ha il controller in mano e da quanto è disposto a spingersi oltre.

A un certo punto il gioco smette di chiederti qualcosa: sei tu che continui a chiedere a lui. Ma la vera soddisfazione, quella che ti rende davvero consapevole delle tue capacità, arriva solo superando quella soglia invisibile che separa il completamento dalla padronanza.

Il 113% non è segnato da un numero sullo schermo. È quel momento in cui, dopo l’ultimo colpo, resti immobile davanti allo schermo e sai di aver davvero completato tutto ciò che Hollow Knight aveva da offrirti. O almeno, così è stato per me.

Ognuno sceglie da sé qual è il proprio 113: per me è stato il completamento del Pantheon di Hallownest, per altri saranno le speedrun o tutti gli achievement. Ed è proprio qui che Hollow Knight mostra una delle sue caratteristiche più interessanti: a un certo punto non ti chiede più nulla, ma sei tu a chiedergli di giocare e di sfidarti ancora, di proporti una nuova competizione capace di darti soddisfazione e adrenalina.

Ecco perché la soglia è soggettiva. Tutto vale, oltre il 112.

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Romeo is a Dead Man: il nuovo trailer mostra il lato più violento di Grasshopper Manufacture

Grasshopper Manufacture ha pubblicato un nuovo gameplay trailer di Romeo is a Dead Man, titolo annunciato come il più sanguinoso e stilizzato nella storia dello studio. Il video, della durata di appena un minuto, offre uno sguardo diretto sulle sequenze d’azione e sulle mosse non convenzionali che i giocatori potranno eseguire.

Il protagonista è Romeo Stargazer, giovane agente della divisione Space-Time dell’FBI. La sua vita cambia radicalmente quando un paradosso temporale lo salva dalla morte, trasformandolo in Dead Man. Con la maschera Dead Gear e un arsenale che unisce spade e armi da fuoco, Romeo affronta battaglie nello spazio subdimensionale, tra colpi rapidi e cambi di stile visivo.

Viaggi tra universi e sangue a fiumi

Il gameplay punta tutto sulla velocità e su meccaniche capaci di esaltare l’azione. Tra le novità spicca Bloody Summer, un attacco speciale che consente di eliminare istantaneamente i nemici utilizzando il sangue versato sul campo. Una scelta che rende l’esperienza ancora più cruda e spettacolare, coerente con la tradizione di Grasshopper Manufacture, famosa per il suo approccio eccessivo e creativo alla violenza videoludica.

La trama, oltre a inseguimenti e criminali interdimensionali, offre anche una motivazione personale: Romeo cerca disperatamente Juliet, la fidanzata scomparsa. Questo elemento narrativo promette di aggiungere pathos a una storia già carica di tensione e colpi di scena.

Il titolo arriverà nel 2026 su PlayStation 5, Xbox Series X|S e PC (via Steam e Microsoft Store). Con la combinazione di azione ultraviolenta, viaggi dimensionali e uno stile registico in continua trasformazione, Romeo is a Dead Man si posiziona come uno dei giochi più attesi dagli amanti degli action estremi.

Per chi cerca esperienze videoludiche caratterizzate da combattimenti veloci, atmosfere dark e gameplay innovativo, questo progetto potrebbe rappresentare una delle uscite più importanti del 2026.

Cosa ne pensi del nuovo trailer di Romeo is a Dead Man? Ti incuriosiscono di più i combattimenti ultraviolenti o la trama legata al destino di Juliet?

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Approfondimenti

Mafia: Terra Madre – Recensione

Nel 2002, il mondo dei videogiochi ha saputo dell’esistenza di una città di nome Brno e probabilmente qualcuno oltremare ha scoperto che esiste la Repubblica Ceca. Questa felice novità porta un nome sfortunatamente italiano: Mafia, un capolavoro ispirato alla malavita newyorkese degli anni 30. Ventitré anni dopo, nel 2025, Illusion Softworks è solo un ricordo e la serie Mafia deve praticamente ripartire, e lo fa proprio dalla Terra Madre.

Mafia e Mafia II sono due icone dei third person shooter. I primi anni 2000 hanno sfornato giochi indimenticabili e i primi due capitoli rientrano in questa lunga lista al fianco di videogiochi come GTA III e Max Payne. Da quest’ultimo dipende la grande fortuna di Mafia e Mafia II, mentre lo scimmiottare Grand Theft Auto – unito alla perdita del team originale – ha allontanato la fanbase da Mafia 3.

Nel 2025, Mafia riparte con Hangar 13, che dopo gli errori del terzo capitolo, e successivamente al lavoro su Mafia: Definitive Edition, torna sulla serie con un prequel significativo, che trascina gli eventi e il gameplay alle origini della saga, abbracciando una trama serrata e fitta di evoluzioni.

Mafia: Terra Madre Recensione: Punciuta

Sicilia bedda!

Mafia: Terra Madre racconta la Sicilia di inizio novecento. Il protagonista è Enzo Favara, che nel 1904 è un minatore in difficoltà, come tutta l’estrazione mineraria siciliana dell’epoca. Enzo sogna l’America, ma a causa di una serie di sfortunati eventi scappa dalla Sicilia orientale (o così sembra dato che carusu indica il lavoro minorile, ma fu un termine ampiamente usato da Giovanna Verga e ancora oggi in voga nel catanese) per finire nelle terre di Don Bernardo Torrisi, il cui doppiaggio è chiaramente palermitano.

Questi piccoli dettagli, difficili da carpire per chi non è siciliano, sono invece fondamentali per comprendere quanto tempo e amore, Hangar 13 abbia dedicato a una ricostruzione più fedele possibile della Terra Madre, anche grazie al supporto di Stormind Games (Remothered, A Quiet Place e soprattutto software house di Catania).

Il risultato di questa minuziosa ricerca è straordinario. La Sicilia di Mafia: Terra Madre è semplicemente la migliore mai vista in un videogioco. Ogni singolo particolare del gioco mi riporta all’Isola. I muretti e gli oliveti mi ricordano le strade sterrate di casa, mentre San Celeste mi richiama alla mente Erice. Ogni singola frase è doppiata divinamente. I buoni sono palermitani, i cattivi sono catanesi. Il risultato è esagerato, ma mai stucchevole. Una rappresentazione fedele, che vale da solo il prezzo del gioco.

Uomini d’onore

Mafia è una serie che fa della narrativa il suo punto di forza. Terra Madre percorre la stessa strada, a tratti esagerando, ma senza mai annoiare. Enzo persegue l’obiettivo di diventare capomafia dimostrando lealtà nei confronti di Don Torrisi, ma senza mai smettere di credere nell’amore impossibile per la figlia del boss, mentre si avvicina sempre di più la resa dei conti con i vecchi nemici lasciati nella pirrera. Il risultato non è eccelso ma nemmeno terribile: lento, troppo lento all’inizio. Banale alla fine, ma con i giusti ritmi nella parte centrale.

In generale, la trama è di gran lunga più interessante di tante produzioni degli ultimi anni e i personaggi sono ben caratterizati, anche quelli secondari: mafiosi fimminari e consiglieri di vecchio stampo mi hanno fatto vivere una trama passionale.

Dove purtroppo Mafia: Terra Madre non eccelle è nel voler sembra moderno a qualsiasi costo. L’opera fornisce tanto aiuto al videogiocatore e un’eccessiva mancanza di libertà. In molti capitoli, in totale 15, la trama è un vincolo insuperabile e si avanti nella quest principale (l’unica disponibile) quasi come in un gioco mobile: passo dopo passo senza la possibilità né la necessità di sentirsi liberi. Nonostante questa scelta permetta di immedesimarsi in Enzo, l’impossibilità, e inutilità, nel prendere strade secondarie (con addirittura un timer che ci impone di tornare nella strada della main quest) è snervante e anacronistico.

Mafia: Terra Madre Recensione: Processione

Armati fino ai denti

Un ragionamento simile può essere fatto sul gameplay, datato per questa epoca videoludica ma comunque solido. Oltre a parlare con gli npc, in Mafia: Terra Madre dovremo muoverci per l’Isola con cavalli o vetture e affrontare spietati nemici. In entrambi i casi, il risultato è vetusto, ma divertente.

Le auto di Terra Madre sono storicamente fedeli e come ogni Mafia avremo la possibilità di utilizzarle in gare all’interno della trama. Gli script non mancheranno, ma l’esperienza ricorda al meglio i primi capitoli della serie, dove lo spostamento in vettura era fondamentale.

Per quanto riguarda gli scontri bisogna invece distinguere tra quelli a fuoco e quelli con arma bianca. Tecnicamente Mafia: Terra Madre può essere gestito come un videogioco stealth, ma è proprio qui che il gioco mostra tutti i suoi limiti. In particolare, l’intelligenza artificiale è praticamente inesistente. Le ronde si muovono meccanicamente e troveremo persino delle casse in cui gettare i corpi, tutti uguali tra loro in qualsiasi ambientazione.

D’altra parte il gunplay è stimolante. Le armi sono diverse tra loro e i nemici picchiano duro. Uno scontro uno a molti non è banale e potrebbe costringervi a ricaricare il gioco più di una volta, cosa che vorrete evitare visti i caricamenti ingiustificatamente lunghi. Meno divertente è invece il duello con arma bianca. In questo caso, Enzo brandisce un coltello a scatto in uno scontro all’ultimo sangue. Tutto il gameplay si basa nello schivare e colpire con un paio di mosse: troppo facile e banale. Quello che doveva essere un momento epico, si trasforma in monotonia non necessaria.

Musica barocca

Se i momenti di noia sono pochi, un gran merito va alla splendida colonna sonora, fiore all’occhiello di questo capitolo. Ho ascoltato musiche capaci di immergerci in una Sicilia piena di voci e colore. Meno esemplare è invece il comparto grafico. In generale, i volti dei protagonisti sono ben realizzati e la qualità video è accettabile, ma non al passo coi tempi. Anche qui Mafia: Terra Madre ci riporta indietro di qualche anno. Con la giusta ottimizzazione, questo capitolo potrebbe tranquillamente girare su PlayStation 4 senza particolari differenze.

Mafia: Terra Madre è un gioco carico di alti e bassi. La Sicilia è meravigliosa e anche le sue colonne sonore. La trama funziona, ma non eccelle così come il gameplay dove un buon assortimento di armi e auto si mescolano con una pessima intelligenza artificiale. Questo capitolo è un ottimo punto di ripartenza della serie, che hai ritrovato tutti i punti cardine che hanno reso la saga così famosa. Purtroppo, il livello tecnico non è pari a quello artistico, ma Terra Madre merita di essere giocato e il risultato finale fa ben sperare per il futuro della serie.

Dettagli e Modus Operandi
  • Piattaforme: Playstation 5, Xbox Series X|S, PC
  • Data uscita: 8 agosto 2025
  • Prezzo: 49,99 euro

Ho vissuto le vicende di Enzo Favara su Xbox Series X grazie a un codice gentilmente inviato dal publisher.

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Pragmata: Capcom mostra il nuovo gameplay alla Gamescom 2025

Capcom porta finalmente Pragmata nelle mani del pubblico. Dopo una lunga attesa, il titolo è giocabile per la prima volta a Gamescom 2025, dove i fan hanno potuto scoprire nuovi elementi del gameplay di Pragmata, cuore dell’esperienza sci-fi più ambiziosa degli ultimi anni.

I protagonisti Hugh e Diana affrontano la fuga da una stazione lunare, scenario che ospita minacce create dalla Delphi Corporation. Tra queste spiccano i Walkers, androidi derivati dalla serie M4, originariamente sviluppati come supporto agli umani ma trasformati in pericolosi avversari capaci di muoversi in condizioni di bassa gravità.

Gameplay Pragmata: nuove abilità e combattimenti

Uno dei momenti più intensi riguarda lo scontro con il SectorGuard, boss appartenente alla linea militare S-35. Questo enorme androide monta moduli sferici armati con armi guidate e balistiche a gravità ridotta. I giocatori dovranno sfruttare i propulsori di Hugh per evitare i colpi, mentre Diana si occuperà di violarne i sistemi difensivi.

La novità più significativa è l’introduzione dell’abilità Overdrive Protocol. Una volta caricata la barra, Diana potrà hackerare più nemici contemporaneamente, aprendo le armature e bloccandone i movimenti. Un potere devastante, da gestire con tempismo e strategia.

Al fianco di questa meccanica troviamo i Hack Nodes, elementi ambientali che aggiungono profondità al sistema di combattimento. Attivandoli, i giocatori riducono temporaneamente le difese avversarie, creando nuove opportunità tattiche. Il Decode Node, ad esempio, permette di abbassare la resistenza dei nemici per un periodo limitato. Queste opzioni rendono il gameplay di Pragmata più vario e strategico, unendo azione e pianificazione.

Oltre alla prova diretta in fiera, Capcom ha lanciato un minigioco online di hacking, disponibile sul sito ufficiale. In questo modo, anche chi non è a Colonia può testare le nuove meccaniche.

Il lancio di Pragmata è previsto nel 2026 su PlayStation 5, Xbox Series X|S e PC. La demo presentata a Gamescom segna un passo cruciale nella comunicazione del progetto, accendendo l’hype e confermando le ambizioni di Capcom per il mercato sci-fi.

Con un mix di adrenalina, hacking e boss fight spettacolari, il gameplay Pragmata promette di offrire un’esperienza diversa dalle solite produzioni del genere.

E tu cosa ne pensi: il nuovo gameplay di Pragmata ti convince abbastanza da inserirlo nella lista dei giochi più attesi del 2026?

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Mafia: Terra Madre mostra finalmente il proprio gameplay tra furtività, piombo e onore

Hangar 13 ha pubblicato un nuovo gameplay di Mafia: Terra Madre, il capitolo ambientato in Sicilia agli inizi del ’900, in arrivo l’8 agosto su PC, PlayStation 5 e Xbox Series X|S. Il video, disponibile sul canale YouTube di IGN, mostra una missione completa tratta dal Capitolo 5, intitolata semplicemente Villa.

Nel filmato, il protagonista Enzo riceve ordini da Don Torrisi, che gli affida il compito di infiltrarsi nella villa del rivale Ludovici e “mandare un messaggio”. Un’azione che, secondo le parole del Don, deve dimostrare che sa “occuparsi sia della famiglia che degli affari”.

Furtività, fuoco e libertà d’azione

Il video offre uno sguardo concreto sulle meccaniche stealth e sulla libertà di approccio che il titolo concede. Prima dell’infiltrazione, Enzo sceglie il suo equipaggiamento: revolver, shotgun, fucile da caccia e granate. Si sposta a bordo di un’auto d’epoca, novità assoluta per l’epoca in cui il gioco è ambientato.

Una volta nei pressi della villa, il giocatore può decidere come procedere. Il video mostra un approccio furtivo, con eliminazioni silenziose tra le ombre. Quando l’allerta scatta, la scena si trasforma in un conflitto armato diretto, tra spari, coperture e esplosivi. Il passaggio tra le due modalità è fluido, senza stacchi o caricamenti.

Il setting siciliano dà al tutto una personalità forte. Luci calde, silenzi pesanti, e dettagli architettonici ben curati creano un’atmosfera densa. A impreziosire l’esperienza ci sono dialoghi credibili, accenti locali, e suoni ambientali studiati.

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Donkey Kong Bananza è ora disponibile: voti altissimi della critica specializzata

Esce oggi Donkey Kong Bananza, il primo gioco in esclusiva per Nintendo Switch 2. Il videogioco del simpatico gorilla è stato presentato dalla casa nipponica poco alla volta per poi esplodere in tutti i suoi colori e varietà a poche settimane dall’uscita.

Chi, come noi, ha avuto modo di provare Donkey Kong Bananza durante gli eventi dedicati, ha potuto godere solo di una parte del gioco. Il nuovo DK, sviluppato da Nintendo EPD (Super Mario Odyssey), è nato per essere una killer app. E i voti della stampa, fino a questo momento, lo sembrano confermare.

Nel momento in cui scriviamo, Donkey Kong Bananza ha uno score su Metacritic di 91/100 basato su 83 recensioni della stampa specializzata e il badge “Metascore Must Play”. Tra tutti spicca il voto di IGN che ha assegnato il perfect score, 100/100, mentre i nostri colleghi di Multiplayer.it hanno attributo un 9.5/10.

Tutte le altre testate più note come GameSpot si sono invece assestate su un 9/10 con qualche piccola eccezione a ribasso, che non scende mai sotto 80/100.

Possiamo quindi affermare che Donkey Kong Bananza sia un successo della critica e punta a trainare le vendite di Nintendo Switch 2, che vanno già a gonfie vele. E voi, giocherete DK Bananza?

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Mafia: Terra Madre non sarà un open world, 2K punta su una storia lineare

Dopo anni di silenzio, la serie Mafia torna a far parlare di sé con Mafia: The Old Country, prequel ambientato in Sicilia. Ma chi si aspettava un altro open world in stile Mafia III resterà sorpreso: 2K ha confermato che il gioco non sarà un open world. La scelta è netta e segna un cambio di rotta rispetto agli ultimi titoli del franchise.

L’informazione arriva da un’intervista ufficiale rilasciata da 2K Games, in cui il team ha chiarito che l’obiettivo è offrire una storia solida, cinematografica e concentrata. Addio quindi a grandi mappe da esplorare liberamente. The Old Country punterà su un’esperienza narrativa guidata, con ambientazioni dettagliate ma strutturate per seguire il ritmo della trama.

L’ambientazione si sposta negli anni 20, in una Sicilia durissima e povera, dove la criminalità prende forma. Il protagonista, ancora senza nome, sarà testimone e partecipe della nascita di quella che diventerà la mafia italoamericana. L’atmosfera sarà più cupa e drammatica rispetto ai titoli precedenti, con un tono quasi da thriller storico.

2K sostiene che la narrazione sarà al centro, con missioni costruite per tenere alto il coinvolgimento. L’idea è raccontare una storia densa, senza tempi morti o distrazioni superflue. In altre parole, niente corse in taxi tra un quartiere e l’altro solo per allungare la durata.

Il gioco è sviluppato con l’Unreal Engine 5, e il primo trailer lo mostra in tutta la sua potenza grafica: paesaggi rustici, volti scolpiti, luce naturale. Se non l’hai ancora visto, puoi guardarlo qui: trailer ufficiale.

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Assassin’s Creed Shadows – Recensione

Assassin’s Creed Shadows è il nuovo, attesissimo episodio della celebre saga degli assassini. Nel corso degli ultimi vent’anni questa serie è stata croce e delizia per moltissimi videogiocatori. Anche questo episodio è stato oggetto di numerose polemiche a causa dei continui rinvii. Ubisoft, dopo anni di richieste da parte dei fan, esplora il Giappone feudale, un “set” intriso di storia, mitologia ed intrighi.

Rilasciato il 20 marzo 2025, AC Shadows strizza l’occhio sia ai fan di vecchia data che ai nuovi giocatori, offrendo al pubblico un titolo altamente cinematografico…forse pure troppo! Durante l’intero prologo, di una mezz’ora scarsa, toccheremo il pad per appena cinque minuti.

Per carità, siamo dei fan di titoli con una scrittura coinvolgente ed una trama articolata, ma restare semplici spettatori di un prologo per la maggior parte del tempo ci ha fatto storcere il naso.

Samurai e shinobi in un caos feudale

La trama si svolge durante l’epoca Sengoku, più o meno dal 1467 al 1615, un periodo segnato da infinite lotte intestine, poiché il territorio era frammentato in miriadi di feudi perennemente in lotta fra loro.

Si seguono le vicende di due protagonisti principali: Naoe, una shinobi legata alla confraternita degli assassini che reclama vendetta per la morte del padre e Yasuke, un samurai di colore che deve confrontarsi con il proprio senso di onore e le sue alleanze.

Le storie personali vengono abilmente intrecciate sia fra di loro sia con il più ampio conflitto assassini-templari proprio della serie, introducendo anche i dilemmi morali dei protagonisti che mantengono l’interesse dei giocatori sempre vivo.

Come accennato all’inizio, la scrittura del gioco è il fiore all’occhiello della produzione, con dialoghi realistici e ben recitati. A proposito di questo, il titolo è completamente localizzato nella nostra lingua. Se fossimo in voi, però, un “giro” in lingua originale giapponese (con sottotitoli in italiano ovviamente, a meno che non siate conoscitori della lingua orientale) ve lo consigliamo.

Ogni incontro nel gioco, dai contadini oppressi ai daimyo ambiziosi (signori feudali giapponesi) contribuiscono a creare una narrazione efficace e ad immergere il giocatore nel periodo storico di riferimento.

Il Giappone in modalità stealth

Come ben sapete, la caratteristica principale dei vari titoli della serie è sempre stata la possibilità di approcciare ai combattimenti ed alle situazioni in modalità stealth. Questa caratteristica viene mantenuta in Assassin’s Creed Shadows e anzi, viene spinta alla sua massima espressione con il personaggio di Naoe (l’unica dei due personaggi che può realizzare questo tipo di approccio), che può sfruttare ombre dinamiche e nascondigli naturali come anfratti di rocce, alberi e tetti di paglia.

Anche le armi riescono nell’intento di cogliere di sorpresa gli avversari. Il gioco sfrutta bene la varietà delle armi a disposizione nel Giappone feudale. Parliamo di gadget quali, ad esempio, shuriken avvelenati e bombe fumogene che aggiungono quindi una varietà strategica agli attacchi.

Nel corpo a corpo i classici pugnali e la intramontabile katana rendono il combattimento fluido ed appagante. Il combattimento richiede una certa dose di precisione e tempismo. Ovviamente, come in ogni episodio precedente, sta al giocatore scegliere il tipo di approccio che più gli si addice o che più si addice alla situazione.

Le quattro stagioni

In AC Shadows, Ubisoft ha apportato delle innovazioni che sicuramente sono da ritenersi interessanti e che portano, finalmente, una ventata di freschezza al titolo. Viene introdotto infatti, in questo capitolo, un sistema meteorologico dinamico. Le condizioni climatiche, infatti, cambiano in modo del tutto casuale durante la partita. Come nella realtà.

Immaginate di essere ad un punto cieco. Siete nascosti dietro un muretto ed i nemici sono a copertura dell’obiettivo nei punti giusti. Una intensa pioggia improvvisa od una fitta nebbia potrebbero volgere a vostro favore le sorti dello scontro, permettendovi di approfittare dell’effetto sorpresa e dalla scarsa visibilità.

Ma Ubisoft non si è fermata a questo. Viene introdotto anche l’alternarsi delle stagioni. Eliminare un nemico in primavera non avrà lo stesso effetto che eliminarlo in pieno inverno, con neve e ghiaccio.

A completamento delle innovazioni apportate e degne di nota, troviamo l’introduzione di un sistema di scelte morali che ha un impatto diretto sulla storia e sugli esiti dei protagonisti. Le varie decisioni possono sbloccare alleanze e decidere la sorte di numerosi personaggi, in particolare quelli secondari.

Mappe che non aiutano

Ciò che invece non ci è davvero piaciuto è la gestione della mappa di gioco. Essa è mediamente grande, più ampia rispetto a quella dell’ultimo capitolo, AC Mirage, ma risulta decisamente meno ampia, ad esempio, di AC Odissey o Assassin’s Creed Valhalla. Viene introdotto un sistema di vedette, che vengono inviate per trovare gli obiettivi da seguire. Inoltre, sebbene vengano forniti una serie di indizi, abbiamo trovato piuttosto ostico il solo individuare sulla mappa la destinazione da raggiungere. Ci è capitato di restare impantanati per minuti non sapendo che direzione prendere. Secondo noi, si tratta di una vera caduta di stile. Non manca, naturalmente, anche il classico rifugio da fondare ed ampliare.

Purtroppo, Assassin’s Creed Shadows non è esente dal problema che ha attanagliato un po’ tutti i titoli precedenti, ovvero l’imprecisione nella gestione dei movimenti del/della protagonista. Ci è capitato di restare bloccati dietro un asse di legno, o tra le canne di bambù, oppure di non trovare la giusta angolazione per scalare le pareti e restare così, fatalmente, alla mercé degli attacchi nemici, incontrando, il più delle volte, morte certa.

Assassin's creed Shadows

Paesaggi e musiche giapponesi

Ciò su cui quasi nulla si può appuntare ad Ubisoft è la qualità grafica raggiunta. I paesaggi mozzafiato, le espressioni dei volti e i fluidi movimenti dei personaggi, risultano davvero convincenti. Le città brulicano di vita, con mercati affollati, templi maestosi e castelli imponenti che catturano decisamente l’atmosfera del Giappone feudale.

Il motore di gioco riesce a sfruttare appieno l’hardware a disposizione. Anzi, il gioco è stato testato su un mini pc da gaming con AMD Ryzen 9, scheda grafica integrata sempre AMD e 32 gb RAM. Più che nelle fasi di combattimento, il gioco ha rallentato nelle fasi a cavallo, nello specifico, in quelle a galoppo, dove il tutto sembrava procedere al rallenty. testando in seguito il gioco su un monitor più performante (da 144 a 170 Hz) le cose sono migliorate.

Dal lato audio, Abbiamo apprezzato le musiche, tutte a tema, che immergono i giocatori nell’atmosfera, diventando più concitate e drammatiche nel momento del combattimento o di un evento importante del gioco. Anche gli effetti sonori sono incredibilmente realistici, ma era il minimo che potessimo aspettarci da parte di Ubisoft.

Assassin’s Creed Shadows, in definitiva, è un grande titolo. Il gioco non è esente da difetti, ma risulta sicuramente degno di essere giocato. Quello che “stufa” un attimo è l’enormità delle cose da fare nel mondo. Mi spiego meglio. Già per sbloccare Yasuke ci vuole un congruo numero di ore di gioco con Naoe, che, da sole, basterebbero per un videogioco tripla A stand alone (calcolate solo sulla storia principale). Se ci mettiamo che la mappa è divisa in nove regioni, ognuna con le sue peculiarità, fedelmente riportate, alziamo le mani al lavoro mirabile degli sviluppatori. Tuttavia, per riempire questo mondo “immenso“ sono state pensate innumerevoli missioni secondarie. Sappiamo che la quantità non è sempre sinonimo di qualità e anche in questo caso è così, portando il giocatore medio a prediligere la storia principale e perdendosi così molto dell’esperienza di gioco.

Dettagli e Modus Operandi
  • Piattaforme: PS5, PS5 PRO, Xbox Series X/S, Microsoft Windows
  • Data uscita: 20/03/2025
  • Prezzo: 69.99 €

Ho giocato ad Assassin’s Creed Shadows a partire dal day one su Microsoft Windows

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News

Assassin’s Creed Shadows, tutto quello che c’è da sapere per il day one

Dopo ritardi, e incertezze aziendali, Ubisoft è pronta a lanciare Assassin’s Creed Shadows. Il fermento sul franchise è solitamente molto alto, ma quest’ultimo sembra essere ancora maggiore rispetto a Valhalla, perché l’ambientazione scelta dalla compagnia francese è attesa dalla community da molto tempo: il Giappone. Per questo motivo, a pochi giorni dall’uscita mondiale di Assassin’s Creed Shadows, vi informo di tutto quello che c’è da sapere per preparsi al meglio al day one.

Quando esce Assassin’s Creed Shadows?

Il nuovo videogioco di Ubisoft uscirà il 20 marzo 2025. Per essere più precisi, su PlayStation 5 e Xbox Series X/S sarà possibile cominciare a giocare dalle 00:00 del 20 marzo. Gli utenti PC invece potranno iniziare la scoperta del Giappone dalle 23:00 del 19 marzo se hanno acquistato su Ubisoft Connect. Chi ha scelto Steam dovrà attendere le 05:00 del 20 marzo.

Una notizia delle ultime ore ha aggiunto un’interessante novità per la community Xbox. Microsoft ha infatti comunicato che Assassin’s Creed Shadows sarà disponibile, a partire dal day one, su Xbox Cloud Gaming. Questo significa che tutti i possessori di Xbox Game Pass Ultimate potranno giocare al videogioco da subito.

Buone notizie anche per i possessori di Steam Deck. Ubisoft ha annunciato che Assassin’s Creed Shadows sarà garantito anche su Steam Deck sin dal day one. Valve non ha ancora confermato se si tratta di una piena compatibilità o parziale. A breve riceveremo sicuramente ulteriori dettagli.

Specifiche console

Assassin's Creed Shadows: specifiche console day one

Dopo l’ultimo rinvio, Ubisoft ha rimaneggiato le specifiche console del gioco. A pochi giorni dal lancio, possiamo prendere per ufficiali e definitive le ultime mostrate. Assassin’s Creed Shadows avrà tre modalità su PlayStation 5, PS5 Pro e e Xbox Series X. Le modalità sono: Performance, Balanced e Fidelity.

Su PS5 e Xbox Series X, le caratteristiche sono le medesime: 2160p di risoluzione ed FPS bloccati rispettivamente a 60, 40 e 30 FPS con un utilizzo del Ray Tracing parziale. PS5 Pro differesce dalla sua versione “liscia” per il Ray Tracing Extended, completamente supportato ma solo nella specifica Fidelity.

Discorso diverso per Xbox Series S. La piccola di casa Microsoft avrà un’unica specifica con risoluzione a 1620P, 30 FPS e Ray Tracing “Selective”.

Secondo le ultime informazioni, il peso del gioco al day one è di circa 110GB.

Trama e Gameplay

Assassin’s Creed Shadows è ambientato nel Giappone Feudale. Durante la nostra campagna potremmo affrontare ogni missione impersonando uno dei due protagonisti. La prima è Naoe, assassina shinobi, esperta di furtività come molti protagonisti di Assassin’s Creed prima di lei. Il secondo è Yasuke, samurai che ricorda lo stile di lotta di Valhalla.

Qualunque sia la scelta, Ubisoft ha rivelato che la storia principale richiede tra le 30 e le 40 ore. Chi vuole invece portare a termine l’intero gioco, dovrà avventurarsi per circa 80 ore. Ovviamente, il contatore del tempo dedicato è destinato ad aumentare con i DLC e i contenuti gratuiti che arriveranno in seguito.

In aggiunta, Shadows è stato terreno fertile di critica per la modalità canonica. Si tratta di una versione del gioco in cui il videogiocatore non dovrà prendere decisioni, perché la trama sarà predeterminata, senza possibilità di deviazioni di alcun tipo. Jonathan Dumont, direttore creativo del titolo, ha giustificato questa scelta con la volontà di dare ai fan una narrazione definitiva e canonica, da aggiungere nella timeline del franchise.

Animus Hub

Come ampiamente spiegato qualche mese fa, Assassin’s Creed Shadows introduce un nuovo hub per la serie. Animus Hub è una piattaforma unificata che permetterà di accedere a tutti giochi del franchise da Origins in avanti.

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