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Dragon Quest: un classico che non smette mai di reinventarsi

Con l’annuncio di Dragon Quest VII Reimagined, previsto per il 5 febbraio 2026, la saga simbolo del JRPG si prepara a riaffermare la sua importanza. Dall’origine di un genere fino alla sua evoluzione su più piattaforme, Dragon Quest ha saputo rinnovarsi senza tradire le proprie radici, conquistando mercati diversi con strategie sempre più mirate.

Dragon Quest VII Reimagined: una nuova vita per un classico

Quando Square Enix ha confermato l’uscita di Dragon Quest VII Reimagined per il 5 febbraio 2026, la reazione è stata immediata. C’è stato grande entusiasmo da parte dei fan storici, ma anche interesse da chi ha scoperto il franchise solo di recente. Non è la prima volta che il settimo capitolo della saga torna a farsi vedere. Nel 2013 era approdato su Nintendo 3DS in Giappone (e nel 2016 in Occidente) con una versione già aggiornata rispetto all’originale per PlayStation del 2000.

La nuova edizione promette di fare un ulteriore salto generazionale: grafica rimodernata, interfaccia più intuitiva, localizzazione più curata e – secondo indiscrezioni – contenuti narrativi ampliati. L’operazione non punta solo sulla nostalgia, ma anche su una più chiara accessibilità per le nuove generazioni di giocatori. Nintendo e Square Enix stanno perseguendo da tempo questo obiettivo con le loro riedizioni.

Un brand dal cuore orientale e dall’anima globale

Guardando al mercato, Dragon Quest ha sempre vissuto un dualismo particolare: fenomeno di massa in Giappone, gioco di nicchia in Occidente. Nel Paese del Sol Levante, ogni lancio di un nuovo capitolo si trasforma in un evento sociale, con file interminabili davanti ai negozi e vendite da record già al day one. Non a caso, la saga ha superato i 85 milioni di copie vendute in tutto il mondo, con gran parte concentrate in Asia.

In Europa e negli Stati Uniti, invece, l’impatto è stato più contenuto, soprattutto se paragonato all’altro grande brand Square Enix: Final Fantasy. Le motivazioni sono molteplici: estetica più tradizionale, con il character design di Akira Toriyama che richiama immediatamente lo stile anime; gameplay a turni meno spettacolare agli occhi del pubblico occidentale; e una comunicazione spesso meno aggressiva rispetto alla sorella più “glamour”.

Come spiegato dagli stessi produttori in diverse interviste, tra cui una a Nintendo Everything, Dragon Quest ha puntato storicamente sulla continuità e sulla riconoscibilità, mentre Final Fantasy ha scelto l’innovazione radicale a ogni capitolo. Questo ha reso più difficile il radicamento di Dragon Quest in mercati dove il pubblico tende a cercare novità visive e narrative. Tuttavia, proprio questa coerenza è diventata nel tempo un valore unico. Questa scelta è stata premiata, soprattutto con l’uscita di Dragon Quest XI, che ha riscosso un successo globale e ha fatto da ponte tra vecchi e nuovi fan.

La storia di Dragon Quest: tra fedeltà e innovazione

Per capire perché Dragon Quest sia così centrale nella storia dei videogiochi, basta guardare alle sue tappe fondamentali. Nato nel 1986 su Famicom, è stato il primo titolo a consolidare le meccaniche del JRPG. Combattimenti a turni, party di eroi da costruire, narrativa epica che si sviluppava lungo un mondo esplorabile. Quello che oggi consideriamo uno standard era, all’epoca, una rivoluzione.

Ogni capitolo della saga ha portato qualcosa di diverso, senza mai spezzare la riconoscibilità del brand. Il terzo capitolo ad esempio, con il suo sistema di classi, ha permesso di creare combinazioni di personaggi uniche, aprendo la strada a più possibilità strategiche per vincere anche gli scontri più ardui. Dragon Quest VIII, invece, ha segnato il passaggio definitivo al 3D, ma senza abbandonare i turni classici. il risultato è stato un titolo che portò il design di Toriyama e le musiche di Koichi Sugiyama a un livello di spettacolarità senza precedenti, aprendo la saga anche a un pubblico occidentale più ampio.

Ancora, Dragon Quest XI ha dimostrato come il brand potesse essere competitivo anche in un mercato dominato da action RPG e produzioni open world. Pur restando fedele ai turni e all’estetica di Toriyama, il gioco ha introdotto un mondo aperto più ampio e narrativamente profondo, guadagnandosi la fama di miglior capitolo moderno della serie. Sono proprio queste differenze calibrate, mai radicali ma sempre sostanziali, a rendere Dragon Quest un brand vincente (ancora) oggi.

La timeline di Dragon Quest e parallelismo con Dragon Ball. Fonte: Steemit.

Un ruolo fondamentale in questa continuità è stato proprio quello di Akira Toriyama, scomparso nel 2024. Il suo stile artistico ha plasmato l’identità visiva di Dragon Quest, rendendolo immediatamente riconoscibile e profondamente legato alla cultura pop giapponese. Allo stesso modo, le colonne sonore di Koichi Sugiyama hanno accompagnato intere generazioni di giocatori, trasformando semplici melodie in inni culturali.

Un universo che si espande

Oltre ai capitoli principali, Dragon Quest si è distinto anche per la capacità di differenziare la propria offerta. Questo grazie ad una serie di spin-off che hanno ampliato l’universo narrativo. Dragon Quest Monsters, ad esempio, ha anticipato la formula che avrebbe reso celebre Pokémon, permettendo ai giocatori di catturare e allenare creature in un contesto JRPG. Dragon Quest Heroes, invece, ha sperimentato con l’action in stile musou, avvicinando al brand chi prediligeva dinamiche più frenetiche.

Il caso più emblematico resta però Dragon Quest Builders, un ibrido tra JRPG e sandbox costruttivo – alla Minecraft. Con il suo mix di avventura, crafting e narrazione, Builders ha dimostrato come il brand fosse in grado di innovare senza perdere la sua identità. Il successo di questi spin-off non è stato marginale: hanno permesso al marchio di restare rilevante anche al di fuori della serie numerata, rafforzandone la popolarità e introducendo nuove generazioni di giocatori.

Il risultato è un catalogo vastissimo, che supera le quaranta uscite tra capitoli principali, remake, remaster e spin-off. Un numero che testimonia non solo la longevità del brand, ma anche la sua capacità di adattarsi ai cambiamenti del mercato, mantenendo sempre intatta la propria anima.

Nostalgia, innovazione e… la strategia di Nintendo

Il caso di Dragon Quest VII Reimagined non è isolato. Nintendo, che negli anni ha fatto della strategia “innovare senza tradire” un mantra, ha spesso investito nella riproposizione di titoli storici sotto nuove vesti. Lo scopo è duplice. Da un lato, si cerca di intercettare la nostalgia dei fan storici; dall’altro, offrire alle nuove generazioni un modo più accessibile per scoprire classici intramontabili.

Questa logica si inserisce in una tendenza di mercato sempre più chiara: i remake e i remaster non sono semplici operazioni commerciali, ma strumenti per rafforzare il brand, consolidare la fanbase e ampliare la platea. Nel caso di Dragon Quest, la scelta di riportare in auge il settimo capitolo risponde perfettamente a questa strategia. Si tratta di un gioco amatissimo in patria, che ora ha l’occasione di conquistare finalmente anche l’Occidente grazie a una veste più moderna e a un marketing più mirato.

In fondo, la forza di Dragon Quest è sempre stata quella di guardare avanti senza dimenticare da dove è partito. E con il ritorno di un capitolo storico, aggiornato e potenziato, la saga non solo celebra le sue radici, ma riafferma la sua capacità di parlare a pubblici diversi in un mercato che cambia.

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Mega Man Star Force Legacy Collection arriva nel 2026: tutti i capitoli riuniti in un’unica raccolta

Capcom ha annunciato l’arrivo della Mega Man Star Force Legacy Collection, prevista per il 2026 su Nintendo Switch, PlayStation 5, PlayStation 4, Xbox Series X|S, Xbox One e PC tramite Steam. La raccolta include tutti e sette i giochi principali della serie uscita originariamente nel 2006.

I titoli presenti nella collection sono:
Mega Man Star Force Pegasus, Leo e Dragon, Mega Man Star Force 2 Zerker x Ninja, Zerker x Saurian, Mega Man Star Force 3 Black Ace e Red Joker.

Un ritorno tra azione e nostalgia

La Mega Man Star Force Legacy Collection permette di rivivere le avventure di Geo Stelar e del suo compagno Omega-Xis nella loro battaglia contro minacce provenienti dal mondo delle stelle. La formula combina l’azione classica dei titoli Capcom con un sistema basato su carte, elemento che ha reso la serie unica.

Oltre a mantenere intatta l’esperienza originale, Capcom ha confermato miglioramenti tecnici per garantire un gameplay più fluido e moderno. I fan storici potranno riscoprire i momenti che hanno definito la serie, mentre i nuovi giocatori avranno la possibilità di conoscere un franchise spesso sottovalutato ma fondamentale per l’universo Mega Man.

Con il ritorno della saga in versione aggiornata, Mega Man Star Force punta a conquistare una nuova generazione di appassionati, offrendo avventura, sfide e colpi di scena.

Il 2026 sarà quindi un anno speciale per i fan di Mega Man, che potranno mettere le mani su una delle raccolte più complete mai realizzate per il brand.

Quale capitolo della Mega Man Star Force Legacy Collection siete più curiosi di rigiocare o scoprire per la prima volta?

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Il 2026 sancirà il ritorno di Football Manager: è tornato il Re?

Ho iniziato ad appassionarmi ai manageriali di calcio a partire dalla metà degli anni 90. All’epoca spopolava Championship Manager Italia (CManita per gli amici). Non sono mai stato un drago a districarmi tra tattiche ma quel mondo, da tifoso calcistico, mi affascinava e, di conseguenza, cercavo di capirlo.

Mano a mano che gli anni passavano i manageriali diventavano sempre più tattici e profondi ed io ci capivo sempre meno ma il mio manageriale annuale lo dovevo comprare, era diventata una abitudine, una bella abitudine.

I fatti

Football manager

La cancellazione di Football Manager 2025 ha rappresentato un terremoto nel settore, più profondo di quanto possa sembrare a chi osserva dall’esterno quindi.

Non si è trattato soltanto di un rinvio o di un cambio di calendario, ma di una scelta drastica che ha imposto agli sviluppatori di Sports Interactive e a Sega un’ammissione rara: il prodotto non era pronto, non era all’altezza delle aspettative e pubblicarlo avrebbe significato tradire un pubblico che da oltre vent’anni alimenta il mito di questa serie.

In un mercato abituato a uscite annuali quasi rituali, la rinuncia ha colpito duramente la comunità, lasciandola con un vuoto inaspettato e un senso di spaesamento.

Ho quindi voluto capirci di più, perché la mancanza si è sentita. Penso che le ragioni dietro questa decisione sono state, ovviamente, molteplici.

I (probabili) motivi

Il passaggio al motore Unity e la volontà di rinnovare l’interfaccia e di rendere più moderna e accattivante l’esperienza utente hanno imposto obiettivi tanto ambiziosi quanto complessi. Nei test sembrava che il gioco non restituisse le sensazioni attese, il feeling non era rassicurante, i punteggi dei consumatori troppo bassi.

Continuare a rimandare avrebbe significato trascinare il titolo verso una finestra di uscita ormai incompatibile con il calendario calcistico, mentre un lancio affrettato avrebbe rischiato di compromettere un marchio che ha costruito negli anni un rapporto quasi fiduciario con i propri appassionati.

È stato un gesto di realismo, forse anche di umiltà: meglio fermarsi piuttosto che consegnare qualcosa che non valesse il prezzo e la fiducia del pubblico. Gesto che, dopo una mia meraviglia iniziale, personalmente ho compreso e apprezzato.

Le conseguenze

Le conseguenze sono state inevitabili. Gli utenti hanno reagito con delusione e con una certa diffidenza verso la gestione della comunicazione. L’attesa per un titolo che ogni anno scandisce la stagione calcistica è stata tradita e la frustrazione si è tradotta in scetticismo.

Eppure, non è mancato chi ha riconosciuto nella cancellazione un atto di responsabilità. Rinunciare a incassi sicuri per non macchiare la reputazione della saga ha dimostrato che esiste ancora un confine tra business e rispetto della community e che questo confine può orientare decisioni drastiche.

Da anni FM accompagna le nostre stagioni calcistiche, diventa il sottofondo delle serate invernali, l’ossessione notturna quando una trattativa di mercato virtuale sembra più importante di quella reale. Non avere avuto un’edizione nel 2025 ha significato rompere un ritmo, mancare a un appuntamento che è parte del calendario emotivo di tanti.

Una nuova speranza

Ecco perché si spera che Football Manager 2026 non sarà soltanto un nuovo capitolo, ma una prova di fiducia. Sarà il momento in cui si dovrà dimostrare di aver ascoltato le critiche e di aver imparato dalla battuta d’arresto.

Il nuovo titolo inaugurerà il pieno passaggio a Unity, integrerà finalmente il calcio femminile, e porterà con sé la Premier League con licenza ufficiale. Non sono semplici aggiunte, ma segnali di un impegno a costruire qualcosa di più grande, più moderno, e soprattutto degno dell’attesa.

So già che lo approccerò con un misto di entusiasmo e prudenza. Da un lato c’è la speranza di ritrovare il vecchio amore con una veste rinnovata; dall’altro c’è la consapevolezza che la fiducia non è infinita, che ogni passo falso peserà il doppio.

Forse la vera sfida di FM26 non sarà convincere la critica o attirare nuovi giocatori, ma riconquistare chi, come me, ha passato ore infinite a negoziare contratti con un talento sudamericano sconosciuto o a plasmare la tattica perfetta con un 4-2-3-1 inventato in piena notte…senza mai riuscirci!

Non chiedo un gioco perfetto, chiedo un gioco che mi faccia rivivere quella magia, quella sensazione di avere tra le mani il destino di un club e di una carriera virtuale che, per qualche strana alchimia, finiscono sempre per sembrare più reali del reale.

La mancata uscita del 2025 resterà un monito per i posteri ma potrebbe diventare anche il punto di svolta. Se Football Manager 2026 saprà mantenere le promesse, l’anno di silenzio sarà ricordato come una pausa necessaria, un respiro profondo prima di tornare a correre. E forse, proprio perché ci è mancato, il ritorno avrà un sapore ancora più intenso.

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Come Bloodborne ha rivoluzionato i Soulslike: combattimento, lore e futuro del genere

Nel 2015, Bloodborne ha preso d’assalto il mondo dei videogiochi, distaccandosi da Dark Souls sia perchè non era un sequel e sia per offrire un’esperienza unica nel suo genere. Nonostante questo titolo di FromSoftware non abbia reinventato il concetto di difficoltà, atmosfera e narrativa criptica, Bloodborne è stato comunque speciale per fan e critica. Ma cosa lo ha reso tale?

Oltre alla sua ambigua e inquietante lore, Bloodborne ha ridefinito il gameplay e ha avuto un impatto profondo sui titoli futuri. In questo articolo, esploreremo come il più horror dei Soulslike di FromSoftware abbia innovato il sistema di combattimento, come la sua lore ha influenzato i giochi successivi e in che modo ha tracciato la strada per il futuro dei Soulslike.

Il Combat System: Velocità, Fluidità e Rischio

Uno dei cambiamenti più radicali che Bloodborne ha introdotto rispetto ai suoi predecessori è stato il sistema di combattimento. Se in Dark Souls il giocatore è invitato a ponderare ogni mossa con un approccio difensivo, Bloodborne ha spinto il gameplay verso una direzione completamente diversa. Il ritmo è frenetico, e la velocità dei combattimenti è molto più alta. La possibilità di utilizzare armi trasformabili come la spada che diventa una lama lunga o l’ascia che si trasforma in una grande mazza ha conferito al combattimento un aspetto dinamico e imprevedibile.

Insomma l’azione diventa il cuore del gameplay, con la necessità di spingersi sempre oltre i propri limiti. Sebbene la stamina giochi un ruolo fondamentale come in altri titoli Souls, la sua gestione in Bloodborne è un po’ diversa. Essendo il combattimento molto più aggressivo, la stamina è utilizzata per fare attacchi veloci e ripetuti, ma anche per schivare gli attacchi nemici. La mobilità è molto importante, e la possibilità di effettuare schivate rapide e precise permette di evitare danni senza dipendere eccessivamente da un blocco fisico. Le schivate sono molto più agili rispetto a Dark Souls, e la loro funzione è cruciale per evitare colpi fatali. Inoltre, la direzione in cui si schiva è molto importante, poiché ti permette di passare dietro o ai lati di nemici potenti, un’abilità che rende il combattimento ancora più tattico.

Questa filosofia si è estesa ai giochi successivi di FromSoftware, come Sekiro: Shadows Die Twice e Elden Ring, che continuano a enfatizzare un combattimento più rapido e più reattivo. In Elden Ring, ad esempio, la libertà di movimento e l’attenzione al tempismo dei colpi ricalcano molto da vicino l’impatto che Bloodborne ha avuto sul panorama dei giochi d’azione, In esso infatti il gameplay si è evoluto ulteriormente, fondendo le meccaniche di Bloodborne con quelle di Dark Souls, mantenendo un sistema di combattimento che premia sia l’aggressività che la difesa.

L’importanza della pistola

Oltre al combattimento corpo a corpo, Bloodborne introduce l’uso di armi da fuoco. Le pistole non sono solo decorative: sono strumenti fondamentali per il combat system. Possono essere utilizzate per stordire i nemici e aprire un’opportunità per un attacco devastante, in un meccanismo che aggiunge strategia. Ad esempio, colpire un nemico con la pistola mentre sta per attaccare ti permette di eseguire un colpo critico devastante.

Visceral Attacks e Parry

La meccanica di Parry è una delle più distintive di Bloodborne. Quando si riesce a parare un attacco nemico al momento giusto con una pistola si attiva un “Visceral Attack”. Questo attacco critico è letale e infligge un danno significativo al nemico, trasformando la lotta in uno scambio di colpi rapidi e brutali.

Il sistema di Visceral Attack è uno degli aspetti più soddisfacenti del gioco, poiché premia il tempismo perfetto. Se eseguito correttamente, si infligge un danno enorme.

La Lore: Follia, Divinità cosmiche e Mistero

Se Bloodborne ha rivoluzionato il gameplay, la sua lore è altrettanto affascinante e complessa. Ispirato dai racconti di H.P. Lovecraft, il gioco esplora il concetto di “horror cosmico”, dove le verità più sconcertanti sono troppo potenti per essere comprese dalla mente umana. La città di Yharnam, con il suo misterioso culto e la sua epidemia, è solo la punta dell’iceberg di una realtà ben più oscura e pericolosa.

Invece di seguire una trama lineare, Bloodborne racconta la sua storia attraverso frammenti di dialoghi, descrizioni di oggetti e gli ambienti stessi. La narrazione non è mai diretta, ma si svela poco a poco, con i giocatori che sono costretti a fare connessioni e teorie sulle origini del male che corrompe Yharnam e i suoi abitanti. Il concetto di “follia” è ricorrente, i personaggi più importanti del gioco sono spesso coloro che sono stati consumati dalla ricerca della verità, mentre gli orrori lovecraftiani che emergono man mano che il gioco prosegue spingono il giocatore a interrogarsi sulla natura stessa dell’universo. Elden Ring segue la stessa filosofia di storytelling.

La trama principale è nascosta dietro a leggende e misteri, che vengono svelati attraverso esplorazione, descrizioni di oggetti, e interazioni con NPC. La presenza di figure divine, la disgregazione dell’ordine cosmico e la corruzione di poteri superiori sono temi che riecheggiano le influenze lovecraftiane di Bloodborne. La lore di Elden Ring è ancora più vasta, ma la sua struttura di narrazione è sicuramente un’evoluzione di quella di Bloodborne, dove il giocatore è incoraggiato a fare ricerche, formulare teorie, e condividere scoperte con la community. Questo non è di certo una novità per I souls, ogni progetto della casa ha questo modello di storytelling ma forse Bloodborne ne ha una tra le più misteriose.

The Duskblood, la nuova esclusiva per Nintendo

Il gioco uscirà entro la fine del 2025. Ci sono stati anche alcuni trailer teaser che ci danno solo un assaggio ma si ipotizza che il gioco sarà rilasciato in una finestra di tempo simile a quella di altri titoli di grande impatto per la console. Annunciato il 2 aprile 2025 alla premier per Switch 2 il gioco si presenta come un seguito spirituale di Blodboorne ma facciamo chiarezza.

The Duskbloods non è un sequel di Bloodborne nonostante alcuni elementi possano inizialmente indurre in errore, si tratta piuttosto di un ambizioso titolo multiplayer action PvPvE, che si distingue per alcuni tratti nell’art design e delle scelte architettoniche che richiamano però molto le atmosfere di Bloodborne. Tuttavia, è fondamentale non lasciarsi ingannare:

The Duskbloods sviluppa una propria identità ben definita, che, per certi versi può sembrare più simile alla città di Krat in Lies of P che a Yharnam. Il trailer di presentazione di tre minuti, con cui FromSoftware ha ufficialmente svelato The Duskbloods pur mantenendo un alone di mistero su molti aspetti, il filmato offre comunque alcuni spunti significativi che consentono di intuire, almeno in parte,la direzione creativa intrapresa dal team di sviluppo. Tra questi spiccano un primo sguardo alla mappa di gioco e un’anteprima di alcune meccaniche di gameplay, interessante che abbiano voluto rimarcare la meccanica del salto introdotta per prima in Elden Ring e che sembra essere stata molto apprezzata dai fan.

Bloodborne 2 in arrivo?

Al momento, non ci sono conferme ufficiali su un possibile Bloodborne 2. Sebbene i fan sperino da tempo in un seguito, FromSoftware e Sony non hanno mai fatto dichiarazioni ufficiali su questo progetto. Ma hanno lasciato sempre indizi.

Il più grande ad esempio è stato quando hanno richiesto ad un famoso modder la rimozione della sua patch che trasformava il gioco in 60 FPS su pc. Una mossa fatta a distanza di quattro anni da quando è stata creata, cosi i fan hanno creato in loro un alone di speranza per un possibile progetto. Insomma se Bloodborne 2 dovesse diventare realtà, sarà sicuramente un evento da segnare sul calendario, ma per ora dobbiamo continuare ad aspettare notizie ufficiali. Mentre I fan continuano a dare la caccia alle belve a Yharnam in una notte di caccia senza fine sperando un giorno che I loro desideri vengano realizzati e che questo gioco fantastico possa riprendere vita in qualcosa di nuovo.

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Hollow Knight: Silksong arriva il 4 settembre – orario di uscita e dettagli ufficiali

Team Cherry ha finalmente rotto il silenzio: Hollow Knight: Silksong ha una data e un orario di uscita precisi. Dopo anni di attesa e speculazioni infinite, i fan possono segnare sul calendario il 4 settembre 2025, giorno in cui l’atteso sequel dell’action metroidvania sarà disponibile in tutto il mondo.

L’annuncio, arrivato appena due settimane fa, ha generato un vero terremoto nell’industria indie. Alcuni sviluppatori hanno persino scelto di rimandare le proprie uscite per non rischiare di finire nell’ombra del fenomeno Silksong.

Data e orario di uscita di Hollow Knight: Silksong

Il lancio di Hollow Knight: Silksong è fissato per giovedì 4 settembre alle 16:00 (orario italiano) in tutta Europa. Nessun preorder, nessuna deluxe edition con accesso anticipato: Team Cherry ha scelto la via più semplice e trasparente. Anche il preload non sarà disponibile, ma con un peso di soli 8GB il download non sarà un problema per la maggior parte dei giocatori.

Il prezzo di lancio sarà di 20 euro, in linea con il primo capitolo. Considerando otto anni di inflazione, l’offerta appare ancora più competitiva. Per molti, questa cifra segna un eccellente rapporto qualità-prezzo, soprattutto per un titolo che promette una longevità paragonabile — se non superiore — a quella dell’originale.

Sul fronte tecnico, i requisiti minimi sono estremamente accessibili. Silksong gira senza difficoltà anche su PC meno performanti, mentre su Steam Deck si candida già a diventare uno dei giochi più popolari, proprio come accadde con Hollow Knight nell’agosto passato.

Un fenomeno indie pronto a esplodere

Il livello di hype intorno a Silksong è enorme. Dopo anni di silenzio, la comunicazione rapida e diretta di Team Cherry ha riacceso la passione della community. Il gioco non porta con sé solo l’eredità di Hollow Knight, ma anche la responsabilità di confermare un successo che ha ridefinito il genere metroidvania.

Con un gameplay raffinato, un mondo vasto da esplorare e un lancio globale senza fronzoli, Silksong sembra pronto a consolidare lo status di cult.

E voi? Pensate che Hollow Knight: Silksong riuscirà a superare le aspettative o il rischio del troppo hype è reale?

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Sonic Racing: Crossworlds, in corso l’Open Network Test

In queste ore è in corso l’Open Network Test di Sonic Racing: CrossWorlds. L’evento si chiuderà il 2 settembre alle 6 del mattino in Italia. Noi l’abbiamo provato e l’abbiamo fatto su Switch 2 per testare anche il comportamento della console. Il test ha offerto la possibilità di mettere alla prova il nuovo kart racer di SEGA prima dell’uscita ufficiale prevista per il 25 settembre. L’esperimento si è rivelato utile per capire le reali ambizioni del progetto, che punta a scrollarsi di dosso l’etichetta di clone di Mario Kart e a costruirsi un’identità autonoma. Ma…sarà cosi?

Modalità di gioco

Le modalità messe a disposizione hanno mostrato bene la direzione intrapresa. Online si è potuto correre nel World Match, con gare fino a dodici giocatori che hanno messo in risalto la fluidità del netcode e l’attenzione alla competizione. Interessante la possibilità di partecipare anche in squadra, perché in questo caso non conta soltanto il piazzamento del singolo ma il risultato complessivo del team, con un sistema di punteggi che stimola la collaborazione.

A spezzare la routine ci ha pensato il Joker Festival, evento speciale disponibile solo per un giorno in cui si è potuto guidare nei panni del celebre personaggio di Persona a bordo della sua Arsène Wing, un’aggiunta che lascia intuire come SEGA voglia rendere CrossWorlds un titolo aperto a crossover e sorprese. In parallelo, la componente offline ha permesso di cimentarsi nei classici Grand Prix contro l’intelligenza artificiale e nelle prove a tempo, modalità che hanno dato modo di prendere confidenza con i tracciati e con la guida.

Dal punto di vista del gameplay, l’impatto è stato, dobbiamo dire, positivo. La guida è immediata, frenetica e orientata alla velocità, con circuiti che alternano scorciatoie, rampe e curve serrate in pieno stile arcade. I gadget, parte fondamentale dell’esperienza, garantiscono spettacolarità e colpi di scena, anche se il bilanciamento non sembra ancora perfetto: alcuni power-up risultano decisamente più incisivi di altri e andranno certamente rivisti prima del lancio.

Il racing world

Sul piano tecnico, CrossWorlds appare già convincente. Lo stile visivo è brillante e coloratissimo, capace di valorizzare l’immaginario di Sonic senza cadere nel già visto. Il framerate si è mantenuto stabile anche su Switch e i server hanno retto bene le prime corse online. Non mancano tuttavia alcuni tempi di caricamento un po’ lunghi e sporadici cali di fluidità, comprensibili in un test pubblico ma da tenere sotto controllo.

Ciò che colpisce di più è la volontà di SEGA di proporre qualcosa di diverso. CrossWorlds non vuole essere semplicemente “il Mario Kart di Sonic”, ma piuttosto un racer con un’anima più sperimentale e caotica, dove il lavoro di squadra, i crossover e la velocità pura diventano elementi caratterizzanti.

Ma è Mario?

Purtroppo però dobbiamo segnalare che per quanto di buono SEGA abbia profuso nel titolo e per quanto cerchi di affrancarsi dal titolo Nintendo, raramente ci riesce. Per chi ha giocato a Mario Kart tutto sa di già visto, i bonus da raccogliere, i campionati al meglio delle quattro gare, il turbo che si carica al via dopo il primo secondo della conta, le derapate che fanno acquisire velocità e così via…

A parte qualche dettaglio tecnico come le auto che hanno caratteristiche proprie ed alcune tavole che si sbloccano man mano che si avanza nel gioco che permettono di upgradare i propri gadget, di innovativo c’è ben poco.

In conclusione, l’Open Test ha lasciato impressioni positive. Il gioco diverte, scorre bene e trasmette quella sensazione di frenesia tipica delle corse arcade, pur evidenziando aspetti che necessitano di rifinitura. Ma ci sentiamo di avvertirvi che se possedete una Switch o Switch 2 e avete avuto od avrete possibilità di giocare alla serie di Mario Kart, fatelo senza dubbi; se invece non possedete console Nintendo questo Sonic Racing potrebbe fare per voi, a patto che vi piacciano i racing arcade

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Formula Legends, provata la demo

Finalmente uno studio italiano! Finalmente un gioco sulla Formula 1 diverso dalle solite megaproduzioni! Un indie coi fiocchi che regala emozioni e divertimento.

Stiamo parlando di Formula Legends, ultima fatica dello studio milanese di 3DClouds. Già autore di titoli come Transformer Galactic Trials, Paw Patrol ed il piratesco Trident’s Tale, stavolta il team italiano si cimenta con la F1.

La demo è già disponibile da qualche giorno su Steam e noi l’abbiamo provata.

Quello che risalta immediatamente è la “ricercata” non fedeltà né grafica né a livello di licenze, di cui il gioco è quasi totalmente sprovvisto. Dunque preparatevi a nomi dei piloti e delle case automobilistiche inventati. Ma credeteci, a meno che non viviate di licenze, il titolo non vi farà rimpiangere nulla.

Formula Legends ha una grafica curiosa, quasi cartoonesca e caricaturale, ma molto, molto gradevole alla vista. La telecamera, posta dietro il veicolo a volo di uccello, è molto azzeccata. Il gameplay, per quanto possa, a prima vista, sembrare un arcade puro, è molto complesso. La fisica delle auto è ben riprodotta, riportando tutte le problematiche della guida dei simulatori ben più famosi, come il bloccaggio delle ruote o l’uso delle traiettorie ideali. Il tutto ovviamente scalabile per personalizzare l’esperienza e la giocabilità di ogni tipo di utente.

Il gioco ci mette nelle mani diversi tipi di auto, tutte derivate da quelle ufficiali (a titolo di esempio, la Ferrari diventa la Ferenzo e il buon LeClerc diventa Charles LeCreme), a partire dagli anni ’70 fino a dopo il 2020. Ogni epoca ha le sue innovazioni tecnologiche. Se la tecnologia risulta nulla negli anni ’70, man mano che gli anni avanzano essa si impossessa quasi del tutto sull’ auto, che per certi versi, risulta spesso più complicata da gestire. ABS,WRS,BRS saranno acronimi di cui diventerete “amici”.

Saprete in che epoca state correndo anche in base all’ impatto visivo, più giallognolo e meno definito il passato, più colorato e definito il tempo recente. A noi è piaciuta molta questa differenziazione.

Altra cosa molto apprezzata sono stati i pit stop. Essi finalmente non sono un momento solo passivo, ma attivo, in cui l’utente deve premere al momento giusto una sequenza di tasti sul pad per ridurre i tempi del cambio gomme e nel frattempo, magari, coi tasti dorsali gestire il rifornimento e la manutenzione dell’auto. Idea geniale.

La demo mette a disposizione giusto un paio di circuiti, una sfida a tempo ed il tutorial, abbastanza per avere un quadro, per quanto ancora indefinito, del gioco. Il gioco riesce a divertire persino uno come me che con i giochi di guida è negato. Da “ignorante” in materia, ho apprezzato, come già accennato, la fisica dell’auto, la difficoltà nelle curve, l’inserimento dei dispositivi WRS e BRS nei casi e nei modi realmente previsti dagli attuali regolamenti FIA.

Il gioco uscirà il prossimo 18 settembre, la bandiera a scacchi è vicina. Non ci resta che aspettare e testare…tifando per case di produzioni italiane come 3DClouds!

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Call of Duty: Black Ops 7 arriva il 14 novembre con campagna cooperativa, multiplayer e modalità Zombi

Il 14 novembre segna il debutto di Call of Duty: Black Ops 7 su Xbox, PlayStation e PC tramite Battle.net e Steam. Sviluppato da Treyarch in collaborazione con Raven Software, il nuovo capitolo della saga porta i giocatori nel 2035, in un mondo sull’orlo del caos dopo i fatti di Black Ops 2 e Black Ops 6.

Il ritorno di Raul Menendez con un messaggio televisivo minaccioso scuote il pianeta. A raccogliere la sfida è David Mason, leader di una squadra JSOC incaricata di indagare nella metropoli mediterranea di Avalon. Qui scopriranno un complotto che intreccia politica, tecnologia e memorie del passato.

Campagna cooperativa e città di Avalon

La novità principale della campagna di Black Ops 7 è la possibilità di giocare in solitaria o in modalità cooperativa. Questa scelta apre nuove possibilità tattiche e ridefinisce l’esperienza narrativa.

I giocatori visiteranno scenari unici: dai tetti illuminati al neon del Giappone, alla costa mediterranea, fino alle profondità della psiche umana. Il viaggio culminerà nell’Endgame della Campagna, il banco di prova finale in cui ogni abilità appresa sarà messa in gioco.

Avalon, cuore pulsante della trama, non è solo uno sfondo. È una megalopoli futuristica con segreti che plasmano missioni, dialoghi e colpi di scena, consolidando l’atmosfera di intrigo che ha sempre caratterizzato la serie.

Multiplayer e modalità Zombi

Il comparto multiplayer debutterà con 16 mappe 6v6 e 2 mappe 20v20 disponibili al lancio. Dai quartieri tecnologici di Tokyo alle lande ghiacciate dell’Alaska, ogni arena promette varietà e intensità. A rendere l’azione ancora più fluida ci sarà il nuovo sistema di Omnimovement, pensato per ampliare la libertà di movimento e strategia.

La leggendaria modalità Zombi a round torna con un’ambientazione inquietante: l’Etere Oscuro. Nebbia costante, ombre viventi e orde infinite trasformeranno la sopravvivenza in un incubo. Non sarà solo resistenza: sarà una vera discesa nella follia.

Con un intreccio narrativo cupo, un comparto multiplayer ricco e una modalità Zombi che promette di spingersi oltre ogni limite, Call of Duty: Black Ops 7 punta a consolidare la saga come pilastro degli FPS di nuova generazione.

E voi, siete pronti a tornare sul campo di battaglia con Call of Duty: Black Ops 7, scegliendo tra campagna cooperativa, multiplayer competitivo e la sfida estrema dell’Etere Oscuro?

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eFootball festeggia 30 anni con un maxi aggiornamento stagionale

Il 30° anniversario di eFootball (e Pro Evolution Soccer) porta con sé un major season update ricco di contenuti. Konami ha annunciato il lancio del nuovo aggiornamento, disponibile da oggi 14 agosto, che introduce funzionalità inedite, ricompense, opzioni di personalizzazione e importanti interventi sul gameplay. Il tutto in linea con il calciomercato estivo e pensato per dare nuova linfa alla stagione competitiva.

Nuove funzioni e ricompense per tutti i giocatori

Tra le novità spicca “Link-Up Play”, meccanica che permette combinazioni speciali tra due calciatori — “Center Piece” e “Key Man” — in possesso di stili di gioco specifici e nelle posizioni giuste in campo. Grazie a questa funzione sarà possibile sbloccare azioni coordinate e bonus di abilità.

Inoltre, i nuovi giocatori riceveranno anche una carta Show Time: Lionel Messi completando il tutorial.

Special Edition e leggende in campo

L’aggiornamento porta anche l’Edition/Set José Mourinho “Link-Up Play”, con l’abilità “Diagonal Long Pass A” resa celebre dal tecnico portoghese. Da venerdì 15 agosto saranno disponibili anche Wesley Sneijder e Samuel Eto’o come carte Epic, capaci di attivare la stessa mossa.

Efootball Moruinho Edition 2026

In parallelo debutta l’Ambassador Edition/Pack con Lionel Messi e Lamine Yamal, arricchita da giocatori di alto livello, oggetti per l’allenamento e materiali per personalizzare lo stadio.

Con oltre 800 milioni di download globali, eFootball continua a evolversi come piattaforma live-service. Questo aggiornamento mira a consolidarne il ruolo di riferimento per chi cerca un’esperienza calcistica competitiva e gratuita, sia su console che su mobile.

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Cyberpunk 2077 si aggiorna per l’ultima volta: l’Update 2.3 porta AutoDrive, nuove quest e il debutto su Mac

CD PROJEKT RED ha rilasciato Update 2.3 per Cyberpunk 2077, disponibile dal 17 luglio. L’aggiornamento, gratuito per tutti i possessori del gioco, introduce AutoDrive, nuove missioni, veicoli inediti, un Photo Mode più profondo e migliorie tecniche di rilievo. Il tutto è stato sviluppato in collaborazione con Virtuos, lo stesso team dietro l’update 2.2.

Una delle novità più importanti è il sistema AutoDrive, che permette ai giocatori di muoversi per la città in modalità automatica. Basta impostare un punto sulla mappa e lasciare che il proprio veicolo arrivi a destinazione da solo. In alternativa, è ora possibile chiamare un taxi Delamain e farsi accompagnare in stile futuristico. Il servizio ha un costo in eurodollari, ma offre una nuova esperienza immersiva, con visuali cinematografiche selezionabili durante il tragitto.

Nuovi veicoli, missioni e un Photo Mode completamente rinnovato

Chi ama guidare troverà pane per i propri denti: Update 2.3 introduce una moto inedita e tre nuove auto, tra cui la Yaiba Semimaru, direttamente dal fumetto Cyberpunk 2077: Kickdown. Tutti i veicoli sono sbloccabili completando specifiche missioni.

Per i fotografi digitali, il nuovo Photo Mode offre opzioni mai viste prima. Ora si può cambiare meteo, ora del giorno, scegliere tra più NPC, abiti e pose, oltre a gestire sguardi, posizione della testa e spalle per un controllo totale. Presenti anche nuovi adesivi, cornici e impostazioni HDR migliorate.

Sul piano tecnico, l’aggiornamento introduce supporto per VRR, AMD FSR 4, Intel XeSS 2.0, AMD FSR 3.1 Frame Generation e ottimizzazioni generali. L’intera lista delle modifiche è disponibile nei patch notes ufficiali.

L’Update 2.3 è disponibile su PC, PlayStation 5, Xbox Series X|S e per la prima volta su Mac con chip Apple Silicon (16GB di RAM consigliati). L’arrivo su Nintendo Switch 2 è previsto in un secondo momento.

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