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Persona 1 e 2: ritorno in arrivo?

Recentemente, una serie di indiscrezioni e indizi stanno portando diversi esperti a sospettare che Persona 1 e Persona 2 possano essere sul punto di far ritorno sul mercato con due versioni moderne e adattate ai tempi. Esaminando il merchandise che che Atlus sta lanciando in occasione del 30° anniversario di Persona, sono emersi diversi prodotti visibili anche su Amazon. Tra questi prodotti sono emersi alcuni elementi che hanno subito colpito gli appassionati.

Possiamo ad esempio vedere T-shirt, cuscini e accessori vari a tema Persona 1 Origins e Persona 2 Duality. Questi prodotti mostrano varie illustrazioni tratte dai giochi originali. A colpire di più l’attenzione sono però i nomi utilizzati per i giochi in questione. I sottotitoli che compaiono ora, infatti, non si erano mai visti in precedenza, e fanno pensare alla possibilità che si tratti dei titoli di nuove edizioni.

In effetti, Atlus ha sempre avuto l’abitudine di applicare dei nuovi sottotitoli alle nuove versioni dei vari capitoli della serie. Questo è accaduto anche di recente con Persona 3 Reload, Persona 4 Revival o Persona 5 Royal, in precedenza. Sembra dunque lecito pensare che Persona 1 Origins e Persona 2 Duality possano essere delle riedizioni dei primi due capitoli della serie, rimasterizzazioni o addirittura dei remake veri e propri.

I primi due capitoli hanno certamente trame e meccaniche ancora oggi valide, ma andrebbero rivisti per quanto riguarda gli aspetti gestionali legati alla vita di tutti i giorni per poter essere goduti al meglio dal pubblico moderno. Due riedizioni potrebbero esserela strada giusta per un rilancio.

Per il momento dunque stiamo parlando solo di ipotesi, ma il 30° anniversario di Persona è ormai vicino, quindi la possibilità che possano esserci dei ritorni in programma non è da escludere. Ovviamente, non stupirebbe nemmeno il possibile annuncio di Persona 6 e di una data di uscita per Persona 4 Revival.

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Seconda giovinezza per Super Mario Galaxy

Nonostante le critiche non proprio lusinghiere, il nuovo film di animazione dedicato a Super Mario Galaxy sta riscuotendo un successo davvero notevole nelle sale. Questo successo sembra avere ripercussioni anche nel mondo dei videogiochi.

Le classifiche inglesi di questa settimana, infatti, mostrano un chiaro riflesso del successo al cinema di Super Mario Galaxy – Il film. In Inghilterra infatti la raccolta per Nintendo Switch 2 dedicata alla serie di Mario Galaxy è tornata nella top 20 dei giochi più venduti. Per farlo ha riguadagnato ben 11 posizioni, passando dal 23° all’11° posto.

Osservando il resto della classifica, emerge come EA Sports FC 26 abbia mantenuto la prima posizione, mentre continuano ad andare forte i titoli più rilevanti di Nintendo Switch 2, come Pokémon Pokopia, Mario Kart World e Leggende Pokémon: Z-A.

Dunque, sembra che la passione per il baffuto idraulico non accenni a diminuire e che Nintendo abbia avuto l’ennesima conferma di poter fare pieno affidamento sui suoi personaggi e le sue esclusive.

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Bel’s Fanfare: un action-RPG in stile Zelda

Bel’s Fanfare è il nuovo titolo di Chibig Studio: si tratta di un tentativo consapevole di riportare in auge l’atmosfera dei primi Zelda in 3D, tanto da citarli più e più volte come ispirazione, ma con un tocco più cupo e introspettivo. L’ambientazione è The Witch of the Sea, un’antica nave‑crociera ormai in rovina, popolata da entità magiche e percorsa da un’aura corrotta che si alimenta di emozioni negative. Al centro di tutto c’è Bel, un piccolo demone mandato dal padre Belceboo come nuovo “aura cleaner” della nave, con il compito di ripulire le stanze dall’aura (un’energia negativa) e, in segreto, di liberare la sua famiglia dall’imprigionamento nelle segrete più profonde.

L’atmosfera nostalgica e malinconica di Bel’s Fanfare

Il gioco si colloca in uno spazio di mezzo tra l’estetica low‑poly degli inizi Duemila e una resa visiva con tocchi più cinematografici, con interni che richiamano hotel abbandonati, corridoi onirici e stanze decadenti, illuminate da luce che filtra da vetrate impolverate. La camera, con inquadratura semirigida, rinvia immediatamente a The Legend of Zelda: Majora’s Mask, rafforzando il senso di un mondo sospeso tra ricordo e il decadimento. L’ambientazione nave‑fantasma permette al titolo di giocare con un’atmosfera ambigua: la gloriosa storia del transatlantico si sovrappone alla sua corruzione presente, rendendo ogni stanza una sorta di memoria da riscoprire.

Bel evolve in questo mondo come figura di mediazione: una sorta di “netturbino metafisico, incaricato di scacciare le energie corrotte che si manifestano attraverso oggetti maledetti, luci tremolanti e presenze inquietanti. La sua missione non è solo tecnica, ma anche simbolica: ripulire le stanze significa purificare le emozioni che si sono fissate in esse, trasformando il gameplay in un’esplorazione psicologica e morale.

Combat system e meccaniche di Bel’s Fanfare

Il fulcro narrativo e meccanico del gioco è l’Ukoback, uno scudo‑gong di famiglia che Bel riceve prima di imbarcarsi sulla nave. Dal punto di vista del gameplay, lo scudo è un elemento centrale: arma, ma anche uno strumento di esplorazione e risoluzione enigmi. Tramite l’Ukoback il giocatore può raccogliere le “aura flies”, neutralizzare fonti corrotte e attivare meccanismi nascosti, rendendo ogni stanza un piccolo puzzle da decifrare.

Interessante anche l’idea di aggiungere una progressiva personalizzazione dello scudo, che richiama un po’ il Keyblade di Kingdom Hearts.

I combattimenti sono presentati da Chibig come “arena expressive”: zone in cui l’aura ostile prende forma in nemici e proiettili, creando situazioni che rubano qualcosa al linguaggio dei bullet hell. In queste aree, il giocatore deve bilanciare difesa, timing e gestione dello spazio, mantenendo un ritmo serrato ma mai meccanico. L’uso ritmico del gong, insieme al feedback visivo e sonoro dell’aura, contribuisce a dare ai combattimenti una sensazione più “espressiva” che puramente tecnica.

Il gioco promette inoltre numerose feature da poter esplorare, tra cui: diversi boss, encounter stravaganti, minigiochi secondari, segreti, side quest e una retrò-mode.

Scelte narrative e diramazioni di Bel’s Fanfare

Una delle promesse più importanti dello studio è che le scelte del giocatore abbiano un peso concreto sulle storie dei personaggi. Ci si può aspettare quest line con esito variabile, che ci costringono a decidere se aiutare, giudicare o voltare le spalle agli NPC che incontriamo. In questo senso, il gioco ricorda il sistema di relazioni e conseguenze di Undertale: il titolo spinge il giocatore a esplorare come le proprie azioni modifichino il mondo di gioco, creando percorsi alternativi e finali diversi.

Questo approccio si avvicina più a un RPG classico di quanto lo faccia a un semplice Zelda‑like, anche se eredita principalmente l’estetica, l’inquadratura e la struttura di level design tipiche dei grandi action‑adventure. La presenza di microstorie e di relazioni intrecciate rende Bel’s Fanfare un’esperienza più ramificata e narrativamente stratificata di quanto suggerisca la sua definizione “ispirata a Zelda”.

Il progetto kickstarter: per un rapporto stretto con la community

Il Kickstarter di Bel’s Fanfare, lanciato lo scorso febbraio, è stato uno dei successi più rapidi del panorama videoludico indipendente del 2026. L’obiettivo iniziale oscillava tra 40 e 65 mila euro, raggiunto e superato in poche ore, fino a moltiplicarsi e superare il milione di euro. La campagna ha offerto una serie di edizioni digitali e fisiche, con rewards specifici per Nintendo Switch, PS5 e PC, permettendo a chi ha sostenuto il progetto di scegliere il livello di coinvolgimento più adatto alle proprie aspettative.

Anche dopo la chiusura ufficiale, alcuni rewards sono ancora disponibili tramite late pledge, mantenendo aperta una finestra di dialogo con la community. La scelta di puntare su Kickstarter ha permesso a Chibig di restare fortemente indipendente, evitando legami troppo stretti con un singolo publisher e garantendo una relazione più diretta con gli utenti. Questo modus operandi ha contribuito a costruire un’aspettativa condivisa intorno al titolo.

Durata, piattaforme e prospettive

Si presume che il gioco abbia una durata complessiva di circa 8–10 ore, con un design che privilegia la densità dell’esplorazione e la varietà delle microstorie rispetto a una scala mastodontica. La data di lancio preventivata è ottobre 2027, con supporto su PC, PlayStation 5, Xbox Series X/S e Nintendo Switch/Switch 2, permettendo a un pubblico ampio di potervi accedere. La scelta multipiattaforma è coerente con l’idea di costruire un’esperienza che possa parlare a diverse generazioni di videogiocatori, dalle più giovani alle più “nostalgiche”.

Da ciò che si evince, Bel’s Fanfare appare come più di un mero Zelda‑like: è un tentativo di prendere ispirazione da una delle saghe più iconiche di sempre e di modernizzarla con nuove meccaniche di scelta, responsabilità morale e struttura narrativa ramificata. Se il videogioco rispetterà le promesse, potrebbe diventare una piccola gemma da scoprire, un progetto indipendente che, pur giocando su un retaggio classico, cerca di emozionare attraverso una scrittura più complessa e una relazione più stretta con chi lo gioca.

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Ecco la classifica dell’eShop di Switch 2

Come tutte le domeniche è arrivata la classifica di vendita dell’eShop dedicata a Nintendo Switch 2. Le prime posizioni non riservano grandi colpi di scena. Pokémon Pokopia continua a dominare saldamente la vetta al primo posto. Al secondo posto troviamo l’upgrade a pagamento della Nintendo Switch 2 Edition di Super Mario Bros. Wonder, con il gioco completo al quarto posto. Alla terza posizione si piazza invece Mario Kart World.

All’intenro della top 20, tuttavia, questa settimana spuntano alcune nuove entrate. Tra queste abbiamo la versione Nintendo Switch 2 di South of Midnight. Il gioco, ex esclusiva Xbox, debutta al nono posto, subito dopo Mario Party Jamboree. Tra i giochi distribuiti solo in digitale, South of Midnight arriva addirittura primo. Super Meat Boy 3D e Darwin’s Paradox invece si piazzano rispettivamente diciassettesimo e diciannovesimo.

Top 20 generale dell’eShop di Nintendo Switch 2

  1. Pokémon Pokopia
  2. Super Mario Bros. Wonder Upgrade Pack
  3. Mario Kart World
  4. Super Mario Bros. Wonder – Nintendo Switch 2 Edition + Meetup in Bellabel Park
  5. Pokémon Legends: Z-A – Nintendo Switch 2 Edition
  6. Donkey Kong Bananza
  7. Mario Tennis Fever
  8. Super Mario Party Jamboree – Nintendo Switch 2 Edition + Jamboree TV
  9. South of Midnight
  10. Animal Crossing: New Horizons – Nintendo Switch 2 Edition
  11. Monster Hunter Stories 3
  12. Kena: Bridge of Spirits
  13. Zelda: Breath of the Wild – Nintendo Switch 2 Edition
  14. Resident Evil Requiem
  15. Zelda: Tears of the Kingdom – Nintendo Switch 2 Edition
  16. Fallout 4
  17. Super Meat Boy 3D
  18. Kirby Air Riders
  19. Darwin’s Paradox
  20. Hogwarts Legacy Deluxe Edition

Classifica dei giochi pubblicati solo in digitale

  1. South of Midnight
  2. Kena: Bridge of Spirits
  3. Fallout 4
  4. Super Meat Boy 3D
  5. Darwin’s Paradox
  6. Subnautica – Nintendo Switch 2 Edition
  7. Hades 2 – Nintendo Switch 2 Edition
  8. Haste
  9. Deadzone: Rogue
  10. Dispatch – Nintendo Switch 2 Edition
  11. Goat Simulator 3
  12. Disney Dreamlight Valley – Nintendo Switch 2 Edition
  13. Divinity: Original Sin 2
  14. The Elder Scrolls V: Skyrim
  15. Ball x Pit – Nintendo Switch 2 Edition
  16. Stardew Valley – Nintendo Switch 2 Edition
  17. Hollow Knight: Silksong – Nintendo Switch 2 Edition
  18. Blue Prince
  19. No Man’s Sky – Nintendo Switch 2 Edition
  20. Content Warning
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Editoriali

Where Winds Meet alla conquista del mondo RPG con il free-to-play

Il vento che soffia dalle terre della Cina del X secolo ambisce a diventare una tempesta nell’industria del videogioco. Con il lancio di Where Winds Meet del 14 novembre 2025, NetEase ha occupato uno spazio di mercato ridefinendo il concetto dei wuxia games e degli RPG in generale puntando tutto sul free-to-play. Mentre il titolo consolida la sua posizione nel panorama ARPG, l’imminente arrivo dell’espansione Hexi trasforma il sogno onirico della dinastia Tang in una piattaforma narrativa e tecnica senza precedenti. Vediamo le ragioni dietro un successo internazionale nato sottovoce e destinato a durare.

Il fragore, dopo un lancio “silenzioso”

I grandi videogiochi Tripla A ci hanno abituati a campagne marketing che saturano ogni spazio visivo mesi prima del debutto. Ma stavolta, qualcosa è andato diversamente, tanto da lasciarci spiazzati una volta preso il joypad in mano.

Parliamo del lancio globale di Where Winds Meet, avvenuto il 14 novembre 2025, che ha scelto un percorso differente: quasi in sordina, ha lasciato che fosse la densità dell’esperienza ludica a parlare per sé senza alcuna monetizzazione. Con risultati che hanno confermato la validità di questa strategia: in poche ore, l’ARPG open-world di Everstone Studio e totalmente free-to-play ha registrato oltre 2 milioni di giocatori totali. Un dato che riflette una curiosità trasversale per un’opera capace di unire il fascino della narrativa wuxia con una struttura produttiva moderna e profondamente immersiva.

Where Winds Meet, il trailer di lancio. Fonte: Youtube

Un traguardo, questo, che segna un momento di maturazione per l’intero settore. Registrare simili numeri con un titolo free-to-play appena approdato sul mercato occidentale significa aver abbattuto un muro di scetticismo legato alla qualità dei modelli gratuiti: Where Winds Meet è stato infatti percepito fin da subito come un’alternativa solida ai kolossal a prezzo pieno, capace di offrire una vastità meccanica e una profondità autoriale che molti ritenevano impossibili senza le modalità di acquisto tradizionale.

Oggi, a pochi mesi da quel debutto, il gioco non accenna a fermarsi e rilancia la sua ambizione con l’annuncio della prima grande espansione principale: Hexi.

Una schermata dal nuovo mondo di gioco. Fonte: PlayStation Blog

Divisa in tre capitoli che verranno rilasciati tra marzo e maggio 2026, l’espansione promette di testare i limiti tecnici e cinematici dell’opera. Il primo capitolo, chiamato Jade Gate Pass, arrivato il 5 marzo, ha segnato l’inizio di un pellegrinaggio onirico verso la dinastia Tang. Non si tratta di una semplice aggiunta di contenuti, ma di una ridefinizione della scala del progetto che include tre nuove mappe principali, quasi venti sottoregioni e una narrazione slegata dalla linea temporale principale. La conquista silenziosa dell’opinione pubblica è appena iniziata.

La scommessa di NetEase Games

Il successo dei 2 milioni di giocatori registrati al lancio si spiega con la manovra di riposizionamento operata da NetEase Games, il colosso del gaming giapponese dietro Where Winds Meet.

Per anni l’editore ha presidiato il mercato mobile con titoli ad alta monetizzazione, però percepiti come prodotti di massa privi di ambizione tecnica. Con Where Winds Meet, NetEase utilizza il modello free-to-play non come un limite qualitativo, ma come un acceleratore di distribuzione: l’obiettivo è abbattere lo stigma che associa il prodotto gratuito a un’esperienza di gioco cheap o priva di identità autoriale.

I titoli passati sembrano dunque aver insegnato una lezione al publisher: ad esempio Hyper Front è stati accolto con freddezza dall’opinione pubblica e dalla critica per l’eccessiva somiglianza con Valorant, portando a chiusure anticipate dovute anche a problemi legali.

Un’analisi di quanto accaduto su Hyper Front per NetEase Games. Fonte: Youtube

Altri progetti, come il lancio occidentale di Harry Potter: Magic Awakened, hanno sofferto per una gestione della progressione troppo legata alle meccaniche gacha, che ha finito per oscurare la qualità del comparto artistico. Anche produzioni più recenti come Ashfall sono state criticate durante le fasi di test per una struttura che tradiva un’impostazione “mobile-first”, poco attraente per l’utenza PC e console abituata a standard più elevati.

Where Winds Meet segna quindi una rottura con questa eredità di insuccessi tecnici e d’immagine. Offrire un comparto meccanico da produzione Tripla A senza un prezzo di copertina ha ridotto la diffidenza dei gamer verso un publisher storicamente focalizzato sui micro-pagamenti: il gioco dimostra così che il free-to-play può ospitare sistemi produttivi complessi e una direzione artistica originale.

Questa strategia ha permesso a NetEase di competere direttamente con i grandi editori occidentali, trasformando la propria reputazione da fornitore di software mobile a produttore di esperienze ad alto valore qualitativo. Il titolo diventa così una prova di forza, in cui entrare in contatto con la nuova filosofia del suo publisher.

Una nuova filosofia del genere Wuxia decreta il successo

Il successo di Where Winds Meet tra l’opinione pubblica risiede nella capacità di rielaborare i canoni del genere wuxia in chiave moderna. Tradizionalmente, questo immaginario è legato a strutture rigide: l’appartenenza a un clan, il debito di onore verso un maestro e una gerarchia sociale definita.

L’opera di Everstone Studio scardina questi pilastri focalizzandosi sulla figura del “viandante” (Wanderer). Il giocatore non è un ingranaggio di un sistema di potere, ma un individuo che rivendica il diritto all’erranza in un’epoca di frammentazione politica – per non dire vagabondaggio. Questa scelta filosofica permette al titolo di distinguersi dai grandi action-RPG occidentali, dove il protagonista è spesso un “prescelto” o un soldato inserito in una missione di salvezza globale.

Una schermata di gioco. Fonte: DualShockers

Questa libertà di movimento e di pensiero trova una corrispondenza diretta nelle meccaniche di gioco, che funzionano come un’estensione del pensiero marziale. La capacità di correre sulle acque o di scivolare sulle dune del deserto – questo nell’espansione Hexi – non risponde solo a un’esigenza di velocità: le abilità trasmettono la sensazione di un corpo non vincolato dalle leggi fisiche e sociali, un tema centrale nella poesia cavalleresca cinese.

La meccanica delle professioni – come il guaritore – agisce allo stesso modo. Permettere al giocatore di curare gli altri o di costruire strutture significa riconoscere che l’identità del maestro marziale può coincidere con quella di un cittadino comune – senza dimenticare la possibilità di scegliere la non-violenza come percorso di crescita, che che premia l’osservazione e l’integrazione con il mondo.

Verso un nuovo linguaggio

L’impatto di Where Winds Meet va oltre i numeri di download o la qualità tecnica del comparto free-to-play. La vera operazione compiuta da Everstone Studio è stata la modernizzazione di un immaginario – quello della cavalleria marziale cinese – rimasto per lungo tempo confinato in strutture narrative rigide e poco accessibili al pubblico occidentale.

Tradizionalmente, il genere wuxia si è sempre basato su concetti complessi come il debito di onore, la gerarchia dei clan e una moralità legata a rigidi codici di condotta. Where Winds Meet ha rimosso queste barriere culturali non attraverso la semplificazione, ma la personalizzazione. Spostare il focus dal “guerriero predestinato” al “viandante ordinario” ha permesso di creare un punto di contatto immediato con la sensibilità globale, da sempre più incline al concetto di libertà individuale e di agency tipico dei grandi open world.

Questa apertura si riflette nella scelta di integrare la filosofia non-violenta e le professioni civili come parte integrante dell’ecosistema di gioco. Offrire al giocatore la possibilità di vivere il mondo come vuole significa trasformare un genere storicamente focalizzato sullo scontro in una simulazione sociale. Ed è qui che risiede il successo del titolo: nell’aver dimostrato che l’identità culturale di un prodotto orientale non deve essere annacquata per avere successo all’estero.

Where Winds Meet insegna all’industria che il futuro del genere non sta nella ripetizione dei vecchi tropi letterari, ma nella capacità di rendere il giocatore parte attiva di un mondo vivo, dove la filosofia marziale è solo uno dei tanti modi per abitare la storia.

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Persona 4 Revival forse ha una data

Persona 4 Revival in queste ore è diventato oggetto di vari pettegolezzi. Oggetto della discussione è soprattutto il periodo di uscita del gioco. Una data potrebbe essere trapelata in maniera inaspettata: si parlerebbe di inizio 2027.

Queste voci derivano dai Funko Pop dedicati al gioco. A quanto pare essi sono in produzione e dovrebbero arrivare proprio in quel periodo. La fonte è The Scarlet Joker, un leaker considerato affidabile per quanto riguarda le statuette collezionabili e merchandising.

in realtà, gli oggetti da collezione potrebbero benissimo arrivare in un secondo momento rispetto al lancio di Persona 4 Revival, dunque la questione va presa davvero con le pinze. Tuttavia, non abbiamo ancora un periodo di uscita ufficiale da parte di Sega e Atlus e il gioco non si mostra ormai da diverso tempo. Molti però continuano a sperare in un’uscita entro il 2026.

Altre voci infatti riferiscono che Persona 4 Revival potrebbe essere presentato nel corso dell’Xbox Games Showcase. La serie Persona di recente ha mostrato diversi segni di collaborazione con Xbox per quanto , dal momento che il titolo è previsto arrivare al lancio su Xbox Game Pass.

Se guardiamo a fonti più ufficiali, dobbiamo constatare che la lineup pubblicata da Sega inserisce Persona 4 Revival nell’anno fiscale 2027, che arriva fino al 31 marzo 2027. Dunque rimangono vive sia l’idea dell’uscita nel 2026 che all’inizio dell’anno prossimo. Non resta che attendere.

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Fortnite: capolinea in arrivo?

L’influenza culturale di Fortnite potrebbe essere giunta alla sua conclusione. È questa la tesi del ricercatore Joost van Dreunen. In una recente analisi il luminare collega le difficoltà di Epic Games alle trasformazioni dell’industria. Secondo van Dreunen, l’ondata di licenziamenti che ha recentemente colpito Epic rappresenta un segnale di un grande cambiamento strutturale. Epic non starebbe solo vivendo un momento negativo, ma avrebbe raggiunto un punto in cui il declino è inevitabile.

Al centro della riflessione c’è proprio Fortnite. Il successo del gioco, sebbene ancora forte, mostrerebbe chiari segnali di stagnazione. L’utenza attiva, secondo le analisi, è rimasta ferma negli ultimi anni, e nemmeno le collaborazioni con colossi come Disney e LEGO hanno dato la scossa sperata.

Anche i dati forniti da Epic confermano un rallentamento. Il coinvolgimento dei giocatori è in calo dal 2025 e l’azienda sta spendendo molto più di quanto incassa. Le contromisure includono ai costi per circa 500 milioni di dollari e un aumento dei prezzi dei V-Bucks. Il confronto con Roblox mostra un diverso modello di crescita. Secondo van Dreunen, mentre Fortnite punta su contenuti e partnership, su Roblox sono gli utenti stessi a trainare l’ecosistema. Sarebbero gli stessi giocatori a creare la cultura che poi sorregge il gioco.

Il quadro dell’analista è quindi molto critico. Tuttavia, viene sottolineata anche la fiducia nel CEO Tim Sweeney, visto come un creatore e costruttore e non un semplice industriale, intere. Tuttavia, la recente ondata di licenziamenti sembra far vacillare anche questa fiducia.

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Digimon: le principali saghe videoludiche

Quest’anno ricorre il trentesimo anniversario della serie Pokémon, ma questa volta abbiamo deciso di proporvi qualcosa di alternativo. In questo articolo, infatti, esploreremo le principali serie di videogiochi dedicate a quelli che sono da molti considerati i pèrincipali rivali dei mostriciattoli Nintendo, ovvero i Digimon.

I Digimon (Digital Monsters) sono nati nel 1997 come Virtual Pet (i famosi Tamagotchi). In seguito, il franchise si è evoluto e sviluppato in molte direzioni. I Digimon, infatti, sono stati protagonisti di manga, anime, TCG e, naturalmente, videogiochi. Pur senza mai riuscire ad eguagliare la popolarità di Pokémon, i mostriciattoli digitali hanno saputo crearsi una community estremamente solida e fedele, che li ha resi un marchio importante e di successo.

Confrontarsi con questo franchise, tuttavia, risulta piuttosto complesso, soprattutto per il fatto che le varie serie ad esso dedicate, pur mantenendo numerosi elementi in comune, tendono ad essere indipendenti l’una dall’altra. Le varie serie anime e videoludiche sono infatti ambientate in universi paralleli, che solo di rado hanno collegamenti tra loro. Prepariamoci dunque ad un cammino lungo e complesso, che ci porterà a conoscere le principali serie di giochi dedicate ai Digimon.

Digimon World

Cominciamo da una delle saghe più famose in assoluto. Il primo Digimon World comparve per la prima Playstation nel 1999, sull’onda del successo della serie anime. Tuttavia, i fan della suddetta serie rimasero spiazzati. Il gioco infatti non si ispirava all’anime, bensì ai primi modelli dei virtual Pet. Il gioco, pur mostrando molti dei digimon presenti anche nella serie, narrava una vicenda che nulla aveva a che fare con essa.

Nei panni di un bambino (che chiameremo Analog Youth, come nelle carte) si viene risucchiati all’interno del proprio dispositivo nel mondo digitale. Sotto la guida di Jijimon il nostro compito era quello di ripopolare la città principale del gioco, convincendo i vari Digimon a farne parte. Nel corso del gioco controlliamo un solo Digimon e abbiamo il compito, oltre che di addestrarlo, di accudirlo, nutrirlo e persino portarlo in bagno. Durante il combattimento, il Digimon agisce in quasi totale autonomia. Il giocatore ha il solo compito di esortarlo e ricorrere agli oggetti.

Sono naturalmente presenti le varie evoluzioni (che però si fermano solo al quinto livello, esattamente come nei virtual pet), ma dopo un certo lasso di tempo il nostro mostriciattolo tornerà ad essere un digiuovo, costringendoci a ricominciare l’addestramento da capo. Nonostante il gameplay peculiare, il gioco ottenne comunque un buon successo, anche se i giudizi della critica furono misti.

Evoluzione costante

La saga di Digimon World è proseguita per molti anni, con numerosi capitoli usciti per PSX, PS2, PSP, Gamecube, Xbox e Nintendo 3DS. Tra questi segnaliamo Digimon World 3, uscito nel 2002, sempre per la prima Playstation. Il gioco è ambientato nella realtà virtuale di Digimon Online, abitato dai Digimon. DW3 presenta un gameplay molto più simile ai JRPG tradizionali, impreziosito da un’interessante meccanica che permette ai nostri Digimon di evolvere durante la lotta. Spetta al giocatore scegliere l’evoluzione più adatta al combattimento.

Segnaliamo anche il più recente Digimon World: Next Order, uscito nel 2016 per tutti i principali sistemi. Il gioco ripropone molti degli elementi dei primi giochi della serie, come le battaglie controllate da IA e l’enfasi posta sull’addestramento, ma li inserisce in un mondo Open World completamente esplorabile.

Botte digitali

Dal momento che il concept di Digimon si basa in gran parte sui combattimenti e che la potenza distruttiva dei mostriciattoli digitali è, in generale, molto superiore a quella dei Pokémon o di altre creature collezionabili (non ce ne volgiano i fan del franchise Nintendo), era inevitabile che nascessero anche giochi Digimon incentrati proprio sulla lotta.

Non si tratta, però, di picchiaduro tradizionali. Sia la serie Rumble Arena che Digimon Battle Spirit, nate entrambe nei primi anni 2000, sono infatti picchiaduro ibridi, con una formula simile a quella vista, ad esempio, in Super Smash Bros. I nostri Digimon possono muoversi in un’area ricca di piattaforme, bonus da raccogliere e trappole letali. Nel corso dello scontro, una volta riempita l’apposita barra, è possibile combattere per un po’ nella forma evoluta del nostro Digimon.

Il primo Digimon Rumble Arena uscì per la prima Playstation nel 2001 ed ebbe un sequel diretto per PS2 l’anno successivo. La serie Battle Spirit invece conta tre episodi, tutti usciti su Wonderswan Color e GBA. Pur non trattandosi di capolavori, tutti questi titoli propongono un gameplay intuitivo e divertente. Digimon Rumble Arena 2, in particolare, permette fino a quattro giocatori di sfidarsi in stages molto ampli e variegati e permette ai nostri Digimon di evolvere fino a due volte.

Risulta piuttosto deludente invece Digimon All Star Rumble, uscito nel 2014 ad opera di Prope Su PS3 e Xbox 360. Il gioco presenta infatti controlli poco precisi ed un gameplay molto ripetitivo, nonostante il buon roster e un comparto tecnico di discreta fattura.

Digimon Story

Ed eccoci arrivati a quella che è, probabilmente la serie Digimon più famosa in assoluto. La serie Digimon Story è nata nell’ormai lontano 2006 su Nintendo DS. Le premesse di questa saga sono molto semplici: unire le meccaniche di crescita ed evoluzione tipiche dei giochi pet monsters alla trama e alle dinamiche tipiche dei Jrpg. Già il primo episodio, sebbene in modo abbastanza spartano, presentava questo modello.

Digimon Story ottenne un ottimo successo, al punto da ottenere ben tre sequel, sempre su Nintendo DS. Si trattava, tuttavia, di giochi estremamente di nicchia e dalla diffusione molto limitata. Le cose cambiarono nel 2015, con l’uscita di Digimon Story: Cyber Sleuth. Il gioco uscì per Ps Vita, Ps4, Nintendo Switch e PC e riuscì in pieno nell’intento di fondere una trama profonda e coinvolgente ad un numero spropositato di Digimon, da sbloccare tramite numerose meccaniche di potenziamento ed allevamento.

Il gioco proponeva anche un ottimo combat systema a turni ed un comparto tecnico davvero solido, in grado di immergere ed accompagnare il giocatore nel corso di tutta l’avventura. Non mancavano omaggi alla storia e alla mitologia del franchise, per esempio attraverso la presenza dei Royal Knight e dei Seven Demon Lords. Il gioco ottenne un’accoglienza estremamente positiva e venne da molti considerato il miglior videogioco Digimon mai prodotto.

Questo successo permise l’uscita nel 2017 di Digimon Story: Cyber Sleut – Hacker’s memory. Non si tratta di un vero e proprio sequel, quanto di una versione riveduta e corretta del gioco originale, che aggiunge anche una nuova avventura con personaggi ed ambientazioni rinnovate, sebbene grafica e gameplay risultino identiche al primo gioco. Nel 2025 è invece uscito Digimon Story: Time Stranger, avventura completamente nuova che propone una trama estremamente interessante ed articolata, che include viaggi nel tempo e riferimenti alla mitlogia greca.

Un universo digitale

Oltre alle saghe che abbiamo citato, i nostri mostriciattoli digitali sono stati protagonisti di molti altri giochi. Ricordiamo ad esempio Digimon World: Digimon Card Battle, spin-off dedicato al gioco di carte collezionabili o l’immancabile gioco di guida in stile Mario Kart, Digimon Racing, uscito per GBA nel 2004.

Naturalmente, il genere ad aver ricevuto il maggior numero di giochi è certamente quello degli RPG. Ci limitiamo a ricordare l’ottimo Digimon Adventure, uscito nel 2013 per PSP. Questo gioco ripercorre in modo fedele le vicende della prima mitica serie dell’anime, con un gameplay a turni molto classico ma funzionale.

Citiamo infine l’interessante Digimon Survive del 2022, uscito per PS4, Switch, X-Box One e PC. Si tratta di un’avventura molto particolare, che unisce elementi di gameplay tipici dei giochi strategici ad una narrazione ispirata al genere delle visual novel. Ed eccoci giunti al termine della nostra rassegna. Conoscevate tutti questi giochi? Avete qualche gioco in particolare da consigliare, magari anche tra quelli non citati qui?

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Pokémon HOME si aggiorna alla versione 4.0.0

The Pokémon Company aveva garantito che presto i giocatori avrebbero usufruito della compatibilità tra Pokémon HOME e Leggende Pokémon: Z-A. Proprio in concomitanza col debutto di Pokémon Champions, l’azienda ha mantenuto il suo impegno. Il nuovo aggiornamento, che porterà alla compatibilità di Pokémon Home col più recente titolo Pokémon, è prevista per oggi, giovedì 2 aprile.

La conferma arriva direttamente dal sito giapponese di Pokémon HOME. Qui gli utenti sono stati informati di una manutenzione, programmata alle 09:00 locali (le 02:00 in Europa). Al termine dell’intervento verrà pubblicata la versione 4.0.0 dell’applicazione (obbligatoria per continuare a usufruire del servizio). Si tratta proprio dell’aggiornamento che introdurrà ufficialmente il supporto a Leggende Z-A.

Per chi non lo sapesse, Pokémon HOME è un servizio cloud per Nintendo Switch e dispositivi iOS e Android che permette di conservare, organizzare e trasferire Pokémon tra i giochi compatibili. Si tratta dunque di una sorta di grande deposito online, utile per riunire in un unico spazio tutte le creature catturate nel corso degli anni e spostarle liberamente da un titolo all’altro.

L’arrivo della compatibilità con Leggende Pokémon: Z-A in questo periodo non è certamente casuale. L’8 aprile uscirà infatti Pokémon Champions, il nuovo titolo free-to-start interamente dedicato alle lotte online tra giocatori, che sostituirà i capitoli principali nelle competizioni ufficiali.

Una delle sue caratteristiche principali è proprio la possibilità di creare la propria squadra attingendo direttamente ai Pokémon conservati in HOME. Questa integrazione anticipata permette quindi ai giocatori di prepararsi al lancio con largo anticipo, importando da Z-A le loro creature migliori in modo da poter dar vita a team competitivi fin da subito.

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Disponibile da oggi Mega Man Star Force Legacy Collection

Mega Man Star Force Legacy Collection è disponibile da ieri. Si tratta di una raccolta che riporta la serie RPG dedicata a Mega Man su console e PC. La collection propone tutte le sette varianti dei tre titoli principali della raccolta, ovvero

  • Mega Man Star Force Pegasus
  • Mega Man Star Force Leo
  • Mega Man Star Force Dragon
  • Mega Man Star Force 2 Zerker x Ninja
  • Mega Man Star Force 2 Zerker x Saurian
  • Mega Man Star Force 3 Black Ace
  • Mega Man Star Force 3 Red Joker

Questa raccolta introduce miglioramenti moderni che rendono l’approccio più semplice per i neofiti. Tra gli aggiornamenti che migliorano l’esperienza offrendo al contempo nuovi modi di giocare abbiamo

  • Opzioni video – Possibilità di passare da una grafica ad alta risoluzione potenziata al look originale per un feeling più classico.
  • Impostazioni di difficoltà e assistenza flessibili – Personalizzazione del combattimento regolando la potenza d’attacco del Mega Buster o modificando la frequenza degli incontri con i nemici per adattarli allo stile di gioco.
  • Libreria delle carte ampliata – Carte rare bonus precedentemente ottenibili solo tramite eventi o merchandise e possibilità di combinarle con le carte ottenute durante il gioco per costruire mazzi ancora più potenti.  (Nota: alcune carte bonus non sono incluse).
  • Galleria e Lettore musicale – Presenza di un robusto archivio di oltre 1.000 artwork ufficiali, incluse rare illustrazioni concettuali, e goditi la musica di sottofondo (BGM) di tutti e tre i titoli, oltre a brani appena arrangiati che possono essere impostati come sottofondo nel gioco.
  • Miglioramenti al gioco online – Possibilità di competere in partite amichevoli (Casual) o classificate (Ranked). C’è anche la possibilità di scambiare carte a livello globale e connettiti con gli amici attraverso più titoli. Ritorna anche il sistema Brother Band con un importante aggiornamento. Ora i giocatori possono aggiungere fino a 100 utenti alla propria lista.

Questa raccolta è un’ottima occasione sia per fan di Megaman che per i nuovi giocatori di riscoprire questa particolare saga del robottino azzurro. Mega Man Star Force Legacy Collection è disponibile ora su Nintendo Switch, PlayStation 5, PlayStation 4, Xbox Series X|S, Xbox One e PC tramite Steam.

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