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Forspoken – Recensione

Recensione in BREVE

Forspoken è una buona avventura 3D ma non riesce ad essere nulla di più. L’esplorazione è nel complesso interessante e ben fatta. I combattimenti, per quanto spettacolari, non mancano di sbavature e imprecisioni che ne pregiudicano la riuscita. Il comparto tecnico, infine, pur presentando un’ottima grafica e un sonoro sopra la media, non risulta essere superiore a molti altri titoli simili presenti su PS5. Davvero un peccato!

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Da pochi giorni è finalmente disponibile per tutti i possessori di Playstation 5 la nuova fatica di Square-Enix: Forspoken. Il gioco rappresenta il debutto di Luminous production, team interno a Square, che si è occupato dello sviluppo del gioco.

L’uscita di Forspoken è stata piuttosto travagliata. Conosciuto inizialmente come Project Athia, il gioco sarebbe dovuto uscire il 24 maggio 2022, ma è stato più volte posticipato fino alla sua uscita effettiva, avvenuta nel 24 gennaio 2023.

Fin dalle prime fasi di sviluppo, Fospoken prometteva di essere la prima vera avventura di nuova generazione, con un comparto tecnico e grafico in grado di sfruttare al massimo le capacità di Playstation 5. Sarà stato in grado di mantenere le promesse?

Frey, la nostra eroina, ha il brutto vizio di cacciarsi spesso nei guai.

Frey nel paese delle meraviglie

All’interno di Forspoken vestiamo i panni di Alfre Holland, meglio nota come Frey. La giovane orfana afroamericana vive nel malfamato quartiere newyorkese di Hell’s Kitchen, con la sola compagnia della gatta Homer. Come apprendiamo presto, Frey ha la brutta abitudine di inguaiarsi con la giustizia e di frequentare pessime compagnie.

Trovatasi con le spalle al muro, Frey decide di affidare la sua amata compagna a una giudice magnanima per regolare i conti con la gang che l’ha presa di mira. Proprio in questo frangente, la giovane si imbatte in un bracciale dorato, che, una volta entrato in contatto con lei, spalanca un misterioso portale simile ad uno specchio.Vinta dalla curiosità, Frey, come una novella Alice, entra nel portale, ritrovandosi intrappolata nel mondo medievaleggiante di Athia.

Attraverso lo specchio

Qui la ragazza si accorge presto di non essere sola. Il bracciale che aveva trovato, da lei battezzato Cuff (bracciale in inglese), è infatti dotato di vita propria e inizia a comunicare con la mente di Frey, divenendo il suo compagno più stretto nel corso dell’avventura.

La protagonista si rende conto anche di possedere incredibili poteri magici, che le risultano subito indispensabili per difendersi dalla fauna locale, composta da creature mostruose e pericolose. La ragazza raggiunge quindi il villaggio di Cipal, principale centro abitato del mondo di Forspoken. Qui Frey viene accolta con ostilità e apprende che gli abitanti del mondo di Athia non se la passano per nulla bene.

Le Tantas rappresentano, almeno all’inizio, le principali antagoniste di Forspoken.

Lo strano mondo è infatti da diverso tempo affetto da un miasma venefico, denominato Rovina, in grado di trasformare ogni essere che entra in contatto con esso in una creatura pericolosa ed aggressiva. Stranamente, però, Frey sembra totalmente immune al fenomeno.

Come se ciò non bastasse, le Tantas, sorta di matrone magiche considerate le protettrici del mondo, da qualche tempo sembrano essere impazzite e sono diventate violente verso la pololazione, già tormentata dalla Rovina.

Entrata in conflitto con una delle Tantas, Frey, accompagnata dal suo nuovo amico Cuff e dalle fide scarpe da ginnastica, incomincerà un viaggio nel misterioso mondo di Athia, per mettere fine alla minaccia delle Tantas e riuscire in qualche modo a tornare a casa.

Una compagnia piacevole

La trama di Forspoken, pur non facendo gridare al miracolo per originalità, è scorrevole e nel complesso piacevole. Il gioco è ricchissimo di riferimenti ad Alice nel paese delle meraviglie e concentra molto l’attenzione su Frey e sulla sua crescita.

Da ragazza burbera, aggressiva e poco propensa a prestare attenzione al prossimo, Frey nel corso del viaggio diventa una donna matura e inizia a capire l’importanza della cura per l’altro e del senso del dovere. La storia del gioco procede in maniera abbastanza lineare e scorrevole, con l’eccezione di una grande rivelazione cha avviene verso la fine della storia.

Molto apprezzabili i dialoghi, che spesso mettono in risalto la distanza tra gli abitanti di Athia, uniti tra loro dalla sofferenza e dal desiderio di un domani migliore, e la durezza di Frey, disillusa da una vita di abbandono e disinteresse.

Anche il rapporto tra Frey e Cuff funziona molto bene, proponendo sia siparietti comici molto gradevoli, sia riflessioni più profonde ed interessanti. Come ci auguravamo esaminando la demo, Square sembra essersi ispirata al personaggio di Grimoire Weiss della saga di Nier, la cui voce ricorda molto da vicino quella di Cuff.

Bello ma non troppo

I paesaggi di Forspoken spesso risultano un po’ troppo vuoti.

Dal punto di vista tecnico, Forspoken non riesce purtroppo a mantenere le (alte) aspettative che lo accompagnavano. Il gioco, infatti, pur presentando una grafica davvero bella e pulita, non si distacca in maniera netta da altri titoli dello stesso genere.

Intendiamoci, il Luminous Engine fa un ottimo lavoro. I luoghi che Frey visita, risultano sempre di ottima fattura. Anche la città di New York, presente in alcune sezioni del gioco, è stata ricostruita in maniera davvero ottima.

Tuttavia non si avverte mai alcun reale salto di qualità rispetto a giochi come Horizon: Forbidden West o Elden Ring. Lo stesso discorso vale per i personaggi, molto realistici nelle fattezze e nelle animazioni, ma non in grado di stupire in maniera particolare.

Per quanto riguarda i nemici invece, come già osservato nella demo, Forspoken si rivela piuttosto deludente. Le creature che affronteremo, infatti, siano esse belve, persone corrotte dalla Rovina o veri e propri mostri, non impressionano particolarmente e sembrano essere piuttosto banali e stereotipati.

Un plauso va fatto invece ai combattimenti, che spesso coinvolgaoo un numero altissimo di nemici. Anche nelle fasi più concitate, il gioco riesce sempre a mantenere un’ottima fluidità, senza evidenti rallentamenti o cali di frame.

Il comparto tecnico di Forspoken colpisce in positivo, ma non riesce ad eccellere.

Un sonoro davvero meritevole

Una nota estremamente positiva è il sonoro. La musica di Forspoken, curata da Bear McCreary e Gary Schyman, presenta brani davvero piacevoli e coinvolgenti. In particolare, risulta davvero azzeccata e d’atmosfera l’alternanza di musica classica di stampo epico con una serie di tracce più ritmate ispirate alla musica beat.

Che si tratti di accompagnare feroci combattimenti, tragici momenti di introspezione o grandi colpi di scena, il sonoro di Forspoken non si fa mai trovare impreparato e le varie tracce calzano sempre a pennello. Una particolare menzione meritano i motivi che fanno da sottofondo agli scontri coi boss, davvero potenti e coinvolgenti.

Un gameplay tra alti e bassi

L’esplorazione è forse l’aspetto più piacevole di Forspoken

Forspoken è una classica avventura 3D open world. Dopo le prime due ore di gioco, che trascorrono con una narrazione estremamente lineare e senza particolari possibilità di esplorazione, Frey ha la possibilità di muoversi liberamente lungo l’enorme mappa del mondo, lasciando al giocatore la possibilità di decidere se dedicarsi alla storia principale o esplorare liberamente i dintorni alla ricerca di potenziamenti o nuovi equipaggiamenti.

L’esplorazione è resa davvero veloce e scorrevole da quella che è di fatto l’aspetto più interessante di Forspoken, ovvero il parkour magico. Come detto in precedenza, Frey scopre di essere dotata di poteri magici. Questi non le servono solo per combattere, ma le forniscono anche diverse abilità in grado di facilitare i suoi spostamenti. La prima di esse le consente di correre a velocità elevatissima superando gli ostacoli più semplici, fiondandosi da un dirupo all’altro come in una spericolata corsa ad ostacoli.

Occorre tuttavia fare attenzione, almeno all’inizio, a non abusare di queste abilità. Esse infatti portano Frey a consumare rapidamente il suo mana, obbligandoci ad attendere il suo ripristino ed esponendoci a eventuali attacchi nemici. Col proseguo dell’avventura, la protagonista, oltre ad aumentare il mana a disposizione, va a sbloccare nuove capacità, tra cui la possibilità di scivolare sull’acqua, di appendersi con fruste di fuoco alle sporgenze e di compiere balzi altissimi. Per questo motivo è consigliabile attendere l’ottenimento di tutte queste abilità per dedicarsi seriamente all’esplorazione.

Un mondo vasto ma vuoto

La mappa di gioco è davvero chiara e ben strutturata, anche se un po’ spoglia…

A differenza di quanto pensato osservando la demo, Forspoken non è composto da una serie di macro aree esplorabili progressivamente, ma da un’unica grande mappa, che contiene tutti i domini delle quattro Tantas. Pur essendo caratterizzati da atmosfere e colori differenti, in linea con quelli delle loro dominatrici, le aree di gioco tendono ad avere molti elementi in comune, cosa che creerà un certo senso di ripetitività.

Ad accrescere questa sensazione contribuisce la scelta, non troppo ispirata, di lasciare un solo centro abitato ad Athia. Ad eccezione del villaggio di Cipal, infatti, tutte le città del gioco sono deserte, eccezion fatta per le guardie delle Tantas, le quali saranno ben poco disposte a scambiare due parole con noi. La sensazione di vuoto e solitudine viene in parte mitigata dagli spassosi dialoghi con Cuff e, fortunatamente, non va ad intaccare la bellezza dell’esplorazione. Sarebbe però stato davvero bello poter esplorare altri centri abitati, magari con abitanti dotati di abiti e tradizioni differenti.

La mappa di gioco è chiara e ben realizzata e permette di inquadrare facilmente i nostri obiettivi e di farci un’idea precisa sia dei luoghi che vogliamo visitare sia dell’ordine con cui farlo. Le nostre mete principali saranno i rifugi, che consentono di sbloccare nuovi incantesimi e viaggi rapidi, i labirinti segreti, in cui possiamo affrontare varie ondate di mostri fino a sbloccare gli oggetti contenuti in fondo al dungeon e i campanili, che rivelano le porzioni della mappa ancora ignote.

Un combat system non sempre all’altezza

Il combat system è forse la parte più debole del gioco.

L’aspetto parso meno convincente di Forspoken sono i combattimenti. Per difendersi dalle creature di Athia, Frey ha a disposizione un nutrito set di magie, suddivise in incantesimi di attacco e di supporto. Gli incantesimi sono ulteriormente divisi in quattro colori diversi, uno per ogni elemento, cioè terra, fuoco, acqua e fulmine.

Con l’eccezione della magia del fuoco, più adatta al combattimento ravvicinato, gli altri set di incantesimi sono parsi davvero troppo simili tra loro. Le magie infatti si limitano spesso a scagliare proiettili di vario tipo contro i nemici, con effetti nemmeno troppo diversi. L’unico aspetto che ci porta a scegliere se ricorrere a un set o all’altro è la debolezza dei vari nemici ad uno specifico elemento.

Anche gli incantesimi di supporto appaiono davvero poco sfruttati e si limitano spesso a creare esplosioni o altri effetti offensivi, spesso nemmeno troppo dissimili dalle magie di attacco vere e proprie. Sono pochi gli incantesimi realmente differenti, con proprietà curative o che abbiano effetti originali o particolarmente utili.

Ogni incantesimo d’attacco può essere caricato mantenendo premuto il pulsante dedicato, generando un effetto più potente ed efficacie. Tuttavia spesso gli scontri si risolvono in un lancio continuo di incantesimi e in tentativi spesso maldestri di schivare gli attacchi nemici.

Difesa da rivedere

La fase difensiva, che già aveva suscitato diversi dubbi durante la demo, ha purtroppo confermato vari punti deboli. Durante gli scontri, infatti, non è possibile né parare gli attacchi né effettuare delle schivate “perfette” (scelta davvero strana, visto che questo tipo di azione sarebbe stato adattissimo al personaggio di Frey…).

Gli attacchi dei nemici infatti vengono parati automaticamente da Cuff, a patto di disporre del mana necessario. Con la pressione del tasto triangolo nel preciso momento in cui saremo colpiti genereremo un contrattacco magico, in grado di sbalzare via i nemici e di far recuperare energia a Frey.

Questa meccanica non è parsa particolarmente funzionale, poiché rischia di essere abusata negli scontri semplici e di rivelarsi inutile contro i nemici più coriacei, i cui attacchi non possono essere bloccati ed obbligano a schivate continue e spesso goffe. Alcuni scontri, in particolare quelli coi nemici più grossi e coriacei, risultano davvero lunghi, ripetitivi e frustranti.

Nel complesso, il combat system risulta pieno di buone idee e ragionevolmente coinvolgente, ma ha davvero troppi punti deboli. Intendiamoci, le battaglie di Forspoken restano molto fenetiche e visivamente sono davvero spettacolari, ma con una di cura maggiore avrebbero potuto essere molto più divertenti ed appaganti.

Gestione superflua

La gestione dell’equipaggiamento in Forspoken sarà utile ma non fondamentale.

Un aspetto molto importante di Forspoken è la gestione delle abilità di Frey e delle sue statistiche. Come abbiamo già detto, nel corso dell’avventura, Frey può sbloccare molti nuovi incantesimi, che vanno prima scoperti col proseguo della storia o leggendo i libri di magia sparsi per il mondo e successivamente sbloccati spendendo il nostro mana. Potssiamo accumulare mana sia sconfiggendo i nemici, sia svolgendo le missioni sia semplicemente raccogliendolo dalle apposite fonti lungo la mappa.

La gestione delle nostre statistiche e abilità passive è invece riservata alla scelta dell’equipaggiamento, composto da mantello, collana e unghie. Ognuno di questi oggetti ci fornisce particolari abilità e può essere personalizzato (ad eccezione delle unghie). Possiamo potenziare il nostro equipaggiamento ai rifugi grazie ai materiali collezionati durante il corso del gioco.

C’è da dire che, ad eccezione dello sblocco dei nuovi incantesimi, nessuno di questi oggetti sembra impattare in modo così decisivo, almeno per quanto riguarda lo svolgimento della trama principale (ho completato il gioco con a disposizione un numero davvero esiguo di mantelli, collane e unghie).

Tante ore extra

Il diario e i menù di Forspoken sono davvero chiari, completi e precisi.

La storia principale di Forspoken si svolge nell’arco di 12 capitoli (più un treidcesimo dedicato all’endgame). Per raggiungere i titoli di coda, almeno al livello di difficoltà più basso, saranno sufficienti poco più di una decina di ore.

Tuttavia il cuore di questo gioco, come per ogni avventura open world, risiede nella bellezza della scoperta e dell’esplorazione. Frugare ogni angolo di Althia, completare ogni missione secondaria e scoprire ogni mistero della trama porta a moltiplicare il tempo effettivo di gioco, donando a Forspoken una longevità più che buona.

Merita un plauso anche il menù del gioco, davvero chiaro, ricco e piacevole da consultare, che consente di fare sempre il punto della situazione in modo semplice e di tenere traccia di tutte le missioni secondarie (qui denominate deviazioni) che si stanno affrontando.

A questo proposito: il numero di attività da svolgere è davvero elevatissimo. Si va dalle semplici missioni che ci affidano gli abitanti di Cipal alla ricerca dei famigli delle quattro Tantas (che andranno addomesticati tramite un semplice minigioco) fino all’apertura di particolari forzieri bloccati da serrature magiche che possono essere sbloccate risolvendo alcuni rompicapo.

La maggior parte delle missioni, però, ruota intorno ad una serie di combattimenti, a volte con particolari condizioni da soddisfare (proteggere gli abitanti del villaggio, piuttosto che vincere in un dato tempo). Questo crea alla lunga una certa monotonia, che non sempre Forspoken è in grado di evitare.

Conclusione

Forspoken è sicuramente un buon titolo, ma non riesce ad essere nulla di più.

Tirando le somme: la sensazione più forte che si prova giocando a Forspoken è quella di trovarsi di fronte ad una grande occasione mancata. L’opera di Square-Enix non è assolutamente un brutto titolo, anzi l’avventura ha un ottimo comparto tecnico, una buona trama, è ragionevolmente divertente e anche discretamente appassionante. Ma non riesce ad essere nulla di più.

Tutte le sbavature del gameplay, la quasi totale mancanza di NPC e la ripetitività delle varie situazioni appesantiscono l’esperienza di gioco, penalizzando il risultato finale. Inoltre, le attese per questo titolo erano davvero alte e le promesse di un’avventura che mostrasse un vero salto di qualità nel panorama dei giochi ps5 erano altrettanto roboanti.

Purtroppo, come già detto, gran parte di queste aspettative sono state disattese. Eccezion fatta per il sonoro, infatti, Forspoken non riesce assolutamente ad elevarsi in modo significativo rispetto all’affollato panorama degli open world e il suo comparto grafico, pur restando di ottima qualità, non è in grado di far raggiungere al titolo Square alle vette promesse.

Davvero un peccato! Consigliamo comunque il gioco a tutti gli appassionati del genere, raccomandando però di non aspettarsi un capolavoro assoluto o una pietra miliare del genere, ma solo una buona avventura con cui trascorrere molte divertenti ore.

Dettagli e Modus Operandi

  • Genere: Action
  • Lingua: Italiano
  • Multiplayer: No
  • Prezzo79,99€
  • Piattaforme: Playstation 5, PC
  • Versione provata: Playstation 5

Ho accompagnato Frey per tutta la durata della sua avventura per circa 15 ore grazie a un codice fornito dal publisher

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Editoriali

Aku Aku: storia dell’amichevole maschera di Crash Bandicoot

La maschera ha da sempre avuto un ruolo di assoluto rilievo nella storia dell’umanità, in varie e numerose forme espressive. Basti pensare al suo ruolo nel teatro dell’antica Grecia, o all’importanza delle feste in maschera, presenti in quasi ogni cultura e tradizione umana. Anche nella cultura pop, la maschera ha sempre trovato terreno fertile. Basti pensare all’incredibile successo ottenuto dagli eroi mascherati nel mondo dei fumetti e, più recentemente, anche sul grande schermo.

Persino nel mondo dei videogiochi la maschera ha ottenuto spesso e volentieri ruoli di primo piano. Ricordiamo per esempio Legend of Zelda: Majora Mask, titolo in cui proprio le maschere erano la fonte dei poteri di Link. Oppure la saga di Persona (il cui titolo significa proprio maschera in lingua latina), dove le maschere sono addirittura il perno della trama e della stessa estetica dei vari giochi.

Esiste tuttavia una particolare maschera dotata addirittura di vita propria e di una caratterizzazione talmente simpatica ed originale da renderla la spalla principale del protagonista di un’intera saga di videogiochi. Stiamo naturalmente parlando di Aku Aku, la simpatica maschera voodoo che da sempre accompagna Crash Bandicoot nelle sue strampalate avventure (anche nel recente quarto capitolo che abbiamo recensito). In questo articolo andremo a ripercorrere la storia della maschera amica di Crash Bandicoot, concentrandosi sull’evoluzione che ha avuto nel tempo.

Aku Aku: La maschera di Crash Bandicoot
La maschera Aku Aku ha accompagnato Crash fin dal primo titolo della serie.

Gli esordi su PlayStation

La prima apparizione della maschera Aku Aku coincide con il primo Crash Bandicoot, uscito sulla prima Playstation nell’ormai lontano 1996. Crash incontra il nostro mascherone subito dopo il filmato introduttivo del gioco, quando libera Aku Aku da una cassa di legno sulla spiaggia di N. Sanity.

La maschera raffigura un grosso volto con occhi, naso, denti e labbra ed è sormontata da quattro piume colorate. Completa il quadro un piccolo ciuffo di foglie che spunta alla sua base, a mo’ di pizzetto. Aku Aku rivela a Crash di essere uno spirito guardiano e gli suggerisce di raccogliere le sue parti sparse per tutta l’isola per ottenere la sua protezione.

Nel corso della sua avventura, Crash Bandicoot può collezionare fino a tre maschere di Aku Aku, contenute in alcune casse sparse per i vari livelli. Ogni maschera funge da scudo, permettendo al marsupiale di sopravvivere anche se colpito dai nemici. Ogni volta che una parte di Aku Aku viene liberata, risponderà col suo inconfondibile “Boo-roo-duh-gah!”, suono che diverrà iconico nel corso della serie, sebbene risulti ancora poco chiaro cosa significhi.

“Boo-roo-duh-gah!”: l’inconfondibile ingresso di Aku Aku

Nel caso il giocatore riesca a collezionare tutte e tre le maschere, Crash indosserà Aku Aku (che normalmente si limita a levitare al suo fianco) ottenendo un breve periodo di invincibilità, in modo analogo a quanto avveniva con la stella di Super Mario.

La situazione resta sostanzialmente invariata in Crash Bandicoot 2: Cortex strikes back, uscito l’anno successivo sempre sulla prima Playstation. Nella versione giapponese del gioco, tuttavia, viene utilizzato anche un secondo modello per le animazioni di Aku Aku. Tale modello appare in brevi filmati in cui la mschera fornisce a Crash alcuni consigli su come proseguire. Aku Aku qui si mostra con colori più chiari e con labbra e sopracciglia più grosse.

La simpatia e originalità di Aku Aku lo hanno reso un elemento fondamentale della serie.

La biografia della maschera di Crash Bandicoot

Una serie di informazioni aggiuntive sulla simpatica maschera sono state fornite dal manga di Crash Bandicoot, uscito in due edizioni tra 1996 e 1997. Viene qui rivelato per la prima volta che Aku Aku è in realtà lo spirito di un antico sciamano protettore dell’isola, che ha lasciato parte della sua essenza nelle varie maschere magiche. Viene anche fatto riferimento agli Antichi, i misteriosi padroni di Aku Aku, sebbene essi non siano mai comparsi nel corso della serie.

É tuttavia con il successivo capitolo della serie videoludica, ovvero Crash Bandicoot 3: Warped, che il ruolo di Aku Aku inizia a divenire più sostanzioso. In quest’avventura infatti il mascherone presenta un nuovo e più definito modello e beneficia finalmente di un doppiaggio, in virtù della grande mole di dialoghi di cui è protagonista.

In Warped i giocatori fanno anche la conoscenza di Uka Uka, fratello malvagio di Aku Aku, anch’egli segregato all’interno di una maschera Voodoo dall’aspetto tetro e minaccioso. Era stato proprio Aku Aku a sigillare il fratello malvagio quando era ancora in vita. Viene inoltre rivelato che la decisione di Aku Aku di confinare il suo spirito in una maschera era stata proprio dettata dalla volontà di continuare a proteggere la terra da un eventuale risveglio del fratello.

Nel corso dell’avventura, Aku Aku ha ancora il ruolo di power up e di occasionale consigliere dei protagonisti, ma nella battaglia finale contro Cortex e Uka Uka, la maschera scende in campo in prima persona, tenendo occupato il fratello e permettendo a Crash di sconfiggere il malvagio scienziato.

Aku Aku: La maschera in Crash Bandicoot 3
Crash Bandicoot 3 ha approfondito il personaggio ed il background di Aku Aku.

Aku Aku negli spin-off

Nel party game Crash Bash, Aku Aku è nuovamente al centro della trama. Il gioco infatti ruota attorno ad una sfida tra Aku Aku ed Uka Uka, che schierano i propri campioni all’interno di un torneo che sancirà la definitiva superiorità di una delle due maschere.

Nuovamente Uka Uka sarà il motore scatenante degli eventi di Crash Bandicoot: l’ira di Cortex, primo titolo della saga per le console a 128 bit. Questa volta la malvagia maschera libererà i terribili elementali, guidati dal malvagio Crunch Bandicoot (sotto il controllo di Uka Uka). Sarà ancora una volta Aku Aku a scoprire il piano del fratello e a permettere a Crash di sventare l’ennesima minaccia.

Nel successivo Crash Twinsanity Aku Aku si alleerà per la prima volta col fratello Uka Uka. Dopo l’ennesima sconfitta, infatti, la maschera maligna si unirà a Crash e Cortex contro gli Evil twins, nuovi villains del gioco. Le due maschere subiranno una sonora batosta, ma permetteranno a Crash e Cortex di trionfare sui nuovi nemici.

Il restyle di Aku Aku

Aku Aku: La maschera di Crash Bandicoot in Crash of the Titans
Crash of the Titans ha davvero rivoluzionato l’estetica della serie.

É tuttavia in Crash of the Titans – titolo uscito nel 2007 su praticamente ogni piattaforma possibile – che Aku Aku subisce i maggiori cambiamenti. A livello estetico, il design della maschera viene totalmente rivoluzionato, con un Aku Aku più largo e possente, dotato di una bocca enorme e di numerose foglie che gli spuntano dai fianchi a mo’ di braccia.

Anche per quanto riguarda il gameplay, Aku Aku ha un ruolo molto più attivo. La maschera infatti per tutta la durata dell’avventura è sempre al fianco di Crash e gli fornisce la capacità di sottomettere e controllare i Titani (o Mutanti), i principali antagonisti del gioco, divenendo a tutti gli effetti l’arma principale in dotazione al protagonista.

La situazione si ripete anche in Crash: Mind over mutants (in Italia Crash: il dominio sui mutanti), seguito diretto di Crash of the Titans. Anche in questo caso Aku Aku permette a Crash di sottomettere e sfruttare le enormi creature, sfoggiando l’inedita capacità di rimpicciolirsi per entrare nelle tasche del marsupiale.

In questi titoli Aku Aku fornisce a Crash altre interessanti abilità, come la capacità di scivolare sulla sua superficie e la possibilità di deflettere gli attacchi energetici dei nemici.

Le ultime apparizioni

Aku Aku è stato al fianco di Crash anche negli ultimi titoli a lui dedicati.

Dopo l’enorme insuccesso dei due titoli a base di Titani, la serie di Crash rimase a lungo nel dimenticatoio. Crash apparve come personaggio giocabile nella serie Skylanders, dove fece capolino anche il nostro Aku Aku, tornato al semplice ruolo di voce di supporto.

Seguirono Crash N. sane Trilogy e Crash Team racing Nitro-Fueled, titoli remastered delle due vecchie glorie della prima Playstation, che però non apportarono modifiche significative ai vecchi titoli in termini di trama e gameplay.

Negli ultimi due giochi della saga, ovvero Crash Bandicoot 4: It’s about time e Crash Bandicoot: on the run!, Aku Aku recupera il suo aspetto classico, molto più simile a quello sfoggiato nei primi capitoli della serie. In entrambi i titoli, inoltre, la maschera esercita di nuovo il suo duplice ruolo di guida saggia e power up protettivo.

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Forspoken: il nostro dettagliato provato della demo

É disponibile su Playstation Store la demo gratuita di Forspoken. Il gioco, sviluppato da Luminous e distribuito da Square Enix, è un’interessante avventura open world ricca di elementi fantasy. Abbiamo provato approfonditamente la demo e ci siamo fatti un’idea di quel che potrebbe offrirci il gioco completo, la cui uscita è prevista per il 24 gennaio. Entriamo nel mondo di Athia!

Un tradizionale fantasy moderno

Forspoken mette il giocatore nei panni di Frey, giovane afroamericana di New York esperta di parkour. La ragazza viene inaspettatamente risucchiata nel mondo magico di Athia dove scopre di possedere misteriosi poteri magici, che può utilizzare per farsi strada attraverso il nuovo mondo nel tentativo di scoprire come tornare a casa.

L’ostacolo principale di Frey è costituito, oltre che da un’immensa orda di creature mostruose, dalle perfide Tantas, matriarche magiche intenzionate ad eliminare la nostra protagonista il prima possibile; per fortuna, nel suo viaggio la ragazza non è sola. Al suo fianco c’è Cuff, un bracciale magico parlante! Il singolare oggetto, oltre a potenziare le abilità magiche di Frey, le fa da spalla nel corso dell’avventura.

Demo Forspoken: fantasy tradizionale
Il mondo di Forspoken attinge a piene mani al fantasy tradizionale

Immersi in una natura arcana

Forspoken è un’avventura open world; di conseguenza, dopo un breve tutorial sui comandi base, Frey si trova quasi subito immersa in uno scenario piuttosto vasto e completamente esplorabile.

Le ambientazioni presentano paesaggi naturali estremamente ampi e particolareggiati, che ricordano a tratti quelli di Horizon Forbidden West. Colline, foreste, montagne e laghi sono davvero realistici, anche grazie all’ottimo lavoro del Luminous engine, il motore grafico del gioco. Anche le città e le fortificazioni che abbiamo incontrato sono apparse ben strutturate e in linea con le atmosfere del gioco.

Il comparto sonoro è decisamente all’altezza ed è stato realizzato dai compositori vincitori del premio BAFTA: Bear McCreary (God of War e la serie TV The Walking Dead) e Garry Schyman (serie Bioshock). La musica del gioco mescola temi più “classici”, tipici di un prodotto fantasy, con tracce più moderne e ritmate, che sembrano ricordare le atmosfere beat dei quartieri newyorkesi. Il risultato finale è davvero originale e d’impatto.

Streghe, belve e non morti

Meno convincente è il design dei nemici; infatti, pur avendo una buona varietà, non mostrano un aspetto particolarmente originale o degno di nota.

Nel corso della demo di Forspoken abbiamo affrontato soldati, zombie, belve, streghe e creature magiche. Nessuna di questi esseri, tuttavia, ha particolarmente lasciato il segno dopo essere stata abbattuta. Persino il nemico più potente, sbloccabile completando gli obiettivi della demo, è semplicemente una versione potenziata di una belva acquatica già incontrata nel corso dell’esplorazione.

Demo Forspoken: ambientazioni
Le ambientazioni di Forspoken sono davvero impressionanti

Parkour incantato

I movimenti di Frey sono piuttosto fluidi e precisi. La telecamera svolge ottimamente il suo lavoro, permettendo al giocatore di spostarsi, voltarsi e saltare senza particolari intoppi. A prima vista la corsa appare invece piuttosto lenta e poco pratica.

Ma è qui che entra in gioco una delle caratteristiche principali di Forspoken, ovvero il parkour magico. Grazie alla pressione del tasto cerchio, infatti, Frey viene avvolta da un alone arancione e utilizza la sua magia per migliorare i movimenti. Questo le permette di sfrecciare lungo la mappa esibendosi in salti, capriole e volteggi, evitando agevolmente ostacoli e avversarità del terreno. Queste abilità, oltre ad essere visivamente d’impatto, hanno reso l’esplorazione della demo molto più piacevole, veloce e dinamica.

Frey può inoltre contare sull’aiuto di Cuff. Lo strambo bracciale, infatti, con la pressione del tasto quadrato si srotolerà, divenendo una sorta di frusta magica permettendo a Frey di agganciarsi a particolari elementi ambientali per usarli a mo’ di trampolino, riuscendo così a raggiungere zone decisamente elevate. Unico neo sembra essere la mancanza della possibilità di arrampicarsi, che spesso genera scalate piuttosto forzate e “pasticciate” attraverso salti e scatti provati un po’ a casaccio.

L’esplorazione in Forspoken è davvero dinamica e divertente

La mappa di gioco appare chiara e ben strutturata: i punti di interesse sono ben evidenziati e il giocatore ha sempre la possibilità di contrassegnare la destinazione che ritiene di visitare per prima, in modo da aver sempre chiara la propria destinazione. È anche possibile visualizzare una versione tridimensionale della mappa, così da rendersi conto con più chiarezza dei vari livelli di altitudine e della strada ottimale da percorrere per giungere a destinazione.

Inoltre, Cuff intrattiene durante l’esplorazione con lunghe chiacchierate e talvolta il bracciale fornisce utili indicazioni su come proseguire, anche se spesso si tratta semplicemente di siparietti comici inseriti per spezzare la monotonia dell’esplorazione. Ci auguriamo che l’esperienza ricordi quanto visto in Nier Replicant col personaggio di Grimoire Weiss, anche se resta la paura di ripetere pessime esperienze come quelle vissute al fianco di Navi in The Legend of Zelda: Ocarina of time.

Forspoken-Magia
La magia di Forspoken

Botte magiche

Per quanto riguarda i combattimenti, come prevedibile, Frey deve affidarsi totalmente alla magia. Nello specifico, il videogiocatore può ricorrere, in qualsiasi momento, a un set di incantesimi di attacco e supporto, che saranno affidati rispettivamente ai pulsanti R2 e L2. A seconda di quanto dura la pressione del tasto, l’incantesimo risulta più o meno potente. Premendo L1 e R1, invece, si attivano dei semplici menù circolari, grazie ai quali è possibile fissare l’incantesimo che si desidera lanciare.

Gli incantesimi di attacco appaiono tutti piuttosto simili tra loro e consistono in una serie di azioni offensive, siano esse singoli attacchi o combo. Più interessanti gli incantesimi di supporto, che offrono tutta una serie di effetti molto diversi tra loro. Si va dalla possibilità di circondare l’area con un muro di fiamme alla creazione di zone floreali curative, all’evocazione di tentacoli senzienti.

Inoltre, una volta inanellata una serie di attacchi, Frey può stordire il nemico e, mediante la pressione del tasto triangolo, effettuare un attacco particolarmente incisivo. Nel momento in cui la barra della magia risulta carica a sufficienza, Frey avrà infine la possibilità di lanciare un singolo potentissimo incantesimo mediante la pressione congiunta di L2 e R2.

Demo Forspoken: incantesimi
La lista di incantesimi a disposizione di Frey è davvero ricca

Frey può contare su differenti tipologie di magia, contrassegnate da diversi colori, ognuna con il suo set di incantesimi di attacco e supporto. Nella demo di Forspoken sono disponibili solo la magia viola e la rossa. La magia viola, incentrata sulla terra e sulla natura, propone un setting più concentrato sulla difesa e sugli attacchi a distanza. La magia rossa, legata al fuoco, permette uno stile di gioco più offensivo, incentrato sull’uso delle combo a corta distanza mediante la creazione di spade, fruste e lance di fuoco. Entrambi i set sono decisamente ricchi, con una discreta varietà di incantesimi e possibilità offensive.

I combattimenti sono dinamici al punto giusto, risultando divertenti e vari. Meno interessante è la difesa. Mediante la pressione del tasto cerchio infatti, è possibile schivare gli attacchi nemici. La schivata è disponibile anche durante la carica di un incantesimo, anche se risulta meno efficace. Non sembra tuttavia esistere la possibilità di realizzare una schivata “perfetta”, ovvero un’azione difensiva compiuta col giusto tempismo che fornisca a Frey reali vantaggi nel corso della battaglia (come visto ad esempio in Bayonetta).

La “parata” invece è un concetto piuttosto nebuloso. Tra gli incantesimi a disposizione molti hanno lo scopo di creare scudi o barriere e alcuni trailer suggeriscono che anche il nostro fido bracciale possa dare a Frey la possibilità di effettuare dei veri e propri parry. La demo di Forspoken tuttavia non fornisce alcun tutorial su queste meccaniche e non risulta chiaro se queste azioni possano essere sbloccate solo in una fase successiva del gioco.

Demo Forspoken: mantelli
L’equipaggiamento di Frey si baserà principalmente sui suoi mantelli

Un mantello per tutte le stagioni

Sotto l’aspetto della gestione del personaggio e delle sue abilità, Fospoken sembra un titolo ragionevolmente profondo. Per quanto concerne l’equipaggiamento, il giocatore potrà modificare in qualsiasi momento il mantello di Frey e il suo smalto per le unghie. Entrambe queste parti dell’equipaggiamento modificano le statistiche del personaggio, oppure forniscono particolari bonus o abilità.

Non mancano nemmeno i classici oggetti curativi ed i potenziamenti, che possono essere raccolti nel corso delle varie missioni, sia essere creati dal giocatore grazie alle risorse estrapolate dai mostri sconfitti. Quest’ultima operazione è possibile solo nei tavoli da lavoro dedicati proprio alla creazione degli oggetti o al potenziamento dell’equipaggiamento.

Infine, a proposito dello sviluppo delle abilità, Forspoken propone un classico modello ad albero. Il giocatore, accumulando i punti abilità tramite i vari combattimenti o tramite la risoluzione delle missioni, può sbloccare i nuovi incantesimi, che al loro volta aprono le strade per ulteriori potenziamenti. Si tratta di una meccanica ben consolidata nel tempo e il modello visto sulla demo di Forspoken appare chiaro e funzionale.

La demo di Forspoken ha attirato su di se l’attenzione di molti videogiocatori

Conclusione

Nel complesso, Forspoken si presenta come un titolo promettente ed interessante. Certo, il gioco non sembra brillare per originalità né sotto l’aspetto della trama né per quanto riguarda lo stile di gioco, che ricorda molto da vicino titoli come Horizon Forbidden West.

Tuttavia, le grandi possibilità offerte dalla magia, la novità e dinamicità dell’esplorazione per mezzo del parkour magico e il fascino di una protagonista strappata dal tempo e dal suo mondo sono riusciti davvero a stuzzicare il nostro interesse.

A ormai poco meno di un mese dall’uscita del gioco, sarà interessante scoprire se il titolo di Square Enix saprà essere all’altezza delle aspettative o se si rivelerà l’ennesima avventura open world di cui il parco titoli Playstation inizia ad essere piuttosto saturo.

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Editoriali

La complicata storia tra Sonic e il 3D

Quest’anno è arrivato sul mercato Sonic Frontiers, nuovissimo capitolo delle avventure del riccio più famoso del mondo. Il titolo, pur non esente da difetti, è stato accolto positivamente ed è stato riconosciuto come uno dei migliori capitoli 3D di Sonic, che non ha mai avuto un rapporto facile con la terza dimensione.

Ancora oggi sono molti i giocatori che, quando si parla di Sonic, tendono a preferire i classici plattform 2D. Prova di questo è il buon successo del recente Sonic origins. I titoli in tre dimensioni, di contro, tendono a essere facilmente ignorati dai più. Il motivo è spiegato in questo articolo, dove ripercorriamo le tappe dell’epopea del velocissimo riccio blu  nei meandri del 3D, ricordando sia i titoli più meritevoli che quelli assolutamente evitabili.

Sonic 3D Blast: il Primo in 3 dimenesioni

Sonic 3D Blast
Sonic 3D Blast fu il primo titolo di Sonic ad abbandonare le due dimensioni.

Le prime esperienze di Sonic nel genere dei plattform a tre dimensioni furono estremamente positivi. La nostra cavalcata parte addirittura dai tempi del mitico Sega Mega Drive, console che diede i natali al nostro Sonic. Proprio su Mega Drive, nell’ormai lontano 1996, vide la luce il primo titolo della saga di Sonic in tre dimensioni.

Nell’ormai lontano 1996 Sega, visto il successo di titoli come Donkey Kong Country e Super Mario RPG per SNES, decise che anche la sua mascotte avrebbe avuto un titolo tridimensionale a lui dedicato.

E così, il 30 novembre vide la luce Sonic 3D: Flickie’s Island, poi chiamato Sonic 3D Blast in occidente. Il gioco, pur mantenendo meccaniche e controlli  molto simili ai titoli precedenti, introdusse un’inedita visuale isometrica, che consentiva a Sonic di spostarsi in quattro diverse direzioni e non più solo in linea retta.

Sonic 3D Blast ricevette un’accoglienza nel complesso positiva, soprattutto per il suo comparto tecnico, mentre i controlli destarono qualche perplessità. Tirando le somme, comunque, si può comunque dire che questa prima avventura di Sonic nella terza dimensione si rivelò un buon successo.

Sonic Adventure: la consacrazione

Sonic Adventure: il miglior gioco 3D di Sonic di sempre
Sonic Adventure ancora oggi è considerato da molti il miglior gioco 3D di Sonic

Visto lo scarso successo del Saturn, Sega decise di anticipare i tempi e accellerò lo sviluppo della sua nuova macchina, il Dreamcast.

Fu proprio su Dreamcast che, nel dicembre del 1998, fece la sua uscita Sonic Adventure. L’opera raggiunse il mondo occidentale solo l’anno successivo, con una versione riveduta e corretta che venne ridistribuita anche in Giappone col titolo Sonic Adventure International.

Questo gioco fece fare a Sonic il salto di qualità di cui aveva bisogno, grazie ad un gameplay solido e di grande spessore. I livelli di esplorazione e risoluzione di enigmi (adventure field) si alternavano a stage più brevi votati all’azione (Action stages). Il tutto naturalmente a velocità adrenalinica e accompagnato da un’ottima giocabilità.

Sonic Adventure aggiornò anche il look di Sonic e dei suoi amici, che risultavano più adulti e maturi rispetto alle loro versioni cartoonesche viste su Megadrive. Anche la trama ebbe un ruolo importante in Adventure e narrava l’arrivo della potente entità Chaos e i tentativi del Dottor Robotnick di controllarla.

Adventure ottenne un grande successo di critica e pubblico, divenendo il gioco più venduto in assoluto per Dreamcast. Ancora oggi è considerato da molti il miglior Sonic 3D di sempre.

Sonic Adventure 2

Adventure 2 si rivelò un gioco solido e molto vario.

Visto l’enorme successo ottenuto da Sonic Adventure, era scontato per Sega scegliere la strada del sequel diretto. Nel giugno del 2001 uscì infatti, sempre su Dreamcast, Sonic Adventure 2. Il gioco si rivelò essere un ottimo seguito per l’avventura 3D di Sonic.

In questo titolo la trama aveva un ruolo ancor più centrale. Il giocatore era chiamato a vestire i panni di numerosi personaggi, tra cui Shadow the Hedgeog, che fece qui la sua prima comparsa. A seconda del personaggio utilizzato, lo stile dei livelli sarebbe variato.

Per Sonic e Shadow i livelli sarebbero stati all’insegna della velocità e del tempismo. Con Tails ed il dottor Eggman (che qui per la prima volta abbandona il nome Robotnik) il perno sarebbe stato l’abbattimento dei nemici. Infine, i livelli dedicati a Knuckles e Rouge (anche lei al suo debutto nella serie) erano focalizzati sull’esplorazione e la collezione di tesori. Per completare interamente l’opera, il giocatore avrebbe dovuto completare sia il percorso legato ai buoni sia quella dei cattivi.

Anche in questo caso, il gioco fu un successo di pubblico e critica. vennero apprezzato sia per la sua realizzazione tecnica che per la cura della trama e della caratterizzazione dei personaggi.

Questo successo permise ad Adventure 2 di godere di una riedizione, chiamata Sonic Adventure 2: Battle uscita per PC, Xbox 360 e PlayStation 3.

Sonic Heroes

Heroes fu una piacevole variante a tema gioco di squadra.

Nel dicembre 2003 fu la volta di Sonic Heroes, primo titolo della saga di Sonic a non uscire su una console Sega. La grande S infatti era passata ad occuparsi unicamente della produzione di Software. Il titolo arrivò su PlayStation 2, Xbox, Gamecube e PC.

Heroes ripropose lo stile di Adventure 2, legato allo sviluppo della trama e al coinvolgimento di numerosi personaggi. Quest’ultimo aspetto però fu ulteriormente approfondito. Il giocatore avrebbe dovuto scegliere addirittura tra quattro squadre diverse, ognuna col suo percorso e la sua storia.

Anche il gameplay si concentrava sull’azione di gruppo, poiché nei livelli erano presenti tutti e tre i componenti della squadra contemporaneamente. Il gioco permetteva di passare da un personaggio all’altro in qualsiasi momento, a seconda di quali caratteristiche fossero più adatte all’avanzamento nello stage.

Anche Heroes ricevette un’accoglienza nel complesso positiva, sebbene alcune versioni (in particolare quella PS2) soffrissero di diversi  bug e in generale la giocabilità del titolo fosse penalizzata da un uso non troppo preciso della telecamera.

Sonic the Hedgeog 2006: la pecora nera

Sonic the Hedgeog 2006: la pecora nera 3D
I bug che affliggevano Sonic 06 erano davvero terrificanti.

A metà della prima decade del 2000, Sega concentrl tutti i suoi sforzi nella realizzazione di un nuovo fiammante episodio 3D del suo porcospino blu. Questo gioco avrebbe dovuto segnare il definitivo rilancio di Sonic verso la vetta del mondo dei videogiochi. Per sottolineare l’importanza del progetto, Sega scelse addirittura di chiamare il nuovo gioco semplicemente Sonic the Hedgeog.

Ironia della sorte, il videogioco, uscito nel novembre 2006 su PS3 e Xbox 360, si rivelò un colossale buco nell’acqua. Molti giocatori lo considerano tuttora il peggior gioco di Sonic mai apparso su qualsiasi console.

Erano davvero tanti i problemi che affliggevano Sonic the Hedgeog – noto al pubblico soprattutto con il nome di Sonic 06. Anzitutto, la trama era davvero strampalata e mal scritta. Il nostro Sonic si trovava alle prese con il salvataggio di regni medievali e coinvolto in una improbabile storia d’amore con una principessa umana.

Come se non bastasse, il gioco era letteralmente falcidiato da bug di ogni tipo, che lo rendevano praticamente ingiocabile e lo stesso sistema di controllo era talmente frustrante e impreciso da scoraggiare qualsiasi giocatore dopo poche ore.

La bruttezza di questo gioco fu sottolineata anche dal famoso Angry Video Game Nerd, che dedicò un intero episodio del suo show a Sonic 06.

Un periodo di stanca

Dopo l’incredibile flop di Sonic 06 il nostro porcospino supersonico fu come bloccato in un limbo. I titoli 3D dedicati a Sonic, infatti, continuarono ad uscire, ma nessuno sembrava essere in grado di raccogliere consensi unanimi.

Sonic e gli anelli segreti

Sonic e gli anelli segreti fu un titolo nel complesso divertente.

Su Nintendo Wii uscì nel 2007 Sonic e gli anelli segreti, titolo che trasportava Sonic in un’ambientazione tratta dalle Mille e una Notte. Il gioco ricevette recensioni complessivamente discrete, ma non riuscì ad imporsi sul mercato, soprattutto in virtù dei controlli, non pienamente efficaci.

Sonic Unleashed

Sonic Unleashed

Fu poi la volta di Sonic Unleashed, rilasciato su praticamente ogni piattaforma ancora attiva, compresa PlayStation 2. Il gioco introdusse la trasformazione di Sonic in una sorta di porcospino mannaro. Questa caratteristica si rispecchiò anche nel gameplay, che alternava livelli in cui il giocatore avrebbe controllato Sonic, a fasi notturne in compagnia del nuovo alter ego peloso del porcospino.

Mentre i livelli diurni erano all’insegna della velocità e della destrezza, quelle notturne erano più lente e incentrate su enigmi e combattimenti. Ancora una volta, l’accoglienza fu molto tiepida ed il titolo cadde ben presto nel dimenticatoio.

Sonic e il cavaliere nero

Sonic e il Cavaliere Nero

Nel marzo 2009 fu il turno di Sonic e il cavaliere nero, esclusiva Wii e seguito ideale de Gli anelli segreti. Questa volta il nostro Sonic venne trasportato in un’ambientazione medievale. Scopo del gioco era salvare Re Artù, vittima di una maledizione che lo aveva trasformato nel perfido cavaliere nero.

Caratteristica principale del titolo fu il tentativo di valorizzare i sensori di movimento dei Wiimote: essi vennero utilizzati principalmente per replicare gli attacchi della spada di cui il nostro Sonic era dotato in quest’avventura.

Ahimè, anche in questo caso il titolo fu bellamente ignorato dal pubblico ed affossato dalla critica. Le maggiori critiche furono mosse al suo sistema di controllo, che risultava particolarmente disfunzionale ed impreciso.

Sonic Colors: il ritorno di fiamma

Colors: il ritorno di fiamma di Sonic in 3D
Colors si rivelò un ottimo gioco ed è tuttoggi apprezzato da molti.

Sonic Colors, uscito inizialmente per Nintendo Wii, vedeva il nostro riccio impegnato nel salvataggio dei simpatici Wisp. Si trattava di piccoli spettri colorati in grado di fondersi temporaneamente con Sonic per donargli incredibili abilità. Esse spaziavano dal volo alla capacità di scavare lunghe gallerie nel terreno fino al teletrasporto.

Il gioco aveva un ottimo comparto tecnico e un gameplay davvero piacevole e vario, sebbene a tratti piuttosto difficile. Il pubblico lo accolse in maniera decisamente positiva, al punto che nel 2021 verrà realizzata persino una remaster per Switch, PS4 e Xbox one.

Sonic Generations: generazioni a confronto

Generations: Controllare di nuovo il Sonic classico fu davvero divertente.

Sonic Generations invece nacque come opera celebrativa del ventesimo anniversario della serie. Il gioco sfrutta l’espediente narrativo dei poteri temporali del nuovo antagonista, il Time Eater. Sarà proprio Time Eater a causare l’incontro tra il Sonic moderno e la sua versione più giovane, Sonic classico.

Generations fu accolto positivamente dalla critica ed ottenne un successo commerciale anche maggiore rispetto a Colours. Una delle caratteristiche più apprezzate dei due titoli fu proprio l’alternanza tra livelli 3D e 2D – presente anche in Colours.

Questa meccanica andava ad accontentare sia i fan dei titoli storici di Sonic sia gli amanti dei plattform 3D; insomma, sembrava proprio che Sega avesse ritrovato la via smarrita. Purtroppo, come vedremo, le cose non andranno così.

Sonic Lost World: un’occasione mancata

Sonic Lost World: un’occasione mancata per il 3D
Lost World fu davvero una grande delusione per i fan.

Dopo una serie di semplici giochi per tablet e cellulari, nell’ottobre 2013 Sega pubblica Sonic Lost World, per Wii U e Nintendo 3DS. Il titolo, frutto della collaborazione diretta tra Sega e Nintendo, porta Sonic e il fido Tails ad esplorare le isole fluttuanti dell’Esamondo perduto. Il perfido Zavoc e i Sei nefasti fanno la loro apparizione come nuovi antagonisti del riccio blu.

Pur essendo piuttosto diverse tra loro, entrambe le versioni del gioco riproposero l’alternanza tra sezioni in 3D e altre a scorrimento orizzontale, anche nel medesimo stage. La struttura dei livelli prevedeva l’esplorazione di numerosi mondi sferici, in modo analogo a quanto visto in Super Mario Galaxy.

Il videogioco ottenne un’accoglienza molto fredd: a non convincere furono sia i nuovi nemici, considerati troppo anonimi e generici, sia la struttura stessa dei livelli, eccessivamente complessa e punitiva.

Il progetto Sonic Boom: un rilancio fallimentare

Il restyling grafico proposto da Sonic Boom non piacque praticamente a nessuno.

L’anno successivo Sega e Nintendo decisero di rendere Sonic protagonista di un ambizioso progetto: un vero e proprio reboot della serie. Questa idea avrebbe portato una nuova trama, nuove ambientazioni e un restyling grafico completo di tutti i personaggi.

Il progetto, denominato Sonic Boom, si concretizzò con l’uscita di due nuovi titoli, di una serie animata e persino di una collana a fumetti. Tra il novembre e il dicembre del 2014 uscirono Sonic Boom: L’ascesa di Lyrics e Sonic Boom: Frammenti di Cristallo, rispettivamente su Wii U e 3DS.

Entrambi i giochi riproposero la formula ad azione corale già vista in Heroes. I giocatori avevano la possibilità di controllare diversi personaggi oltre a Sonic, con l’opzione di passare da uno all’altro in qualsiasi momento. Le due opere scelsero di puntare su un gameplay più lento e ragionato, focalizzato su combattimenti ed enigmi piuttosto che sulla velocità.

Purtroppo, entrambi furono stroncati duramente dalla critica, soprattutto a causa dei numerosi bug che affliggevano il gameplay. In generale, i fan mostrarono di non gradire la serie Boom: la causa principale furono le nuove vesti grafiche dei protagonisti, che non seppero raccogliere il favore degli appassionati.

Insomma, ancora una volta, il progetto su cui Sega riversava le sue maggiori speranze; come avvenuto con Sonic 2006, si rivelò un totale fallimento.

Sonic Forces: un successo inatteso

Sonic Forces, nonostante le critiche, fu piuttosto apprezzato dai fan.

Sonic Forces del 2017 fu il nuovo episodio 3D della serie, che riprese il filo degli episodi precedenti, cancellando di fatto Boom.

In Forces, il giocatore aveva l’inedita possibilità di creare il proprio avatar per impersonare un membro della resistenza. L’obiettivo del personaggio era contrastare le azioni di conquista di Eggman, iniziate dopo l’apparente morte di Sonic.

Nel corso dell’avventura il giocatore poteva personalizzare – almeno in parte – il set di mosse e le abilità del proprio personaggio. Inoltre, i fan potevano acontrollare anche Sonic moderno e Sonic classico.

Purtroppo queste furono le uniche vere innovazioni del titolo; infatti, Forces restò saldamente legato alle strutture viste negli ultimi capitoli 3D della saga e all’ormai rodata alternanza tra stages in 2D e in 3D.

Nonostante un’accoglienza tiepida da parte degli addetti ai lavori, il gioco si rivelò inaspettatamente un buon successo commerciale.

Sonic Frontiers

Ed eccoci a Sonic Frontiers, l’ultima incarnazione di Sonic.

Come accennato ad inizio articolo, Sonic Frontiers non è certamente privo di bug e difettucci vari, ma sembra aver colpito positivamente i fan e la maggior parte della critica.

Il gameplay, che alterna fasi di esplorazione open world a classici livelli lineari in 3D con sezioni a scorrimento orizzontale, è finalmente riuscito a conciliare lo spirito e la giocabilità dei classici titoli del riccio blu con le aspettative dei moderni videogiocatori.

Anche le fasi di combattimento sono nel complesso ben realizzate e aggiungono quel pizzico di novità e varietà al gameplay. Solo il tempo ora potrà dirci se per il porcospino si apriranno davvero nuove frontiere nell’universo a tre dimensioni o se il suo percorso continuerà ad essere costellato di alti e bassi.

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Tecnologie

Rollback netcode: cos’è e perché è così importante

Chiunque abbia una certa familiarità col genere dei picchiaduro – abbiamo approfondito i migliori in questo articolo – ( si sarà certamente imbattuto nel rollback netcode. Di che cosa si tratta? Ve lo spieghiamo passo dopo passo, mostrandovi perchè sia una caratteristica ormai praticamente obbligatoria per ogni nuovo picchiaduro in arrivo sul mercato videoludico.

In un picchiaduro qualsiasi ritardo negli input può risultare fatale.

Un genere votato all’online

La componente online riveste nei picchiaduro un ruolo davvero di primo piano, forse ancor più che in ogni altro genere. Con la progressiva sparizione delle sale giochi e la diffusione sempre più massiva del gioco online, anche la classica modalità multigiocatore in locale ha progressivamente perso importanza.

Risulta dunque chiaro come la modalità online sia divenuta il cuore pulsante di ogni picchiaduro che si rispetti. Ancor più con la recente pandemia da COVID-19 a causa della quale anche numerosi eventi competitivi hanno dovuto giocoforza svolgersi a distanza.

I ritardi sono da sempre la spina nel fianco dei giocatori online

La lentezza della trasmissione

All’interno di una partita online elementi come il lag, i ritardi nell’esecuzione dei comandi e la bassa qualità della connessione di uno dei due giocatori possono incidere in maniera significativa sull’esito degli scontri. Nei picchiaduro il tempismo e la pronta risposta dei comandi sono più che fondamentali e qualunque tipo di delay può compromettere completamente l’esperienza dei giocatori.

Nel gioco online intervengono numerosi fattori che spesso vanno a rallentare l’invio e la ricezione dei pacchetti di rete, i quali contengono tutte le informazioni necessarie per giocare. Le tecniche di connessione tradizionali, come per esempio il peer to peer, gestiscono proprio i tempi di trasmissione di questi pacchetti. Ciò va inevitabilmente a creare una sensazione di lentezza nel gioco, causata dai ritardi nella trasmissione degli input dei giocatori. Spesso questi ritardi sono infinitesimali, ma sommandosi tutti insieme vanno a creare una situazione generale di ritardo e mancanza di fluidità.

L’ intuizione del rollback netcode

La tecnologia del rollback netcode ha l’enorme pregio di rendere il gioco estremamente fluido e veloce, creando l’illusione di una partita a latenza zero. Questa tecnologia infatti ricorre alla previsione degli input e all’esecuzione speculativa, inviando immediatamente i comandi dei giocatori al gioco.

Il rollback netcode sfrutta incredibili tecnologie di previsione e calcolo delle azioni del giocatore.

Come funziona?

Per comprendere meglio, prendiamo come esempio i siti di streaming. Mentre si guarda una serie sarà capitato a tutti di osservare come a volte l’immagine si blocchi. In questi casi, talvolta l’audio continua a essere riprodotto. Nel momento in cui le immagini tornano a scorrere, il video accelera per andare a sincronizzarsi di nuovo con l’audio.

In maniera simile, il rollback netcode, in caso di rallentamenti, cercherà di prevedere le mosse effettuate dal giocatore e le mostrerà immediatamente sullo schermo, in modo da non andare fuori sincro. Questa operazione sfrutta una complessa serie di calcoli ed algoritmi per mettere in atto un mix tra sincronizzazione e congettura, che ricorda quasi una profilazione, e va a cancellare qualsiasi ritardo.

Quando però funziona correttamente, gli effetti sul gioco sono quasi miracolosi e danno davvero ai due contendenti l’illusione di trovarsi a giocare davanti alla stessa macchina.

Prospettive future

Samurai Shodown è uno dei principali titoli ad aver aggiunto il supporto al Rollback Netcode.

Durante l’edizione 2022 dell’EVO, la più importante competizione mondiale dedicata ai picchiaduro, uno degli annunci principali ha riguardato proprio il rollback netcode; infatti, ben tre videogiochi, coi loro più recenti updates, hanno implementato il rollback netcode nelle loro modalità online: Dragonball Fighterz, Persona 4 Arena Ultimax e Samurai Shodown.

L’annuncio è stato accolto con grande gioia dai giocatori e sembra proprio che sempre più case produttrici si stiano convertendo alla tecnologia rollback. Restano tuttavia diversi titoli, anche molto famosi, come ad esempio Super Smash Bros Ultimate, che non hanno ancora annunciato il passaggio a questa nuova tecnologia.

Tuttavia gli incredibili benefici portati da questa tecnologia fanno supporre che nel tempo saranno sempre di più le case produttrici sceglieranno di affidarsi a rollback netcode, che sembre essere realmente il futuro dei picchiaduro.

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Editoriali Guide

Digimon Card Game: i migliori mazzi del meta

Dopo aver esaminato le regole e le meccaniche base di Digimon Card Game, in questo articolo ci addentriamo nel suo Meta, ovvero la conoscenza dei mazzi più forti e performanti del momento, presentando anche una panoramica degli archetipi basati sui colori delle carte.

I colori dell’arcobaleno

Come in molti altri TCG, primo fra tutti Magic, in Digimon le carte sono divise in base al loro colore.

Salvo rare eccezioni, ogni mazzo ha un solo colore dominante, sebbene negli ultimi tempi abbiano fatto la loro comparsa anche diversi mazzi multicolori. Il colore del mazzo determina le sue principali caratteristiche.

In modo simile a Magic, anche in Digimon cardgame avremo sei colori a disposizione.

Rosso

In Digimon Card Game, rosso è sinonimo di aggressività. Caratteristica comune di tutti i mazzi rossi è infatti la capacità di girare più carte dalla security avversaria con un solo attacco.

Questo crea una forte pressione, mettendoci in condizione di vincere la partita in pochi turni. Altra abilità caratteristica è piercing, che permette al Digimon attaccante di girare una security anche nel caso in cui il suo attacco venga rivolto contro un Digimon avversario (a patto naturalmente di riuscire a distruggerlo).

Le opzioni rosse inoltre spesso permettono di distruggere i pezzi avversari (anche più di uno alla volta), aumentando ulteriormente la potenza d’attacco di questi mazzi.

Blu

La parola d’ordine del colore blu è controllo. Numerosi effetti dei Digimon e delle opzioni blu infatti ci permettono di accrescere la nostra memoria (talvolta persino nel turno avversario), auqmando il nostro spazio di manovra e allo stesso tempo ponendo sempre l’avversario nella situazione di ritrovare i suoi piani scombinati.

I mazzi blu spesso hanno un draw power immenso (ovvero pescano molte carte extra) ed effetti offensivi molto insidiosi. Per esempio: posseggono la fastidiosa abilità di rimbalzare i Digimon in mano al loro proprietario o peggio, direttamente in fondo al mazzo.

Verde

Similmente al rosso, anche il verde è un colore prevalentemente offensivo.

I punti di forza dei mazzi sono: la capacità di riuscire a calare velocemente un alto numero di creature; evolvere molto rapidamente i propri Digimon.

Questo grazie ai costi di evoluzione molto bassi e all’abilità digisorption, che permette di evolvere gratuitamente il nostro Digimon; in questo caso, però, la nuova creatura entrerà in campo spossata.

I mazzi verdi, inoltre, sfruttano la possibilità di spossare i Digimon avversari, riuscendo a mantenere facilmente il vantaggio numerico sul terreno. Queste meccaniche, combinate al temibile piercing, rendono i mazzi verdi estremamente solidi e difficili da contrastare.

Ogni nuova espansione garantirà moltissimi nuovi mazzi

Giallo

La forza del colore giallo è da individuare nella sua incredibile capacità difensiva.

La caratteristica principale dei mazzi gialli sta nell’abilità recovery, che sposta le carte del mazzo direttamente nella zona security aumentando di conseguenza il numero di attacchi necessari all’avversario per vincere la partita.

Alcune carte gialle permettono persino di guardare le carte nella nostra security e riposizionarle a nostro piacimento.

Infine, è degna di nota la capacità delle carte gialle di andare ad azzerare i DP dei Digimon avversari, spedendoli nella pila degli scarti aggirando persino gli effetti in grado di proteggere dalla distruzione.

Viola

Punto di forza dei mazzi viola è l’enorme facilità nel distruggere i Digimon avversari. Le opzioni viola infatti hanno numerosissimi effetti in grado di decimare i pezzi dell’avversario, spesso anche a costi di memoria molto contenuti.

Tra le abilità più insidiose dei Digimon viola c’è da segnalare senz’altro retaliation. Grazie a questa abilità il nostro Digimon potrà distruggere qualsiasi Digimon nemico con cui combatterà, anche quelli con DP molto superiori.

Infine, viola gioca sfruttando la pila degli scarti, con abilità in grado di riportare in gioco i nostri Digimon eliminati o di sfruttare l’alto numero di carte scartate per innescare effetti davvero devastanti.

Nero

La meccanica dominante del colore nero consiste nel creare digimon con una linea evolutiva vastissima e, di conseguenza, con moltissimi effetti ereditari sotto di loro.

Questo porta alla messa in campo di un Digimon con un numero elevatissimo di effetti, in grado di fornire al suo possessore un enorme vantaggio nell’andamento della partita.

I mazzi neri inoltre possono contare sull’abilità dedigivolve, che fa scartare il Digimon di livello più alto della linea evolutiva dell’avversario, regrendendolo al livello precedente e talvolta causandone anche la distruzione.

Meccaniche speciali

In questa sezione andremo a discutere alcune meccaniche di gioco più specifiche, che hanno caratterizzato – o caratterizzano tuttora – il meta di Digimon Card Game Queste conoscenze sono utili per familiarizzare con alcuni degli aspetti più complessi e particolari del gioco.

Digimon Card Game presenta davvero un alto numero di meccaniche e strategie particolari.

Gli ibridi

Gli ibridi (Hybrids in inglese) sono una tipologia di carte Digimon accomunate da una caratteristica peculiare. Tutti i livelli 4 ibridi possono infatti digievolvere direttamente da una carta Tamer (come avveniva nella serie Digimon Frontier).

Questa particolarità li rende pericolosissimi; infatti, se la carta tamer si trova sul terreno dall’inizio del turno, il nostro mostriciattolo ha la facoltà di attaccare immediatamente dopo aver digievoluto.

L’espansione BT7 ha visto il dominio assoluto dei mazzi basati sugli ibridi, in virtù della loro grande versatilità, velocità ed imprevedibilità. Oggi, pur non essendo più dominanti nell’attuale meta di Digimon Card Game come in passato, restano carte molto importanti e possono facilmente fare la differenza tra vittoria e sconfitta.

Evoluzione DNA

L’evoluzione DNA (o Jogress in giapponese) ci permette di “fondere” insieme due dei nostri Digimon per dare origine ad una nuova e più potente creatura. Questa evoluzione permette notevoli vantaggi.

Il nuovo Digimon entra in campo a costo zero (donandoci comunque la sua pescata per la digievoluzione). Anche nel caso in cui i due Digimon originali fossero spossati, il nuovo mostro entra in campo recuperato.

Questa meccanica è stata introdotta dallo Starter Deck numero 9, dedicato ad Imperialdramon. Sebbene non siano ancora molti a mazzi a sfruttare la digievoluzione DNA, essa ha mostrato enormi potenzialità e non stupirebbe affatto se tornasse presto alla ribalta con nuovi e potentissime combinazioni anche nell’attuale meta di Digimon Card Game.

Gli X Antibody

X Antibody, oltre ad essere il nome di una carta opzione, è anche il nome di un intero archetipo di carte Digimon.

Saliti alla ribalta con l’espansione BT-9, queste carte hanno la caratteristica di evolvere a costi bassissimi (a volte anche nulli) da Digimon che condividano il loro nome.

Questo peculiarità permette la creazione di “pile” evolutive molto lunghe e consistenti, che forniscono un alto numero di effetti “ereditati”, di solito molto forti e in grado di proteggere il nostro Digimon dalle carte nemiche.

Fin dalla loro prima comparsa gli X Antibody si sono imposti nel meta di Digimon Card Game, andando a modificare in modo significativo lo stile di diversi mazzi.

Fino a BT-9 i giocatori tendevano a privilegiare la presenza di vari Digimon sul campo. Grazie agli X antibody, invece, la priorità è diventata evolvere fin dall’area di breeding il nostro Digimon.

Questo porta a mettere in campo una creatura terrificante, dotata di una linea evolutiva lunghissima e di numerosissimi effetti, in grado di renderlo estremamente difficile da eliminare e di decimare facilmente le forze nemiche.

I mazzi del momento

Per concludere, esaminiamo alcuni dei mazzi che hanno caratterizzato le ultime fasi del’attuale meta di Digimon Card Game. Molti di questi mazzi hanno vinto o quantomeno dominato gli ultimi grandi eventi legati al gioco competitivo.

Prima di cominciare, è importante precisare come il gioco sia in evoluzione costante, di conseguenza alcuni di questi mazzi potrebbero non essere più così performanti già dalle prossime settimane. Tuttavia resta interessante analizzarli per accrescere la conoscenza delle dinamiche e dell’evoluzione del gioco.

Alphamon

Alphamon è probabilmente il mazzo più completo e performante del’attuale meta di Digimon Card game.

Grazie al basso costo delle sue evoluzioni e al numero davvero incredibile di effetti che riesce ad accumulare nella breeding zone, Alphamon è facilmente in grado di decimare i Digimon avversari e allo stesso tempo di azzerare le carte nell’area security in brevissimo tempo.

Come se non bastasse, praticamente tutte le carte del mazzo hanno X antybody tra i loro tratti, creando fortissime sinergie con molte altre carte dell’espansione bt9, dedicata proprio a questo archetipo (il tamer Cool Boy su tutte).

Grande punto di forza del mazzo sono anche i suoi numerosi Tamers, in grado di dare ad Alphamon un ulteriore sprint verso la vittoria.

Il primo cavaliere reale in tutto il suo splendore.

Metalgarurumon-X antybody

Per molti giocatori, il mazzo più forte in assoluto è Metalgarurumon-X Antybody. Non a caso ha riportato anche vittorie importanti negli ultimi regionali italiani, svoltisi a Parma e Malpensa Fiera.

La forza principale di questo mazzo sta nella sua incredibile velocità, che consente al giocatore di iniziare ad attaccare già dopo aver raggiunto il livello 5 correndo pochissimi rischi grazie alle abilità difensive dei Garurumon X.

In più, come ogni mazzo blu che si rispetti, anche questo permette di pescare moltissime carte e offre un alto numero di fastidiose opzioni in grado di inceppare facilmente le offensive nemiche.

Infine, anche in questo caso i costi di evoluzione saranno molto contenuti, permettendo di schierare in breve tempo un gran  numero di pericolosi Digimon dotati di numerosi e letali effetti.

Metalgarurumon è il sovrano dei mazzi veloci ed aggressivi

Grandis Kuwagamon

Pur non avendo la stessa stabilità e varietà di altri mazzi dell’attuale meta di Digimon Card Game, Grandis possiede una forza offensiva impareggiabile.

Grandis Kuwagamon è facilmente in grado di chiudere ogni partita in pochissimi turni grazie alla: combinazione di un numero elevatissimo di security attack +1 (abilità che consente di girare una carta security aggiuntiva dopo ogni attacco); capacità di spossare i digimon avversari; abilità piercing.

Di contro, per poter attuare la sua strategia il mazzo avrà bisogno giocoforza di vedere le sue carte principali, data la mancanza di strategie alternative davvero valide; di conseguenza, una serie di pescate sfortunate potrebbero costare davvero caro al giocatore.

Le sfide a Digimon TCG spesso saranno una vera partita a scacchi

Wargreymon X Antybody

Anche il mazzo Wargreymon X Antybody fa della velocità e della potenza offensiva il suo punto di forza, in virtù dell’enorme potenza d’attacco dei suoi Digimon e della presenza di numerosi bonus Security attack +1.

In più, sia Wargreymon che la pericolosa opzione Delicate Plan rendono inefficaci le opzioni nell’area Security dell’avversario, permettendo di chiudere la partita con pochissimi attacchi.

Come se non bastasse, Wargreymon X ha l’abilità di accrescere la memoria del giocatore attraverso le security scartate, rendendo ancora più semplice infliggere il colpo di grazia.

Lo scarso numero di opzioni presenti nel mazzo non consente però al giocatore una buona fase difensiva.

Il temibile Wargreymon anche nel gioco di carte avrà una potenza offensiva enorme

D-reaper

Tra i mazzi analizzati, D-reaper è forse il più particolare. La nostra carta migliore, D-reaper Mother, esce infatti direttamente dall’area Breeding.

Compito del giocatore sarà andare a potenziare Mother attraverso i Searcher (non c’è limite al numero di copie di questa carta nel mazzo) che permettono di giocare gratuitamente il terribile Reaper, in grado di chiudere la partita in un singolo turno.

Il mazzo ha anche un incredibile potere difensivo, in virtù di un gran numero di creature in grado di attivare i loro effetti direttamente dalla security una volta girati dall’avversario.

Se tuttavia la strategia dovesse per qualsiasi motivo fallire, questo comporta quasi inevitabilmente la sconfitta, avendo il mazzo pochissime alternative offensive.

Il mazzo D reaper è croce e delizia per molti giocatori

Security Control

Mazzo che combina i colori giallo e viola in strategie estremamente insidiose e “snervanti”.

Questi mazzi, presenti nel gioco in un gran numero di varianti, sfruttano gli effetti recovery, in grado di andare a “rigenerare” la security inserendo al suo interno le carte del mazzo, talvolta persino scegliendole.

Oltre a questo, i mazzi Security Control giocano un gran numero di opzioni in grado: di azzerare i DP dei Digimon avversari; di riportare dagli scarti le proprie creature; di mandare i Digimon nemici direttamente nella security avversaria, aggirando qualsiasi effetto protettivo.

Altra caratteristica di Security control è l’altissimo numero di Tamers, i quali, soprattutto nelle fasi avanzate della partita, finiscono col fornire al giocatore vantaggi davvero enormi.

Unica pecca di questi mazzi è la loro lentezza iniziale, che permette a mazzi veloci ed aggressivi di andare a decimarli, prima che siano anche solo in grado di abbozzare una risposta.

Le meccaniche evolutive saranno la chiave per la vittoria in quasi tutti i mazzi.

Imperialdramon

E terminiamo con una vecchia gloria: Imperialdramon, che ha come base un semplice structure deck, in grado di imporsi grazie alla sua incredibile velocità e forza d’attacco.

Il mazzo di Imperialdramon è uno dei pochi a sfruttare a pieno la meccanica dna evolution, che consente una serie di evoluzioni a costo zero e, di conseguenza, consente al giocatore di sferrare una lunghissima serie di attacchi.

Imperialdramon sfrutta inoltre la meccanica jamming, che permette ai Digimon di sopravvivere alle battaglie in security con Digimon più potenti di loro. Infine, essendo sia verde che blu, il mazzo imperialdramon ha accesso ad un alto numero di opzioni che gli forniscono una stabilità notevole.

Pur non essendo più performante come al momento dell’uscita, questo mazzo resta una validissima alternativa, anche in virtù dei suoi prezzo molto ridotto rispetto ad altri mazzi del formato.

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Editoriali

Digimon Card Game: storia e basi del nuovo gioco di carte collezionabili

Ah, Digimon! Sebbene i mostriciattoli Bandai Namco non siano mai riusciti ad eguagliare la popolarità dei loro “cugini” Pokèmon, è indubbio come anch’essi siano stati in grado di crearsi una solida fanbase, soprattutto in Giappone. E così, al secondo tentativo, Digimon Card Game è diventato il gioco di carte collezionabili interessante e coinvolgente che gli appassionati aspettavano.

Scopo di questo articolo sarà fornire una guida sulle caratteristiche principali e sulle regole del gioco, in modo da aiutare i potenziali nuovi giocatori ad orientarsi nel fantastico mondo dei Digimon.

Le origini

Nati come versione alternativa dei famosi Tamagotchi nel 1997, i Digimon raggiunsero la popolarità nel 1999 grazie alla loro prima serie animata, Digimon Adventure. La serie ottenne un ottimo successo e fu la prima di ben 10 stagioni, l’ultima delle quali, Digimon Ghost Game, è tuttora in svolgimento.

Il successo dell’anime consentì all’universo dei Digimon di espandersi in una lunga serie di altri media, tra cui manga, videogiochi e un gran numero di merchandising di ogni genere.

Tra tutti questi media non potevano certo mancare le carte collezionabili. Digital monster card game vide la luce nel 1999 e fu distribuito in tutto il mondo, Italia compresa. Tuttavia, lo scarso successo del gioco portò ben presto al suo abbandono, dopo l’uscita di una sola espansione. Nonostante tutto, però il franchise di Digimon riuscì ad imporsi come presenza costante, soprattutto in Giappone, creando una solidissima fanbase pronta a sostenere sempre e comunque gli amati mostri digitali.

Buona la seconda!

Nel 2020, in concomitanza col lancio della nuova serie anime, remake dell’originale Digimon Adventure, Bandai ha deciso di riprovarci, lanciando in tutto il mondo Digimon Card Game, un gioco totalmente nuovo e all’avanguardia.

Questa volta, nonostante la pandemia da Covid-19, il successo del gioco è stato davvero notevole, permettendogli di guadagnarsi un posto nella top ten dei cardgame più venduti, accanto a brand storici come Magic, Yu Gi Oh e Pokèmon .

La ragione di questo successo, oltre che nell’affetto dei fan per i Digimon, è da ricercare nelle meccaniche del gioco. Esse infatti riescono ad essere intuitive e allo stesso tempo a permettere un numero enorme di strategie e stili differenti.

Anche la bellezza delle Artwork (le immagini sulle carte), quasi sempre davvero ispirate e accattivanti, ha avuto un ruolo importante nella buona ricezione del gioco.

Come giocare

Tipologia di carte

Digimon Card Game: tipologie di carte

In Digimon Card Game, il mazzo di ogni giocatore sarà composto da 50 carte, né una di più né una di meno. Il giocatore potrà inserire al massimo 4 copie della stessa carta (a meno di particolari eccezioni).

All’inizio della partita, le prime cinque carte del mazzo verranno poste in una pila separata, andando a formare la cosiddetta security. Scopo del gioco sarà riuscire ad esaurire la security del nostro avversario e riuscire ad attaccarlo direttamente. Come farlo? Ma, naturalmente, grazie ai nostri cari Digimon! Il nostro mazzo infatti sarà composto da tre tipologie differenti di carte: carte Digimon, carte tamer e carte opzioni.

Le carte Digimon saranno quelle maggiormenti presenti all’interno del mazzo. Ognuna di esse avrà un livello (di solito da 3 a 7), un costo, i suoi punti di attacco e un costo di evoluzione (ci torneremo tra poco). Naturalmente, molti Digimon saranno anche dotati di effetti, scritti all’interno del corpo della carta e infine di effetti “ereditari” (abbiate pazienza!), situati nella parte inferiore della carta.

La carte opzione sono l’equivalente delle magie di magic e Yu-Gi-Oh! Hanno normalmente costi abbastanza elevati ed effetti di ogni genere, spesso in grado di ribaltare l’esito delle varie sfide. Per poterle giocare, però, sarà necessario controllare un Digimon o un tamer del medesimo colore (o dei medesimi colori) dell’opzione che andremo a calare.

I tamer, infine, una volta messi in gioco, rimarranno nel nostro terreno fino alla fine della partita. Sono dotati di utilissimi effetti continui in grado di dare una grossa mano al giocatore nell’impostazione delle sue strategie. Talvolta sono anche dotati di effetti “in entrata”, che scatteranno nel momento in cui il nostro tamer toccherà il terreno. La caratteristica che rende queste carte davvero insidiose è il fatto che entreranno in gioco anche nel momento in cui il nostro avversario le girerà attaccando la nostra pila delle security, ignorando persino il costo.

Costi e memorie

Digimon Card Game: le carte Digimon

Abbiamo più volte menzionato il costo delle carte. Come sarà possibile per  il giocatore pagare quello che andrà a giocare? Grazie ad una delle meccaniche più innovative di questo gioco, ovvero la barra della memoria.

All’ avvio della partita, il primo giocatore inizierà con 0 memorie. Ogni carta da lui giocata andrà a fornire memorie all’avversario e viceversa. Il turno di ogni giocatore terminerà nel momento in cui le sue memorie andranno in negativo.

Se per esempio il primo giocatore giocasse una carta dal costo di due memorie, il secondo inizierebbe il suo turno con a disposizione, appunto, due memorie. Giocando una carta a costo 3, terminerebbe il suo turno lasciando il primo giocatore con solo una memoria a disposizione.

È dunque possibile giocare da subito Digimon molto potenti, ma questo comporterà un alto dispendio di memorie, cosa che consentirà all’avversario di giocare numerose carte ed impostare la sua strategia.

È dunque evidente come la gestione della memoria a disposizione sia uno dei concetti chiave per la buona riuscita di qualunque strategia del gioco. A questo proposito, i tamer hanno spesso tra i loro effetti il settare la memoria iniziale del giocatore a tre, fornendo un vantaggio davvero notevole.

Evoluzioni e Breeding

Ma come riuscire a mantenere la nostra memoria e allo stesso tempo giocare i nostri mostri più potenti in Digimon Card Game? Ma naturalmente grazie al marchio di fabbrica dei Digimon: la digievoluzione (o evoluzione, in originale).

A partire dal livello 3, infatti, ogni Digimon presenterà, oltre al suo costo di gioco, anche un costo di evoluzione. Sarà possibile evolvere la nostra creatura semplicemente posizionando un Digimon di un livello superiore e del medesimo colore sopra al Digimon che abbiamo in gioco. I Digimon di livello 3 evolvono dai livelli 2, i livello 4 dai livello 3 e così via. L’evoluzione avverrà pagando un costo decisamente inferiore rispetto al normale costo di gioco.

Per dare un’idea, i Digimon di livello 6 hanno di solito costi di gioco altissimi (quasi sempre intorno alle 10 memorie) mentre evolvendoli da un livello 5 li pagheremo tra le 2 e le 4 memorie.

Non sarà necessario invece, come accade in Pokèmon, rispettare le linee evolutive di cartone ed anime. Ogni Digimon può evolvere in moltissime forme diverse, purché esse siano del medesimo colore e rispettino la scala dei livelli.

Come se non bastasse, il nostro Digimon erediterà anche le abilità del Digimon da cui evolerà. Ricordate l’area situata nella parte bassa delle nostre carte? Si tratta precisamente delle abilità “ereditate”, ovvero quelle che guadagnerà il nostro Digimon una volta evoluto, che andranno a rendere la nostra creatura ancora più pericolosa. Come ulteriore incentivo, ogni volta che eseguiremo un’evoluzione pescheremo gratuitamente una carta, azione quasi sempre vantaggiosa in un card game.

All’interno di questa meccanica riveste un ruolo fondamentale la cosiddetta “Area Breeding”. Oltre alla 50 carte del mazzo, infatti, il giocatore potrà disporre di un mazzo supllementare, formato da un massimo di 5 carte. Questo mazzo ospiterà i nostri Digimon di livello 2.

Questi teneri cucciolotti saranno impossibilitati a combattere e persino ad essere schierati in campo, ma saranno un’ottima base per dare il via alla nostra “scaletta” evolutiva. I Digimon di livello 3 infatti quasi sempre possono evolvere da un livello 2 gratuitamente, permettendo una pescata gratuita.

All’inizio di ogni turno di Digimon Card Game avremo la possibilità di spostare il nostro Digimon dalla zona breeding al terreno di gioco, senza alcun costo. Starà ancora una volta al giocatore decidere se gettare il suo Digimon nella mischia il prima possibile o se invece tenerlo al sicuro fino al raggiungimento del suo massimo potenziale (i Digimon nella zona breeding infatti non possono essere attaccati né bersagliati da alcun effetto).

Le battaglie

Digimon Card Game: booster pack

E veniamo al cuore del nostro gioco, ovvero le battaglie. Come abbiamo già accennato ad inizio articolo, infatti, scopo del gioco è riuscire ad attaccare direttamente il nostro avversario con uno dei nostri Digimon.

Tuttavia, un Digimon appena giocato non ha facoltà di attaccare (a meno di abilità specifiche), ma dovrà attendere un turno per poterlo fare. Se invece evolveremo la nostra creatura potremo attaccare subito, a patto che il nostro Digimon si trovasse già nel terreno all’inizio del turno. Infine, i Digimon che vengono spostati dalla zona breeding possono attaccare subito in qualsiasi caso.

Al momento delle dichiarazione di attacco, i nostri Digimon verranno “spossati” (la carta verrà cioè girata orizzontalmente) e potranno riprendersi solo all’inizio del turno successivo. Non sarà possibile attaccare Digimon recuperati (cioè in piedi), mentre potremo tranquillamente rivolgere i nostri attacchi contro Digimon spossati (sarà quindi importante non esporci troppo ai contrattacchi avversari).

Non sarà invece possibile al giocatore che subisce un attacco difendersi coi suoi Digimon, a meno che essi dispongano di una specifica abilità, detta blocker, che consente ai nostri mostri di intercettare gli attacchi avversari. In caso di una battaglia tra Digimon, a prevalere sarà naturalmente quello coi DP più altri, mentre il perdente verrà posto in un apposito mazzo detto pila degli scarti.

Uno dei momenti decisivi della partita sarà quando i giocatori inizieranno ad attaccare le rispettive aree security.  Ad ogni attacco infatti la prima carta della pila delle security verrà rivelata. In questo caso avremo tre possibilità.

Nel caso di un Digimon, la carta verrà scartata, ma avverrà comunque la battaglia tra il Digimon attaccante e quello rivelato. Se i DP del digimon in security superano quelli dell’attaccante, anche quest’ultimo verrà distrutto.

Nell’eventualità di un tamer, esso verrà giocato gratuitamente, attivando tutti i suoi effetti. Infine, se verrà rivelata un’opzione, essa attiverà i suoi effetti automaticamente.

È dunque evidente come la composizione della security andrà ad influenzare pesantemente l’esito della partita, creando sempre situazioni di forte imprevedibilità.

Una volta che un giocatore avrà esaurito le sue security, un ulteriore attacco determinerà la sua sconfitta, sebbene sia possibile perdere anche esaurendo le carte nel proprio mazzo.

Supporto e prospettive

Come per altri card game, Konami ha fornito a Digimon Card Game un apparato estremamente ben organizzato. Atraverso il sito ufficiale del gioco, (munito anche di app dedicata) sarà infatti possibile ad ogni giocatore verificare i prodotti in uscita, consultare l’intero database delle carte e cercare i luoghi in cui partecipare ai tornei ufficiali.

Ogni giocatore potrà anche creare il suo account, attraverso il quale creare le proprie liste per i deck ed iscriversi agli eventi più importanti, durante i quali, sempre tramite app, sarà possibile ricevere in tempo reale gli abbinamenti e i risultati.

In questi primi anni di vita del gioco, l’impressione generale è che Bandai Namco creda molto in questo progetto e abbia riversato su esse molto impegno ed energie. Il pubblico, dal canto suo, ha finora reagito molto bene, portando ad ottime vendite del prodotto e ad una più che buona partecipazione agli eventi organizzati, sebbene molti di essi abbiano dovuto giofocoforza svolgersi a distanza tramite webcam.

Solo il tempo ci dirà se Digimin Card Game si rivelerà un fuoco di paglia o se i mostri digitali, forti dell’affetto incondizionato dei loro fan riusciranno a divenire una presenza fissa nel panorama dei giochi di carte collezionabili. E voi che farete? Darete una chance ai Digimon e al loro nuovo gioco?

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Super Smash Bros Ultimate: i segreti del gioco competitivo

Se c’è un prodotto recente che più di ogni altro ha saputo riportare l’attenzione dei videogiocatori verso il genere dei picchiaduro, questo è senza dubbio Super Smash Bros Ultimate: il titolo Nintendo, forte di un roster praticamente sconfinato, di un gameplay a prima vista semplice, accessibile e competitivo, e di un numero spropositato di modalità di gioco, è riuscito ad imporsi in modo deciso sul mercato, ottenendo un enorme successo di pubblico e critica.

In questo articolo andremo ad analizzare il competitivo di Super Smash Bros Ultimate spiegando: quali sono i concetti chiave e le principali tecniche da padroneggiare per imparare a farsi strada all’interno della natura più “professionale” di questo gioco; chi sono i numerosi personaggi del roster, in modo da fornire una piccola guida per chi volesse iniziarsi all’arte dei combattimenti smash.

Un party game particolare…

Un esempio di quanto smash possa essere caotico.

Come già spiegato nel nostro articolo sui migliori picchiaduro del 2022, Ultimate come i suoi predecessori mostra una duplice natura. Da un lato, infatti, il gioco si presenta come una sorta di party game, dall’altro alla base di tutto ci sono “mazzate”, con battaglie di gruppo all’interno delle quali intervengono molteplici fattori, spesso randomici.

Tra questi, i principali sono l’apparizione casuale degli oggetti (alcuni, come il martello di Mario, in grado di eliminare un avversario in pochissimi colpi) e le caratteristiche peculiari dei vari stage, che presentano trappole, ribaltamenti di prospettiva e veri e propri sconvolgimenti del campo di battaglia (ponti che crollano, colate di lava ecc…).

È chiaro come, con simili variabili in gioco, l’abilità del giocatore rischi di venire spesso condizionata dalla sfortuna, il tutto a favore di uno stile di gioco caotico e “folle” che permetta anche ai meno abili ed esperti di avere sempre almeno una chance di vittoria.

Super Smash Bros: anima di un picchiaduro competitivo

Super Smash Bros Ultimate: match competitivo

Tuttavia, Smash Bros nasconde anche un’anima da vero e proprio picchiaduro, in grado di soddisfare anche gli amanti delle sfide più complicate. Sebbene questa caratteristica non sia stata inserita in Ultimate, il capitolo precedente uscito per WII U e Nintendo 3ds permetteva, all’interno del comparto online, di scegliere tra modalità casual o competitiva.

Quest’ultima scelta proponeva incontri con lo stesso set di regole tipico dei tornei ufficiali, ovvero scontri 1vs1 o 2vs2 con un limite di vite (di solito 3), assenza quasi totale di oggetti, utilizzo di stage dalle dimensioni ristrette e senza alcun ostacolo al loro interno.

Provato in questa maniera, Super Smash Bros Ultimate cambia completamente pelle e diviene molto più simile ad un vero gioco competitivo.

Cominciare dalle basi

Super Smash Bros Ultimate: allenarsi per il competitivo
ecco il training stage, la palestra per ogni vero pro di Smash.

I movimenti base

Come in qualsiasi altro gioco di questo genere, il punto di partenza sarà padroneggiare i movimenti base: spostamenti, corsa, schivate e soprattutto i salti andranno provati e riprovati fino allo sfinimento. L’obiettivo primario di Smash, infatti, pur fra moltissime varianti, resta quello di non cadere dallo stage. È dunque evidente come avere un buon controllo sul proprio personaggio eviti cadute e altri errori banali che andrebbero letteralmente a regalare la vittoria all’avversario. Inoltre comandi come la parata e le schivate, poco usate negli scontri amichevoli, dovranno essere approfonditi in maniera importante, poiché risultano basilari per fronteggiare qualunque avversario dotato di una certa esperienza.

Naturalmente, ogni personaggio possiede un peso, delle dimensioni e una rapidità di movimento unici (o quasi), di conseguenza sarà fondamentale imparare anzitutto i movimenti di quei personaggi che si è deciso di provare e sulla quale puntare.

Mosse, mosse e ancora mosse

Una volta padroneggiati i comandi di base, occorrerà fare la stessa cosa col set di mosse dei personaggi. Sebbene infatti in Smash i pulsanti di attacco siano solamente due (uno per gli attacchi e l’altro per le mosse speciali) essi andranno a combinarsi con le varie direzioni dello stick analogico dando vita ad un parco mosse che, pur non essendo elevato come in altri picchiaduro (ad esempio Tekken) resta comunque piuttosto ampio. Oltre ad imparare tutti questi attacchi e riuscire a valorizzarli nel modo giusto, il giocatore dovrà anche imparare a concatenarli. Nonostante infatti in Smash non siano presenti delle vere e proprie combo, ogni personaggio dispone di alcune sequenze di attacco che, se messe in sequenza in una determinata maniera, non consentono all’avversario di interromperle (le cosiddette true combo). Inseriamo qui un breve video esplicativo.

Tuttavia, occorre non commettere l’errore di focalizzarsi troppo su queste sequenze: il giocatore potrebbe essere tentato di cercare forzatamente queste sequenze perdendo di vista l’andamento dello scontro e, cosa più importante, la naturalezza dei suoi spostamenti.

Conoscere il proprio avversario

Una volta padroneggiate tutte le tecniche del nostro personaggio resterà l’ultimo scoglio da superare, forse il più duro: l’apprendimento dell’intero parco mosse del titolo, in modo da essere in grado di conoscere punti di forza e debolezze del nostro avversario e saper impostare velocemente una strategia per contrastarlo.

Questa è naturalmente la parte più complessa di ogni picchiaduro, ancor più in un titolo come Super Smash Bros Ultimate con il suo numeroso roster ma è anche la chiave per riuscire ad essere competitivo ed elevare il proprio gioco per ottenere un livello di gioco davvero superiore.

Select your character!

Parlando di roster, troviamo personaggi di ogni genere, provenienti dai titoli più disparati, e non solo Nintendo. Individuare in Super Smash Bros Ultimate almeno un paio di character preferiti sarà un passo davvero fondamentale per il percorso del giocatore all’interno del titolo. Per aiutare i lettori a orientarsi, presentiamo ora una lista delle principali categorie in cui questi personaggi sono divisi, in modo da facilitare ad ognuno la scelta del proprio main.

Personaggi bilanciati

Sono validi sia nel combattimento ravvicinato che a distanza. Posseggono inoltre un buon bilanciamento tra velocità e forza d’attacco. Sono particolarmente indicati per i giocatori alle prime armi, poiché, pur non eccedendo in nulla, non hanno particolari debolezze. In questa categoria includiamo Mario, Yoshi, Ken, l’allenatore Pokémon, Samus Tuta zero, Sephiroth, Dr. Mario, Palutena, Little Mac Sora, Shulk e il Fighter Mii.

Personaggi oppressivi

Si tratta di lottatori estremamente veloci, capaci di combinazioni ed attacchi rapidissimi che li rendono pericolosi nel combattimento ravvicinato. Sono inoltri formidabili nelle combo e nel mettere sotto continua pressione l’avversario. Compensano di solito con una bassa resistenza ai colpi e ai lanci. Includiamo in questa categoria Fox, Falco, Wolf, Sheik, Pikachu, Daisy, Peach, Pichu, Jocker Diddy Kong.

Personaggi “mordi e fuggi”

Sono anche in questo caso personaggi rapidi, dotati di un attacco molto potente, sia a corto sia a medio raggio, ma di una bassa difesa. La chiave dunque sarà portare rapidi attacchi ed essere altrettanto veloci a portarsi in una zona sicura. Possiamo includere King Dedede, l’allenatore Wii Fit, Peach, Wario, Sonic, il ragazzo Inkling, Bayonetta, Sonic, Pit e Jigglypuff.

Grappler

Come intuibile, si tratta di personaggi estremamente forti, in grado di sfruttare le prese per lanciare facilmente gli avversari a lunga distanza e causare ingenti danni. Questi punti di forza sono compensati con velocità ridotte e, talvolta, con dimensioni notevoli che li rendono facili bersagli. Includiamo in questa categoria Bowser, Ganondorf, Donkey Kong, Incineroar, Ridley, Nes, Luigi e gli Ice Climbers.

Personaggi a medio raggio

Molto simili ai bilanciati. La differenza sta nel fatto che in questo caso danno il loro meglio combattendo a media distanza, grazie alla lunga gittata dei loro attacchi base e alla forza delle loro mosse speciali. Il rovescio della medaglia è un set di autocombo e true combo più limitato e meno efficace a corto raggio. Di questo gruppo fanno parte Cloud, Lucario, Banjo e Kazooie, Lucas, capitan Falcon e Mr. Game and Watch.

Combattenti a terra

Questi lottatori danno il loro meglio nel combattimento a terra. Dispongono infatti di un set di attacchi estremamente potenti e veloci, in grado di mettere in crisi gli avversari che si vengano a trovare nel loro raggio d’azione. Non hanno combo particolarmente efficaci, ma compensano con l’enorme forza dei loro attacchi. Naturalmente, il loro punto debole è il combattimento aereo, in cui sono più vulnerabili a causa della poca mobilità. Fanno parte di questa categoria Terry, Roy, Ryu, Metaknight, l’eroe di Dragon Quest, Ike, Kirby, Little Mac e Steve.

Gli zoner

Controllo è la parola d’ordine di questi personaggi. Sono infatti dotati di un raggio d’azione molto vasto e di diverse mosse speciali a lunga distanza. Con questi lottatori la strategia consiste nel riuscire a tenersi sempre in una zona vantaggiosa tempestando di colpi l’avversario, in modo da riuscire a trovarsi sempre in una posizione di forza e impedendo all’avversario di esercitare pressione. Esempi perfetti sono Marth, Zelda, Samus, Olimar, Megaman, il Mii Gunner Mewtwo e Rob.

Le testuggini

Molto simili agli zoner ma con una strategia ancora più improntata sui proiettili e gli attacchi a distanza. La forza difensiva e il peso elevato di questi personaggi li rende difficili da spingere e danneggiare, dando loro ancora maggiori chance di causare danni ingenti grazie agli attacchi a distanza per poi infliggere il colpo di grazia. La maggiore debolezza di questi personaggi è la loro bassa mobilità, che li rende molto vulnerabili nel combattimento ravvicinato. Inseriamo in questo gruppo Link, Link bambino, Link cartone, Corrin, Byleth, abitante, lo Swordman Mii e il duo Duck Hunt.

Gli intrappolatori

Si tratta di personaggi piuttosto avanzati e non semplici da padroneggiare. Il loro punto di forza sta infatti nell’essere in grado di cogliere completamente alla sprovvista gli avversari creando vere e proprie trappole. Riescono a fare ciò attraverso le loro mosse speciali, che consistono in contrattacchi potentissimi o in tecniche particolari, come teletrasporti, proiettili manovrabili, esplosivi innescabili a comando e altre insidie simili. La vera sfida è comprendere le potenzialità di ognuno di questi attacchi speciali e riuscire ad usarli per incastrare l’avversario, bloccando le sue offensive e contrattaccando quando meno se lo aspetta. Fanno parte di questo gruppo Snake, Rosalinda, King K. Rool, Daraen, Bowser Jr., Simon e Richter Belmont, Pianta Piranha e Fuffy.

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I migliori picchiaduro del 2022

Ah, i picchiaduro! Certamente oggi quello dei beat-them-up non è il genere videoludico più popolare né quello maggiormente al centro dell’attenzione di pubblico e critica. Tuttavia, se con un bel tuffo nel passato ci spostassimo negli ormai lontani anni novanta, troveremmo una situazione ben diversa. In quegli anni, infatti, i picchiaduro, in particolare quelli 1vs1, erano i dominatori incontrastati nel settore, sia per quanto riguarda le console casalinghe sia all’interno delle mai troppo compiante sale giochi. In esse infatti ogni giorno plotoni interi di ragazzi (e non solo) erano pronti a darsi battaglia in sfide all’ultimo sangue ai vari Street Fighter, Mortal Kombat, Fatal Fury e compagnia cantante. Un esempio emblematico di questa situazione era il Neo-Geo, la famosa console SNK, il cui parco titoli era formato praticamente per il 70% da picchiaduro.

Un esempio di sala arcade anni 90, culla del genere dei picchiaduro

Un genere per pochi

Oggi, come già detto poc’anzi, la situazione è molto cambiata. L’enorme diffusione dei giochi mobile e la predilezione dei videogiocatori per altri generi ha relegato i picchiaduro a genere riservato solo agli appassionati. Una delle ragioni di questa situazione è sicuramente da ricercarsi nell’intrinseca difficoltà del genere. Certo, chiunque può prendere in mano un pad e tentare di farsi valere pigiando i tasti alla bell’e meglio. Tuttavia, imparare a giocare in modo corretto ed efficace a un qualsiasi gioco di questo genere richiede tempo, pazienza e allenamento. E non tutti i giocatori sono disposti a sottoporsi a queste condizioni.

Tuttavia proprio la complessità e la profondità di questo genere gli ha permesso di assumere un ruolo di primo piano all’interno del mondo degli esports.

EVO 2022, il più grande torneo di picchiaduro al mondo

Sono numerosissimi infatti i tornei e le manifestazioni, interamente dedicati ai picchiaduro, primo tra tutti il famoso EVO, torneo di livello mondiale che ogni anno ospita i migliori giocatori da tutto il mondo pronti a darsi battaglia coi più famosi picchiaduro sulla piazza.

Ma quali sono oggi i migliori titoli legati al genere Beat them up? È proprio quello che scopriremo all’interno di questo articolo, con una panoramica dei titoli più importanti e famosi del momento. Cercheremo di mostrare cosa caratterizza maggiormente ognuno di questi giochi, in modo da renderci conto di quanto vasto e frastagliato sia il mondo dei giochi di combattimento 1vs1.

Miglior Picchiaduro 3D: Tekken 7

Visto l’ondata di popolarità portata al titolo Bandai Namco dalle recente serie di animazione apparsa su Netflix (Tekken Bloodlines) inizieremo il nostro viaggio proprio dall’ultimo esponente della gloriosa saga di Tekken, ovvero Tekken 7.

Miglior Picchiaduro 3D: Tekken 7
Tekken 7, per molti versi è tuttora il dominatore dei picchiaduro 3D

La Saga dei Mishima

Nata nell’ormai lontano 1994 in sala giochi, la serie di Tekken è senz’altro una delle più famose e iconiche all’interno del panorama dei picchiaduro ed è quasi certamente il picchiaduro in grafica 3D più famoso al mondo.

Punti di forza di questa saga sono da sempre la trama, la forte caratterizzazione dei personaggi e il fortissimo equilibrio del suo gameplay. Tutte caratteristiche che ritroviamo espresse al massimo del loro potenziale in Tekken 7.

Il gioco presenta una solida modalità storia, che permette sia di vivere le vicende principali della trama del gioco sia di approfondire le singole storie dei personaggi. La trama della serie Tekken ruota intorno alle faide interne della terribile famiglia Mishima, dominatrice della Mishima Zaibatsu, la più grande multinazionale del mondo. Un ruolo chiave è anche svolto dal Devil Gene, misterioso gene in grado di donare a chi ne è in possesso tremendi poteri demoniaci. La modalità storia di Tekken 7 narra di un punto di svolta epocale all’interno di queste vicende.

Un party molto affollato

Tekken 7 presenta anche un roster solidissimo, con ben 54 lottatori (contando naturalmente anche i DLC), quasi tutti con uno stile di lotta unico. Per l’occasione, Bandai Namco ha aperto le porte anche ad alcune guest star, come Akuma di Street Fighter o Noctis di Final Fantasy XV. Anche sul versante tecnico, è stato fatto un lavoro davvero egregio, con grafica e animazioni che ancora oggi, a 7 anni dall’uscita, non sfigurano minimamente. Anche il comparto sonoro si presenta assolutamente all’altezza, con una serie di tracce rock e techno molto azzeccate e d’atmosfera. Ma concentriamoci ora sul gameplay, aspetto che più ci interessa.

Akuma di Street Figther è stato aggiunto su Tekken 7

Parola d’ordine: profondità

Come abbiamo già precisato, Tekken 7 è un picchiaduro 3D a tutti gli effetti. Ciò significa che ai lottatori è possibile spostarsi non solo lungo il loro asse orizzontale, ma anche in profondità, sia tramite spostamenti e schivate laterali, sia attraverso una serie di mosse che porteranno automaticamente il lottatore a muoversi attraverso  lo spazio di gioco e attaccare lateralmente, rendendo vani eventuali contrattacchi.

I pulsanti di attacco sono solamente 4, due pugni e due calci, mentre la parata avviene automaticamente premendo indietro. Ogni lottatore dispone di un numero di mosse molto elevato, che dovranno essere memorizzate (almeno in parte) per permettere di ottenere risultati soddisfacenti. Vi è poi una super mossa, attivabile solo quando l’energia rimasta raggiunge un livello molto basso, in grado di ribaltare totalmente l’esito di uno scontro (nonché di generare effetti speciali davvero spettacolari).

Gameplay

La curva di apprendimento del gioco non si presenta eccessivamente ardua e anche un giocatore novizio potrà riuscire a destreggiarsi in maniera efficace. Tuttavia, quando si passa al lato competitivo, le cose cambiano radicalmente. Come spiegato più sopra, i combattenti hanno la possibilità di muoversi in uno spazio tridimensionale. Ebbene, la gestione di questo spazio rappresenta proprio la chiave per comprendere la reale profondità del gioco.

La chiave per giocare a Tekken ad alti livelli è infatti imparare a muoversi correttamente intorno all’avversario, con vari movimenti che lascino sempre al nostro lottatore la possibilità di colpire e allo stesso tempo fungere da “esca”, in modo da mandare a vuoto un attacco avversario e innescare facilmente il proprio contrattacco.  Un altro aspetto fondamentale è il cosiddetto calcolo dei frames, ovvero la durata delle mosse. Comprendere questa meccanica rende il giocatore in grado di diventare padrone degli scambi e in grado di mantenersi costantemente in vantaggio.

Kazuya Mishima

Combo aeree

L’ultimo fondamentale elemento sono le combo aeree, croce e delizia di ogni giocatore di Tekken e che  spesso rappresentano la chiave per la vittoria. In Tekken, infatti, una volta che si viene lanciati in aria, si resta completamente indifesi. Questo, naturalmente, permette all’avversario di inanellare una serie di mosse una dietro l’altra che talvolta riescono persino a prosciugare la barra della vita senza che il malcapitato che le subisce abbia alcuna opzione di difesa (sebbene in Tekken 7 sia stata inserita una meccanica che va a diminuire costantemente la percentuale di danno subita da queste situazioni). È chiaro quindi come, per un giocatore esperto, risulti fondamentale imparare a memoria queste combo e le situazioni in cui iniziare a inserirle.

Questo è, in sostanza, il gameplay di Tekken 7, un gioco fondato su tempismo, controllo e abilità nelle combo. Tutti questi elementi, combinati insieme, danno spesso vita a scontri assolutamente spettacolari. Una nota di merito va agli effetti di rallenty che vanno a enfatizzare i momenti dello scontro in cui due lottatori attaccano quasi in contemporanea, rendendo incerto fino all’ultimo millisecondo chi sarà a colpire per primo.

Picchiaduro 3D: menzione d’onore

Altri picchiaduro 3D in qualche modo simili a Tekken sono per esempio la serie Soul Calibur, arrivata al sesto episodio. Vi è poi, Dead Or Alive di Tecmo. Per chi invece cercasse un titolo in 3D ancora più profondo e complesso, la scelta non può che cadere sulla saga Virtua Fighter di SEGA.

Miglior Picchiaduro in “finto” 3D: Mortal Kombat 11

E veniamo ora a parlare di Mortal Kombat, serie che, nonostante affondi le sue origini nell’ormai lontano 1992, svolge tuttora un ruolo di primo piano nel panorama videoludico. Dimostrazione di ciò è anche la pellicola del 2021 dedicata al franchise (sebbene la qualità di quest’ultima sia più che discutibile).

Miglior Picchiaduro in “finto” 3D: Mortal Kombat 11
La saga di Mortal Kombat è certamente una delle più iconiche della storia dei videogiochi

Violenza e ninja

Giunta ormai addirittura alla sua undicesima incarnazione (Mk11 è uscito nel 2019, ricevendo tutta una serie di aggiunte e aggiornamenti in questi anni, fino alla versione Ultimate) la saga di Mortal Kombat è riuscita fin da subito a conquistare i cuori dei videogiocatori grazie alla sua grafica fotorealistica  e a quello che è da sempre il suo tratto più caratteristico: l’enorme dose di violenza.

In ogni titolo della serie, infatti, i combattimenti sono letteralmente infarciti di violenza e spruzzi di sangue. Alla fine dello scontro, sarà anche possibile infliggere il colpo di grazia al proprio avversario tramite le famose fatality. Esse talvolta raggiungono un tale livello di brutalità e sadismo da non sfigurare persino in un film dell’orrore.

Il torneo del destino

Come per Tekken, anche in Mortal Kombat il fattore trama ha sempre avuto un ruolo molto importante all’interno della saga. Il primo Mortal Kombat fu il primo picchiaduro in cui i vari background dei personaggi venivano mostrati durante la demo dell’arcade.

L’episodio reboot della serie, pubblicato nel 2011 semplicemente col titolo Mortal Kombat, fu il primo picchiaduro a presentare una vera e propria modalità storia cinematografica. In essa il giocatore avrebbe vestito i panni di tutti i vari lottatori a seconda delle esigenze della trama.

La storia di Mortal Kombat ruota intorno all’eterna lotta tra il bene e il male, qui incarnata in un grande torneo, chiamato proprio Mortal Kombat. In esso le forze della Terra e quelle del Regno Esterno si sfidano ciclicamente per la sopravvivenza e il predominio. In questa vicenda si intrecciano le storie dei vari protagonisti, alcuni talmente famosi da essere divenuti vere e proprie icone pop, come i due ninja Scorpion e Sub-Zero.

Piatto ricco mi ci ficco

Ma passiamo ora in modo più specifico a Mortal Kombat 11. Se c’è una parola che più di ogni altra riesce a descrivere questo titolo essa è senz’altro “completezza”.

Mortal Kombat 11 infatti presenta un’offerta in grado di soddisfare qualsiasi tipo di giocatore, con un numero enorme di modalità.

Oltre alle ormai rodate storia e arcade, spicca la modalità Torri, che permette al giocatore di mettersi alla prova contro una serie di avversari assortiti in modo sempre diverso. In questi scontri avremo una nutrita serie di bonus, malus e condizioni particolari (oscurità, ribaltamento dei comandi, interferenze di personaggi esterni ecc.). Molte di queste torri si aggiornano costantemente, in modo che i giocatori possano sempre trovare una sfida nuova e fresca con cui confrontarsi.

The Joker su Mortal Kombat 11

L’online si presenta ricchissimo di modalità differenti, con sfide causal e lotte competitive con tanto di ranking. Ritorna anche la modalità re della collina (in cui ogni sfidante continua a lottare finchè non viene battuto e chi lo sconfigge prende il suo posto).

La modalità training è forse la più ricca e completa mai vista in un picchiaduro. Essa permette di conoscere e approfondire sia la conoscenza base dei personaggi, sia l’apprendimento di meccaniche avanzate utili per i match competitivi.

Per i collezionisti, infine, la modalità kripta offre tonnellate di skin, bozzetti e oggetti bonus.

Anche il roster dei personaggi è davvero impressionante e presenta anche tutta una serie di star del mondo cinematografico, come Joker, Rambo, Robocop e Terminator.

La potenza è nulla senza controllo

E arriviamo finalmente al gameplay, l’aspetto che maggiormente ci interessa. Ho definito Mortal Kombat un gioco in finto 3d dal momento che, pur presentandosi con una veste grafica di ultimissima generazione, i lottatori possono muoversi unicamente lungo l’asse orizzontale, come nei tradizionali picchiaduro 2D.

Questa scelta porta da una parte a ricreare molte delle meccaniche e delle sensazioni dei classici capitoli 2D della saga; dall’altra sposta l’attenzione dal controllo dello spazio al controllo del personaggio stesso.

Anche in MK, come in Tekken, il numero di comandi è estremamente semplice. Avremo due tipi di pugni, due calci più la parata, le prese e alcune interazioni con l’ambiente. Ogni personaggio avrà poi il suo set di mosse speciali e combo base, che potranno essere apprese e padroneggiate nella modalità allenamento.

Imparare le regole base del gioco risulterà piuttosto semplice, anche grazie all’eccellente fluidità dei movimenti e al ritmo incalzante dei combattimenti. Ma, ancora una volta, riuscire a giocare in modo realmente competitivo richiederà molte ore di studio, esercizio e osservazione.

L’evoluzione delle Fatality su Mortal Kombat 11

Una sanguinosa partita a scacchi

Come accennato, infatti, la chiave del successo in Mortal Kombat risulterà nell’avere il maggior controllo possibile sul proprio personaggio. Ciò vale sia in fase di attacco sia, soprattutto, quando ci troveremo in difesa.

Anche in questo caso, infatti, ogni singolo movimento del nostro personaggio è caratterizzato da una particolare durata (i famosi frames). Risulterà fondamentale conoscere perfettamente sia il proprio set completo di mosse sia quello di ogni singolo personaggio, in modo da sapere quali siano le potenziali risposte vincenti a ogni singola situazione.

Occorrerà inoltre imparare a non abusare dei salti, i quali, sebbene molto comodi per avvicinarsi rapidamente al nemico, lasciano spesso completamente scoperti e vulnerabili.

Gli sviluppatori hanno inoltre fatto la scelta di ridurre, in generale, l’ammontare di danni causato dagli attacchi e soprattutto dalle combo. In questo modo si evitano situazioni in cui un giocatore debba pagare un singolo errore con la perdita dell’intero round. Questa scelta rende il gameplay ancor più tattico e ragionato e trasforma le sfide in vere e proprie partite a scacchi in cui la vittoria arriderà a chi saprà maggiormente controllare l’andamento dello scontro e le varie dinamiche che si creeranno in esso.

Picchiaduro in finto 3D menzione d’onore

Per chi cercasse altri giochi con caratteristiche simile ad MK11 non si può non consigliare la serie Injustice. Essa propone un gameplay molto simile a Mortal Kombat inserito in una versione distopica dell’universo DC.

Miglior Picchiaduro 2.5D: Street Fighter V

Ed eccoci arrivati al re dei picchiaduro! Nessuno più di Street Fighter, infatti, può fregiarsi con maggior merito di questo titolo.

Fu proprio l’avvento di Street Fighter 2 nelle sale giochi, nell’ormai lontano  1991, a generare quell’onda di interesse e passione che rese il genere dei picchiaduro il più giocato e apprezzato sulla piazza.

Ogni cosa all’interno di Street Fighter è ormai divenuta iconica. I suoi leggendari personaggi (nomi come Ryu, Ken, Chun-Li o Guile sono conosciuti a praticamente chiunque abbia mai preso in mano un pad), i suoi notissimi brani musicali e, naturalmente, i nomi delle tecniche dei protagonisti, ormai entrate di diritto nel mito (Hadouken!).

La saga di street fighter è stata a lungo sinonimo di picchiaduro

L’ultimo erede della dinastia

L’eredità di Street Fighter viene ancora oggi portata avanti degnamente da Capcom con l’ultimo capitolo uscito, Street Figher V. Per questo gioco Capcom ha adottato una strategia simile a quella utilizzata a suo tempo con Street Fighter 2. Sono state infatti rilasciate nel tempo tutta una serie di versioni rivedute e corrette del titolo. Esse sono uscite principalmente tramite aggiornamenti, ma anche con release vere e proprie delle versioni “potenziate”.

L’ultima di queste versioni è stata Street Fighter V Champion Edition. Questo gioco che ha proposto un roster di personaggi davvero nutrito (ben 40 lottatori) comprendente tutti i vari DLC rilasciati nel tempo. Inoltre ha unito tutte le modalità già viste in SFV e in SFV Arcade Edition (le principali sono Storia, Arcade, Sopravvivenza e naturalmente Online).

In modo simile a Mortal Kombat, Street Fighter presenta una formula in “finto 3D”, con sfondi e personaggi realizzati in 3D che però potranno spostarsi solamente lungo l’asse orizzontale. A differenza del titolo di NetherRealm, però, Street Fighter V sfoggia una grafica dai toni molto più colorati e cartooneschi, che meglio si adattano alle atmosfere e ai protagonisti del titolo Capcom.

Rispetto ai titoli presi in esame finora, la trama in SFV ha un ruolo decisamente secondario, sebbene i personaggi risultino tutti estremamente interessanti. Il tutto si riduce ai malvagi piani dell’organizzazione Shadaloo, guidata dal perfido M. Bison, per la conquista del mondo e alle azioni dei protagonisti per fermarla.

Ken, storico personaggio di Street Fighter

Solo per veri campioni

Il cuore di Street Fighter V infatti sta nello scontro vero e proprio e, in particolare, nello scontro pvp. A differenza di Tekken o Mortal Kombat, infatti, Street Fighter è un gioco quasi unicamente rivolto ai giocatori esperti. Senza se e senza ma.

Ogni lottatore ha a disposizione tre attacchi con i pugni (debole, medio e forte) e altrettanti con i calci. A questi si andranno ad aggiungere le varie mosse speciali di ogni personaggio (circa quattro o cinque). Ci saranno poi le V-skills, attacchi o abilità uniche a cui il personaggio potrà ricorrere tramite la pressione contemporanea del pugno e del calcio medio.

Fa il suo ritorno anche la barra ex, indicatore che va riempiendosi via via che lo scontro prosegue a seconda dei colpi messi a segno. Questa barra sarà divisa in tre tacche. Ognuna di esse, una volta riempita, consentirà di eseguire una versione “potenziata” di ognuna delle nostre mosse speciali. Quando la barra sarà totalmente piena il giocatore potrà ricorrere alla critical art, supermossa dalla potenza devastante.

Street Fighter V propone inoltre una seconda barra, denominata V. A essa sarà legato il V-trigger, una particolare abilità a cui il giocatore potrà ricorrere solo dopo aver incassato una certa quantità di colpi.

Senza margine di errore

Per poter avere anche solo la minima possibilità di progredire in SFV, il giocatore dovrà conoscere ognuno di questi attacchi alla perfezione. Il sistema di controllo di Street Fighter è di una precisione millimetrica ed è pronto a punire ogni singolo errore in maniera anche spietata.

Inoltre Street Fighter V, salvo rari casi, non propone vere e proprie combo standard da imparare. Infatti ogni singolo attacco può essere concatenato all’altro. Starà quindi al giocatore comprendere le combinazioni più efficaci con la pratica e l’osservazione dei suoi avversari.

Tutti i concetti che abbiamo affrontato in precedenza, (framing degli attacchi, gestione dello spazio e controllo del personaggio) ora vengono portati agli estremi. Il giocatore dovrà imparare a essere costantemente in guardia, sia che si trovi in una posizione di stallo (neutral), in attacco o sulla difensiva.

Frame e data frame sono fondamentali nei picchiaduro

Un picchiaduro da competizione

Quindi è chiaro che, per raggiungere risultati positivi, occorreranno ore di gioco e numerosissimi incontri di pratica. Tuttavia, la soddisfazione che si prova al raggiungimento dei primi risultati è davvero incredibile, molto simile alla conquista dei primi successi nelle attività sportive.

Non a caso, Street Fighter V è ancora oggi il dominatore indiscusso dei vari circuiti legati al mondo degli esport. Questo grazie soprattutto ai numerosi Capcom Pro tours, eventi competitivi organizzati da Capcom stessa e al ruolo di main eventer assoluto che Street Fighter V ha rivestito negli ultimi anni all’interno dell’EVO.

Picchiaduro in 2.5D: menzione d’onore

Se volessimo trovare altri titoli con caratteristiche simili a Street Fighter V potremmo citare il nuovo Samurai Shodown e il recente The King of Fighters XV, che abbiamo recensito.

Miglior picchiaduro a squadre: Dragon Ball Fighterz

Alzi la mano chi, tra coloro che leggono, non ha mai visto Dragon Ball o addirittura non ha mai sentito parlare di questa serie. Il capolavoro di Akira Toriyama, nato sulle pagine di Shonen Jump nel 1984, è indiscutibilmente il manga/anime più famoso e seguito al mondo.

Si può ben dire che le avventure di Goku e dei suoi amici alla ricerca delle sfere del drago, tra situazioni demenziali, avventure ai confini dell’universo e combattimenti all’ultimo sangue, abbiano ormai guadagnato un posto importante nell’immaginario collettivo della nostra società.

Ancor più dall’inizio della serie Super, che, a partire dal 2016, ha ripreso e portato avanti la trama del manga, ferma ormai dalla metà degli anni ’90, rendendo il brand di Dragon Ball ancora più “vivo” e attuale.

Miglior picchiaduro a squadre: Dragon Ball Fighterz
Dopo anni di sofferenza ecco il picchiaduro di riferimento per i fan di Dragon Ball

Una tradizione di cui non andare fieri

Naturalmente, nel corso di tutta la sua storia, la saga di Dragon Ball ha visto il proliferare di un numero davvero incalcolabile di videogiochi a essa dedicati.

Fin dai tempi del NES, a quelli della PS4, sono davvero molti i titoli usciti dedicati a Dragon Ball, con una prevalenza per gli rpg e, naturalmente, per i picchiaduro.

La maggior parte di questi titoli, sfortunatamente, erano assolutamente mediocri e dimenticabili, spesso ben al di sotto delle aspettative dei fan (mi limito qui a ricordare l’osceno Dragon Ball Final Bout per la prima playstation, uno dei picchiaduro 3D peggiori di sempre).

Le cose cominciarono a migliorare con serie come Budokai, Budokai Tenkaichi e i più recenti Xenoverse, che, pur senza risultare capolavori, seppero alzare in modo importante la qualità dei titoli legati al mondo di Dragon Ball.

Giungiamo così al 2018, anno in cui Arc System Works, casa produttrice già famosa per la serie Guilty Gear, realizza Dragon Ball Fighterz, titolo poi edito da Bandai Namco.

Combattiamo!

Il gioco si presenta come un picchiaduro 2D a squadre, nel quale ogni giocatore dovrà selezionare un gruppo di tre combattenti per fronteggiare altrettanti guerrieri nemici, finché tutti i lottatori di una delle due squadre non saranno annientati.

Il titolo non presenta particolari artifici di trama o elaborati collegamenti con l’anime a cui si ispira. Certo, esiste una modalità storia ma sembra quasi un riempitivo, giusto per spiegare in qualche modo la presenza di personaggi che nella continuity della saga dovrebbero essere defunti.

Anche per quanto riguarda il numero di modalità, il gioco non propone nulla di particolarmente innovativo, oltre agli ormai noti arcade, allenamento, modalità online e storia (sebbene uno dei successivi aggiornamenti abbia introdotto anche la modalità camp, composta da una serie di sfide più varie e particolari).

Basterà tuttavia impugnare il joypad e iniziare ad addentrarsi negli scontri per rendersi conto di come il cuore di FighterZ sia nel suo eccezionale gameplay e nell’incredibile spettacolarità dei suoi combattimenti.

Gli assist in Dragon Ball FighterZ

Anime Interattivo

Per quel che riguarda la grafica, il lavoro compiuto da Arc Syetm è semplicemente magistrale. I modelli dei protagonisti sono identici a quelli della serie originale e sono animati con una fluidità e un’eleganza dei movimenti degna delle più recenti produzioni cinematografiche (addirittura, ogni singolo movimento di ogni lottatore è stato ricalcato da tavole originali del maga o da schizzi dell’anime!).

Per quanto concerne il gameplay, invece, esso si presenta subito come piuttosto complesso. Le sfide avverranno 1vs1, con gli altri due personaggi che faranno da supporto e potranno essere chiamati all’azione in ogni momento per sostituire il personaggio attivo o semplicemente per eseguire un attacco di supporto.

Affinare le proprie armi

I personaggi potranno muoversi solo lungo l’asse orizzontale e avranno la possibilità di eseguire due tipi diversi di salto (più lungo o più corto) e anche un doppio salto a mezz’aria. Il giocatore avrà poi a disposizione tre tipologie di attacco (rapido medio e potente), la possibilità di sparare un proiettile di aura e di eseguire una presa, qui chiamata dragon rush, in grado di generare automaticamente una combo.

Ogni combattente avrà anche a disposizione uno scatto (sia a terra che in aria) e persino un super scatto, che ci proietterà automaticamente contro il nemico, innescando possibili combo. Nelle prime fasi di gioco sarà molto semplice abusare di questa tecnica, ma ci renderemo presto conto di quanto essa vada invece usata con attenzione, dal momento che lascia totalmente scoperti a possibili contrattacchi.

Ogni personaggio avrà poi naturalmente a disposizione le proprie mosse speciali e due attacchi dell’aura (denominati attacco speciale e attacco finale), eseguibili tramite l’apposita barra (che può essere caricata automaticamente premendo due tasti insieme) che andranno a consumare rispettivamente uno e tre indicatori del suddetto indicatore. Questi attacchi sono naturalmente molto spettacolari e distruttivi e propongono animazioni di fattura davvero pregevole, andando a ricalcare tutte le mosse segrete più devastanti sfoggiate dai personaggi nel corso dell’anime. La barra dell’aura può arrivare fino a sette indicatori e sarà addirittura possibile eseguire in serie i colpi dell’aura di tutti e tre i nostri lottatori, con risultati a dir poco apocalittici (anche per i fondali!).

Dragon Ball FighterZ è probabilmente il miglior gioco di sempre dedicato all’anime

Il signore delle combo

Rispetto ai picchiaduro affrontati finora, con FighterZ la parola d’ordine è una soltanto: combo!

Il sistema di gioco creato da Arc System infatti si basa fondamentalmente nel riuscire a creare un’apertura nelle difese nemiche per poi andare a inanellare il maggior numero di colpi possibile (si può facilmente superare il centinaio di colpi consecutivi!) per riuscire a decimare i personaggi nemici con una singola offensiva.

Naturalmente, un simile stile di gioco richiede molta pazienza e applicazione. Oltre a dover imparare A MENADITO le combo più potenti dei nostri combattenti (il tutorial in questo purtroppo è abbastanza carente) ed essere in grado di eseguirle sempre alla perfezione, senza errori (il gioco propone anche un sistema di autocombo per venire incontro ai novizi, ma ci si renderà presto conto di quanto esse risultino poco efficaci in una sfida contro un giocatore esperto), sarà altrettanto importante imparare a gestire le primissime fasi del combattimento (il cosiddetto neutral) per evitare passi falsi e mosse avventate e riuscire a cogliere il momento esatto per dare il via alla nostra offensiva e mettere a segno devastanti combinazioni di colpi, super, attacchi di supporto e tutto quanto ci sarà nel nostro arsenale.

Certo, uno stile incentrato in modo così ossessivo sulle combo potrà sembrare poco divertente, ma assicuriamo che si sposa perfettamente sia con l’atmosfera del gioco che coi ritmi indiavolati delle battaglie.

Lavoro di Squadra

Infine, ricordiamo come anche la scelta delle squadre necessiti di molta strategia. I personaggi infatti non andranno scelti solo in base alla nostra capacità di destreggiarci con essi, ma anche in base al ruolo che intendiamo affidare loro.

Il personaggio iniziale sarà colui che avrà il compito di iniziare a mettere a segno le prime combo e, soprattutto, di accumulare gli indicatori d’aura. Il personaggio mezzano disporrà di solito di un attacco di supporto molto forte o comunque insidioso e dovrà essere pronto a sostituire il primo in ogni momento della battaglia. L’ultimo, infine, dovrà capitalizzare il lavoro della squadra, sfruttando gli indicatori messi da parte per scatenare tremendi attacchi in grado di andare a eliminare i membri della squadra avversaria.

Dunque è chiaro come FighterZ rappresenti un incredibile mix tra la frenesia e la velocità delle sue battaglie e la strategia e la tattica per quanto riguarderà la scelta della squadra e la pratica con essa.

Picchiaduro a squadre menzione d’onore

Titoli che richiamano in qualche modo FighterZ sono la serie Guilty Gear di Arc System e la saga crossover Marvel vs Capcom, il cui ultimo episodio, Infinite, ha dato però una sterzata in favore dei giocatori più casual.

La nuova frontiera dei picchiaduro: Super smash Bros Ultimate

E concludiamo il nostro viaggio con quello che è diventato, a tutti gli effetti, il nuovo dominatore del mercato dei picchiaduro. Con quasi 30 milioni di copie vendute, infatti, Super Smash Bros Ultimate è a tutti gli effetti il picchiaduro più venduto di sempre, dopo essere riuscito nell’impresa di superare persino le vendite di un mostro sacro come Street Fighter 2.

Ultimate rappresenta il quarto capitolo dell’ormai leggendaria saga super smash bros, nata nel 1999 su Nintendo 64 ed è apparso su nintendo Switch nel dicembre del 2018.

Benvenuti al party Nintendo delle mazzate!

Botte per tutti i gusti

Se per descrivere Mortal Kombat 11 ero ricorso al termine completezza, per Ultimate il termine più consono sarebbe abbondanza. In questo gioco infatti si ha enorme abbondanza di ogni cosa: a partire dai personaggi giocabili (arrivati, grazie ai DLC, all’incredibile cifra di 89), proseguendo per il numero degli stage (espandibile quasi all’infinito grazie all’editor), delle modalità (c’è davvero di tutto: classica, sopravvivenza, avventura, gara di home run, sfide personalizzabili…) e dei bonus e sfide sbloccabili.

Sembra davvero di trovarsi non di fronte a una torta, ma di un’intera pasticceria, al punto che riesce quasi difficile orientarsi all’interno delle possibilità offerte.

Un picchiaduro insolito

Per quanto riguarda il gameplay, il gioco ripropone quasi inalterata la formula vincente dei suoi predecessori.

A differenza dei picchiaduro tradizionali, in Smash Bros l’obiettivo non sarà quello di mandare a zero la barra dell’energia dell’avversario (anche se è possibile giocare anche in questa modalità), bensì riuscire a scagliare il proprio avversario fuori dallo schermo. Per fare ciò però sarà molto importante riuscire a danneggiarlo a sufficienza coi nostri attacchi, finché la percentuale di danno subita dal suo personaggio non sarà sufficientemente alta da permetterne l’eliminazione.

I comandi del gioco sono in apparenza molto semplici: un pulsante per l’attacco, uno per le mosse speciali, uno per il salto, uno per la parata e uno per la presa.

Da questa premessa, il gioco crea un numero incredibile di varianti, con sfide da un minimo di 2 fino a 8 combattenti, incontri a coppie, incontri di sopravvivenza contro stormi di avversari, sfide contro nemici giganti e chi più ne ha più ne metta.

La varietà è tale che, anche in single player, il gioco risulta sempre estremamente fresco e divertente.

Un originale party game

Come ogni picchiaduro che si rispetti, però, Ultimate mostra il meglio di sé nelle sfide multigiocatore.

In questo particolare caso, tuttavia, occorre fare una distinzione. Come accennato in precedenza, smash permette di competere a un massimo di otto contendenti.

Inoltre il gioco presenta stage estremamente complessi e diversificati tra loro, con piattaforme, ostacoli, fasi a scorrimento, rotazioni improvvise dell’asse di gioco e moltissime altre stranezze. Come se non bastasse, durante la sfida appariranno casualmente nello stage una serie di armi e potenziamenti, spesso in grado di capovolgere l’andamento dello scontro.

Ciò vale soprattutto per le capsule degli alleati e la famosa sfera smash, che se spezzata permetterà di ricorrere ai famosi attacchi smash, devastanti tecniche in grado di regalare facilmente una o più eliminazioni.

Super Smash Bros. Ultimate è anche un party game

Con l’anima di un vero picchiaduro

È chiaro come tutti questi fattori aumentino di molto la randomicità delle battaglie, con una serie di dinamiche che male si sposano con la natura competitiva di un picchiaduro, ricordando più da vicino i party games.

Ecco allora la distinzione di cui parlavo: mentre i giocatori casual potranno sfidarsi e divertirsi ricorrendo a tutte queste particolari dinamiche e ai numerosi azzardi che il gioco propone, i giocatori hardcore di smash ricorreranno a un set di regole ben definito, che è poi quello presente nei tornei ufficiali (e di cui abbiamo parlato approfonditamente in questo articolo sul competitivo di Super Smah Bros. Ultimate)

Le sfide saranno rigorosamente 1vs1 (o 2vs2 nel caso di gioco a squadre) a vite (di solito 3) in stage di dimensioni ridotte e assolutamente privi di qualunque tipo di ostacolo o azzardo, e senza alcun tipo di arma o bonus, eccezion fatta, a volte, per la sfera smash.

Giocato in questa maniera, Smash sembra un titolo totalmente diverso e rivela tutta la sua complessità e profondità.

La chiave per il successo

Ogni personaggio, infatti, è dotato di un set di mosse e attacchi speciali estremamente vasto, dal momento che entrambi i pulsanti di attacco andranno a combinarsi con la levetta direzionale per generare un numero elevatissimo di tecniche diverse.

Inutile sottolineare che, per riuscire a giocare in modo efficace, il giocatore sarà chiamato ad avere una conoscenza e un controllo praticamente totali del suo personaggio e delle sue caratteristiche. Con un roster sconfinato come quello di Ultimate, sarà davvero arduo memorizzare le caratteristiche e i movimenti di ogni lottatore e raggiungere un buon livello richiederà davvero moltissima pratica e dedizione.

Scalata verso il successo

Il primo passo sarà imparare in modo perfetto i movimenti, in particolare i salti, onde evitare errori grossolani ed eliminazioni banali.

Occorrerà poi individuare la tipologia di personaggio più adatta al nostro stile di gioco (personaggi bilanciati, veloci, massicci, specializzati negli attacchi a distanza, ecc.).

Inoltre, bisogna scegliere quello che tra tutti si adatta maggiormente alle nostre caratteristiche e studiarne ogni attacco e movimento fin nei minimi dettagli.

L’ultimo passo, il più complesso, sarà imparare a conoscere anche tutti gli altri personaggi di Smash, in modo da comprenderne punti di forza e debolezze e avere un gameplan con cui affrontare ognuno di loro.

Ancora una volta, è chiaro che tutti questi passi richiederanno moltissimo tempo e molta, molta pratica, ma in fondo è proprio questo il bello dei picchiaduro: impegnarsi e fare costantemente pratica per riuscire a migliorarsi e diventare sempre più performanti, senza scorciatoie, trucchi o potenziamenti, ma solo con le nostre abilità e la nostra voglia di vincere.